Archivio mensile:Luglio 2009

Friuli: sagre a rischio an – alcolismo


Viene veramente da chiedersi "ma i nostri parlamentari a Roma, cosa fanno?" Dov’erano mentre il provvedimento Europeo veniva ratificato, cosa che ci mette nella bella situazione di mettere in piedi delle sagre o feste del tutto "analcoliche"?

Vino e birra banditi dalle sagre e dalle altre feste tradizionali organizzate su “suolo pubblico”. A cominciare da Friuli Doc. Non si tratta di uno scherzo, ma dell’ultima trovata dei legislatori. Quelli europei, in agguato contro i danni derivanti dal consumo di alcol. Il divieto, di portata devastante se si considera la miriade di iniziative già in programma su tutto il territorio, entrerà in vigore da mercoledì.

Da quel giorno, in altre parole, anche nella nostra regione non sarà più possibile vendere o somministrare bevande alcoliche su aree e spazi pubblici che non siano di pertinenza di ristoranti, bar e negozi. Qualche esempio, tanto per interderci. Nei chioschi e nelle bancarelle ambulanti, allestiti di volta in volta fuori dallo stadio, alle fiere paesane e nelle località di mare, il consumo di un panino, di un piatto di salsicce e polenta, di un frico e di altre specialità culinarie locali non potrà più essere accompagnato da un bicchiere di vino o di birra. Neppure uno. A meno, s’intende, di non portarselo direttamente da casa.

Stesso discorso per le tante e più o meno grandi manifestazioni organizzate da enti pubblici, associazioni sportive o di volontariato, ma anche enti religiosi e partiti politici. Comprese quelle caratterizzate proprio da un’impronta “enogastronomica”. Le più numerose, in una terra di vini come la nostra: da Friuli Doc ad Aria di Festa e da Itinerannia a La via dei sapori, senza contare l’infinità di sagre che, dall’inizio alla fine dell’estate, anima le serate dei paesi di tutta la regione, dal mare alla montagna.

Sulla carta, lo stop alla somministrazione di bevande alcoliche è atteso per mercoledì. Nei fatti, però, il provvedimento potrebbe diventare esecutivo soltanto in autunno, salvando in tal modo, almeno per quest’anno, tutti gli appuntamenti già in calendario. A ritardare l’entrata in vigore della legge comunitaria, la n. 88/2009 pensata e votata «per disincentivare la vendita illecita su aree pubbliche di bevande alcoliche e ridurne così i danni sull’o rganismo», potrebbero essere i tempi tecnici necessari a fare passare le correzioni al testo che il Parlamento italiano ha proposto, quasi in una corsa contro il tempo, dopo averla approvata a fine giugno in maniera evidentemente troppo frettolosa.

E, forse, dimenticando che la somministrazione di bevande alcoliche è già vietata per legge a chi non sia titolare di apposita licenza di pubblica sicurezza. Fino ad allora, comunque, il rischio è di rimanere paralizzati tra la certezza di una norma già passata, con tanto di divieti e relative sanzioni per i trasgressori (si va da 4 a 30 mila euro), e l’incertezza delle modifiche che tutti, dalle categorie degli esercenti (peraltro ulteriormente penalizzati visto il periodo di crisi economica) al popolo delle sagre, attende di vedere passare.



Friuli: sagre a rischio an – alcolismo


Viene veramente da chiedersi "ma i nostri parlamentari a Roma, cosa fanno?" Dov’erano mentre il provvedimento Europeo veniva ratificato, cosa che ci mette nella bella situazione di mettere in piedi delle sagre o feste del tutto "analcoliche"?

Vino e birra banditi dalle sagre e dalle altre feste tradizionali organizzate su “suolo pubblico”. A cominciare da Friuli Doc. Non si tratta di uno scherzo, ma dell’ultima trovata dei legislatori. Quelli europei, in agguato contro i danni derivanti dal consumo di alcol. Il divieto, di portata devastante se si considera la miriade di iniziative già in programma su tutto il territorio, entrerà in vigore da mercoledì.

