Friuli: le cause della denatalità in regione secondodon Alessio Geretti

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dal sito www.Ilfriuli.it

La nostra regione è fanalino di coda per numero di figli. Siamo lontani dal raggiungere la quota due bambini per ogni donna, necessaria per garantire il saldo demografico. A chi pensa che la colpa sia dei problemi economici e degli scarsi aiuti da parte della politica e delle istituzioni, don Alessio Geretti, al servizio delle parrocchie di Tolmezzo, Illegio e Fusea e anche delegato episcopale per la Cultura dell’Arcidiocesi di Udine, risponde che le vere cause sono ben altre e più profonde. “Quello della denatalità è un gravissimo problema sottovalutato. Alla politica si può dare al massimo la colpa di non avere strategie per invertire la tendenza”.

Il vero problema qual è?
“Manca l’etica, lo slancio della giovinezza, senza contare che i figli sono il vero sostegno della società, a partire dal sistema pensionistico. Ma lo ribadisco, non è il primo problema la mancanza di risorse economiche”.

Cosa frena i giovani?
“I giovani non fanno figli o fanno pochi figli, per mancanza di scelta. E’ sbagliato il senso che si dà alla vita. L’età migliore per generare è dai 20 ai 35 anni. La scelta deve essere condivisa. Se si trova la persona giusta, non serve aspettare. Invece, i giovani pensano alla famiglia solo dopo aver completato gli studi, trovato un lavoro sicuro, comprato casa. Sono tutti passaggi autoimposti”.

Per raggiungere questi obiettivi serve tempo. Troppo?
“Si superano i 35 anni e si diventa matti, per trovare tecniche di fecondazione che aiutino ad avere una gravidanza fuori tempo massimo. Bisogna andare contro un’impostazione di fondo dell’essere umano. Non è detto che si debba avere un lavoro a tempo indeterminato che oggi, tra l’altro, è raro, o un mutuo più leggero. Non è detto che si debbano avere queste certezze”.

Cosa manca veramente?
“I giovani non hanno fiducia negli affetti. Intuiscono che fare figli è importante, ma cercano un contesto stabile, a prescindere dalle situazioni familiari pregresse. Il bisogno di stabilità è comune sia a chi viene da situazioni buone, sia da chi ha vissuto contesti brutti. La fragilità interiore fa avere tempi sbagliati”.

Come si fa a capire che è arrivato il momento giusto?
“Il primo punto è trovare una donna da far entrare nel proprio bilancio di vita, insieme alla quale completare gli studi, o cercare un lavoro. Il secondo è capire che sarà lei la più grande alleata dell’esistenza. Invece i giovani non sono sicuri di poter trovare un’alleata stabile, per completare il progetto dell’esistenza. La sicurezza è solo quella superficiale, materiale. E’ questa la fragilità spirituale delle giovani generazioni, che hanno perso il senso della vita”.

Qual è il terzo livello?
“La convinzione che c’è un grande bene, anche se la vita è fatta di difficoltà o pasticci, che si devono affrontare. Non ci sono solo successi”.

I giovani hanno questa forza?
“Sentono l’oscurità dei tempi. Si deve reagire con passione e coraggio, per ritrovare il senso della avita. E, soprattutto, bisogna trasmetterlo. Nel mio lavoro coi giovani, nell’oratorio di Tolmezzo in particolare, ho conosciuto tanti aiutanti e aiutati. Ne ho visti crescere, intelligenti e capaci, e pronti anche a formare una famiglia. In particolare, conosco una coppia di 22enni, che hanno già due figli”.

I genitori rappresentano un ostacolo o sono d’aiuto?
“I genitori dicono ai ragazzi di aspettare. Quando sono informati dell’intenzione di formare una famiglia, la prima reazione è dir loro ‘ma siete pazzi?’ e dopo il primo figlio, ‘per carità, un secondo no’. Invece i genitori dovrebbero diffondere coraggio, trasmettere il senso di fede e la spiritualità della vita. Gli adulti devono incoraggiare e confermare che si può fare diversamente, che si possono cambiare i ritmi. Dovrebbero aiutare a capire che se è faticoso avere un figlio e poi il secondo, averne un terzo non è un problema, che non ci si accorge della differenza. Invece, c’è timore nell’affrontare la vita, che è anche sacrificio”.

C’è una soluzione?
“Bisognerebbe seguire l’esempio dei patriarchi di Aquileia, che avevano mescolato le stirpi, per dare nuova forza. Anche oggi bisognerebbe cercare nuova linfa. C’è bisogno di gente nuova”.

Gli stranieri arrivati in Italia e in Friuli possono essere un aiuto in questo senso?
“Questo è un discosro complicato. Non è detto che con tutti gli stranieri ci sia una compatibilità di base. E’ necessario studiare e fare le giuste scelte. Non tutti i flussi umani sono integrabili”.

Un pensiero su “Friuli: le cause della denatalità in regione secondodon Alessio Geretti

  1. marco

    Sull’onda dell’iniziativa della “ministra” Lorenzin, con la (é il caso di dirlo) mal partorita campagna sulla “fertility day”, ecco che non poteva mancare l’intervento di un Don Geretti, che come la Lorenzin, esorta e nel contempo bacchetta, sull’urgenza di procreare, a seguire lui, “senza se e senza ma”, senza attendere insomma di avere una propria stabilità; bisogna aver coraggio e darsi da fare!
    Tutto l’articolo merita di esser letto, ma la parte a mio avviso illuminante e di sicuro da sprone anche per i meno convinti, é senz’altro questa:

    “Gli adulti devono incoraggiare e confermare che si può fare diversamente, che si possono cambiare i ritmi. Dovrebbero aiutare a capire che se è faticoso avere un figlio e poi il secondo, averne un terzo non è un problema, che non ci si accorge della differenza. Invece, c’è timore nell’affrontare la vita, che è anche sacrificio”.

    Insomma una botta di sano ottimismo, da chi peraltro, é pacifico nella sua consapevolezza, che non potrà mai sperimentare sulla propria pelle, cosa significhi pedere il lavoro, senza aggiungere poi, che parlare di relazione fra un uomo e una donna, e di cosa implichi la genitorialità, NON nella teoria, ma vissuta in prima persona nel quotidiano, con tutte le complesse dinamiche, sottolinea il vivere in un mondo completamente diverso! E meglio che non aggiunga altro…

    saluti

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