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Romans di Varmo: tenuti i funerali dell’atista lirico Friulano Alfredo Mariotti

Si sono svolti ieri a Romans di Varmo i funerali dell’artista lirico Friulano Alfredo Mariotti, deceduto a 76 anni nell’ospedale di Latisana dopo essere stato colto da emorragia cerebrale. Una carriera eccelsa che lo ha portato a calcare i palcoscenici di tutto il mondo e lo hanno testimoniato i messaggi di cordoglio, inviati dal maestro Placido Domingo e da Adua, prima moglie di Luciano Pavarotti

Di seguito un ricordo di GIANFRANCO PLENIZIO  pianista, compositore e direttore d’orchestra, pubblicato dal MV

Negli ultimi tempi ci siamo sentiti poco. Siamo (eravamo) entrambi di quei ‘furlanats’ che girano il mondo cantando, suonando, dirigendo sempre con la loro casetta sulla schiena come le chiocciole. Ma ci legava un affetto profondo e tante esperienze d’arte condivise. Avevo incontrato Alfredo Mariotti per la prima volta a Codroipo a una celebrazione di Candotti. Lui sosteneva la parte solistica nel De profundis con il coro di S. Lorenzo diretto da mio padre. Io stavo al pianoforte. Quella voce, intensa, rotonda, potente mi lasciò senza fiato. Diventammo amici. Lui veniva da me a ripassare qualche spartito. In cambio ci portava qualche trotella appena pescata. Poi io mi trasferii a Roma. Ma fu lui che mi tenne a battesimo nel mio debutto nell’opera, nel Barbiere di Siviglia. Ricordo che alla prima prova d’orchestra, nella cavatina di Don Bartolo A un dottor della mia sorte, nella seconda parte staccai un tempo velocissimo. Mi fermai subito, preoccupato di metterlo in difficoltà. Ma lui mi fece un sorrisetto sgranando gli occhi, come faceva sempre per rendere più comico un personaggio, e mi disse: «Valà, valà, cjamine, cjamine…». La capacità che aveva di articolare velocissimamente la parola, senza perdere un filo di nettezza vocale, era senza eguali. Fra di noi era diventata una sfida, o almeno un gioco. Nei concerti che abbiamo fatto insieme, al pianoforte cercavo di staccare dei tempi folli. Ha sempre vinto lui. Poi facemmo insieme una Serva padrona di Pergolesi con Emilia Ravaglia e i Solisti Veneti. Inutile dire che era perfetto e che le sue capacità attoriali erano pari all’altissimo magistero vocale. Del resto le sue registrazioni, anche in video, testimoniano la sua statura di interprete e di vocalista. Il suo Don Magnifico nella Cenerentola di Rossini dà dei punti ai cantanti più famosi. E lo stesso si può dire di Don Pasquale, del suo Dulcamara ne L’elisir d’amore e di quella inarrivabile interpretazione che dava del Lunardo ne I quattro rusteghi di Wolf-Ferrari. Ma la sua duttilità e le sue risorse vocali lo hanno portato a frequentare ruoli diversissimi, quasi antitetici, come Fra Melitone e il Padre Guardiano ne La forza del destino. O il Varlaam del Boris. Il suo controllo della tecnica gli permetteva cose che sembravano impossibili. Nei nostri concerti come bis facevamo spesso L’ultima canzone di Tosti e lui la concludeva con un fa acuto, ma emesso pianissimo, soffice e vellutato come il bordone di un organo. Ogni volta quasi mi dimenticavo di fare gli accordi finali.<br />
Sarebbe stato il più grande Falstaff del secolo. Ma non volle. Un po’ per il carattere piuttosto brusco che non sopportava l’idiozia di quei registi che non capiscono niente di musica e credono di fare grandi rivisitazioni facendo morire Mimì di overdose o trasformando la stanza di Scarpia in una camera di tortura nazista. Un po’ perché – a torto o a ragione – non si fidava più molto della sua memoria. Gli ultimi anni di carriera si ridussero alla ripetizione di pochi personaggi. Peraltro eseguiti magistralmente. Ciò che gli è valso la stima di grandissimi direttori. Ma la grandezza di Mariotti è ricostruibile dalle sue registrazioni. Sarebbe doveroso che iniziative regionali o quant’altro si incaricassero di ristamparle e di riproporre al pubblico questo eccezionale artista. Per quanto mi riguarda la sua scomparsa mi toglie un pezzo della mia stessa vita. Mandi, Fredo. Non so se ci sarà la possibilità di riincontrarci da qualche parte. Dubito molto. Ma se potessimo ancora fare musica insieme sarebbe la più bella cosa che mi potesse capitare. Âtri che paradis.
 

2 Risposte a “Romans di Varmo: tenuti i funerali dell’atista lirico Friulano Alfredo Mariotti”

  1. sono l’amica francese di Alfredo,vengo di saper,sono annientata.

    silvia.

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