Friuli: alcool tra i minori, Don Larice e le responsabilità degli aduti

di LUANA DE FRANCISCO

«Invece di meravigliarci se i ragazzi bevono e prima di dare tutta la colpa alla tv, gli adulti dovrebbero fare un po’ di autocritica e chiedersi se sia educativo trasformare la città in un distributore di alcolici». Di fronte al preoccupante dilagare del consumo di vino, birra e superacolici tra i minorenni, don Davide Larice, da quasi 40 anni impegnato nel recupero dei giovani, sfida a fare un giro in centro, senza inciampare nei tavolini di bar e osterie
 

 

Presidente dal 1975 del Centro solidarietà giovani e fondatore della Comunità residenziale per minorenni, inaugurata in febbraio in via Zuglio, don Larice conosce bene il pianeta giovanile e tutte le problematiche ad esso correlate: dipendenza dalle droghe e dall’alcol e, sempre di più, bullismo. È proprio per questo, per la grande esperienza maturata in tanti anni di attività al loro fianco, che – dopo l’allarme lanciato da carabinieri e genitori –, non se la sente di gettare la croce addosso ai ragazzi. E che suggerisce piuttosto di andare a cercare l’origine dei loro errori nei poco edificanti modelli di comportamento presenti nel mondo degli adulti.
«I nostri ragazzi – osserva don Larice – sono sottoposti fin da giovanissima età a stimoli e provocazioni che li inducono ad assumere comportamenti non corretti. Con questo, non intendo demonizzare soltanto la televisione, le pubblicità e il linguaggio spesso volgare e feroce che adoperiamo. A volte, è la città stessa a mandare loro, seppure in maniera indiretta, sollecitazioni negative». Per capire a cosa don Larice si riferisca, basta ascoltarlo mentre descrive la città così come gli si è presentata nei mesi estivi. «Per girare nelle vie e nelle piazze del centro – dice –, sono stato costretto a dribblare i tavolini, le sedie e le mensole di bar e osterie. Per non parlare dei cocci, delle cicche e delle carte gettati in mezzo alle strade. Uno spettacolo davvero sconfortante. E che dimostra un’esagerata esposizione dei simboli del bere. Nella mia vita ho viaggiato tanto – continua –, ma devo dire che da nessuna parte, come a Udine, ho avuto l’impressione di trovarmi in una città praticamente trasformata in un distributore di alcolici».
Inutile scandalizzarsi, allora. «Quelli che una volta erano i luoghi dell’incontro e della discussione – incalza don Larice –, ora sono diventati parcheggi nei quali esibire un bicchiere di vino in mano. Si socializza bevendo. Anche a soli 16 anni». O addirittura già, come nei casi seguiti in via Zuglio, a partire da 12 o 13 anni. «Il problema non riguarda soltanto i ragazzi cresciuti in famiglie disagiate – afferma il sacerdote –, per il semplice fatto che oggi, tra crisi economica, crollo dei valori e precarietà del lavoro, a essere disagiati sono un po’ tutti». Considerazioni amare, quelle di don Larice, e alle quali lui stesso ammette di non sapere quale risposta dare. «Nessuno dice che non si debba bere – conclude –, ma credo esista un modo più discreto per vendere e somministrare l’alcol. Se l’educazione non comincia da noi, poi non meravigliamoci se i giovani non sanno comportarsi con moderazione».