Da quel giorno, in altre parole, anche nella nostra regione non sarà più possibile vendere o somministrare bevande alcoliche su aree e spazi pubblici che non siano di pertinenza di ristoranti, bar e negozi. Qualche esempio, tanto per interderci. Nei chioschi e nelle bancarelle ambulanti, allestiti di volta in volta fuori dallo stadio, alle fiere paesane e nelle località di mare, il consumo di un panino, di un piatto di salsicce e polenta, di un frico e di altre specialità culinarie locali non potrà più essere accompagnato da un bicchiere di vino o di birra. Neppure uno. A meno, s’intende, di non portarselo direttamente da casa.

Stesso discorso per le tante e più o meno grandi manifestazioni organizzate da enti pubblici, associazioni sportive o di volontariato, ma anche enti religiosi e partiti politici. Comprese quelle caratterizzate proprio da un’impronta “enogastronomica”. Le più numerose, in una terra di vini come la nostra: da Friuli Doc ad Aria di Festa e da Itinerannia a La via dei sapori, senza contare l’infinità di sagre che, dall’inizio alla fine dell’estate, anima le serate dei paesi di tutta la regione, dal mare alla montagna.

Sulla carta, lo stop alla somministrazione di bevande alcoliche è atteso per mercoledì. Nei fatti, però, il provvedimento potrebbe diventare esecutivo soltanto in autunno, salvando in tal modo, almeno per quest’anno, tutti gli appuntamenti già in calendario. A ritardare l’entrata in vigore della legge comunitaria, la n. 88/2009 pensata e votata «per disincentivare la vendita illecita su aree pubbliche di bevande alcoliche e ridurne così i danni sull’o rganismo», potrebbero essere i tempi tecnici necessari a fare passare le correzioni al testo che il Parlamento italiano ha proposto, quasi in una corsa contro il tempo, dopo averla approvata a fine giugno in maniera evidentemente troppo frettolosa.

E, forse, dimenticando che la somministrazione di bevande alcoliche è già vietata per legge a chi non sia titolare di apposita licenza di pubblica sicurezza. Fino ad allora, comunque, il rischio è di rimanere paralizzati tra la certezza di una norma già passata, con tanto di divieti e relative sanzioni per i trasgressori (si va da 4 a 30 mila euro), e l’incertezza delle modifiche che tutti, dalle categorie degli esercenti (peraltro ulteriormente penalizzati visto il periodo di crisi economica) al popolo delle sagre, attende di vedere passare.



Friuli: sagre a rischio an – alcolismo


Viene veramente da chiedersi "ma i nostri parlamentari a Roma, cosa fanno?" Dov’erano mentre il provvedimento Europeo veniva ratificato, cosa che ci mette nella bella situazione di mettere in piedi delle sagre o feste del tutto "analcoliche"?

Vino e birra banditi dalle sagre e dalle altre feste tradizionali organizzate su “suolo pubblico”. A cominciare da Friuli Doc. Non si tratta di uno scherzo, ma dell’ultima trovata dei legislatori. Quelli europei, in agguato contro i danni derivanti dal consumo di alcol. Il divieto, di portata devastante se si considera la miriade di iniziative già in programma su tutto il territorio, entrerà in vigore da mercoledì.

Da quel giorno, in altre parole, anche nella nostra regione non sarà più possibile vendere o somministrare bevande alcoliche su aree e spazi pubblici che non siano di pertinenza di ristoranti, bar e negozi. Qualche esempio, tanto per interderci. Nei chioschi e nelle bancarelle ambulanti, allestiti di volta in volta fuori dallo stadio, alle fiere paesane e nelle località di mare, il consumo di un panino, di un piatto di salsicce e polenta, di un frico e di altre specialità culinarie locali non potrà più essere accompagnato da un bicchiere di vino o di birra. Neppure uno. A meno, s’intende, di non portarselo direttamente da casa.

