Archivio mensile:Giugno 2015

Timau: riapre la Chiesa di Cristo Re, tutta la comunità in festa

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Riapre al culto con la solenne Celebrazione Eucaristica, domenica 5 luglio 2015 alle ore 17,00, la grande Chiesa di Cristo Re a Timau, oggetto di importanti e impegnativi lavori di restauro e manutenzione. La Chiesa è rimasta chiusa per circa un anno, ci riferisce il Direttore del Consiglio Parrocchiale Marco Plozner, periodo in cui è stato realizzato l’intervento di manutenzione straordinaria del tetto con la sostituzione del manto di copertura e l’eliminazione di alcune criticità strutturali in particolare dell’orditura lignea della copertura. Contemporaneamente si è intervenuti all’interno dell’edificio, con il restauro della decorazione murale attraverso la sua completa tinteggiatura, si sono sostituite le vetrate delle trifore danneggiate ed infine è stata completata la pavimentazione in marmo, pavimentazione interessata da un trattamento di lucidatura e conservazione.  E’ stato altresì oggetto di un intervento di riqualificazione anche il Pronao esterno alla Chiesa, la cui altezza supera i ventisette metri e al cui centro spicca il mosaico del Cristo Risorto, opera realizzata nel 1969 della scuola mosaicisti di Spilimbergo su disegno del Maestro Mitri. Le opere di manutenzione sono state realizzate grazie ad un contributo messo a disposizione della Regione FVG e al concorso della comunità parrocchiale di Timau con fondi propri. La Chiesa di Cristo Re è stata realizzata a partire del 1946 ed è stata aperta al culto nel 1964. Lega la sua edificazione al termine del secondo conflitto mondiale quando la comunità di Timau contava quasi 1300 abitanti e le sofferenze patite dalla popolazione durante i duri anni del conflitto hanno trovato conforto nella fede e nell’impegno di un paese intero nell’edificare qualcosa di così grande.

Tolmezzo: il mercato resti dov’è, lo chiedono 650 firme

(t.a. dal MV di oggi)

Centinaia di firme sono state raccolte a Tolmezzo contro lo spostamento del mercato settimanale del lunedì e consegnate in Comune. Sono state 650 le adesioni alla petizione, rende noto il titolare dell’enoteca Roma, Michel Copiz, che l’ha promossa e ora chiede che l’amministrazione civica organizzi un incontro sul punto con i commercianti e gli esercenti le cui attività si affacciano sulle vie cittadine interessate dal mercato. «Questa raccolta firme – assicura Copiz – non è stata voluta contro la maggioranza o contro la minoranza comunale. Io neanche voto qui. Io questa raccolta firme l’ho promossa da imprenditore. Non basta che il Comune abbia parlato con Confcommercio. Sul mercato non si sapeva nulla. Sono arrabbiato perché bisogna parlare con chi è in trincea, cioè noi. Peraltro, diamo lavoro anche ad altre persone. Io ad esempio ho quattro dipendenti. Sono oculato sui conti, cosa oggi molto importante, e tengo d’occhio i fattori che incidono sulla mia attività. Col mercato lavoro parecchio e lo stesso mi dicono i colleghi». «La differenza per me quella mattina – spiega al riguardo il titolare dell’enoteca Roma – è del 50%. Ho fatto due conti e ho notato che se invece lunedì mattina ad esempio piove il mio fatturato quel giorno cala del 50%, quello che accadrebbe se spostassero il mercato. Io ho avviato questa raccolta firme perché mi ha dato fastidio che nessuno ci abbia contattato. Avevo sentito che c’era la possibilità dello spostamento del mercato, ho chiesto all’assessore, ma non ho ricevuto una risposta precisa». Copiz tiene a precisare che nessuno mette in discussione la necessità di garantire la sicurezza, ma ci sono altri modi – sottolinea -, senza spostare in blocco il mercato. Per lui basterebbe spostare alcune bancarelle solo nei punti dove c’è un’effettiva strozzatura della strada che impedisce il passaggio di un’ambulanza e con esse allungare il mercato alle estremità, ad esempio verso via della Vittoria o via Marchi. Visivamente si vedrebbe comunque il mercato e la sicurezza ne gioverebbe. Copiz insiste sulla necessità che il Comune riunisca i commercianti ed esercenti che hanno le attività sulle vie del mercato. «Ad oggi – dice arrabbiato – nessuno mi ha mai chiamato e lo stesso mi dicono i colleghi». Copiz aggiunge che già i lavori alla piazza, che partiranno l’anno prossimo, lo costringeranno a ridurre un dipendente, visto che quella fase, afferma, ridurrà il lavoro per la sua attività. Sul tema interviene anche il consigliere comunale di opposizione Gianalberto Riolino che afferma: «Prima di prendere decisioni sul mercato è necessario sentire tutti gli interessati e non stabilire una scelta così importante senza condividerla con commercianti ed esercenti».

