Archivio mensile:Febbraio 2009

Regione: Al Rototom fondi ridotti da 100 a 40 mila euro


Finanziamenti per 8,3 milioni di euro a 118 associazioni culturali del Friuli Venezia Giulia. La giunta regionale ha dato l’ok ai contributi giovedí scorso, definendo gli importi che saranno assegnati a ciascuna associazione. Tre le fasce: fino a 70 mila euro, tra i 70 e i 99 mila, oltre i cento mila euro. Inizialmente, erano 76 le associazioni già definite idonee, hanno fatto seguito 65 nuove richieste, di queste 31 sono state autorizzate dalla Regione a ottenere il finanziamento.

Ridotti i fondi alle associazioni vicine alla sinistra, attenzione invece per gli enti di area centro-destra. Il Rototom di Osoppo, per esempio, che l’anno scorso ebbe piú di 100 mila euro riceverà 40 mila euro. Per quanto riguarda le grande manifestazioni culturali regionali, invece, la giunta ha assegnato a Pordenonelegge 155 mila euro; non ci sono iniziative come Vicino/Lontano di Udine, che ha un capitolo a parte e che comunque subirà un taglio già annunciato del 5 per cento, e Friuli Doc, che sarà finanziata dal settore turismo.

Ma le polemiche a fine anno avevano riguardato il declassamento di alcune associazioni. Dalla delibera di giunta si evince che l’Anpi (associazione partigiani), pur mantenendo il secondo livello, riceverà 70 mila euro; meno entrate all’Ires con 66 mila euro; l’I stituto friulano per la storia del movimento di liberazione avrà l’i mporto minimo previsto dalla massima fascia: 100 mila euro.

Nella lunga notte in cui il consiglio regionale ha varato la finanziaria, in dicembre, altre 15 associazioni sono state “ promosse” senza dover passare tutto l’iter burocratico degli uffici. Ci sono anche quelle che non avevano presentato la domanda: il teatro comunale di Palmanova, l’associazione Terzo teatro di Gorizia, Il Comitato per il carnevale e il palio di Trieste, la Pro loco di Monfalcone per il carnevale, l’Orchestra civica Fiati di Gorizia, l’associazione Inoltre di Trieste, la Pro Latisana scuola di musica, il circolo culturale l’Antica quercia di Campoformido, l’ associazione Eureka, Ad Undecimum di San Giorgio di Nogaro, l’a ssociazione Carlo Cattaneo; e ci sono quelle ammesse senza aver ottenuto l’idoneità: l’associazione La Melarancia, l’istituto musicale Guido Alberto Fano, l’associazione Novecento, il Circolo Il colle di San Daniele.

«Spetta al consiglio regionale decidere il riconoscimento o meno degli organismi culturali di interesse regionale, attribuendo a ciascuno di essi una classificazione in una delle tre categorie contributive. Alla giunta regionale spetta il compito di definire solo successivamente i singoli importi contributivi, anche sulla scorta della istruttoria effettuata sulle singole domande pervenute annualmente», precisa l’assessore all’Istruzione, alla formazione e alla cultura Roberto Molinaro.

Ma dal prossimo anno la procedura di assegnazione sarà modificata. L’assessore Molinaro, infatti, anticipa: «È una linea contributiva che intendiamo superare nel medio periodo sia con un’azione di ulteriore decentramento delle competenze alle Province, sia con una diversa procedura di selezione dei progetti di interesse regionale, che devono essere orientati alla pluriennalità e alla qualità. Per adesso, applichiamo le norme che ci sono anche se non sempre sono eque».

Dal prossimo anno, dunque, i finanziamenti piú contenuti potrebbero essere erogati dalle Province, mentre per gli importi piú consistenti sarà aperto un bando regionale. Ma le procedure e le modalità saranno definite dall’amministrazione regionale nei prossimi mesi.

Il Circolo Culturale Erasmo di Valvasone pubblica il volume “Saluti dalla terra di Erasmo”

erasmoTra le molte attività del Circolo Culturale Erasmo di Valvasone  (tra cui conta anche una Rassegna del Teatro Friulano che è giunta alla 25edizione) segnaliamo la pubblicazione del volume "Saluti dalla terra di Erasmo", di cui tracciamo una breve recensione . Per essere aggiornati sulle attività del circolo basta collegarsi a questo sito del Comune di Valvasone.

