Archivio mensile:Maggio 2015

Venzone: inaugurazione della pista ciclabile Venzone-Gemona del Friuli

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Il progetto Ciclovia Alpe Adria Radweg (Programma di cooperazione transfrontaliera Interreg IV Italia-Austria 2007-2013) è un esempio di cooperazione per lo sviluppo della mobilità sostenibile e nasce dalla comune volontà delle tre regioni partecipanti (Regione Friuli Venezia Giulia, Land Salisburgo e Land Carinzia) di individuare un itinerario ciclabile transfrontaliero che, congiungendo Salisburgo con Villaco, Udine, Aquileia e Grado, superi il confine fisico costituito dalle Alpi e realizzi un collegamento diretto tra la rete ciclabile centro europea e il mare Adriatico. Per ulteriori informazioni: www.alpe-adria-radweg.com e www.turismofvg.it/Terra-dei-Patriarchi/Ciclovia-Alpe-Adria

Nel Friuli Venezia Giulia la Ciclovia Alpe Adria costituisce la direttrice FVG 1 della Rete delle Ciclovie di Interesse Regionale (ReCIR). Per ulteriori informazioni: www.regione.fvg.it/ciclovie.

Sabato 30 maggio 2015 pedaleremo da Venzone a Gemona del Friuli inaugurando la pista ciclabile recentemente realizzata dalla Comunità Montana del Gemonese, Val Canale, Canal del Ferro.

Per raggiungere Venzone sarà attivo un servizio di trasporto gratuito di ciclisti+biciclette da Pordenone, Codroipo, Trieste e Monfalcone (per le modalità di prenotazione del servizio si veda alla fine dell’articolo).

Sarà inoltre possibile raggiungere Venzone da Udine utilizzando il treno Micotra (partenza da Udine ore 07.07).

Per ulteriori informazioni www.ferrovieudinecividale.it/progetto-mi-co-tra

Programma dell’ inaugurazione

Ore 9.30     ritrovo presso il Municipio di Venzone

Ore 9.45     Saluto delle autorità

Ore 10.30   In bicicletta lungo la ciclabile fino alla località Rivoli Bianchi, dove avrà luogo il taglio del nastro

Ore 11.30   In bicicletta fino alla  sede della Protezione Civile di Gemona, Via Battiferro, brindisi inaugurale

Timau: Vinta dalla malattia a 47 anni, l’addio di Piano d’Arta a Linda Duzzi

di Gino Grillo.

 Due comunità, quella di Paluzza e quella di Arta Terme, piangono Linda Duzzi (nella foto), 47 anni, i cui funerali saranno celebrati mercoledì alle 14.30 nella chiesa di Timau. La donna è spirata a causa di un male che l’ha colpita un paio di anni orsono e contro il quale ha cercato, purtroppo invano, di lottare. In questo lasso di tempo, ricordano gli amici in paese, per lei è iniziato un calvario fatto di continui viaggi al Cro di Aviano. Poi, a causa di una recrudescenza della malattia, un paio di settimane fa, Linda è stata ricoverata all’ospedale di Tolmezzo dove è deceduta. Nata in Svizzera da genitori di Timau, ben presto tornò al paese carnico sino a quando si trasferì, sposata con Fabrizio Di Monte, a Piano d’ Arta. Linda, consapevole della sua malattia, ha scelto di riposare per sempre nel cimitero di Timau, dove vivono ancora la madre Antonietta Puntel, il padre è scomparso un anno fa, e i suoi fratelli minori, Daniele, Raffaele e Marcello. Stimata da tutti, Linda, che era donatrice di sangue, aveva lavorato come barista, e successivamente alla mensa della caserma degli alpini a Tolmezzo, sino a quando ha dovuto abbandonare il lavoro per motivi di salute. Amici, compaesani e parenti si stringeranno domani attorno alle sue figlie Loretta e Gloria e a Fabrizio per tributarle l’ultimo saluto, nella chiesa di Santa Geltrude dove don Tarcisio Puntel celebrerà le esequie.