 

Venzone: Portis una frazione orgogliosa della sua autonomia

di Luciano Simonitto, Venzone.

Lo studio intorno alle origini del borgo fortificato di Portis è stato sempre, anche per l’esperto, un problema assai arduo. La toponomastica popolare è divisa tra quella che vuole che il sito echeggi un “porto” fluviale alla confluenza dei fiumi Fella e Tagliamento e l‘altra che darebbe al toponimo i significato di “villa” o borgo fortificato alle “porte” del Canal del Ferro e della Carnia delle quali sono pregnante testimonianza i ruderi di un castello ove visse nel XIII secolo un nobile esule veneziano e i torrioni, strutture di difesa e di segnaletica ubicati a monte e a valle della SS Pontebbana per i quali c’è l’impegno della amministrazione comunale a renderli visibili a chi vi transita. Portis è sempre stata orgogliosa della sua autonomia, lo si evince anche dal testo dello storico V. Joppi in “notizie storiche della Terra di Venzone – Seiz- Udine 1871” là ove attesta “Finalmente dall’anno 1381 Venzone è riconosciuta come libera comunità rappresentata nel Parlamento Friulano e può estendere la sua giurisdizione nelle ville di Portis – Interneppo – Bordano”. Un passato fiero che tale appare anche dal toponimo “Piani di Portis”, così si chiamava Stazione Carnia fino al 1930. L’atavico orgoglio non è venuto meno, ne sono fiere testimonianze la frase ancora leggibile apparsa sul muro di controripa della statale pontebbana “Portis deve rinascere qui” dopo il sisma del maggio ’76 e probabilmente sarebbe rinato se poi il terremoto di settembre non avesse fatto calare dai monti esattamente sul “qui” un masso gigantesco che ha fatto pensare ad uno strano messaggio, a ciò si deve aggiungere il rifiuto categorico alla conurbazione con Carnia. L’antica “Villa” diverrà una palestra dove si potrà vedere gli effetti tellurici e le tecniche di ricostruzione. In questo contesto storico un ruolo eccelso ha avuto la Chiesa presente con ben quattro siti di culto, San Bartolomeo, Santa Lucia, San Rocco, la Madonna del Carmine a pianta ottagonale, espressione rarissima dello stilema Orientale. Questi piccoli-grandi gioielli sono stati realisticamente e simbolicamente recuperati e rinati grazie all’impegno volontario profuso dai “Portolans” e dal parroco Don Roberto Bertossi. È difficile citare tutti coloro che hanno contribuito a riesumare il passato storico artistico di questo borgo medioevale, il mio grazie giunga ad Amelio, Davide, Ezio, Franco, Gianandrea, Gioacchino, Gianni Tondo, Luciano, Luigino, Mario Gollino (compagno di studi), Mario, Sergio, Umberto, Valentino e la signora Luisa prodiga nell’offrire il confortevole caffè. Grazie per il recupero dell’ ancestrale Koinè del popolo friulano sempre attento e +disponibile all’edificazione e al recupero dei luoghi di culto.

