Archivio mensile:Luglio 2008

Verzegnis: Le fate del Tenchia nella scultura in rosso

VERZEGNIS- Marmo rosso protagonista da domaniVenerdì 25 luglio nel comune di Verzegnis (dove ricordo esiste anche l’attivissimo Circolo Culturale Pio Frezza) è prevista  alle ore 18.00 presso la Sede Municipale, la cerimonia d’apertura del 5° Incontro Internazionale di scultura su marmo rosso di Verzegnis “ Le fate del Tenchia nella scultura in rosso”. La manifestazione si terrà presso il parco scultori di Sella Chianzutan dal 25 luglio al 3 agosto 2008.L’Amministrazione Comunale, in collaborazione con le Associazioni locali e la ditta S.A.I.M., concessionaria la cava di Lavoreit Ros, già dall’anno 2000 e con cadenza biennale organizza questo evento che può fregiarsi della primogenitura nell’Alto Friuli e volto alla valorizzazione della pietra con le insite ricadute culturali, economiche e turistiche.

Forte dell’esperienza maturata negli anni, Verzegnis si propone altresì quale polo di riferimento per i marmi della zona montana, risorsa culturale ed economica del territorio nel progetto di più ampio respiro “ Gli itinerari della scultura: Mare-Pianura-Montagna” che comprende i simposi di Lignano e Vergnacco di Reana certi che anche la Regione potrà meglio sostenere tali iniziative e curarne  la promozione con la TurismoFVG.Quanto sopra con la finalità di valorizzare la risorsa pietra, promuovere l’attività artistica e culturale, incentivare i flussi turistici in una azione sinergica, compatibile e concertata con altre manifestazioni del territorio montano.

Ci si propone inoltre di individuare nuove forme sinergiche ed itineranti di collaborazione, sia con le località dove insistono attività estrattive, sia mettendo a disposizione degli altri Comuni e/o Enti dell’Alto Friuli la propria esperienza organizzativa ed esecutiva.Animati da questo spirito la novità dell’edizione 2008 sarà rappresentata dalla collaborazione con il Comune di Cercivento da dove “Le fate del Tenchia” incontreranno “La Scultura in rosso” di Verzegnis. Alla manifestazione prenderanno parte otto artisti provenienti dall’Italia e dall’estero come indicato in locandina. La chiusura dell’evento è prevista nella serata di domenica 3 agosto alle ore 18.00 presso il parco scultori di Sella Chianzutan.

Carnia motori 2008 ad Amaro

E’ abbastanza difficile in questo periodo veder nascere delle nuove manifestazioni in Carnia, perchè già quelle consolidate incontrano delle difficoltà. Ci prova il Comune di Amaro con una manifestazione che abbraccia tutta la Carnia. Grande appuntamento con i motori ad Amaro per la 1ª edizione di “Carnia motori 2008”, una grande kermesse dedicata al mondo dei motori che include tutte le ultime novità di autovetture, moto, quad, motoslitte e minimoto. La novità di questo evento è la presenza di auto e moto d’epoca, come anche le automobili da rally e le famose Harley Davinson. La manifestazione è patrocinata e sostenuta dalla Regione tramite l’assessorato alle attività produttive, l’assessorato al turismo della Provincia di Udine e dai vari comuni. Saranno presenti all’interno della manifestazione stand di artigiani artisti ed hobbisti, vendita di vestiario per auto e moto, e non poteva mancare l’enogastronomia con tanti stand di prodotti tipici della montagna Carnica. Due le manifestazioni che faranno da contorno all’evento: il 3° Raduno Internazionale di Fiat 500 e derivate, ed il 1° Raduno dei 50 cc Special. Le 500 nei due giorni faranno un vero tour culturale ed enogastronomico, visitando i comuni di Amaro, Arta Terme,Bordano, Cavazzo Carnico, Verzegnis e Paluzza, dove avranno l’opportunità di visitare i luoghi della grande guerra a 90 anni dalla fine. I 50 Special visiteranno la centrale idroelettrica di Somplago per poi approdare a Venzone.

