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Friuli: dopo l’azzeramento del Sistri, gli artigiani chiedono i danni


di Riccardo de Toma

La raccomandata è già pronta, con destinatario il ministero dell'Ambiente. Chi volesse riceverne un fac-simile, lo può chiedere contattando la sede di Confartigianato Udine. La richiesta? La restituzione dei contributi versati da Natale 2009 a dicembre 2011 – 240 euro per i produttori di rifiuti, 720 per i trasportatori – e delle spese accessorie, cioè di tutti i costi «ingiustamente e impropriamente sostenuti dalle imprese». Costi che per Confartigianato vanno dai 1.500 ai 10.000 euro ad impresa. Secondo una stima che l'associazione definisce prudenziale, ai 300 euro minimi di costi fissi rappresentati da spese e diritti va infatti aggiunto il lavoro aggiuntivo portato dalle tante incombenze legate all'introduzione del nuovo sistema, che l'associazione imprenditoriale stima in almeno 50 ore  per un costo di 1.200 euro. Il tutto senza risultati, dal momento che il sistema non è mai entrato in funzione, ma è stato solo un susseguirsi di disservizi (software difettoso), proroghe, click-day (due) rivelatisi veri e propri flop. Ora il ritorno al passato, con la manovra-bis che ripristina anche di diritto la tracciabilità "cartacea", di fatto mai abrogata. Sempre che il Sistri, uscito dalla porta, non rientri dalla finestra in sede di conversione in legge del decreto 138/2011.

 

Confartigianato Udine è pronta a dare battaglia per la restituzione alle aziende dei costi sostenuti per l'avvio del Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti istituito alla fine del 2009 ma cancellato dal decreto legge 138, la manovra-bis approvata dal Governo Berlusconi lo scorso 13 agosto.

      Se l'azzeramento del Sistri risponde da un lato alle sollecitazioni del mondo imprenditoriale, da sempre critico nei confronti del nuovo sistema, Confartigianato resta critica nei confronti del Governo. L'istituzione del sistema, secondo il presidente provinciale di Udine Carlo Faleschini, ha avuto un costo minimo di 1.500 euro per ogni impresa tenuta all'iscrizione. E dal momento che il sistema è stato abolito, quei soldi devono essere restituiti alle aziende. Questo è quanto chiede Faleschini, che annuncia l'avvio di un'azione risarcitoria tipo class-action nei confronti del ministero dell'Ambiente. Quello stesso ministero che, guidato da Stefania Prestigiacomo, ha duramente contestato dall'interno la scelta del Governo, annunciando battaglia in Parlamento in sede di conversione in legge del decreto.

      «Il Governo – dichiara Faleschini – restituisca intanto alle imprese le somme versate o trovi, qualora decidesse di fare rivivere il Sistri, il modo di stornare i contributi già versati per quando il sistema sarà nuovamente in vigore e finalmente operativo». Già, perché un fatto è certo: nonostante i costi già sostenuti – secondo Confartigianato almeno 1.500 euro per le aziende produttrici iniziali di rifiuti, 3.500 per i trasportatori – il sistema non è mai decollato. E le sanzioni in materia di tracciabilità dei rifiuti, che avrebbero dovuto entrare in vigore dal 16 agosto, sono state di fatto azzerate anch'esse dalla cancellazione del Sistri.

      «Dopo il danno la beffa», commenta Fabio Veronese, responsabile dell'ufficio ambiente di Confartigianato Udine. «Per due anni – spiega – le imprese e gli operatori del settore hanno versato soldi e perso tempo per un sistema di tracciabilità dei rifiuti che l'Europa non ci ha mai chiesto, dal momento che era già prevista e il Sistri altro non è che il passaggio a un sistema di rilevazione telematico, che rischiava comunque di essere eluso dalle ecomafie, non è mai stato a misura di piccola impresa e soprattutto non è mai diventato davvero operativo, a causa delle enormi difficoltà applicative».