Zuglio: «Vogliamo diventare una delle istituzioni museali medio-grandi della regione» parola di Sindaco

 

di Gino Grillo.
Ha vent’anni il Museo archeologico della romana Iulium Carnicum. In occasione delle celebrazioni il sindaco Battista Molinari ha spiegato agli intervenuti la storia del museo anticipando quanto l’amministrazione comunale ha in serbo per il futuro nell’ottica di valorizzare non solo la sede museale, ma tutta l’area archeologica. Dopo i ringraziamenti a quanti hanno collaborato, negli anni, per la realizzazione e il miglioramento del complesso, i già sindaci Dante Romano, Enzo Martinelli, Domenico Romano, Stelio Dorissa e Elio Moser, e ai vari sponsor, Lucio Zanier di Tolmezzo, Danilo Pavan di Verona, governatori dei rispettivi Lions Club, la professoressa Vanacci, il professor Marco Marra e l’allora assessore regionale Dario Barnaba, il sindaco ha detto «Questo museo dovrà servire alle generazioni future affinchè non scordino mai la grandezza passata di Zuglio e possa servire alla nostra gente per darle la consapevolezza di essere eredi di una storia di secoli della quale essere fieri». Presentato poi il programma futuro di ampliamento del museo e del sito archeologico che prevede l’acquisto di casa Somma da destinare a sede di restauro dei reperti, l’acquisto di tre edifici adiacenti al foro, una campagna di scavi per l’accesso al foro direttamente dal Museo, il restauro del sito Franzin, l’apertura nella casa Gortani di Formeaso, in collaborazione con la Polse di Cougnes, del Museo delle arti sacre, da collegare al museo archeologico, «in modo che il Museo sia annoverato fra i musei medio grandi della Regione», la valorizzazione del sentiero che dalla città romana portava a Sezza (Segesta) e alla torre di vedetta romana sul colle di San Pietro. Previsti scavi al sito pre-romano ai piedi del colle di san Pietro, ma soprattutto sarà chiesto alla Soprintendenza «di esporre tutti i reperti restaurati e giacenti nel magazzino, o in altri musei perché noi tutti abbiamo bisogno di apprezzare tutto quanto rinvenuto nel nostro sito archeologico». Attualmente il museo ospita, sino al 31 ottobre, la mostra “Celti sui monti di cristallo” che per la prima volta affronta il tema della presenza celtica nell’arco alpino orientale attraverso le testimonianze più significative del territorio compreso tra Veneto, Friuli Venezia Giulia, Carinzia e Slovenia occidentale. La visita al museo procede dal piano terra dove, nella sala dedicata alla preistoria e protostoria, trovano collocazione manufatti in metallo e ceramiche risalenti all’età del Bronzo e del Ferro provenienti da varie località della Carnia, al primo piano dove due sale espongono i ritrovamenti a partire dall’800 come la riproduzione di un famoso ritratto maschile in bronzo (l’originale è conservato al Museo Archeologico Nazionale di Cividale) ritrovato nella basilica civile. Infine ci si rivolge alla storia di Iulium Carnicum, con la sua vita religiosa e commerciale dell’antico centro, mentre la parte finale del percorso è dedicata alla Zuglio dell’epoca tardo antica, medievale e rinascimentale. Pochi metri più a monte si trovano infine i resti del Foro romano di 2000 anni fa dove recentemente è stato ritrovato il sito della lavorazione dell’ambra.

