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Friuli: non solo Svizzera o paradisi fiscali, i soldi ora si portano in Austria

Ne avevamo parlato tempo fa in quest’altro post e la questione è dibattuta da tempo. Anche se con l’acutizzarsi della crisi sembra che oramai il tempo dei ripensamenti sia finito e che i possessori di capitali preferiscano pagare le tasse in un paese straniero pur di non pagarle in Italia. E quindi tutti in Carinzia prima che i nuovi controlli fiscali dell’Agenzia Entrate possano far luce magari su somme di denaro non denunciate al fisco.

di Marco di Blas

Ormai siamo al «si salvi chi può». Dell’emergenza Italia, il “baratro” spesso evocato dal primo ministro Monti, sul cui ciglio ci saremmo fermati appena in tempo, si ha un riscontro anche a Villach, nei corridoi della Bank für Kärnten und Steiermark (Bks), che ha una delle sue filiali nella Hauptplatz, la “piazza principale” della città. Oppure in quelli della Kärnten Sparkasse, dietro il Park Hotel. O perfino negli angusti uffici della Schöller Bank, che solo gli iniziati conoscono, perché ha la sua sede quasi nascosta al primo piano di un edificio e soltanto una targa sulla strada.

Da settimane in questi uffici si sente parlare molto la nostra lingua. Sembra di essere tornati al 1993 – anche quello un anno di emergenza, con l’Italia sul ciglio di un baratro – quando gli italiani arrivavano in processione davanti agli sportelli bancari carinziani per affidarvi le loro lire. Quelle scene si stanno ora ripetendo, anche se non esiste più la minaccia di una svalutazione della lira. Eppure lo stesso euro, affidato a mani austriache, ci appare più sicuro.

 

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