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Meglio decrescere

Oggi parliamo diun saggio che vi raccomando  vivamente: La scommessa della decrescita (Feltrinelli, 220 pagine, 16 euro).

Il termine “decrescita” non è usato come provocazione, ma, al contrario, delinea un progetto la cui realizzazione appare indispensabile oggi che, padroni e sottomessi, tutti aspirano a una continua crescita dell’economia, all’aumento del famoso aumento del Pil segno tangibile di successo governativo, desiderio condiviso da tutti tanto che ci dimentichiamo che questo affare redditizio impone «costi che sono sostenuti dalla natura, dalle generazioni future, dalla salute dei consumatori e dalle condizioni di lavoro. Per questo – osserva Latouche – è necessaria una rottura». Già: le generazioni future che non possono accampare diritti perché non hanno voce, meno voce ancora degli embrioni e dei feti che almeno dalla loro hanno fior di paladini.
Lo scenario previsto per un vicinissimo futuro con l’inevitabile arresto dell’ascensore sociale, appare da questa lettura devastante perché una continua crescita presupporrebbe un mondo di riserve inesauribili, di terre infinite, di mari senza orizzonti; il guaio è che, invece, le risorse del pianeta si stanno esaurendo, la popolazione è in continua crescita e già nel 2050, quando i bambini d’oggi saranno cinquantenni, dovremmo avere a disposizione risorse pari a tre, quattro volte quelle del mondo in cui viviamo. Dunque non basta valutare cosa ci apporta il progresso ma quello di cui ci priva.
Per Latouche è necessario uscire da questa logica perversa, anche se lui stesso osserva: «È noto che il semplice rallentamento della crescita manda le nostre società in crisi producendo disoccupazione e “smantellamento” dei dispositivi sociali, culturali e ambientali che assicurano un minimo di qualità della vita. Possiamo allora immaginare a quale catastrofe andremmo incontro con un tasso di crescita negativa!».
Eppure continuare con la crescita è matematicamente impossibile e per decrescere bisogna abbattere questo «unico dio, il progresso, unico dogma, l’economia politica, un unico paradiso, l’opulenza, un unico rito, il consumo, un’unica preghiera, crescita nostra che sei nei cieli… Ovunque , la religione dell’eccesso venera gli stessi santi: sviluppo, tecnologia, merci, velocità, frenesia».

Quindi decrescere per poter crescere e vivere ancora.