Archivio mensile:Agosto 2013

Dogna: sistemato il sentiero tra “Mincigos” e le gallerie “Le Morosine” a cura di Legambiente

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a cura di Circolo Legambiente della Carnia.

È iniziato da qualche giorno il terzo dei Campi di Volontariato che Legambiente ha organizzato questa estate tra la Carnia e il Canal del Ferro. Una dozzina di volontari, provenienti da sette diverse regioni (Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio e Campania) sono ospiti di Dogna, il piccolo centro dominato dalla maestosa parete occidentale del Jof di Montasio. In questa località si stanno effettuando alcuni lavori sotto la guida dei responsabili dell’associazione: dopo aver ripulito due aree degradate a causa dell’abbandono di rifiuti, un intervento particolarmente significativo ha riguardato la sistemazione di un tratto del sentiero naturalistico che dagli stavoli di Mincigos porta alle “gallerie delle Morosine”, realizzate dall’esercito italiano nella Prima Guerra Mondiale per sbarrare la possibile avanzata del nemico lungo la sottostante valle del Fella e visitate anche dal Re Vittorio Emanuele III. Coincidenza ha voluto che proprio in questi giorni uscisse sul quotidiano La Repubblica un reportage di Paolo Rumiz dedicato alle vicende belliche in questa parte del fronte.
La sede di Dogna era stata individuata da tempo, anche in considerazione del bel progetto dell’Amministrazione Comunale che, attorno al piccolo ma interessantissimo museo del territorio, ha deciso di ripristinare alcuni sentieri e itinerari che si sviluppano nei pressi dell’abitato. Oggi, però, dopo gli incendi che hanno devastato una parte di quest’area (le “gallerie delle Morosine” si trovano proprio di fronte al versante che sovrasta Ponte di Muro, dove focolai sono rimasti attivi fino a domenica scorsa), l’iniziativa assume un ulteriore significato. Ripulire e ripristinare i vecchi sentieri, infatti, non è importante solo sotto il profilo turistico, ma consente anche, in caso di bisogno, un più facile accesso ed intervento da terra al personale impegnato nelle opere di spegnimento degli incendi.
Si potrà obiettare che quello realizzato dai volontari di Legambiente, per quanto utile e positivo, è solo una “goccia nel mare”, ma è proprio attraverso queste esperienze che si possono comprendere i vantaggi che deriverebbero dall’istituzione di un servizio civile obbligatorio che il circolo della Carnia, così come autorevoli personalità del nostro Paese, da tempo sostiene.
Dopo la visita al Museo “Tiere Motus” ed al centro storico di Venzone, sotto la guida esperta dell’ingegner Aldo Di Bernardo, c’è solo il tempo per un’escursione sulle cime della zona, prima che i volontari si trasferiscano a Socchieve e a Preone, ospiti della nuova Foresteria comunale, per completare il loro soggiorno tra le nostre montagne.               

Carnia: niente pubblicità concorrente di altre manifestazioni, il comune blinda le feste Tolmezzine

di Tanja Ariis.

