Archivio mensile:Marzo 2013

Tarvisio: nuova neve sulle piste per il gran finale di Pasquetta, Sella Nevea aperta fino al 21 Aprile

di Giancarlo Martina.

Tanta neve in tutti i poli turistici del Friuli, ma il maltempo non ha favorito l’afflusso degli sciatori durante la settimana santa. Comunque è annunciato il sole per domani, giorno in cui calerà il sipario, accompagnato da tutta una serie di eventi festosi molto accattivanti, sulla stagione invernale, tranne che per Sella Nevea dove si scierà fino a domenica 21 aprile e per la val Saisera, in comune di Malborghetto, dove lo sci di fondo si potrà praticare, sui 18 chilometri di piste curate per i fine settimana, fino al 14 aprile. È stata, comunque, una settimana di buon costrutto, sia per coronare alla grande un’annata particolarmente favorevole alla pratica dello sci sia per evidenziare le potenzialità dei demani sciabili che si sono presentati alla primavera con la veste migliore. A Sella Nevea, dove l’altro giorno altri 40 centimetri di neve fresca hanno incrementato il manto bianco sulle pendici del Canin, c’è un bel gruppo di cechi ospiti dell’hotel Canin e una ventina di polacchi è attesa per domani. «Il tempo non è stato il massimo questa settimana – afferma il titolare Leo Lenardini – tuttavia stiamo chiudendo una stagione di belle soddisfazioni riguardo alle presenze che hanno segnato un incremento attorno al 20-30%». La località più innevata del Friuli è anche la prescelta degli ospiti delle località slovene di Bovec e di Kranjska Gora, che appunto incrementano le presenze sulle piste in questi giorni. Una clientela, questa, che si riversa anche sulle piste di Tarvisio, in particolare sulla Di Prampero che dal Lussari scende a Camporosso. Anche in Valcanale, però, neve e pioggia hanno influito sull’affluenza ai campi di sci che non è stata clamorosa, dove, comunque, ieri c’era un movimento soddisfacente anche in quota, al Lussari-Florianca e anche al parco giochi dei bambini. «Le presenze alberghiere in questi giorni, a causa del meteo sfavorevole, sono per lo più dovute alla clientela affezionata – ci ha segnalato Gianni De Cillia del Valle Verde –, ma sicuramente per noi è una Pasqua sugli sci di soddisfazione e ora siamo pronti per il gran finale di domani annunciato col sole e quindi, giornata favorevole anche ai pendolari dello sci». All’albergo Trieste ci dicono che anche se la pioggia ha disturbato, i turisti hanno gradito l’apertura degli impianti. Soddisfatti, poi, anche all’hotel Il Cervo: «Abbiamo occupato il 50% dei posti e indubbiamente il confronto con la Pasqua degli altri anni in cui non avevamo clientela – afferma Vito Anselmi – la dice lunga sulla positività della scelta di Promotur». E adesso la giornata di domani, Pasquetta, invita in tutti i poli del Tarvisiano – Sella Nevea, della Carnia, Zoncolan – Ravascletto, Forni di Sopra, Sauris e Forni Avoltri, come a Piancavallo, specie dove per il gran finale di stagione, come sullo Zoncolan o sul monte Florianca di Tarvisio, oppure al rifugio Gilberti di Sella Nevea, dove vengono proposte, anche musica e degustazioni di specialità culinarie. E a Piancavallo ci sarà anche tempo per la solidarietà: in programma, infatti, le sfide nel gigante parallelo per raccogliere fondi da destinare al servizio domiciliare pediatrico dell’ospedale di Pordenone.

Treppo Carnico: una frana distrugge la baita ciclamino

Foto e notizia ripresi da TelealtoBut.

Ecco com’era la baita prima dell’evento franoso.

 baita al ciclamino

La foto che vedete è stata scattata durante la notte in località ciclamino a Treppo Carnico, dove a causa della forte pioggia è franata una parte della montagna travolgendo la piccola baita, che durante l’estate era adibita a bar. La baita è stata sempre un punto di riferimento per le feste paesane e recentemente era stata ristrutturata, accogliendo turisti e ragazzi del paese per i momenti di festa. Gravi disagi anche agli abitanti di Treppo Carnico che sono rimasti senza energia elettrica già nella serata di ieri e per buona parte della notte. Ricordiamo che nella Val Pontaiba la corrente elettrica è assicurata dalla società elettrica Secab di Paluzza.

