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Chiusaforte: le perplessità di Legambiente sulla funzione della nuova galleria

24/05/2013
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_Chiusaforte

di Marco Lepre

presidente circolo Legambiente della Carnia – Val Canale

È stata inaugurata lo scorso 10 maggio, immediatamente a monte dell’abitato di Chiusaforte, la nuova galleria voluta dall’ANAS e dalla precedente Amministrazione Regionale come “variante” allo storico tracciato della strada statale 13 “Pontebbana”.

Si tratta “nominalmente” di un’opera inserita tra gli interventi di ripristino della viabilità a seguito degli eventi alluvionali dell’agosto 2003, che avevano colpito la valle del Fella tra Chiusaforte e Malborghetto; interventi per i quali era stato previsto inizialmente un costo di 49 milioni e mezzo di euro, oggi, pare, lievitato a quasi 63 milioni e mezzo, con un incremento del 28%. Al di là di questo aspetto, al quale siamo purtroppo abituati nel nostro Paese, c’è una questione di fondo che vogliamo riproporre all’attenzione degli amministratori e dell’opinione pubblica, vale a dire il “senso” e la necessità di certe opere.

Contrariamente a quanto riportato da alcuni organi di informazione, la nuova galleria, della lunghezza di circa un chilometro, non servirà infatti a “mettere in sicurezza la strada statale dalle piene del fiume Fella”, né a sostituire un tratto particolarmente tortuoso o di ampiezza ristretta, come dimostra il fatto che auto, TIR e pullman vi hanno continuato a sfrecciare anche a velocità sostenuta fino a poco tempo fa. La motivazione che ha portato a sostenere una spesa di alcune decine di milioni di euro è legata essenzialmente alla necessità di abbandonare un tratto di strada che si ritiene esposto, per poco più di un centinaio di metri, al pericolo di crolli dalle ripide pareti rocciose sovrastanti.

Le perplessità e i dubbi a suo tempo sollevati non sono stati però sciolti e restano grandi almeno come i macigni che si è ipotizzato possano precipitare rovinosamente sugli automobilisti in transito. Due, infatti, sono le questioni non ancora chiarite: se sul tratto di strada che verrà dismesso esiste effettivamente un concreto e grave pericolo, come mai non si è mai provveduto a bloccare il traffico o a posizionare per lo meno dei sensori e dei semafori che segnalino l’avvenuto crollo e la presenza di materiale roccioso sulla carreggiata? In secondo luogo, per quale motivo si è deciso, in un modo che è sembrato tutto sommato affrettato e poco “partecipato”, di effettuare una spesa così ingente per bucare la montagna, scartando altre soluzioni decisamente più economiche, come l’utilizzo di protezioni tradizionali, la creazione di una breve galleria artificiale e/o interventi di disgaggio in parete, compreso l’eventuale utilizzo di piccole cariche esplosive per distaccare le rocce in bilico?

Alla fine – è giusto ricordarlo – si è deciso di abbandonare un tratto di strada – quello che passa accanto ai resti dell’antica “Chiusa”, dove un tempo si era costretti a pagare un pedaggio – seguito fin dall’antichità per raggiungere le regioni a Nord delle Alpi; un luogo dove si era sempre transitati, nonostante i terremoti, le alluvioni e i bombardamenti verificatisi durante le due guerre mondiali. Resta dunque un “mistero” come ora possa esserci il rischio che accada, senza preavviso, quello che non erano riusciti a provocare né le incursioni aeree che nell’ultimo conflitto avevano come obiettivo il ponte ferroviario in ferro che oltrepassa proprio in quel punto la statale né lo stesso terremoto del 1976 con le sue numerose repliche.

L’ANAS sostiene adesso che, grazie al suo intervento, sono stati “messi in sicurezza” 41 chilometri di strada, migliorando la “fruibilità dell’arteria”. Eppure – come ben dovrebbero sapere i responsabili della Protezione Civile regionale – in occasione dell’ultima alluvione, quella verificatasi nel settembre 2009, nel tratto abbandonato a seguito della costruzione della nuova galleria non accadde praticamente nulla, mentre la strada statale risultava interrotta in più punti, in particolare proprio a monte del rio Molino, dove dal versante che fronteggia Cadramazzo si erano staccati ghiaie e massi che avevano invaso completamente la carreggiata.

Crediamo che, contrariamente a chi ha sostenuto che la nuova galleria fosse “fortemente attesa dalla comunità”, l’assenza della popolazione e di molti Sindaci della valle alla cerimonia di inaugurazione abbia dimostrato lo scarso convincimento sulla priorità di questa opera e insieme il rammarico per un uso diverso e più utile che si sarebbe potuto fare delle ingenti risorse pubbliche impiegate, risorse sottratte ai servizi, all’esecuzione di altri lavori e ad interventi di manutenzione del territorio, che probabilmente rimpiangeremo di non aver effettuato alla prossima alluvione.

 

 

                                                                      

                                                         

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