Il Comune di Tolmezzo vuole proteggere le feste cittadine, vietando la pubblicità di altre manifestazioni se avvengono in concomitanza con quelle organizzate dalla Pro loco cittadina. La decisione riguarda le vie Roma, Carducci e Matteotti dove non sarà più possibile collocare striscioni pubblicitari di altri eventi nei tre giorni precedenti le manifestazioni organizzate dalla Nuova Pro loco Tolmezzo e nel giorno della manifestazione stessa. Lo ha stabilito la giunta comunale, in seguito alla richiesta della stessa Pro loco. Si è astenuto l’assessore Ivan Pascolo (Ln) il quale considera tale scelta non rispettosa delle altre iniziative organizzate in Carnia e controproducente. Per Pascolo semmai ci si dovrebbe impegnare tutti assieme, per quanto non sia facile mettere d’accordo le tante associazioni che operano in tale ambito, per cercare di risolvere finalmente il vero problema: l’accavallamento di sagre e feste in Carnia. È poi, ancora secondo lui, «più importante lavorare sul piano della qualità delle feste, piuttosto che mettere in campo forme di protezionismo che, alla fine, temo si riveleranno dannose per Tolmezzo». La decisione nasce dalla richiesta, inoltrata al Comune dalla Nuova Pro loco Tolmezzo, di vietare la collocazione di striscioni pubblicitari in concomitanza proprio con le manifestazioni promosse da essa promosse. Ciò per evitare che la pubblicità visiva di eventi diversi da quelli organizzati dalla Pro cittadina vada a compromettere in maniera negativa la “cornice” dei festeggiamenti promossi da quest’ultima, che sono in particolar modo la Festa dei fiori, la Sagra del Borgat e la Festa della mela. La giunta comunale ha anche previsto l’estensione di tale divieto ad altre eventuali manifestazioni organizzate dalla stessa Nuova Pro loco Tolmezzo che potrebbero aggiungersi nel corso dell’anno, ricadenti nelle stesse vie di collocazione degli striscioni pubblicitari. Il problema in realtà sarebbe emerso più che altro per la Festa del Borgat, poiché in quel periodo nella stessa Conca tolmezzina si sono svolte in concomitanza altre manifestazioni. Fatto sta che la giunta ha pensato di risolvere la questione in questo modo: tre giorni prima degli eventi della Pro loco e il giorno stesso nei siti interessati dal Piano generale degli impianti pubblicitari, ossia via Roma (due postazioni), via Carducci (due) e via Matteotti (tre) non dovranno esserci striscioni di altre manifestazioni.

Friuli: 5 sindaci si confrontano sul futuro del Gemonese, la necessità di mantenere i servizi sul territorio

di Piero Cargnelutti.

Quale sarà il destino del Gemonese di fronte a un futuro incerto che vede amministratori pubblici barcamenarsi fra limiti di spesa, diminuzione di trasferimenti regionali e minore entrate sulle tasse? E, soprattutto, quali saranno i confini di una possibile area vasta gemonese? Sono gli argomenti che hanno tenuto banco ieri pomeriggio nel confronto fra i sindaci del territorio, organizzato dai circoli locali del Pd nell’ambito dell’annuale Festa Democratica al parco delle colonie. Cinque sindaci si sono confrontati di fronte alle domande del moderatore Sandro Venturini che nella sua introduzione ha presentato alcuni dati sul territorio in questione ripresi da un’indagine Cisl, i quali disegnano un popolazione in calo di mille unità negli ultimi vent’anni, un aumento del numero di anziani dal 25 al 33% contrapposto a una presenza di immigrati cresciuti fino al 42% nello stesso periodo e addirittura una diminuzione di iscritti alle scuole superiori pari a -19%. Numeri che fanno pensare e che necessitano scelte condivise per i prossimi anni, ma se area vasta dovrà essere il primo cittadino di Gemona Paolo Urbani ha le idee chiare: «Ci vuole un territorio da 25 mila, anzi meglio 35 mila persone, per mantenere tutti i servizi sul territorio e a volte, come è il caso delle scuole, c’è bisogno che la città ceda qualcosa alla periferia montana per non correre il rischio che tutti se ne vadano a vivere a Udine». Reduci dalla riforma ormai stoppata delle Unioni montane, i sindaci hanno ricordato il grosso limite di aver escluso le altre zone, a cominciare dalla stessa Osoppo, sulla quale il sindaco di Artegna Aldo Daici si è fatto sentire: «Non possiamo pensare un’area vasta senza Osoppo – ha detto – la cui zona industriale e lo stesso territorio bilancia la parte montana, e poi sono finiti i tempi in cui le Comunità montane venivano usate perché ognuno prendesse ciò che gli serviva». Il sindaco di Osoppo Luigino Bottoni, dal canto suo, ha invece ricordato come il suo Comune oggi è stato quasi defraudato dalle entrate della zona industriale, la cui Imu va direttamente a Roma lasciando all’amministrazione il compito di far fronte alle difficoltà di far convergere zona produttiva e valore ambientale. C’è poi chi come il sindaco di Venzone, Amedeo Pascolo, ha sottolineato la necessità di una reggenza regionale, ma anche di un lavoro fra amministratori ora non più chiamati ad avallare quanto già proposto dai tecnici. Di certo, si sono rivelati spunti che l’amministrazione regionale dovrà considerare: «Il problema oggi – ha concluso il consigliere regionale Vittorino Boem – è definire quale sarà il ruolo dei Comuni, poiché la Provincia è un ente con tre funzioni facilmente redistribuibili e nel momento in cui la stessa Regione si spoglierà di funzioni i Comuni saranno i primi coinvolti».

