Archivio mensile:Novembre 2014

Tolmezzo: cordoglio per la scomparsa di Vincenzo Buongiorno, lo chef che Cosetti volle al Carnia

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di Tanja Ariis.

È morto lo chef Vincenzo Buongiorno, discepolo di Gianni Cosetti, molto noto in zona dove aveva lavorato per 14 anni al ristorante hotel Carnia di Venzone. Aveva 67 anni ed era originario della zona di Budoia. I funerali saranno celebrati lunedì, alle 14.30, in duomo. Si è spento per malattia all’ospedale di Tolmezzo, città dove viveva da tantissimi anni. Lascia la moglie Giovanna e i figli. Livio Treppo, titolare del ristorante hotel Carnia, ricorda con commozione Buongiorno come lo chef che con la sua esperienza e maestria «ha dato inizio all’avventura dell’hotel Carnia e lo ha fatto arrivare ad un certo livello. Se tu hai la fortuna di partire con un cuoco di serie A, bene, se no, paghi lo scotto. Per noi con lui fu un bell’avvio». La sua esperienza sulla cucina carnica e friulana fece la differenza. «Se c’è qualcuno – assicura – che può essere definito il vero discepolo di Gianni Cosetti, quello è lui». Treppo ricorda quando, verso il Natale del 1979, pochi mesi dopo l’apertura del Carnia, Cosetti lo chiamò: «Mi disse “ti faccio un regalo, ti do il nominativo di un grande cuoco” e mi diede il nome di Buongiorno». Da subito lo chef diede prova del suo talento. «Era molto bravo – rivela Treppo – con la selvaggina e i piatti carnici. Il “toç in braide” come lo facevano lui e Gianni aveva un tocco in più. Ed era una grande persona, molto educata, aveva una particolare capacità di fare squadra con i colleghi, era un riferimento per la cucina, un vero chef. I ricordi sono tantissimi, erano gli anni della ricostruzione, gli anni in cui noi siamo partiti in quarta». Parecchie persone importanti sono passate al Carnia e «lui – ricorda infine Treppo – ha vissuto con noi quei momenti. Con lui se ne va un pezzo della nostra storia e di storia tolmezzina».
I funerali avranno luogo lunedì 17 novembre alle ore 14,30 nel Duomo di Tolmezzo, mentre il santo rosario verra celebrato in Duomo a Tolmezzo  domenica 16 novembre.
Alla moglie Giovanna e ai figli Katiuscia e Luca le cordoglianze più sentite da parte del titolare di questo blog e della sua famiglia.

Friuli: confermata sino a dicembre 2015 la linea mi.co.tra Udine-Villach

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Gli Utenti del FVG potranno continuare ad usufruire anche nel 2015 del servizio ferroviario transfrontaliero Mi.Co.Tra. Udine-Villach. FUC (Ferrovie Udine Cividale), gestore del servizio ha diffuso il nuovo orario che sarà attivo da domenica 14 dicembre e proseguirà sino al 12 dicembre 2015.
Confermate le quattro corse quotidiane: dal capoluogo friulano gli orari di partenza saranno 7.07 e 17.17, con arrivo a Villach alle 8.54 e 19.07. Da qui si può prendere la coincidenza per Vienna (9.14 e 19.14) e per Salisburgo (9.16 e 19.16).
Da Villach le corse partiranno invece alle 9.45 e alle 19.29, con arrivo a Udine alle ore 11.58 e alle ore 21.15.
Gli orari sono gli stessi di quelli attuali, l’unica variazione entrerà in vigore il 18.05.2015, quando il R. 1881 accorcerà la sosta a Tarvisio: ora il treno arriva alle ore 10.13 e riparte alle ore 10.50, causa i noti lavori di manutenzione all’infrastruttura ferroviaria.
Da maggio la partenza da Tarvisio sarà anticipata alle ore 10.22, con arrivo a Udine alle ore 11.30.
Confermate tutte le fermate intermedie: Gemona del Friuli, Venzone, Carnia, Pontebba, Ugovizza, Tarvisio Boscoverde, Thörl-Maglern, Arnoldstein, Villach Warmbad, Villach Westbf
Il servizio avviato in via sperimentale dal giugno 2012 rappresenta senza dubbio la migliore offerta ferroviaria regionale, che in questi anni ha attratto migliaia di utenti e pendolari, ma soprattutto tanti cicloturisti stranieri grazie al servizio Treno+Bici.
Peccato che non ci sarà l’estensione del collegamento verso Trieste, così come suggerito dai Comitati dei Pendolari: il prolungamento in questione permetterebbe infatti non solo di aumentare il potenziale bacino d’utenza, migliorando l’offerta di mobilità del FVG, ma soprattutto la possibilità di collegare più velocemente il capoluogo regionale, al Friuli e all’Austria.