Al marito Fabrizio, alle figlie e ai parenti tutti le cordoglianze più sentite da parte del titolare di questo blog.

Coopca: disperato appello del CDA “Se nessuno interviene il destino dell’azienda è segnato”

di Lodovica Bulian, dal MV di oggi.
Non è più solo un incubo da esorcizzare: lo spettro del fallimento non è mai stato così vicino. Siamo alla fine della corsa, e CoopCa rischia di non farcela, spalancando il baratro per 650 dipendenti e tre mila soci prestatori. Il cda gioca a carte scoperte e si appella a un salvataggio che appare ormai disperato. Il piano concordatario è al palo, non ci sono acquirenti e, quel che è peggio, non c’è più tempo. Le proposte d’acquisto non sono sufficienti per scongiurare il crac della cooperativa carnica. Il 20 giugno l’adunanza dei creditori sarà chiamata a dare il via libera al concordato, ma in assenza di nuove offerte, quello stesso piano potrebbe decadere. Mesi di lavoro, di trattative, di incontri non hanno portato a una soluzione. All’ultimo anche Confcooperative Fvg, a cui si erano rivolti la Regione e i sindacati, si è sfilata. «La verità è che CoopCa non la vuole nessuno», dicono rassegnati i prestatori. L’ultimo, disperato, appello alla solidarietà arriva dal consigliere d’amministrazione, Paolo Rizza, entrato in CoopCa a gennaio su indicazione della stessa Regione per lavorare al risanamento della società. «Se nessuno interviene il destino dell’azienda è segnato», ed è una «bomba sociale» da disinnescare «immediatamente». Rizza guarda allora alla presidente del Fvg Debora Serracchiani: a lei, che è anche la numero due del partito al governo chiede «che la politica faccia uno sforzo ulteriore e che interceda con i vertici del potente mondo delle cooperative affinché non lascino fallire una coop con cento anni di storia». Al governatore, che «alla nostra montagna ci tiene», Rizza ricorda anche che «quella è la seconda azienda della Carnia». La priorità ora è evitare un fallimento che «sarebbe un disastro sociale, un fatto gravissimo. Fino all’ultimo sembrava che Confcooperative potesse chiudere la partita, e invece niente. Ora siamo alla fine. L’unica via è quella politica. Ma bisogna muoversi». Il membro del cda richiama anche in causa Friulia che «potrebbe scendere in campo come gestore della cooperativa, con l’ingresso di soci privati, come fornitori in grado di entrare con capitali importanti». Un piano “b”, ma di certo complicato da realizzare quando la clessidra va veloce. Così sul magro piatto del salvataggio restano 15 milioni scarsi, quelli messi da Coop Nordest, Conad, Alì, Despar e Discount per altrettanti supermercati della CoopCa sparsi tra Fvg e Veneto. Meno della metà della soglia minima di 32 milioni necessaria, stando al piano concordatario ammesso dal tribunale, a soddisfare i creditori privilegiati, requisito essenziale dell’intera procedura. Se non dovesse essere raggiunto, e il commissario giudiziale Fabiola Beltramini non dovesse ricevere entro il 10 giugno nuove proposte d’acquisto in grado di tirare CoopCa fuori dalla palude, potrà decidere di revocare il concordato. La situazione, dunque, «resta critica» dice ancora Rizza. E quel bilancio del 2014, che il cda si avvia ad approvare il 27 maggio, sarà un macigno. Sì, ammette, sarà «lacrime e sangue», perché dovrà fotografare tutte le svalutazioni di una società in liquidazione. Il buco è profondo, e il passivo potrebbe superare i venti milioni.

