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L’anima carnica di Pietro Cescutti

Da “Lettere al Direttore del MV” del 22/01/2020

con questa lettera vorrei ricordare mio padre Pietro Cescutti nel venticinquesimo anniversario della sua morte.Si era fatto qualche anno di Grecia e Albania, arruolato nel terzo granatieri di Sardegna, meritandosi la croce di guerra al valore militare. Era riuscito a tornare a casa un po’ prima che finisse la guerra a causa di problemi a un orecchio, in seguito allo scoppio di una bomba, per questo cercò di ottenere una pensione per invalidità, che però non ebbe mai.Rientrò nel suo paese natale, in Carnia, e venne subito nominato podestà, al posto di quello che aveva tagliato la corda, visto come si stava mettendo la situazione per il regime di allora.Non era fascista, anzi, apparteneva alla brigata Osoppo, ci sono i documenti che lo testimoniano, e, grazie a quella “copertura”, riuscì a salvare molte persone. Per questo trattò con i cosacchi di Verzegnis, con il comando dei tedeschi stabilitisi nell’albergo Rossi e, più tardi, con gli inglesi, sempre lì alloggiati. A causa della denuncia di un fascista – che io ho avuto modo di conoscere – venne imprigionato a Tolmezzo, rischiando di essere deportato. Se la cavò perchè riuscì a fuggire dalle carceri prima di essere trasferito. In seguito fu eletto primo sindaco della Repubblica, incarico che onorò per due volte.Ha insegnato con passione, competenza e dedizione per molti anni nelle scuole elementari, dove era rinomato per la sua paterna severità e per la sua spiccata capacità artistica. È stato anche il primo corrispondente del Messaggero Veneto per la Carnia. Molto ha fatto per il suo paese, sia sul piano culturale che su quello sociale. Nipote diretto di Giovanni Gortani, si deve anche a lui se i trecento e passa libri, scritti dal nonno, sono stati raccolti e trasferiti nell’archivio di stato. Ha lasciato una infinità di quadri, dopo aver esposto in diverse mostre personali. E tanto si potrebbe dire ancora…Personalmente lo ricordo come uomo mite, schivo, di grande cultura e grande sensibilità. Voglio ricordarlo anche insieme a sua moglie, donna Alessandra, donna a sua volta eccezionale, con la quale ebbe una storia incredibile, e dalla quale ricevette gli stimoli e lo sprone necessario per fare tutto ciò che ha fatto.Dimenticato ormai da molti, soprattutto da chi non dovrebbe… sempre presente invece nella mia vita.Era mio padre e, come tale, con infinita tenerezza lo ricordo, insieme a quegli occhi azzurri, che mi guardarono, per l’ultima volta, venticinque anni fa!

Giuseppe Cescutti.