Friuli: le foto di Ulderica per non dimenticare gli usi e i mestieri che rischiano l’oblio

di Melania Lunazzi.
Lo sguardo sensibile di Ulderica da Pozzo su una terra vitale e al tempo stesso antica come il Friuli Venezia Giulia, dalla montagna al medio Friuli, in un percorso che segue il fil rouge del confronto tra il lavoro dell’uomo e quello della natura. Una riflessione su ciò che di buono negli ultimi anni l’iniziativa di singoli ha portato alla rinascita di terre, paesi e luoghi da decenni abbandonati e di contro sul senso di perdita che le cessate attività agrarie e artigianali portano all’essere umano, con il conseguente oblio di mestieri e sapienze correlate. Un binomio che non comporta giudizi e scelte di campo, ma che documenta, coglie, riflette, per aprire nuovi squarci di luce nella memoria collettiva. Aprono due mostre della da Pozzo, a Gemona e ad Artegna. Si tratta di “Voci d’erba e di terra: gesti, volti e riti della tradizione” – da ieri al 30 settembre a Gemona, nel Palazzo studio del fotografo Di Piazza – e di “Tracce di vita contadina”, che inaugura oggi alle 11 – fino al 26 luglio – nella cornice del Castello Savorgnan di Artegna con l’intervento dello storico della fotografia Fabio Amodeo. Nella prima si attraversano, in una galleria di quaranta piccoli ritratti e trenta pannelli grandi, località, volti e attività colti dall’obiettivo della fotografa carnica fra Tarvisio e Gemona; nell’altra c’è uno sguardo allargato alle attività delle campagne friulane tra le Valli del Natisone e il Medio Friuli. Si parla di spazi recuperati e di spazi abbandonati in un doppio itinerario. A Gemona in molti scatti sono protagonisti il verde e l’erba: «In Val di Resia mi hanno colpita le coltivazioni di aglio – dice la da Pozzo. Ci sono andata ai primi di giugno e il verde era davvero dominante. C’era una signora che stava lí in mezzo a quelle distese e sembrava quasi una maori. Mi colpiscono certi scorci, come il vecchietto con l’orticello tenuto bene o anche i campi con l’erba attorcigliata, che dicono molto. L’erba racconta molto di come è stato vissuto un posto: se è leggera significa che è stata tagliata altrimenti è spessa e attorcigliata». Ad Artegna lo sguardo si sposta «su ciò che rimane e sta per scomparire delle attività agricole». «A Gemona c’erano 14 latterie, una per frazione, mentre oggi ne sono rimaste tre, e sono presidio slow food».

Paularo: “Una tastiera per i giovani”, 6 appuntamenti di “musico-sofia” tra i giovani del pianismo friulano

Si intitola “Una tastiera per i giovani” l’edizione 2015 de I Concerti di San Vito a Paularo, il comune più musicale della Carnia, famoso per il suo patrimonio sonoro raccolto negli scrigni della casa-museo La Mozartina, La Mozartina 2, nella sala concerti ed ex-chiesa San Antonio Abate, nelle chiese della Val d’Incarojo e nel laboratorio di restauro e costruzione di strumenti musicali Fratelli Leita. Un patrimonio inestimabile che ha permesso all’associazione Gli Amici della Mozartina di sigillare anche quest’anno delle fruttuose collaborazioni con altre importanti realtà culturali del territorio carnico, ovvero la Fondazione Museo Carnico “M. Gortani” di Tolmezzo, il Gruppo Promozione Musicale di Paularo e l’Associazione Musicale della Carnia. Una rassegna diretta dal musicologo Alessio Screm in sinergia con il compositore Giovanni Canciani, il cui intento è la promozione di giovani ed eccellenti musicisti friulani i quali si esibiranno su strumenti musicali storici attraverso una rassegna itinerante nelle varie sedi museali sopra nominate. Un festival di sei appuntamenti che rifugge l’acclamata filosofia dell’evento per avanzare invece nel concetto di “musico-sofia”, offrendo al pubblico la possibilità di comprendere e vivere la filosofia dell’arte musicale attraverso programmi che verranno eseguiti su strumenti storici appartenenti alle varie epoche dei compositori proposti.

