Archivio mensile:Dicembre 2014

Tolmezzo: Amabile Dressi batte tutti con la sua minestra rustica e vince “Carnia Food Design”

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(r.c. dal MV di oggi)
“Carnia Food Design” ha scelto il suo piatto: la prima edizione del contest dedicato alla cucina carnica fra tradizione e innovazione ha incoronato all’Hotel Aplis di Ovaro, la “Minestra di fagioli e patate con maltagliati rustici di grano saraceno”, primo premio assoluto «all’innovazione tradizionale gastronomica». Il piatto è una ricetta della chef Amabile Dessi del Grand Hotel Gortani di Arta Terme, realizzato con l’apporto dei produttori Polenta socchievina, Davide Coop e Azienda agricola Travani. Nella festosa atmosfera della serata conclusiva di Carnia Food Design erano ben 12 i piatti a sfidarsi, dall’antipasto al dolce: ed è stato un vero trionfo per la cucina carnica e la sua creativa stagionalità, i suoi ingredienti poveri e sostenibili ma sempre saporiti e vivacissimi, grazie allo straordinario patrimonio agroalimentare e al più grande Giardino di erbe delle Alpi – quello di Carnia, appunto – che ispira di stagione in stagione i piatti collaudati come le più estrose novità. “Carnia Food Design”, un’iniziativa di Coop Cramars realizzata grazie al sostegno di Euroleader nell’ambito del PSR FVG 2007-2013 Asse IV Leader, per il coordinamento scientifico di Slow Food Fvg, ha così proclamato il primo menù di Carnia Food Design: e dall’antipasto al dolce, con il primo piatto di Amabile Dassi sono stati premiati anche i piatti degli chef Roberto Filaferro dell’Hotel Aplis di Ovaro (antipasto di pate’ con pan brioche ai fichi), Emanuele Monego della Stella d’Oro di Verzegnis (il Mazorìn, un secondo a base di Germano reale e verdure) e di Rita Lenisa di Borgo Poscolle Cavazzo Carnico (Lettera d’amore alla Carnia, personalizzazione della torta di mele in chiave strudel). Condotta dalla curatrice di “Carnia Food Design” Annalisa Bonfiglioli, di Cramars, la cerimonia di premiazione ha visto protagonisti, fra gli altri, il presidente di Euroleader Daniele Petris e il presidente della Giuria tecnica Marino Corti, fiduciario della Condotta Carnia Tarvisiano Slow Food, oltre al presidente dell’Unione Cuochi Fvg Germano Pontoni e alla referente enogastronomia di Turismo Fvg Diana Candusso. Menzioni speciali sono state tributate anche all’appassionata Sara Silverio e alla chef Roberta Clapiz. Il valore aggiunto della prima edizione di Carnia Food Design, che si è articolato in quattro laboratori e quattro contest per una settantina di chef, food blogger e appassionati del territorio, sta anche nelle premesse del progetto: Primo atto di questa nuova rete sarà la riproposizione a Natale 2014, in diverse strutture ricettive e di ristorazione della Carnia, del menu vincitore.

Sutrio: l’iraniano Pousti è il nuovo medico condotto anche di Paularo

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(g.g. dal MV di oggi)

Hamid Reza Pousti sarà il nuovo medico dei Comuni di Sutrio e Paularo. Pousti, 55 anni, nato a Babol, in Iran, sostituirà dall’inizio del prossimo anno i medici dei rispettivi paesi carnici, Dorissa e Tam Bosco, prossimi alla pensione. L’assegnazione del posto al medico iraniano, residente a Tricesimo, ma che da oltre un ventennio opera nelle condotte e nelle guardie mediche della Carnia (ha retto la condotta di Verzegnis e le guardie mediche di Forni di Sopra e del carcere di Tolmezzo), è a tempo indeterminato per l’assistenza primaria di medicina generale nei Comuni di Paluzza, Treppo Carnico, Ligosullo, Cercivento, Sutrio, Paularo, Arta Terme, Zuglio e Ravascletto. In particolare, però, si occuperà di Sutrio e Paularo, dove deve essere assicurata l’assistenza di medicina generale con orario adeguato di apertura dello studio medico. A breve le due condotte dovrebbero ottenere la nomina di un altro medico che opererà assieme a Pousti. Il dirigente responsabile dell’azienda sanitaria n. 3 Alto Friuli, Romano Blarzino, ha effettuato la scelta basandosi sui punteggi raggiunti da Pousti, in quanto nella zona erano stati individuati due posti carenti di assistenza primaria di medicina generale. Ora Pousti, entro 90 giorni dal ricevimento della comunicazione di conferimento dell’incarico, dovrà aprire uno studio professionale idoneo nell’ambito territoriale assegnato, trasferire la propria residenza, o eleggere il proprio domicilio nella zona assegnata.