Stesso discorso per le tante e più o meno grandi manifestazioni organizzate da enti pubblici, associazioni sportive o di volontariato, ma anche enti religiosi e partiti politici. Comprese quelle caratterizzate proprio da un’impronta “enogastronomica”. Le più numerose, in una terra di vini come la nostra: da Friuli Doc ad Aria di Festa e da Itinerannia a La via dei sapori, senza contare l’infinità di sagre che, dall’inizio alla fine dell’estate, anima le serate dei paesi di tutta la regione, dal mare alla montagna.

Sulla carta, lo stop alla somministrazione di bevande alcoliche è atteso per mercoledì. Nei fatti, però, il provvedimento potrebbe diventare esecutivo soltanto in autunno, salvando in tal modo, almeno per quest’anno, tutti gli appuntamenti già in calendario. A ritardare l’entrata in vigore della legge comunitaria, la n. 88/2009 pensata e votata «per disincentivare la vendita illecita su aree pubbliche di bevande alcoliche e ridurne così i danni sull’o rganismo», potrebbero essere i tempi tecnici necessari a fare passare le correzioni al testo che il Parlamento italiano ha proposto, quasi in una corsa contro il tempo, dopo averla approvata a fine giugno in maniera evidentemente troppo frettolosa.

E, forse, dimenticando che la somministrazione di bevande alcoliche è già vietata per legge a chi non sia titolare di apposita licenza di pubblica sicurezza. Fino ad allora, comunque, il rischio è di rimanere paralizzati tra la certezza di una norma già passata, con tanto di divieti e relative sanzioni per i trasgressori (si va da 4 a 30 mila euro), e l’incertezza delle modifiche che tutti, dalle categorie degli esercenti (peraltro ulteriormente penalizzati visto il periodo di crisi economica) al popolo delle sagre, attende di vedere passare.



Udine: l’Università tra gli atenei virtuosi

Era nell’aria da tempo, ma adesso che i numeri lo dicono nero su bianco, sarà dura per l’UniTS dare delle valide spiegazioni; per il momento si limitano a dire che la graduatoria non è definitiva e su quella definitiva le cose cambieranno. Sarà, ma per ora l’UniUD se la gode alla grande!

La qualità della ricerca e della didattica lanciano l’Università di Udine al nono posto nella classifica degli atenei più virtuosi d’Italia e le valgono circa 1,5 milioni di euro in più di finanziamento pubblico rispetto al 2008. La graduatoria è di quelle che valgano, perché a stilarla è stato il ministero dell’Università e della ricerca per ripartire in base ad essa il 7%, pari a 525 milioni, del Fondo di finanziamento ordinario, la prima fonte di sostentamento degli atenei. Nel particolare, due terzi di questo fondo sono stati assegnati per meriti derivanti dalla ricerca, un terzo per quelli provenienti dalla didattica. Un grande merito ce l’ha anche il senatore leghista Mario Pittoni, che in Commissione cultura al Senato si era battuto per l’inserimento dell’articolo di legge che prevede quell’importanyte 7%.
      In Italia è la prima volta che il ministero distribuisce una parte dei fondi destinati alle Università con nuovi criteri di valutazione della qualità e l’ateneo friulano porta subito la regione nella top ten. Complessivamente 27 i promossi, altrettanti i bocciati, quelli cioè che riceveranno soldi in meno. Tre i “sospesi”, tra cui l’Università di Trieste, in attesa della presentazione di un piano di risanamento del bilancio.
      «Se ci valutano per i risultati, siamo sempre positivi e si rende giustizia a tutta la nostra comunità scientifica», è il primo commento del rettore di Udine, Cristiana Compagno, costretta nel suo primo anno di rettorato a scelte dolorosissime, affrontate con un “piano di risanamento” severo per far fronte ai tagli indiscriminati prospettati dal Governo.
      «Quando si parla di atenei "virtuosi" come in questo caso – aggiunge –, il riferimento va generalmente ai risultati ottenuti rispetto alle risorse disponibili. È quindi evidente che noi, cronicamente sotto finanziati, per raggiungere questi livelli abbiamo impiegato le risorse disponibili più che bene».
      Il provvedimento, firmato oggi dal ministro Gelmini, sarà pubblicato ufficialmente la prossima settimana, ma a Udine si sono già fatti un po’ di conti e quel 1,95% in più di fondi decretato dal ministero «secondo le nostre previsioni vuol dire 1,5 milioni di euro in più rispetto al 2008 e quindi rispettare pienamente le previsioni di bilancio», puntualizza Compagno, che ricorda anche il finanziamento di 750mila euro ottenuto la scorsa settimana per la Programmazione triennale.
      La piena soddisfazione per questo primo importante passo, però, rafforza gli auspici per quelli che Udine ritiene debbano seguire e sono due. Il primo è che «il ministero passi presto a distribuire per meriti fino al 30% del Ffo, e lo faccia entro il 2011, come ha assicurato la Gelmini – sottolinea il rettore -. In secondo luogo chiedo con forza che si affianchi a ciò il processo di riequilibrio, quello che ci consenta di uscire dal nostro storico sottofinanziamento e di competere ad armi pari».