Tolmezzo: risparmi di carta e tagli dolorosi, l’editoriale di Roberto Pensa

di Roberto Pensa.
 Su richiesta di un nostro lettore riprendiamo questo editoriale dalla Vita Cattolica del 21 Marzo

Come le macerie che si cominciano a  stagliare nitide dentro al fumo denso che si dirada dopo un violento incendio, emerge ormai con dati di fatto e incontrovertibili l’incredibile errore di valutazione compiuto dal governo Monti con la decisione di sopprimere il Tribunale dì Tolmezzo.  L’incendio, in questo caso, è dovuto al fuoco della retorica sulla cosiddetta «spending review», vale a dire la riqualificazione della spesa pubblica con l’eliminazione delle voci inutili o inefficienti. Chissà perché, quando si tratta di «razionalìzzare», gli spreconi sono sempre i più piccoli e indifesi.
 
Ma bando alle discussioni di principio: ora a parlare sono i fatti.
 
Il sindaco dì Udine, Furio Honsell, ha preso carta e penna (come potete leggere nell’articolo in cronaca di Udine) per dire chiaramente all’Anci (l’Associazione dei comuni) che la scellerata decisione governativa costerà quest’anno al capoluogo friulano quasi un milione di euro in più, per creare le strutture necessarie a fare spazio agli uffici giudiziari fino ad ora ubicati in Carnia.
 
La cosa ancor più assurda è che il costo annuo del Tribunale di Tolmezzo negli ultimi tre esercizi si è attestato tra i 312 e i 348 mila euro. A Udine perciò si spenderà quest’anno il triplo.
 
Anzi di più, a ben vedere, perché l’affitto della sede ormai dismessa, a vantaggio del Palazzo di giustizia nuovo di zecca del capoluogo carnico, pesava per circa 150 mila euro l’anno.
 
Insomma, proprio un bel risultato: maggiori costi, forti disagi per la popolazione della Carnia e dell’Alto Friuli (che dovrà percorrere decine di chilometri, e nei casi peggiori più di 100) per prendere parte ad un processo o magari solamente per richiedere un certificato penale. E una zona di Udine, quella di largo Ospedale vecchio, già congestionata di auto parcheggiate e di traffico, ancora gravata di una nuova e considerevole utenza.
 
Speriamo che non siano tutti così  i «risparmi» previsti dal governo Monti nel bilancio dello Stato: in tal caso, la strada della bancarotta per l’Italia sarebbe spianata.
 
«Risparmi» di carta, fatti solo su un piano teorico – e nemmeno troppo approfondito -. Ma che poi si traducono in tagli veri sulla pelle della gente, quella che già soffre i disagi del vivere in montagna. 
 
E non è l’unico esempio. Sull’onda del libro «La Casta», la scure della Regione Friuli-V.G. si è abbattuta sulle Comunità montane, additate come la causa del dissesto italiano (in realtà, i loro bilanci sono una quota infinitesimale della spesa pubblica italiana).
 
Tant’è: sono state commissariate 4 anni fa, senza bene sapere come gestire le loro competenze. Tant’è: le Comunità montane sono ancora da liquidare realmente, ma le Unioni dei comuni montani che dovevano sostituirle non ci sono ancora, paralizzate da normative incomplete e contradditorie. E intanto lo sviluppo della montagna è fermo e i fondi europei vanno altrove.
 
La prossima tappa è quella delle Province: pressoché tutte le forze politiche predicano la loro soppressione. Il motivo: risparmiare. Nessuno si prende però la briga di spiegare ai cittadini che le loro competenze (uffici del lavoro, strade, ambiente…) andranno comunque esercitate, e il personale non si può mandare a casa. Quindi i risparmi sono scarsi e ipotetici, ma potrebbero essere addirittura inesistenti.
 
Il problema è che tutti questi ragionamenti sono fatti sulla carta, e nessuno si prende la briga di vedere veramente come vanno le cose e dove si verificano gli sprechi e i malfunzionamenti della macchina pubblica.
 
Però, almeno quando l’errore risulta in tutta la sua lampante chiarezza, si dovrebbe avere il coraggio di ammettere che si è sbagliato.
 
 E allora, caro premier Mario Monti, caro ministro Paola Severino, cosa aspettate a dare finalmente giustizia a Tolmezzo? Il trasferimento del tribunale a Udine non è ancora iniziato, e si può ancora evitare la figuraccia con la Carnia e il «salasso» per la città di Udine, dando finalmente ascolto alle buone ragioni degli avvocati del foro di Tolmezzo, dei sindaci, della popolazione.
 
