Archivio mensile:Novembre 2015

Friuli: I guru della montagna e il nuovo alpinismo “EstEtico” ad Azimut

di Melania Lunazzi.
Disegnano belle linee e non sono pittori. Lo fanno su vertiginose pareti e lungo pendii di neve ripidissimi: sono gli alpinisti. Il Cai di Artegna festeggia i suoi settanta anni di vita con un appuntamento speciale dedicato all’alpinismo degli emergenti made in Fvg, “Alpinismo EstEtico – Linee, foto, parole dalle Alpi Giulie al resto del mondo”, è il titolo della serata promossa ieri sera dalla sottosezione Cai Monte Quarnan della Società Alpina Friulana per la quinta edizione di Azimut – appuntamento dedicato annualmente all’evento di maggiore rilievo per l’associazione alpina locale – al Nuovo Teatro Monsignor Lavaroni di Artegna. Protagonisti quattro giovani. Un friulano, un goriziano, un triestino e un muggesano. Non è una barzelletta. È una squadra. Andrea Polo, Enrico Mosetti, Gabriele Gorobey, Leonardo Comelli hanno tra i 26 e i 34 anni e una straordinaria passione per la montagna con progetti e obiettivi comuni che realizzano in parte sul territorio regionale, in parte fuori di esso. Puntano al mestiere di guida alpina, fanno i cosiddetti lavori di messa in sicurezza in corda, i tecnici di soccorso, c’e anche chi si è licenziato dal posto fisso per prendersi un anno sabbatico da dedicare a falesie e montagne. «Ci piace l’avventura, ci appoggiamo l’un l’altro e collaboriamo per coltivare le nostre passioni. La competizione, quando c’è, è solo costruttiva per motivarci a vicenda». Era dai tempi della Squadra volante di Cozzi e Zanutti e della Gilde zum grosse Kletterschuh di von Glanvell e von Saar che non sentivamo parlare di squadre di alpinisti dalle nostre parti. Tanto più che l’alpinismo ha spesso avuto una forte connotazione individualista e una certa seriosità iconica. Invece i quattro ragazzi non mancano di leggerezza e autoronia. Sono saliti sul palco del teatro – 320 posti – a raccontare di minuscoli appigli, vertiginose pareti di roccia e ghiaccio e ripidissimi pendii di neve. Lì han tracciato nuove linee e proiettato sogni di adrenalina. Si tratta delle nostre montagne, ma anche exploit che hanno varcato di molto i confini regionali, come le discese sui seimila del Perù di Mosetti lo scorso giugno o la recente ripetizione in libera di Gorobey e Polo su una via di roccia di fino al grado 8a+ in Madagascar. Sogni di condivisione e di libertà. Liberidattriti è il nome che Mosetti ha dato al proprio sito di guida alpina, Liberi di scegliere quello che Gorobey e Polo hanno dato alla nuova via disegnata a Sella Nevea sulla parete ovest del Monte Robon nel 2014. La più difficile aperta dal basso in regione, a detta degli autori. Un alpinismo che loro stessi han chiamato EstEtico. La parola, oltre a richiamare il senso di bellezza che ispirano certe linee, gioca volutamente su altri due significati. Da un lato l’Est, inteso come arco alpino orientale da cui provengono i quattro protagonisti. Dall’altro un’Etica che così spiegano: «Le grandi linee che siano di arrampicata o di sci, hanno bisogno di un’etica, per preservare la loro bellezza. Quest’etica per lo sci significa sciare in continuità e rapidità, non facendo piccole curve, non derapando e usando il meno possibile la corda. Per l’alpinismo è il fatto di arrampicare in libera o perlomeno di ripetere in libera vie già aperte in artificiale». Obiettivi che hanno alla base una lunga preparazione. Non a caso hanno ottenuto il sostegno di diversi sponsor di attrezzatura e abbigliamento tecnico che li appoggiano, finanziando in parte i loro progetti e garantendone visibilità. Visibilità che si riflette, attraverso i loro nomi, sulla nostra regione. Il presidente della sottosezione di Artegna, Stefano Corradetti sottolinea: «Abbiamo invitato persone del territorio che sono protagoniste qui ma anche fuori ad un livello molto alto. E abbiamo voluto alpinisti giovani per attirare un pubblico più ampio».

Carnia: l’ex colonia di Lauco è di nuovo in vendita, ma per due volte la gara è andata deserta

di Giacomina Pellizzari.
L’ex colonia di Lauco è di nuovo in vendita. Per la terza volta la Croce rossa italiana cerca di alienare lo stabile che dagli anni Sessanta ospitava i bambini nel periodo estivo. Le due aste precedenti sono andate deserte: nessuno ha deciso di investire nell’acquisto e nella ristrutturazione dello stabile in disuso da decenni. L’immobile è ormai fatiscente e la Cri per rendere più appetibile la vendita ha abbassato l’importo a base d’asta da 330 a 297 mila euro. Per sapere come andrà a finire bisognerà attendere il 9 dicembre, giorno in cui la commissione di gara aprirà le offerte che dovranno pervenire entro il 7 dicembre. La presentazione delle offerte, spiega il notaio banditore, Gea Arcella, «può avvenire anche per via telematica: Per dare maggiore visibilità al bando è stata data la possibilità agli interessati di recarsi nello studio di uno dei 500 notai Ran (Rete aste notarili), accreditarsi al sistema e di inoltre l’offerta». E così un eventuale investitore residente, tanto per citare un esempio, in Emilia Romagna può consegnare l’offerta in uno studio notarile della sua regione. «Poi – continua il notaio Arcella – sarà il collega a inviarla nel mio studio di Udine». La colonia di Lauco si distribuisce su 26 mila 207 metri quadrati di terreno e 14 mila 841 metri cubi di fabbricato. L’immobile fa parte di un elenco di 12 proprietà messe in vendita dalla Croce rossa in diverse regioni d’Italia. In Carnia tutti conoscono la funzione che ha avuto la colonia di Lauco dismessa dalla Croce rossa negli anni Novanta e la lunga trattativa intercorsa tra la Cri e il Comune. Il problema è stato affrontato più volte dagli amministratori locali i quali non sono mai riusciti ad acquisire l’immobile. Una decina di anni fa l’allora sindaco Olivo Dionisio riuscì a effettuare un sopralluogo con gli ex assessori regionale, Enzo Marsilio e Roberto Cosolini, attuale sindaco di Trieste, sperando di entrare in possesso dello stabile per sfruttarlo anche a fini turistici. Tutte le proposte però si sono arenate. L’accordo non è mai stato trovato anche per ragioni economiche, basti pensare che 14 anni fa la Cri era arrivata a chiedere 3 miliardi di lire per cedere l’immobile al Comune. Troppo secondo gli amministratori anche perché la colonia è stata costruita, negli anni Sessanta, sul terreno donato alla Cri dall’ente. Seguirono una serie di stime alternate ai ripetuti allarmi crollo lanciati dal Comune. La Cri corresse le sue pretese e formulò una richiesta pari a 960 mila euro. Niente da fare la cifra era ancora troppo elevata perché, per renderla antisismica, il Comune avrebbe dovuto aggiungere una cifra insostenibile. Quel braccio di ferro andò avanti per troppo tempo e quell’accordo mancato ha contribuito ad aggravare lo stato di degrado dell’edificio rimasto inutilizzato, senza essere sottoposto a manutenzione, per decenni. Le immagini allegate alla bando di gara non lasciano ombra di dubbio: confermano che si tratta di una struttura in avanzato stato di degrado occupata, in passato, anche da alcuni senzatetto e balordi della zona. «L’edificio è molto degradato» ribadisce il notaio facendo riferimento alla perizia di stima e ai rilievi effettuata dai tecnici della Cri. I documenti sono allegati al bando di gara. Anche se nessuno lo ammette la preoccupazione resta quella di trovarsi, per la terza volta consecutiva, senza investitori. Le prime due gare sono state effettuate lo scorso dicembre e l’11 marzo di quest’anno quando l’importo a base d’asta raggiungeva i 330 mila euro. Preoccupazioni giustificate visto che il momento, dal punto di vista immobiliare, non è dei migliori.

Friuli: skipass Promotur, over 75 e bambini fino a 10 anni scieranno gratis

di Giulia Zanello.
La stagione sciistica è ai nastri di partenza e da domani, fino a fine mese, scatta la possibilità per gli appassionati della neve di acquistare in prevendita lo skipass stagionale, che permette di accedere a notevoli sconti. Le tariffe sono da ieri visibili sul sito di Promotur e spulciando tra le varie categorie ci si accorge di come, rispetto allo scorso anno, vi siano alcune variazioni, a partire dalla diversa classificazione della clientela. La data di apertura degli impianti è invece ancora da decidere. Aumenti e diminuzioni dei prezzi non mancano e, se da una parte si spende qualche euro in più, lo si risparmia in altre fasce e soprattutto in altri periodi, visto che molte agevolazioni coincidono con le settimane di alta stagione e diverse riguardano le famiglie. Novità e agevolazioni Bambini fino a 10 anni e over 75 scieranno gratis tutto l’anno. La gratuità è infatti stata estesa a tutte le tipologie di biglietti. Una buona notizia per le famiglie che potranno risparmiare sugli stagionali: pur in presenza di un componente che non paga avranno comunque la possibilità di “costruire” il nucleo familiare approfittando di sconti e agevolazioni maggiori rispetto allo scorso inverno. Oltre alla completa revisione delle fasce, le tariffe sono state allineate per tutti i poli (anche Sappada) e sono state eliminate tipologie di biglietti inutilizzate. Formule e tariffe Passando ai costi, la Cartaneve stagionale per adulti si paga in prevendita 425 euro e 500 euro nel corso della stagione, cioè dal primo dicembre in poi. Per i senior (fino a 75 anni) a 372 euro e in stagione 438, per i giovani 353 e 415 euro, per i ragazzi (15-20 anni) 225 e 255 euro e sono ovviamente previste riduzioni per i tesserati della Fisi. La Cartaneve pacchetto famiglia, per nuclei composti da almeno tre persone, prevede per l’abbonamento “adulto” in prevendita 319 euro (375 in stagione) e il coniuge rispettivamente 170 e 200 euro. Il figlio categoria “giovani” pagherà 265 euro (311 in prevendita) e quello “ragazzi” 173 o 194 euro. Nel caso di più acquisti con la formula famiglia, lo skipass scende in prevendita a 350 euro, mentre uno stagionale Alpe Adria adulti, che consente di sciare anche nei quattro poli austriaci convenzionati, potrà essere acquistato a 460 euro, contro un importo “pieno” che, esaurita la prevendita, sale a 520 euro. Tra le altre tipologie più utilizzate il giornaliero, il plurigiornaliero e l’abbonamento a ore. Variazioni Facendo un confronto con la precedente stagione, il prezzo del giornaliero per la categoria “adulto” è rimasto invariato a 35 euro per alta e media stagione, mentre sale di un euro per la bassa, passando a 25. Per le tre ore, se l’anno scorso si pagavano 25,50 euro adesso se ne spendono 25, mentre in bassa stagione la cifra rimane stabile a 18 euro. Per la settimana bianca, a Natale, un adulto pagava 196 euro, ora 186, mentre in bassa stagione 176 contro i 175 dello scorso anno; i ragazzi, sullo skipass stagionale pagano una cinquantina di euro in più rispetto al 2014. Revisione completa La filosofia della nuova direzione dell’agenzia regionale, guidata da Marco Tullio Petrangelo, che ha rivisto le tipologie e le combinazioni di abbonamenti e biglietti con l’obiettivo di portare vantaggi soprattutto alle tasche degli sciatori, ha comportato leggeri aumenti e diminuzioni. A sottolinearlo è il direttore marketing di Promotur Enzo Sima: «Abbiamo rivisto la struttura delle categorie e le tariffe per ridimensionarle e renderle più equilibrate e per una famiglia gli abbonamenti in regione sono nettamente inferiori rispetto ad altre località sciistiche».

Tolmezzo: ottanta commercianti si autotassano per le luci e addobbi di Natale

di Tanja Ariis.
Le luminarie 2015 saranno accese sabato nel centro di Tolmezzo per rendere più accogliente la città nel periodo natalizio. Con esse si vuole dare un segnale di positività in questo non facile momento per Tolmezzo e la Carnia. Un segnale di luce che in questi giorni diviene anche reazione ai tragici fatti di Parigi, a quella violenza cieca che non deve annichilire, non deve vincere. A organizzare e realizzare le luminarie, come ogni anno, è stata la delegazione di Tolmezzo della Confcommercio. Con un costo complessivo che ammonta a più di ventimila euro, quest’anno le installazioni luminose sono state rese possibili grazie al contribuito economico di un’ottantina di soggetti, tra aziende commerciali, studi professionali e legali e intermediari finanziari della città, a cui si aggiungono due banche, ossia la Banca di Cividale di via Matteotti e la Banca Montepaschi di via Cavour, il Comune di Tolmezzo (5 mila euro), la Camera di Commercio di Udine (altri 5 mila), l’Unione artigiani e Bluenergy di Udine. Bruno Bearzi di Confcommercio spiega che il momento, dal punto di vista del commercio cittadino, non è dei migliori, in quanto pesano situazioni particolari legate alla chiusura del tribunale, a quella futura della caserma e alle note vicende di Coopca. Tutti aspetti che incidono naturalmente anche sotto l’aspetto psicologico e sulla propensione, in un simile contesto, a concedersi grandi spese. La speranza è di riacquistare gradualmente fiducia e la forza di rialzarsi. Quest’anno alcune località, come la zona del Borgat, non saranno illuminate. Avrà invece comunque il suo addobbo luminoso, diverso dallo scorso anno e sempre molto bello, piazza XX Settembre. Per esso finora, nonostante l’appello lanciato con largo anticipo già a fine agosto da Bearzi, ancora una volta nessuna banca che si affaccia sul salotto della città ha ritenuto di contribuire, neanche a fronte del rischio che la piazza potesse rimanere al buio, senza addobbo luminoso. Eppure su di essa si affacciano quasi solo banche. Piazza XX Settembre aveva avuto nel 2014 le luminarie natalizie più belle della città. A fare ancora quadrato sulle luminarie sono stati invece soprattutto commercianti ed esercenti. La convinzione infatti era ed è che specie in periodi di crisi la città vada resa accogliente e nello smarrimento di questi tempi e di questi giorni le luminarie della piazza e della città potranno contribuire a dare a tutti un segnale diverso,di positività.

Tolmezzo: il direttore lancia un appello al volontariato perché possa operare in modo organizzato alla “Casa di riposo”

di Tanja Ariis.
La casa di riposo cittadina ha oggi la quasi totalità degli ospiti non autosufficienti, il 30% affetto da demenza senile. Incidono molto sull’ingresso nella struttura le malattie degenerative. Fino a dieci anni fa era invece la mancanza di una rete sociale di supporto a farvi entrare molte persone autosufficienti. Oggi solo il 2%entra per assenza di risorse familiari, il resto per ragioni legate alla sua situazione sanitaria. La struttura, che può accogliere al massimo 166 persone, ha sempre quasi tutti i letti occupati. Nel 2014 erano 55 le persone ospitate tra gli 85 e gli 89 anni di età, 52 tra i 90 e i 94 e più di dieci quelli con meno di 65 anni. Sulle patologie che hanno richiesto il ricovero nel 2014 il 14% aveva esiti da fratture agli arti inferiori con deficit motorio, il 10% ictus cerebrali e l’8% cardiopatie. Ciò richiede sempre più un aumento del supporto infermieristico. Nel 2014 la struttura ha accolto persone provenienti soprattutto dalla Carnia(il 43,84% da Tolmezzo), il 7,31% dal resto della provincia. Le rette, spiega il direttore Denis Caporale, rispetto ad altre case di riposo della provincia sono in linea o in molti casi inferiori come media giornaliera. Sono invece un po’ superiori a quelle delle strutture di Paluzza, Ampezzo e Villa Santina, che però differiscono per tipo di ospiti e/o assistenza infermieristica. Sono molti i singoli volontari, spiega poi Caporale,che arrivano in casa di riposo ad allietare gli ospiti e sono fondamentali. Manca però un’organizzazione del volontariato strutturata. Se fossero organizzati tra loro, potrebbero costruire un calendario di piccole attenzioni costanti. Alla casa di riposo lavorano 25 oss (operatori socio-sanitari) dipendenti accanto al personale delle cooperative (91 tra oss, infermieri, fisioterapisti, coordinatori, animatori e altro). Da tre anni una psicologa fa da supporto a ospiti, familiari e operatori. La struttura oggi si è dotata di un sistema informatizzato per ordinare, tramite tablet, i pasti (con otto settimane di menù), gestire i report giornalieri degli ospiti, le informazioni su terapie e assistenza. È una delle prime strutture ad averlo. La Fondazione Crup poi negli anni ha sempre supportato la casa nel miglioramento dei servizi all’ospite. Un suo ultimo contributo di 14 mila euro su una spesa di 29 mila ha permesso di rinnovare due bagni assistiti. Grazie a un altro contributo, di quasi tremila, il servizio di lavanderia ora ha un sistema informatico.

Tolmezzo: a settant’anni dal primo giornale, la “storiamemoria” dei giornali della Carnia

Alpe Carnica

di Ermes Dorigo.

“Una comunità senza giornale è una comunità senz’anima”: così scriveva amaramente in epigrafe ad un articolo Carnia domani: in effetti, se si escludono i quotidiani regionali che ne danno un po’ notizia, la Carnia è senza voce; è vero che nel particulare in quasi ogni paese si pubblica un giornale, manca però un organo di sintesi globale. I padri fondatori dell’Unione dei Comuni oggi – allora Comunità Carnica e poi Comunità Montana – compresero in anticipo questa esigenza, per mantenere sì vivi gli ideali della Resistenza, ma soprattutto per esortare la comunità all’impegno per la ricostruzione, contro la deriva nel vizio e nella fannulloneria – scrivono proprio così – che si diffondono anche in Carnia nell’immediato dopoguerra. Carnia esce per quattro mesi, a partire dal 19 mag­gio 1945, cessando con il 13° numero. Il sottotitolo iniziale “Settimanale della Quinta Divisione Osoppo-Carnia” muta, in seguito, in “Settimanale per tutti”. Ne è direttore Da Monte, nome di battaglia di Romano Mar­chetti – il prossimo 27 gennaio compirà 103 anni – il quale, già in tempo di guerra, dirigeva un foglio che propugnava gli ideali del movimento partigiano. Ideali ripresi in queste pagine, aperte a tutte le forze politiche democratiche, dove la continuità con i valori mora­li della Resistenza si accompagna con determinazione alla ricerca di una identità politica per la Carnia, nel quadro di un decentramento amministrativo – con una forte accentuazione “autonomista”, che anticipa le richieste della “provincia della Carnia” – e si affrontano, ovviamente, i problemi della monta­gna, aggravati dagli effetti devastanti della guerra. Lavoro si configura come continuazione di Car­nia. Dopo un primo periodo, nel quale il sottotitolo è “Settimanale economico-sociale della Carnia, Canal del Ferro, Zona Pedemonta­na”, a partire dal marzo ‘46 esso recita “Voce della Carnia. Settima­nale politico-economico della Regione”. Cessa di uscire nel 1946, alla vigilia del Referendum Istituziona­le. Dirige il giornale, in qua­lità di Redattore Capo Responsabile, Bruno Lepre. Lavoro, affronta con corag­gio le problematiche della montagna, contribuendo i maniera determinante alla crescita del movi­mento di idee che porterà alla nascita della Comunità Carnica (1947).

Alpe Carnica, organo della Comunità Carnica, esce dal 1952 al 1967 con una interruzione delle pub­blicazioni dal 1958 al 1962. Si succedono, nella respon­sabilità redazionale: Vittore Grillo, Enzo Moro, Luciano Bonanni. Nei primi anni ‘60 il giornale è diretto da Emi­lio Di Lena, in seguito da Carlo Dal Cer. Nella prima fase di attività Alpe Carnica riflette intensamente il clima di impegno vissuto dalla Carnia nel dopoguerra, ponendosi come trait d’union tra ammini­strazione e comunità. Il secondo ciclo – 1963/67 – si lega ad un momento storico di particolare impor­tanza: la nascita della Regio­ne Friuli-Venezia Giulia e le rinnovate speranze da ciò derivanti. Diviene centrale il tema dell’industrializzazione della zona; attorno ad esso si articolano problematiche direttamente collegate: la grande viabilità, l’istru­zione professionale, la volontà di reimpostare secondo nuovi criteri agricoltura e allevamento, per risolvere la piaga dell’emigrazione. Ampi sono gli spazi dedicati alla vita cultu­rale locale. Carnia Domani nasce nel 1968 come voce del Cir­colo Universitario Culturale Carnico, con l’intento di coprire il vuoto lasciato da Alpe Carnica e di favorire lo sviluppo della cultura ed il progresso sociale della Carnia. Apartitico – “ per ciò che ci unisce non per ciò che ci divide” – entra nel dibattito politico aprendo democrati­camente i propri spazi al confronto sulle tematiche pressanti di maggiore attualità. Particolarmen­te sensibile ai temi della cul­tura, dedica ampio spazio e stimolo ai fer­menti culturali di questi anni, valoriz­zando soprattutto la Biblioteca, creata dal circolo. Chiude nel 1972, al 10° numero. Nort esce, per 14 nume­ri, dal 1984 al 1988. Parteci­pano alla sua realizzazione numerosi rappresentanti della vita culturale locale. Caratterizzato da una impostazione grafica inno­vativa ed essenziale, si pre­senta come alternativa all’informazione ufficiale e, al contempo, come riferimento ed espressione dei Circoli Culturali della Car­nia, particolarmente attivi in quegli anni. Prioritaria, nel giornale, l’attenzione ai temi della cultura, dell’ambiente e della tutela del territorio; accanto i temi del mondo del lavoro e dell’occupazione, dell’agricoltura, dell’artigianato e del turismo. Gli interrogativi e gli spunti di riflessione, che già lo scorrere dei titoli suggeri­sce, constatato il riproporsi nel tempo delle medesime problematiche, invitano a rileggere e ripensare queste pagine; esigenza ancor più senti­ta in questo particolare momento di passaggio che nuovamente richiede alla Carnia l’unione di energie ed idee.

Cavazzo: progetti per il lago, Brunetti interroga il consigliere Revelant

di Remo Brunetti, Cavazzo Carnico.

In questi ultimi giorni, stampa, radio, blogs e televisioni locali hanno dato molto risalto agli studi effettuati questa primavera dai ricercatori dell’Ismar, del Cnr e dell’Ogs sul lago di Cavazzo. Studi a cui Regione, Comuni rivieraschi, gli stessi citati istituti di ricerca e i Comitati per la difesa e la valorizzazione del lago, stanno cercando di dare continuità attraverso programmi europei. Studi che hanno come finalità la conoscenza delle acque e dei fondali in vista della realizzazione di una condotta di baypass che dovrebbe portare le acque turbinate dalla centrale di Somplago a valle del lago, onde avviarne la rinaturalizzazione come dispone il piano regionale di tutela delle acque. Piano che prevede che la condotta di cui sopra e quella che dovrebbe rifornire il Consorzio irriguo Ledra – Tagliamento siano realizzate contestualmente. Ma se sindaci e comitati sono concordi per questa realizzazione, pare non si possa dire così per tutti i nostri rappresentanti in regione. È il caso del consigliere Revelant, che pur avendo partecipato costruttivamente alla elaborazione del piano, di questa contestualità non sembra convinto. Nelle sue dichiarazioni egli si è espresso più volte in favore del progetto del Consorzio Ledra – Tagliamento, ma non sulla realizzazione del baypass e sulla contemporaneità dei lavori, adducendo una mancanza di conoscenze tecniche. Conoscenze tecniche che sorprendentemente non gli mancano quando vuole appoggiare la realizzazione della condotta del Consorzio Ledra Tagliamento. Se poi il consigliere Revelant esce con la deviante e impossibile trovata del filtraggio del fango a monte della centrale mi sembra che la confusione sia troppa, per non chiedere al consigliere Revelant di chiarire una volta per sempre ai suoi elettori la sua volontà politica. È o no favorevole alla realizzazione del bypass di cui al Piano regionale di tutela delle Acque? È o no favorevole alla contestualità della derivazione del Consorzio Ledra Tagliamento e del bypass?

Arta: il gestore delle Terme disdetta il contratto, lamenta costi energetici troppo alti

di Tanja Ariis.
L’attuale gestore delle Terme ha presentato al Comune la disdetta al contratto – con effetto da gennaio – a causa dei costi energetici troppo alti. Il consigliere regionale Renzo Tondo con un’interrogazione a risposta immediata chiede alla governatrice, Debora Serracchiani, quali azioni la Regione intenda intraprendere per salvaguardare l’attività e il conseguente indotto economico generato dal complesso termale, garantendo continuità al servizio socio-sanitario erogato. «Le terme rappresentano – afferma Tondo – un importante riferimento per l’erogazione di cure riabilitative e rigenerative utili al benessere psicofisico delle persone. La loro mission trova giustificazione sia per gli effetti terapeutici di quest’acqua unica nel suo genere, sia per la quantità di servizi erogati, tra cui fangoterapia, cure inalatorie Orl, cure idropiniche». Inizialmente il Comune gestiva in forma diretta lo stabilimento di sua proprietà e solo nel 2013 ha affidato la gestione a terzi con l’indizione di un bando di concorso per il suo affidamento novennale. Con il nuovo gestore, la Casa di cura Città di Udine, le terme hanno ampliato l’offerta dei servizi ambulatoriali specialistici. Però «il gestore – sottolinea Tondo – ha presentato disdetta del contratto in essere a far data da gennaio 2016 per perdite generate da ingenti costi di gestione, soprattutto energetici. Le terme costituiscono per Arta e i Comuni limitrofi un grande valore di qualificazione territoriale con effetti benefici non solo per il wellness e la promozione turistica, ma soprattutto per l’occupazione e l’indotto produttivo dell’intero Alto Friuli, area già penalizzata, ad esempio, dalla crisi Coopca e dalla chiusura del tribunale di Tolmezzo. Il complesso termale potrebbe permettere al Fvg di costituire un serio riferimento anche per il turismo termale, dando risposta a chi oggi si rivolge a realtà di altre regioni». Il sindaco di Arta Terme, Marlino Peresson, si dice fiducioso sulla possibilità di mantenere l’attuale gestore. «Non abbiamo – assicura – mai interrotto il dialogo. La disdetta è arrivata sei mesi fa. In questi mesi la Regione si è impegnata a cercare una soluzione e il modo di andare incontro alle esigenze del gestore in modo particolare per quanto riguarda i costi energetici. La partita non è assolutamente chiusa. Siamo in costante contatto con gli uffici regionali. Il Comune non può farsi carico da solo di questa realtà che è un servizio comprensoriale e sono le uniche vere terme della regione. Sono fiducioso che troveremo una soluzione e, in ogni caso, lo dico a chiare lettere, le terme non saranno chiuse».

Carnia: sempre più frequenti in città i falsi agenti e specialmente gli anziani sono esasperati

Anche a Tolmezzo aumentano i residenti esasperati da operatori che si presentano come agenti autorizzati dell’Enel o di società simili. Il sospetto diffuso è che si tratti di falsi agenti, ma in realtà è un problema capirlo e districarsi tra la somiglianza di nome di alcune società e le tante persone che sempre più spesso suonano alla porta di casa munite di cartellino e decise a ottenere attenzione, illustrare plichi di documenti e far sottoscrivere atti per piazzare i loro servizi. Non ci sono solo truffatori in giro, ma la richiesta frequente di poter vedere bollette o addirittura entrare in casa sta esasperando sempre più persone. E c’è chi non regge più certe invadenze. Si allunga la serie dei casi segnalati anche in città, dove in via Val di Gorto Antonio Nadali denuncia di essersi imbattuto più volte in falsi operatori di energia elettrica che paventano strampalati vantaggi sul fatto di poter operare su libero mercato, essendo decaduto il monopolio di Enel. Lui non ha dato corda alla richiesta di confrontare i colori delle bollette entrando in casa – racconta – ma ha visto una persona anziana che faticava a reggere la discussione con uno di questi presunti agenti, appunto sempre più frequenti anche nel capoluogo carnico.

Tolmezzo: ecco il primo licenziato col jobs act, era stato assunto solo 8 mesi fa alla Pigna Envelopes srl

di Elena Del Giudice.
Il Jobs act ha mostrato ieri l’altra faccia della medaglia: da un lato la concretizzazione del sogno, il posto fisso, dall’altra l’estrema facilità con cui questo può svanire. «Stiamo assistendo – dichiara Massimo Albanesi, segretario regionale della Fistel Cisl, il sindacato di riferimento per il settore dei cartai – al primo licenziamento targato Jobs act». Con una lettera di poche righe, 11 per le precisione, il presidente e amministratore delegato della Pigna Envelopes srl di Tolmezzo, ha comunicato ad un proprio dipendente la risoluzione, praticamente immediata, del rapporto di lavoro. Invocando la «riorganizzazione della turnistica dovuta ad un persistente calo di lavoro», l’ad informa il lavoratore che con decorrenza dal ricevimento della lettera (datata 11 novembre, e quindi a far data dal 13 novembre), il “posto fisso” agguantato grazie al contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs act, scompare. Bontà della legge, il lavoratore è stato «dispensato dall’effettuazione del periodo di preavviso» di cui gli verrà corrisposta la relativa indennità sostitutiva. «Le modalità con cui questo sta avvenendo – prosegue Massimo Albanesi – conferma i dubbi e le critiche che, come sindacato, avevamo avanzato al Jobs act e alle nuove norme intervenute sull’articolo 18. Ed è anche la dimostrazione – sottolinea il sindacalista – che i lavoratori “a tutele crescenti” vengono trattati allo stesso modo dei precari. Anzi – rincara – direi che vengono trattati peggio dei lavoratori a termine perché nei contratti a tempo determinato le regole sono chiare: il lavoro c’è ed è a tempo, condizionato all’attività dell’impresa. Non ci sono illusioni, nè si alimentano. Qui invece assistiamo ad un licenziamento che lascia a casa un lavoratore che, per essere assunto alla Pigna ed avvicinarsi alla famiglia, una moglie e due figli piccoli, aveva lasciato un’altra occupazione, faticosa, certamente, che gli lasciava poco tempo per la famiglia, ma che gli consentiva di mantenere moglie e figli. Oggi quest’uomo è a casa, senza lavoro e in prospettiva, senza reddito. Dall’altra parte – ricorda Albanesi – abbiamo un’azienda che ha beneficiato della decontribuzione prevista dalla legge per aver assunto un lavoratore a tempo indeterminato (e non sarà nemmeno costretta a restituire il vantaggio contributivo incamerato per i mesi di assunzione), e che oggi scarica sulla collettività lo stesso lavoratore che dovrà fare domanda per accedere agli ammortizzatori sociali. Per l’azienda nessun conto da pagare; per il sistema Paese un doppio costo sociale». Il licenziamento su due piedi preoccupa il sindacato non solo per il caso in sè, ma anche per il timore «che altre persone assunte con le medesime modalità nella stessa azienda, possano subire la medesima delusione», conclude Albanesi. Timore non peregrino perché la Pigna Envelopes – una novantina di dipendenti – è controllata dalle Cartiere Paolo Pigna spa di Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo, 130 dipendenti, cartiera storica le cui origini risalgono agli inizi dell’800, che a settembre ha ottenuto di essere ammessa al concordato in continuità aziendale, dal quale dovrebbe uscire ristrutturata per approdare in nuove mani (forse tedesche). «Doppia preoccupazione dunque – aggiunge Franco Colautti, segretario della Cisl Alto Friuli -, di cui una legata all’impresa e alle vicende che la coinvolgono con quel che ciò potrebbe significare per la tenuta dell’occupazione, e l’altra attiene agli effetti di questa norma di legge. Non vorremmo che, esauriti i vantaggi economici, le imprese possano liberarsi dei lavoratori senza troppi patemi. E non dimenticherei – conclude Colautti – che questo territorio sta già patendo le conseguenze di crisi pesanti, basta pensare alla Coopca, e ha anche altri settori in sofferenza. All’alto Friuli non serve un altro fronte». Ovviamente il licenziamento sarà impugnato perché benchè la legge dia ampi margini di manovra alle imprese, impone anche di agire secondo criteri che, nel caso specifico, secondo i sindacati, non sarebbero stati rispettati.