La Carnia è pronta per una scuola innovativa

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di Stefano Stefanel
Quest’anno, attraverso una nomina d’ufficio, sono stato nominato Dirigente scolastico reggente dell’istituto comprensivo di Arta & Palaro. La dirigenza nella scuola carnica si è sommata alla mia dirigenza di titolarità (Liceo Marinelli di Udine) e all’altra reggenza che ho ormai da quattro anni (istituto comprensivo di Pagnacco).Anche se in una situazione lavorativa piuttosto complessa ho potuto conoscere da vicino potenzialità e problemi delle scuole della Carnia e farmi un’idea in merito.Ho, perciò, maturato la convinzione che la situazione scolastica della Carnia non si posso affrontare con i sistemi ordinari previsti dal sistema scolastico nazionale e neppure con interventi regionali di supporto, per tamponare la mancanza di dirigenti, di docenti di ruolo, ma anche di alunni e di opportunità. C’è un problema generale in Carnia che lega lo spopolamento alla debole offerta lavorativa, che passa da un sistema turistico che ha bisogno di potenziarsi a un’idea di sviluppo frazionata in troppi piccoli comuni.Pensare di applicare i parametri nazionali, sai pure in deroga, a questa realtà porta solo a soluzioni in cui i problemi si sommano per la mancanza di dirigenti, direttori, docenti di ruolo e tutto questo in una triste progressione.Da quello che ho potuto vedere la Carnia ha molti ottimi docenti, ha bambini e ragazzi svegli e motivati e comunità che tengono molto a se stesse e alla propria storia. Per questo ritengo che il modello scolastico adatto alla Carnia di oggi (molto diversa da quella di 35 anni fa in cui da giovane ho insegnato) sia quello delle “Charter School”.Le Charter School sono un modello di scuola “di scopo” nato in America e che prevede un obiettivo da raggiungere definito e centralizzato attraverso finanziamenti quinquennali per il raggiungimento dell’obiettivo definito, piena libertà della scuole sulle metodologie per raggiungere l’obiettivo e verifica finale sul raggiungimento o meno di quanto progettato.Io credo che questo metodo sarebbe di grande aiuto per la Carnia: organici di ruolo stabili per cinque anni di dirigenti, direttori, docenti e personale ata (incrementabili se aumentano gli studenti, ma intatti anche se diminuiscono), autonomia nella gestione dei curricoli didattici legati al territorio, obiettivi chiari e pubblici da raggiungere.Me ne vengono, a caldo, in mente due: miglioramento delle competenze in italiano, matematica e inglese e aumento di diplomati e laureati carnici; raccordo tra il territorio e i programmi e i progetti scolastici (ecologia, ecosistema, turismo, storia, cultura).Attraverso un sistema a “Charter School” la Carnia potrebbe essere monitorata nei suoi percorsi, potrebbe avere risorse certe e stabili, potrebbe agire su progetti di lungo periodo, potrebbe verticalizzare i suoi interventi (rendendo armonico il passaggio dal primo al secondo ciclo dell’istruzione), potrebbe collegare la sua scuola alla valorizzazione del territorio e del turismo.La Regione Friuli Venezia Giulia potrebbe legiferare per una scuola carnica di progetto che, con l’accordo e il concorso di tutti, permetta alla Carnia di ripartire dalla sua scuola. La Carnia ha le forze per attuare un sistema di “Charter School”, ma deve credere in sé stessa e avere un aiuto da tutti quelli che credono in quella terra.Io non sono carnico e sono stato lì solo di passaggio, ma sono certo che serve tanta innovazione e tanto progetto per aiutare la crescita della la gioventù carnica, un diamante raro che deve trovare un sistema scolastico fatto per le sue esigenze, le sue passioni, il suo futuro e non per standard nazionali e punitivi per questa terra di montagna. —

Carnia: “La potenzialità delle Malghe comunitarie” convegno a Paularo e Arta Terme

 «Gestione e valorizzazione delle malghe in proprietà collettiva»: è il tema del convegno in programma a Paularo ed Arta Terme, domenica 13 maggio, nell’ambito della “Setemane de Culture furlane 2018” (www.setemane.it).

Su impulso della Comunità di Valle e Rivalpo, proprietaria di 4 malghe – Cason di Lanza, Cordin, Val Dolce e Valbertad –, il confronto si svolgerà in due sessioni.

Nel corso della mattinata, interverranno presso Palazzo Calice Valesio di Villa Fuori di Paularo, a partire dalle 9, Erik De Cillia del Commitato frazionale di Valle e Rivalpo (“La lungje lote pal ricognossiment dai ûs civics di Rualp e Val / La lunga lotta per il riconoscimento degli Usi civici di Valle e Rivalpo”), Claudio Peresson (“La vite di mont e las sôs potenzialitâts / La vita in Malga e le sue potenzialità”), Stefano Bovolenta (“Zootecnia di montagna e alpeggio: un rapporto imprescindibile?”) e Luca Nazzi (“Malghe collettive: la Comunità gestisce il suo storico patrimonio”), moderati da Ezio Banelli e Mario Pezzetta.

La sessione pomeridiana prenderà il via alle ore 15, presso l’Ex Albergo Savoia (Salone delle Feste di via Roma). Matteo Venier modererà gli interventi di Claudio Lorenzini (“Las monts in Cjargne: un caso storiografico”), Daniele D’Andrea (“La Magnifica Comunità di Cadore: una forma condivisa di gestione territoriale”), Roberto Micheli (“Montagne, pastori e animali: evidenze archeologiche e dati etnostorici a confronto”) e Gianfranco Ellero (“Gli usi civici come fattore identitario e considerazioni finali”).

Arta Terme: la montagna merita di essere conosciuta, di Marco Marra

di Marco Marra.

