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Carnia: il grido di dolore di Rivalpo-Valle, aiutateci a vivere qui

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di Lucio Leschiutta.

Isolata per ore a causa dell’ondata di maltempo d’inizio mese, la frazione di Valle-Rivalpo di Arta Terme è stata tra le più colpite in Carnia. Ecco l’appello inviato alla Provincia di Udine e al Comune dal presidente del Comitato frazionale, Lucio Leschiutta. In seguito ai danni e ai disagi provocati dal maltempo nelle giornate dal 31 gennaio al 02 febbraio nel Comune di Arta Terme e più in generale in tutta la Carnia, si è avuta l’ennesima prova che sempre più spesso causa la cattiva gestione del territorio, appena le precipitazioni siano esse nevose piuttosto che piovose divengono più forti o di durata maggiore alla norma, si verifichino danni tali da coinvolgere strutture e infrastrutture pubbliche e private. L’esempio dei molti alberi caduti sulle linee elettriche e telefoniche è lampante del vuoto legislativo riguardo la messa in sicurezza delle aree di privati vicine a strutture di servizi pubblici. Come confermato da alcuni operai Enel durante il ripristino della corrente elettrica nei giorni dell’emergenza, la maggior parte degli interventi fatti per liberare le linee è stata messa in atto proprio su terreni di privati cittadini. Non si mette in dubbio che possa sempre verificarsi un evento di eccezionale portata che vada a creare danni anche se si sono effettuati tutti gli accorgimenti del caso, ma di sicuro sarebbe una possibilità isolata e i problemi sarebbero localizzati in un’area ristretta e non ampia come in questo caso. Altra cosa importante è la messa in sicurezza delle strutture pericolanti e in degrado nei vari paesi o lungo le strade. La presenza di molti edifici abbandonati e con una precaria stabilità sono potenziale rischio e sicuro pericolo non solo durante le intense piogge, ma durante tutto l’anno. Non dobbiamo fare come sempre “all’italiana”…e cioè aspettare che prima si verifichi l’incidente e poi porvi rimedio. Ad esempio, nella frazione di Valle e Rivalpo vi sono edifici in pietra, con altezze non certo irrilevanti, costruiti come si usava nel periodo ante-terremoto e perciò privi di elementi strutturali di sicurezza. Da tempo sono oramai ruderi e periodicamente vi sono cedimenti e cadute di pietre. Fino ad ora, per fortuna, nessuno si è fatto male, ma viste le loro posizioni spesso su stradine utilizzate dai paesani: e se parte delle strutture dovessero cedere e colpire chi per caso si trovasse a passare di lì? Se i diretti proprietari non si interessano delle loro proprietà, soprattutto di quelle che possono creare pericoli o danni a terzi, non sarebbe il caso di cercare una soluzione? Anche perchè molte volte gli interessati abitano all’estero e non sanno nemmeno cos’è accaduto. La messa in sicurezza di edifici e territorio potrebbe essere facilmente risolta se finalmente le istituzioni provvedessero con forza attraverso leggi o norme specifiche tali da obbligare i diretti proprietari ad attivarsi in un ottica di pubblica sicurezza. Come accade, ad esempio, negli sfratti di terreni per esigenze di pubblica utilità, con la stessa forza si dovrebbe agire per costringere, se tale privato non intende collaborare, ad attivarsi per la messa in sicurezza. Oppure, dopo la scadenza di un periodo di tempo, dare l’incarico a terzi e presentare il conto lavori al proprietario stesso. Si sa che la politica e i vari interessi territoriali molto spesso sono in contrasto, ma ci appelliamo al buon senso di poter cambiare le cose, in meglio per tutti. Perché, con la prevenzione, non solo si eviterebbe poi di spendere molti più fondi pubblici per la risistemazione a danno ormai avvenuto, ma soprattutto si vivrebbe in un territorio più sicuro per tutte le persone che ancora oggi amano restare nei tanti paesi di montagna sparsi per la Carnia nonostante sia sempre più difficile farlo. Vogliamo pertanto chiedervi un intervento rapido ed efficace, altrimenti la montagna già povera di risorse e abitanti è destinata a una lenta e inesorabile fine.