Archivio mensile:Aprile 2013

Trasaghis: X-Trim Triathlon torna a luglio con la distanza sprint


di Piero Cargnelutti.

Un X-Trim Triathlon “a portata di territorio”, in grado di coniugare le esigenze dello sport con la necessità di valorizzare anche dal punto di vista turistico la valle del Lago. La 3ª edizione, in programma i prossimi 20 e 21 luglio, è stata presentata al Palacus dell’università di Udine da Enrico Tion, Matteo Benedetto e Roberto Pravisano del Cus, alla presenza del preside della facoltà di Scienze motorie Guglielmo Antonutto, dell’assessore provinciale Mario Virgili e del vicesindaco di Gemona Roberto Revelant. Un’edizione, quella del prossimo luglio, pensata ancor di più in seno al progetto Città dello sport e del benstare orientato a coniugare turismo e sport, tanto è vero che l’X-Trim sul grande lago 2013 passerà da olimpico a sprint accorciando le distanze a nuoto, in bici e corsa in montagna per renderlo più accessibile a chi vi parteciperà, amatori compresi: «Abbiamo l’esigenza di lanciare un evento – ha detto Tion – e una versione più semplificata permetterà a più persone che magari vi hanno rinunciato nelle passate edizioni proprio per le difficoltà dei percorsi scelti». È solo una delle novità, perché quest’anno l’X-Trrim sarà una due-giorni, che inizierà sabato 20 con la 3ª tappa del campionato italiano di duathlon (5 chilometri di corsa, 30 in bicicletta e 5 di nuovo di corsa), il triathlon sprint X-Trim (750 metri di nuoto, 18 chilometri in bicicletta attorno al lago e di 5 corsa sul San Simeone), con l’ulteriore aggiunta del 1º duathlon kids mtb. ll week-end dell’X-Trim avrà in programma anche il pasta party serale nella zona della discoteca al lago e offerte sui prezzi: «Proporremo – ha spiegato ancora Tion – tariffe da 50 euro per la partecipazione a entrambe le gare e anche rimborsi fino a 10 euro a notte per chi deciderà di dormire nella zona; pure i pacchetti che offriremo proporranno specialità friulane, pensate in collaborazione con le Pro loco e i ristoratori della zona».

Carnia: Trofeo Carnia in Mtb anticipa il Giro d’Italia, il via il 05/05 con la salita a Cason di Lanza

 _Trofeo Carnia in Mtb 2 (foto Cella)

Foto Cella.

Con il “Trofeo Carnia in Mtb” sulle strade del Giro d’Italia.
La diciannovesima edizione della manifestazione organizzata dal settore Uisp dell’Asd Carnia Bike prenderà il via domenica 5 maggio con la salita da Paularo a Cason di Lanza, la stessa che percorreranno i “girini” il 14 maggio in occasione della tappa Cordenons-Altopiano del Montasio. «Sarà un antipasto del Giro – afferma Gianni Burba, responsabile dell’organizzazione del Trofeo – Offriremo perciò agli stradisti la possibilità di effettuare un’ascesa che si annuncia fra le più belle della corsa rosa, mentre i bikers effettueranno il giro delle malghe».
Tante le novità proposte dalla Carnia Bike, compresa la prima volta in Veneto: «Il 2 giugno andremo a Santo Stefano di Cadore – conferma Burba – Un modo per rendere partecipi dell’evento anche i bikers cadorini e comeliani».
E poi c’è la volontà di coinvolgere maggiormente le comunità che ospitano le dodici tappe previste: «Abbiamo cercato di creare percorsi più da Xc, aumentando i passaggi nei centri abitati, mi riferisco in particolare e Lauco e Preone, ma anche alternando maggiormente salite e discese», spiega Burba.
Confermatissime le tre ascese (Malga Pizzul, Crostis, Malga Pramosio) che assegneranno il “Memorial Mauro Doneddu”, mentre la tappa finale quest’anno si svolgerà nel rinnovato percorso di Ovaro. «Ci spostiamo dalla tradizionale sede di Invillino, località che spero di ritrovare nel 2014 – dice Burba – Lo stesso discorso vale per Enemonzo, più volte prova d’apertura del Trofeo».
Cinque le prove Giovani, destinate agli Under 13, che si terranno in occasione delle tappe di Mediis, Santo Stefano, Prato Carnico, Verzegnis e Moggio. «Abbiamo bisogno di forze fresche, oltre che di una maggior partecipazione femminile – conclude Burba – Il ricambio generazionale è fondamentale per la crescita dell’intero movimento».
Informazioni sulla manifestazione si possono trovare nel sito www.carniabike.it e sul gruppo Facebook del Trofeo Carnia in Mtb.

