Coopca: Tondo si autoassolve “E’ il simbolo della montagna in crisi, ora bisogna ripartire”

di Domenico Pecile.
Un lungo sfogo che racchiude mestizia, rabbia, un pizzico di autoassoluzione, ma anche un messaggio di speranza. Renzo Tondo parla un po’ da ex presidente della Regione e molto da carnico ferito dalla fine di CoopCa e altrettanto preoccupato per il futuro della sua terra. Per Tondo quella di CoopCa rappresenta la fine di una realtà importante che ha fatto parte della storia dei carnici. «Ricordo – riferisce – che nel 1985 quando ero vicesindaco di Tolmezzo, avevo promosso una serata, presebte l’allora assessore regionale alla Cooperazione, Gabriele Renzulli, per la presentazione del libro della Puppino su “Cooperare per vivere” che parlava di CoopCa. Il libro parla molto di Vittorio Cella, primo direttore e uno dei fondatori di CoopCa». Basterebbe questo ricordo, assicura, per sottolineare come la fine di CoopCa rappresenti un capitolo tristissimo. Ma questo è il dato «di carattere affettivo, mentre c’è pure quello legato al contingente e che riguarda la perdita dei posti di lavoro, dei punti vendita, dei risparmi dei soci prestatori, del rischio della crisi per tanti fornitori ancora in attesa di come finirà questa vicenda». E il dato che più preoccupa – sono ancora le sue parole – è che tutto questo si inserisce in un momento complessivamente difficile per la Carnia. «Sì, sono preoccupato anche se resto in fiduciosa attesa del fatto che la presidente Seracchiani abbia impegnato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, al recupero di una parte dei risparmi dei soci. Purtroppo, invece, gli azionisti resteranno fuori da questo meccanismo». Tuttavia, per Tondo la restituzione di parte dei risparmi è solo un anti-dolorifico, giacchè le ferite resteranno. Poi, la precisazione: «Non sta a me cercare responsabilità. Credo che ce ne siano. Ma credo anche che tutto sia accaduto in un momento in cui CoopCa – setto o otto ani fa – aveva immaginato una fase di espansione anche fuori dal Friuli Venezia Giulia. Ma quella fase coincideva con l’inizio della crisi economica più drammatica dal dopoguerra ad oggi. Ecco, il vero errore è stato quello di non capire la portata e la possibile durata di quello che sarebbe accaduto da lì in poi. Insomma, non tutti avevano percepito che eravamo alle soglie di una crisi che non sarebbe stata assolutamente di breve periodo». Tondo assicura invece che lui quella consapevolezza l’aveva avuta. Prova ne sia che «quando nel 2008 divenni presidente della Regione proprio perché colsi la durata della recessione cominciai l’opera di abbattimento del debito pubblico. Forse, ma sottolineo forse perchè non spetta a me dare giudizi, se la dirigenza di CoopCca all’epoca avesse fatto la stessa riflessione o perlomeno avesse avuto la medesima percezione i danni sarebbero stati limitati». Tondo è un fiume in piena. E non si esime dall’affrontare questioni tutt’altro che risolte. «Leggo spesso – insiste l’ex governatore – che l’investimento per realizzare il magazzino di Amaro è stato un errore perché troppo decentrato rispetto al baricentro in cui operava la cooperativa carnica. Quell’intervento avrebbe avuto più significato – si diceva e si dice ancora – se fosse stato realizzato a Pordenone o addirittura nel vicino Veneto. Bene, io ribadisco come ho già avuto modo di affermare, che sarebbe stato impossibile, in quel contesto, pensare di trasferire il cervello di CoopCa perchè in Carnia sarebbe scoppiata la rivoluzione. Se di errore si tratta non ritengo sia stato il fatto di aver individuato il magazzino ad Amaro, quanto di averlo sovradimensionato». Tondo si sofferma anche sulla perdita del Tribuale, «perché di perdita si tratta, anche se la Serracchini cerca di edulcorare la vicenda con il fantomatico sportello di prossimità. Sono anche rammaricato del fatto che in quel contesto si ritenne di non seguire una mia indicazione vale dire quella di lavorare non tanto per la difesa del Tribunale perché con il governo Monti non c’era interlocuzione, ma di abbassare l’asticella e ragionare su una sede decentrata del tribunale di Udine». Tondo è anche preoccupato per la vicenda delle Terme di Arta: «Prendo atto che la Giunta regionale ha proposto una soluzione tampone con Promotur. Credo sia un errore avere lasciato cadere la possibilità di radicare la presenza di Città di Udine, presidio ospedaliero, perché sarebbe stata la soluzione definitiva». Infine, il messaggio di speranza: «La mia storia di imprenditore carnico che qui ha investito risorse significative mi fa pensare che avremmo buone potenzialità sul turismo. Ma tutto dovrà essere accompagnato dal mantenimento del livello industriale e manufatturiero che è molto importante, come testimonia Automotive».