Forni Avoltri: Rifugio Marinelli, menu carnico e grande cucina in quota

di Piero Micoli.

I “settemila” del Nepal non sembrano essere poi così distanti dal monte Coglians. É quanto deve avere pensato Gopal Kumar Shrestha, di professione guida al servizio delle spedizioni sui monti di casa sua, quando ha deciso, sette anni fa, di raggiungere la Carnia e insediarsi proprio alle pendici della più alta vetta della regione. Gopal, infatti ha scelto per le sue speciali “vacanze italiane”, due mesi all’anno, tra metà luglio e metà settembre, il rifugio Marinelli, dove però, essendo per l’appunto uomo di montagna, non si limita a un soggiorno da turista-escursionista, ma aiuta nella conduzione del rifugio, la cui responsabile, per lunga tradizione di famiglia, è Caterina Tamussin. Ed è stata proprio lei, appassionata di montagna e frequentatrice dei monti nepalesi, a convincere Gopal a restituirle le visite in Carnia, trovando subito la sua totale disponibilità. «L’ho conosciuta nel 2005 – spiega la guida nepalese – e non mi sono fatto pregare. In Nepal ho guidato per oltre 10 anni spedizioni italiane, le mie preferite, e con i suoi alpinisti ho imparato la vostra lingua, conosciuto la vostra squisita cucina, acquisito molti amici. Così mi ero ripromesso di venire un giorno in Italia, finchè l’occasione me l’ha offerta Caterina». E per uno nato e cresciuto a Khumbu, un paese a quota 2.700 metri di altitudine, i… soli 2.120 del Marinelli gli hanno messo letteralmente le ali ai piedi Poi, per apprezzare ancora meglio i nostri cibi, Gopal ha eletto proprio la cucina del rifugio quale propria sede per prestare la sua collaborazione, in versione, dice lui, di aiuto cuoco. «Così adesso ho imparato anch’io a cucinare il pasticcio, i tortelli, la pastasciutta, il frico, la polenta e anche tutti gli altri piatti tipici della Carnia che mi piacciono moltissimo». E i piatti carnici tipici sfornati dalla cucina del Marinelli ai suoi numerosi frequentatori, nonostante il “contributo nepalese” di Gopal, sono deliziosi e pienamente rispondenti alle caratteristiche della cucina locale. Il lato decisamente “sui generis” è che “maitre di cuisine” di Gobal è stata una cuoca marocchina, Malika Maoumuli da Fes, la quale vanta ormai un’esperienza ultradecennale in Carnia, essendo arrivata nel 2001 a Forni Avoltri, dove si è subito dedicata alla cucina in un ristorante locale, imparando i segreti di quella carnica, per seguire poi dal 2008 Caterina nel rifugio più conosciuto e frequentato dell’Alto Friuli. «Ormai sono divenuta un’esperta dei piatti tipici carnici – ammette – , con in testa il frico, il capriolo, la polenta e tutti gli altri. Quassù, oltre i 2000, trascorro le intere estati e mi trovo benissimo; la compagnia, poi, è meravigliosa e si lavora tutti assieme aiutandoci e collaborando, per la soddisfazione anche dei clienti». Insomma, non si può negare che al Marinelli la cucina sia internazionale, ma con menù tutto carnico. Anima e motore di questa macchina che viaggia a pieni giri, è comunque Caterina, figlia di Giorgio Tamussin, gestore storico del rifugio, che gli ha trasmesso questa immensa passione di famiglia. «Non mi sposterei da qui per tutto l’oro del mondo – esordisce la dinamica responsabile del rifugio -. Guarda questo panorama – m’invita dalla terrazza all’esterno del Marinelli -. Ogni mattina, quando mi alzo e rivolgo lo sguardo su questo scenario, esclamo: eccomi, io sono la padrona di questa meraviglia». «Il rifugio conta 50 posti letto – riprende Caterina – , ma puntiamo soprattutto sulla cucina, e ogni giorno, in pratica, ci rimettiamo in gioco». Le chiediamo dei due personaggi che operano al suo interno, sempre comunque sotto la sua supervisione. «Sono due persone deliziose – spiega – e ci fanno anche divertire: nei momenti di stress, di confusione, che capitano in tutte le cucine dei ristoranti, parlano convulsamente tra di loro ciascuno nella propria lingua, e il bello è che, non sappiamo come, si capiscono benissimo. Qui l’affiatamento è totale: siamo in cinque, ciascuno con caratteristiche diverse, ma tutti uniti. Oltre ai due della cucina, c’è Monica, di Sutrio, una laurea in filosofia, che serve in tavola, e Giuliano, responsabile del soccorso alpino di Forni Avoltri, che si occupa del bar. Ma in pratica nessuno ha un ruolo esclusivo, perchè tutti ci diamo una mano e siamo, come dire, intercambiabili. Io, d’inverno, faccio la supplente nelle scuole materne ed elementari qui in Carnia, e appena posso, mi fiondo in Nepal per qualche ascensione: raggiungo Kathmandu e lì trovo sempre qualche amico al quale aggregarmi per salire un settemila. La montagna è il mio grande amore: essa sa anche farsi conquistare, ma pretende sempre rispetto. Tu daglielo, e non ti tradirà mai».

