Trasaghis: mancato invito per il 40ennale, l’amarezza di Tomat Sindaco del terremoto.

di Loredano Tomat.

Sono stato sindaco di Trasaghis dal 1970 al 1978. Quindi ho vissuto l’epoca del terremoto, l’emergenza post-sismica e l’inizio della ricostruzione. Ho volutamente lasciato trascorrere le commemorazioni-celebrazioni del 6 maggio per non arrecare disturbo nel momento del ricordo. Ritengo che ora sia, però, giusto dire qualcosa, avendo titolo e motivo per farlo. Ho seguito quanto riportato dalla stampa locale sul terremoto in quel di Trasaghis. Ebbene, fermo restando che i giornalisti sono liberi di intervistare chi credono, pare logico oltre che opportuno che dovrebbero innanzitutto rivolgersi al sindaco in carica nel 1976 per avere informazioni sui fatti di allora. Cosí non è stato nel caso del sindaco di Trasaghis di allora, cioè nel mio caso. Eppure sono ancora in grado d’intendere e di volere. Da una funzionaria del Comune di Trasaghis ho ricevuto una telefonata mattutina con la quale mi si comunicava delle cerimonie in programma nel Comune di Trasaghis, ma mi si chiedeva soltanto l’indirizzo postale affinché la Presidenza del Consiglio regionale potesse inviarmi l’invito all’incontro con il presidente Mattarella nell’auditorium della sede regionale di Udine, al quale ho partecipato in qualità di sindaco in carica nell’anno 1976. Relativamente alle commemorazioni a Trasaghis del 6 -7 maggio non ho ricevuto alcune comunicazione telefonica, ma solo un invito all’indirizzo postale di mia figlia (che come me risiede a Udine, ma dalla parte opposta della città) spedito da Trasaghis il giorno 29 aprile, pervenutole il giorno 7 maggio. A cerimonie concluse. Nonostante, durante la mia sindacatura, abbia cercato di operare al meglio, per la gente e non per fare carriera, sapevo che una ben determinata parte politica di Trasaghis non ha nutrito simpatia nei miei confronti da quando, allora sindaco, rifiutai di aderirvi, diventando quindi soggetto “da rottamare” e da lasciare nell’oblío. Ma che nel quarantennale del terremoto, quando ovunque si sottolinea che la ricostruzione è stata un evento corale di popolo e non già l’opera di un “Rambo”, si ci si dimentichi del sindaco del 1976, mi sembra troppo. Non si sotterrano le persone ancora in vita. Io sono qui, ancora vivo, nonostante tutto. Non pretendo targhe o riconoscimenti, ma le scuse sí.