Il primo appuntamento è sabato 27 giugno alle ore 20.30 nella sala concerti San Antonio Abate a Paularo, con il pianista Sebastiano Mesaglio che tanta fortuna sta ottenendo a Friburgo nella prestigiosa Staatliche Hoeschulefur Musik di Trossingen. In programma la Sonata op 10 n. 3 in re maggiore di Beethoven e la celebre Kreisleriana op. 16 di Schumann. A seguire, sabato 4 luglio, il duo Manuel Šavron alla diatonica e Rok Kleva Ivančić al violino presenterà il suo ultimo prodotto discografico dal titolo “Ragbag”, ispirazioni dai temi popolari della mitteleuropa. Sabato 11 luglio la famosa pianista e didatta Marcella Crudeli proporrà un recital dedicato a Fryderyk Chopin, sabato 18 luglio Marius Bartoccini sarà interprete di un vario programma, per un viaggio dal barocco al romanticismo alternandosi al clavicembalo, all’organo ed al pianoforte. Sabato 25 luglio Giacomo Miglioranzi metterà a dialogo Chopin e Robert Schumann ed infine giovedì 30 luglio in Piazza Nascimbeni a Paularo, il settetto Voci di Corridoio composto da musicisti della Rai, sarà protagonista di un concerto brioso ed energico basato sulle memorabili canzoni di Lelio Luttazzi, Gorni Kramer, del Quartetto Cetra e del Trio Lescano. Tutti i concerti sono ad ingresso gratuito. Per info: [email protected]

 

 

 

Val But : una serie di iniziative ricorderà i “fusilâz” di Cercivento

di Luciano Santin.