Nuova produzione (e nuovo gruppo) per Aldo Rossi?

Aldo_live_a_UdinI sintomi ci sono tutti: porta dello studio di registrazione chiusa dall’interno ,  ore piccole e conseguenti occhiaie mattutine, stralunamento e discorsi tipo … "la coda dei riverberi sugli effetti vocali deve essere un po più lungo sul ritornello mentre nella strofa il sint sotto deve aprire il cut-off ecc. ecc. Ma allora cosa starà preparando Aldo? Di ufficiale non trapela nulla, tranne che stavolta potrebbe esere supportato da un nuovo guruppo che lui stesso produrrà.

Dopo Nico e i Gabbiani, Giuliano e i Notturni, Mike and the Mecanics, Elio e le Storie tese, che sia la volta di "Aldo e i Duddiscj"?

Chi vuol intendere inTenda, gli altri in roulotte …

Paluzza: Aldo Moro pigliatutto agli skygames in Val di Fassa

I grimpeur dell’Aldo Moro Paluzza grandi protagonisti ai Trentini skygames che lo scorso week end si sono disputati nel fantastico scenario delle Dolomiti della Val di Fassa. Conosciute come le Olimpiadi di corse d’alta quota, gli skygames alla terza edizione dopo quelli di Andorra e Cervinia/Zermatt hanno concentrato in un solo evento quattro discipline di skyrunning e corsa in alta quota: Dolomites skyrace di 22 km, vertical kilometer (1.000 metri di dislivello in 2,1 km), skybike e skyspeed (100 metri sprint con pendenza al 45%). Presente con 22 elementi, il sodalizio paluzzano non solo ha centrato il bronzo iridato con Tadei Pivk (due ore 07’04’’), terzo dietro ai catalani Burgada (due ore 06’06’’) e Bernat (due ore 06’49’’) nella spettacolare Dolomites skyrace che si svolge con arditi passaggi sul Pordoi, il Piz Boè e lungo la spericolata discesa per la Val Lasteis, ma ha colto anche il quinto posto con Fulvio Dapit (due ore 08’46’’) e l’ottavo con Matteo Piller Hoffer (due ore 11’58’’), segnalandosi come l’unico team, italiano e straniero su 25 nazioni rappresentate, ad aver inserito tre suoi atleti nei primi dieci. Decima tra le donne è arrivata Paola Romanin (2 ore 57’56’’) dopo che era stata terza nel 2006 e 2007. Ma i ragazzi del ds Andrea Di Centa hanno saputo fornire dignitose prestazioni anche nelle altre gare. Dapit ha corso la skyspeed in 1’58’’ (quinto, a 8’’ dal vincitore) e la vertical kilometer in 38’58’’ (13°), risultati che gli sono valsi il quinto posto nella combinata. Di spicco nella skyspeed pure il 7° posto Gionni Morocutti (2’01’’) e il 9° di Alessandro Morassi (2’05’’). «Non c’è da meravigliarsi – spiega Di Centa – se i miei ragazzi si sono ben distinti in queste corse d’altura, specialità che ora sono di moda in tutto il mondo ma che l’Aldo Moro ha sempre praticato su e giù per le montagne della Carnia. Al momento stiamo studiando la possibilità di partecipare ai campionati italiani dove sicuramente potremmo farci onore con alcuni elementi, in primis con Pivk e Dapit che come dimostrano le classifiche figurano tra i migliori corridori del cielo».

Quindi il ds dell’Aldo Moro ha fatto presente che con questa formidabile coppia d’assi punta a rivincere dopo due stagioni la famosa staffetta dei Tre rifugi di Collina, in calendario il 17 agosto, corsa in cui spera di schierare nel contempo anche una forte squadra femminile che sarà affidata all’andorrana Stephanie Jemenez, medaglia d’argento a Canazei dietro all’italiana Antonella Confortola. E Pivk, che ha vinto la Carnia skyrace di Timau e il campionato regionale assoluto di corsa in montagna, partirà favorito alla 4ª skirace Dolomiti friulane che il 31 agosto si correrà a Forni di Sopra.