È vero, il governo dimissionario non è nella pienezza dei suoi poteri. Ma l’ammettere e il porre rimedio ad un errore così grossolano, ancorché sia un fatto straordinario per i politici italiani, dovrebbe essere un dovere anche per un premier e un ministro in «ordinaria amministrazione».
 
 

Carnia: in carcere per traffico di sostanze dopanti il re della Carnia Classic

dal MV di oggi.

Il vincitore della Carnia Classic 2012 è finito in prigione assieme ad altri 5 persone (19 invece quelle indagate) coinvolto in un mega-traffico di sostanze dopanti in Toscana. La notizia ha scosso gli ambienti del ciclismo carnici dove Alfonso Falzarano, 35 anni di Monsummano Terme, è molto conosciuto proprio per il successo della due giorni di ciclismo carnica a fine agosto nella quale il ciclista amatore aveva tra l’altro domato a suon di grandi prestazioni le vette del Crostis e dello Zoncolan. E con grande trasparenza e passione per il ciclismo, quello vero senza la macchia del doping, la Carnia Bike di Tolmezzo, società che organizza la Carnia Classic, quest’anno in programma il prossimo 30 giugno, ha subito comunicato l’indagine. «Il Comitato Organizzatore esprime la propria amarezza nell’apprendere del recente arresto, insieme ad altre cinque persone, di Alfonso Fanzarano. Come si ricorderà, il 35enne di Monsummano Terme (Pistoia) era stato il trionfatore della Carnia Classic Crostis-Zoncolan del 2012, svoltasi su due giorni. Falzarano – continua la nota – aveva vinto anche la prima delle due tappe, che prevedeva l’ascesa dello Zoncolan». Questa la nota pubblicato sul proprio sito internet, documento accompagnato dalla pubblicazione degli articoli di cronaca pubblicati nei giorni scorsi in Toscana. Un’operazione che ha toccato anche Lazio, Campania, Basilicata, Puglia e Calabria. L’inchiesta dei carabinieri del Nas è partita dal rifiuto di un ciclista amatore di sottoporsi a un controllo antidoping, dopo aver partecipato alla gara del campionato cicloamatori. Quel suo no però ha destato più di un sospetto, così l’episodio è stato segnalato alla procura di Massa-Carrara. Era il 24 maggio del 2009. Il magistrato – nel frattempo trasferito a Genova – aveva visto giusto. Così l’altro giorno un centinaio di carabinieri su disposizione del gip Giuseppe Laghezza ha eseguito sei arresti (due domiciliari), dieci obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria, ventidue perquisizioni locali e personali. I magistrati hanno raccontato – insieme agli ufficiali dei Nas – l’indagine senza svelare i dettagli che devono ancora essere oggetto di provvedimenti. Nell’inchiesta, denominata Amateur, l’accusa per le 25 persone indagate è di associazione a delinquere dedita al traffico ed al commercio di sostanze vietate per doping (su tutte anabolizzanti ed Epo), ricettazione, assunzione di sostanze dopanti, esercizio abusivo della professione medica e truffa ai danni dello Stato.

Villa Santina: meno acqua e pesci, i pescatori sono in calo del 15%

di Tanja Ariis.