Trasaghis: welcome at “Palâr beach”, terra di nessuno

di Piero Cargnelutti.

Benvenuti fra la natura del Palâr, ma con un po’ di educazione e rispetto tanto per i residenti che per l’ambiente. A farsi sentire sono i cittadini di Alesso, la frazione che ospita il corso del torrente Palâr, da anni ormai meta di molti visitatori desiderosi di trascorrere alcune ore nella ridente natura e nel fresco delle acque di quel suggestivo angolo di Val del lago. Visitatori che con l’andare del tempo sono diventati centinaia, tanto da rappresentare un impatto non da poco per la piccola località, e ora la gente di Alesso comincia a farsi sentire soprattutto per i rifiuti che sempre più spesso compaiono lungo il corso del torrente.

«Non abbiamo certamente niente contro questi visitatori – dice Valerio Cucchiaro, uno di loro e membro della locale Protezione Civile e gruppo forestale – ma non ci piace trovare a casa nostra immondizie come pannolini, bottiglie, lattine, borse di nylon, resti di griglie che di persona abbiamo più volte provveduto a raccogliere e portare via: chi viene dovrebbe rispettare il nostro ambiente, che arrivi dai dintorni o da Treviso, Venezia, Caorle o Bibione come ne vediamo sempre di più».

La gente di Alesso sembra ora intenzionata a mettere in piedi un comitato il cui obiettivo è quello di affrontare la situazione, prima che il malcontento locale si trasformi in rabbia. Se il problema dei rifiuti pare essere quello più preoccupante

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Cercivento: Magia Rossa di Michel De Guelderode, a seguire le riflessioni di don Pierluigi Di Piazza

Magia Rossa di Michel De Guelderode

 

                                                                                     a seguire le riflessioni di

                          

                                        don Pierluigi Di Piazza  

                                                                                                                        e del dottor Mario Betti

 

                                             Venerdì 23 agosto ore 20:30

                                   

Introduce e presenta Tiziana Gon, direttrice del CSM ASS n.3 Alto Friuli

 

                                      

 Sempre con la collaborazione e con l’aiuto del CSM Alto Friuli, per l’ottavo anno consecutivo proponiamo al territorio una serata di riflessione sul difficile ma purtroppo diffuso universo del disagio. Questa volta per le conseguenze della necessità di dimostrare il nostro avere: denaro, ricchezza, status simbol, nel grande conflitto di una società dove per apparire bisogna possedere, non essere. Pare una cosa da poco invece, soprattutto tra i giovani, sempre più si perdono di vista i valori su cui si è sempre fondata la società del passato e si insegue il mito della ricchezza, spesso a qualsiasi costo. Con il dottor Betti e la dottoressa Gon, psichiatri, indagheremo i riflessi sulla psiche e sulla collettività di questa corsa verso l’apparire, dell’avere sopra tutto.

