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Friuli: accade al 14% dei pazienti di ammalarsi in ospedale

 

di Alessandra Ceschia

Ogni cento pazienti che entrano in ospedale, 14 sono vittime di “eventi avversi”. Episodi a volte banali, ma che possono arrivare allo scambio di persona, le infezioni, gli errori in sala operatoria, quelli sulla somministrazione dei farmaci, fino alle cadute accidentali. In una struttura come l’Azienda ospedaliero universitaria di Udine che conta 4.000 dipendenti, cui vanno sommati 2.000 studenti e operatori, una media giornaliera di 700 persone ricoverate più altre 150 in day hospital e le migliaia di persone che usufruiscono delle prestazioni ambulatoriali, è facile comprendere come i rischi si moltiplichino. Se poi si pensa che ogni mille eventi di questo tipo 100 sono gravi e uno porta al decesso del paziente è facile comprendere come i la prevenzione sia necessaria. «Metà di questi eventi è prevedibile – assicura il direttore generale Carlo Favaretti –. In questo senso ci siamo mossi da un triennio a questa parte avviando una serie di protocolli destinati alla best practice che hanno ridotto i rischi come riconosciuto dall’accreditamento all’eccellenza Joint Commission International». A illustrare la situazione è il direttore della Struttura operativa complessa Rischio clinico, Silvio Brusaferro. «La formazione di 2.800 operatori nell’ultimo biennio da parte dell’Azienda ha elevato gli standard di sicurezza portando a 7% il rischio di contrarre infezioni in ospedale, un dato che si colloca fra i migliori in ambito internazionale». Lavarsi le mani. Fra le infezioni più ricorrenti vi sono quelle alle vie urinarie provocate dal catetere, le polmoniti favorite dalla ventilazione assistita, le sepsi di cui sono spesso vittima i pazienti gravi o le patologie gastroentariche. Ogni giorno migliaia di persone muoiono per infezioni acquisite durante l’assistenza sanitaria e la via di trasmissione principale sono le mani. Su tale fronte l’Azienda ha fatto partire una campagna di sensibilizzazione fra il personale con l’installazione di dispositivi per il lavaggio delle mani con gel alcolici. «L’adesione del personale è salita dal 60 all’85% – assicura Brusaferro – e il risultato in tre anni è che abbiamo ridotto del 50% il numero delle polmoniti, dimezzato le sepsi, diminuito le infezioni, e con esse i costi basti pensare che un’infezione in un paziente può comportare da 2 a 10 giorni di degenza aggiuntiva e un costo fino a 20 mila euro». Gli altri fronti di intervento? La check list operatoria. Chi non ha sentito parlare di pazienti operati all’arto sbagliato, malati che si sono ritrovati un bisturi o una garza dimenticati nell’addome. È per questo che è stata introdotta la check list, tutti i componenti dell’équipe controllano prima e dopo ogni singolo elemento, compresa l’attrezzatura, elevando i margini di sicurezza Altra riforma è legata alla documentazione sanitaria. «Abbiamo inserito nelle planette tutta la documentazione legata a un paziente sia in capo alle pratiche infermieristiche che a quelle mediche fornendo una tracciabilità alle prestazioni effettuate preziosa anche in caso di contenziosi» ragguaglia Favaretti. E poi il fronte dei farmaci: l’errata somministrazione, dosi e diluizioni non corrette o lo scambio di pazienti rappresentano rischi imponenti. Così da qualche tempo l’infermiere che somministra i farmaci in ospedale circola con una pettorina rossa su cui c’è scritto “non disturbare”. E non è che l’inizio di una rivoluzione che coinvolge anche il rischio delle cadute accidentali, le lesioni da decubito.  

leggi l’articolo dal sito del Messaggero Veneto