Timau: ritorna l’orienteering in Carnia, il 31 maggio la 3^ prova del trofeo Pole Star

__Timau manifesto timau

Dopo l’ultima positiva esperienza delle “Lanternes di Nodal” dello scorso dicembre, ritorna l’orienteering nell’Alta Valle del But. Timau si appresta ad accogliere gli orientisti della nostra regione, Carinzia e Slovenia, in una gara valevole per la 3^ Prova del Trofeo Pole Star. Non una gara dall’agonismo sfrenato ma una manifestazione in cui due percorsi sono dedicati agli agonisti e due a chi vuole provare lo sport dei boschi. In questo caso verrà coinvolto in massima parte il centro di Timau ed i pendii che lo circondano con partenza, arrivo e passaggi degli atleti in centro al paese. La manifestazione si sposerà con la “31a festa delle capre” (23a rassegna regionale dei prodotti caprini – 18o premio del malghese). La cabina di regia è ancora affidata alla Friuli Mtb & Orienteering che ha dimostrato di saper creare la giusta sinergia fra le diverse associazioni della Valle. La logistica verrà garantita come sempre dalla TimauCleulis e dall’Aldo Moro le due storiche società polisportive locali che collaborano alla promozione di questo sport in Comune di Paluzza. Verrà allestita una manifestazione di sicuro interesse anche per i tanti sportivi che praticano discipline diverse e vogliono provare a cercare le ‘lanterne’, i punti di controllo che obbligatoriamente i partecipanti debbono trovare testimoniando il passaggio con un chip che verrà consegnato al momento dell’iscrizione.

La gara sul percorso più impegnativo vivrà del confronto fra Serhij Mukidinov dell’Aldo Moro, vincitore dell’ultima prova a San Leonardo e di Stefano Collodet della Friuli Mtb & Orienteering che dopo due tappe guida la classifica di questa categoria. Nella stessa categoria, ma al femminile, Alessia Ciriani (Friuli Mtb & O) – che sarà anche speaker della manifestazione – cercherà il tris dopo le due belle vittorie a Fontanabona e San Leonardo. Nel percorso Rosso tenteranno di scalare la classifica i due ‘enfants du pays’ , Simone e Valentina Unfer (Friuli Mtb & O) che sul terreno amico si sono sempre ben comportati, una classifica per ora saldamente in pugno a Stefano De Eccher (Sci Club Udine) e a Marta Canal (Friuli Mtb & O).

Ma attenzione, nelle prime due prove, a parte i ragazzi di Timau, mancavano i rappresentanti della Carnia poco propensi a scendere in pianura ma che a casa loro spesso hanno dimostrato di farsi rispettare. La partecipazione degli abitanti della Valle è l’obiettivo degli organizzatori, soprattutto dei più giovani, magari abituati a correre in montagna o con gli sci ma alle prime esperienze con la lettura di una carta da orienteering. Li aspettiamo numerosi soprattutto nei percorsi Bianco e Giallo riservati agli esordienti e se anche le distanze e le altimetrie cui sono abituati possono apparire ‘leggere’, è proprio la capacità di correre veloci e trovare tutti i punti di controllo nel loro percorso che costituisce il fascino di questa disciplina. Uno sport dove conta correre ma anche mantenere la lucidità necessaria per leggere in velocità la carta e risolvere i problemi che il tracciatore da punto a punto ha progettato per ogni percorso. Non sarà questa l’unica gara che toccherà il Comune di Paluzza nel 2015: il 20 settembre ai Laghetti di Timau vi sarà ancora orienteering, questa volta solo in bosco, e poi a fine dicembre, in notturna, nel centro storico a Paluzza si svolgerà la terza edizione delle Lanterne di Natale. Ma ora concentriamoci tutti su domenica 31 maggio pronti a sfidarsi nei quattro percorsi a Timau nell’ambito del Sunti van Gasa – Festa delle capre organizzata dalla Proloco TimauCleulis.

Si ringrazia per la collaborazione: salumi e formaggi foschiani, la buteghe da coperative – paluzza, salumi e sapori di timau, panificio silverio – Timau.