Friuli: cosí la Chiesa censurò gli scritti di Paschini per riabilitare Galilei

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di PAOLO MEDEOSSI

Esiste un ritratto inedito di Galileo Galilei visto nel privato. Inedito, simpatico e anche eccezionale, perché scritto in friulano. Eccone un passo: «Ai plaseve la taciute, ma bisugnave cal foss di chel bon. I amis fasevin di dut par contentalu, l’arcivescul di Siene l’ere un dai soi proveditors quan c’al ere vecio. E si po suponi cal tiràs su qualchi pipinute…». Sembra un brano tratto da “Avanti cul brun!” del mitico Titute Lalele e invece sono parole ricavate da un carteggio tra due colti sacerdoti friulani e dedicate a una vicenda clamorosa, poco nota fuori della cerchia formata da specialisti e studiosi. Si tratta di un caso di censura di cui fu protagonista per l’ennesima volta il grande Galileo, finito ancora nel mirino del Vaticano che, negli anni Quaranta, pur in tempi difficili segnati dalla guerra, aveva deciso di riabilitare lo scienziato pisano dalle accuse di eresia mossegli tre secoli prima. Per farlo affidò a monsignor Pio Paschini, lo storico di Tolmezzo che a Roma era rettore della Pontificia Università Lateranense, il compito di scrivere un libro, ma le cose ebbero sviluppi imprevedibili e amari per il sacerdote carnico che svelò i suoi sentimenti solamente nelle lettere spedite a un amico, monsignor Giuseppe Vale, bibliotecario all’Arcivescovile di Udine, al quale appunto, in italiano e in marilenghe, narrava anche aspetti poco esplorati nella personalità di Galileo. Ma vediamo come il professor Gianfranco D’Aronco, nel volume “Pagine friulane” edito dall’istituto Tellini, narra la vicenda: «Non vi fosse l’epistolario fra Paschini e Vale, e non ci fosse il manoscritto originale della “Vita di Galileo” (depositato nel seminario friulano) ben poco si saprebbe della triste storia legata all’opera del Paschini stesso, pronta per le stampe nel 1944, ma pubblicata solo nel 1964, quando l’autore era ormai morto da due anni. Il libro gli era stato commissionato dall’Accademia pontificia e il Paschini con molta ritrosia aveva accettato l’incarico. Era uno studioso stimatissimo, e la ricerca storica pane per i suoi denti. Da buon friulano aveva comunque preso alla lettera l’invito, che era quello di ristabilire la verità, per ammettere che, nei riguardi di Galileo, la Chiesa aveva sbagliato. Cosí aveva raccolto un mare di documenti, li aveva fatti parlare, aveva detto le cose senza guardare in faccia né a gesuiti né a domenicani, e aveva concluso. Colpevoli non erano solo i giudici del grande pisano, ma anche i difensori moderni di tradizioni sbagliate e di scuole antiquate, che provocano essi sí, e non altri, un conflitto tra fede e scienza». Lo scandalo dunque fu doppio, riguardando sia Galileo, sia anche Paschini, il cui volume ormai pronto non venne stampato su ordine del Sant’Uffizio sottoponendo