Friuli: anche Gallizia in corsa per la corsa al vertice per l’azienda sanitaria “Alto Friuli e Collinare”

di di Stefano Polzot.

Vecchie glorie dell’alta burocrazia regionale e sanitaria, ritorni di fiamma, molti dirigenti veneti e qualche sorpresa. L’elenco dei 177 – i manager giudicati idonei per assumere gli incarichi nelle nuove aziende sanitarie – che pubblichiamo integralmente testimonia quanto ambiti siano i posti in palio che verranno aggiudicati in occasione della seduta di giunta in programma venerdì dopo la maratona sulla Finanziaria. I big In pole position Nicola Delli Quadri, per l’Azienda unica triestina, Paolo Bordon, al vertice della sanità pordenonese, e Giovanni Pilati per la nuova azienda che comprende Bassa Friulana e Isontina. Nell’Alto Friuli e Collinare se la giocano Luca Lattuada e Gianni Cortiula, ex direttore centrale con Renzo Tondo, ma l’operazione sorpasso potrebbe premiare Cristiana Gallizia, assessore alla Sanità a Tolmezzo. Un “grande vecchio” è Giorgio Ros, attuale direttore dell’Ass 4, che viene dato alla guida della nuova Azienda che gestirà gli acquisti condivisi. Verso la riconferma per Mauro Delendi all’ospedale di Udine. Addio al Cro di Aviano per il direttore Piero Cappelletti, al quale vengono attribuite scarse chance di conferma. Al suo posto torna insistente il nome di Giampiero Fasola, padre della riforma sanitaria negli anni Novanta, in ballottaggio con Giorgio Simon, che potrebbe però diventare numero 2 di Bordon. I ritorni Numerosi i dirigenti sanitari che cercano di ritornare in campo. E’ il caso di Lionello Barbina, oggi all’Arpa, ma anche Paolo Saltari, già dg del Santa Maria degli Angeli di Pordenone, attualmente in servizio a Ferrara. Un ritorno sarebbe anche quello di Luciano Zanelli, successore di Saltari a Pordenone, oggi direttore generale dell’Arca Lombardia. In corsa pure Carlo Favaretti, già direttore generale dell’ospedale di Udine ai tempi di Illy, e Giorgio Mattassi, ex assessore regionale, attualmente direttore di dipartimento dell’Arpa. Curiosa la candidatura del “capo” della sanità Fvg, Adriano Marcolongo. Come dire, non si sa mai. Da altri enti Vale la pena di tentare devono aver pensato Primo Perosa e Claudio Colussi, rispettivamente segretari comunali a Pordenone e Spilimbergo. Stesso ragionamento per Ermanno Predonzan, dirigente amministrativo all’Ezit di Trieste, e per Daniele Damele, dirigente della Provincia di Udine. Gli “stranieri” Su 177 ben 74 vengono da fuori regione, molti dei quali dal Veneto con profili di spicco come Claudio Dario, dg dell’ospedale di Padova.

Tolmezzo: a 15 anni dalla scomparsa un ricordo di Claudio Puppini, architetto-scrittore poliedrico e geniale

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di Ermes Dorigo.