Tra il 28 giugno e il 1 luglio, in Val But, una serie di iniziative ricorderà i “fusilâz” di Cercivento. Ci saranno ascensioni, convegni e commemorazioni in memoria di Luigi Coradazzi, Angelo Massaro, Basilio Matiz e Silvio Ortis, passati per le armi esattamente 99 anni fa, per essersi rifiutati assieme ai commilitoni del battaglione Monte Arvenis, di effettuare un assalto suicida alla Cima del Cellon. All’ordine di prendere la posizione, presidiata dagli austriaci e dominante il passo Monte Croce Carnico, attaccando in pieno giorno e senza copertura d’artiglieria, era stato controproposto dagli alpini (in gran parte montanari friulani) un blitz notturno, magari con il favore della nebbia; il suggerimento, però, era caduto nel vuoto. Vi fu un processo velocissimo (gli imputati ebbero pochi minuti per far valere le loro ragioni), a molti furono irrogate pesanti pene da scontarsi a guerra conclusa (poi sanate dall’amnistia generale), mentre a Coradazzi, Massaro, Matiz e Ortis toccò la pena capitale, in qualità di “agenti principali”. Dagli atti del dibattimento, conservati a Roma, non emergono peraltro elementi tali da corroborare questa individuazione e la condanna a morte. Anzi, è specificato che si trovavano fuori dalla baracca dove scoppiò il tumulto. Tutto lascia credere che – come del resto si è sempre detto a Cercivento – si sia proceduto a una decimazione sub specie juris. Del resto gli ordini contenuti nelle circolari dei comandi erano chiari: non è ammessa che l’avanzata o la morte. «Chi tenti ignominiosamente di arrendersi o di retrocedere, sarà raggiunto – prima che si infami – dalla giustizia sommaria del piombo delle linee retrostanti, da quello dei carabinieri incaricati di vigilare alle spalle delle truppe, sempre quando non sia stato freddato prima da quello dell’ufficiale», scrive Luigi Cadorna. «Ogni soldato deve essere convinto che il superiore ha il sacro potere di passare immediatamente per le armi i recalcitranti e i vigliacchi». Ed Emanuele Filiberto di Savoia, comandante della terza Armata taglia corto: «Ho approvato che nei reparti che sciaguratamente si macchiarono di grave onta, alcuni, colpevoli o no, fossero immediatamente passati per le armi». Il “colpevoli o no” chiarisce, se mai ce ne fosse bisogno, il senso delle esecuzioni “per l’esempio”: incutere nei soldati, a prescindere da qualsiasi responsabilità, il terrore del piombo italiano, farlo apparire piú certo di quello austriaco. La “tre giorni” di Val But s’inizierà domenica 28 giugno, con la salita ai 2238 metri della Creta di Collinetta, o Cellon, la vetta che fu all’origine della querelle e della fucilazione, organizzata dalla sezione Cai di Ravascletto. Dopo l’ascensione per la “ferrata dell’amicizia” o per il facile sentiero 147, è previsto un momento di raccoglimento in vetta. Al ritorno, alle 17, al Museo della Grande guerra di Timau, andrà in scena lo spettacolo multimediale “Chê âte guere – La guere da int”, ideato e curato dal circolo culturale “La dalbide” di Cercivento. Lunedí 29 giugno, alle 17, nella sala Cesfam di Paluzza il circolo culturale “Enfretors”, in collaborazione con il Comitato “I Fusilâts di Çurçuvint” organizza un convegno sulla riabilitazione dei quattro alpini uccisi nel 1916. Il primo intervento sarà quello dell’onorevole Giorgio Zanin, relatore e primo firmatario della legge che va in questo senso, e che è stata recentemente approvata dalla Camera. Mario Flora, nipote di Silvio Gaetano Ortiz, parlerà poi delle evidenze che emergono dalla carte processuali e dalle testimonianze, mentre Gerfried Buerger, esperto di storia militare, relazionerà sulla versione austriaca dei fatti del Cellon in merito ai quali ha scritto anche Fritz Weber. Mercoledí primo luglio, al cippo che ricorda i quattro alpini, ci sarà infine la cerimonia ufficiale del ricordo, a opera del Comune di Cercivento e con il sostegno della Regione. A iniziare dalle 18.15 ci saranno interventi istituzionali, una commemorazione civile e religiosa, un omaggio di canti di montagna, l’esecuzione della “Ballata dai fusilâz”. Per vie informali era stata sollecitata la presenza di un coro degli alpini, per ricordare i quattro uccisi con i versi accorati di Stelutis e di Ta-pum; l’invito però è stato declinato, asseritamente perché l’Ana della Carnia non vedrebbe con favore l’iniziativa. Contraria alle commemorazioni, non che alle riabilitazioni, l’associazione si era detta del resto anche alcuni anni, quando Edimiro Della Pietra, all’epoca sindaco di Cercivento, aveva coraggiosamente deciso di far erigere il monumento a ricordo dei ragazzi del “Monte Arvenis”. Nel criticare l’iniziativa, l’Ana carnica aveva escluso ogni ripensamento sull’episodio: «Se sono stati ritenuti colpevoli perché istigatori, i quattro militari fucilati, la ragione ci doveva pure essere». Si erano paventati anche analoghi riconoscimenti per gli sbandati di Caporetto, e commentato: «Che Paluzza e Timau abbiano a vantare il primato di avere una piazza e una via intitolata rispettivamente a Silvio Ortis e Basilio Matiz, può importare solo agli abitanti del capoluogo e della frazione». Pare proprio che non sia cosí, e che la legittima posizione dell’associazione risulti alquanto minoritaria. Sulla vicenda di Cercivento si è mossa la presidente Serracchiani, che ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Questi, peraltro, da parlamentare, aveva presentato il libro “Compagnia fucilati”, del collega Diego Carpenedo. A Cercivento si è interessata infine la Camera dei deputati dove è stata approvata all’unanimità una legge che intende restituire l’onore ai soldati giustiziati per infrazioni connesse con la disciplina militare (il caso dei quattro alpini è stato citato come esempio nella relazione introduttiva). Cosí, tra un anno, il centenario della fucilazione potrebbe coincidere con la reintegrazione di Coradazzi, Massaro, Matiz e Ortis, nell’abbraccio della collettività nazionale. Collettività della quale l’Ana della Carnia dovrà scegliere se sentirsi o meno partecipe.