Le giornate di cultura naturalistica ad Arta Terme offrono a chiunque la possibilità di conoscere i molteplici aspetti del territorio montano della Carnia, con le sue caratteristiche morfologiche, in campo orografico e biologico, da cui si sviluppano i manti vegetali, dotati di piante svariatissime, dai colori intensi e suggestivi. La possibilità di conoscere i personaggi locali, che amano la propria terra e che continuano a studiarla, in loco, nelle sue diverse conformazioni.Uno di questi è Primo Miu e, se si vuole incontrarlo, ora c’è l’occasione opportuna.Basta entrare nella sala del noto “albergo Savoia” di Arta Terme, dove da diversi giorni è aperta al pubblico una esposizione di piante erbacee e arboree accompagnata da raffigurazioni pittoriche di fiori, infiorescenze e fogliami di ogni genere, eseguite da appassionati dell’arte pittorica che hanno voluto interpretare, con la propria sensibilità, il mondo complesso e misterioso della vita vegetale della montagna.Chiunque si avvicinerà a Primo, per fargli una serie di domande, resterà stupito nel sentire la valanga di conoscenze che egli si affretta a esporre, animatamente. E qui va ricordato che egli non conosce soltanto le tante varianti del mondo vegetale, perché è anche un solerte osservatore del mondo animale.In proposito, è un perfetto conoscitore della grande vipera ammodytes (detta vipera del corno), che è pericolosa per la grande quantità di veleno che può inoculare con il suo morso. Ma Primo ci tiene sempre a precisare che non è aggressiva, se non viene calpestata o molestata. Molto più aggressivo e pericoloso è il marasso lacustre. Ma, fra i pericoli della montagna non ci sono solo i rettili velenosi perché sono velenose anche molte piante, per non parlare dei molti funghi tossici, che è necessario conoscere bene per evitare.Richiamandoci ai principi della prudenza, che devono assumere tutti coloro che si dedicano all’escursionismo montano, va fatto notare che, sebbene si abbia sollecitato la pubblicazione di un utile “vademecum del turista”, atto a proteggere da ogni forma di pericoli coloro che frequentano la montagna, a tutt’oggi non si è fatto nulla in merito.Richiamando ora l’esposizione allestita nel palazzo Savoia, è opportuno che i visitatori si facciano guidare da Primo e dai suoi collaboratori, anche per conoscere come, da una pianta ben conosciuta, che è la betulla, possa fluire un liquido che ha poteri benefici per l’organismo umano.In conclusione, è giusto anche esprimere un ringraziamento al Comune di Arta Terme, che ha concesso la sala espositiva e a tutti coloro che hanno collaborato fattivamente all’allestimento della mostra.

Amaro: sono made in Carnia le cisterne del Prosecco, Gortani amplia lo stabilimento e prevede di assumere altre 20 persone

