Archivio mensile:Novembre 2015

Tolmezzo: 2016, cinquantesimo della scomparsa di Michele Gortani uno dei grandi padri della Carnia

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di Ermes Dorigo.

 Michele Gortani nasce il 16 gennaio 1883 a Lugo, in Spagna, dall’ingegnere Luigi Gortani, naturalista e poligrafo, che lì si trovava per motivi di lavoro, e da Angelina Grassi. La famiglia, più ancora che la scuola, lasma il suo carattere e gli dà saldi principi morali ed etici, oltre ad indirizzare anche i suoi interessi culturali. Dopo gli studi elementari e medi frequenta il Ginnasio-Liceo “Jacopo Stellini” di Udine e, quindi, l’Università a Bologna, dove a ventuno anni si laurea a pieni voti con lode in scienze naturali. Del 1902 è la sua prima pubblicazione scientifica Nuovi fossili Raibliani in Carnia (Intanto nel 1890 a Tolmezzo si era inaugurata la Banca Carnica e nel 1906 viene fondata la Cooperativa Carnica). Nel 1905 pubblica la Flora friulana in collaborazione col padre Luigi. Dal 1904 al 1912 è assistente alla cattedra di geologia presso le Università di Perugia, Bologna, Torino e dal 1913 al 1922 incaricato, sempre di geologia, all’Università di Pisa. In pochi anni perde tutti i suoi cari: nel 1906 muore la sorella Consuelo, nel 1908 il padre Luigi, nel 1910 il fratello Giulio e nel 1911 la madre Angelina. Il 17 settembre 1911 sposa Maria Gentile Mencucci, sua compagna per tutta la vita. Nel 1912 a Tolmezzo sorge la prima scuola tecnica. Nel 1913 viene eletto deputato nella ventiquattresima legislatura. Allo scoppio della prima guerra mondiale si arruola come volontario col grado di sottotenente alpino.

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Nel 1916 (Il 28 giugno 1914 l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austriaco, e sua moglie erano stati assassinati a Sarajevo. Un mese dopo l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia: ha inizio la prima guerra mondiale. L’Italia si stacca dalla Triplice alleanza e il 24 maggio 1915 dichiara guerra all’Austria) viene incaricato dal ministro della Guerra Bissolati di seguire per il governo le operazioni militari al fronte; per aver criticato l’operato del Comando Supremo e del generale Cadorna, viene condannato a novanta giorni di fortezza ad Osoppo. Dopo la disfatta di Caporetto si dedica con la moglie all’assistenza dei ventimila profughi camici e presenta cinquanta interpellanze in Parlamento sui problemi degli stessi e sui disservizi negli aiuti. Il 27 novembre 1918 pronuncia alla Camera l’intervento Per la Carnia liberata e per i fratelli profughi. Alle elezioni politiche del 1921 si presenta in una lista nella quale confluiscono rappresentanti di diverse tendenze politiche e non viene rieletto. Dal 1920 aveva intanto iniziato la raccolta di oggetti e materiali per la costituzione del Museo Carnico. Nel 1921 a Tolmezzo s’inaugura la scuola professionale “A. Candoni”, prima sede del Museo della Casa Carnica; nello stesso anno si ha l’apertura a Tolmezzo dei convitti dei Salesiani e delle Gianelline. In seguito nel 1928 viene aperta la Cartiera; la Carnia è colpita da un violento terremoto. Nel 1923 diventa professore ordinario alla cattedra di geologia all’Università di Cagliari e quindi di Pavia. Dal 1924 è titolare di geologia all’Università di Bologna, dove insegnerà come ordinario fino al 1953 e come straordinario fino al 1958: in questi anni si colloca la maggior parte della sua vasta produzione scientifica. Nel 1924-25 ripubblica, ampliata con molti suoi saggi, la Guida della Carnia e del Canal del Ferro di Giovanni Marinelli. Nel 1928 insieme ad altri dà vita alla Associazione Pro Carnia, che nel 1930 pubblica l’opuscolo Problemi camici; associazione che per il metodo di lavoro costituisce un’anticipazione della futura Comunità Carnica:

 È stato detto che la Pro Carnia si vuole occupare di troppi argomenti, così da invadere il campo d’azione di altri enti e di altre associazioni. Ma tale accusa non ci tocca. Perché la nostra è opera di incitamento e di fiancheggiamento, di impulso e di divulgazione; perché il nostro scopo non è già d’intralciare l’azione altrui, ma bensì di aprire ad essa la via, orientando l’animo della popolazione secondo le nuove necessità e prospettando le| soluzionie le modalità che la intima conoscenza delle condizioni fisiche della regione, delle attitudini della gente, del suo abito mentale e grado culturale, coll’ausilo anche dell’aperta discussione, ci fa a volte ritenere migliori. L’approvazione e l’appoggio delle superiori autorità e gerarchie, cui teniamo a rinnovare l’espressione della nostra riconoscenza profonda, ci confortano a continuare l’iniziato cammino.

 

Nel 1936-38 compie viaggi di esplorazione geologica per conto dell’Agip nell’Africa Orientale.

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Nel 1937 il Museo Carnico viene sistemato nella casa Comessatti a Tolmezzo.

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 Nel 1944-45, durante l’occupazione nazi-cosacca della Carnia durante la quale nel 1944 come presidente del Comitato di assistenza si prodiga a favore della popolazione carnica; la sua relazione alle autorità italiane e alleate, ampliata, sarà pubblicata col titolo II martirio della Carnia.