I pescatori della Carnia chiedono più acqua nei fiumi e torrenti della zona: il territorio sia escluso da qualsiasi nuova derivazione ad uso idroelettrico e la Regione vada con i piedi di piombo con le proroghe delle attuali concessioni in scadenza. Questo perché, hanno evidenziato domenica nell’assemblea del Centro Carnico Pescatori sportivi (include le 28 società locali), nei corsi d’acqua tra prese e sbarramenti c’è troppo poca acqua e con essa anche il pesce è sempre meno. E poi c’è la questione dell’immissione di trota marmorata al posto della trota fario. Così sempre meno pescatori rinnovano la licenza di pesca, con un calo lo scorso anno del 15%. Lo hanno fatto notare il presidente della società pescatori di Ampezzo, Eugenio Martinis, e con lui molti colleghi, come quelli della società di Priuso che hanno richiamato il documento del Coordinamento dei Comitati della montagna dove parla di ben 72 derivazioni per la produzione di energia oggi in Carnia: una comunale, 6 della Comunità montana, 10 del Sistema Secab, 16 di privati, 39 del sistema Edipower. Il prelievo delle acque è partito molti decenni fa e oggi, nonostante la recente legge sul minimo deflusso vitale, ancora troppo penalizzante per i corsi d’acqua carnici su cui incombono nuove richieste di centraline. E gli utili il più delle volte non restano in Carnia. I pescatori hanno espresso malcontento per la reintroduzione della marmorata: molti non la riconoscono come autoctona perché quasi non ricordano di averla vista in Carnia (dati la confermano però anche nel 1988), al contrario della fario che sentono invece come loro. Il problema, ha spiegato il biologo dell’Ente tutela Pesca Giuseppe Adriano Moro, è che lo Stato, recependo una direttiva comunitaria che chiedeva solo di preservare specie autoctone, si è spinto oltre vietando di introdurre nell’ambiente specie non autoctone e la fario esaminata in tanti anni in Carnia risulta tutta tedesca. Se ce n’era di autoctona, è forse stata soppiantata dalle immissioni con l’elicottero fino in quota di altra fario. Il presidente dell’Etp, Loris Saldan, ha detto che dalla marmorata non si tornerà indietro. Tuttavia un’équipe scientifica riesaminerà tutti i dati dell’ente, aperto anche a eventuali segnalazioni dei pescatori su eventuali fario autoctone (cioè ceppo mediterraneo). Allo stato la fario potrà essere reintrodotta solo nei bacini artificiali, per non incorrere in sanzioni di milioni di euro. A meno che non cambi la legge nazionale. Per la marmorata, che in diversi torrenti in Carnia non sopravvive, i pescatori chiedono venga almeno ridotta da 35 a 30 cm la misura per poterla pescare, visto che come confermato da Moro, non ci sono motivi scientifici per non concederlo. L’Etp prevede in Carnia l’immissione di 34 quintali di marmorata adulta di pronto pesca, ovviamente dove c’è abbastanza acqua.

Udine: geneticamente friulano, ecco come si rilancia il suino

di Maura Delle Case.