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di Maura Delle Case.
Le vigne del Prosecco distano in qualche caso diverse centinaia di chilometri da Amaro eppure nel primo paese della Carnia vantano uno dei segreti del proprio successo: le grandi autoclavi in acciaio Inox prodotte dalla Gortani srl. Una delle principali aziende del settore che ha saputo cavalcare con profitto il boom del Prosecco mettendo a segno, in pochi anni, un vertiginoso salto di fatturato in parallelo all’aumento delle superfici produttive e dei lavoratori a libro paga. Tutto, rigorosamente, in Carnia. A poca distanza da dove l’avventura produttiva è cominciata. E’ il primo dopoguerra quando Gianpietro Gortani avvia una piccola attività di distilleria ad Arta Terme. Usa, per imbottigliare, tradizionali contenitori di legno finché non si accorge dell’acciaio inox, garanzia di migliori prestazioni. C’è però un problema: nessuno in montagna e nemmeno a stretto giro produce quel tipo di contenitori e così Gortani inizia a fabbricarli da solo. Prima per sé, poi per una serie di altri piccoli produttori. Il business cresce rapidamente, tanto da indurre il fondatore ad abbandonare la distilleria per votarsi interamente alla produzione di serbatoi grazie all’aiuto, determinante, del figlio Gian Paolo che oggi, assieme alla figlia Federica, guida l’azienda. Divenuta nel frattempo un piccolo colosso del settore: nata 30 anni fa, nel 2002 si è trasferita ad Amaro con i suoi 35 dipendenti, divenuti 70 nell’arco dei successivi 10 anni fino agli attuali 150. Un tesoretto occupazionale per la Carnia, formidabile argine, insieme a poche altre realtà produttive – come le cartiere Burgo e l’Automotive lighting -, allo spopolamento della montagna che la famiglia Gortani per nulla al mondo abbandonerebbe. Parola di Federica: «Siamo carnici e qui restiamo, nonostante qualche svantaggio ci sia. Siamo lontani e dunque meno competitivi di altri, per via degli alti costi di trasporto, in regioni come Piemonte ed Emilia Romagna, d’altro canto però diventiamo concorrenziali nei Paesi dell’est, vedi Slovenia e Croazia». L’azienda in questi anni è dunque cresciuta all’interno del Cosint, il consorzio industriale che per consentirne lo sviluppo, in sintonia con il Comune di Amaro, ha rivisto addirittura le norme urbanistiche derogando ai 10 metri di altezza massima degli edifici produttivi per far sì che Gortani potesse costruire i grandi serbatoi da oltre 20 metri d’altezza e 2.000 ettolitri di capacità sotto a un tetto, anziché sul piazzale come per un po’ è stata costretta a fare. Prodotti che poi prendono – con trasporti eccezionali – la via di numerose aziende vitivinicole soprattutto del Nordest (ma non solo). Con qualche puntata all’estero, ad esempio in Georgia (ex Urss), anche se il mercato domestico resta quello di riferimento. Trainato dal settore vitivinicolo che non conosce crisi e garantisce alla Gortani il 95% del fatturato. «Siamo passati da poco meno di 7 milioni di euro nel 2008 a 10 milioni nel 2012 proseguendo in crescendo fino quest’anno che prevediamo di chiudere oltre i 19» continua Gortani annunciando per il 2017 l’inaugurazione del nuovo capannone e l’assunzione di ulteriori 20 unità di personale. Gortani dunque promette di crescere ancora. Forte dell’ottima reputazione di cui gode tra i produttori vitivinicoli e del boom del Prosecco che non conosce freni. «E’ una moda – conclude la figlia del titolare -, il mondo del vino oggi tira in quella direzione. E’ un prodotto facile, alla portata di tutti, non costa molto e le quantità sono sempre maggiori. Nel nostro caso vale una buona fetta di fatturato (in certi anni quasi la metà) ma offre anche l’occasione per farci conoscere dalle aziende che, dopo le autoclavi, vengono da noi anche per i serbatoi semplici». Tipologia di prodotto che continua ad essere il pezzo forte della produzione Gortani, quello da cui tutto è cominciato.

