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Amaro: «Con il bosco si può uscire dalla crisi», vera alternativa economica e occupazionale per la Carnia

di Gino Grillo.

Il bosco è una vera alternativa economica e occupazionale per il rilancio della Carnia. Ecco il messaggio arrivato all’attenta platea d’oltre un centinaio di persone (composta da operatori economici, amministratori e aziende del settore legno) che ha partecipato ieri all’incontro nelle sale dell’Agemont organizzato dalla Regione con l’intento dichiarato di fornire una serie di informazioni, dall’aspetto economico e ambientale sino ad arrivare a quello formativo e sociale, per verificare la possibilità di ampliare la filiera bosco-legno nella nostra montagna. È qui infatti che si trova la gran parte, il 60% del patrimonio regionale, di questa ricchezza, rappresentata da un legname che nulla ha da invidiare ai boschi ritenuti più ricchi e appetibili delle vicine Slovenia e Austria. Una ricchezza detenuta per il 40% da imprenditoria pubblica, dislocata per il 70% in montagna. I relatori, Rinaldo Comino e Maria Cristina D’Orlando funzionari regionali del settore, Federico Gollino di Confindustria di Tolmezzo, Manuela Mecchia, dirigente scolastico Isis Fermo Solari di Tolmezzo, Emilio Gottardo di Legambiente Fvg e Samuele Giacometti, di SaDiLegno hanno convenuto che in questo momento di crisi il bosco è una vera alternativa economica e occupazionale per il rilancio della Carnia. Non sono mancate, anche da parte del pubblico intervenuto, critiche alle amministrazioni pubbliche, regione e comuni proprietari di boschi, che non hanno saputo appieno sfruttare questa risorsa, creando lavoro e quindi occupazione, preferendo rivolgersi ai più facili ristorni pubblici per sanare a volte i loro bilanci invece che approfondire i dettami dei piani rurali sulle gestione dei boschi. Sentita la necessità di mettersi in rete, da chi taglia il bosco a chi lo lavora, lo commercializza e alla fine lo utilizza. Il bosco, un affare sul quale se non ci si butta l’imprenditoria locale montana, viene utilizzato da imprenditori stranieri, come accade da qualche tempo in Carnia dove si è verificata l’introduzione sul mercato di operatori austriaci. L’andamento dei prezzi delle varie qualità del legname ricavato dai nostri boschi permetterebbe delle economie che potrebbero, è stato detto, far aumentare l’occupazione dalle attuali 400 persone sino a raddoppiare nel breve periodo e a raggiungere quota 2.500 addetti in pochi anni. Alla Regione si chiede maggiori infrastrutture, leggi strade forestali, minore burocrazia e l’utilizzo del corpo forestale in azioni non repressive ma preventive, atte pure a sconfiggere il lavoro nero