Con Pierluigi Di Piazza, responsabile del centro Balducci e prete senza bisogno di presentazioni, partiamo invece dalle tentazioni di Cristo nel deserto – ricchezza, potere, fama – per capire quali strade alternative ci propone il messaggio di Gesù di Nazaret e come viverle con coerenza e senza vergognarsi delle proprie scelte.

 

–     INGRESSO LIBERO –

 

          In caso di brutto tempo tutto si svolgerà nella sala coperta Mons. Venier

 

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                         CARNIA IN MOVIMENTO * loc. Museis 5/7 * 33020 CERCIVENTO UD * Tel. 0433 778822

                       DIPARTIMENTO DI SALUTE MENTALE 24 ORE * TOLMEZZO UD * Tel. 0433 43583             

Gemona del Friuli: due piloti friulani stabiliscono i record del mondo di parapendio

di Gustavo Vitali.

Sono italiani, precisamente friulani di Gemona (Udine), il pilota e la pilota che hanno stabilito i nuovi record mondiali di volo in parapendio andata e ritorno. Lui si chiama Arduino Persello, 45 anni, impiegato in un’impresa meccanica, lei Nicole Fedele, 28 anni, traduttrice, già nota come campionessa europea in carica e detentrice della coppa del mondo. Hanno percorso rispettivamente 312 e 280 chilometri fino a tornare da dove erano decollati. Il decollo è avvenuto a Sorica in Slovenia ad una settimana di distanza l’uno dall’altra, ma il volo si è svolto quasi sullo stesso tracciato, toccando punti salienti quali il Monte Nero, la diga del Vajont, il fiume Piave, sorvolando le Alpi Giulie, le montagne di Gemona, il lago di Cavazzo, la valle Agordina ed il maestoso panorama delle Dolomiti Friulane. Arduino ha realizzato una quota massima di 2933 metri ed una velocità media di 34,5 km/h, un dato notevole per un mezzo come il parapendio che nei modelli più performanti non tocca i 70 km/h di velocità massima. Nicole si è innalzata fino a 2942 metri, tenendo una media di 30 km/h. Entrambi hanno impiegato circa nove ore e mezzo per percorrere gli interi tragitti. Molte ore di volo per due record presto omologati dalla Federazione Aeronautica Internazionale, a coronamento di infiniti tentativi, rinvii per troppo vento o meteo avversa, calcoli e studi sulla rotta da seguire e, soprattutto, sogni, tanti sogni. Nel volo libero in deltaplano o parapendio stabilire un record su un percorso andata e ritorno è tecnicamente più difficile e, di conseguenza, ritenuto di maggior prestigio rispetto ad uno di distanza libera, vale a dire senza l’obbligo di tornare al punto di partenza. In questo caso gli attuali primati mondiali ammontano a 507 km per il parapendio, stabilito in Sud Africa, e quello texano di 768 per il deltaplano, mezzo più veloce del primo. I piloti italiani, al vertice delle classifiche mondiali di entrambe le discipline, sono pronti ad abbattere anche questi.