Arta Terme: la vita, il fascino, i dipinti, la Carnia scopre Delia del Carril

di Nicola Cossar.
Pablo Neruda, che visse al suo fianco per quasi vent’anni, la definì “filo d’acciaio e miele che legò le mie mani negli anni sonori”. Amica, amante, moglie del grande poeta cileno, nata in una ricca “estancia” d’Argentina tra gauchos, pianure sterminate e quei cavalli che l’accompagneranno per sempre, Delia del Carril fu anche spagnola, francese, italiana e adesso pure carnica. Una donna minuta eppur fortissima, cittadina del mondo dell’arte e dell’impegno civile, capace di ricominciare e riscrivere più volte la propria lunghissima esistenza (morirà nel 1989 a 104 anni in quel Cile divenuto la sua seconda patria). Ripartì da capo, Delia, anche a 70 anni, quando, memore della lezione umana e artistica di Fernand Léger, decise di dedicarsi alla pittura, alle incisioni, a quelle opere grafiche che imprigionano in bianco e nero la maestosità e l’indomabilità di quei cavalli che sono il tratto distintivo della sua arte. Arte poco conosciuta in Italia e in buona parte dell’Europa, ma che ora, grazie al Comune di Arta Terme, approda nel vecchio continente con la mostra “Filo d’acciaio e miele”, che si inaugura domani, venerdì, alle 18, a palazzo Savoia, alla presenza di Antonio Arevalo, poeta e addetto culturale dell’ambasciata del Cile a Roma (che patrocina l’iniziativa culturale), di Irene Dominguez, pittrice e grande amica di Delia, e del curatore di questa esposizione, l’artista carnico Luciano Martinis, che ebbe l’onore di conoscere la del Carril negli anni Settanta del secolo scorso. Accanto a un centinaio di opera fra incisioni in rame e xilografi si potranno ammirare documenti autografi e foto in gran parte inediti e altri materiali che riguarderanno anche la figura di Pablo Neruda. Ma come nasce questo progetto di altissimo profilo, che poi farà tappa a Roma e a Parigi? Ce lo racconta l’assessore alla cultura del centro termale Guido Della Schiava: «L’idea di questa mostra è nata da un incontro con l’amico Luciano Martinis, che ho rivisto dopo tanto tempo. Parlando dell’attività culturale di Arta Terme, Luciano, un “globetrotter” della cultura a 360 gradi, si è dimostrato particolarmente interessato al concorso internazionale di poesia dedicato a Giosuè Carducci, da noi organizzato con un notevole successo. Così mi ha raccontato di un personaggio straordinario che aveva conosciuto in Cile negli anni Settanta: Delia del Carril, della quale possiede una rara e completa collezione della produzione grafica. Nelle sue parole c’era il fascino di terre lontane, di una vita straordinariamente avventurosa, delle grandi personalità che quella donna aveva conosciuto e della quale era stata amica. Mi sono venuti i brividi al solo sentir pronunciare i nomi degli straordinari personaggi che “Hormiguita” – come la chiamavano tutti – aveva frequentato: Luis Buñuel, Salvador Dalì, Igor Stravinskij, Tommaso Marinetti, Pablo Picasso, André Darrain, Amedeo Modigliani, Giorgio de Chirico, Diego Rivera, Frida Kahlo, Adrienne Monnier, Robert Capa, il Comandante Carlos, Tina Modotti, Federico García Lorca, Ernest Hemigway, Tagore, Ejzenstein, André Gide, Rafael Alberti. Insomma, il fior fiore dell’arte e del pensiero contemporanei. Inoltre i vent’anni passati come moglie a fianco del grande Pablo Neruda (la loro storia si cementerà negli anni della guerra civile spagnola, si sposarono nel 1943, divorziarono nel 1954; ndr) mi hanno incuriosito ancor di più. Approfondendo, sono rimasto definitivamente affascinato dalla storia di Delia e da quell’enorme fermento culturale sviluppatosi in un clima politico difficile e complesso, segnato dalla presa del potere di Franco in Spagna e dal golpe militare in Cile. Il materiale di Luciano, poi, mi è sembrato subito estremamente qualificante e non sono davvero riuscito a capire come mai per più di quarant’anni Martinis abbia proposto invano una mostra di quei materiali a varie blasonate organizzazioni. Ho deciso quindi di raccogliere la sfida e, sebbene assessore di un piccolo Comune della Carnia, ho pensato che fosse mio compito sfruttare l’opportunità che si presentava per far conoscere, attraverso l’opera di Delia del Carril, anche il suo affascinante mondo lontano». Un altro forte stimolo è stata sicuramente l’amicizia di Delia per la grande fotografa friulana Tina Modotti (era con lei fino agli ultimi istanti prima della sua drammatica morte) e la poesia di Pablo Neruda (incisa sulla sua tomba e ora anche sulla facciata della sua casa natale di Udine), creano un forte legame con la nostra terra, descritta così mirabilmente dal grande Poeta: «Nelle vecchie cucine della tua patria, nelle strade polverose, qualcosa viene detto e passa, qualcosa ritorna alla fiamma del tuo dorato popolo, qualcosa si sveglia e canta». «Infine – sottolinea Della Schiava – ritengo che Delia del Carril, che all’età di settant’anni ebbe il coraggio di iniziare una nuova vita e diventare una grande artista, debba essere un esempio per tutti noi. Per questo il Comune di Arta Terme ha voluto organizzare la mostra, realizzata con il sostegno della Regione e patrocinata anche dall’ambasciata cilena in Italia e dal Museo di Storia contemporanea di Santiago. La Carnia ospita, con orgoglio, la prima tappa di questo viaggio alla riscoperta di una donna e di un’artista rivoluzionaria». La mostra potrà essere visitata fino al 10 settembre tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.