Ricorre quest’anno il quindicesimo anniversario della scomparsa prematura (a 58 anni nel 1999) dell’architetto Claudio Pappini ed è doveroso ricordarlo, anche se la data non coincide – ma forse va meglio questo periodo natalizio che deve essere anche di riflessione – perché, mentre a parole si dichiara di voler salvaguardare e rafforzare l’identità e la cultura locali, nei fatti si dimenticano quelle persone che hanno contribuito a costruirla e a conservarla. Dopo frequentazioni assidue, i nostri rapporti si erano diradati e sino a ritornare più frequenti e intensi negli ultimi anni; conservo come ultimo tristissimo ricordo l’incontro fuori della Libreria Pillinini: era seduto in macchina, mi sono avvicinato, per invitarlo a visitare all’interno di essa una Mostra: mi ha guardato, mi ha mostrato il bastone, non ce la faceva quasi più a camminare, gli venne da piangere. Con questo contralta un ricordo opposto, quando lo vidi circa un anno prima raggiante e sorridente alla mostra Dal figurativo alla nuova figurazione di Tiziano dalla Marta, pervaso da una gioia e felicità febbrile quasi infantile per l’omaggio che si rendeva all’amico comune. Confesso che, forse per una mia debolezza vigliacca o forse perché volevo ricordarlo com’era, insaziato di vita e di storia, non ho avuto il coraggio di andarlo a trovare quando la malattia, con cieca ostinazione, lo consumava attimo dopo attimo; e questa postuma rievocazione non mi libera certo dal senso di colpa.

Aristocratico e popolare ad un tempo non ho mai conosciuto (tranne Volponi e la sua Urbino), una persona così visceralmente innamorata della propria città – soprattutto del suo Borgàt dentro le mura antiche, dov’era nato -, di cui viveva empaticamente forme, materiali, profumi, colori, odori, tempi, silenzi anche antichi, che tutti voleva conservare, perché non andassero perduti; per cui tutta la sua attività politica, pungente consigliere comunale; professionale e di storico si può dire caratterizzata da questo impegno etico-civile di preservazione dell’identità e della storia della sua comunità, per sottrarla alla corrosione del tempo: aveva una concezione quasi religiosa e sacrale della memoria.

Formatosi sull’ideale vitruviano dell’architetto come uomo di ampia e profonda cultura umanistica non specialisticamente settoriale (oggi mancano spesso negli architetti entrambe), lettore attento e selettivo fin da giovanissimo, amava l’opera (frequenti le sue presenze alla Fenice di Venezia, la città che amava sopra tutte) e la musica, al punto da mettere insieme una notevole collezione discografica; amava l’arte, soprattutto quella classica o quella moderna che conservava tratti di classicità, e dipingeva; una pittura in simbiosi con la professione di grande abilità disegnativa e sorprendente raffinatezza: poche composizioni eterogenee, in cui erano sempre presenti elementi architettonici (colonne corinzie o ioniche, cupole…), con accostamenti cromatici raffinati, che rivelavano una sua autonoma personalità, pur echeggiando l’amato Gnoli; mentre nei pochi paesaggi sono evidenti le allusioni a Giorgio Morandi.

Pur legato in forma quasi viscerale e corporale alla sua terra, non era un provinciale, ma un vagabondo e inquieto ricercatore, assetato di conoscenza e di un incessante aggiornamento professionale, che lo portò a girare il mondo (ma con baricentro psicologico sempre a Tolmezzo e in Carnia), per vedere le opere dei suoi tanti maestri: negli Stati Uniti nella casa di Wright, in Finlandia per ammirare le opere di Aalto, in Unione Sovietica, in Europa ad ammirare e studiare soprattutto le opere di James Stirling, con le sue murature spezzate e interrotte da apparenti crolli scenografici, che insieme alle ironiche bizzarrie inventive di Giulio Romano nel Palazzo The a Mantova hanno probabilmente ispirato la progettazione del complesso residenziale Nostalgia in via della Cooperativa a Tolmezzo ( tutti questi viaggi li documentò con un numerosissime diapositive, parte delle quali presentate al pubblico in diverse serate).