Video su https://www.youtube.com/watch?v=zeuu07yF0R4

Carnia: mortai, bombe e spari sul Bivera sindaco e Legambiente insorgono

di Gino Grillo.
Esercitazioni militari sul Monte Bivera, a confine fra Carnia e Veneto, il 26 e 27 maggio: il comando militare dell’esercito in Friuli Venezia Giulia ha emesso un provvedimento di sgombero per martedì e mercoledì della prossima settimana che interessa il poligono del monte Bivera dove saranno effettuate esercitazioni a fuoco con armi leggere, bombe a mano e mortai da 120 millimetri «che per la loro natura comportano pericolo per persone e animali». Il Comando militare ha così disposto, per questioni di pubblica incolumità, lo sgombero di un’ampia zona marginale all’area del poligono vero e proprio dalle 8 alle 23, che sarà delimitata dall’esposizione di bandiere rosse. Il provvedimento interessa anche i Comuni di Sauris, Prato Carnico, Socchieve e Forni di Sotto, nonché di altri nel vicino Cadore. La zona inibita all’accesso di persone va da Forcella Lavardet e Riota, Casera Malins e monte Pieltinis a Nord, il monte Morgenleit sino all’abitato di Sauris di Sopra a est, Col Boscon, Stali Pidila e Clap Varmòst a sud e monti Crusicalas e Tudaio, col delle Vizze a Ovest. L’esercitazione avrà un seguito nel prossimo mese di giugno nei giorni 1, 3, 5, 8, 9, 10, 12 e 15 con le medesime modalità. «Una manovra anacronistica – commenta il sindaco di Forni di Sopra Lino Anziutti – oggi sparano missili da mille chilometri di distanza, come testimoniano i sempre più frequenti passaggi di aerei da guerra sui nostri cieli, giorno e notte, e qui ci si addestra come nella prima guerra mondiale». Anziutti si dice contrario a queste esercitazioni che influiscono sul comparto turistico impedendo alla gente l’accesso nella zona delle malghe, con il pericolo che certi proiettili, inesplosi, possano rappresentare un serio rischio per i turisti e pastori e con effetti devastanti derivanti dagli scoppi anche sugli animali al pascolo, come accaduto in passato. Il Bivera è conosciuto anche per essere un Sic, sito di interesse comunitario. «È assurdo che qui si facciano esercitazioni a fuoco, dove esistono flora e fauna uniche – attacca Marco Lepre di Legambiente – in particolare in un momento di riproduzione, delicato per la fauna». Lepre chiede ai Comuni e alla Regione di rivedere le autorizzazioni che non hanno più interesse a esserci in Carnia. «È assurdo, tolgono i soldati dal territorio, ma ci lasciano le servitù militari». Il comando dell’esercito fa sapere che «è vietato raccogliere armi e munizioni» in caso del loro rinvenimento invita a informare i carabinieri. Per eventuali danni a proprietà private si ha tempo sino al 30 giugno per chiedere il risarcimento.

Sappada scende in piazza contro le lungaggini dell’iter della richiesta di passaggio al Friuli

di Monika Pascolo.