Arta: per le Terme apertura assicurata fino al 31 marzo con Promoturismo FVG

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La Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, su proposta del vicepresidente e assessore alle Attività produttive Sergio Bolzonello, ha autorizzato PromoTurismo FVG ad assumere temporaneamente la gestione dei servizi delle Terme di Arta, come richiesto dal Comune di Arta Terme, proprietario della struttura. PromoTurismo FVG prenderà in comodato lo stabilimento termale di Arta Terme, con assunzione a proprio carico degli oneri e dei proventi derivanti dalla gestione, fino al termine delle procedure di gara e all’avvio di una nuova gestione e non oltre il 31 marzo 2016.

Questa assunzione temporanea di gestione si rende necessaria per impedire la cessazione dell’attività delle strutture termali, poiché l’attuale gestore – la Casa di Cura Città di Udine S.p.A. – ha comunicato la decisione di recedere dal contratto di affitto di azienda a decorrere dal 14 gennaio 2016.

“Riteniamo indispensabile garantire l’apertura del complesso già da oggi, considerato che un’interruzione o una cessazione dell’attività rappresenterebbe un danno per la comunità e per i numerosi operatori turistico-alberghieri presenti sul territorio, anche visto l’elevato numero di presenze turistiche nei poli sciistici limitrofi, la cui utenza nel periodo invernale deve disporre di servizi complementari” ha spiegato Bolzonello.

Arta: il gestore delle Terme disdetta il contratto, lamenta costi energetici troppo alti

di Tanja Ariis.
L’attuale gestore delle Terme ha presentato al Comune la disdetta al contratto – con effetto da gennaio – a causa dei costi energetici troppo alti. Il consigliere regionale Renzo Tondo con un’interrogazione a risposta immediata chiede alla governatrice, Debora Serracchiani, quali azioni la Regione intenda intraprendere per salvaguardare l’attività e il conseguente indotto economico generato dal complesso termale, garantendo continuità al servizio socio-sanitario erogato. «Le terme rappresentano – afferma Tondo – un importante riferimento per l’erogazione di cure riabilitative e rigenerative utili al benessere psicofisico delle persone. La loro mission trova giustificazione sia per gli effetti terapeutici di quest’acqua unica nel suo genere, sia per la quantità di servizi erogati, tra cui fangoterapia, cure inalatorie Orl, cure idropiniche». Inizialmente il Comune gestiva in forma diretta lo stabilimento di sua proprietà e solo nel 2013 ha affidato la gestione a terzi con l’indizione di un bando di concorso per il suo affidamento novennale. Con il nuovo gestore, la Casa di cura Città di Udine, le terme hanno ampliato l’offerta dei servizi ambulatoriali specialistici. Però «il gestore – sottolinea Tondo – ha presentato disdetta del contratto in essere a far data da gennaio 2016 per perdite generate da ingenti costi di gestione, soprattutto energetici. Le terme costituiscono per Arta e i Comuni limitrofi un grande valore di qualificazione territoriale con effetti benefici non solo per il wellness e la promozione turistica, ma soprattutto per l’occupazione e l’indotto produttivo dell’intero Alto Friuli, area già penalizzata, ad esempio, dalla crisi Coopca e dalla chiusura del tribunale di Tolmezzo. Il complesso termale potrebbe permettere al Fvg di costituire un serio riferimento anche per il turismo termale, dando risposta a chi oggi si rivolge a realtà di altre regioni». Il sindaco di Arta Terme, Marlino Peresson, si dice fiducioso sulla possibilità di mantenere l’attuale gestore. «Non abbiamo – assicura – mai interrotto il dialogo. La disdetta è arrivata sei mesi fa. In questi mesi la Regione si è impegnata a cercare una soluzione e il modo di andare incontro alle esigenze del gestore in modo particolare per quanto riguarda i costi energetici. La partita non è assolutamente chiusa. Siamo in costante contatto con gli uffici regionali. Il Comune non può farsi carico da solo di questa realtà che è un servizio comprensoriale e sono le uniche vere terme della regione. Sono fiducioso che troveremo una soluzione e, in ogni caso, lo dico a chiare lettere, le terme non saranno chiuse».