Friuli: il governo paventa il commissario sull’elettrodotto Udine ovest-Redipuglia

dal MV di oggi

C’è l’ombra del commissario sull’elettrodotto Udine ovest-Redipuglia. Che significa: il governo ritiene l’opera prioritaria e quindi decide di accelerare la sua realizzazione. Perchè il commissario avrebbe in capo a sè diversi poteri, rendendo certi i tempi e bypassando alcune procedure (come già accade con il commissario Tondo sui lavori per la terza corsia dell'autostrada).
L’ipotesi-commissario arriva dagli ambienti parlamentari, secondo i quali 11 commissariamenti per altrettante infrastrutture strategiche in Italia, sarebbero stati inseriti nella bozza dello schema di attuazione dell’articolo 4 del decreto anticrisi, decreto che dovrebbe passare al voto della Camera martedì, dopo la fiducia sul maxi-emendamento prevista oggi.
Le opere commissariate sarebbero sei elettrodotti, quattro impianti eolici e una centrale a carbone. Ma il provvedimento non piace al ministro all’Ambiente Stefania Prestigiacomo, mentre l’assessore Fvg all’energia Riccardo Riccardi è cauto.
Il ministro, infatti, ha protestato perchè con questa norma verrebbero meno alcuni poteri del suo ministero. E l’ha definita «deleteria per l’ambiente e per i cittadini». Riccardi, invece, attende di leggere il documento. «Ho appreso che c’è una bozza di regolamento – argomenta l’assessore – e che vengono ipotizzati alcuni commissariamenti, ma la notizia va approfondita e compresa nei dettagli. Nell’eventualità che la bozza divenga regolamento, bisognerà capire quali saranno gli effettivi poteri del commissario». Riccardi, però, non ha dubbi: «Se il Governo intende intraprendere un percorso del genere, ritiene che le opere indicate siano urgenti e prioritarie – spiega l’assessore regionale –, per mettere in sicurezza la rete elettrica che oggi presenta delle criticità».
L’elettrodotto, che interessa 32 comuni tra Udine e Gorizia per 39 km, è un’infrastruttura al centro di diverse polemiche. Alcune municiaplità si oppongono alla realizzazione, altre vorrebbero fosse interrato e non aereo, come invece prevede Terna. Alla Regione, che non ha ancora deciso, spetterebbe l’ultima parola, messa nero su bianco nell’intesa da sottoscrivere con il ministero. “Spetterebbe”, perchè il commissario potrebbe avere il potere dell’ultima parola. «Mi auguro – conclude Riccardi – che il definitivo atto d’intesa non faccia parte delle deroghe all’eventuale commissario».
Le indiscrezioni dicono che i sei elettrodotti, tutti progettato dalla Terna, andrebbero a due diversi commissari, tre a testa. Al terzo commissario, invece, sarebbero affidate la trasformazione a carbone della centrale di Rossano Calabro dell’Enel e la realizzazione di quattro impianti eolici.
La nomina spetta al Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dello Sviluppo economico