Gustavo Vitali Ufficio Stampa FIVL – Federazione Italiana Volo Libero

Timau: il Freikofel dopo 98 anni restituisce i resti dei caduti

di Gino Grillo

Il Freikofel, conosciuto in zona col nome di Cuelat, restituisce altri resti di caduti della Grande Guerra del 1915 -1918. «Nei giorni scorsi, durante i lavori di riatto dei camminamenti e delle trincee di prima linea sul versante nord, presso la vetta – annuncia il direttore del Museo all’aperto di Timau, Luca Piacquadio, – i volontari dell’Ana di Brescia e di Fiume Veneto hanno portato alla luce, in giornate diverse, i resti di alcuni militari caduti durante la guerra». L’identificazione delle vittime risulta piuttosto difficile visto il tempo passato e, con tutta probabilità, i caduti i corpi di quegli sventurati furono martirizzati dalle artiglierie sin dai primi giorni di battaglia. Sul posto, chiamati dagli alpini, sono intervenuti i carabinieri della stazione di Paluzza il cui comandante, maresciallo Claudio Dosso, dopo gli opportuni accertamenti, ha provveduto a informare gli organi competenti e l’Onor Caduti. Il sito dei ritrovamenti fu denominato dai combattenti il “Cimitero degli ungheresi” perché in quel luogo, dal 6 al 10 giugno 1915, la lotta fu sanguinosissima, anche corpo a corpo, con perdite pesantissime specialmente tra gli austro ungarici i quali, nell’ultimo disperato tentativo di riconquistare la cima, vi sacrificarono centinaia di giovani in prevalenza di nazionalità ungherese appartenenti all’Unità d’elite Honved, le truppe scelte del re d’Ungheria. A tutt’oggi, a partire dal 1938 quando si sono inziati a raccogliere i poveri resti, i caduti recuperati su quella montagna sono stati una quarantina. L’ultimo è stato scoperto l’anno scorso dai volontari dell’ Ana di Cordenons i quali, unitamente a tanti altri colleghi guidati dall’Associazione Amici delle Alpi Carniche di Timau, da anni si stanno prodigando sia sul Freikofel che sull’adiacente Pal Grande, al recupero dei manufatti bellici per la realizzazione di un museo all’aperto. «Merita ricordare – prosegue Piacquadio – che sul Freikofel e sul resto dei fronti di Timau (Cello, Pal Piccolo, Pal Grande) da parte italiana, risultano dispersi circa duecento soldati, il che è da attribuire ai bombardamenti delle opposte artiglierie, le quali impietosamente facevano strage dei vivi e dei morti, seppellendoli sotto il terriccio sollevato dagli scoppi dei proiettili».

Tolmezzo: Palazzo Linussio, gli affreschi stanno cadendo a pezzi; chiesto aiuto ai Beni culturali

 

di Tanja Ariis.

Palazzo Linussio: un patrimonio artistico che cade a pezzi ed esige interventi che però non arrivano. Senza un’azione rapida per trovare fondi (si stima servano 250 mila euro) ed intervenire subito andrà perso. Sono una vergogna bruciante per la Carnia gli innumerevoli pezzi che mancano a stucchi e affreschi di Palazzo Linussio, quelle chiazze d’umido che, dalle finestre, stanno ingoiando uno a uno dettagli e colori degli affreschi che rendono il salone d’onore una perla. Quel palazzo potrebbe essere la Villa Manin dell’Alto Friuli, quante volte è stato detto, invece oggi è un violento pugno allo stomaco di chi, ben pochi, ha la possibilità di visitarlo. É tempo di agire per recuperare quel piccolo tesoro. Lo stato di affreschi e stucchi è tale per cui, da tre anni (rare le eccezioni),spiega l’assessore comunale Aurelia Bubisutti, l’Esercito per motivi di sicurezza non concede per eventi il salone d’onore, che ha tra l’altro un’acustica eccezionale. Questo grande salone da ballo, al primo piano, è un incanto, rende bene l’idea della ricchezza che ha regnato un tempo in questo palazzo settecentesco, quando era abitazione della famiglia dell’imprenditore Jacopo Linussio, genio carnico del tessile. Le pareti sono tutte affrescate, come il soffitto, attribuibile al pittore Francesco Chiarottini, ma l’acqua che filtra dalle finestre o comunque l’umidità ne stanno compromettendo gli affreschi. Al salone si accede da due gallerie con grandi bassorilievi in stucco, ma sono ormai tante ed anche estese le parti mancanti. Ciò avviene per l’assenza dei necessari restauri (l’ultimo pare risalga al post terremoto). E la cappella gentilizia non sta meglio: frammenti di colore cadono dalle pareti e una gigantesca macchia verde di muffa attornia la finestra. A Palazzo Linussio c’è la Caserma Cantore e solo la paziente opera di raccolta, da parte del Terzo reggimento artiglieria da montagna, dei pezzi di stucchi che cadevano ha evitato il peggio. Ma non basta più, perché serve chi a quel diligente recupero faccia seguire il restauro. Le ripetute lettere inviate dal Terzo in tanti anni alla Soprintendenza e a chi si occupa della tutela dei beni culturali per chiedere interventi non hanno sortito effetto. Cosa hanno fatto amministratori locali, consiglieri o assessori provinciali, regionali o parlamentari per ottenere quei restauri? La risposta è in quel salone, in quelle gallerie. Si è sentito spesso dire che sollecitare il restauro di Palazzo Linussio significava sfrattare il Terzo. Ma visitando quelle stanze, constatando la passione che persone, come il maresciallo Giorgio Petrin, hanno profuso negli anni nel conservare i pezzi che si staccavano dalle pareti, nel ricostruire la storia del palazzo e nel fare quello che potevano per limitare i danni, non sembra credibile. Senza il Terzo a Palazzo Linussio andrà ancora peggio: nessuno raccoglierà più i pezzi, sistemerà la tegola se continuerà a piovere dentro, riscalderà i locali in inverno.

