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Artegna: quella coppia nel roseto di Artegna simbolo d’amore

di Fabiana Dallavalle.

La storia del roseto di Artegna, uno dei più grandi d’Europa diventata un “documentario di creazione” per la televisione, solo in Francia è già stato vista da 500mila persone, sarà proiettata eccezionalmente giovedì 14 febbraio alle 20.00 e alle 21.30, sul grande schermo del Visionario in occasione del lancio del Dvd. La rosa di Valentino, questo è il titolo del “docu” del regista Pier Paolo Giarolo, che ha come protagonisti due friulani, Eleonora Garlant e Valentino Fabiani, è andato in onda la scorsa estate sul canale franco-tedesco ARTE/ZDF e presentato recentemente al Trieste Film Festival nella sezione “Zone di Cinema”. In un genere in cui manca il copione, non ci sono attori professionisti e la storia narrata è costruita come una coreografia di danza contemporanea, per “frame” e improvvisazioni, l’idea deve essere originale e potente, a spiegarlo lo stesso regista: «Prima di cominciare mi sono chiesto se volevo fare un documentario sulle rose o su chi le coltiva. Se avrei raccontato l’amor sacro o quello profano e come potessero esistere il fiore senza la mano che ne disegna il portamento o viceversa come una mano potesse avvicinarsi a una rosa senza aver provato il tradimento della spina». Mesi di lavoro silenzioso accompagnati dalle stagioni, in un roseto che sta fra la ferrovia e l’autostrada, in Friuli, terra conosciuta per la gente che alle parole preferisce il lavoro. Protagonisti “due giovanotti” di oramai settant’anni, che tutte le mattine entrano nel roseto, ognuno con le proprie cose da fare, il proprio compito. Si parlano solo per il bisogno di qualche consiglio, un suggerimento, un parere rispettando una sorta di distanza di sicurezza, ognuno circondato dal proprio spazio vitale, come fossero anche loro piante di quel giardino. Erica Barbiani, produttrice del film, per il quale ha vinto nel 2012, il Premio Rotary Obiettivo Europa, ha realizzato La rosa di Valentino con il contribuito del Fondo Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia e del fondo europeo allo sviluppo Media, in collaborazione con la Rai-Sede Regionale del Friuli Venezia Giulia, il canale franco tedesco ARTE/ZDF, quello finlandese YLE , spiega: «Tutto parte da un dono. Quando Valentino chiede a sua moglie Eleonora cosa desidera per i trent’anni di matrimonio, lei suggerisce una pianta di rose. Valentino gliene regala trenta. La rosa non è solo uno schiudersi di petali, ma anche spine, boccioli, bacche. Nel documentario, tutto girato dentro quel microcosmo che è il giardino, non c’è solo la fioritura a maggio, con i pullman che arrivano da tutta Europa e i visitatori che sembrano sciami di api, non c’è solo l’esplosione di colori e profumi o l’arrogante bellezza di un ramo fiorito che si arrampica su un albero. C’è anche un amore quotidiano fatto di fatica e di piccoli piaceri condivisi e soprattutto ci sono le voci, oltre che dei protagonisti delle quattro parti della rosa: spine, boccioli, fiori e bacche che raccontano quattro tipi d’amore. Il primo mistico e sacro delle spine in inverno. Il secondo giovanile e travolgente dei boccioli in primavera, il terzo passionale e breve della fioritura estiva, il quarto razionale e saggio delle bacche in autunno». «Se Valentino mi avesse regalato trenta rose, ma dello stesso tipo, non mi sarei innamorata delle rose antiche… Ho 1600 piante e 1400 varietà. Ora sto recuperando da cimiteri e giardini friulani 154 rose “trovatelle” molto antiche», conclude Eleonora Garlant. C’è poi un quinto tipo d’amore nel documentario. I due giardinieri Valentino e Eleonora apparentemente silenziosi e riservati, innamorati di un amore essenziale, fanno capire come la condivisione del lavoro e del quotidiano sia forse l’unica via possibile per ritrovarsi a ogni successivo maggio nel trionfo della fioritura.

Artegna: divieto di rumori molesti e di falciare l’erba del giardino dalle 13 alle 15

 

(p.c. dal MV di oggi)

Troppi rumori pomeridiani o di prima mattina infastidiscono la tranquillità domestica? I cittadini si lamentano dei rumori di decespugliatori in orari sconsigliati oppure dei rumori dovuti ad attività in centro che iniziano la mattina presto, l’amministrazione comunale risponde con un’apposita ordinanza che fissa dei paletti: come da copione, silenzio dalle 23 alle 8 tutti i giorni e fino alle 10 dei giorni festivi, ma anche dalle 13 alle 15, in questo ultimo caso nel periodo che va dal 1 giugno al 30 settembre. In quelle fasce orarie, così ha stabilito una recente ordinanza della giunta Daici, è vietato produrre rumori provenienti da attività di tipo domestico e privato. In particolare è vietato l’uso di macchine ed utensili quali decespugliatori, rasaerba, motoseghe e simili: «Si tratta di una cosa che non era normata – spiega il sindaco Aldo Daici – e che ora lo è: ci sono state segnalazioni da cittadini e in genere sono cose che capitano soprattutto in questo periodo di alte temperature, di certo non ci sono stati casi di emergenze. Il nostro Comune non ha ancora approvato un regolamento sui rumori ma in quel caso l’iter sarebbe stato troppo lungo, dunque abbiamo scelto di intervenire con un’ordinanza che entra subito in vigore».

