Cercivento: “Anna dei rimedi” Marta Mauro e la “medisinaria” del Settecento

di PAOLO MEDEOSSI.

Anna venne al mondo in una notte di trepidazioni, il primo gennaio 1700, uno di quei momenti epocali che accentuano timori e ossessioni. Tanto piú che ciò accadde a Cercivento di Sopra, in una Carnia sepolta dalla neve e alle prese con l’eterna guerra per la sopravvivenza della gente. A tenerla unita erano le tradizioni, i piccoli gesti e riti di una cultura magica che alimentava orizzonti sconosciuti e pregiudizi. Anna lo sperimentò sulla sua pelle di ragazza non ribelle, ma libera e con un atteggiamento non concepibile dentro un ambiente remoto, in cui il potere era esercitato dagli anziani quali garanti della stabilità sociale e depositari della memoria collettiva (ma con le donne nei panni di escluse e di sacrificate). Lei aveva capito, era stata formata all’ubbidienza e al rispetto, però non chiuse gli occhi davanti all’impegno gettato addosso alle donne di ogni età. C’era da stancarsi solo a elencare i compiti durissimi che svolgevano. Andavano in chiesa per farsi perdonare i peccati che non avevano nemmeno tempo di commettere. Gli unici momenti di pausa e riposo potevano arrivare stando a letto per una malattia o una gravidanza. Anna non si piegò alla norma generale, affidando la sua inquietudine a pratiche forse banali al giorno d’oggi, ma a quei tempi sintomi di un carattere indomito su cui bisognava vigilare e intervenire visto che l’Inquisizione aveva le orecchie lunghe. Anna volle diventare, come la mamma e la zia, una brava “medisinaria”, esperta nell’uso delle erbe selvatiche a uso terapeutico, e cominciò a tenere un diario in cui riportava (visto che nella sua emancipazione aveva imparato a leggere e scrivere) le ricette per elencare le varietà necessarie, le quantità, il modo di assunzione, il tipo di malanno da curare. Questa sua ricerca autonoma avveniva nel mini-universo del villaggio, guardingo e chiuso. Un giorno venne scoperta mentre era intenta a leggere il proibitissimo “Cantico dei cantici” e su di lei si scatenò la tempesta. Una mano violenta la sollevò dalla sedia e la cacciò di casa. È una storia intensa, struggente e poetica quella che ha come protagonista la dolce e caparbia ragazza carnica del Settecento. La vediamo muoversi tra vallate e paesi dove, attorno agli eventi e ai gesti della vita quotidiana, si agita un insieme di curatrici, divinatrici, benandanti (lei, tra l’altro, era nata con la camicia), streghe e stregoni, figure tipiche di una cultura popolare giunta a noi attraverso i libri di studiosi e antropologi straordinari, ma che non è sparita nei ricordi e nei racconti perché la Carnia era un po’ cosí fino a pochi decenni fa. Quando si sale in quelle zone ci sono momenti (per esempio i riti religiosi) in cui le voci, i volti, i canti, le parole fanno capire che l’effetto di tv e mezzi tecnologici non ha scalfito più di tanto l’animo della gente e la voglia di sacralità. La vicenda della “medisinaria” di Cercivento, immaginata e ricostruita sulla base di ricerche accurate e documenti d’archivio, è narrata in un romanzo storico sorprendente. Non a caso l’editrice Forum lo pubblica per aprire una nuova collana di narrativa chiamata “S/confini”, termine simbolico per indicare un viaggio letterario da compiere in senso temporale, geografico, emozionale, alla scoperta di autori originali. Come appunto è Marta Mauro, storica dell’arte, insegnante, conosciuta in Friuli per precedenti opere, che ha scritto questo “Anna dei rimedi” quale atto di amore e attenzione verso una donna speciale e strana, cosí la definivano amiche e parenti. Lei non rinnega il mondo in cui le è capitato di dover nascere, ma non si lascia soffocare dalle convenzioni. Quando incontra l’amore, rappresentato da un giovane di Ovaro, non fa tacere il sentimento anche se deve presentare in famiglia un foresto, visto che abitava nell’altra valle, ospitandolo in casa come “cuc”. Marta Mauro completa il racconto con un capitolo denso di note, utili a spiegare personaggi e fatti storici, e un glossario che rappresenta un delizioso dizionario in marilenghe. Infine ci sono i ringraziamenti ai tanti autori consultati per spiegare tempi e luoghi. L’elenco contempla i grandi nomi, alla cui competenza e passione dobbiamo splendide rivelazioni, da Novella Cantarutti ad Andreina e Luigi Ciceri, da Gaetano Perusini a Gian Paolo Gri, da Rienzo Pellegrini a Carlo Ginzburg. Il romanzo dedicato ad Anna Morasso ha una trama, che va lasciata al piacere del lettore. Nel suo viaggio scende dalla Carnia, arriva ad Arcano e a Udine, finirà a Venezia portando nel cuore ricordi ed emozioni. Le piú suggestive sono quelle vissute nella notte di San Giovanni, la notte delle magie e dei presagi. Anche questo libro rientra certo fra le “memorie di resistenza, autonomia e creatività dal basso”, di cui ci ha parlato spesso il professor Gri. Esempi di una cultura primitiva tolti da una dimensione solo orale, per cui anche Anna entra ora tra i personaggi al femminile della nostra letteratura. Nel grande mulinello di un mondo povero e superstizioso, dove convivevano il diavolo e l’acqua santa, lei seppe battersi non rinunciando mai al sogno.