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 Nel 1945 aderisce alla Democrazia cristiana.Tra il 1945 e il 1946 sui periodici Carnia e Lavoro(1) si svolge un intenso dibattito per la istituzione della Comunità Carnica, al quale Gortani comincia a partecipare in prima persona dal 5 agosto 1946, come membro della giunta esecutiva per la costituenda Comunità Carnica. Di questo organismo viene eletto presidente e ricoprirà tale carica fino alla morte. Carnia esce per quattro mesi, a partire dal 19 maggio 1945, cessando con il 13° numero. Il sottotitolo iniziale “Settimanale della Quinta Divisione Osoppo-Carnia” muta, in seguito, in “Settimanale per tutti”. Ne è direttore Da Monte, nome di battaglia di Romano Marchetti, il quale, già in tempo di guerra, dirigeva un foglio che propugnava gli ideali del movimento partigiano. Ideali ripresi in queste pagine, aperte a tutte le forze politiche democratiche,  dove la continuità con i valori morali della Resistenza si accompagna con determinazione alla ricerca di una identità politica per la Carnia, nel quadro di un decentramento amministrativo – con una forte accentuazione “autonomista”,  che anticipa le richieste della “provincia della Carnia” –  e si affrontano, ovviamente, i problemi della montagna, aggravati dagli effetti devastanti della guerra. Lavoro si configura come continuazione di Carnia. Dopo un primo periodo, nel quale il sottotitolo è “Settimanale economico-sociale della Carnia, Canal del Ferro, Zona Pedemontana”, a partire dal marzo ‘46  esso recita “Voce della Carnia. Settimanale politico-economico della Regione”. Cessa di uscire nel 1946, alla vigilia del Referendum Istituzionale. Dirige il giornale, in qualità di Redattore Capo Responsabile, Bruno Lepre. Lavoro, affronta con coraggio le problematiche della montagna, contribuendo i maniera determinante alla crescita del movimento di idee che porterà alla nascita della Comunità Carnica(1947).Nel 1947 viene eletto deputato all’Assemblea Costituente, in questa sede per sua iniziativa vengono inseriti negli articoli 44 e 45 della Costituzione i due commi che prevedono provvidenze a favore della montagna e dell’artigianato. . Nel palazzo di Montecitorio il 13 maggio 1947 si discute in aula l’articolo 41 della Carta costituzionale: l’onorevole Gortani insieme ad altri deputati, non soddisfatti del testo concordato, insiste perché la Costituzione contenga un riferimento chiaro ed esplicito alla “montagna”. Come primo firmatario, richiesto dal presidente dell’assemblea se intenda mantenere il suo emendamento, prende la parola Gortani per confermare la sua volontà di mantenerlo, ottenendo l’appoggio di Antonio Segni, a nome del gruppo di maggioranza relativa, cui segue quello, quasi unanime, dei presidenti degli altri gruppi parlamentari: Con tale emendamento, divenuto l’ultimo paragrafo, esso diventerà l’articolo 44 della Costituzione.L’impegno di Gortani non si ferma qui e il giorno successivo, il 14 maggio 1947, insieme agli onorevoli Franceschini, Di Fausto e Andreotti, preoccupati che nella legge fondamentale dello Stato non venga inserito un riferimento esplicito all’artigianato, presenta un ordine del giorno, che egli stesso illustra e propone di aggiungere: “Apposite provvidenze legislative assicurano la tutela e lo sviluppo dell’artigianato”.Con l’aggiunta di questo comma l’articolo, che durante la discussione aveva il n. 43, diverrà l’articolo 45 della Costituzione italiana.

Eletto senatore nella legislatura 1948-53 ha un ruolo di grande rilievo per l’approvazione della legge n. 991 del 25 luglio 1952, la prima legislazione organica sulla montagna. Il comma dell’articolo 44 che prevede «provvedimenti in favore delle zone montane» permette a Gortani, nella sua veste di senatore, durante la legislatura 1948-1953, di essere uno dei protagonisti dell’approvazione della legge numero 991 del 25 luglio 1952, considerata la prima legge organica promulgata in Italia a favore della montagna:

Onorevoli colleghi, vi è in Italia una regione che comprende un quinto della sua popolazione, che si estende per un terzo della sua superficie e in cui la vita di tutti i ceti e categorie si svolge in condizioni di particolare durezza e di particolare disagio a confronto col rimanente del paese. Questa regione, che non ha contorni geografici ben definiti, ma si estende ampiamente nella cerchia alpina, si allunga sulle dorsali appenniniche e si ritrova nelle isole maggiori, risulta dall’insieme delle nostre zone montane. È  una regione abitata da gente laboriosa, parsimoniosa, paziente, tenace; che in silenzio lavora e in silenzio soffre tra avversità di suolo e di clima; che rifugge dal disordine, dai tumulti e dalle dimostrazioni di piazza, e ne è ripagata con l’abbandono sistematico da parte dello Stato. 0 meglio, della montagna e dei montanari lo Stato si ricorda, di regola, e si mostra presente, quando si tratta di imporre vincoli, di esigere tributi o di prelevare soldati.Matrigna la natura, al nostro montanaro, e matrigna la patria; e tuttavia è pronto, così per la patria, come per la nativa montagna, a sacrificare, ove occorra, anche se stesso. Perché la montagna è la sua vita, e la sua patria è la sua ragione di vivere. E in lei non ha ancora perduto la sua fiducia. Facciamo che non la perda. Ad ora ad ora voci si sono levate in favore della montagna: voci altruiste reclamanti giustizia, e voci utilitarie reclamanti la restaurazione montana come fonte di pubblico bene. Ma le une e le altre sono cadute o nell’indifferenza o nell’oblio. E intanto le selve si diradano, inselvatichiscono i pascoli, cadono le pendici in crescente sfacelo; le acque sregolate rodono i monti e alluvionano e inondano le pianure e le valli; intristiscono i villaggi a cui non giungono le strade né i conforti del vivere civile; la robustezza della stirpe cede all’eccesso delle fatiche e delle restrizioni, e la montagna si isterilisce e si spopola. Ora è tempo che al montanaro si volga con amore questa Italia che si rinnova. Noi chiediamo che nella nuova Carta costituzionale, dove tante sono le norme ispirate all’amore e alla giustizia, ci sia anche una parola per lui. A tal fine abbiamo presentato questo comma aggiuntivo all’articolo 41; «Nel medesimo intento» (cioè di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e stabilire equi rapporti sociali) “la legge dispone provvedimenti in favore delle zone montane”.