3 pensieri su “Coopca: Tondo si autoassolve “E’ il simbolo della montagna in crisi, ora bisogna ripartire”

  1. CARLO PETRIS

    SI VADA A PARLARE CON GLI OPERAI CHE, CON OGGI, SONO IN CASSA INTEGRAZIONE…CON COSA PARTONO….IN BICICLETTA ? SIAMO SERI. E’ UNA GROSSA SCIAGURA LA CHIUSURA DELLA COOP.CA.

  2. mauro saro

    La rabbia di Tondo è tardiva per una serie di motivi che, secondo me lo chiamano in causa, in qualità di ex Presidente della Giunta Regionale e non:
    1)Il suo schierarsi contro la Provincia Regionale nel 2004 che avrebbe permesso una forma di federalismo, oggi impossibile da reclamare, e quindi un auto-decisionismo che la montagna non ha mai avuto se non ai tempi della Zona libera della Carnia nel 1944
    2)Il non aver espresso durante il Suo impegno al vertice della Regione una visione complessiva del territorio carnico proiettandolo nello sviluppo. Gli va riconosciuta una positiva azione nel mantenimento di ciò che la Carnia a quel tempo possedeva (anche se il ruolo Regionale è stato non predominante).
    3) La vicenda della soppressione del Tribunale, che era di ordine politico, non lo ha visto di certo protagonista con l’amico governo di centro destra nazionale.
    4)Quando la Coopca ha acquistato il terreno ad Amaro per insediarvi il proprio magazzino di distribuzione si è dimenticato(?) di verificare a fondo i risultati economici (a quel tempo già meritevoli di profonda attenzione)che minavano già alla base la storica cooperativa.
    5)L’aver commissariato, invece di riformarla, la Comunità Montana della Carnia, unico Ente in grado di rappresentare democraticamente il territorio
    Tutte le azioni e le conseguenti piogge di finanziamenti sono state indirizzate verso la semplice gestione manutentiva del territorio e il ripagare le amministrazioni amiche locali (si potrebbero fare molti esempi).
    Anche Tondo sulla falsariga del Governo Centrale non ha preso coscienza in tempo utile della crisi che stava per abbattersi sul nostro Paese dichiarando più volte che la Carnia non risentiva drammaticamente della crisi stessa.
    Se ora facendo un pò di autocritica volesse manifestare non solo rabbia e speranza ma azioni concrete per salvare la Carnia dal decadimento socio culturale ed economico in cui si trova al giorno d’oggi penso farebbe opera meritoria che sicuramente verrebbe apprezzata.

  3. Luigi Bonanni

    Condivido appieno il pensiero e l’analisi di Saro. Un passo indietro di Tondo, oltre che opportuno, innescherebbe un processo di revisione e di ripensamento del fare per il bene comune della Carnia. Sarei pronto, anch’io a rimettermi in gioco ed a cooperare a favore del nostro territorio. Ci vuole, però, un po’ di chiarezza e sincerità nell’affrontare il tema.

I commenti sono chiusi.