Claudio era riconoscente nei confronti dei propri maestri; si pensi al complesso della Roggia, rimasto incompleto: non solo citandone particolari decorativi e costruttivi, ma addirittura con una targa d’ottone avrebbe voluto rendere affettuoso omaggio a Carlo Scarpa, di cui era stato allievo.

Ricordo che, quando ad un certo punto scarseggiarono i collaboratori di Cronache Tolmezzine, Claudio, che credeva fortemente in questo strumento, riempiva quasi tutto il giornale con articoli di storia, di carattere ambientale e per la salvaguardia del patrimonio edilizio storico, al punto che un giorno scherzosamente gli dissi che avevo apprezzato molto l’ultimo numero di… ‘Cronache Puppine’.

Dal punto vista professionale, monumento al ricordo rimane il grande complesso residenziale in via della Cooperativa – cui già ho accennato -, da lui battezzato ‘Nostalgia’, in cui ha sintetizzato tutti gli elementi stilistici dell’architettura carnica (si possono ricordare anche la sistemazione del Borgàt, di via Roma, della chiesa di San Valentino a Somplago, la Polse di Cougnes ai piedi della pieve di San Pietro in Carnia).

Sintesi di questo amore per la sua terra e la sua gente, come storico ci ha lasciato la ponderosa opera ‘Tolmezzo. Storia e cronache di una città murata e della Contrada di Cargna’ fino al diluvio del 1692; ma aveva già raccolto il materiale per completarla per cui Il Settecento, postumo, fu pubblicato per merito di Ferigo e Lorenzini. Da bravo architetto, vedeva come le fondamenta su cui (ri)costruire l’identità culturale della sempre più disaggregata comunità tolmezzina in un mondo che mutava e nel quale sempre meno si riconosceva, soprattutto nei suoi aspetti di ‘smemoratezza’ e di rozza incultura: “ un lavoro – scrive nella Prefazione -, frutto degli otia di un dilettante alle prese con una materia non sua, che doveva intervenire a coprire il singolare vuoto costituito dalla mancanza fino ad ora di un’opera organica di carattere storico sulla Terra Tulmetii; dedicato ai suoi genitori, perché Claudio, come Pasolini, aveva nostalgia di quel “tornare dei padri nei figli”, come avveniva in altri tempi e in un’altra civiltà e cultura.

Alto Friuli: i Sindaci in trincea per il prezzo del gpl alle stelle

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di Gino Grillo.

