Archivio mensile:Luglio 2016

Tolmezzo: promotore finanziario si faceva consegnare i soldi dai clienti e li investiva in operazioni rischiose

 

di Luana de Francisco.


Investiva in operazioni sempre più rischiose con i soldi degli altri. A cominciare da quelli di amici e parenti. Decine e decine di migliaia di euro, per un totale di oltre 1,2 milioni in dodici anni. Se li faceva consegnare, prospettando lauti guadagni, e poi li adoperava come meglio credeva, accumulando perdite su perdite, che nascondeva sfoderando estratti conto fasulli. Quando il castello di bugie che era riuscito a costruire spacciandosi per quello che non era più, e cioè un promotore finanziario con un proprio giro di cliente, ha cominciato a franare, nel febbraio del 2015, ha fatto le valigie e, disperato, se n’è andato di casa. La fuga dalle proprie responsabilità, però, è durata poco. Flavio Del Fabro, 58 anni, di Tolmezzo, lo sa bene e nell’interrogatorio sostenuto nei mesi scorsi in Procura ha ammesso i propri errori. Il prossimo scoglio è fissato per il 28 ottobre, quando comparirà davanti gup del tribunale di Udine, per difendersi dalle accuse di appropriazione indebita aggravata, truffa ed esercizio abusivo della professione. Sono stati i finanzieri della Compagnia di Tolmezzo, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pm Paola De Franceschi, a ricostruire le movimentazioni di denaro che il finto broker avrebbe gestito, in piena libertà, a partire dal 2003. Una dozzina le persone che nel procedimento figurano come parte offesa. Il che, considerato che la somma complessivamente contestatagli ammonta a 1.248.248,91 euro, basta a indovinare la portata del danno causato a ciascuno dei suoi ignari clienti. Tutti risparmi che Del Fabro controllava attraverso username e password accessibili a lui soltanto, e con i quali disponeva giroconti e bonifici senza alcuna autorizzazione dei diretti interessati. Di quel patrimonio, ormai, non resta più niente e, considerato anche il debito accumulato con l’Agenzia delle entrate, difficilmente sarà possibile ottenerne risarcimento, anche soltanto parziale. Difeso dall’avvocato Francesco Marcolini, Del Fabro aveva chiesto l’interrogatorio, per spiegare come a spingerlo in quella spirale fossero state le difficoltà economiche in cui si era ritrovato, dopo che la “Copernico Sim spa”, di cui era stato agente fino al 2006, gli aveva tolto l’incarico, e a causa di un prestito a un amico mai restituitogli. Per occultare gli ammanchi – aveva inoltre ammesso –, non aveva esitato a inviare ai clienti, con cadenza trimestrale, i rispettivi portafogli: tutti naturalmente simulati. E ripetuti – aveva aggiunto – erano stati i prelievi effettuati con bancomat di cui i clienti non avevano neppure la disponibilità. A monte della messinscena, con cui aveva tradito anche la fiducia di alcuni familiari e amici stretti, il falso “biglietto da visita” di agente collegato a una qualche impresa d’investimento, banca o intermediario finanziario abilitato al collocamento di strumenti finanziari. Per operare, Del Fabro si serviva di conti correnti accesi presso Iwbank e intestati ora alla moglie, risultata totalmente estranea ai fatti, ora a questo o quel cliente. Al di là degli esiti che il procedimento penale avrà, tra i legali che assistono i risparmiatori c’è già chi pensa a vie alternative per il recupero dei capitali. L’avvocato Roberto Cianci, che segue il primo dei denuncianti, per esempio, sta intramprendendo un tentativo obbligatorio di mediazione con la Copernico, ossia con l’«intermediario» chiamato a sua volta a rispondere di una sorta di responsabilità oggettiva per il proprio ex consulente. Nè esclude un’azione anche nei confronti della Iwbank, per un’ipotesi di omesso controllo.

Tolmezzo: “La Banda larga in Carnia a che punto siamo”, incontro con l’Assessore Santoro

ASSOCIAZIONE “PRO CARNIA 2020”

VENERDI’ 8 LUGLIO 2016 alle ore 18

Presso “Sala Conferenza servizi museali”

Via  della Vittoria, Tolmezzo

A circa 11 anni dal Programma Ermes e in attesa delle conclusioni dei Bandi indetti dalla Comunità montana (Progetto rete wireless) e dall’INSIEL per consentire la connessione diffusa a cittadini e imprese nelle valli e nelle zone marginali, in considerazione anche della Direttiva Europea 2014/6, riteniamo utile un confronto e una chiarificazione da parte dei decisori politici, Regione e Comunità montana (UTI Carnia) sui tempi e le modalità di connessione previsti.

 Interverrà l’Assessore Regionale alle Infrastrutture e Territorio Dott. Maria Grazia SANTORO

 Sono stati invitati amministratori locali, consiglieri regionali e provinciali della Carnia, operatori di telecomunicazione, forze sociali e produttive.