Il volume "Saluti dalla terra di Erasmo" contiene una analisi dei cambiamenti del territorio attraverso una pregevole e minuziosa raccolta di cartoline ed immagini fotografiche riguardanti Valvasone e i paesi friulani, nonchè una breve storia postale, corredate da didascalie; una pubblicazione che ancor prima della sua pubblicazione ha destato notevole curiosità ed interesse. La presentazione pubblica, con le modalità in fase di studio, si terrà oltre che a Valvasone anche in alcune serate nei paesi limitrofi ed offre spunto per iniziative di approfondimento storico che si potranno organizzare nel corso dell’anno.
La pubblicazione è stata curata dai collezionisti Giuseppe Trevisan e Leonardo Zancope’ ed è edito dal Circolo Culturale Erasmo di Valvason con il contributo del Comune di Valvasone, della Fondazione CRUP  e della Provincia di Pordenone.
Il volume di 400 pag. è già in distribuzione, al prezzo di euro 30,00, per ulteriori informazioni Circolo Culturale Erasmo di Valvason – Piazza Castello 10 – Valvasone – email
[email protected]

San Giorgio di Nogaro: lavoro per 30 persone nel nuovo Oleificio


Il gruppo trevigiano Crich, che lo scorso maggio ha rilevato la Quality food group (ex Delser) investirà anche nel territorio dell’Aussa Corno . Proprio a San Giorgio di Nogaro, infatti, nascerà un oleificio, l’unico in regione, che darà lavoro a 30 persone. E all’orizzonte c’è anche un investimento di 5 milioni sullo stabilimento di Martignacco.

 L’intervento a San Giorgio prevede un investimento di 60 milioni di euro, di cui 25 messi a disposizione da Medio credito. Si completerà alla fine di quest’anno. Le produzioni dell’«Oleificio San Giorgio» partiranno dal gennaio del 2010.
Sentiamo il presidente della Crich, Franco Rossetto
 
Il gruppo trevigiano punterà molto anche sullo stabilimento di Martignacco della ex Delser. Con un investimento di 5 milioni di euro s’intende rendere la società leader a livello europeo nella fornitura dei biscotti per la prima infanzia. «L’azienda oggi occupa circa 180 persone, di cui 160 a tempo determinato e 20 interinali – spiega l’amministratore delegato, Bruno Rossetto –. Dopo lo stop forzato di tre settimane, in seguito all’incendio di fine novembre 2008 stiamo lavorando su 3 turni, anziché 2, per reintegrare il magazzino e per non far mancare il prodotto ai clienti».

Conca Tolmezzina: fino al 31 marzo le domande x il bonus energia elettrica


Gli sportelli del cittadino dei comune di Tolmezzo, Amaro, Cavazzo Carnico e Verzegnis, portano a conoscenza dei cittadini che sarà possibile presentare, sino al prossimo 31 marzo, presso tali uffici il bonus per l’energia elettrica. Si tratta, fanno sapere gli uffici comunali, di uno strumento introdotto dal Governo che ha l’obiettivo di sostenere le famiglie in condizione di disagio economico o in situazioni di disagio fisico, garantendo loro un risparmio sulla spesa annua per la fornitura di energia elettrica.
Questo bonus non è da confondere con il "Beneficio Energia Elettrica" collegato alla "Carta Famiglia" che riguarda anche in questo caso un risparmio sulle spese per la fornitura di energia elettrica ma è una misura regionale e richiede requisiti diversi per l’accesso."Bonus sociale" e "beneficio energia elettrica" sono comunque cumulabili nel caso ricorrano i rispettivi requisiti di ammissibilità.
Possono accedere al "bonus sociale per disagio economico" tutti i clienti domestici in possesso di un’attestazione Isee inferiore o uguale a 7.500 euro. Il richiedente deve essere intestatario di un contratto di fornitura dell’energia elettrica di potenza impegnata inferiore o uguale a 3 kW. Il valore del ‘bonus’ sarà differenziato a seconda della composizione del nucleo familiare: 60 euro/anno per un nucleo familiare di 1-2 persone, 78 euro/anno per 3-4 persone, 135 euro/anno per un numero di persone superiore a 4. L’ammontare dello sconto viene applicato alle bollette dell’energia elettrica per 12 mesi, al termine di tale periodo, per ottenere un nuovo bonus, si dovrà rinnovare la richiesta di ammissione