Sappada scende in piazza per protestare contro le lungaggini dell’iter della richiesta di passaggio al Friuli. A 7 anni dal referendum per diventare «friulani» – al quale ha votato sì oltre il 90% dei cittadini – il Comitato per il «trasloco» dalla provincia di Belluno a quella di Udine, di fronte al silenzio romano (la pratica  è arrivata nella capitale nel 2013 dove è ferma alla V Commissione Bilancio del Senato), chiama a raccolta i sappadini e promuove un corteo nelle vie del centro dolomitico: l’appuntamento è venerdì 22 maggio, alle 17, nel piazzale di fronte Borgo al sole per sfilare, mentre i negozi abbasseranno le serrande, fin davanti al Municipio.
«Probabilmente a Roma in questo momento le priorità sono altre – commenta Danilo Quinz, portavoce del Comitato –, ma se non trovi chi ti appoggia e ti aiuta a spingere avanti la questione, questa tenderà a languire. Così purtroppo sta succedendo al caso Sappada; e i politici friulani – aggiunge –, dai quali ci aspettavamo qualcosina in più, non sono certo impazziti per darci una mano!». Quinz non nasconde la convinzione che addirittura «ci sia qualche politico veneto che sta remando contro, magari perché l’interesse è quello di chiedere l’autonomia della Regione e della provincia di Belluno». Sta di fatto però «che è arrivato il momento di avere risposte concrete». Perché, ribadisce, la gente si è già espressa a favore del passaggio, come le due Regioni e le due Province di Belluno e Udine. Ora manca solo il via libera di Senato e Camera.
«Noi facciamo parte del Friuli storico e ci sentiamo friulani», ribadisce Quinz. D’altra parte Sappada è nella Diocesi Udine e addirittura la sua squadra di calcio milita nel campionato carnico. Non solo: «I sappadini nascono e si curano a Tolmezzo e la gran parte dei nostri giovani va a scuola a Udine; e poi non dimentichiamo che fino al 1966 il nostro catasto aveva sede nel capoluogo carnico».
A sollecitare una risposta da Roma non saranno soltanto i cittadini di Sappada. Perché in piazza ci sarà anche l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco <+evidenza>Manuel Piller Hoffer. «In vista della riforma degli enti locali anche noi vogliamo capire al più presto con chi dobbiamo ragionare. Ora – dice il primo cittadino – siamo con un piede da una parte e uno dall’altra è ciò impedisce di pianificare il futuro; per questo sollecitiamo il Parlamento a prendere al più presto una decisione».
In piazza – è già arrivata la conferma –, sarà presente pure il numero uno della Provincia di Udine, Pietro Fontanini (mentre si attende risposta all’invito anche dai sindaci della fascia friulana a ridosso del centro dolomitico). «Il passaggio di Sappada al Friuli farebbe un gran bene alla nostra regione – commenta –; ammiro i sappadini e quello che in termini di sviluppo turistico sono stati in grado di fare nella loro vallata; con il loro arrivo, con un collegamento più diretto con Sappada, anche l’Alta Val Degano, oggi in grosse difficoltà, potrebbe trarre beneficio». E aggiunge: «Dispiace che le decisioni debbano essere prese così lontano e da persone che non conoscono il nostro territorio, con le sue problematiche e la sua identità. Visto che due Regioni si sono già espresse – afferma Fontanini –, Roma dovrebbe solo ratificare questa volontà con una legge».

Coopca: l’ultimo colpo di scena, ci sono soci anche minori d’età

Confcooperative si “sfila” dal salvataggio CoopCa e i sindacati vanno su tutte le furie. La segretaria regionale della Cgil-Filcams Susanna Pellegrini, attacca l’associazione di rappresentanza, chiede un incontro urgente con la Regione e i vertici delle cooperative, e la convocazione immediata di un tavolo al Ministero dello sviluppo economico: «Il tempo stringe e non si intravedono soluzioni alla vertenza, né per l’occupazione né per i soci prestatori. Nonostante i nostri ripetuti appelli, dall’ultimo incontro del 29 aprile non si è fatto alcun passo avanti – denuncia Pellegrini -. Non è possibile che Confcooperative, da cui avevamo preteso un impegno visto il radicamento e la presenza sul territorio, ora dica che non può fare nulla perché il potenziale acquirente si è ritirato. Anche noi come sindacato siamo solo una rappresentanza, ma nelle crisi ci mettiamo le mani, lottiamo. È gravissimo che solo Legacoop sia scesa in campo». Resta il fatto che senza nuovi acquirenti, per CoopCa scongiurare il crac diventa sempre più difficile. (l.b.)di Domenico Pecile wUDINE Di sorpresa in sorpresa in una specie di saga dei colpi di scena che ammantano la vicenda di contorni a metà tra il paradossale e lo stucchevole se non fosse per il dramma che si sta consumando ormai da mesi sulle spalle di migliaia di soci prestatori e degli oltre 600 dipendenti. L’ultima di queste, beffarde sorprese l’ha scoperta il commissario giudiziale, la commercialista Fabiola Beltramini. La quale è venuta cioè a conoscenza che «dalla documentazione relativa al prestito sociale è emerso che diversi libretti di prestito sociale sono intestati o cointestati a soggetti minori di età». Da qui la sua decisione di scrivere a tutti i genitori di questi minori per informarli che, «essendo l’accettazione del concordato atto di straordinaria amministrazione, i genitori che rappresentano i figli minori e ne amministrano i beni, ai fini dell’accettazione, devono essere autorizzati dal giudice tutelare. L’atto compiuto in mancanza della predetta autorizzazione può essere annullato». Già, l’ennesimo colpo di scena, un altro tassello di un puzzle sempre più inquietante e sempre più difficile da ricomporre. Non fosse altro perché nello statuto di CoopCa non si fa alcun cenno alla questione dell’età dei soci, nel mentre lo statuto di Coop Nordest vieta tassativamente che il socio prestatore possa essere un minorenne. Ma perchè, allora, i libretti di CoopCa venivano intestati o cointestati anche ai bambini? La risposta più logica viene fornita da una socia che sta seguendo giorno dopo giorno l’evolversi della vicenda: «Perchè probabilmente questi libretti venivano considerati da molti soci prestatori come una vera e propria forma di risparmio, come avviene ad esempio per i libretti postali del minore i cui nonni o genitori versano qualche somma di tanto in tanto». Comunque sia, quanto accaduto getta ulteriori ombre sul’intera story di CoopCa. Insomma, si tratta di una forma di risparmio adatta nella fattispecie anche ai minori sarebbe necessario, anzi, indispensabile che fosse adeguatamente tutelata. Se, invece, si tratta di una sorta di investimento a rischio – teoria questa più volte avallata e sottolineata dall’assessore regionale Sergio Bolzonello – sarebbe più che ovvio consentirne l’utilizzo soltanto a persone adeguatamente informate e per questo non certamente a minori. Senza contare, infine, che i libretti intestati ai minori potrebbero anche essere una forma per eludere il limite di 36 mila euro che ogni prestatore poteva avere a disposizione.

