Carnia: c’è il rischio che le centraline carniche e friulane siano vendute, interrogazione alla Giunta regionale

(t.a. dal MV di oggi)
C’è il rischio che la proprietà di diverse centraline idroelettriche carniche e friulane finisca fuori regione, in base agli accordi intercorsi tra A2a e Dolomiti Energia sull’acquisizione di Edipower. La notizia emerge da un’interrogazione presentata dal consigliere regionale Enzo Marsilio alla governatrice Debora Serracchiani, a cui esprime il timore della cessione di alcune importanti centrali del Fvg, tra cui l’intera asta del Cellina e del Basso Ledra e le centrali di Luincis, Arta Terme e della Tramba in Carnia. «La Regione – propone Marsilio, facendo appello alla Giunta regionale perché tuteli gli interessi della montagna – partecipi alla trattativa sulle vendite degli impianti idroelettrici per evitare che grossi patrimoni si spostino fuori Fvg e per lasciare alla Regione stessa la possibilità di partecipazione alla gestione delle risorse e creare ricadute positive anche nel territorio montano». Marsilio chiede alla Regione di «avviare un negoziato con A2a e Dolomiti Energia per evitare che i trasferimenti in questione si traducano in una vendita che favorisca solo interessi di parte. Ritengo – dice – si debba costruire invece un progetto di partnership pubblico-privato con l’obiettivo di valorizzare le risorse idroelettriche mantenendo la proprietà degli impianti in loco». Per realizzare una simile operazione, secondo Marsilio, non mancano i partner, basti pensare ai distributori privati (Secab e Società idroelettrica Fornese) e ai consorzi industriali. «Almeno in questo frangente – continua – mi auguro non si ripeta quanto purtroppo è accaduto in passato (con la centrale di Somplago) e si faccia il possibile per non lasciarsi sfuggire un’altra importante occasione per poter creare ricadute economiche di cui il territorio ha assoluto bisogno».

Un pensiero su “Carnia: c’è il rischio che le centraline carniche e friulane siano vendute, interrogazione alla Giunta regionale

  1. musicandnews Autore articolo

    Aggiornamento del 15/08/205

    Centraline, monta il fronte del no

    di Tanja Ariis.

    Preoccupa in Carnia il rischio che la proprietà delle centraline idroelettriche di Luincis di Ovaro, Arta Terme e Tramba di Tolmezzo possa finire fuori regione. Fioccano le reazioni all’interrogazione del consigliere regionale Enzo Marsilio. Franceschino Barazzutti del Comitato per la tutela del bacino montano del Tagliamento e il consigliere regionale Roberto Revelant ricordano di aver chiesto invano più volte interventi sull’idroelettrico e ora pretendono azioni concrete. Marsilio nell’interrogazione chiede a Serracchiani di aprire un negoziato con A2a e Dolomiti Energia sulle centraline in vendita e coinvolgere gli operatori locali e fa riferimento, tra gli altri, anche alla Secab di Paluzza, esempio virtuoso di come le risorse del territorio siano utilizzate in loco e con ricadute in loco. Luigi Cortolezzis, che ne è presidente, ammette che il problema sollevato da Marsilio preoccupa le realtà idroelettriche carniche. Secondo lui la Regione con una regia unica dovrebbe guidare la proposta e dovrebbe convocare subito un tavolo di concertazione con tutti i produttori e distributori locali sul problema sollevato e sulla necessità ormai inderogabile che il territorio lavori congiuntamente sul fronte energetico. A livello locale lo statuto dell’Uti deve sottolineare la propria competenza sul tema sovracomunale dell’energia. Saranno in grado però il territorio e la Regione di mettere in campo azioni concrete e in tempi rapidi? Barazzutti chiede dove è stato Marsilio finora e denuncia che già oggi grandi colossi «cedono e comprano le nostre centrali e lavorano sulle nostre acque, mentre noi siamo solo spettatori. Abbiamo un ritardo spaventoso». Barazzutti ricorda poi le recenti vane richieste alla Regione di vari consiglieri regionali di costituire una società energetica simile a quella del Trentino Alto Adige per prendere in mano le concessioni. Per lui la Regione deve attrezzarsi subito di una simile società, coinvolgendo produttori e distributori pubblici e privati. Da parte sua Revelant in più occasioni è intervenuto sul tema delle derivazioni idroelettriche anche con emendamenti e odg. «La nostra regione – dice – deve a ogni costo costituire una società a partecipazione regionale che possa diventare titolare di concessioni di derivazione idroelettriche, e che possa estendere la propria attività in più settori legati all’energia». Revelant denuncia che nonostante le sue richieste la Regione non ha aperto alcun tavolo di lavoro. «E se non fossimo intervenuti in aula – tuona – a modificare le proposte della giunta Serracchiani, la Secab così come le altre cooperative del settore, avrebbero addirittura cessato di esistere nel medio periodo. L’approvazione dell’odg, di cui ero primo firmatario, sulla ridefinizione della destinazione dei canoni concessori regionali, fondamentale per il sostegno e lo sviluppo della montagna è stata solo un’illusione. Sono venuti meno gli impegni assunti della giunta di ridefinirli per l’assestamento di bilancio».

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