ASD CARNIA BIKE

Pontebba: la Regione ancora non decide su Pramollo

 

di Alessandro Cesare.

L’attesa era tanta. I pontebbani speravano che dall’ultima giunta regionale in programma domani arrivasse il via libera definitivo al progetto di sviluppo di Passo Pramollo. Invece dovranno ingoiare un altro rospo, l’ennesimo. La giunta infatti, come ha confermato ieri il presidente Renzo Tondo, non approverà alcuna delibera sulla pubblica utilità del progetto, operazione indispensabile per dare avvio alla gara europea e quindi all’iter per l’aggiudicazione dei lavori. Tondo non ha intenzione di gettare nel “calderone” elettorale un’iniziativa progettuale da 80 milioni di euro (tra risorse private e pubbliche di Fvg e Carinzia), che probabilmente avrebbe creato più mal di pancia che consensi, specialmente in Carnia e nel Tarvisiano. Anche se a Pontebba la delusione è grande, nulla è ancora compromesso. La fase tecnica infatti, dopo l’ok al progetto dato sia dalla commissione che dalla conferenza dei servizi, ha messo in evidenza come lo sviluppo del versante italiano di Passo Pramollo non solo sia sostenibile e realizzabile, ma soprattutto conforme ai parametri della pubblica utilità. Manca solo il via libera da parte della politica, con la palla che passa ormai nelle mani della prossima giunta regionale. Chiunque vinca si troverà la delibera di pubblica utilità del progetto già pronta per essere firmata, magari fin dalla prima riunione del nuovo esecutivo. Il primo cittadino di Pontebba, Isabella De Monte, non è sorpresa dalla decisione di Tondo. Non vuole fare polemiche, anzi, dalle sue parole, emerge una comprensione, pur non condivisa, della scelta fatta dal presidente della Regione. Quello che è mancato, a suo dire, è stato un po’ di coraggio da parte della giunta, che avrebbe potuto dare un segnale di speranza all’Alto Friuli. «Non ci sono motivazioni tecniche per stoppare il progetto – afferma De Monte – ma soltanto ragioni di tipo politico. Chiaro che ci sia un po’ di delusione per la mancata delibera, anche perché credo che piuttosto di fare un calcolo di tipo elettorale, il presidente Tondo avrebbe potuto lanciare un segnale anti-crisi dando impulso all’economia e avviando un’opera pubblica molto importante per il territorio. Due o tre settimane di attesa non cambiano di molto le cose – continua il sindaco – ma ribadisco che un segnare di fiducia, in questa fase, non avrebbe fatto male al nostro territorio». L’avvio del progetto proposto da Doppelmayr Italia Srl pare quindi essere solo rimandato solo di qualche settimana. Resta quindi valido l’obiettivo di aprire il cantiere entro la fine del 2015, mettendo così in funzione il nuovo impianto tra Pontebba e Nassfeld a fine 2016.

Friuli: i ragazzi e l’italiano “Kapizzato”, ma vivo e vegeto

 