 

  1. IL PRESIDENTE

                                                                       Ing. Diego  Carpenedo 

 

                                                                             Il coordinatore

                                                                        Prof. Pasquale D’Avolio              

Tolmezzo: in vendita oltre trenta posti auto sotto il centro direzionale di via Carnia Libera 1944

di Tanja Ariis.
Parcheggi sotto il centro direzionale: giovedì al Consiglio comunale verrà chiesto di dare il via libera alla loro vendita. Solo nei mesi scorsi, dopo tantissimi anni, si era formalizzato il passaggio di proprietà al Comune. La giunta a febbraio aveva deliberato l’ok a firmare l’atto di cessione all’ente da parte dell’impresa che eseguì i lavori. Quei posti auto non erano infatti ancora diventati, nonostante diversi atti prevedessero tale passaggio, di proprietà comunale. Le aree in questione riguardano parcheggi interrati sotto il centro direzionale in via Carnia Libera 1944 e sotto il condominio di via della Cooperativa e parcheggi in superficie. Il relativo piano particolareggiato risale al 1977 e i lavori ai primi anni Ottanta. La cessione gratuita al Comune di parcheggi interrati era prevista nell’ambito della creazione del centro direzionale. Si è trattato negli ultimi anni di ricostruire una complessa situazione venutasi a creare fra iniziali previsioni e realizzazioni finali (verificata e risolta già nel 2011). Passano di proprietà circa una trentina di parcheggi e tutte le aree in superficie (già consegnate al Comune). Al Consiglio comunale giovedì sarà chiesto di mantenere per queste ultime la destinazione di parcheggio pubblico, mentre per i 32 parcheggi interrati che oggi sono misti, cioè un po’ a uso pubblico (parcheggi di relazione nell’ambito di una lottizzazione e in teoria a servizio del complesso) e un po’ pubblici (che possono cioè, siano essi a strisce bianche o blu, essere usati da chiunque), sarà chiesto di porli in vendita a enti o privati, vista la loro difficile gestione e il maggiore interesse pubblico a perseguire tale opzione. La precedenza verrà data agli enti e privati che oggi operano nel centro direzionale, se saranno interessati al loro acquisto. In ogni caso ciò si tradurrà in una nuova entrata per il Comune. «Il ricavato proveniente dalla vendita – spiega a riguardo il vicesindaco e assessore, Simona Scarsini – potrà essere destinato alla realizzazione di nuovi parcheggi e/o alla manutenzione della viabilità». Nel Consiglio comunale, convocato per le 17 di giovedì sarà conferita la cittadinanza onoraria a Bernhard Großwieser, il presidente dell’associazione bavarese “Amici di Tolmezzo” nel gemellaggio con Simbach am Inn, saranno ratificate alcune variazioni di bilancio e sarà sottoposto all’assemblea il tema della trasformazione di Esco Montagna Fvg Spa in società a responsabilità limitata.

“Sempre caro mi fu quel carnico colle”, la montagna nei canti del Leopardi

Leopardi

di Ermes Dorigo.

Lo stimolo a questo scritto mi è stato dato dall’essermi imbattuto in una variante di Leopardi al verso 90 del Bruto Minore, la cui lectio definitiva è «solinga sede», mentre nell’autografo del 1821 troviamo come possibile scelta: «carnica, gelida, nevosa sede»: tale variante si trova segnalata nelle Concordanze dei Canti del Leopardi, di Antonietta Bufano (Le Monnier, 1969), e nei Canti di Giacomo Leopardi, commentati da lui stesso per cura di Francesco Moroncini (Sandron, 1917, ricordo che proprio al Moroncini si deve la prima edizione critica dei Canti – Cappelli, 1927 e poi 1961, con la pubblicazione anche delle varianti autografe del poeta e con la correzione delle manipolazioni operate da Antonio Ranieri nell’edizione definitiva in 41 poesie da lui curate per Le Monnier nel 1845).

Tale incontro non solo gratificò il mio amor proprio, avendo tempo fa, per rendere più mio l’amato poeta, tradotto gli endecasillabi sciolti de L’infinito nella parlata di Forni di Sopra, ma mi stimolò ad approfondire la percezione che il poeta ha del paesaggio montano e del significato metaforico-allegorico che a esso assegna nelle sue liriche. Nella poesia di Leopardi troviamo, infatti, che la contrapposizione/coesistenza tra “poesia di immaginazione “, propria degli antichi e dei fanciulli, e “poesia sentimentale”, riflessiva e meditativa propria della modernità, ha il suo correlativo in due paesaggi, “mediterraneo” l’uno, “nordico” l’altro, rivelatori, a livello antropologico, di due psicologie che s’intersecano e s’intrecciano proprio nella nostra cultura friulana di frontiera:         qui, infatti, abbiamo sia i «nubiferii gioghi» dell‘Inno ai Patriarchi e i «ruinosi gioghi» di Alla primavera o delle favole antiche, sia il maggio odoroso di A Silvia, come pure nel Passero solitario, «primavera dintorno/brilla nell’aria, e per li campi esulta/sì ch’a mirarla intenerisce il core».

leocamera

In generale Leopardi trasfonde la sua anima “classica” – serena, equilibrata e armonica – nel paesaggio solar-collinare, e la sua anima “romantica” – tumultuosa, tormentata e interiormente scissa – in quello tenebroso-montano; paesaggi spesso accostati oppositivamente con una connotazione negativa del secondo, come si evince chiaramente nei vv. 29-34 de II pensiero dominante: «da’ nudi sassi/dello scabro Apennino/a un campo verde che lontan sorrida/volge gli occhi bramoso il pellegrino».