Tolmezzo: sarà la gente a decidere il centro pedonale nel progetto per piazza XX Settembre


di Tanja Ariis.
La parola sulla pedonalizzazione di piazza XX Settembre passa ai cittadini: un sondaggio consultivo ad hoc li interpellerà in merito. Lo ha reso noto in consiglio comunale, rispondendo a un’interrogazione del consigliere Valter Marcon, il sindaco Francesco Brollo. Il primo cittadino ha anche spiegato che invece il progetto di riqualificazione della piazza si potrà modificare ben poco, a causa dello stato avanzato dell’iter, e quindi, quando il patto di stabilità lo consentirà, sarà realizzato. Marcon aveva chiesto quali fossero le intenzioni dell’amministrazione comunale rispetto alla pedonalizzazione o meno della piazza, osservando che in questo anno non se ne era più parlato. Brollo ha risposto che su una cosa la precedente amministrazione comunale non era stata immobile, «nel passare il cerino della realizzazione della piazza alla nostra. Alla fine dei conti – ha affermato – forse avevate recepito una certa impopolarità del progetto, come fatto intendere nelle ultime settimane della campagna elettorale, quando anche dalle vostre fila sorgevano i dubbi su questo progetto, così vi allineaste alla nostra posizione». Però, ha osservato Brollo, lo stato dell’iter lascia ben poco spazio a modifiche, essendo il progetto approvato e i lavori assegnati. «Noi adesso – ha spiegato – con senso di responsabilità abbiamo effettuato una serie di analisi per capire quale margine di modifica ci sia e abbiamo avuto purtroppo l’evidenza che poco sarà possibile fare. Certo sull’opera pesa la camicia di forza del patto di stabilità, che ne ingabbia le possibilità concrete di realizzazione», ma giunta comunale e uffici si sono messi all’opera per capire se e come agire, se nuovi spazi finanziari si apriranno. Il responso è che solo una piccola parte del progetto sarà cambiata. Sulla pedonalizzazione per Brollo «è evidente che il movimento in centro è calato e da un lato potrebbe venire normale pensare alla destinazione a parcheggi a servizio di un commercio che sta boccheggiando, ma dall’altro canto la necessità di rivedere l’accessibilità a favore di una mobilità dolce e sostenibile, porta per contro a privilegiare una pedonalizzazione». Sul tema, «visto che è cambiato il contesto, perché ai tempi c’erano il tribunale e un altro movimento, andremo – ha detto – a interpellare i cittadini con un sondaggio consultivo, per avere anche una percezione di quello che i cittadini pensano su un tema importante come la piazza». Marcon ha ribattuto di non aver mai parlato di dietrofront rispetto al progetto della piazza e alla pedonalizzazione secondo lui non ci sarà grande contrarietà, perché è vero che i commercianti sono in sofferenza, ma ciò non è dovuto certo a una pedonalizzazione che oggi a Tolmezzo non c’è.