di PAOLO PATUI

Prima o poi ti capita. Sei intento a spiegare un concetto importante, un passaggio della tua programmazione che ritieni fondamentale perché di certo e di sicuro rappresenta o rappresenterà un solido mattone nella costruzione del mondo futuro o per lo meno del futuro della vita dei tuoi allievi, quando uno di loro – sì proprio uno degli allievi tuoi, mica uno di un’altra classe – alza la mano candido e innocente per porti una domanda che ti mozza il fiato, ti toglie la parola, ti fa sgranare gli occhi. In genere la domanda è secca, precisa e senza subordinate. A volte senza senso. “Scusi prof, ma che voce del verbo è fu?” oppure “Con quante kappa si scrive cucchiaio?”. Tu spiegavi con precisa minuzia le varie cause della crisi dell’impero romano, provando ad alludere con sottigliezza a come le crisi epocali siano un passaggio obbligato di varie, e quindi anche della nostra società; tu stavi esercitando le loro menti in una sottile distinzione fra un complemento di fine e uno di scopo, e uno di loro si infila tra le tue parole con una domanda come quelle di cui sopra! Non inventate, credetemi. Vere. Dinanzi a simili richieste un prof vacilla: anche il più paziente e comprensivo, anche il più tollerante e disponibile; il fiato non arriva, il cervello si obnubila, la carotide ti si strozza in gola mentre diventi paonazzo e stai per urlare terribili invettive che (forse, ma forse anche no) trattieni a stento. E’ il momento in cui tutti i luoghi comuni ti si raggrumano nella testa e tutti i distinguo di questo mondo volano via come tanti pollini di primavera. E ti resta in testa solo una serie di frasi ovvie e banali, che hai sempre cercato di negare, ma che ora ti paiono sacrosante verità: gli studenti di oggi sono tutti ignoranti, non leggono e non scrivono, passano il tempo a giocare con i telefonini e a mandarsi messaggini idioti e per questo sono un’orda di barbarica inciviltà. Confesso che le avevo lì sulla punta della lingua, non ci fosse stato Stefano Bartezzaghi, giocoliere della parole, esperto di semiotica dell’enigma, ultimo ospite della stagione di LeggerMente. Incantato dalla levità con cui smonta e rimonte parole e significati, frasi e modi di dire, mi sono ricordato di una piccola cosa detta al pubblico pochi giorni fa. Che smontava appunto un luogo comune che vuole i nostri figli o nipoti alle prese con un italiano approssimativo e deturpato dal loro messaggiarsi frenetico attraverso Sms, Social Network e chi più ne ha più la smetta. Dinanzi al tentativo di demonizzare tali ordigni tecnologici e di renderli colpevoli dell’ignoranza dei nostri figli (con i quali poco parliamo e quindi poco usiamo la lingua), Bartezzaghi dal sorriso sottile ha ribaltato l’ovvietà, affermando che “così almeno i nostri figli scrivono”. E in effetti, solo qualche anno fa, terminato l’esame di maturità o ultimata la tesi di laurea un ragazzo non scriveva più scritti di nessun tipo (nemmeno amorosi, poiché démodé) per anni e anni. Adesso invece l’attività dello scrivere è tornata una pratica comune: telegrafica se vogliamo (per ciò che concerne gli Sms), spontaneistica e fragile per ciò che concerne FB, ma comunque si scrive e quindi si legge. Certo si scrive e si legge un italiano “Kappizzato”, abbreviato, in cui i suffissi strarigurgitano. Però se questo scrivere non rispetta sintassi od ortografia appare contrassegnato da una valenza espressiva primaria. Centuplicare le vocali in una lettera, eccedere in punti esclamativi, triplicare le z o le f, le k o le s, altro non è che il segno grafico di una volontà fortissima di far percepire al lettore la rabbia o la gioia, lo sconforto o l’emozione. Che poi è il senso primario della comunicazione orale e scritta. Stanno imbarbarendo la lingua? E’ probabile, ma almeno la mantengono viva. Così, sebbene sia un maniaco della correttezza linguistica, quando Gerry mi chiede in classe come mai “l’Estonia si scrive con apostrofo e la Lettonia no?”, faccio solo finta di scandalizzarmi e gli rispondo che con i tempi che corrono bisogna risparmiare anche sugli apostrofi!

