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Carnia: scoperto un fossile di tarantola di 215 milioni di anni fa

25/01/2013
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di Giacomina Pellizzari 

La Carnia continua a restituire fossili unici al mondo come il ragno millenario, uno dei più antichi finora catalogati dai paleontologi nel mondo, scoperto nelle Prealpi Carniche, vicino a Forni di Sopra. Si tratta di una quarta specie triassica di migale, meglio note come Tarantole, risalente a 215 milioni di anni fa. La scoperta effettuata casualmente da Roberto Rigo, ha richiesto mesi di studi da parte dei paleontologi del Museo friulano di storia naturale di Udine che ora confermano: è un ragno coetaneo dei primi rettili volanti vissuti nel Triassico, da 250 a 200 milioni di anni fa, in Friuli. Tra gli esempi più famosi merita ricordare il Preondactylus buffarinii scoperto nel 1982 nel piccolo comune di Preone e i dinosauri che hanno lasciato le impronte nel parco delle Dolomiti friulane, in particolare a Claut, Cimolai e Barcis. Il nuovo ragno è stato denominato Friularachne rigoi dai paleontologi Fabio Marco Dalla Vecchia dell’Institut Català de paleontologia di Sabadell (Spagna) e collaboratore del Museo di storia naturale udinese e da Paul Selden dell’University of Kansas a Lawrence (Stati Uniti) in onore della regione dove è stato scoperto e del suo scopritore. Come si apprende dallo studio pubblicato da Dalla Vecchia sulla rivista internazionale Acta Palaentologica Polonica, il ragno trovato a Forni di Sopra è uno dei migalomorfi più antichi al mondo. E’ secondo solo al francese Rosamygale grauvogeli vissuto sempre nel Triassico ed è seguito da altre due specie rinvenute in Virginia (Usa) e nel Sud Africa. «Ricorda – spiega Dalla Vecchia – il genere vivente Calommata e forse appartiene agli Atypoidea, il che estenderebbe indietro nel tempo la testimonianza fossile di questa super famiglia di oltre 100 milioni di anni fa». Ma torniamo a Friularachne rigoi per dire, come scrive il paleontologo, che era «un ragno minuscolo, lungo meno di mezzo centimetro e con arti deambulatori sottili e di dimensioni subeguali, ma con appendici robuste atte ad afferrare le prede relativamente grandi e con altre appendici espanse alle estremità, chiamate pedipaldi. Tutti questi dettagli indicano che si trattava di un maschio adulto. L’addome, invece, era ricoperto e protetto da un ampio scudo». Friularachne rigoi viveva nelle isole emergenti dal basso mare tropicale che nel Triassico copriva il Friuli 215 milioni di anni fa ed era, come detto, contemporaneo dei primi dinosauri, le cui tracce fossili sono state trovate nel vicino Parco delle Dolomiti Friulane. Le rocce di queste zone, infatti, sono famose per i resti fossili di rettili, pesci, piante e crostacei che hanno restituito negli ultimi decenni. «Anche se nel Triassico, durato oltre 50 milioni di anni, il Friuli era ricoperto da un basso mare tropicale – aggiunge lo studioso -, le impronte dei dinosauri, il ragno e i vegetali fossili trovati confermano la presenza di isole che emergevano da queste acque tropicali». Il Friuli, insomma, ancora una volta, si conferma scrigno insospettato di fossili grazie ai quali gli scienziati possono continuare a studiare e a scrivere nuove pagine di storia sulle origini della vita nel nostro pianeta. Un patrimonio geologico che, però, resta scarsamente valorizzato non a caso Dalla Vecchia, sulla base della sua pluriennale esperienza maturata nei musei e nei laboratori spagnoli, si lascia andare a una considerazione: «In Spagna, in particolare in Catalogna, hanno capito che il patrimonio geologico fa parte del gruppo etnico e, quindi, lo tutelano e lo proteggono. In Friuli, nonostante le scoperte eccezionali effettuate negli ultimi 30 anni, tutto questo non avviene».

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