Chiusaforte: la Società alpina friulana, rilancia i rifugi di Sella nevea

di Giancarlo Martina.
Da Sella Nevea la bella notizia per gli amanti della montagna: le assegnazioni, da parte della Società alpina friulana, proprietaria degli immobili, delle gestioni dello storico rifugio Divisione Julia, che era chiuso dal gennaio 2013, e del rifugio Giacomo Di Brazzà (rinnovo di gestione). Il Divisione Julia, struttura dal 1909 punto di riferimento per gli escursionisti che frequentano i monti dei gruppi del Canin e del Montasio, è stata concessa alla Coop Tour & Sport, Service di Sella Nevea – già gestrice del Bar Igloo, parco avventura Sella Nevea e Centro Nauti Cave sul lago di Raibl, di cui sono soci i Ivano Sabidussi, Luisa Leghissa e Diana Martucci -, che potrebbe essere in grado di aprire al pubblico il rifugio dal primo agosto, appena terminate le rifiniture dei lavori di ristrutturazione effettuati negli ultimi anni. Il rifugio Di Brazzà, invece, a quota 1.660 metri, e preziosa base d’appoggio per gli alpinisti che si recano sul versante sud del Montasio e anche balcone panoramico sull’altopiano delle malghe, è stato affidato ai fratelli tarvisiani Valentina e Zeno Cecon, che, stando ai programmi, potrebbero assicurare l’apertura dai primi di luglio. «Ho accolto con tanta soddisfazione queste notizie – commenta il sindaco Fabrizio Fuccaro -. Non posso che essere riconoscente alla Società alpina friulana, presieduta da Antonio Nonnino, per i grandi sforzi economici sostenuti per rinnovare il Divisione Julia. Siamo davanti a due fatti concreti, che si aggiungono a quelli positivi di cui Sella Nevea s’è già giovata nella scorsa stagione invernale, come le riaperture della Pizzeria Montasio e dell’Hotel Forte». «Indubbiamente sono anche segnali positivi – aggiunge il sindaco -, in quanto gli imprenditori, cui va un sincero in bocca al lupo, assumendosi questi impegni dimostrano di credere nello sviluppo turistico della nostra località». Il plauso alla Saf del Club alpino italiano, da parte del primo cittadino è anche per i 54 posti letto che il Divisione Julia sarà in grado di offrire. «Penso – conclude Fuccaro – che sia ideale anche per ospitare studenti».

Tolmezzo: Moto club, già ripristinati tutti i sentieri delle gare di enduro

di Gino Grillo.

«Anche l’enduro può essere sostenibile». Dopo i ripetuti attacchi da parte di Legambiente, di altre associazioni ambientaliste e di esponenti politici regionali, il Moto club Carnico interviene sulla recente gara di enduro che ha interessato alcuni Comuni in Carnia. «La preparazione e l’allestimento della prova di Campionato regionale e veneto di Enduro sono a tutti gli effetti regolamentati da specifiche leggi regionali, che noi abbiamo rispettato nella loro interezza». Il Club organizza manifestazioni fuoristrada in Carnia dal 1989, percorrendo circa 400 km su sentieri e mulattiere «senza mai aver avuto problemi con la popolazione o con la varie amministrazioni locali di qualsiasi colore politico». Premesse queste alla situazione attuale. «Il tracciato proposto, e valutato da Ispettorato forestale e Comunità montana della Carnia, ha ricalcato a grandi linee quello proposto in occasione della prova di Campionato italiano del 2010. In quell’occasione, gli unici motivi del contendere furono Prà Castello e il Biotopo di Curiedi». Il Moto club rinnova il suo interesse per l’ambiente. «Il nostro modo di operare è sotto gli occhi di tutti, a venti giorni dalla giornata “incriminata” tutte le aree interessate dalla manifestazione sono state già ripristinate o in corso di ultimazione, in ogni caso molto prima dei termini concessi dalla Comunità montana della Carnia». I centauri invitano alla fine «popolazione, esponenti politici e associazioni ambientaliste a spendere una domenica, li accompagniamo volentieri, sui sentieri della gara, tra l’altro tutti secondari rispetto a quelli di grande flusso, per valutare di persona a ripristino avvenuto, quale siano stati gli effetti sui medesimi dal recente passaggio dei “barbari”»