Nel Bruto Minore, dove alla «Esperia verde» è contrapposta l’«Orsa algida», la tragedia di Bruto e il suo discorso disperato di rinuncia alla virtù prima del suicidio hanno come sfondo «l’atra notte in erma sede», e «i celesti odii» si materializzano nella furia del «nembo» e nel terrore del «tuon» in una natura divenuta ostile all’uomo moderno, che ha perso la primitiva e ingenua empatia con essa della «pura etade», «libera ne’ boschi», dove (Alla primavera) abitavano le mitiche Driadi e sui monti le ninfe Oreadi.

Tale opposizione raggiunge la massima evidenza nell’Ultimo canto di Saffo: «alle dilettose e care sembianze», alle «vezzose forme» della natura, da cui Saffo è respinta – «Placida notte, e verecondo raggio/della cadente luna»; «Bello il tuo manto, o divo cielo, e bella/sei tu, rorida terra»; «aprico margo», «il canto/ de’ colorati augelli», «de faggi/il murmure», l’ombra degli «inchinati salici», «candido rivo», «flessuose linfe», «odorate spiagge» – si contrappongono i suoi «disperati affetti», oggettivati in uno sconvolto paesaggio nordico: «Noi l’insueto allor gaudio ravviva/quando per l’etra liquido si volve/e per li campi trepidanti il flutto/polveroso de’ Noti, e quando il carro/grave carro di Giove a noi sul capo/tonando, il tenebroso aere divide./Noi per le balze e le profonde valli/ natar giova tra’ nembi, e noi la vasta/fuga de’ greggi sbigottiti, o d’alto/fiume alla dubbia sponda/il suono e la vittrice ira dell’onda».

Anche il tragico viaggio metaforico del «vecchierel» che si conclude in «abisso orrido, immenso» del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia ha uno sfondo montano: «per montagna e per valle/per sassi acuti, e alta rena, e fratte/al vento, alla tempesta, e quando avvampa/l’ora, e quando poi gela/corre via, corre, anela/varca torrenti e stagni…» La montagna ha sempre un volto minaccioso o per le «atre nubi» o perché percossa e ferita dal «rombo/della procella», o anche funereo, come «il monte imbruna» de II tramonto della luna, o come nel Frammento LXL, che è parte della cantica giovanile, intitolata appunto Appressamento alla morte, o legato a simbologie di morte, come nel Passero solitario – «il Sol che tra lontani monti/dopo il giorno sereno/cadendo si dilegua, e par che dica/che la beata gioventù vien meno» -, il cui «solingo augellin» ci rimanda alla iniziale «solinga sede» montana, il cui finale è l’«arida schiena/del formidabil monte/sterminatore Vesevo» de La ginestra, dove la montagna – «l’altero monte» -, se pur in forma di vulcano, diviene l’allegoria della forza nemica e distruttiva della matrigna Natura, del vero della «frale» vita mortale.

manoscritto

Tale percezione metaforicamente negativa della montagna parrebbe essere incrinata dalle famose diadi: «quel lontano mar, quei monti azzurri» de Le ricordanze, e «quinci il mar da lunge, e quindi il monte» di A Silvia. A me pare che entrambi indichino dolore: il mare la perdita della fanciullezza, delle acque primordiali, e il monte, percepito non come altezza-misticismo ma come massa-minaccia-impedimento, quasi, cui bisogna fare violenza per liberarsene come ne La quiete dopo la tempesta: «Ecco il sereno/rompe là da ponente, alla montagna» – la durezza e il travaglio della maturità e del vero, slontanati catarticamente entrambi nell’indefinito (anche nei famosi versi de La sera del dì di festa troviamo tale rimozione psicologica: «… posa la luna, e di lontan rivela/ serena ogni montagna). Però, mentre per il mare il poeta riesce a rivelare una dolcezza anche all’interno dell’aridità de La ginestra («veggo dall’alto fiammeggiar le stelle/cui di lontan fa specchio/il mare») verso i monti, simbolo doloroso della verità della fatica di vivere e della sua sofferenza, tenta la dissolvenza: gli «azzurri monti» rivelano infatti un’intima pulsione di cancellare la verità della vita, assorbendoli nel colore del cielo e, quindi, annullandoli come tali.