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Cavazzo: il 14 luglio 2018 campionamento delle microplastiche e convegno (a Tolmezzo) sulle sponde del Lago

Arriva sul lago di Cavazzo la Goletta dei Laghi di Legambiente, la campagna realizzata in collaborazione con il CONOU – Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati – e Novamont, che da tredici anni attraversa l’Italia per monitorare la qualità delle acque, degli ecosistemi e dei territori lacustri.

Giunta alla sua 13esima edizione, la Goletta dei Laghi tocca per la prima volta le sponde di un lago friulano. Partita il 29 di giugno dal lago di Garda, la campagna giunge al suo giro di boa e dopo il lago dei tre comuni lascerà il nord del Paese per spostarsi in Umbria.

Anche sul Cavazzo i tecnici del Cigno Verde saranno impegnati nel monitoraggio delle microplastiche disperse nelle acque del lago, con l’obbiettivo di aggiungere un ulteriore tassello alla mappatura del fenomeno del lake litter, le micro-particelle di plastica disperse nelle acque dei nostri laghi.

La Goletta dei Laghi da tredici anni attraversa il Paese alla ricerca delle principali criticità che affliggono i bacini lacustri italiani, – spiega Simone Nuglio, responsabile della Goletta dei Laghi – non solo relative alla cattiva o mancata depurazione delle acque, ma all’intero sistema territoriale che insiste sui bacini.”

Sul lago di Cavazzo sarà altresì portata avanti la tradizionale attività di indagine alla ricerca di contaminazione microbiologica, così come da anni avviene per i principali laghi italiani toccati dalla Goletta.

I risultati saranno presentati saranno presentati nell’iniziativa in programma per sabato 14 luglio.

Venerdì 13 luglio, ore 20:30, presso il centro sociale di Alesso, primo appuntamento della tappa friulana “Aspettando Goletta dei Laghi” con la presentazione del libro “Radici liquide”, un viaggio inchiesta lungo gli ultimi torrenti alpini, a cura dell’autrice Elisa Cozzarini – A seguire dibattito sul torrente Leale, il suo biotopo, problemi e prospettive.

Il secondo appuntamento della tappa è previsto alle ore 09.00 di sabato 14 luglio, con ritrovo presso la sede della Nautilago (Alesso, via Tolmezzo 28). Da qui i tecnici della Goletta dei Laghi inizieranno le attività di campionamento alla ricerca di microplastiche, grazie all’ausilio della “manta” un particolare strumento in grado di filtrare le acque del lago e intrappolare fibre e mico-particelle.

A seguire, alle 11.30, sempre presso la sede della Nautilago, conferenza stampa di presentazione del monitoraggio microbiologico effettuato sul lago e presentazione della Carta del Lago, documento per il ripristino e lo sviluppo sostenibile del bacino, redatto e sottoscritto dalle diverse associazioni del territorio che da anni seguono le vicende del territorio.

Interverranno: 

Sandro Cargnelutti, pres.te Legambiente FVG
Simone Nuglio, resp. Goletta dei Laghi
Stefania Di Vito, resp. Scientifica Goletta dei Laghi
Franceschino Barazzutti, rappresentante dei comitati Salvalago,
Arpa FVG
Rappresentanti di Enti e Istituzioni locali

Alto Friuli: arrivano i fondi della Regione per la difesa ambientale

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di Gino Grillo.

La Regione stanzia 4 milioni e 800 mila euro per la difesa ambientale. La somma è stata messa a disposizione di vari Comuni ed enti della regione da parte dell’assessorato all’ambiente retto da Sara Vito: oltre 2 milioni e 500 mila sono destinati alla montagna carnica e alla pedemontana. Un primo intervento di 700 mila euro sarà impiegato per la messa in sicurezza del rio Comis, a monte di Forni di Sopra. «Una risposta che attendevamo – ha commentato il sindaco Lino Anziutti -, in quanto questo rigagnolo, in caso di piogge copiose, diventa pericoloso per il centro paesano, come è capitato già durante l’alluvione del 1966». Uno degli ultimi interventi di messa in sicurezza della zona, anche se a preoccupare ora è il torrente Tolina, le cui sponde sarebbero a rischio. Trecentomila euro è la somma destinata alla messa in sicurezza del movimento franoso che interessa via Gosper a Treppo Carnico. Duecentomila mila sono invece destinati a Villa Santina per la messa in sicurezza di piazza Savorgan e del Col Santino. Interessata al finanziamento anche la città di Tolmezzo, cui spettano 600 mila euro per il versante della montagna in località Caneva. «Un’opera che mette in sicurezza il versante- commenta l’assessore comunale Simona Scarsini – sulla strada provinciale verso Villa Santina, già sottoposto ad un primo intervento l’anno scorso. La zona è interessata da un sommovimento geologico che nulla ha a che vedere con il dissesto idraulico». Si tratta soltanto del primo tassello di un’opera più ampia, ma l’assessore auspica di poter intervenire a breve in altre zone a rischio, come via Officina elettrica e la Picotta. Passando alla Valcanale e al Canal del Ferro, Pontebba riceverà 150 mila euro per la posa di paramassi e paravalanghe nella frazione di Aupa-Frattis. Scendendo verso sud, Venzone avrà a disposizione 350 mila euro per la messa in sicurezza del versante in località San Giacomo. Interessata dal provvedimento della Regione, infine, anche la Comunità montana del Gemonese, Canal del Ferro e Valcanale, cui spettano 450 mila euro per la messa in sicurezza da frane del tracciato della ciclovia Alpe Adria.