Friuli: Università, De Toni – Pascolo – Sechi candidati per il dopo Compagno

di Giacomina Pellizzari

Il conto alla rovescia per l’elezione del nuovo rettore dell’ateneo friulano è iniziato. Al momento, l’unico candidato è il già preside della facoltà di Ingegneria, Alberto Felice De Toni, il professore che cinque anni fa arrivò al ballottaggio con il rettore, Cristiana Compagno. «Finora ho ricevuto solo la candidatura del professor De Toni» conferma il decano dell’università, Livio Clemente Piccinini, ricordando che il termine ultimo scade il 26 aprile, alle 12, e il 15 maggio dopo la prima votazione. Dopodomani, invece, alle 16.30, nelle aule A e B del polo scientifico dei Rizzi, si terrà l’assemblea del corpo elettorale durante la quale i candidati presenteranno i loro programmi. Come detto, finora l’unica candidatura ufficializzata è quella di De Toni, ma a questa potrebbe, il condizione è d’obbligo, aggiungersi quella di Paolo Pascolo, il direttore del Cirf che ha già annunciato di voler tentare la corsa verso palazzo Florio. Appare scontata anche la candidatura del prorettore, Leonardo Sechi, il professore di Medicina che, stando alla tradizione accademica, dovrebbe ricevere il testimone dal rettore uscente. Fino a pochi giorni fa Sechi era molto indeciso, la passione per la sua professione lo bloccava non poco, ma secondo indiscrezioni il rettore Compagno l’avrebbe convinto ad accettare la sfida. La possibile rosa dei candidati comprende anche i nomi di un altro professore di Medicina, Silvio Brusaferro, e dei già preside di Lingue e di Agraria, Antonella Riem e Roberto Pinton. Non è escluso, insomma, che nuove candidatura possano essere ufficializzate nel corso dell’assemblea o addirittura a maggio visto che dopo la prima votazione si apre un’ulteriore finestra. Il decano fa notare, però, che il regolamento prevede anche candidature di professori provenienti da altri atenei italiani. I giochi sono aperti e le riflessioni pure visto che i problemi sul tappeto sono diversi: dallo storico sottofinanziamento dell’ateneo friulano si passa ai continui tagli dei fondi statali e nonostante ciò alla necessità di aumentare la qualità e l’internazionalizzazione dei corsi per confermare i primati già conquistati. A tutto ciò va aggiunto il dibattito sulla necessità o meno di rafforzare l’alleanza con l’università di Trieste. In prima convocazione, le votazioni si svolgeranno l’8 maggio, in seconda il 23 maggio e in terza il 30 maggio, sempre dalle 9 alle 18. Il 5 giugno seguirà l’eventuale ballottaggio. Il rettore viene eletto tra i docenti ordinari con un numero di anni di servizio almeno pari alla durata del mandato prima del collocamento a riposo.

Tolmezzo: un boom di richieste per far legna a Prà Castello

di Tanja Ariis.
Passo dopo passo, con i cittadini che tagliano la legna nei lotti assegnati dal Comune, si sta riconquistando, dopo 50 anni, il prato di Prà Castello. Complice la crisi economica, c’è stato un boom di richieste da parte dei cittadini al Comune per tagliare legna da ardere nei terreni comunali. Si tratta di un contributo all’economia familiare di non poco conto con una media di 35- 40 quintali prelevati da ciascun assegnatario. «Dopo l’assegnazione da parte del Comune – spiega l’assessore comunale Valter Marcon, che con il collega Ivan Pascolo segue questi aspetti -, i primi tagli sono iniziati con la luna di settembre e ora, dopo la parentesi della neve, sta proseguendo. E in seguito delle assegnazioni fatte ai cittadini nei lotti comunali, anche i proprietari dei terreni limitrofi stanno provvedendo a pulire i loro ambiti. Segno che l’iniziativa è stata trainante e di ottimo esempio. Ci tengo a ringraziare i cittadini assegnatari di questi 12 lotti, che, tranne che in un caso, agiscono in maniera esemplare: puliscono i terreni e accatastano ordinatamente le ramaglie che poi saranno portate vie dal Servizio regionale montano. Un grande ringraziamento va alla nostra guardia boschiva per il suo lavoro nella riconquista del prato di Prà Castello, dopo 50 anni. È l’ambito verde e panoramico più importante della città, a due passi dal centro storico. L’amministrazione comunale crede molto nella sua valorizzazione». E quanto Prà Castello, resa ancora più interessante dagli scavi archeologici, possa acquisire un nuovo ruolo lo si percepisce anche dalla volontà di coinvolgerla in eventi importanti come la Festa Borgat. È l’idea della Nuova Pro loco, che vuole “storicizzare” sempre più la manifestazione. Intanto tra Prà Castello e Torre Picotta continuano anche gli importanti lavori di riqualificazione del Servizio montano manutenzioni di Tolmezzo che dopo lo scorso anno, da dieci giorni è di nuovo all’opera nell’area. Ai due addetti del servizio, all’ingegnere Andrea Bonanni e ai 6 detenuti impegnati nell’intervento che durerà due mesi va il ringraziamento di Marcon che spiega che grazie ad essi potrà essere svolta bene la sramatura e pulitura del sentiero e dell’ambito che sale in Torre Picotta, continuando poi con la pulizia, il prelievo delle ramaglie accatastate dagli assegnatari dei lotti per il taglio della legna in Prà Castello. Per la legna da ardere – riferisce Marcon – in futuro la volontà dell’amministrazione comunale è di continuare ad assegnare alle famiglie altri lotti che, esaurito l’ambito di Prà Castello, saranno individuati verso le prime pendici dello Strabut.

Friuli: bici sui sentieri dei monti, Ascat pronta al confronto

di Tanja Ariis.