Friuli: Biotestamento, legge impugnata dal governo, l’assessore noi ci opporremo

di Anna Buttazzoni .
Il Governo dice no. E boccia la legge regionale sul biotestamento, varata dal Consiglio regionale il 3 marzo. Ma la bocciatura spalanca le porte a una nuova battaglia legale, perché l’assessore alla Salute Maria Sandra Telesca annuncia che la Regione resisterà davanti alla Corte costituzionale. La decisione di impugnare le norme del Fvg per incostituzionalità è arrivata ieri dal Consiglio dei ministri. «La legge in oggetto – recita il comunicato diffuso da palazzo Chigi – invade la competenza esclusiva dello Stato sia in materia di ordinamento civile (articolo 117, secondo comma, lettera l) della Costituzione, sia in materia di tutela della salute, i cui principi fondamentali sono riservati alla legislazione statale, ai sensi dell’articolo 117, terzo comma, della Costituzione». Il Consiglio sapeva di avere di fronte una questione spinosa, diventata banco di scontro tra i partiti con la storia di Eluana Englaro, morta il 9 febbraio 2009 a Udine. Da allora attorno a papà Beppino dal capoluogo friulano ha preso forma un gruppo di persone che a gran voce chiede una legge nazionale sul fine vita, persone che sono raccolte nell’associazione “Per Eluana”, come il primario di anestesista Amato De Monte che fu a capo dell’équipe che seguì Eluana nel suo ultimo viaggio. E quel gruppo di cittadini prese l’iniziativa di una petizione popolare con oltre 5 mila firme per chiedere almeno alla Regione Fvg di approvare una legge sul registro per il biotestamento. A farsi portavoce della richiesta il consigliere regionale di Sel Stefano Pustetto, divenuto primo firmatario del testo approdato in Aula. Un provvedimento che, come da previsioni, ha diviso il Consiglio e i partiti, tanto che su 49 eletti al voto hanno partecipato in 35, con un risultato di 30 favorevoli, tre contrari e due astenuti. La legge regionale non ha alcun impatto sulle cure. È invece un elenco chiaro e dettagliato sull’istituzione del registro regionale per le Dat, cioè le dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario, la definizione tecnica per indicare il biotestamento. E la norma prevede la procedura che un cittadino deve seguire nel caso voglia presentare il proprio testamento biologico o voglia esplicitare l’intenzione di donare organi e tessuti dopo la morte. La legge regionale stabilisce che la registrazione è gratuita e prevede la possibilità di nominare un fiduciario o un amministratore di sostegno. Il testamento biologico, inoltre, ha valore sia che si tratti di un semplice foglio scritto e firmato di proprio pugno sia del modulo da compilare che viene messo a disposizione da diverse associazioni (dal gruppo Luca Coscioni a “Per Eluana”). L’importante è che la firma sul documento avvenga davanti a un responsabile della propria Azienda sanitaria. Saranno poi le singole Aziende per l’assistenza sanitaria a creare la banca dati nella quale custodire i biotestamenti, banca dati che sarà protetta e l’accesso riservato. Aspetti amministrativi, insomma, ma con un fine politico chiaro, spingere il Parlamento a legiferare. Ecco perché la Regione resisterà davanti alla Consulta. «Rivendichiamo di aver posto il tema anche all’attenzione nazionale – commenta Telesca –, vorremmo essere di sprone a un’iniziativa parlamentare e dunque resisteremo all’impugnazione. Nel merito, i principi espressi dalla legge ci appaiono di grande rilievo sociale. La legge – chiude l’assessore – forse può avere dei punti di debolezza, anche se per noi ha una valenza solo amministrativa. Il Consiglio regionale ha ritenuto comunque importante far valere la sua potestà».