Carlino: sale la febbre elettorale

C’è fermento nel paese: in vista delle elezioni di giugno la vita politica carlinese inizia a mobilitarsi. Incontri a sinistra tra Pd locale e Rifondazione comunista con l’ipotesi di una lista autonoma facente magari capo al segretario di Rifondazione Claudio Vicentini, volto nuovo della politica di zona. É di alcune settimane fa, inoltre, anche la riunione tra componenti dell’Udc territoriale ed ex Margheritini (referente Gianfranco Mizzau) e altre componenti di centro per discutere la costituzione di una lista di Grande Centro da contrapporre al sindaco uscente Claudio Paiaro. Secondo indiscrezioni trapelate, candidato della suddetta compagine potrebbe essere il consigliere di minoranza Leo Balconi. Già facente parte dell’allora maggioranza, da cui assieme ad altri ha poi preso le distanze (da cui il successivo “ribaltone”), non si esclude che da qui a giugno, attraverso opportuni contatti, Balconi e la sua squadra possano arrivare a sostenere lo stesso Paiaro. Diverso invece lo scenario in casa del Pdl, dove è in atto una profonda spaccatura: quella parte di centro destra, che aveva appoggiato cinque anni fa il poi attuale primo cittadino, non sarebbe infatti più in sintonia con le decisione operate dall’amministrazione nel suo mandato, tanto da aver deciso di non sostenerne la sua ricandidatura. Eppure, pur non condividendo le scelte di quella parte, il centro destra potrebbe recedere dai suoi propositi a fronte della nuova prospettiva economica che, attraverso Paiaro, potrebbe aprirsi per Calino con la creazione di una piccola zona industriale a ridosso di quella artigianale già esistente. Qui infatti il gruppo Gori pare intenderebbe ubicare un laminatoio ad alta tecnologia per la realizzazione di materiale produttivo di nicchia.

Pasian di Prato: Ursig si candida


«Scendo in campo per combattere la casta». Con queste parole uno degli aspiranti al ruolo di sindaco Giorgio Ursig, motiva la sua decisione di presentarsi alle prossime elezioni amministrative. «Sto registrando – afferma – con piacere il gradimento e l’aspettativa di tanti cittadini sia nei confronti della mia discesa in campo che della “trasversalità” – tra i due tradizionali schieramenti di centro-destra e centro-sinistra – che caratterizza la mia lista civica. Ho ricevuto, infatti, da numerose persone attestazioni di stima e dichiarazioni di disponibilità a collaborare a vari livelli di impegno, nella consapevolezza che, nel contesto locale, valga più la serietà e l’onestà delle persone, che non la dubbia attrattiva di scudetti o simboli partitici».
Ursig prosegue poi la sua analisi della scena politica pasianese. «Mentre la sinistra e la destra rimangono ancora “coperte” e intente a disquisire su strategie e alleanze numeriche, o sui nomi dei possibili candidati sindaci da contrappormi o sui posti da assegnare in giunta, io sto continuando ad ascoltare la gente, affinando collegialmente quel programma amministrativo per governare il paese nei prossimi cinque anni, che si pone come autentica alternativa alla casta e ad un modo di fare politica ormai sorpassato».
Insomma la parola d’ordine per Ursig è rinnovamento. «Le premesse per un risultato elettorale positivo – continua – vanno quindi consolidandosi di giorno in giorno, nella consapevolezza che intorno al nuovo programma che nasce c’è una nuova speranza che cresce, fra quei tanti cittadini che considero i veri protagonisti e i costanti interlocutori della mia candidatura».