Incontro in municipio fra i sindaci (delle province di Udine e di Pordenone) dei Comuni serviti dalla rete di gpl con l’assessore regionale Sara Vito per dibattere le mosse da intraprendere verso l’Eni per abbassare i prezzi del gas da riscaldamento. Nei sette Comuni – i tre carnici Forni di Sopra, Forni di Sotto e Paularo e i quattro del Pordenonese, Claut, Andreis, Barcis e Cimolais – il prezzo del gas da riscaldamento costa sino a tre volte il prezzo del metano che viene pagato dalle famiglie servite dalla rete del metano. I sindaci Lino Anziutti, Marco Lenna, Ottorino Faleschini, Romano Alzetta, Tommaso Olivieri, Gionata Sturam e l’assessore Marco Protti, supportati dallo studio legale D’Orlando, hanno spiegato all’esponente regionale la situazione che da alcuni anni vede il prezzo del gpl aumentare in maniera esponenziale rispetto al metano. L’avvocato Elena D’Orlando ha illustrato a Vito come dalla stipula dell’accordo, nel 1990, fra Agip, Regione e Comuni che prevedeva la metanizzazione della montagna ci sia stato un progressivo divario sul prezzo delle fonti combustibili applicate ai Comuni serviti da gpl nonostante si fosse convenuto che il prezzo della kilocaloria fosse dovuto rimanere collegato al prezzo del gas naturale, in virtù anche del fatto che l’infrastruttura è stata pagata per il 65% dalle casse regionali. Da alcuni anni però il prezzo del gpl è andato progressivamente aumentando, tanto che nei sette Comuni la popolazione, circa 7 mila persone, di cui 5 mila in Carnia, si sono dotate di fonti energetiche alternative, spesso più dispendiose o scomode del metano. Infruttuosi sinora i tentativi di una mediazione con l’Eni, tanto che i Comuni hanno vagliato anche di intraprendere azioni giudiziarie, ma che avrebbe coinvolto anche la Regione, contro la quale i Comuni avrebbero dovuto intentare causa. L’assessore ha assicurato l’interesse della maggioranza sul problema e ha indetto una riunione già lunedì con l’Eni, per verificare la loro posizione e procedere poi di conseguenza. I sindaci hanno perorato la loro causa che è insostenibile per la popolazione in vista di un altro inverno. La soluzione condivisa è di proporre per il prossimo bando sulle gestione del gas naturale, a cura delle Province il prossimo anno, di dotare i Comuni di bomboloni di metano ghiacciato oppure di portare la rete del metano sino ai comuni ancora esclusi. Evento questo più fattibile per i comuni carnici, molto meno, a causa dell’orografia, per quelli della provincia di Pordenone. In attesa del prossimo bando e delle eventuali trasformazioni strutturali delle reti, si è vagliata l’ipotesi che la Regione, oltre a suffragare la causa degli enti pubblici nei confronti dell’Eni, nonostante le perplessità per i prezzi differenziali tra gas naturale(metano) e quelli derivanti dalla lavorazione del petrolio (gpl) applicati dall’ente nazionale per l’energia Aeg, di devolvere a favore dei Comuni, che poi gireranno agli utenti dei paesi, una somma che potrebbe aggirarsi, secondo stime dei Comuni, attorno a un milione l’anno quale ristoro per le cifre pagate in più.

Carnia: “Mafia capitale” arriva in Carnia, trasferito al carcere di Tolmezzo Massimo Carminati

Mafia Capitale, Massimo Carminati trasferito nel carcere di Tolmezzo

Massimo Carminati, l’uomo considerato dalla Procura di Roma il capo di Mafia Capitale, è stato trasferito nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo. Assieme a lui stamani sono stati trasferirti gran parte degli arrestati nell’inchiesta che si trovavano a Rebibbia. Il trasferimento si è reso necessario per una questione di “incompatibilità ambientale”.

Ieri l’altro arrestato eccellente dell’inchiesta, ovvero l’uomo considerato il dominus delle coop sociali di Roma Salvatore Buzzi, era stato trasferito nel carcere nuorese di Badu ‘e Carros. Questi trasferimenti sono dettati anche dal fatto che, essendo accusati la maggior parte degli arrestati di associazione a delinquere di stampo mafioso, devono essere detenuti in reparti di massima sicurezza.

Sono fissati per lunedì mattina, nel carcere di Regina Coeli, gli interrogatori di Rocco Rotolo e di Salvatore Ruggero, gli ultimi due ad essere finiti in carcere e considerati vicini alla ‘ndrangheta. Entrambi sono accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso in quanto ritenuti responsabili di aver assicurato il collegamento tra il clan dei Mancuso, egemone nel Vibonese, ed alcune cooperative riconducibili a Buzzi, braccio finanziario, secondo la Procura di Roma, dell’organizzazione criminale capeggiata da Carminati.

Tolmezzo: convocazione Assemblea soci e soci-risparmiatori Coopca

_CONVOCAZIONE ASSEMBLEA Coopca

 

Comitato Aiuto Soci Coopca – Convocazione assemblea

Si informa che il Comitato promotore, riunitosi il giorno 11 Novembre, ha constatato l’opportunità di convocare gli aderenti, Soci e i Lavoratori che vorranno partecipare all’assemblea che si terrà il giorno

19 DICEMBRE 2014
alle h 20.00 a Tolmezzo presso il teatro candoni

con il seguente ordine del giorno:
1. Sessione informativa da parte del comitato
2. interventi dei soci
3. nomina del direttivo
4. valutazione della situazione in vista di eventuali azioni comuni da intraprendere
5. varie ed eventuali