Attenti a quei 4, anzi a quei 3!

Da oggi ci sono 4 personaggi in più ad essere una grossa minaccia per gli Italiani. E per un motivo molto serio: sono pericolosi perchè sono gli unici veramente impuniti . Rispondono al (cog)nome di Napolitano, Fini e Schifani. Ma, direte voi, non si era detto 4? Andiamo per ordine.

Potrà accadere che Fini, in ritardo per la firma del divorzio con la ex moglie, vi investa sulle strisce pedonali a 100 km/h dove c’è il limite di 50. Non potrete agire contro di lui, in nessun modo.

Potrà capitare che Napolitano colto da raptus, si dia da fare audacemente con una vecchina mentre è in visita ad un ospizio. La vecchina non potrà agire contro di lui, in nessun modo.

Infine potrà capitare che Schifani (già il nome non depone a suo favore) si spacci per un procacciatore d’affari e vi tiri un bidone. Non potrete agire contro di lui, in nessun modo.

Ma, direte voi ne hai citati solo 3 e il quarto?

State tranquilli, cari lettori del blog: il quarto non c’è da preoccuparsi assolutamente. E’ l’unico  che tutto quello che poteva fare di poco onesto, sicuramente l’ha già fatto 🙂

E’ ufficiale: Lapo al è un biât

Nel caso qualcuno avesse avuto ancora dei dubbi… "E’ una Fiat, dunque questo taxi è mio". Notte brava per Lapo Elkann sull’isola di Capri. A raccontarla, anche alla polizia, è un tassista che parla di parole grosse, insulti e spintoni da parte del rampollo di casa Fiat.

Secondo quanto raccontano oggi alcuni organi di stampa, all’alba di lunedì scorso, Luigi De Martino, che di mestiere fa il tassista, stava rientrando da Anacapri quando si è imbattuto in un gruppetto di ragazzi che stava spingendo un taxi fuori servizio a motore spento, una Fiat Marea. De Martino, allora, ha chiesto ai ragazzi di scendere dal taxi e di rimettere l’auto al suo posto. Ed è stato allora che Lapo Elkann avrebbe replicato: "Il taxi è una Fiat Marea, dunque è mia".

I curiosi non sono mancati, le parole grosse, sostiene il tassista, anche, fino a quando, grazie anche all’intervento di altre persone e di un altro tassista, Lapo Elkann e i suoi amici sono rientrati in albergo. Una notte brava, quella dell’erede Agnelli, iniziata nei locali storici dell’isola azzurra, tra balletti e accenni di spogliarelli.

Messner a Tarvisio: escursione in Val Saisera prenotabile

Se volete vivere da vicino un mito, allora affrettatevi a prenotare Venerdì 1 Agosto, la camminata in Val Saisera (è a numero chiuso) con Reinhold Messner.  Dici Reinhold, e di solito basta, non solo nel mondo dell’alpinismo: il cognome Messner è superfluo. L’incontro con il signore degli Ottomila (ma la definizione è sicuramente riduttiva), rappresenta uno dei momenti più importanti della stagione kugyana organizzata a Tarvisio. L’appuntamento è in Val Saisera, venerdì 1° agosto, per un evento clou tra i tanti (ricordiamo, dal 25 al 27 luglio prossimi, anche il seminario fotografico con Mario Verin) organizzati dal Coprotur e dal Comune di Tarvisio, con il sostegno della Regione.

Sarà un appuntamento da non perdere anche perché il personaggio è ormai tra quelli più che difficilmente attingibili.

Ne sanno qualcosa i redattori di Alp che, dopo aver predisposto l’uscita della prima monografia dei Personaggi centrandola proprio sul grande alpinista di Funes, fissando date e modi per realizzare un ampio servizio, ha dovuto arrendersi «all’imperscrutabile», come scrive la direttrice del periodico Linda Cottino. «L’uomo in carne e ossa si è smaterializzato. È tornato leggenda, immagini e segni fissati sulla carta, si è dissolto in frammenti di dialogo per interposta persona». Vale a dire che il reportage non c’è stato.