Master per single in “Home Management”: seconda edizione 21/02/09


Uomini tutti di un pezzo – dal bancario al pensionato -, armati di scopa, intenti ad eseguire scrupolosamente esercizi di “home fitness” su base musicale, utili per tenersi in forma durante l’espletamento delle faccende domestiche; ragazze alle prese con la “stirologia applicata” per affrancarsi dalle ali materne; ragazzotti con ago e filo che si cimentano con la difficile arte del cucito per attaccare, finalmente da soli, i bottoni delle loro camice di tendenza. Tutti con un unico obiettivo: diventare dei perfetti casalinghi/e.
Il Master per single in “Home Management” ideato dalla Federcasalinghe Fvg, tenutosi lo scorso gennaio a Gonars e a Udine, è così piaciuto – e non solo ai single, ma anche a neo-coppie, nonne sprint, mariti un po’ maldestri e però dotati di tanta buona volontà – che per esaudire tutte le richieste la presidente regionale dell’associazione Lauretta Serafini ha dovuto organizzare una seconda edizione, in partenza a Udine sabato 21 febbraio presso la palestra Curves di viale Duodo dalle 14 alle 17, e al mattino (dalle 9.30 alle 12.30) anche a Moimacco, su richiesta dell’assessore comunale alla cultura Tecla Pontoni, presso il Centro Polifunzionale di Bottenicco. Un successo ogni oltre previsione, che ha richiamato anche l’attenzione delle tv nazionali, giunte con troupe da Roma per filmare l’originale corso “made in Friuli.”

Veneto: apre il passante di Mestre (con disagi)