l’autore a una serie di umiliazioni, fatte di false promesse, ambigue assicurazioni, rinvii di responsabilità, finché appunto gli fu detto: «Di Galileo non si parli». E Paschini, che si era rifiutato di revisionare il libro nel senso dell’ottica imposta, sdegnato e offeso, ma anche rassegnato dopo tanta rabbia, dovette arrendersi. Il giallo non finí lí, perché ebbe una coda pure clamorosa. Monsignor Paschini morí nel 1962, venendo nominato vescovo solo un paio di mesi prima. Il Vaticano era allora pervaso dalla ventata di novità prodotta dal Concilio e di ciò si avvantaggiò il libro censurato su Galileo, il quale apparve mentre con la famosa “Gaudium et spes” la Chiesa celebrava il libero rapporto fra scienza a fede. Ma il testo postumo di Paschini non uscí indenne da ritocchi di varia natura e peso, che in taluni punti hanno stravolto il pensiero dell’autore, che dunque non ebbe mai la soddisfazione di veder pubblicata la sua opera mentre, come si sa, la piena riabilitazione galileiana arriverà molto piú tardi con Papa Wojtyla. Della vicenda resta testimonianza nel libro “Storia di una censura” (Franco Angeli editore) del professor Paolo Simoncelli, docente che ha curato pure la biografia di Sergio Maldini. Le altre tracce fondamentali si trovano nel bel carteggio fra Paschini e Vale, su cui tenne una relazione monsignor Piero Bertolla in un convegno nel 1978, precisando che le lettere erano state recuperate da Anna, sorella di Paschini: si trattava di ben 877 missive e narrano nei dettagli, anche privati come si usa tra amici, questo intreccio straordinario, in cui Giuseppe Vale continuava a dare consigli e a incitare dicendo: “Coraggio mio caro! Sempre coraggio, in Domino. Tu hai lavorato tre anni, sei amico della verità, l’hai sempre detta. Il Signore disporrà le cose in modo che il tuo lavoro veda la luce…”. Ciò accadrà oggi, venerdí 14 novembre, in un incontro che assume un particolare significato per Udine e il Friuli. È in programma alle 17.30, a palazzo Belgrado, su iniziativa (con patrocinio di Provincia, Comune di Udine e club Unesco) dell’Associazione dei toscani in Friuli Venezia Giulia, presieduta da Angelo Rossi, che con intelligenza propone vicende e personaggi in grado di legare le nostre due regioni. Sul tema “Galileo, un giallo friulano”, conferenza inserita nel programma per il 450.mo anniversario della nascita dello scienziato, parlerà il professor Cesare Scalon, presidente dell’Istituto Pio Paschini, mentre Gianni Nistri leggerà passi del carteggio di cui si è detto. Interventi musicali della flautista Giulia Carlutti. In un’omelia su Paschini, che era stato suo relatore per la tesi di laurea alla Lateranense, monsignor Alfredo Battisti disse anni fa: «Provò la pena piú grande per la mancata pubblicazione della sua opera su Galileo. La soffrí con magnanimità, con pazienza, quasi da solo». Ma adesso sarà forse un po’ meno solo.