Il baratro in cui il suino friulano era stato gettato nel 2008, tagliato fuori dal circuito del prosciutto di Parma, è soltanto un brutto ricordo. Da quella batosta che rischiava d’essere fatale per l’intero comparto, la siunicultura regionale si è rialzata. Più forte che mai. Merito dell’intraprendenza degli allevatori che persa una partita ne hanno ingaggiata subito un’altra. Perso il Parma, hanno guardato al San Daniele, al crudo di casa nostra, che cinque anni fa assorbiva una quota a dir poco risibile dei suini allevati in regione. A distanza di un quinquennio, la situazione è profondamente cambiata: se nel 2008 le cosce prodotte in Fvg e destinate al distretto del San Daniele garantivano solo il 4% della produzione complessiva di prosciutto “nostrano”, oggi quella percentuale potenziale è del 18 vale a dire a circa, in valore assoluto, a 500 mila cosce sui 2,7 milioni di prosciutti di San Daniele prodotti nel 2012. Si tratta di un balzo in avanti considerevole. Quantitativo sì, ma anche qualitativo perché a monte di un quinquennio di lavoro il settore oggi ha un asso nella manica. Il suino geneticamente friulano. Grazie a un progetto unico in Italia, ideato, nel 2008, dagli allevatori in stretta sinergia con l’assessorato regionale all’agricoltura, il consorzio del prosciutto di San Daniele, l’Ineq e l’Università di Udine, è stato messo a punto un suino le cui caratteristiche, frutto dell’incrocio tra due razze entrambe italiane, sono l’ideale per la produzione del prosciutto Dop. A spiegarlo ieri, nella sede della Regione, tirando le fila dei primi cinque anni di lavoro, sono stati i protagonisti di quest’avventura a metà strada tra zootecnia e genetica, tra ricerca e pratica, tra Università e allevamenti. Un progetto che per i risultati ottenuti rappresenta un unicum in Italia e un esempio a livello europeo. «Ci hanno provato sia la Lombardia sia il Piemonte – ha rivendicato ieri con un pizzico di orgoglio il direttore del consorzio del prosciutto di San Daniele, Mario Cichetti –, ma ci siamo riusciti solo noi». Qualità Il valore aggiunto del suino geneticamente friulano? «Una coscia più pesante di circa 400/500 grammi, per circa un chilo in più a suino – ha spiegato ieri il professor Bruno Stefanon – e una carne che può contare sul 3% di grasso intramuscolare al posto del solito 1,8/2%, il che significa non tanto che aumenta l’apporto calorico (si parla di un solo punto percentuale in più) ma che la carne è maggiormente sapida e idonea alla trasformazione. Sono questi – ha affermato Stefanon – i due grandi successi del progetto». Il nome scientifico della ricerca è Suqualgen, acronimo che significa appunto suino qualificato geneticamente. Nell’arco di un quinquennio sono stati complessivamente 12 mila i capi seguiti, 5 mila in modo individuale, grazie a un microchip che assicura la completa tracciabilità di ogni animale dalla nascita alla macellazione. Il futuro «Abbiamo lavorato sulla genetica, sull’allevamento, sull’alimentazione, sul benessere animale e sui controlli – ha ricordato dal canto suo il vicepresidente dell’associazione allevatori del Fvg, Franco Baselli, rilanciando –: la sfida oggi è quella dell’ottenimento di un marchio, della sua commercializzazione e della sua maggiore produzione». Sfida che sembra ormai a portata di mano visto il via libera dell’Unione europea al marchio regionale Aqua (Agricultura, Qualità, Ambiente) , che potrà essere utilizzato anche per i prodotti suini non appena sarà approvato, tra gli altri, il disciplinare di produzione. «Essendo stato raggiunto l’obiettivo di conferire le cosce al San Daniele, il problema – ha aggiunto il responsabile del settore suinicolo per l’associazione di categoria, Sergio Zuccolo – è ora la valorizzazione della carcassa». Circuito San Daniele A oggi i suini geneticamente friulani, allevati, macellati in Fvg e destinati alla produzione del nostro prosciutto crudo sono 8 mila per circa 16 mila cosce, mentre 170 mila sono quelli destinati alla Dop che garantiscono circa l’8 per cento della materia prima per il San Daniele. Può sembrare un’inezia dal punto di vista numerico, ma non è così e l’assessore regionale all’agricoltura ieri ha tenuto a ribadirlo: «Oggi – ha detto Violino – consegniamo le basi per una produzione di altissima qualità e la consapevolezza agli allevatori di avere a disposizione una Ferrari». Fin dove si può arrivare? Se immaginare una produzione del San Daniele che si regga interamente sulla materia prima friulana non è pensabile, un obiettivo assai più a portata di mano è quello di aumentare la quota di suini geneticamente friulani per una resa qualitativa sempre maggiore, sia delle cosce destinate al prosciutto sia delle carcasse destinate ai prodotti trasformati.

Amaro: progetto Easy-Home, la domotica usa la luce per aiutare gli anziani

di Piero Cargnelutti.

Come avvicinare la tecnologia alle necessità pratiche della vita di ogni giorno, soprattutto quando si parla di utenti anziani? È una domanda a cui cerca di dare una risposta il progetto Easy-Home, presentato ieri nella sala multimediale di Agemont alla presenza del presidente dell’Agenzia Roberto Venturini, del direttore del polo tecnologico di Pordenone Franco Scolari, e Antonio Abramo dell’Univesità di Udine. Finanziato dalla Regione attraverso il bando europeo Por Fesr con il coinvolgimento di una decina di aziende e centri di ricerca regionali, Easyhome punta l’attenzione sullo sviluppo di sistemi domotici User-Friendly con il ricorso all’utilizzo di dispositivi di illuminazione efficienti ed intelligenti. In pratica, la luce come strumento facilmente utilizzabile da chi è più anziano, anche in caso di disabilità, per migliorare le sue condizioni di vita attraverso la domotica. Un esempio concreto è la lampada multifunzionale, «in grado – hanno detto Sara Padovani e Ivan Riolino di Plast-Optica Spa – di produrre una luce “funzionale” per le normali esigenze di vista, una luce “informativa” che ricorda per esempio scadenze come medicinali da assumere oppure elettrodomestici da spegnere e accendere, e perfino una luce “emozionale” in grado di venire incontro alle necessità dei bio-ritmi di vita. Il tutto utilizzando Led e onde convogliate che sfruttano le reti di casa, meno invasive». Il sistema comprende un computer, e un proiettore in grado di proiettare l’interfaccia su qualsiasi parete o mobile di casa: grazie ad un piccolo telecomando laser, l’utente può selezionare il menù proiettato. Tra le possibilità offerte dalla luce, anche l’utilizzo delle onde Uv-C fino a 264 nanometri che permettono addirittura la sanificazione di acqua, tessuti e superfici nell’elettrodomestico per garantire all’utente di vivere in un ambiente sano, ove le onde ultraviolette sono correttamente utilizzate per impedire la riproduzione dei batteri.