 

Un altro carnico fu tra i protagonisti della formulazione e approvazione di una nuova legge sulla montagna, istitutiva delle Comunità montane (L. 1102 del 1971), il senatore Bruno Lepre, che con un intervento, che sintetizza la storia politica della Carnia pretondiana, ebbe l’onore di aprire il dibattito:

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale. Il primo iscritto a parlare è l’onorevole Lepre. Ne ha facoltà.

 LEPRE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole ministro, la nuova legge della montagna che, la Camera si accinge a votare e che il gruppo socialista confida sia ulteriormente migliorata, è uno strumento da tempo atteso dalle popolazioni montanare afflitte dallo spopolamento e dal fenomeno dell’emigrazione, e condannate, se non si pongono urgenti rimedi, al loro definitivo svuotamento come entità socio-economiche. Non starò a dire dei sacrifici che questa gente ha affrontato in pace e in guerra, gente sobria che finora però ha ottenuto solo l’elogio dei governanti e non una politica di salvaguardia di quei grandi valori umani che proprio la montagna raccoglie; né dirò che questa brava gente ha fatto le barricate a difesa della patria nelle guerre del Risorgimento, nella grande guerra, in Grecia, in Russia, nella lotta di Liberazione, sacrificando quasi tutta la sua gioventù: forse ha il torto di avere silenziosamente taciuto e sofferto anche quando la dimenticanza dello Stato ha assunto atteggiamenti veramente provocatori. Dirò soltanto che quando si difende la montagna si difende anche il suolo attraverso la vigile sopravvivenza delle sue popolazioni e si difende quindi l’intero territorio dello Stato.

È  necessaria una legge che affronti il problema della montagna in tutta la sua interezza. Si tratta, ripeto, soprattutto di un problema di contenimento dell’esodo emigratorio interno ed estero che, in chiave programmatoria, vada a rimuovere le cause di questo spopolamento.

Nella mia terra, la Carnia pur confinante con il terzo Reich, nel 1944, in una terra circondata dal ferro e dal fuoco nemico si è saputa creare una zona libera, dandosi un proprio governo della Carnia libera, il cui tribunale ha pronunciato, in territorio occupato, la prima sentenza con la formula: “In nome del popolo italiano”. Questa Carnia, che aveva eletto le prime giunte comunali democratiche, forte di questa esperienza, ha creato nel 1945-46, ad iniziativa del CLN carnico, la Comunità Carnica, primo esperimento in Italia di consorzio di tutti i comuni della montagna friulana, creato proprio al fine di unire tutti gli sforzi per tentare una concreta rinascita della montagna friulana. Direi che il tipo di comunità montana prospettato dal disegno di legge oggi al nostro esame, trova il suo modello nello statuto e nell’organizzazione della comunità carnica. Se ciò è motivo di orgoglio per questa gente, resta l’amara constatazione che questa comunità ha condotto una battaglia generosa sì, ma anche contro i mulini a vento, perché priva di riconoscimento, di attribuzioni e poteri, non concessi dalla legislazione dello Stato. Ecco l’esigenza di valorizzare, le Comunità Montane.

Il 22 settembre 1963 viene inaugurato nella sua sede definitiva di palazzo Campeis il Museo Carnico delle Arti e Tradizioni Popolari.

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Muore nella sua casa, a Tolmezzo, il 24 gennaio 1966.

NOTE

1.Carnia esce per quattro mesi, a partire dal 19 maggio 1945, cessando con il 13° numero. Il sottotitolo iniziale “Settimanale della Quinta Divisione Osoppo-Carnia” muta, in seguito, in “Settimanale per tutti”. Ne è direttore Da Monte, nome di battaglia di Romano Marchetti, il quale, già in tempo di guerra, dirigeva un foglio che propugnava gli ideali del movimento partigiano. Ideali ripresi in queste pagine, aperte a tutte le forze politiche democratiche,  dove la continuità con i valori morali della Resistenza si accompagna con determinazione alla ricerca di una identità politica per la Carnia, nel quadro di un decentramento amministrativo – con una forte accentuazione “autonomista”,  che anticipa le richieste della “provincia della Carnia” –  e si affrontano, ovviamente, i problemi della montagna, aggravati dagli effetti devastanti della guerra. Lavoro si configura come continuazione di Carnia. Dopo un primo periodo, nel quale il sottotitolo è “Settimanale economico-sociale della Carnia, Canal del Ferro, Zona Pedemontana”, a partire dal marzo ‘46  esso recita “Voce della Carnia. Settimanale politico-economico della Regione”. Cessa di uscire nel 1946, alla vigilia del Referendum Istituzionale. Dirige il giornale, in qualità di Redattore Capo Responsabile, Bruno Lepre. Lavoro, affronta con coraggio le problematiche della montagna, contribuendo i maniera determinante alla crescita del movimento di idee che porterà alla nascita della Comunità Carnica(1947).

Friuli: da Alleanza 3.0 l’ennesima promessa, entro Natale i primi soldi ai soci CoopCa

di Domenico Pecile.
Alleanza 3.0 – nata dalla fusione dei tre colossi di Coop Nordest, Coop Adriatica e Coop estense – conferma l’atto di liberalità che coprirà il 50 per cento dei rimborsi destinati ai risparmiatori traditi dal tonfo di CoopCa. Si tratta di 13,5 milioni di euro che torneranno nelle tasche dei circa 3 mila soci prestatori sparsi tra Friuli Venezia Giulia e Veneto. E per accelarare questo atto di liberalità, ieri è stata annunciata la costituzione – che avrà il suo battesimo nei prossimi giorni – di un apposito Comitato. «Nei prossimi giorni – ha affermato il direttore di Legacoop, Giancarlo Ferrari – ci sarà un passo in avanti nella vicenda CoopCa con la costituzione di un Comitato che avrà due obiettivi. Il primo è quello di raccogliere eventuali nuove donazioni, perchè ci auguriamo che a fare interventi soliidaristici a favore dei soci prestatori non sia soltanto la cooperazione targata Coop Allenaza 3.0. In secondo luogo, il Comitato, oltre a raccogliere le richieste, inizierà a stabilire le procedure pratiche per adempiere a questo contratto di solidarietà. In pratica, si tratterà di stabilire le modalità per la restituzione della parte patuita che, come detto, si spera possa crescere ancora». E poco dopo è stato lo stesso presidente di Coop consumatori Nordest, Paolo Cattabiani, ad annunciare che tra gli obiettivi del Comitato c’è anche quello di arrivare a erogare ai soci prestatori una prima tranche entro il prossimo mese di dicembre. Un obiettivo e non ancora una certezza che, in ogni caso, acclara l’accelerazione della vicenda. Nei mesi scorsi sempre Coop Nordest aveva assicurato che l’atto di liberalità si sarebbe materializzato in tre tranches nell’arco di 36 mesi, da qui al 2018. Il Comitato è stato pensato in sintonia tra Coop Nordest e la Regione Fvg, e «d’accordo con le altre istituzioni dovrà essere garante del territorio». Tornando alla vicenda CoopCa ma anche a quella di Coop Operaie, lo stesso Cattabiani nella sua relazione introduttiva al convegno di ieri, ha sottolineato che «la Regione Fvg ci è stata molto vicina e, se ci consentite, anche noi vi siamo stati abbastanza vicini, in una fase complicata e difficile per questo territorio». Cattabiani ha ricordato che il mondo cooperativistico si è preso sulle spalle una parte di responsabilità perché non c’era soltanto da salvare soci e occupazione, ma «anche i principi di solidarietà e mutualità. Il Friuli Venezia Giulia – ha aggiunto – continuerà a rimanere una piattaforma economica fondamentale per tutti noi». E un primo ringraziamento gli è arrivato dal sindaco di Fagagna, Daniele Chiarvesio, il quale ha voluto ricordare che tra i 7 negozi salvati da Coop Nordest c’è anche quello di Fagagna, «importantissima presenza nel centro del paese a servizio soprattutto delle persone più anziane o di chi ha minore disponibilità di muoversi». «Paolo ha ragione – ha invece affermato Serracchiani replicando a Cattabiani – quando parla di periodo difficile. Per questo non posso non ringraziarlo per non averci lasciati soli. Anche grazie a voi siamo riusciti a mantenere in vita un pezzo del nostro essere cooperativistici e solidali, non disperdendo un patrimonio culturale costruito a fatica da chi ci ha preceduti».

Friuli: premio a malga Montasio dal Touring club italiano

di Maura Delle Case.

È la più grande malga del Friuli Venezia Giulia, lanciata a livello internazionale dalle telecamere del Giro d’Italia che nel 2013 portarono fin lassù, a quota 1.550 metri, la carovana facendo per la prima volta tagliare ai ciclisti una linea d’arrivo in malga nella storia della corsa rosa. Il panorama mozzafiato, l’aria pura, vacche e marmotte disseminate tutt’intorno, assieme alla buona cucina, alle deliziose camere e sì, anche all’erta che attrae ciclo-amatori dall’Italia e dall’estero, fanno di malga Montasio una delle mete più gettonate della Regione. E premiate anche. Stavolta dal Touring club italiano – associazione non profit, che si occupa da oltre cent’anni di turismo, cultura e ambiente –, che si accinge a insignire la malga friulana del premio “Buona cucina”, che è stato ideato per dare risalto ai migliori esercizi caratterizzati al contempo dal clima famigliare e dalla proposta di una cucina genuina e di schietta impronta regionale, in un contesto curato e accogliente. Caratteristiche che il curatore della guida Luigi Cremona e la direttrice dei contenuti turistico-cartografici del Touring, Fiorenza Frigoni, hanno riconosciuto all’agriturismo malghivo, divenuto un simbolo, non ultimo perché vanta la fascetta madre, la numero zero, dell’omonimo formaggio Montasio. L’unica Dop che il Friuli Venezia Giulia vanta sul fronte lattiero-caseario. Saranno Vanni Micolini, che è il responsabile della malga, e Andrea Lugo, nel ruolo di direttore generale dell’associazione allevatori del Friuli Venezia Giulia Fvg a ricevere il riconoscimento, lunedì a Milano, alle Officine di via Tortona, in occasione della presentazione della guida “Alberghi e ristoranti d’Italia 2016” edita da Turing club. Una bella soddisfazione per il sodalizio e lo staff malghivo, che con dedizione e passione, anno dopo anno, stanno facendo crescere e conoscere il Montasio. Anche grazie a investimenti pluriennali che hanno consentito di rilanciare la malga: oggi dotata di camere, di un servizio ristorazione, di un mini caseificio e ovviamente di una stalla con centro di mungitura e spaccio per i prodotti lattiero caseari. «Il premio è una grande soddisfazione – affermano Lugo e Micolini – e un riconoscimento importante per il lavoro di tanti. Dai dipendenti dell’associazione ai pastori, dagli addetti al caseificio a quelli della cucina, ma anche dello spaccio, della sala ristorazione e delle camere». Di proprietà dell’associazione friulana Tenutari stazioni taurine, la malga è gestita dal 1960 dagli allevatori e ha di recente archiviato l’ennesima stagione positiva. Esordito il 15 giugno, l’alpeggio si è concluso il 18 settembre. Dunque dopo 96 giorni. I bovini, che provengono da 36 allevamenti di 24 diversi luoghi del Friuli Venezia Giulia, hanno trascorso quei 96 giorni padroni di ben 400 ettari, che fanno della malga Montasio, attestata come la più grande della regione. Sono duecentoventuno nel complesso – 132 vacche e 89 manze – i capi che hanno prodotto circa 12 chili al giorno di latte ognuno, produzione che ha consentito di trasformare quotidianamente nel caseificio circa mille 500 chili, per un totale di 140 mila chili prodotti nell’intera stagione. Assieme a Micolini e Lugo, in malga sono state impegnate ben 18 persone tra cucina, ristorante, camere, caseificio e spaccio. Un team di grande affiatamento, peculiarità che è diventata anche un elemento di garanzia degli apprezzabili risultati messi a segno durante questi undici mesi del 2015. Se nel caseificio in totale sono state prodotte e vendute circa due mila forme di formaggio oltre a caciotte, ricotte, burro e yogurt, il servizio di pernottamento è davvero andato a ruba. Ed è stato in grado di garantire un balzo in avanti del 55 per cento dei soggiorni nelle cinque camere a disposizione e un incremento del 30 per cento del fatturato rispetto al 2014. Risultati di tutto rispetto, che rendono il premio un successo meritato e forse anche atteso.

Tolmezzo: un regalo solidale al Teatro Candoni “Una notte al Cotton Club”

Sono aperte le prevendite per il tradizionale concerto natalizio contro le nuove povertà, organizzato per il terzo anno consecutivo dai club service di Tolmezzo, Lions, Rotary e Fidapa con il patrocinio del Comune di Tolmezzo, un modo concreto per sostenere attraverso la musica le famiglie bisognose della Carnia e del Canal del Ferro. Un’iniziativa solidale raccolta nello slogan: Prendere coscienza delle nuove povertà, significa trovare il modo per aiutare i bisognosi e che si realizza quest’anno con un concerto-spettacolo davvero accattivante: Una notte al Cotton Club, in scena sabato 12 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Candoni di Tolmezzo.

Protagonisti la Tejo – Trieste Early Jazz Orchestra diretta dall’eclettico Livio Laurenti, la voce solista di Paolo Venier, crooner della serata ed una giovane crew tip tappers del corpo di ballo Toc Toc di Tip Tap. Tredici musicisti sul palco tra i migliori della scena regionale, improvvisi interventi di ballo per un momento condiviso di solidarietà, immersi negli anni venti e trenta tra le calde atmosfere del noto locale newyeokese. In programma i migliori brani di George Gershwin, Duke Ellington, Sidney Bechet, Fletcher Henderson e altri ancora, tra swing, charleston, ragtime, lindy pop e boogie woogie. Un’occasione di festa per una nobile causa, l’idea di un regalo natalizio solidale, un aiuto rivolto ai bisognosi con la spensieratezza di un gesto normale, è questo il senso della serata.

L’intero ricavato sarà destinato all’acquisto di beni alimentari e di prima necessità che verranno distribuiti a domicilio dalle associazioni preposte: l’Azienda per i Servizi Sanitari dell’Alto Friuli, la Croce Rossa Italiana e la Comunità S. Vincenzo di Moggio Udinese.

A fine concerto seguirà un brindisi offerto dai club service di Tolmezzo per gli auguri di buon Natale.

I biglietti sono acquistabili presso l’Edicola Bruseschi Bruna a Tolmezzo in Piazza XX settembre e all’Angolo della Musica in Via Aquileia a Udine (per info: [email protected], 339 32 05 479).

Carnia: gelicidio in Alto Friuli e Slavia, Enel e Protezione civile si preparano

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Un incontro tra Enel e la Direzione centrale della Protezione Civile regionale si è svolto oggi a Palmanova per rendere maggiormente coordinati ed efficaci gli interventi sul territorio per prevenire rischi e disservizi e ridurre eventuali disagi per i clienti connessi alla rete elettrica in caso di maltempo. Il problema è in particolare quello del gelicidio, degli episodi di galaverna (il repentino ghiacciamento della neve lungo i cavi elettrici e i rami degli alberi che cadono così sugli elettrodotti) che negli scorsi inverni ha provocato nella montagna friulana (dalla Carnia al Tarvisiano fino alle valli del Torre e del Natisone) l’interruzione di molte linee e la mancanza di energia per diversi giorni in molte località. Il Friuli-Venezia Giulia ha allo studio uno specifico protocollo con Enel, dedicato in particolare all’ottimizzazione delle procedure e del flusso delle comunicazioni sia in condizioni ordinarie che in fase di emergenza, e all’elaborazione di moduli di formazione congiunta e di esercitazioni, per incrementare la conoscenza dei rispettivi modelli organizzativi e di intervento.

Enel e Protezione Civile del Friuli-Venezia Giulia hanno dunque previsto un canale di coordinamento per un rapido sopralluogo e ispezione degli impianti nelle aree colpite da eventuali emergenze e il ripristino della viabilità principale secondaria e locale dove sono localizzate sedi, depositi,imprese, impianti principali della società elettrica, e tutte le località oggetto di eventuali guasti. La elettrica di distribuzione a media e bassa tensione è costituita da 45 impianti primari, 10.300 cabine secondarie, e oltre 20.000 chilometri di linee elettriche, con la quale viene garantito il servizio elettrico per gli oltre 600.000 clienti presenti in Friuli-V.G.

Il tema è oggetto anche di una forte polemica politica. Recentemente, nell’ambito della discussione della legge regionale per il servizio idrico, un emendamento trasversale aveva proposto la costituzione di una società elettrica controllata al 100% dalla Regione Friuli-Venezia Giulia affinché potesse concorrere all’acquisizione di concessioni di derivazione idroelettrica al fine di garantire alla montagna friulana una sempre maggiore indipendenza elettrica da Enel e Terna. Gli episodi di gelicidio hanno infatti dimostrato l’assoluta affidabilità di società cooperative locali come Secab, che non hanno interrotto mai l’erogazione ai propri clienti. Purtroppo la maggioranza di Centrosinistra ha bocciato questo emendamento, ma il tema è di grande attualità specie dopo che la società lombarda A2A ha ceduto alcune centraline alla Sel, Società elettrica altoatesina. Su questo interviene nel numero del «la Vita Cattolica» l’esponente del «Patto per l’autonomia» dei sindaci friulani, Massimo Moretuzzo (primo cittadino di Mereto di Tomba): «In un territorio a dichiarata trazione autonomista, a queste legittime mosse di giocatori «foresti» sarebbe dovuta seguire una reazione forte da parte di chi può essere della partita (cioè la Regione Friuli-Venezia Giulia), prima per tentare di dire la sua e, se le carte o i dadi non lo permettono, di dichiarare bellicosamente la propria volontà di rifarsi alla mano successiva (cioè le concessioni in scadenza per i prossimi anni), sapendo di poter contare su alleati forti e sulla loro esperienza nel gioco (cioè le imprese elettriche locali che forniscono egregiamente parti importanti di territorio). Invece stiamo ancora una volta assistendo passivamente a una partita che sembra non ci riguardi. Come se non si stesse delineando lo scenario sul quale siamo chiamati a fare, in questo preciso momento storico, le nostre scelte: siamo per una gestione autonoma e locale delle nostre fonti energetiche o pensiamo di lasciarle gestire da altri? Stiamo con A2a ed Edipower o con la Secab e le Comunità della Carnia?».

Carnia: Coopca e i negozi che non vuole nessuno

Per 14 negozi non sarebbe stata depositata alcuna offerta e nonostante su 39 punti vendita, 25 sianostati aggiudicati  (e per alcunicon  una gara al rialzo) ora la preoccupazione è massima per quei negozi che non viole nessuno con la speranza che i 25 aggiudicati vengano resi al più presto funzionanti e riaperti al pubblico sotto una nuova insegna.

Tra quelli non richiesti, i tre negozi di Mestre, Treviso, Crocetta del Montello, Gemona, Cassola, Sacile, Vittorio Veneto, Buja, Tolmezzo Chelonia, Tarvisio e Codroipo, mentre fuori asta l’IperCoopca di Amaro sul quale si starebbe muovendo il gruppo Aspiag-Despar.

 

Aggiornamento

di Lodovica Bulian.

E’ una maratona durata oltre nove ore, quella che ieri alle 18 finalmente consegna l’atteso responso sul destino dei supermercati CoopCa – la cooperativa carnica finita in concordato e su cui indaga la procura di Udine – sparsi tra Friuli Venezia Giulia e Veneto. Tra colpi di scena, bracci di ferro, trattative e aste al rialzo, dallo studio del notaio Lucia Peresson di Udine, dove alle nove di mattina inizia il tam tam delle aggiudicazioni con l’apertura delle buste contenenti le offerte pervenute per i punti vendita, la procedura incassa la cessione di 22 negozi a marchio cooperativa carnica, per un realizzo totale che si aggira attorno ai 13 milioni di euro. L’esito Stremati ma soddisfatti i liquidatori, Paolo Rizza, Giovanni Sgura e Roberto Pittoni, che hanno preso le redini dell’azienda dopo lo scioglimento del cda, perché i numeri rivelano che «è andata meglio di quanto pensavamo e di quanto avessimo in mano». Già, perché, oltre ai giganti di Coop Nordest, Alì, Centro Commerciale Discount e Despar, a dare benzina al bando per la cessione è spuntata una «new entry che non ci aspettavamo». E’ Ortofrutticola Cervellin srl di Udine, che si aggiudica l’acquisizione di ben cinque supermercati che erano rimasti finora orfani di acquirenti, tra cui anche Trieste. Ma ci sono anche tre dipendenti CoopCa che non vogliono gettare la spugna e si mettono in gioco per strappare il punto vendita in cui lavorano da chiusura certa, convinti che «possiamo farcela». «E’ andata bene – dice anche il commissario giudiziale, Fabiola Beltramini – ma la strada è ancora lunga». E in salita, perché la clessidra scorre veloce al 31 dicembre, la dead line fissata nel piano di concordato per la cessazione definitiva della cooperativa, e ci sono ancora 14 negozi “orfani” che senza offerte saranno costretti ad abbassare le serrande entro Natale. Oltre ai 22 punti venduti, sono stati assegnati anche due immobili – una sede di uffici a Codroipo, e quella dello spaccio di Amaro – mentre è ancora in corso la trattativa, con buone chance di concludersi positivamente, sull’Ipercoop delle Valli, ad Amaro. Gli acquirenti Senza intoppi invece la vendita seguita all’offerta irrevocabile di acquisto già presentata a inizio procedura come pilastro del concordato, e come promesso dallo stesso presidente Paolo Cattabiani come impegno a favore della “sorella” finita in dissesto finanziario, Coop Nordest ha acquisito sette punti vendita in Friuli: si tratta dei supermercati di Fagagna, Majano, Brugnera, Precenicco, Pordenone, Tarcento (via Dante), Rivignano. Centro commerciale Disocunt invece si porta a casa il contesissimo negozio di Spilmbergo, su cui ha “battagliato” nell’asta informale al rialzo con Conad, che ne è uscita a mani vuote, e Tolmezzo (Mercato). Aspiag, la concessionaria di Despar per il Triveneto, strappa dopo un braccio di ferro con una cordata di privati già operativi in Carnia con diversi alimentari, il Supercoopca di Tolmezzo. In Veneto va a Famila il supermercato di Torri di Quartesolo (Vicenza), mentre ad Alì erano già stati aggiudicati senza dover procedere con le aste vista la qualità e il valore dell’offerta sottoscritta, i punti di Limena e Marcon, tra i più competitivi della cooperativa nella vicina regione. I dipendenti Angelo Verde, dipendente CoopCa a Cassola, scende in campo con le sue forze e acquista il punto vendita di Venturali, a Villorba. La stessa impresa la tenta un altro dipendente, che compra il negozio di Cittadella, mentre altri due privati si aggiudicano i punti di Spinea e di Pontebba. Ma a dare nuova e inaspettata benzina alle cessioni, ieri, è stata appunto la società Ortofrutticola Cervellin di Udine, ingrosso di frutta e verdura, che ha scongiurato la chiusura per Trieste, Cividale, Tarcento, Aviano e Cervignano, su cui le speranze erano ridotte ormai al lumicino. Per tutti i negozi opzionati, l’intenzione è quella di effettuare il cambio di insegne entro la fine dell’anno. A mani vuote I punti vendita senza offerte sono quattordici e per loro il rischio, imminente, è la chiusura e la conseguente perdita di posti di lavoro. Entro Natale, come vuole il piano di concordato, se alle aste al ribasso che verranno avviate non troveranno un nuovo padrone. Si tratta di Tarvisio e Codroipo, su cui aveva messo gli occhi Cc Discount ma senza poi far seguire un’offerta concreta, di Sacile, Gemona, Tolmezzo Chelonia, Buja, tre punti vendita siti a Mestre, Treviso, Crocetta del Montello, Cassola, Vittorio Veneto e Oderzo. L’introito A fine giornata sale a 11 milioni di euro circa – che si sommano ai due milioni derivanti dall’assegnazione ad Alì di Limena e Marcon – su 40 milioni di euro totali. Restano da vendere 17 milioni di euro, se non si considera il Cedi di Amaro, per cui non si intravedono ancora soluzioni, ma di cui si è fatta già assegnataria Banca di Cividale che sull’immobile da 12 milioni di euro aveva concesso a CoopCa un mutuo. Difficile quantificare quanti posti di lavoro si salveranno nel complesso, perché quasi per tutte le cessioni rimangono ancora da definire gli accordi sindacali, finalizzati alla massima tutela del personale. Da una prima valutazione i liquidatori stimano che si potrebbe trattare di circa 300 lavoratori, su 639, che non rimarranno senza impiego. Meno della metà. Per tutti gli altri la cassa integrazione straordinaria proseguirà fino ad aprile 2016. La polemica Insieme alla gioia per l’affare fatto, resta però l’amaro in bocca ai dipendenti che si sono buttati nell’avventura dell’auto imprenditorialità, una partita già complessa di per sé, quella della metamorfosi da commessi a capitani d’azienda, nella quale si sono ritrovati soli, lamentano. E se non si può parlare di flop, neanche di decollo dell’iniziativa sponsorizzata dalle associazioni delle cooperative per attutire il tonfo delle chiusure. Il motivo, spiega Angelo Verde, ex dipendente del negozio di Cassola che ha acquistato il punto di Venturali a Villorba, con otto dipendenti e tanta voglia di ricominciare, non è solo il timore e la paura in un futuro incerto. Ma anche lo scarso appoggio e il disinteresse dimostrato da chi aveva promesso loro aiuto. Confcooperative, infatti, non sarebbe stata, a quanto riferiscono i nuovi manager, un interlocutore in queste difficili settimane di conti e numeri. Ad aiutarli, spiega ancora Angelo, ci hanno pensato gli stessi liquidatori di CoopCa. Ma di certo, questo abbandono non ha incentivato altre iniziative che magari avrebbero potuto tirare fuori dalle secche negozi oggi senza acquirenti. Magazzino Rimane ancora aperta e verrà definita nelle prossime ore anche la trattativa sull’Ipercoopca di Amaro, ma i liquidatori sono fiduciosi sul suo buon esito. Irrisolta la questione del Cedi, che, senza interesse alcuno, per ora continua a pesare sulle spalle di Banca di Cividale che ha comunque formalizzato una propria proposta.

Friuli: momento difficile, ma Daniele Pontoni sta preparando un tricolore da sogno

di Antonio Simeoli.

Chi lo conosce ci ritorna ogni volta che può, chi non lo conosce nove su dieci se ne innamora subito. Sì, perché il Monte Prat è un posto incantevole. Prima un balcone sul Friuli, dal meraviglioso Tagliamento ai magredi, alle colline e via verso il marte; poi un altopiano incontaminato. Dove sono di casa i ciclisti. Mountain bike e ciclocross, grazie a un campione delle specialità che ha deciso di mettere le tende sull’altopiano per insegnare ai ragazzi a fare ciclismo: Daniele Pontoni. Il due volte campoione del mondo di ciclocross sta ora correndo quella che definisce senza paura la gara più difficile della sua carirera: organizzare i Campionati italiani di ciclocross sul Monte Prat. Due giorni di gare, il 9 e 10 gennaio prossimi, 800 concorrenti attesi, un centinaio di volontari da sovrintendere. Un lavoro immane che porterà per due giorni la frazione di Forgaria al centro del panorama ciclistico nazionale. «È un’esperienza unica, impegnativa, ma stimolante. I campionati italiani di ciclocross ritornano sull’altopiano di Monte Prat vent’anni dopo l’edizione 1996». Inutile dire come andò, in quegli anni, il tricolore di categoria lo vinceva sempre lo stesso corridore… «(Ride ndr) Ne ho vinti 16 nella mia carriera. Diciamo che la gara del Monte Prat la ricordo ancora bene. Vinsi con un distacco abissale, quasi tre minuti, mettendomi dietro i due rivali storici Davide Bramati e Claudio Vandelli. Ricordo tutto di quella gara, il percorso difficile, il grande pubblico». In quegli anni eri il ciclocross, in Italia e non solo… «Stavo raggiungendo l’apice della mia carriera, avevo già vinto il Mondiale a Leeds nel 1992, il 1996 iniziò meravigliosamente con quella vittoria. Durante l’estate poi partecipai alle Olimpiadi di Atlanta giungendo quinto nella prova di Cross country di mountain bike». Hai vinto due Mondiali, Superprestige, Coppe del Mondo, decine di gare internazionali, qual è la vittoria più bella? «Monaco di Baviera. Nesun dubbio. Nel 1997 arrivai da solo allo stadio Olimpiaco di Berlino. Io sono un grande appassionato di calcio, tifosissimo del Torino, vincere un mondiale in uno dei templi del calcio e dello sport in genere però…». Sono passati vent’anni da quel tricolore, non c’è più Pontoni, ma i friulani continuano ad andare forte. Perché? «Me lo sono chiesto tante volte. Ho una certa idea…Immaginate il friulano, gran lavoratore, tenace, abituato alla fatica, ambizioso. Ecco, mettetelo in bicicletta e il ciclocross è lo sport che lo impersona. Poi diciamo che la mia striscia di trionfi ha aperto la strada…». Tra i giovani c’è il nuovo Pontoni? «No, ma vedo correre ragazzi determinati e con grandi ambizioni. Prendete Sara Casasola: a 15 anni ha già corso con la maglia azzurra agli Europei. Per ora le gare sono un gioco, ma contiando così… Diciamo che potrebbe arrivare una geneazione di fenomeni». E poi altri ne arriveranno. Pontoni, in collaborazione con il Comune di Forgaria, da alcuni anni ha aperto sul Monte Prat una scuola di cicloross e mountain bike. Nell’ultima estate sono saliti per camp di allenamento quasi un centinaio di giovani dai 6 ai 22 anni. Si fa fatica in mezzo alla natura. Una meraviglia.

Sauris: ecco la nuova Pro loco, per Natale primo banco di prova

di Gino Grillo.
È stata costituita la nuova Pro loco Sauris Zahre. Dieci i soci fondatori, nove dei quali sono confluiti nel consiglio di amministrazione, mentre Cristian Pravato ha preferito non farne parte pur dando il proprio fattivo contributo. Il presidente è Matteo Domini, vice Mattia Da Rin Zoldan, mentre i consiglieri sono Federico Colle, Alessandro Colle, Alessandro Abate, Denis Burba, Manuel Pravato, Flavia Schneider e Arianna Colle. «Una compagine di giovani – ha spiegato il neo presidente – composta per lo più da ragazzi dai 22 ai 26 anni, con qualche over 30 a dare man forte». La decisione di ricreare una Pro loco nasce dall’esigenza di dare al paese un punto di riferimento univoco per la varie iniziative che il Comune intraprende nel corso dell’anno. «Non tratteremo solamente eventi che vanno a vantaggio dei turisti, ma vogliamo rappresentare – prosegue il presidente – un punto di riferimento anche per la cultura, la tradizione e il tempo libero della gente del posto per aumentare la qualità della vita nella valle del Lumiei». il primo banco di prova al quale sono ora chiamati è “A Sauris è Natale” con relativo mercatino in programma dal 5 all’8 dicembre prossimi. In seguito si accolleranno le altre manifestazioni, fra le quali la famosa Festa del prosciutto che si tiene in estate. La sede attuale della Pro loco è posta a Sauris di Sotto Terminal, 91/A.

Carnia: la posta sempre in ritardo, i postini lavorano gratis oltre l’orario per limitare i danni

m.d.c. dal MV di oggi.

Gli orari sono rimasti gli stessi. Si attacca alle 7.50 di mattina e si stacca alle 15.17. Così almeno sulla carta, perché calato l’orario contrattuale nel quotidiano, praticamente nessuno riesce a svestire i panni del portalettere entro il primo pomeriggio. Con l’aiuto della segretaria provinciale dei postali di Cgil, Annamaria Schiavi, abbiamo provato a ricostruire la giornata tipo di un postino in Carnia. L’appuntamento mattutino è al centro di Tolmezzo, dove i postini provvedono a dividere la corrispondenza che gli viene assegnata. «La smistano e la incasellano – racconta Schiavi – , operazione per la quale è prevista un’ora, ma che invece richiede molto più tempo. Quindi la posta viene caricata in auto e il giro può iniziare». Ma siamo in montagna. E solo per raggiungere le aree loro assegnate, i postini devono macinare dieci minuti di strada nel migliore dei casi, diverse decine nel peggiore. «Pensiamo ai portalettere che devono servire Sauris: ci mettono almeno un’ora per andare e altrettanto per tornare», fa notare Schiavi. E intanto, dalle 8, sono già passate diverse ore. Quando i postini arrivano alla zona loro affidata siamo ormai a metà mattina e il tempo per consegnare la posta rischia di non essere abbastanza. Tanto che la pausa pranzo spesso salta. La nuova “geografia” delle consegne per molti deve ancora essere assorbita e nel bagagliaio delle rispettive auto i postini hanno una maggior mole di corrispondenza. «Quello che prima si consegnava ogni giorno oggi viene recapitato ogni due – sottolinea la sindacalista – senza contare che nel passaggio da una settimana all’altra di giorni ne trascorrono addirittura tre». Difficile concludere il lavoro entro le 15.17. Se poi ci si deve recare in un casolare isolato, magari in quota, il pasticcio è fatto. Solo per quella ci vogliono ore. Molta posta resta così nel bagagliaio e al rientro dei postini dev’essere “scaricata” con ulteriore dispendio di tempo. Risultato: la posta si accumula. «Ed è solo per senso di responsabilità dei portalettere se la situazione non è ancora degenerata. Molti di loro lavorano ben oltre l’orario, qualcuno anche fino alle 18, ma così – conclude Schiavi – non si può andare avanti».

Tolmezzo: ricorso al Tar per la Terza farmacia, Chiussi contro i provvedimenti di Regione e Comune

di Tanja Ariis.
È guerra per la terza farmacia del capoluogo. Il farmacista Paolo Chiussi ha presentato ricorso al Tar contro l’apertura di una nuova attività in città. Il titolare di una delle due farmacie tolmezzine (opera in città da 155 anni), rappresentato e difeso dagli avvocati Massimiliano Bellavista e Cristiana Brugnola, chiede al Tribunale amministrativo l’annullamento del decreto regionale che approva la graduatoria del concorso straordinario per la copertura di 49 sedi farmaceutiche disponibili per il privato esercizio, della delibera della Giunta regionale di indizione del concorso, del parere dell’Aas3 e della delibera della Giunta comunale di Tolmezzo dell’aprile 2012 sulla sede della terza farmacia. L’esecutivo tolmezzino individuava allora come zone possibili via Grialba, via Marchi sino a piazzale Vittorio Veneto, via IV Novembre, via De Marchi, viale Moro, via Val di Gorto a partire dall’incrocio con viale Moro e a scendere sino a via Pirelli e via Cartotecnica. Il 5 novembre scorso il ricorso è stato notificato al Comune. La giunta Brollo ha deciso che il Comune si costituirà nel giudizio per sostenere la legittimità dell’atto impugnato e tutelare l’interesse pubblico teso a garantire l’apertura di una nuova farmacia sul suo territorio. L’incarico legale è stato affidato all’avvocato Giunio Pedrazzoli.