Paularo: raffica di furti nella notte in Val Incarojo

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di Gino Grillo.

Raffica di furti la notte scorsa in Val Incarojo: “visitate” tre aziende e prese di mira anche alcune famiglie. Una fila di persone, infatti, ieri mattina si è presentata dai Carabinieri di Paularo per presentare denuncia. I ladri, con molta probabilità una vera banda, hanno fatto irruzione in una ditta edile, in una falegnameria alla periferia del capoluogo, quindi hanno colpito al campo giochi e successivamente nella frazione di Dierico. Ad accorgersi dei furti, appunto, le varie persone derubate. Dapprima i malviventi hanno raggiunto un deposito della Icos, azienda già visitata anni addietro. «Allora avevano scavalcato l’inferriata che circonda il cantiere – ricorda il titolare Emilio Zozzoli -; questa volta invece hanno divelto il cancello esterno, hanno forzato le porte e sono entrati nei magazzini asportando attrezzatura varia e un furgone cabinato Mercedes per un valore di circa 50 mila euro». I ladri, giunti a Paularo a bordo di una Ford grigia, risultata poi rubata a Mestre, hanno abbandonato la vettura e a bordo del furgone della Icos si sono recati alla segheria Tarussio, distante poche centinaia di metri. «È la seconda volta in due mesi – afferma rammaricato Marco Tarussio -; la prima avevano rovistato in ufficio, ora hanno forzato le porte del garage e del magazzino rubando attrezzatura varia per circa 30 mila euro». Sull’altra sponda del Chiarsò, la banda ha fatto irruzione nel parco giochi comunale portandosi via dal bar annesso la macchina del caffè e altri oggetti. Prima di riprendere la via del fondovalle, un’ulteriore incursione ha fruttato ai ladri l’automobile di un privato rubata a Dierico, mentre un’altra vettura è stata danneggiata nell’intento, non riuscito, di portarla via. Un raid a cui si presuppone abbiano partecipato più persone, che forse avevano già effettuato una ricognizione in loco. La maggior parte dei derubati non erano assicurati. «Non siamo più un’isola felice – commentano però ora -, occorrerà prendere provvedimenti, ma chiediamo anche un maggior controllo da parte delle forze dell’ordine, in particolare nelle zone più appetibili, fuori mano e di notte». «Molte zone del paese sono già dotate di telecamere, ma contiamo – ha detto il sindaco Ottorino Faleschini – di installarne altre anche all’ingresso delle varie frazioni, in modo di controllare chi entra e chi esce». In programma a breve pure una riunione con Carabinieri, operatori e cittadinanza, per mettere a punto un piano di sicurezza.

Gemona: la Polfer lascia la stazione di a circa vent’anni dall’insediamento dell’ufficio

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di Piero Cargnelutti.
La Polfer lascia la stazione di Gemona. A circa vent’anni dall’insediamento dell’ufficio, che era stato potenziato nel 2007, i 18 uomini attualmente operativi nel Gemonese saranno trasferiti nel territorio regionale in base alle direttive del ministero che prevedono la trasformazione degli uffici in “punti di appoggio” con organico “zero” anche a Tarvisio, Cervignano e Casarsa. La data precisa del trasferimento dell’organico non è ancora nota, ma si ritiene che avverrà entro la prossima primavera. «Con la segreteria generale di Roma del sindacato – spiega Valter Stefanutti, vicesegretario provinciale del Siap – stiamo lavorando affinché i trasferimenti, che riguardano persone che hanno famiglia, avvengano nelle migliori condizioni: dei 18 uomini della Polfer di Gemona, 4-5 provengono dalla Carnia mentre gli altri sono residenti nel Gemonese». L’obiettivo è fare in modo che chi risiede in Carnia possa essere assorbito nel commissariato della Polizia di Stato di Tolmezzo. A Gemona, gli uomini della Polfer ssvolono il loro servizio nell’area compresa tra il capoluogo pedemontano, Tricesimo, Pontebba e Pinzano e oltre a tutti i controlli che interessano la linea ferroviaria, gli agenti si occupano anche di tutto quello che riguarda i manufatti collegati alla tratta ferroviaria ma anche deglii incidenti riguardanti i rimorchi. Un’altra preoccupazione del sindacato riguarda la perdita del “Know how” accumulato nel corso di questi anni dalla Polfer gemonese. «Non è detto – spiega ancora Stefanutti – che saremo trasferiti alla Polfer di Udine, potremmo anche prestare servizio in Questura, e sarebbe un peccato perdere tutte le conoscenze che abbiamo maturato in questi anni svolgendo l’attività di ogni giorno e seguendo particolari corsi di formazione. Riteniamo che sia un peccato anche la chiusura della Polizia postale a Udine, un reparto che si è dimostrato molto capace. Come sindacato, riteniamo che il problema si sarebbe potuto risolvere unificando i corpi di polizia». La Siap ricorda che la stazione di Gemona, pur essendo rimasta priva di biglietteria, è una delle poche che ancora non ha subito vandalismi e danni anche per il fatto che la struttura ospita l’ufficio della Polfer operativo 24 ore sue 24.