Carnia: i 130 anni de “IL COMUNE RUSTICO”, Carducci in Carnia

Copertina EPT

di Ermes Dorigo

 

Più che i 180 anni dalla nascita – importante pur esso e che meriterebbe adeguate celebrazioni – alla Carnia e al Friuli interessano senza dubbio maggiormente i 130 anni della composizione – tra il 12 e il 14 agosto 1885 – de “Il comune rustico”, che ha fatto conoscere Piano d’Arta e la Carnia agli studenti di tutta Italia e l’epistolario da questa località, pubblicato per la prima volta a cura di Arturo Manzano –‘penna d’oro’ di questa testata – nel 1957 (Lettere di Carducci dalla Carnia, Quaderno n. 3, Edizioni EPT, Udine), che così sottolinea nella chiusa della sua lunga introduzione Carducci a Piano d’Arta, l’amore di questa terra per il ‘suo’ poeta: “Hanno rimesso al loro posto nella camera dell’albergo i mobili che Carducci vi trovò il mattino del 19 luglio 1885. Ora egli ritorna a Piano d’Arta, ma si ferma sotto gli ippocastani vicino al ponte. Finalmente in pace, meglio potrà ascoltare le voci della chiesa che prega e del cimitero che tace mentre i carnici, o carnieli com’egli meglio diceva, sentiranno che il suo grande cuore buono e onesto è ad essi vicino in questo tempo tanto duro per la montagna ch’egli amò e cantò”. Manzano raccoglie un corpus di 35 lettere più una da Desenzano e due da Gemona, nelle quali si nota un crescendo di ‘innamoramento’ per questa terra e il suo paesaggio a cominciare dalla prima alla moglie: “Belle montagne. Un bel fiume. Acque sulfuree. Foreste di abeti” (3537), sintetica ma efficace, e alla volontà di “guardare un po’ la storia di Carnia e la poesia popolare friulana”, Friuli che in parte conosceva per esserci stato per ispezionare il Ginnasio-Liceo “Jacopo Stellini” nel ’75 – quando visitò anche la biblioteca Guarneriana a San Daniele e nell’’80. Dicevo del crescendo: “Tra i fiori ce n’era di bellissimi e rari, rododendri, edelweis e certi con coccoline rosse. Questi fiori delle alpi sono proprio belli, splendidi di colore, odorosissimi, fragranti. E dire che ne nasce da per tutto per questi prati e per queste montagne; e a certe ore del giorno, specialmente la mattina e la sera, fra la fragranza degli abeti e il profumo acuto dei fiori, tutta l’aria è un odore, odore sano, acuto, non snervante. Qui sono tutte montagne, e le montagne sono tutte coperte di abeti, e anche di larici, e qua è là di castagni e di faggi: ma sul pendio e in vetta ci sono prati bellissimi, d’un verde tenero e smagliante. Tutto questo paese montuoso, che comincia dal Tagliamento e finisce con le vere Alpi, è partito in quattro piccole valli, per ognuna delle quali corre un torrente maestro, e in esso influiscono altri torrentelli; e tutte queste valli sono bellissime, selvose, fresche, aerate, piene di villaggi”; un paesaggio che fisserà in seguito in molte sue tele Marco D’Avanzo – ricordato nel sessantesimo della sua morte nella Pinacoteca di Ampezzo, dove nacque, e nell’esposizione a Palazzo Frisacco in Tolmezzo -.

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L’interesse per la poesia popolare ha il suo acme nella scrittura della ballata – inviata a Giuseppe Chiarini a Roma per averne un parere, che lui pubblica sul Fracassa domenicale contro la sua volontà, per cui non mancherà di fargli le sue pacate rimostranze (lettera 3557)-, nella raccolta del 1906 Rime nuove -dove troviamo anche Il comune rustico – prenderà il titolo In Carnia e che comincia coi versi “Su la vetta de la Tenca/ Per le fate è un bel danzar/ un tappeto di smeraldo/ sotto il cielo il monte par” (3551) : “ una tradizione carnica, raccontata in prosa friulana anche dalla Percoto” nel libro delle sue Novelle. De Il comune rustico scrive ampiamente nella lettera 3570 del 21 agosto al Chiarini, nella quale accenna a delle correzioni e conclude con “se vuoi stampare, fallo; se non temi che i lettori si secchino”. Sull’importanza di queste lettere così conclude il Manzano: “Per la gente di Carnia e del Friuli esse hanno un grandissimo interesse poiché Carducci vi riversa schiettamente e direttamente… un’ammirazione incondizionata per l’antico paese che l’ospitava, bello nelle sue georgiche e bucoliche aperture come nelle sue asperità selvagge, semplice e come casto nei suoi costumi, pieno di misteri nella sua storia millenaria, ricco di fantasia poetica nelle sue tante leggende”.