E’ CONSENTITO L’ACCESSO ESCLUSIVAMENTE AI SOCI PRESTATORI, AGLI AZIONISTI E LAVORATORI COOPCA MUNITI DI IDONEA DOCUMENTAZIONE (fotocopia libretto o certificato azionario ) O LORO FAMIGLIARI O RAPPRESENTANTI MUNITI DI DELEGA

Gemona: la rabbia dei proprietari dopo il rogo, buttati via anni di lavoro

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(Piero Cargnelutti dal MV di oggi)

Quel capannone andato in fumo era praticamente nuovo. I Cucchiaro lo avevano inaugurato nel marzo dell’anno scorso. Si trattava di un investimento fatto dall’azienda agricola per migliorare ancora la propria produzione, sia casearia che di carni e insaccati. «E pensare – ci ha raccontato Pierino Cucchiaro – che la nostra intenzione era quella di lasciare fuori i mezzi agricoli, ma poi, proprio per evitare che restassero sotto la pioggia, abbiamo deciso di metterli dentro. Avevamo realizzato quel capannone per sistemare il fieno e averlo a poca distanza dalle bestie e in questo modo avevamo messo in ordine tutta la nostra attività. Lo avevamo dotato di illuminazione notturna anche per permettere alle bestie di poter vedere quello che mangiano durante la notte. Non solo, nei nostri programmi c’era anche la volontà di recintare la struttura e dotarla di un sistema di allarme ma, chiaramente, gli investimenti si fanno un po’ alla volta». Una vera e propria filiera quella avviata negli ultimi anni dall’azienda agricola Cucchiaro, fondata nel lontano 1966 da Mario Cucchiaro e dalla moglie Luigina Tondolo e oggi proseguita dai figli Pierino e Dario. A Gemona, l’azienda è ben conosciuta soprattutto per la latteria che gestisce in via Moseanda in cui è possibile trovare i loro prodotti caseari, ma l’attività si allarga fino a Lateis di Sauris dove Dario Cucchiaro gestisce la malga Navaçute, mentre a Cavazzo sono operativi con un agriturismo, e senza dimenticare che poco più di un anno fa proprio i Cucchiaro hanno vinto la gara per la gestione della stalla sociale di Trasaghis. In Godo, sede storica dell’attività, a pochi metri dal capannone andato a fuoco c’è la stalla in cui ci sono oltre cento mucche: un’attività non certo indifferente quella portata avanti dai Cucchiaro, che negli ultimi periodi erano riusciti a crescere, anche in virtù dello sviluppo di una vera e propria filiera. Nell’azienda, infatti, si allevano gli animali, si trasformano le carni, ma anche il latte in prodotti caseari e perfino il foraggio dato alla bestie viene prodotto direttamente e lavorato per garantire alimenti di qualità. In un periodo non certo facile per agricoltori e allevatori, la Cucchiaro è certamente una delle aziende agricole più consistenti rimaste nel territorio del gemonese: «Prima di realizzare il capannone – ci ha spiegato Pierino Cucchiaro – eravamo costretti a mettere le balle di fieno in diversi fienili sparsi sul territorio che gestiamo. Con quella struttura avevamo migliorato l’attività perché stalla e fienile sono ravvicinati e ciò semplifica le operazioni di carico e scarico del foraggio, tanto è vero che un’altra delle nostre intenzioni era quella di spostare un fienile che gestiamo in Stalis e realizzarlo accanto al capannone. È veramente un colpo duro per noi questo, perché non è facile fare tutti questi sacrifici per crescere e improvvisamente vedere tutto crollare in un attimo».

Carnia: ecco il piano alternativo a Carniacque, «Tutto ritorni ai Comuni»

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di Michela Zanutto.