Sarà inaugurato ed entrerà in funzione il famoso, quasi “mitico” Passante di Mestre, 2.153 giorni dopo la firma del decreto di nomina del commissario per la realizzazione dell’opera  e 1.520 giorni dopo l’inizio dei lavori (l’11 dicembre 2004). Per il taglio del nastro è atteso il premier Silvio Berlusconi, ma l’occasione porterà a Bonisiolo, località tra Venezia e Treviso dove si terrà la cerimonia, molte altre autorità. Oltre al presidente del Veneto Giancarlo Galan e all’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso sono annunciati il ministro dei trasporti Altero Matteoli e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Per il Friuli Venezia Giulia ci saranno il presidente Renzo Tondo e l’assessore ai trasporti e alle infrastrutture Riccardo Riccardi, che tra l’altro sono anche commissario e vicecommissario per la terza corsia della A4, oltre al vertice di Autovie Venete, il presidente Giorgio Santuz, l’ad Pietro Del Fabro e il direttore Enrico Razzini. Alle 11.30 è previsto l’arrivo di Berlusconi con l’inizio delle cerimonie, alle 14, come accennato, il passaggio della prima vettura.
L’opera. Costata circa 900 milioni la lunghezza complessiva del tracciato è di 32,3 chilometri con 8 tratti in galleria e la galleria più lunga è di 400 metri e quella più corta 60. Ci sono 4 viadotti per uno sviluppo complessivo di 1.515 metri, in corrispondenza dei caselli di Spinea e Preganziol, sulla ferrovia Mestre-Castelfranco e presso Salzano. Poi 14 attraversamenti fluviali con ponti a singola campata di luci tra 25 e 35 metri, 15 sovrappassi, 22 sottopassi.
La storia. Sono “solo” 32,3 chilometri d’asfalto, ma la loro realizzazione rappresenterà una svolta epocale nella viabilità autostradale. Il Passante di Mestre, infatti, collegherà direttamente i due tronconi della A4 attualmente divisi dalla tangenziale, un’arteria sulla quale transitano mediamente 150 mila veicoli al giorno, con punte di 170 mila, di cui il 30% è costituito da mezzi pesanti. Moltissimi automobilisti residenti nell’area metropolitana, inoltre, usa l’asse viario per spostarsi all’interno della città. Risultato? Il quasi collasso della tangenziale. Un collasso che l’apertura del Passante, un’autostrada a tre corsie più una corsia d’emergenza per senso di marcia, dovrebbe scongiurare.
Gli obiettivi. La sua realizzazione, infatti, porta al raggiungimento di tre obiettivi: la creazione di una viabilità autostradale alternativa alla tangenziale di Mestre; la separazione dei flussi di traffico di attraversamento da quelli afferenti il sistema urbano; il riordino del sistema autostradale e della viabilità ordinaria nell’area Padova-Treviso-Venezia.
Il percorso. La nuova tratta parte dal comune di Dolo e termina nel comune di Quarto d’Altino e collegherà il sistema autostradale della zona di Mestre tramite tre interconnessioni: con la A4 Milano-Venezia; con la A27 Mestre-Belluno e con la A4 Venezia-Trieste. Sei i caselli (tre vecchi e tre nuovi) operativi. Le tre vecchie barriere della A4 e della A27 saranno spostate nelle interconnessioni autostradali, in località Mirano, Mogliano Veneto e Quarto d’Altino, mentre i nuovi caselli intermedi saranno ubicati a Spinea, Martellago e Preganziol.
Gestione e tariffe. La gestione del Passante sarà curata dalla Cav (Concessioni Autostradali venete), una società mista Anas-Regione che prenderà in carico anche la Venezia-Padova. Per quanto riguarda le tariffe, sarà utilizzato l’isopedaggio, cioè la stessa tariffa per Passante e tangenziale (il pedaggio sarà, per le auto di 0,99 euro a chilometro, mentre per i mezzi pesanti di 1,15). La convenienza del Passante, rispetto alla tangenziale, sta nella sua efficienza, dato che ha tempi di percorrenza molto più bassi per la velocità più alta (130 chilometri l’ora, contro 80) e l’assenza di stazioni di pedaggio.
Problemi ancora aperti. Ci sono aspetti tecnici tuttora irrisolti e che potrebbero avere pesanti ricadute. Il più noto è l’imbuto che si creerà a Quarto d’Altino, dove il Passante si collega sulla Venezia-Trieste, tuttora a due corsie. A ciò si aggiungono parecchie altre questioni, dalla viabilità complementare alla mitigazione ambientale, ancora in buona parte non completamente definite e tantomeno finanziate, almeno a detta dei sindaci del territorio, fino all’uso e al futuro della tangenziale di Mestre che qualcuno vorrebbe interrare per cancellare la “ferita” urbanistica, anche se di fondi in proposito non se ne vedono.
Giovedì Galan ha annunciato: «Ho ricevuto una telefonata che attendevo da circa 4 anni. Precisamente alle ore 12.44 di oggi l’ingegner Silvano Vernizzi, Commissario per il Passante autostradale di Mestre, mi ha informato che i lavori dell’asse autostradale dello stesso Passante erano stati ultimati». Domani alle 14 il via alle auto