Zoncolan: gemellaggio “pazzo” nel nome della bici con il Monte Fuji

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di Antonio Simeoli
È iniziato tutto in febbraio con un pacco inviato dal Friuli in Giappone. Libri, qualche prodotto enogastronomico, un progetto. Che sta diventando realtà. I particolari saranno svelati giovedì a Udine dal vicepresidente della Regione, Sergio Bolzonello, e dal mittente del pacco, il manager, Enzo Cainero. I due hanno alzato una cortina di fumo sul piano, ma dalle nebbie si staglia, con i suoi 3.776 metri d’altezza, il Monte Fuji, il vulcano che si può scorgere addirittura da Tokyo lontana 100 km; la sacra montagna giapponese, la vetta innevata immancabile nei cartoni animati anni Ottanta. Ma cosa c’entra il Monte Fuji con il Friuli? Tanto, molto più di quanto si pensi. Perchè sarà il cardine del progetto di sviluppo turistico sulla direttrice Tokyo-Udine-Fvg assieme a un’altra montagna entrata ormai nel mito, anche se solo del ciclismo: lo Zoncolan. L’obiettivo è quello di legare le due vette da un gemellaggio solido e ha due sostenitori d’eccezione: la Regione, che da qualche tempo finalmente considera la montagna carnica come un’ambasciatrice di questa terra nel mondo, ed Rcs, la società che organizza il Giro d’Italia ormai di casa in Carnia (5 arrivi sullo Zoncolan in 11 anni, e tanto altro), sempre in cerca di nuovi mercati per crescere e “avvicinare” il colosso Tour de France. In sostanza in Carnia, già a fine agosto 2015 (Cainero ha già “prenotato” alcuni volontari della sua squadra senza però specificare il compito che avranno), verrà organizzato un evento, probabilmente stile gran fondo, che consentirà ai ciclisti giapponesi di cimentarsi con il Kaiser Zoncolan e conoscere la regione, spiagge e città d’arte comprese. Insomma, grazie al turismo-sportivo, i danarosi cittadini del Sol Levante potranno conoscere il Friuli e spendere in Friuli. Ma il piano prevede anche di portare un evento organizzato da Rcs, sullo stile delle gran fondo che da tempo il Giro organizza a Miami, per non dire a New York o persino in Israele, in Giappone, proponendo quindi agli appassionati italiani (e perchè no friulani) una trasferta proprio a Tokyio con l’obiettivo di affrontare in bici il Monte Fuji e visitare la splendida regione dei cinque laghi, una delle meraviglie del mondo. Il progetto sta decollando. Cainero domenica scorsa è tornato proprio dal Giappone dove ha incontrato i partner dell’iniziativa. Il manager è molto abbottonato, si è limitato a confermare che «in Giappone lo Zoncolan è già conosciuto come una montagna mitica e il ciclismo è uno sport in grande ascesa». Nemmeno un mese fa, se resto, il Tour de France ha organizzato una kermesse a Saitama con i più forti del gruppo, tra i quali il bujese Alessandro De Marchi, calamitando sulle strade migliaia di occhi a mandorla. Se centinaia ne arrivassero in Friuli richiamati dal Kaiser, i loro yen sarebbero una manna visti i chiari di luna del nostro turismo.

Prato Carnico: rinasce lo skilift contestato assieme a una pista campo scuola

Via alla gara di appalto per la riqualificazione della stazione sciistica di Pradibosco: è stato pubblicato dalla Comunità montana della Carnia il bando per l’intervento, molto discusso e additato da alcuni come esempio di spreco di denaro pubblico prevedendo, di questi tempi, quasi 3 milioni di euro (stanziati già nel 2008) tra progetti e lavori e con l’incognita della gestione futura.