Arta Terme: Legambiente denuncia, creata una diga nel bel mezzo del But

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 di Circolo LEGAMBIENTE della Carnia.

 

 Il Tagliamento, nonostante le pesanti conseguenze provocate dagli impianti idroelettrici realizzati in passato, è considerato uno degli ultimi fiumi rimasti allo stato naturale nelle Alpi. Secondo molti esperti e studiosi esso va addirittura preso a modello per interventi di “rinaturazione” in tutti quei casi in cui i corsi d’acqua sono stati “canalizzati” a seguito di opere troppo invasive realizzate dall’uomo.

 

Proprio per questo motivo appare ancora più inconcepibile quanto avvenuto recentemente ad Arta, direttamente nell’alveo di uno dei principali affluenti del nostro fiume. Poco a valle dello stabilimento delle Terme, è stato creato un imponente sbarramento che attraversa in modo obliquo il letto del But. L’opera, lunga quasi 400 metri, alta 3 e larga dai 6 ai 10 metri, è stata ricavata utilizzando le ghiaie e il materiale presente in loco, ma anche massi da scogliera, del tipo di quelli utilizzati per realizzare le difese spondali.

 

Lo scopo di questa “diga”, che costringe alla fine le acque del torrente a scorrere in uno spazio angusto di pochi metri di ampiezza, è quello di convogliare tutta la portata disponibile in direzione della presa della centrale idroelettrica già dell’Enel e ora di proprietà di Edipower.

 

Subito a valle della presa, in sinistra idrografica, c’è un rilascio, che scarica in alveo le acque eccedenti la capacità di trasporto del canale che alimenta la centralina, ma non ci sono scale di rimonta per i pesci: così un tratto del But è in secca e risulta interrotta anche la continuità naturale del torrente.

 

Non è chiaro quando siano stati eseguiti i lavori, né chi li abbia eventualmente autorizzati, ma appare evidente che in questo modo non venga rispettata la normativa sul rispetto del minimo deflusso vitale e che si sia creato un oggettivo pericolo dal punto di vista idrogeologico. Si può infatti solo immaginare che cosa potrebbe succedere in caso di una delle paurose piene del But.

 

Per Legambiente e la sezione carnica di Italia Nostra ci troviamo di fronte ad una situazione da “far-west”, con un’inaccettabile appropriazione di un tratto del fiume e di un ambiente naturale per il perseguimento di interessi privati. Un conto, infatti, è utilizzare una fonte rinnovabile nel rispetto degli equilibri naturali, un altro applicare disinvoltamente la nefasta logica del “non una goccia d’acqua sfugga alle nostre turbine”!

 

Sarebbe interessante sapere anche cosa ne pensi la Regione ed in particolare la Protezione Civile regionale che solo qualche settimana fa aveva pomposamente annunciato, per bocca del Vice presidente della Giunta Luca Ciriani, nuovi interventi per “liberare” gli alvei da tutto quello che impedisce il regolare deflusso delle acque. 

 

Lignano: Comitato battagliero, scenderemo in piazza per il Lungomare

di Viviana Zamarian

Sono pronti a tutto. Per difendere il lungomare Trieste dai lavori di riqualificazione di prossima realizzazione, i componenti del comitato civico “Il Lungomare è di tutti”, ora vogliono passare dalle parole ai fatti. Ovvero alle manifestazioni in piazza. Dopo l’adozione del progetto da parte della giunta Delzotto che porterà ben presto alla sua approvazione in via definitiva, il comitato ha infatti preannunciato l’intenzione di organizzare, nei prossimi giorni, delle proteste «ovviamente pacifiche – ha sottolineato il presidente Vinicio Viola – ma che vogliono testimoniare tutto il nostro dissenso nei confronti di quest’opera». Ancora da definire il giorno e il luogo, ma quel che è certo è che i cittadini lignanesi sono ben intenzionati a opporsi all’avvio del cantiere che interesserà una delle strade simbolo della località balneare. Non ci stanno, insomma, ad assistere passivamente alla posa della prima pietra di quella che, dicono «sarà un’opera incompiuta dal momento che i fondi stanziati non sono sufficienti». Le lamentele, quindi, non si placano. Tutt’altro. E la questione Lungomare – sulla quale inevitabilmente si giocherà la campagna elettorale dei candidati sindaco alle prossime elezioni amministrative – continua a tenere banco in città. L’accordo fra le due parti, l’amministrazione da un lato e il comitato dall’altro con le sue 6500 firme raccolte, non è dunque stato raggiunto. Nonostante l’approvazione di una prima mozione nel gennaio dello scorso anno nella quale di fatto si bloccava il progetto originario e una seconda mozione a fine novembre dove «il tavolo di lavoro – a quanto sostiene il comitato – deciso con la prima mozione è stato eliminato non a caso, ma per toglierci ogni possibilità di intervento nelle discussioni» ad oggi si trovano infatti in due fronti diametralmente opposti. «Se la volontà è quella di portare avanti la progettazione originaria – ha sottolineato da una parte il presidente Viola – salvo l’eliminazione del parcheggio sotterraneo (per noi eseguita perché nessun privato avrebbe mai acconsentito ad usufruirne a pagamento) lo si dica chiaramente, ma non che sono state accolte le nostre richieste perché non siamo mai stati contattati per aprire un confronto e uno scambio di idee e proposte». «Il comitato critica il progetto – fa sapere il Comune – senza nemmeno aver visto gli elaborati finali e ignora completamente i lignanesi che la pensano diversamente. E’ quindi questo “il lungomare di tutti?».

 

articolo dal sito del Messaggero Veneto