L’Asca (associazione delle sezioni montane del Club alpino italiano che comprende le sezioni Cai di Forni Avoltri, Forni di Sopra, Moggio Udinese, Pontebba, Ravascletto, Tarvisio e Tolmezzo) si incontrerà a giorni, dopo la polemica scoppiata un mese fa, con le associazioni locali di appassionati di bicicletta per trovare un accordo sui percorsi da attraversare con le due ruote. L’atteggiamento di Asca, spiega Aulo Magrini, neopresidente dell’associazione, è di grande disponibilità. Tutelare non mummificare. «Nel territorio in cui operiamo – dice Magrini – dobbiamo pensare a tutelare la montagna, capendone allo stesso tempo anche i problemi economici. Le malghe vanno monticate e le bici sono una parte importante per il turismo. La questione delle biciclette sui sentieri si può risolvere: da parte nostra c’è la massima attenzione e disponibilità, a eccezione di quelli più critici. Poi con i Comuni saranno messe le apposite segnaletiche». Territorio. Contano 2 mila soci le sezioni organizzate in Asca che opera su tutte le Alpi Carniche e Giulie: ben 190 mila ettari, con circa 40 mila ettari di Sic (siti di interesse comunitario) e tutta la zona è Zps (zona di protezione speciale). C’è dentro il Parco delle Prealpi Giulie e il Parco delle Dolomiti friulane, ma anche 200 malghe, boschi, corsi d’acqua. «Abbiamo – dice Magrini – una massa di gravità e di peso per far conoscere, capire e pesare i problemi delle nostre Alpi sul Cai regionale e nazionale. Vogliamo contare di più». Si pensa anche a intensificare i rapporti con Slovenia, Carinzia e Veneto. Liberi e responsabili. «È il messaggio – dice Magrini – che noi vogliamo dare: andare in montagna infonde una meravigliosa sensazione di libertà, ma ci si deve andare ben attrezzati e preparati per non farsi male, bisogna essere cioè responsabili, come bisogna esserlo verso l’ambiente, rispettando una natura che è straordinaria. Bisogna tutelare, difendere e far conoscere il patrimonio naturale». I volontari del Cai. Qualche centinaio di km qui sono gestiti dai volontari del Cai che iniziano le manutenzioni in questo periodo. «A loro – afferma Magrini – bisogna essere assolutamente grati, perché rendono percorribili tanti sentieri. È un’attività intensissima». Ma quest’anno ancora non arrivano i contributi per le spese. Più giovani in montagna. In Austria l’età di chi frequenta la montagna è vertiginosamente più bassa che da noi: ci vanno fin da giovanissimi ed è fondamentale. L’Asca ha ora un corso per alpinismo giovanile con già una decina di iscritti ed è una novità importante. Partirà dalla basi: imparare a orientarsi in montagna, riconoscere animali e piante, andare per rifugi, accendere e spegnere un fuoco in sicurezza e tanto altro. Leggimontagna. Dopo il successo del 2012 per il secondo anno tornerà a settembre in abbinamento con la Festa della mela. Leggimontagna è alla 11^ edizione. «Quest’anno – dice Magrini, rivelando la novità per avvicinare più il pubblico all’evento – da metà agosto a settembre faremo girare i filmati di Leggimontagna nelle sezioni Cai perchè soci e turisti possano vederli e dire la loro, fermo restando il lavoro delle giurie», di cui faranno parte, per le opere letterarie e filmate, anche Gian Paolo Gri e Dante Spinotti. E ci sarà la seconda edizione della sezione audiovisivi riservata alle scuole.

Carnia: Forestale, ecco la prova che i cani uccidono i caprioli

di Gino Grillo.