Ampezzo: i Postini non ci stanno, facile prendersela con l’ultima ruota del carro

di ” I postini Ampezzo” da “Lettere al MV” di oggi.

Il 16 aprile, sul Messaggero Veneto, è stato pubblicato un breve articolo riportante le proteste sporte dal comune di Ampezzo contro Poste italiane per la ritardata consegna del bollettino comunale. Il contratto di recapito programmato, stipulato con Poste italiane, prevede infatti la consegna immediata di tale bollettino, da concludersi in un arco di tempo non superiore alle nove giornate. Invece, a detta del sindaco Michele Benedetti, il bollettino è stato recapitato a macchia di leopardo con un ritardo di circa 10 giorni. Il consigliere comunale Carlo Petris, si è espresso con le seguenti parole: «Temevamo che qualche postino avesse cestinato il bollettino comunale». «È un’altra vergogna», conclude il consigliere con stoica rassegnazione «ma dobbiamo abituarci». Quella che ad alcuni può apparire come una semplice e forse innocua insinuazione, ferisce con l’amaro retrogusto di un’accusa ingiustificata e infondata i diretti interessati – i postini a cui il disservizio viene imputato con l’accusa più odiosa: non quella di aver ritardato la consegna a causa di un’imprevista e ingente mole di lavoro, o di un ritardo nello smistamento della posta, bensì quella di essersi addirittura disfatti dei bollettini in questione, di averli cestinati, non si sa bene se per pigrizia o per dispetto. Ma c’è in fondo da meravigliarsi di fronte a tale accusa? Come sappiamo le proteste per il malfunzionamento o il disservizio di una prestazione vengono, per comodità e forse mancanza di fantasia, fatte ricadere sempre sull’ultima ruota del carro, l’ingranaggio che sta alla fine della catena di montaggio: l’impiegato, il dipendente di basso rango, il postino. Non ci si interroga mai invece sulle ragioni più profonde, endemiche e direi quasi sistematiche, del malfunzionamento stesso. Non si investiga cioè le condizioni di lavoro in cui il disservizio prende forma, quasi che il sistema fosse da considerarsi a priori positivo, il migliore possibile, e dunque i disguidi fossero automaticamente da imputare alel “mele marce” che ne compromettono il regolare funzionamento. Quest’accusa superficiale sembra tanto alla diagnosi di un medico frettoloso che preferisce basarsi sulle dicerie e sull’apparenza, piuttosto che andare a fondo con un’analisi scientifica e accurata delle condizioni del paziente. Un modo come un altro perché il “tutto resti com’era” tipicamente italiano possa andare avanti indisturbato. Ai fini di una diagnostica attuale e più attenta, noi possiamo forse contribuire con la nostra scarsa, ma pur sempre utile e rilevante, conoscenza da “ultime ruote del carro”. I bollettini comunali in questione, così come documenti ufficiali attestano, sono pervenuti all’ufficio postale di Tolmezzo in data 9 aprile e sono stati dunque consegnati nel corso delle tre giornate seguenti da quegli stessi postini accusati di non saper distinguere i cestini dalle buche delle lettere. Quello che è successo ai bollettini dal 27 marzo, data in cui sono stati portati alla Posta di Udine, al 9 aprile, quando finalmente sono arrivati a Tolmezzo, non ci è dato di sapere, in quanto la nostra conoscenza è appunto limitata dalla posizione localizzata che occupiamo nel sistema. Sia come sia, di un certo disservizio c’è stato e chi di dovere in Poste italiane si occuperò di risarcirlo. Dal canto nostro sappiamo che nessuno ci risarcirà delle accuse infondate che abbiamo ricevuto. D’altra parte, per riutilizzare le parole di stoica rassegnazione del consigliere comunale, quest’accusa è un’ennesima “vergogna”, a cui però non possiamo che “abituarci”