«Serve piano alternativo a Carniacque per la gestione delle risorse idriche in montagna». Ne è certo Franceschino Barazzutti, ex sindaco di Cavazzo e attuale numero uno del Comitato per la tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento. Insieme a Barazzutti sono anche Paolo Querini, del Comitato Val Degano, Antonino Galassi, del Comitato acqua libera Val But e Dario De Alti, già sindaco di Cercivento. Tutti insieme oggi alle 10.30 in via Sabbadini presenteranno la loro idea durante l’incontro Montagna: acqua del rubinetto, sempre più cara, sempre più lontana. L’obiettivo numero uno è evitare il monopolio. Lo spauracchio, secondo Barazzutti è Hera. «Si è già presa Amga, Acegas e anche il gestore di Padova – dice –. È chiaro quale è lo scopo finale. Ma bisogna ritornare al modello di montanità, non si possono affrontare i problemi della montagna con cultura e criteri cittadini». Ma come? «Ogni Comune dev’essere proprietario della propria acqua – spiega Barazzutti –. Se vogliamo evitare che Hera entri in Carnia, dobbiamo passare alle gestioni comunali. Non certo mantenere in piedi Carniacque, che ha già notevoli difficoltà. Per esempio, nella valle del But, Sutrio, Cercivento, Paluzza, Treppo e Ligosullo possono anche mettersi assieme e hanno già una base sociale importante con la Società elettrica Alto But. Questi sono i modelli che dobbiamo portare avanti in montagna». Barazzutti è sicuro. La strada tracciata con gli investimenti del maxi-piano della Consulta d’ambito per il servizio idrico integrato Centrale Friuli (Cato) va in una sola direzione: la multi-utility sovraregionale. «Non si può allontanare la gestione dell’acqua dalla Carnia – aggiunge –, la montagna ha esigenze specifiche». Il piano prevede quasi un miliardo di investimenti: 30 milioni l’anno per trent’anni (2014-2043). Ripartiti fra Cafc (658), Acquedotto Poiana (100) e Carniacque (85). Da qui passano il rifacimento di seimila chilometri di acquedotti (al momento la perdita d’acqua media è al 30%), il completamento del sistema fognario (la rete passa da 2.500 chilometri a tremila) e la riorganizzazione dei depuratori che da 600 diventano 40. Ridimensionamento che va nel senso della qualità per venire incontro ai nuovi standard europei e garantire la pulizia di residui organici, metalli pesanti e veleni. Cinque le fonti finanziarie del Piano d’ambito: bollette, mutui, risorse pubbliche (dalla Regione 2,5 milioni in 20 anni), auto-risparmio (taglio dei depuratori) e sinergie (la fusione in tre gestori riuniti sotto la regia della Consulta d’ambito). Il debito creato dev’essere per legge ripianato. E i garanti sono gli utenti.

Tolmezzo: per ora nessuna modifica nel dimensionamento scolastico “Occorre un supplemento d’indagine”

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Nessuna modifica nel dimensionamento scolastico per gli istituti superiori di Tolmezzo, in attesa che un tavolo tecnico studi l’eventuale fattibilità del percorso proposto dalla Provincia. Questo l’esito dell’incontro sul futuro degli istituti superiori di Tolmezzo, al quale hanno preso parte l’assessora regionale all’Istruzione Loredana Panariti, l’assessore provinciale Beppino Govetto, i consiglieri provinciali Luigi Gonano ed Erica Gonano, il sindaco di Tolmezzo Francesco Brollo e l’assessore comunale all’istruzione Alessia Benedetti. “Occorre un supplemento d’indagine – ha spiegato Panariti – per verificare come possano essere garantiti percorsi e offerte formative del Liceo Scienze Applicate così come dell’Istituto Jacopo Linussio”. Dopo l’incontro, a cui hanno partecipato anche le due dirigenti degli istituti tolmezzini Lucia Chiavegato e Manuela Mecchia, una rappresentanza dei genitori degli studenti del Liceo delle Scienze applicate e Glorietta Iseppi Pillinini per il Centro servizi scolastici Alto Friuli, il confronto è proseguito assieme gli studenti con i quali è stata condivisa la necessità di un approfondimento e di una comunicazione più stretta sugli esiti del percorso.