Paularo: denuncia del Sindaco, sabotato l’acquedotto del paese

di Gino Grillo.

Sabotato l’acquedotto del paese: a secco i rubinetti delle abitazioni di Villa di Mezzo. La denuncia viene dal primo cittadino, Ottorino Faleschini, che si è rivolto ai carabinieri del paese presentando una denuncia contro ignoti. Il comune della Valle dell’Incarojo da anni subisce le bizzarrie delle stagioni: troppo secco, poca acqua nei serbatoi per l’abbassamento delle falde acquifere, troppo freddo. Le sorgenti si gelano e quindi ecco il rischio di rimanere senza acqua potabile nelle case. Un evento che si è ripresentato in questi giorni d’agosto e che ha costretto Carniacque ad effettuare delle prese a cielo aperto per rifornire le adduttrici che portano alle vasche. Questo garantisce l’acqua nei rubinetti delle abitazioni, ma non la sua potabilità. «A causa di queste prese su fonti all’aria aperta – ha spiegato il sindaco. – l’amministrazione comunale a suo tempo ha emesso un’ordinanza sindacale dove si obbliga la gente a far bollire l’acqua per mezz’ora prima dell’uso domestico della stessa». A un tratto a ferragosto i cittadini della frazione di Villa di mezzo non hanno visto più sgorgare, dai rubinetti, neppure l’acqua non potabile. Dopo una ricognizione sul posto è stato rilevato che mani ignote erano intervenute sull’opera di presa volante staccando il collegamento con la rete idrica comunale. «Un vero sabotaggio, che era già accaduto – precisa Faleschini – altre volte, in particolare nell’estate 2011». «Ci sono – attacca il sindaco. Persone che vogliono lucrare su questi episodi, ma la gente è stanca e vuole certezze». Da qui la decisione della municipalità di presentare una denuncia contro ignoti all’arma dei carabinieri. «Martedì prossimo – spiega Faleschini – il Comune e Carniacque, la società consortile che gestisce il ciclo integrato delle acque per la nostra collettività, hanno fatto il punto sul progetto dell’acquedotto che servirà presto tutto il nostro territorio, frazioni incluse». Un piano nato oltre un decennio addietro e che comporta l’investimento di due milioni 200 mila euro, che sarà presentato per l’approvazione al consiglio comunale in settembre: l’inizio lavori è previsto per la prossima estate. Si rifarà completamente la rete idrica, adeguandola alle attuali esigenze, mettendo in rete tutte la vasche di captazione che saranno aumentate di volume. «Quello che qualcuno sta giocando in questi gironi – termina il sindaco – è un gioco dannoso, che stanca la gente che non intende più transigere su certi comportamenti scorretti».