Rigolato: la marcia in più di Givigliana, l’Amministrazione dei Beni civici ha acquisito la Latteria sociale

__Givigliana

Con atto notarile stipulato il 18 giugno, l’Amministrazione dei Beni civici di Givigliana-Tors (in Comune di Rigolato, in Carnia) ha accettato la donazione ed acquisito l’edificio già sede della Latteria sociale, dimostrando come si possano fare grandi cose anche in un villaggio con 10 abitanti, a mille 120 metri di quota. Proprio come a Pesariis nel 1989, si è infatti concluso il percorso che aveva portato prima a ricostituire gli organi della società, poi alla donazione a titolo gratuito dell’immobile e infine alla liquidazione della Latteria sociale.
L’edificio è da anni utilizzato dall’associazione della Comunità che ne aveva fatto il proprio punto di aggregazione, ricavandone nel tempo gli spazi a ciò necessari (bar-soggiorno al piano terra, sala riunioni e servizi al primo piano). E fin dal suo insediamento l’Amministrazione civica di Givigliana-Tors aveva sostenuto i costi elettrici dell’immobile, del campanile decorato (unico e spettacolare) e, più recentemente, anche quelli della Latteria sociale.
L’Amministrazione dei Beni civici è stata ricostituita nel 2007 soprattutto per merito dell’infaticabile impegno di Fedele Gortana, recentemente mancato, ma anche grazie al comportamento esemplare del Comune di Rigolato e al supporto dell’esperto segretario Delio Strazzaboschi, impegnato anche al servizio delle Amministrazioni frazionali di Pesariis e di Priola e Noiariis, nonché membro del direttivo del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva.
Grazie al nuovo Comitato, tra l’altro, sono stati riportati a gestione i 153 ettari di bosco di produzione e, proprio grazie alle utilizzazioni forestali eseguite in collaborazione con l’Amministrazione frazionale di Pesariis, è stato possibile realizzare negli anni investimenti a favore della Comunità e del patrimonio civico per oltre 220 mila euro più Iva (Minidumper e Transporter con rimorchio; Teleferica mobile).
Si apre ora una fase nuova, come dice il presidente Fulvio Del Ponte: «Si potrà procedere alla manutenzione straordinaria dell’edificio, alla sua riqualificazione e valorizzazione ulteriore a favore dei residenti e degli oltre 40 discendenti (sempre presenti nei fine settimana, durante le feste e per tutta l’estate), ma anche per i turisti (Givigliana, infatti, è punto base di molte belle escursioni sulle Alpi Carniche)».
Il Comitato di Amministrazione sarebbe orientato a realizzare nell’ex Latteria un bar-ristorante di charme al piano terra, ad installare nella sala riunioni un piccolo impianto multimediale con tv satellitare e a dotare l’edificio, ora nuova Sede frazionale, di una postazione informatica con collegamento gratuito a internet per residenti ed ospiti.
La soddisfazione è davvero grande, poiché l’Amministrazione civica provvederà all’esecuzione di lavori, impianti e arredi (stima iniziale di 80 mila euro), con le sole proprie disponibilità finanziarie. Conclude Fulvio Del Ponte: «Non abbiamo dubbi, sarà un successo!».