Tolmezzo: Aldo Rossi ospite alla “Festa della Patria del Friuli”

di Gino Grillo.

 Il capoluogo carnico festeggerà, il prossimo 3 aprile, la Festa della Patria del Friuli. Una iniziativa aperta a tutti proposta dalla Nuova Pro Loco Tolmezzo, Societât Filologjiche Furlane, Università della Terza Età della Carnia “Ladins dal Friûl”e Union Scritôrs Furlan. L’appuntamento è alle 18.30 all’albergo Roma, dove si parlerà di friulanità per ricordare la fondazione della “Patrie dal Friûl”. Per l’occasione sarà rievocato l’evento storico della fondazione il 3 aprile 1077 dello Stato Patriarcale friulano. Nel corso della serata si effettuerà la presentazione di libri in lingua friulana pubblicati nel corso del 2012. In particolare sarà anche l’occasione per commemorare Federico Morocutti, lo storico tolmezzino recentemente scomparso, che nel dicembre scorso a palazzo Frisacco ha presentato un volume sulla storia della città di Tolmezzo dal titolo “La Città di Tolmezzo” e che per volontà della famiglia, sarà consegnato, come da esplicita richiesta dello scomparso, a tutte le scuole medie della Carnia. La serata sarà rallegrata dagli intermezzi musicali a cura del cantautore Aldo Rossi e da un buffet per tutti alla fine.

Arta: Terme, il via alla stagione il 6 maggio terme ok con personale locale

Esperite le fasi burocratiche connesse con la gara d’appalto, che si sono concluse con l’aggiudicazione definitiva del contratto di affitto con il quale la Casa di cura Città di Udine spa andrà a gestire il complesso termale, è stata anche definita la data di apertura della stagione termale, che partirà il 6 maggio. Ferma restando l’attività di direzione sanitaria e organizzativa in capo alla Città di Udine, che applicherà al complesso termale il proprio sistema per la gestione della qualità, sarà impiegato personale locale, attingendo in primis agli elenchi di operatori che hanno già lavorato ad Arta Terme. «Grazie alla Regione è stato messo un altro importante tassello – commenta il presidente Renzo Tondo – per mantenere in Carnia l’offerta legata al benessere e alla cura della persona a livelli di eccellenza. Senza un’assunzione di responsabilità della Regione questo risultato non sarebbe stato possibile». «La nostra sfida – spiega Claudio Riccobon, ad del Città di Udine – è quella di contribuire, collaborando con i vari interlocutori istituzionali a partire dalla Regione, con il governatore Tondo e con i soggetti attivi sul territorio quali Promotur, al rilancio del comprensorio montano. Portiamo la nostra storia di imprenditori della sanità e dei servizi alla persona, una storia ormai radicata in Fvg ormai da 50 anni, con una forte esperienza in settori che saranno preziosi per il contesto nel quale andremo a operare, per esempio quello della riabilitazione, che può trarre dalla termalità benefici estremamente importanti. Posso già anticipare che sosterremo la riapertura stagionale con una solida azione di promozione dedicata ai singoli utenti, ai medici di famiglia, agli imprenditori turistici».

S. Giovanni al Natisone: ottima prova dello ASD Judo Club Tolmezzo al Criterium Giovanissimi

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Patrizia Miniggio
ASD Judo Club Tolmezzo

 
Domenica 24 marzo a S. Giovanni al Natisone (Ud) si è svolta la seconda prova del Criterium Giovanissimi gara per bambini dai sette agli undici anni. Noi ci siamo piazzati così: anno 2002 seconde Giorgia Biscosi e Alessia Rossi terzo posto  per Elisa De Giudici. Anno 2003 terzi Alyssa Tacus e Francesco Nait. Anno 2004 prima Gaia Mari, secondi Alessandro Marcolini, Ignazio Larcher, Luca Matteo Koropatiuk e Davide Chiapolino, terzi Miguel Serli e Ivan Crozzolo. Anno 2005 primi Francesco Pasqui, Lorenzo Urban e Paolo Mianulli, terzi Luca Ritossa e Richard Rainis.
Prossimo impegno lo stage di tre giorni organizzato dallo Skorpion Pordenone a Lignano e al quale partecipiamo con 31 atleti.