Carnia: lettera aperta a Tondo di Giovanni Battista Nassivera 24/07/2009

Lettere a Tondo di GIOVANNI BATTISTA NASSIVERA*

Caro Renzo, l’amicizia che da tanti anni ci fa conoscere mi ha spinto, e senza tanti preamboli e formalità, a scriverti pubblicamente questa nota, che si riferisce al tuo convincimento sull’attuale inutilità delle Comunità montane, tutto ciò contrariamente ai propositi esternati per tanti anni di militanza socialista, partito politico sostenitore dell’autonomia amministrativa dei territori montani . Ti dirò subito che non sono affatto convinto che sia farina del tuo sacco, è evidente che la tua posizione debba anche “soffrire” imposizioni di altri, Lega in primis, e ciò per mantenere immutato il “quadro regionale”; così però facendo perdi del tuo “carisma”. La Lega, forza politica tesa verso il decentramento e l’autonomia amministrativa, oggi assume stranamente questa posizione, dovuta, a mio avviso, solamente al fatto che il suo segretario regionale è l’onorevole Fontanini, attuale presidente della Provincia di Udine. Tutto ciò appare in netta contraddizione con i “predicati leghisti”, dunque operazione che si presenta solamente come una pretesa del tutto personale, un capriccio che porterà in un immediato futuro la Provincia a gestire i beni della Comunità, patrimonio ricadente su terreni comunali. Ulteriore furto ai Comuni. Alla luce di tanto, e a mio avviso, dovrai assumere e far valere le tue capacità politiche respingendo certi ricatti a danno della montagna. Veniamo dunque al nocciolo del problema, ma prima consentimi di fare una breve premessa. La regione conta 1.200.000 abitanti, con quattro province, e il suo territorio è prevalentemente montano. Alla luce di questa realtà, da sciogliere sarebbero le Province e non mai le Comunità montane, considerato che a questi territori vengono universalmente riconosciute necessità ed esigenze particolari alquanto diverse dalle restanti parti del territorio.
Caro Renzo, ben sai che la permanenza dell’uomo in montagna è garanzia per la restante parte del territorio. Impegnarsi in questo è fondamentale e fra le priorità. Chiudo questa premessa, che porta ragioni che ben conosci e di cui tanto in passato abbiamo parlato, discusso e sostenuto da attivi socialisti.
Mi trovi con te quando sostieni che l’autonomia amministrativa oggi ha esigenze diverse, sono ormai superati vari aspetti che portano il senatore Gortani a chiedere la Comunità carnica, così come sono superati alcuni princìpi indicativi nella legge 1102/71 del compagno senatore Lepre, ma non certamente per questo ci si può permettere di buttare l’acqua dalla catinella con il bimbo dentro – che rappresenta l’autonomia –: questo ce lo insegnarono anche Loris Fortuna ed Enzo Moro. Mi trovi pure con te quando sostieni che la struttura va cambiata, non certamente con le Comunità di vallata, così si moltiplicherebbero gli enti e i costi. Le Comunità montane vanno fatte funzionare e vanno riviste territorialmente: non sarà mica montagna il Carso?
La nomina diretta di suoi amministratori è un passaggio importante, aggiungere competenza per una ripresa sostenibile e credibile, utilizzando correttamente il proprio ambiente. Con tale scelta resteranno alle zone montane i beni, i capannoni e le centraline che nel corso di questi anni sono stati realizzati e che oggi rappresentano benefìci anche economici portatori di nuove iniziative e di un migliore avvenire.
Diversamente, dopo averci “rubato” le acque, compresa quella da bere, ci “esproprierete” anche dell’autonomia, così al montanaro resteranno solo i sassi da gestire.
Che tristezza.
Caro Renzo, dimostra il tuo orgoglio di montanaro.
Mandi.
*consigliere comunale e già sindaco di Forni di Sotto

Glesie Furlane: in risposta alle polemiche

Riporto alcuni link delle recenti polemiche cui il gruppo "Glesie Furlane" attivo su Facebook e sul web ha recentemente voluto rispondere e cui (causa ferie) seguiamo l’evolversi a posteriori. Per leggere gli articoli in Marilenghe già pubblicati seguite il link http://www.lapatriedalfriul.org/?p=1914 oppure scaricate il documento in pdf relativo al dizionerio bilinguale a questo indirizzo http://glesiefurlane.org/pdf/aquilee_dizionari_09.pdf 

Rive d’arcano: ecco i 4 vincitori del “Merit furlan”.

