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Carnia: la gestione del servizio idrico torni ai Comuni di montagna

17/02/2013
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di Piero Cargnelutti.

La gestione del servizio idrico torni ai Comuni. La richiesta è stata fatta ieri in conferenza stampa, nella sede della Regione a Udine, dai sindaci di Ligosullo Giorgio Morocutti, di Cercivento Dario De Alti e Alberto Mazzocoli di Forni Avoltri, accompagnati da Franceschino Barazzutti del comitato per la tutela delle acque montane. Forti dell’esperienza degli ultimi sei anni, in cui, per il numero ridotto dei loro residenti, hanno scelto di non aderire a Carniacque mantenendo in capo ai loro municipi la gestione dell’acqua, i tre sindaci carnici chiedono che si dia la possibilità ai Comuni di montagna di poter gestire autonomamente le acque: «Non è possibile – ha detto Morocutti – che le nostre tariffe si attestino sulle cifre di 5,16 euro a persona, mentre quelle di Carniacque arrivino a 18,4: è praticamente il triplo. Per non parlare delle tempistiche per la sistemazione di guasti: ora che gli operatori arrivano sulle nostre prese, i nostri operai comunali avrebbero già risolto il problema». Insomma, per i tre sindaci carnici la gestione integrata a carico di Carniacque è un costo in più con una perdita di conoscenza del territorio e in conferenza stampa hanno portato anche una rappresentante dell’azienda agricola Dionisio di Lauco che, pur producendo formaggi e tenendo pulito e sfalciando, si trova bollette da migliaia di euro: «Un operaio comunale – ha detto Mazzocoli – conosce bene il territorio e gli acquedotti ed è più rapido dei 40 dipendenti di Carniacque. E’ bene che i Comuni di montagna mantengano la gestione e abbiano anche la libertà di affidare o meno le concessioni per le centraline, sulle quali non abbiamo alcuna voce in capitolo e ce le vediamo spuntare sul territorio». Centraline che in mano ai Comuni, sarebbero una garanzia: «Nel mio Comune – ha spiegato De Alti – puntiamo a realizzare tre centraline: se solo una mi produce 50 mila euro all’anno, in 30 anni, ovvero i tempi medi di durata di un acquedotto, posso ottenere da solo il milione e 800 mila euro che mi servono per rifare le strutture».

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