Doverosa parentesi graffa: the magazine must go on, la monografia è naturalmente è uscita ugualmente. La si trova ancora in edicola, e vale la pena di leggerla, per l’interessantissimo concorso corale di testimonianze, da Tomaž Humar a Hans Kammerlander, da Peter Habeler a Carlo Alberto Pinelli, da Hanspeter Eisendle a Robero Mantovani, da Ivo Rabanser a Alessandro Gogna, da Hubert Messner, fratello di Rheinhold, a Uschi Demeter, sua prima moglie.

Alle pagine di Alp dobbiamo anche alcuni degli spunti che seguono (chi scrive, peraltro, l’uomo era riuscito, a beccarlo, serafico e disponibile, in quel di Funes; ma era il 1977, altri tempi).

Venerdì 1° agosto alle 12, dunque, Reinhold Messner effettuerà una camminata dalla Cappella Florit, in Val Saisera a Sella Sompdogna (escursione prenotabile, a numero chiuso). Al rifugio Grego seguirà un dibattito a tre, con Marco Albino Ferrari, direttore di Meridiani Montagne e chi scrive. La sera alle 21, poi, a Tarvisio, in piazza dell’Unità (o, in caso di maltempo, al Palasport), ci sarà la conferenza-proiezione Passione per il limite.

Kugy e Messner. Figure agli antipodi, ma forse solo all’apparenza. Uno è un amateur solidamente radicato nell’Ottocento, l’altro un personaggio moderno, capace di reinventare un alpinismo che sembra arrivato al capolinea (L’assassinio dell’impossibile, personalissima contestazione globale pubblicata da Dolomiten, è del 1967), senza però tradirne le origini.

Reinhold sta dalla parte del mito, contro il pullulare degli scalatori che hanno scelto la via dei chiodi a espansione grazie ai quali si può andare dappertutto. «Dobbiamo fare qualcosa prima che l’impossibile venga del tutto sotterrato. Salviamo dunque il Drago. E, in avvenire, proseguiamo sulla via indicata dagli uomini del passato. Io sono convinto che sia ancora quella giusta».

Il Drago, dunque, da tutelare nei confronti di un Sigfrido baro, che insegue un risultato e non la spinta interiore.

Un parallelismo sulle capacità e le imprese non è proponibile, però anche Onkel Julius non si rifà agli eroi delle saghe («Non è Parsifal, è uno molto più simpatico», ammonisce Claudio Magris). È, invece, un romantico che fa i conti con la realtà (forse, piuttosto che l’influsso dello Sturm und Drang, sente la misura e il buon senso Biedermeier): si costruisce le opportunità attraverso una solida attività commerciale, e va in montagna accompagnato dalle guide. Ma un senso etico gli impedisce di accettare i chiodi («Comici ci ha definitivamente dimostrato che la Nord della grande di Lavaredo era inscalabile, noi vecchi alpinisti lo sapevamo già», disse all’indomani dell’exploit del concittadino).

Anche Messner deve trovare il modo di realizzarsi, e in un momento in cui la cosa è molto più difficile: se la Furchetta, il Putia e il Sass d’la Crusc sono vicini a casa, l’Himalaya è al momento accessibile solo alle grandi spedizioni organizzate e costose. Così costruisce, per la sua passione, un percorso di superamento del limite attentamente calcolato (il fatto che sia sopravvissuto alle sue imprese non è certo frutto solo del caso), e sfrutta coerentemente la sua crescente fama per aver risorse da reimpiegare. Risultati e soldi sono importanti, ma secondari, un mezzo per vivere la montagna. Però sempre con fair means: niente chiodi di progressione, salite leggere e veloci, in stile alpino anche là dove gli ambaradan nazionali avevano stretto i colossi himalayani in lunghi assedi.