Giovanni Melchior dal MV di oggi

Giovanni Centazzo, don Giuseppe Carniello, Giancarlo Ottogalli e Adriano Degano: sono loro i vincitori della 26ª edizione del premio “Merit furlan”. Questa la decisione della commissione che si è riunita sotto la presidenza di Domenico Zannier nel castello di Colloredo di Monte Albano . Il premio viene conferito a persone meritevoli, in alto grado, per essersi distinte nel campo del lavoro e delle attività professionali, della scienza, della cultura friulana, dello sport e della solisarietà nelle multiforme attività umane. Il premio gode del patrocinio della Regione Fvg, della Provincia, della Comunità Collinare, del Comune di Rive d’Arcano e del Messaggero Veneto, e sarà consegnato nel castello d’Arcano sabato 8 agosto.
La commissione, fra le segnalazioni pervenute, ha tenuto conto del luogo di residenza dei segnalati e delle loro professioni e attività.
Giovanni Centazzo, nato a Maniago nel 1942, vive a Cordenonons. È considerato tra gli artisti veneti che hanno più segnato gli ultimi decenni del secolo scorso. A partire dal 1972, quando ha vinto il primo premio al I° Concorso Internazionale di pittura a Pordenone, è stato stimolato a partecipare a concorsi nazionali e internazionali, e alla fine degli anni ’80 aveva collezionato più di 300 premi, 25 dei quali primo assoluto.
Don Giuseppe Carniello – nato a Remanzacco nel 1942, da 40 anni in Carnia, pievano a Gorto e parroco di Rigolato e Mione – fa parte del gruppo ecclesiale “Glesie Furlane”. Don Giuseppe oltre all’impegno pastorale affidatogli, è un appassionato ricervatore della musica dei canti “Patriarchini Aquileiesi” dei quali ha dato alle stampe un libro e inciso cassette e un CD di questa musica legata ul Rito del Patriarcato di Aquileia.
Giancarlo Ottogalli, nato nel 1938 ad Aquileia, Generale in pensione dopo una carriera militare iniziata nel 1961 all’Accademoa di Modena e poi alla Scuola di Applicazione di Torino, nel 1963 è uscito con la nomina di tenente del Genio e ha seguito la carriera fino al grado di Generale. Nel 1989 è al comando della Brigata Meccanizzata “Gorizia”, nel 1997 Sotto Capo di Servizio della Difesa, e dal 2001 al 2003 è stato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, poi nella Riserva. Sotto il suo comando sono state avviate le missioni di pace in Afganista e Irak. Medaglia di bronzo per gli interventi in Friuli nel terremoto, Premio “Giovanni da Udine” consegnato dal Presidente della Repubblica.
Adriano Degano, nato nel 1920 a Povoletto, laureato in lettere all’Università di Urbino. Nel 1945/46 è stato segretario del comitato di Liberazione di Povoletto e presidente della commissione per la Costruzione dell’Asilo Infantile nel centro del paese, dopo trasformato in municipio e scuola media. È membro del comitato consultivo Cee di Bruxelles. Ha trattato e stipulato numerose convenzioni sulla previdenza in favore degli emigranti italiani all’estero. Da 40 anni è presidente del Fogolar Furlan di Roma, è consigliere di Friuli Nel Mondo e della Filologica Friulana. Ha ideato e organizzato 8 edizioni del Premio “Giovanni da Udine”, consegnato in Quirinale con il Presidente della Repubblica. È insignito di una dozzina di onorificenze fra le quali Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana.