Archivio mensile:Marzo 2016

Friuli: gli sconti della benzina agevolata garantiti fino a giugno 2016

Gli incentivi regionali per l’acquisto di benzina e gasolio, in scadenza alla fine di questo mese, saranno prorogati per altri 90 giorni, ovvero dal 1 aprile al 30 giugno 2016. Lo ha deciso oggi la Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia su proposta dell’assessore all’Energia Sara Vito. Al contributo previsto dalle legge 14 del 2010 Norme per il sostegno all’acquisto dei carburanti per autotrazione, continuerà ad aggiungersi un’integrazione decisa dall’esecutivo. Complessivamente la riduzione del prezzo del carburante alla pompa sarà quindi di 14 centesimi sulla benzina e 9 centesimi sul gasolio, valori che salgono a 21 centesimi e 14 centesimi nei Comuni della Fascia 1 cioè montani o parzialmente montani, individuati come svantaggiati o parzialmente svantaggiati.

La decisione della Giunta quindi rinnova il sistema già conosciuto dai cittadini del Friuli Venezia Giulia. L’esecutivo ha deciso la proroga degli incentivi tenendo conto della grave crisi economica e sociale che da tempo interessa anche il contesto regionale, determinando una notevole contrazione del potere d’acquisto delle famiglie del Friuli Venezia Giulia. In questo contesto, anche le spese per la mobilità privata, riconducibili a necessità di spostamento per motivi di lavoro, di studio o per altre esigenze del nucleo familiare, incidono sul bilancio familiare in maniera significativa.

La provincia di Belluno tenta di scippare Sappada al Friuli

La provincia di Belluno tenta di scippare Sappada al Friuli

di Francesco Dal Mas.

Dopo 8 anni di attesa (il referendum si celebrò nel 2008), per Sappada doveva essere il gran giorno. Oggi il Senato avrebbe dovuto votare il distacco dal veneto ed il ritorno alla madre patria friulana. Ma invece il Governo ha chiesto il rinvio delle discussione. Nelle ore precedenti, infatti, alcuni senatori si erano mossi per far slittare il voto. Tant’è che domani sera, giovedì, alle ore 18, il sindaco di Sappada, Manuel Piller Hoffer ha convocato d’urgenza un consiglio comunale straordinario. Ieri, intanto, si è riunito il Consiglio provinciale di Belluno ed ha votato una delibera contro il distacco. Fatto, questo, che ha fatto infuriare i referendari di Sappada. “Ignobile il voto di sindaci che con Sappada nulla c’entrano e che rappresentano la provincia di Belluno in una elezione di secondo grado – commenta Alessandro Mauro, coordinato del Comitato dei referendari – Votando contro la popolazione di Sappada tutta essi hanno dimostrato che noi per loro non siamo nulla, essi hanno dimostrato che per loro Sappada è un “territorio” hanno infatti detto, coloro che hanno votato sì alla porcata voluta dal loro padrone Gianclaudio Bressa, che bisogna tenere uniti “il territorio”; in questa logica è ovvio che i cittadini la loro libertà la loro scelta le loro esigenze non contano nulla. Per questi signori che mai possono essere chiamati rappresentati del popolo in una democrazia, Sappada è “un territorio” secondo me invece Sappada siamo noi, le persone che vivono il territorio e che devono vivere nel territorio ed il territorio non è della provincia ma dei cittadini. Per questi signori noi siamo come le piante gli animali ed il fiume quindi non esistiamo ed il nostro parere ed il nostro voto e le nostre scelte non esistono! Questa è la provincia di Belluno nella quale dovremmo rimanere . Vergognatevi a vita forse un giorno capirete cosa avete fatto”

“Ho votato per il rinvio proposto dal Governo della discussione sul distacco del comune di Sappada dalla regione Veneto, consapevole che una discussione così importante e determinante per quel territorio avrebbe potuto anche non trovare riscontro positivo in Parlamento”. Lo afferma la sen. Laura Fasiolo (Pd). “Ritengo che sia necessario un approfondimento – prosegue in una nota – proprio per non deludere le aspettative della gente che da tempo aspetta il passaggio di Sappada dal Veneto al Friuli. Il rinvio è stato una misura di cautela e di prudenza necessaria per trovare i giusti consensi, perché la volontà popolare che è stata espressa con il referendum va assolutamente rispettata”.

Ma Debora Serracchiani rimanda questa affermazione al mittente: “Io credo che debba essere rispettata la volontà dei cittadini, che sono stati molto chiari e si sono espressi liberamente”. Così la presidente del Friuli-Venezia Giulia ha commentato la decisione del Senato di rinviare la trattazione del disegno di legge. “Sono tanti, tra l’altro – prosegue Serracchiani – i Comuni del Bellunese che hanno già fatto i referendum e si sono espressi nello stesso modo. A questo punto mi chiedo se non sia importante per me invitare l’intero Bellunese a congiungersi sotto la specialità del FVG per mettere insieme il patrimonio straordinario che abbiamo, la nostra montagna e i parchi delle Dolomiti, visto che parliamo di gente che ha lo stesso comune sentire”.

“La volontà popolare non è un optional: la si rispetta o si decida di abrogare le disposizioni referendarie. Non si possono prendere in giro i cittadini: sono anni che si lavora a questo provvedimento, frutto di una ampia e netta volontà popolare,avallata da entrambi i Consigli regionali e ora tradotta in testo chiaro ed equilibrato dalle commissioni parlamentari. Grave se si volesse gettare al macero con un colpo di mano un percorso pienamente legittimo”. Lo dice Isabella De Monte, europarlamentare Pd, vice capodelegazione italiana nel gruppo Socialisti&Democratici, firmataria nel 2013 del disegno di legge per il passaggio del comune di Sappada dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia. Per De Monte, “ancor più grave sarebbe se si volesse surrettiziamente aprire la strada alle ambizioni macroregionali dei fautori di un Grande Veneto. Dire che Sappada e il Friuli non hanno granché in comune – prosegue De Monte – significa non conoscere profondamente la storia e i forti legami identitari, culturali e linguistici che uniscono il comune montano al Friuli-Venezia Giulia. Per Sappada e i suoi abitanti – conclude – questo passaggio ha una forte valenza, che non può essere calpestata. Voglio quindi sperare che a Roma si abbia il buonsenso di considerare questo rinvio solo temporaneo e che il Parlamento sia rispettoso del suo ruolo di rappresentanza del popolo”.

“La decisione della Conferenza dei capogruppo di stralciare dall’ordine del giorno dei lavori del Senato il provvedimento sul passaggio di Sappada dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia è del tutto incomprensibile”. Così il Senatore del Pd Carlo Pegorer si è espresso in Aula durante la votazione sul nuovo calendario. “Il provvedimento su Sappada era iscritto da tempo nei lavori d’Aula per questa settimana ed era stato licenziato dalla competente Commissione I del Senato seguendo tutte le procedure previste in questi casi dallo stesso dettato costituzionale: in primo luogo, la richiesta del Comune di Sappada e, non da ultimo, la stessa volontà popolare, espressasi con una straordinaria partecipazione favorevole in un apposito previsto referendum”, prosegue il Senatore dem. “In realtà, su questo provvedimento si sono mosse volontà politiche tese, nei fatti, a negare il pronunciamento di quella comunità nel timore che altre località locali venete possano percorrere identiche strade”, continua il Senatore dem. “Inoltre, l’opposizione al passaggio di Sappada al Friuli-Venezia Giulia nasce anche dall’intenzione di grande parte del personale politico veneto di approfittare di una possibile riforma del regionalismo italiano per promuovere la costituzione di una Macroregione a Nordest. In tale modo, si andrebbe a mettere in discussione la stessa specialità del Friuli Venezia Giulia, che si distingue per essere stata riconosciuta Regione speciale dal Legislatore costituzionale proprio per la presenza di minoranze linguistiche, come quella germanofona storicamente presente a Sappada”, conclude il Senatore Pegorer.

“Una decisione vergognosa, che riflette ancora una volta l’incapacità del Partito Democratico di rispettare la volontà popolare.” E’ il commento del capogruppo Lega alla Camera Massimiliano Fedriga al depennamento del passaggio di Sappada al Friuli-Venezia Giulia dall’ ordine del giorno dei lavori al Senato. “Un fulmine a ciel sereno – commenta il deputato – che ci ha lasciati a bocca aperta sia nel metodo che nel merito, visto che fino a poche settimane fa gli stessi partiti di maggioranza si erano pronunciati entusiasticamente rispetto all’estensione dei confini territoriali regionali al sappadino. Oggi invece la bocciatura da parte del Pd è stata doppia, prima in capigruppo e poi in Aula quando, su proposta della Lega Nord, si è votata la riammissione della proposta nell’ordine del giorno. E quel che è più grave forse è la fragilità delle motivazioni: generici ‘ulteriori approfondimenti’, che di fatto rimanderanno la questione a data da destinarsi. Quel che si evince è dunque la diffusa tendenza del Pd a calpestare la volontà popolare, impedendo il compiersi di quel processo di autodeterminazione dei popoli alla base non solo del progetto politico della Lega ma del più elementare principio democratico”, conclude.

Friuli: con il caso Vidoni emerge il il crollo dell’edilizia, chiusa un’impresa su tre

di Michela Zanutto.
Un’impresa su tre ha chiuso i battenti in regione fra il 2008 e il 2015, ben 820 realtà. All’indomani dello scoppio del caso Vidoni è bene guardare ai dati. Anche perché la sorte peggiore tocca agli operai, in questo caso la variazione in sette anni è negativa del 43 per cento: da 14 mila 328 a 8 mila e cento. Maglia nera nella classifica provinciale, modulata sui dati delle quattro Casse edili, è Pordenone. Nella Destra Tagliamento gli operai persi toccano quota 49,3 per cento, passando da 3 mila 752 a mille 902 addetti fra il 2008 e il 2015. Meno 850 posti. Segue di poco staccata Udine, con il taglio del 44,8 per cento (meno 2 mila 914 operai). A Trieste l’emorragia riguarda mille 135 addetti (meno 41,6 per cento) e a Gorizia 329 (meno 24,5 per cento). Posti di lavoro persi a causa della chiusura delle imprese. «Il caso Vidoni è esemplificativo dell’ennesima impresa che svolge la sua attività prevalentemente con gli appalti pubblici e si trova in condizioni di difficoltà – sottolinea Mauro Franzolini, segretario generale della Fenea Uil –. Gare di appalto al massimo ribasso, scarsissima remunerazione del lavoro svolto e dei margini di utile sono le condizioni in cui operano le imprese e i lavoratori del settore edile. Se nel nostro Paese non cambia il rapporto fiduciario tra soggetto appaltante ed esecutore delle opere, le imprese che sopravviveranno e che agganceranno la ripresa saranno una esigua minoranza». È proprio nella chiusura delle imprese edili che si leggono tutte le difficoltà del settore. Il tracollo in questo caso è a Udine, dove le realtà edili passano da mille 335 a 784. Meno 551, pari al 41,3 per cento. Distaccata di pochi punti è ancora una volta Pordenone, con 299 imprese in meno (il taglio è del 37,8 per cento). Seguono Gorizia (perse 99 imprese, pari al 30,5 per cento) e Trieste (167 imprese, il 29,7 per cento). Ma come uscirne? «Sono percorsi difficili da invertire in tempi brevi – aggiunge Franzolini –. Ci vorrebbe un piano di investimenti generalizzato nel comparto edile. Un intervento straordinario in attesa che riprenda una richiesta di abitazioni private, spinta dalla ripresa del comparto industriale e quindi dell’occupazione». Il compito di “tirare la carretta” spetta proprio alle opere pubbliche: «Ma in questo senso la Terza corsia è paradigmatica di un sistema in difficoltà –chiosa Franzolini –: c’è stata una fatica incredibile a reperire le risorse e mettere in cantiere un’opera ideata tantissimi anni fa. Ma ormai in 15 anni è cambiato il mondo ed è evidente che se lo Stato ci mette così tanto tempo a eseguire un’opera, l’Italia perde in competitività».

Carnia: quali sono le ragioni della crisi

di Tita De Stalis Ravascletto.

Pur condivedendo molte delle cose che Paolo Medeossi ha scritto nell’edizione di domenica 6 marzo, ritengo che non abbia fatto un buon servizio alla mia terra. È vero, 100 anni fa la Carnia era all’avanguardia in tante cose, i nostri padri, i nostri nonni, magari ammaestrati dalla loro emigrazione in paesi più evoluti, hanno saputo essere lungimiranti, le prime latterie sociali o turnarie, sono nate in Carnia, non in Friuli, la stessa Coopetativa Carnica di Produzione e Consumo, la Secab Soc elettrica Cooperativa Alto Bût (100 e più anni la prima, 100 e più anni la seconda), ne sono la testimonianza. L’industria del legno era fiorente, la Cartiere di Tolmezzo e di Ovaro, pur non essendo state creati dai Carnici, rappresentavano il fiore all’occhiello di questa terra. Ma anche la miniera carbonifera di Cludinico aveva il suo ruolo nell’economia della Carnia. A Villa Santina si producevano impiallacciature e compensati, Sutrio era la capitale del mobile, non a caso era nato il Consorzio Mobilieri, mentre l’industria turistica ha cominciato a muovere i primi passi nel dopoguerra, l’ambiente era quanto di meglio si potesse desiderare. ‘erano uomini politici quadrati, Michele Gortani ne era il portabandiera (giustamente, come ha sottolineato Madeossi, nessuno ha ritenuto di ricordarlo, a 50 anni dalla sua scomparsa). A mio parere, il giocattolo si è rotto dopo gli eventi sismici del 76, quando i soldi (forse troppi) hanno dato alla testa a troppa gente. Si sono costruiti Municipi faraonici, che ora rischiano la chiusura grazie all’in venzione delle Uti, sono state inventate le indennità di carica ed i gettoni di presenza, cosette sconosciute prima del terremoto, la popolazione cala a vista d’occhio, viene chiuso il Tribunale di Tolmezzo, ma rimangono le carceri mandamentali, ora di massima sicurezza, gli Uffici Postali lavorano a singhiozzo (nel paese in cui abito, tre mezze giornate alla settimana, con l’auspicio che gli strumenti informatici funzionino), la posta verrà presto consegnata a giorni alterni, ma se in una settimana il primo giorno di consegna è il martedi, il secondo e l’ultimo potrebbe essere il giovedì, in quanto il sabato i portalettere non lavorano. Come se ciò non bastasse, ci stanno espropriando anche l’acqua, l’unica risorsa ancora rimasta nelle mani dei carnici. È vero, soldi dallo Stato e dalla Regione ne sono arrivati, tanti, ma la megalomania di alcuni Sindaci, ha portato a costruire delle cattedrali nel deserto, a cui gestione potrebbe essere problematica per non dire costosissima. Ed allora cosa si fa, con il beneplacito di Stato e Regione si inventano nuove imposte, certune anticostituzionali (vedasi tassa raccolta RSU anche per le abitazioni chiuse l’intero anno).

Forni di Sotto: addio al vicepresidente del Cai Fabio Polo, muore dopo un malore improvviso

di Gino Grillo.

Se ne è andato mentre i suoi amici del Cai erano riuniti in assemblea. Fabio Polo, 66 anni, vicepresidente del Cai di Forni di Sopra, capogruppo della sezione di Forni di Sotto è deceduto sabato notte all’ospedale di Udine dove era stato ricoverato d’urgenza per un malore che lo aveva colpito durante la giornata. Gestiva il centrale bar Alle Alpi, un punto di riferimento per tutti quelli che avevano la passione per la montagna e la natura. Sabato, agli avventori del bar, Fabio aveva dichiarato di non sentirsi troppo bene a causa di un fastidioso mal di testa. Non pensava però di non poter prendere parte all’assemblea serale del Cai a Forni di Sopra: la montagna era il suo ambiente. Invece mentre i soci del Cai si riunivano Fabio veniva trasportato d’urgenza all’ospedale di Tolmezzo e da qui, successivamente a quello di Udine dove è morto nella nottata. La notizia della sua morte ha lasciato tutti attoniti e ha fatto uscire qualche lacrima anche dagli occhi dei “rudi uomini di montagna”. Amante dei suoi luoghi, aveva dato tutto se stesso per far conoscere le sue montagne, depositario della toponomastica delle varie località dell’alta Val Tagliamento, si prodigava nella vita sociale del paese per non perdere le tradizioni. Era presente in tutte le manifestazioni, ma in particolare in quelle che coinvolgevano i giovani, dal recupero del “Pistis” con gli alunni delle scuole, ma soprattutto con l’escursionismo giovanile, a cantare con il coro del paese, alle gite nella sua Tens. Nel corso degli anni ha rivestito il ruolo di presidente del Cai di Forni di Sopra, costituendo assieme ad altri il gruppo di Forni di Sotto, consigliere della Pro Loco locale. Una perdita molto sentita dai suoi amici del Cai e dal paese che hanno perso un importante punto di riferimento. Lascia la moglie Ilva Rabassi e i figli Sandro e Sara. I funerali si terranno domani alle 10.30 nella parrocchiale di Forni di Sotto.

Friuli: anche Tondo favorevole alla macroregione del Nordest (a patto di fare attenzione alla governance)

«Sì alla costituzione della macroregione triveneta, ma bisogna fare molta attenzione alla governance del possibile nuovo ente altrimenti si rischia di bruciare l’iniziativa». Lo ha detto il capogruppo di Autonoma responsabile in Regione – ed ex governatore del Friuli Venezia Giulia –, Renzo Tondo, rispondendo a un reiterato invito in questo senso lanciatogli dal responsabile Alef (Associazione Liberi e Forti) del Veneto, Ettore Bonalberti, intervenendo a un incontro organizzato da “Trieste al centro d’Europa”. Un percorso in questo senso, è stato spiegato nel corso dell’incontro, è già stato delineato nei dettagli: votare no al referendum sulle riforme costituzionali, contro le indicazioni del Governo, e poi avviare una consultazione tra almeno il 30 per cento dei Consigli comunali interessati, per proporre un referendum popolare sulla costituzione della macroregione stessa a Nordest. In questo senso Tondo ha indicato che occorrerà coinvolgere il territorio. Tondo ha anche sottolineato la «difesa della Specialità e dell’Autonomia» delle Regioni a statuto speciale e, in particolare, del Friuli Venezia Giulia. Bonalberti ha rassicurato su questo punto precisando che «l’intenzione non è quella di togliere Specialità alle Regioni, ma al contrario, di far si che tutte le Regioni coinvolte nell’iniziativa abbiano la stessa Specialità». La macroregione triveneta sarebbe costituita da Fvg, Trentino Alto Adige e Veneto, creando una nuova realtà istituzionale formata da 7,5 milioni di persone e che sarebbe in grado di produrre complessivamente, stando agli ultimi numeri a disposizione, una ricchezza nazionale pari al 12,5 per cento del Prodotto interno lordo italiano.

Klagenfurt: Governo austriaco “non verseremo più neanche un euro”, Land della Carinzia verso il fallimento

di Marco Di Blas.

La partita a poker tra il governo austriaco e i creditori di Hypo Bank si è conclusa ieri, alle 17.30, quando i due giocatori hanno messo sul tavolo le carte. La proposta di chiudere la drammatica controversia accettando un rimborso delle obbligazioni della defunta banca carinziana ridotto al 75% del loro valore nominale (8,25 miliardi, anziché 10,2) è stata respinta. Chi ha perso? Forse entrambe le parti. I creditori, perché incasseranno probabilmente meno di quegli 8,25 miliardi offerti loro in parte dallo Stato e in parte dal Land Carinzia, che si era dichiarato pronto a dissanguarsi, pur di fare la sua parte. Ma ha perso sicuramente anche lo Stato, che ora si troverà a dover decidere se lasciare la Carinzia al suo destino, con il probabile fallimento. Il comportamento di entrambe le parti ha una propria logica. Per i creditori non si trattava soltanto di una questione, pur importante, di soldi, ma di riaffermare il principio che, se un credito è assistito da una garanzia pubblica (in questo caso la garanzia prestata a suo tempo dal Land Carinzia), questa va integralmente onorata, per non creare un precedente. Altrimenti in futuro qualsiasi altro Stato o regione federale potrebbe seguire l’esempio austriaco. Per lo Stato il problema è di proteggere il proprio bilancio – che ha giù subito devastanti scossoni dal disastro Hypo Bank – lasciando la Carinzia al suo destino, cioè il fallimento. Oppure il governo ora si vedrà costretto a intervenire in aiuto del suo Land, per evitare costosi contenziosi giudiziari che durerebbero sicuramente anni, facendo ingrassare legali e periti, e per proteggere la piazza finanziaria austriaca che uscirebbe compromessa e inaffidabile se un Land fallisse? Il ministro delle Finanze Hans-Jörg Schelling, in margine a un consiglio dei ministri che si è tenuto ieri, ha confermato la sua linea di fermezza: lo Stato non verserà più un euro ai creditori della sua ex banca e questi dovranno vedersela con il Finamzmarktaufsicht (Fma), l’organo di vigilanza sulle banche e sulle società quotate in borsa. Che cosa accadrà ora? In primo luogo si dovrà attendere lunedì, quando si conoscerà ufficialmente quali creditori e per quale importo hanno respinto l’offerta. L’esito sfavorevole al governo austriaco lo si conosce già, perché tra quelli che hanno confermato il loro rifiuto è anche un pool di banche tedesche titolari di obbligazioni Hypo Bank per circa 5 miliardi, vale a dire oltre un terzo dei credito complessivo. Perché l’offerta fosse operativa bisognava che almeno due terzi dei creditori la approvasse. A questo punto entrerà il gioco l’Fma, che stabilirà un taglio del debito e indicherà l’importo di cui i creditori dovranno accontentarsi. Se, per esempio, l’Heta Asset Resolution (la bad bank, che sta amministrando i crediti in sofferenza di Hypo e il patrimonio mobiliare e immobiliare confiscato ai clienti insolventi della banca) verserà ai creditori 5 miliardi, i restanti 6 miliardi andranno richiesti al Land Carinzia, in quanto garante. La Carinzia ha già annunciato di voler contestare sul piano giudiziario la validità di quelle garanzie. Se in quella sede dovesse risultare perdente e fosse condannata a pagare, il fallimento sarebbe inevitabile e i creditori potrebbero rivalersi sul suo patrimonio. Che cosa sia pignorabile e che cosa non lo sia è oggetto di discussione tra esperti, non esistendo precedenti di Länder falliti. Secondo alcuni, quasi nulla di ciò che il Land possiede può essere pignorato, per cui i creditori si troverebbero con un pugno di mosche. Ma altri ritengono invece che i creditori potrebbero metter mano persino sulle entrate fiscali, paralizzando praticamente l’intera operatività del Land.

Carnia: spetta all’Alto Friuli il primato in regione per i bambini obesi

di Piero Cargnelutti.
L’Alto Friuli, il territorio con i bambini più obesi della regione. Nessuno forse lo avrebbe mai immaginato che nella zona montana e pedemontana del Friuli Venezia Giulia ci fossero i bambini più obesi, ma la fonte è più che ufficiale poiché proviene da uno studio condotto dal dipartimento di prevenzione dell’ex azienda sanitaria 3 Alto Friuli, prima che quest’ultima si fondesse con i territori della zona collinare e del medio Friuli con l’avvio della riforma sanitaria. Lo studio, intitolato “Okkio alla salute” è stato realizzato nel 2014 ma i dati sono giunti all’attenzione dei sanitari negli ultimi mesi dopo che erano stati inviati al Ministero per essere rielaborati. Ebbene, se in regione i bambini sovrappeso rappresentano il 24% rispetto al 31% della media nazionale, in Alto Friuli essi sono ben il 28%. Dunque, ben 4 punti percentuali in più rispetto alla media. «Sono dati che ci fanno preoccupare – spiega Paolo Pischiutti, responsabile del dipartimento di prevenzione dell’Aas3 – ed è chiaro che bisognerà lavorare per migliorare tale situazione, partendo dall’informazione poiché se da un lato il problema sono le abitudini alimentari, dall’altro è anche la sedentarietà perché bisognerebbe abituarsi fin dalla giovane età a bruciare quello che si consuma. L’indagine sull’obesità dei bambini viene fatta in modo frequente nel corso degli anni, ma nel caso di questo studio è stato possibile fare un’analisi più dettagliata». Ben 320 i bambini dai 6 ai 10 anni coinvolti nella realizzazione dell’indagine che i sanitari hanno condotto con la collaborazione di scuole e genitori, e la facoltà di Scienze motorie: si è trattato di 19 classi distribuite sul territorio montano e pedemontano. Ad analizzare i dati, si scopre che la percentuale più alte di obesità nei bambini, pari al 26%, si registra nelle località con popolazione superiore ai 10 mila abitanti, mentre nei centri più piccoli e periferici, si è ben al di sotto della media regionale con il 19%. In poche parole, stiamo parlando dei bambini residenti nei due centri di Gemona e Tolmezzo. «È certamente un dato significativo – spiega ancora Pischiutti – se si pensa che anche la percentuale di obesi, del 6%, corrisponde alla media regionale contro il 10% a livello italiano: eppure, calcolando il numero dei bambini sovrappeso, emergono 4 punti percentuali in più. Emerge anche che il problema è particolarmente presente in famiglie non agiate mentre in quelle con un certo reddito i bambini hanno meno problemi di questo tipo. Dunque, è anche una questione di informazione e di educazione a determinate abitudini di vita».

Wurmlach a Somplago: elettrodotto “interrato”, ecco il pensiero dei sindaci dei comuni interessati

di Maura delle case.

Quando sentono la parola “interrato” si rilassano. Il tono di voce cambia e quell’iniziale atteggiamento sulla difensiva, divenuto negli anni una reazione epidermica dinanzi al suono Wurmlach-Somplago, sembra attenuarsi. Una nuova ipotesi progettuale per l’elettrodotto? Sindaci e comitati della Carnia paiono disposti ad approfondirla, se quella vecchia diventi carta straccia e finisca nel cestino. Contro l’elettrodotto aereo i sindaci della montagna friulana con loro i comitati si battono da anni. Stessa determinazione. Da Tolmezzo fino a Paluzza, al valico di Monte Croce, dove il tricolore cede il passo alla bandiera austriaca. Insindacabile il “no” che nel tempo è dilagato tra la gente, ha animato più d’una manifestazione e la cui eco è arrivata fino al Capo dello Stato, al quale nel 2014 i sindaci della Valle del But si sono rivolti per chiedere l’annullamento del decreto interministeriale relativo alla valutazione d’impatto ambientale dell’opera. Alla loro contrarietà si è aggiunto il “niet” austriaco, che ha cassato il progetto ritenendolo paesaggisticamente impattante, e pure la posizione della Regione che non lo ha inserito tra le infrastrutture del suo piano energetico. A meno della disponibilità a valutane l’interramento da parte della società proponente. Oggi i tempi sembrano maturi. Ma dopo tanti anni è difficile azzerare le perplessità e nella voce di chi ha combattuto questa battaglia in prima linea è difficile non leggere un filo di amara ironia. «In più d’una situazione – ricorda Antonino Galassi, portavoce del Comitato di Paluzza – ci hanno raccontato che interrare l’elettrodotto era impossibile, non ultimo per il costo esagerato. Gli abbiamo sempre risposto che se l’opera era necessaria, cosa di cui continuiamo a dubitare fortemente, quello dei costi non era una problema nostro, ma loro. Ora si dicono pronti a tornare sui propri passi? La nostra posizione non cambia. Ribadiamo: se è necessario lo facciano interrato. Punto e basta». Margini di trattativa non ce n’è. L’infrastruttura aerea che dovrebbe portare energia da Wurmlach a Somplago, correndo lungo 45 chilometri, di cui 11 in territorio austriaco, passerebbe stando all’ultimo progetto attraverso Paluzza, Cercivento, Sutrio, marginalmente toccherebbe Arta Terme, quindi Zuglio, Tolmezzo e infine Cavazzo Carnico. «Uno scempio» secondo Galassi: «L’elettrodotto aereo si tradurrebbe in un tremendo disastro ecologico poiché attorno ai tralicci andrebbe disboscata una fascia di competenza di circa 60 metri, con pesanti ripercussioni ambientali e paesaggistiche. Immaginiamo di vedere sulla costa dello Zoncolan i tralicci dell’elettrodotto Udine-Redipuglia. Una cosa mostruosa». Sottoscrive il sindaco di Cercivento, Luca Boschetti, che pure si dice pronto a discutere. «Siamo stufi – afferma – d’essere chiamati in causa a cose fatte e accusati di impedire lo sviluppo economico. Se finalmente s’inizia a valutare la soluzione interrata vorrei che i Comuni fossero coinvolti subito. Dall’inizio. Per verificare soluzioni, chiedere garanzie, dare il proprio contributo e – conclude il sindaco – mettere i necessari paletti». Dai tre progetti iniziali – di Pittini, Fantoni e Burgo – si è arrivati ad un’unica proposta, da rivedere, ma con uno “sponsor” niente affatto trascurabile, di stanza a Bruxelles.

Cercivento: gara di solidarietà in Carnia per il piccolo malato di leucemia

di Gino Grillo.
Gara di solidarietà in Carnia, ma non solo, per Simone, un bimbo di quattro anni appena compiuti che sta lottando contro la leucemia. Appena si è saputo – difficile in un piccolo paese di montagna dove tutti si conoscono tenere nascoste queste notizie – la popolazione non si è chiusa nel silenzio, ma si è fatta partecipe dello sgomento della famiglia colpita da questo dramma. Tutti si sono dati da fare: immediata una raccolta di fondi indetta dalla parrocchia con don Harris, dalla riserva di caccia con Edimiro Della Piera e dal bar Da Victoria. «E’ stata una gara di solidarietà e di vicinanza – ha raccontato il papà di Simone – che ci conforta in questo momento, uno dei più brutti che stiamo attraversando». I genitori, che hanno pure una figlia di 10 anni, hanno scoperto la malattia di Simone nel giorno di San Valentino. «Lamentava mal di pancia e dolori alle gambe. Lo abbiamo portato all’ospedale di Tolmezzo dove, tramite anche un’analisi del sangue, gli è stato diagnosticato il male». Da qui Simone è stato immediatamente indirizzato al Burlo Garofolo di Trieste. «Debbo ringraziare il reparto di pediatria di Tolmezzo, hanno subito compreso cosa affliggeva mio figlio – racconta il padre – e ci hanno trattato con molta professionalità e umanità. Lo stesso trattamento che abbiamo ricevuto a Trieste». È nel momenti meno felice che si conoscono gli amici. «Qui in paese– prosegue il genitore – tutti ci sono stati vicini, moralmente ma anche concretamente, chi con offerte di denaro, chi dicendosi pronto a portare il bambino due volte la settimana a Trieste per le cure e in altre maniere». Simone è già in cura, ogni martedì e sabato si reca a Trieste per la chemioterapia, poi deve rimanere chiuso in casa. I medici hanno detto che Simone ha il 90 per cento di possibilità di recuperare completamente, ma saranno necessari due anni di sacrificio. Le sue condizioni immunitarie sono al minimo, per cui vanno evitati contatti con altre persone, diminuiti anche i giochi con la sorellina, alla quale i genitori hanno parlato a lungo su quanto accade. Intanto Simone trascorre le giornate, quando non è in ospedale, guardando cartoni animati alla TV e giocando con il Lego. Solidarietà concrete sono giunte tramite il sindaco Luca Boschetti dai Comuni di Cercivento, Moggio e Ovaro e da alcune associazioni che si occupano di casi così. Quanti desiderassero dare una mano alla famiglia possono farlo effettuando un versamento bancaro all’Iban IT35O(lettera “O”) 07601123 00000 61518601 con la causale “Per Simone”.