 

 

 

O che tra faggi e abeti erma su i campi

Smeraldini la fredda orma si stampi

Al sole del mattin puro e leggero,

O che foscheggi immobile nel giorno

Morente su le sparse ville intorno

A la chiesa che prega o al cimitero

 

Che tace, o noci de la Carnia, addio!

Erra tra i vostri rami il pensier mio

Sognando l’ombre d’un tempo che fu.

Non paure di morti ed in congreghe

Diavoli goffi con bizzarre streghe,

Ma del comun la rustica virtú

 

Accampata a l’opaca ampia frescura

Veggo ne la stagion de la pastura

Dopo la messa il giorno de la festa.

Il consol dice, e poste ha pria le mani

Sopra i santi segnacoli cristiani:

“Ecco, io parto fra voi quella foresta

 

D’abeti e pini ove al confin nereggia.

E voi trarrete la mugghiante greggia

la belante a quelle cime là.

E voi, se l’unno o se lo slavo invade,

Eccovi, o figli, l’aste, ecco le spade,

Morrete per la nostra libertà”.

 

Un fremito d’orgoglio empieva i petti,

Ergea le bionde teste; e de gli eletti

In su le fronti il sol grande feriva.

Ma le donne piangenti sotto i veli

Invocavan la Madre alma de’ cieli.

Con la man tesa il console seguiva:

 

“Questo, al nome di Cristo e di Maria,

Ordino e voglio che nel popol sia”.

A man levata il popol dicea, “Sí”.

E le rosse giovenche di su ‘l prato

Vedean passare il piccolo senato,

Brillando su gli abeti il mezzodí

 

Arta Terme: si conclude il festival intitolato a Carducci, i vincitori 2015

Forse Giosuè Carducci nel luglio di 130 anni fa avrà fatto colazione sotto quell’ippocastano. Forse no. Ma quei versi che donò – rendendolo immortale – al Comune Rustico sono sempre qui con noi. Versi di un animo colto sensibile (pur accompagnato da un carattere spigoloso come le rocce delle montagne carniche) che hanno rappresentato una bussola per gli organizzatori di Artacultura (squadra folta, articolata e vincente), capaci di richiamare in Carnia – dall’Italia e dall’estero – oltre 400 autori con 1.200 liriche. Una parte dei protagonisti dei primo concorso internazionale “Carducci in Carnia ne Il Comune Rustico” farà “colazione con la poesia”  proprio sotto quell’albero secolare così amato dal premio Nobel (ci piace immaginarlo mentre riposa, si beve un tajùt o butta giù qualche verso). E dopo aver ascoltato Alessandro Canzian presentare “Voci” di Claribel Alegrìa, i finalisti del premio leggeranno le poesie presentate al concorso. Eccoci, allora, ai vincitori, incoronati ieri pomeriggio. Nella sezione “Generale” al primo posto troviamo Ivan Fedeli di Milano (“Meriterebbe di più la Marcella”), seguito dal fiorentino Rino Casalino e dal trevigiano Alberto Trentin. Vincitrice della sezione “Carnia” è Maria Cecchinato di Gorizia (“Il posto della Livia”), davanti a Luigi Gonano (Arta Terme) e a Fernando Gerometta (Vito d’Asio). Dunque il “principe dei villeggianti” è tornato in Carnia per ascoltare le composizioni che in qualche modo ha ispirato. Liriche di oggi che fanno il paio con il bel quadro che Marco Marra dipinse nel 1957, mentre Max Piccini realizzava la scultura comemmorativa a “Dimplan”. Un bel ritratto che ora farà mostra di sé nella sala consiliare del municipio. A testimoniare un legame autentico tra la Carnia e Carducci più forte del tempo e dello scorrere delle stagioni. Un legame – come sottolinea l’assessore Guido Della Schiava, deus ex machina della manifestazione – che vuol essere anche volano e seme per un rilancio dell’offerta turistica e culturale di Arta, del But e della Carnia intera. Nella valle dei poeti tutti ritornano volentieri, attirati dalle «fate de la Tenca» e dalla gente che “insegnò” a Carducci «del Comun la rustica virtù».