Ennesimo episodio di predazione da parte di cani lasciati liberi e randagi nell’alta valle del But. Lo denuncia il direttore della riserva di caccia di Paluzza Guglielmo Salon. «Il ritrovamento di un capriolo attaccato dai cani è stato riscontrato lungo la strada, molto frequentata, che porta alla proprietà regionale di malga Pramosio». Le tracce lasciate sul luogo della predazione non lascerebbero dubbi sulla dinamica dell’accaduto e su chi lo avrebbe commesso. «Vi sono chiare tracce di inseguimento sulla neve da parte di un cane di media taglia». I caprioli – fa sapere il direttore della riserva – sono estremamente debilitati dall’inverno che è stato molto lungo e ha avuto copiose nevicate. «Devono essere lasciati tranquilli e assolutamente non devono avere incontri con cani lasciati liberi i quali avrebbero gioco facile a predarli o anche a farli correre, anche per poco, fino a finirli di stremare». Lasciare i cani liberi è vietato ed è punito dalla normativa vigente in materia. «Ricordo inoltre – accenna Salon – che la fauna è patrimonio indisponibile dello Stato e per essa la Provincia paga ogni anno soldoni per i danni causati dalla stessa e viceversa sarebbe corretto non fossero recati danni alla fauna: i responsabili e padroni dei cani dovrebbero pagare i danni». Altro problema è quello del primo verde a valle che fa migrare durante le ore notturnebranchi di cervi e caprioli i quali sono un pericolo per gli automobilisti, ma sono anche soggetti ad atti di bracconaggio per i quali il corpo forestale, la polizia provinciale e carabinieri sono già stati allertati dando la massima disponibilità per servizi mirati.

Faedis: l’ultimo mandi a Marino Fiorito, uno dei fondatori dei “Popovic Folk”

di  m.r.

E’ scomparso, per l’aggravarsi di un male rivelatosi senza speranze, a 62 anni, Marino Fiorito. Era uno dei fondatori del complesso I Popovic Folk, che per quarant’anni ha animato i momenti gioiosi del territorio pedemontano e collinare. Il complesso, che era rimasto in attività fino al 2010, Fiorito l’aveva fondato nel 1970 assieme a Renzo Qualizza, Giacomo (Mino) e Luigi Cavallo di Faedis, e Pietro Nimis di Nimis. Si era poi aggiunto Marco Cudicio. I ricordi di tutti sono quelli di momenti gioiosi, «Marino suonava la batteria –ricorda Pascolon – in tanti anni abbiamo girato tutto il Friuli e siamo stati anche in Svizzera, Belgio e Lussemburgo. Lo ricordo come una brava persona, solare. Era di Faedis ma frequentava anche Nimis dove aveva tanti amici». Fiorito, dopo aver lavorato come capocantiere nell’azienda Macor e poi come impiegato al Deganutti di Udine, era in pensione da tre anni. Sposato con Mara, aveva una figlia, Erica, che l’aveva reso nonno di un nipotino. I funerali oggi, nella parrocchiale di Faedis

Friuli: Regioni a statuto speciale fuori dalla norma per il pagamento dei debiti scaduti

di Alessandro Cesare.

«Una decisione inaccettabile». Così l’onorevole Sandra Savino commenta l’esclusione delle Regioni a statuto speciale, e in particolare dei Comuni e delle Province di questi territori, dalle previsioni dell’articolo 1 del decreto legge 35/2013 in materia di pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, di riequilibrio finanziario degli enti territoriali e di versamento di tributi degli enti locali. «Tanto più inaccettabile – prosegue Savino – tenuto conto che proprio mentre gli uffici del ministero dell’Economia stavano redigendo il testo del decreto, il presidente del Fvg Renzo Tondo stava proseguendo nell’azione di rivendicazione di maggiori spazi finanziari per il sistema pubblico regionale e locale del Friuli Venezia Giulia con il ministro Grilli e i suoi uffici. Intendo rivendicare quantomeno equità nella distribuzione dei 5 mila milioni di euro messi a disposizione da quest’articolo – continua la deputata triestina – oltre al rispetto della specialità e delle particolari caratteristiche finanziarie del sistema virtuoso costituito dalla Regione e dai suoi enti locali». L’impasse, infatti, è provocata dall’eccessivo rigore messo in campo dal Fvg nel 2012, i cui enti locali, per non appesantire le imprese, già provate dalle regole del Patto di stabilità, hanno preferito non emettere fatture per i lavori pubblici già compiuti o in fase di avanzamento. In questo modo, poiché Comuni e Province non possono utilizzare le risorse in loro possesso per i pagamenti, hanno evitato alle aziende il versamento dell’Iva per incassi non conseguiti. Un rigore che, come accennato, rischia di lasciar fuori il Fvg dagli spazi di spesa possibili previsti dal decreto legge licenziato dal governo Monti per far fronte al monte debiti maturato dalle pubbliche amministrazioni con le imprese. Della questione si sta occupando da tempo anche l’Anci del Fvg, con il suo presidente Mario Pezzetta che ha già convocato per lunedì mattina i parlamentari della regione. «Serve un emendamento in sede di riconversione del dl – annuncia – altrimenti rischiamo di restare a bocca asciutta. Uno scenario che sarebbe gravissimo per il Fvg».