Friuli: ambiente, occorrono interventi e soluzioni condivise

di ALDO DAICI
Sindaco di Artegna

Le recenti notizie apparse dopo la denuncia di un consigliere regionale del presunto inquinamento di un rio affluente del fiume Ledra in Comune di Gemona del Friuli, così come le segnalazioni di possibili sversamenti anomali del depuratore di Osoppo, e, non ultime, le indagini in corso sullo scarico del depuratore Cipaf nei Comuni di Buja e Osoppo, ripropongono il tema dello studio e della gestione dei corsi d’acqua a livello di bacino. Si continua ad assistere a rituali vecchi, del passato, con esposti, denuncie, articoli sui media, su singoli episodi circoscritti, dimenticando che la soluzione va ritrovata in un contesto più ampio di bacino idrografico ovvero l’area omogenea dal punto di vista geografico ed ecologico. Le alternative esistono: porto l’esempio proprio del bacino del fiume Ledra cui si riferiscono i recenti fatti citati in premessa. Nel 2007 gli 8 comuni rivieraschi (Artegna Buja, Gemona del Friuli, Majano, Magnano in Riviera, Montenars, Osoppo, San Daniele), con un accordo di programma, in cui Artegna è il Comune capofila, hanno costituito la Consulta di Bacino, di cui fanno parte, tra gli altri, le Università di Udine e Trieste, la Comunità Montana del Gemonese, l’Ecomuseo delle Acque, l’Ente Tutela Pesca e il Comitato Ledra, con finalità di studio, proposte di interventi e salvaguardia degli ambienti fluviali del bacino idrografico. Si era allora arrivati alla constatazione (e la ritengo una conquista culturale) che ciò che succede su un singolo punto di un reticolo fluviale non possa essere visto indipendentemente da ciò che sta a monte o a valle dello stesso. In questi anni, grazie anche a contributi regionali, ora purtroppo interrotti, e a collaborazioni scientifiche con le Università, la Consulta ha prodotto diversi lavori, i cui risultati sono stati distribuiti a tutti gli enti interessati. Dal monitoraggio chimico e biologico del fiume Ledra e Orvenco, anche usando nuove metodiche all’avanguardia e con campagne semestrali, allo stato dell’arte di tutti i depuratori comunali, a proposte per il miglioramento e armonizzazione della gestione paesaggistica, alla realizzazione di una prima mappa di comunità. Poiché i risultati di questi lavori sono stati divulgati si può affermare che la situazione complessiva del bacino del fiume Ledra è sufficientemente nota a tutti gli istituzionalmente interessati alla materia. Di più, la Consulta si è da tempo proposta all’Arpa come partner scientifico sulle seguenti direttrici fondamentali: monitoraggio della qualità delle acque, misurazioni delle portate, proposte sulle criticità antropiche che gravano sul bacino, didattica e promozione delle buone pratiche di gestione dei corsi d’acqua. Nonostante questi temi siano stati condivisi con Arpa e si sia raggiunto un accordo tecnico, non si è ancora arrivati a trovare la soluzione amministrativa. L’attività della Consulta, che va rilanciata e sostenuta in primis dai Comuni aderenti, è ora concentrata, assieme a ricercatori dell’Università di Udine, sulla realizzazione di un modello per la valutazione delle portate lungo l’asta del fiume, ormai sconosciute da decenni, e, se si troveranno le necessarie risorse economiche, sulla realizzazione di stazioni fisse di monitoraggio delle portate e dei parametri chimici e fisici. Ciò porterebbe a implementare un modello che consenta di valutare gli impatti di qualsivoglia evento di tipo alluvionale, piuttosto che siccitoso o di sversamento di inquinanti o di modifica delle derivazioni d’acqua esistenti, ma anche considerare preliminarmente gli impatti derivanti sull’intero sistema di bacino dalla realizzazione di singole opere idrauliche, in termini di quantità e qualità delle acque. In conclusione, la Consulta si propone come partner, per la Regione, Arpa e quant’altri interessati, e come un modello da sviluppare a disposizione di tutti gli enti pubblici per presidiare il bacino del fiume. Intervenire sulle questioni ambientali è un lavoro lungo e meticoloso, in cui servono visioni condivise, costanza, metodo, risorse, chiarezza su chi fa cosa, e aggiungerei amore e passione.