La Comunità montana aveva chiesto al Comune un’ipotesi di gestione prima di procedere all’appalto. Il consiglio comunale ad aprile, forte anche delle sottoscrizioni di ex amministratori comunali, Sci club val Pesarina, esercenti e commercianti e dell’appoggio della Regione, aveva chiesto di andare avanti e manifestato sulla gestione la volontà di assumere la regia dell’operazione e il proposito di costituire una società cooperativa che coinvolgesse i diversi portatori di interesse.

Saranno realizzati uno skilift monoposto nuovo, un tappeto con copertura campo scuola, una pista campo scuola, la pista raccordo Lavadin, la pista Clap Piccolo, un sovrappasso stradale, un impianto di innevamento con allacciamento a quello esistente. Sarà smantellata la sciovia attuale.

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Alto Friuli: stangata bis in montagna riscaldarsi con gasolio e gpl costerà di più

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di Gino Grillo.

Dopo l’aumento delle bollette dell’acqua, c’è un’altra stangata in arrivo per le famiglie e le imprese della montagna friulana: costerà di più il riscaldamento. La legge di Stabilità emanata dal Governo nazionale prevede, infatti, l’aumento dell’Iva e delle accise, e la riduzione radicale dei benefici, cioè degli sconti, per l’acquisto di gasolio e gpl nelle zone montane. La denuncia parte da Assopetroli e dal presidente Franco Ferrari Aggradi, il quale segnala che l’articolo 19, comma 11, del disegno di legge prevede che entro la fine di gennaio 2015 vengano ridotti i crediti di imposta indicati all’elenco 1 allegato al ddl per assicurare risparmi non inferiori a 16,335 milioni di euro per il 2015 e a 38,690 milioni di euro annui a decorrere dal 2016. Una misura insostenibile, denuncia Assopetroli, in quanto colpisce beni di prima necessità sui quali grava una tassazione che è ben quattro volte più alta che nel resto d’Europa. Le preoccupazioni di Assopetroli per il comparto della distribuzione sono anche quelle del territorio montano. Il decreto legge taglierebbe gli sconti per il gasolio e il gpl da riscaldamento in aree climaticamente e geograficamente svantaggiate, che comprendono nella nostra provincia praticamente tutta la zona montana, Carnia, Valcanale e Canal del Ferro e buona parte della zona pedemontana. In Carnia tutti i 28 Comuni, con eccezione di alcune frazioni del comune di Cavazzo, e quelli del Tarvisiano, sono inseriti nella fascia climatica F, assegnata a seconda della temperatura media annua. Altri Comuni, come Venzone, compresi nella zona pedemontana, sono classificati in fascia E. Nelle zone in fascia F lo sconto sul gasolio si aggira attorno ai 13 centesimi per litro (0.159069 euro per il gpl); un uguale sconto è ammesso per i Comuni in fascia E non collegati con il servizio di metanodotto. «Il Governo – attacca l’ex vicepresidente del Senato, Francesco Moro – dice di non aumentare le tasse, ma di fatto eliminando i benefici di certe leggi, come quella del riscaldamento, è come se le avesse aumentate, e solo per una categoria di persone, quelle che vivono in zone più svantaggiate». «Dispiace osservare come i parlamentari regionali, informati della cosa – conclude Moro – facciano orecchie da mercante». «Viviamo situazioni allucinanti – attacca Marco Lenna, sindaco di Forni di Sotto – accorpano i Comuni, ci tolgono i benefici sul riscaldamento, obbligano Carniacque ad assorbire i debiti dei Comuni: tutto calato dall’alto, come in Corea del Nord». Lenna auspica una diversa filosofia per la montagna «che è diversa dalla pianura. Certe scelte non devono essere prese solo su basi economiche, altrimenti la montagna muore e poi, di riflesso, sarà il crollo anche per la pianura». Francesco Brollo, sindaco di Tolmezzo, ricorda come questo provvedimento «anche se sembra voglia compensare una diseguaglianza di prezzo del riscaldamento fra chi vive in montagna e chi abita in pianura, di fatto crea una diseguaglianza per chi vive in zone dove l’inverno è più lungo e più freddo. Occorre cominciare a ragionare su sistemi di riscaldamento alternativi».