Carnia: Strazzaboschi scommette sulla montagna 06/02/09

antica fontanella a TolmezzoNell’ultima classifica sulla qualità della vita delle province italiane, vince, come ormai da anni, la piattaforma alpina, anche perché le montagne italiane producono il 17% del Pil, ospitano tra i più importanti distretti produttivi e concorrono a un segmento significativo del made in Italy culturale e ambientale. Dunque la modernizzazione non si ferma alle pendici delle montagne, che, grazie anche a spinte forme di autonomia, sanno spontaneamente fare un po’ di agricoltura, di turismo, di artigianato e industria. Uno sviluppo senza egemonia, che se ne ride della programmazione pubblica e che costringe le comunità locali a un continua alternanza fra senso di spaesamento e tentativi di rinserrare le file dell’identità collettiva.
Se frequentarne la natura è atto estetico, la montagna è però anche sfruttamento, frustrazione, alcol e abbandono. Ingiustizia. È tempo di restituirle l’acqua, la pietra, il legno, i muscoli e le menti che le sono stati sottratti. Comunitaria e collettivista per essenza, ci insegna l’umiltà, la forza che non ha bisogno di esibirsi, la generosità che dà più senso all’esistenza ed è più feconda della competizione. Infatti, la montagna rappresenta un giacimento inesplorato in termini di potenzialità di utilizzo delle risorse naturali presenti. Essa, in tempi di carestia di aria, terra e acqua, è una delle ultime risorse per salvare il mondo e le speranze dell’uomo. La montagna, spina dorsale dell’Italia, può tornare ad essere un grande valore per la nazione.
Anche una recentissima ricerca, a firma dell’Organizzazione internazionale del lavoro e dell’Agenzia Onu per l’ambiente, ha confermato che per uscire dalla crisi occorre imboccare la strada della riconversione ecologica della nostra economia. L’energia in prima fila, con un’industria delle fonti rinnovabili che avrà il primato nella crescita di occupazione qualificata. Subito dopo l’efficienza energetica applicata a edilizia, trasporti, industria di base e manifatturiera. E poi l’agricoltura, con forte crescita di quella biologica (per un terzo più labour-intensive) e il patrimonio boschivo, con la gestione sostenibile delle foreste secondo gli standard Pefc e Fsc.
Da noi, questo dovrebbe voler dire promuovere subito la sovranità energetica delle Comunità, mediante nuove forme associative per investimenti e gestione, affinché finalmente i residenti e le imprese della montagna ne traggano benefici diretti (oggi, a esempio, le centrali idroelettriche pubbliche non portano letteralmente nulla alla popolazione e avvantaggiano solo la burocrazia auto-referenziale, come Bim dimostra). L’innovazione tecnologica consente poi l’estensione del piccolo idroelettrico anche su ruscelli di scarsa pendenza e portata. E infine è forse ora di pensare all’introduzione di parchi eolici, come possibile destinazione delle sempre più vaste aree agro-forestali abbandonate.
Come tutte le cose, anche la montagna è senza futuro se priva dello sguardo e dell’immaginazione dell’uomo. Ma è anche una scommessa: non sarà quello antico, non deve essere quello urbano, il suo destino è anche il nostro. Forse saranno certe avanguardie cittadine a rivitalizzarla, assieme ai giovani di ogni età che sanno resistere. Per il bene delle persone e dell’ambiente, si sarà sempre più montanari per scelta.

Friuli: Luigi Conte annuncia che i medici non denunceranno gli extracomunitari clandestini in cura


L’emendamento della Lega nord approvato al Senato cancella la norma secondo cui il medico non deve denunciare lo straniero clandestino che si rivolge alle strutture sanitarie pubbliche. Le reazioni sono state immediate, anche dall’Ordine dei medici friulano. In particolare il presidente dell’ordine dei medici di Udine, Luigi Conte ha usato toni davvero duri: “Non diventeremo mai dei delatori, la medicina è un’altra cosa: deve restare libera e indipendente”, afferma Conte e per questo rassicura i dottori: “Saremo vicini e sosterremo tutti i medici che non denunceranno i clandestini”.  Esprime profonda preoccupazione Conte per un calo generalizzato del 30 per cento degli afflussi agli ambulatori dove si presentano proprio gli immigrati irregolari:”E’ un brutto segnale, perché si rischia di far allontanare gli immigrati e quindi di consegnarli a una sanità parallela e clandestina che sfugge completamente al controllo dei canali della medicina ufficiale che, sola, può monitorare continuamente lo stato di salute di tutta la comunità”. “Se i clandestini escono dal nostro controllo, e questo succederà dal momento che si presenteranno sempre meno irregolari negli ambulatori, per la paura di essere denunciati – aggiunge Conte – allora rischiamo di trovarci con tante mine vaganti che possono rappresentare una fonte di malattia per i nostri cittadini che finora non hanno conosciuto certe malattie”. “Lo ripetiamo forte e chiaro: noi non diventeremo mai né gendarmi né delatori”, ha ribadito Conte. “Anche se ci fosse il reato di clandestinità – asserisce Conte, che ricopre anche il ruolo di membro del Comitato Nazionale della Federazione degli Ordini dei medici – e anche se dovessimo per legge essere obbligati a denunciare e segnalare gli irregolari, noi ricorreremo alla clausola di coscienza prevista dal nostro Codice di deontologia dove si dice chiaramente che nessun medico può fare
qualcosa che sia contrario alla propria coscienza”.