Così come Kugy vantava le sue origini contadine (cui attribuiva la predilezioni per i bivacchi á la belle étoile), Messner prima e più che alpinista si percepisce quale montanaro, persona “esposta” alla natura. Una cosa che gli dà qualcosa in più: «l’istinto, questo fiuto atavico per i pericoli che ti permette di sopravvivere in montagna».

E, in quanto a natura, se Julius la difese in tempi che anticipano di molti decenni la creazione del termine “ecologia», Reinhold è stato fondatore e testimonial di Mountain Wilderness.

Poi, è vero, è entrato in polemica con il sodalizio, tanto che Pinelli lo ha definito «un po’ vero e un po’ finto», ovvero prigioniero del personaggio. Ma c’è da credere che una cosa del genere sia successa anche a Herr Doktor (come forse a tutti i personaggi, dell’alpinismo e non).

Andando a cercare ulteriori affinità, se ne può trovare un’altra. Nulla si sa dei rapporti di Kugy con il gentil sesso, se non l’indisponibilità ad accasarsi e l’ironica sufficienza che trapela a tratti dai suoi scritti. Messner è stato invece marito e padre, ma, malgrado questo, alla domanda sullo stato civile del questionario sottopostogli da Elizabeth Hawley, ha risposto barrando tutte e quattro le voci previste: celibe, coniugato, convivente e divorziato («Perché ho avuto il divorzio in Germania, ma l’Italia non lo riconosce, dunque sono convivente; e in fondo mi sento single»).

E allora, il punto più forte di somiglianza potrebbe essere alla fine la solitudine. Malgrado il plauso generale e le tante persone coinvolte, anche con forti valenze affettive, quanti fanno dell’alpinismo una scelta assoluta – attenta e ragionata quanto si voglia – sono probabilmente destinati a rimanere soli. Probabilmente non si tratta di una scelta, ma di qualcosa di ineludibile.

Olimpiadi 2008: nuova disciplina, il razzismo?

olimpiadi pechinoLe Olimpiadi di Pechino 2008 non sono ancora iniziate, ma le polemiche già si sprecano. E ancora una volta al centro del mirino c’è la politica che il governo della Cina sta adottando per garantire la sicurezza durante lo svolgimento delle olimpiadi. Politica che assomiglia sempre di più ad una forma di razzismo, visto che ad andarci di mezzo questa volta sono gli appartenenti a due popolazioni di etnia non cinese, i Mongoli e gli Africani.

Secondo il giornale South China Morning Post, il governo cinese avrebbe infatti proibito l’ingresso ai neri e ai mongoli nei bar attorno alla zona olimpica di Pechino, giustificandosi con il tentativo di bloccare la prostituzione e il traffico di droga, come se fossero appannaggio esclusivo solo di alcune etnie. Ma i provvedimenti non finiscono qui. Infatti i bar dovranno chiudere alle due di notte, mentre in Grecia ricordiamo erano aperti tutta la notte, per promuovere i festeggiamenti, non si potranno tenere i tavolini all’aperto di notte, per evitare che vengano usati come armi, non si potranno tenere concerti all’aperto e non si potrà ballare nei locali.

 

Tutto questo per un’olimpiade che il governo cinese aveva assicurato avere come tema di base i diritti umani. Fin’ora sembra più che altro l’olimpiade della repressione e del razzismo.

 

Competitivià, università e doppioni (friulani?)

Andrea Valcic dal Gazzettino di oggi:

Tutto si può dire, ma non che il presidente Tondo non sia conseguente, almeno sull’argomento autonomismo. A chiare lettere ha sempre ripetuto che non ci crede, che lo considera, quando ne parla benevolmente, un retaggio del passato o, peggio ancora, la politica di "quattro gatti friulanisti".  Un concetto sottolineato più volte prima e dopo la campagna elettorale e ribadito, in tempi non sospetti, ad un convegno indetto dal circolo Liberal di Latisana a Muzzana. Di fronte ad una platea amica non esitò a dichiarare che solo una politica regionale unitaria avrebbe permesso di affrontare i problemi del Friuli e che, oggettivamente, non vedeva uno sbilanciamento a favore di Trieste: «Al più – aveva dichiarato- si trattava di uno squilibrio dovuto all’arroganza del potere da parte del governatore Illy». Essendo il convegno organizzato in pratica da Forza Italia, proprio sulla perdita di peso delle province friulane nei confronti della città giuliana, l’atteggiamento di Tondo mandò su tutte le furie Ferruccio Saro e suscitò l’imbarazzo, se non il fastidio, di Adriano Biasutti che quella analisi invece sosteneva.

A distanza di due anni circa bisogna riconoscere che Tondo ha vinto e Saro perso, perlomeno nel comportamento e nelle dichiarazioni che vedono in ballo questioni riguardanti i rapporti tra le due entità regionali.

L’onorevole di Martignacco, che si era spinto sino ai manifesti per chiedere la divisione della Regione, che aveva partecipato alla manifestazione di Udine indetta dal Comitato per la difesa del Friuli, anzi era schierato sotto la Loggia del Lionello, accanto a Baracetti, Strassoldo e Cecotti, improvvisamente fa dietro front cominciando ad attaccare la gestione Honsell dell’Università e poi lanciando in pista una fantomatica fondazione che dovrebbe risolvere i guai dell’ateneo.

L’esponente della Pdl sa benissimo di toccare un nervo scoperto nell’animo dei Friulani, per cui l’Università è come l’Udinese, un affare di cuore. Eppure non si ferma, aprendo la strada a dichiarazioni come quelle riportate nell’intervista al Gazzettino dell’assessore regionale triestino Rosolen. L’esempio citato dall’esponente del governo regionale non lascia dubbi: «Perchè bisogna spendere soldi per la biblioteca della facoltà di Giurisprudenza di Udine, quando a 50 chilometri c’è un’ altra facoltà, più importante a cui destinarli?».

Già, perchè non spostare anche tutta l’Università, per evitare quei doppioni di cui parlano da 50 anni.

Emirati state comodi: ci pensa la domotica Friulana

Domotica: attività umana che si occupa di automatizzare gli edifici nella gestione di servizi quali l’illuminazione, la sicurezza, il riscaldamento, la irrigazione delle piante presenti nella casa ecc. Taparelle che si aprono e chiudono ad orari predeterminati, cassetti che si aprono con una semplice pressione di un dito, porte comandate da fotocellule, impianti ed elettrodomestici intelligenti. Sono soltanto alcune applicazioni concrete della domotica: esempio emblematico di ricerca applicata alla produzione industriale, è la scienza che si occupa di migliorare la qualità della vita nelle case o negli uffici. Non soltanto per il gusto della comodità o del lusso, come si potrebbe credere, ma anche per obiettivi "nobili" come l’abbattimento delle barriere architettoniche o il risparmio energetico. È proprio sulla domotica che Area Science park di Trieste ha avviato, dal 2007, uno dei suoi progetti di punta, capofila di una rete che comprende anche gli altri poli di ricerca regionali, la fondazione Rino Snaidero e la Snaidero Spa. E sulla domotica sarà incentrata anche la partecipazione del Friuli Vg alla Fiera internazionale Index di Abu Dhabi, a dicembre. Un mercato ricchissimo, quello degli Emirati Arabi, che si sta affermando come una delle nuove frontiere per l’export regionale. Il valore delle esportazioni nel 2007 ha raggiunto i 227 milioni di euro, e la domotica può essere il biglietto da visita giusto per migliorare questo risultato. Non soltanto per questioni d’immagine, ma anche per le molte ricadute che la ricerca sulla "casa intelligente" può avere su comparti strategici: si pensi in particolare all’industria del mobile e dell’arredamento. Ne è convinta la Camera del lavoro di Udine, capofila del progetto "Friuli Venezia Giulia in Emirates", che avrà nella partecipazione all’appuntamento fieristico di dicembre il suo momento più significativo.