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Aldo Rossi: secondo Facebook le bestemmie rispetterebbero gli “standard della comunità” (poi hanno rimosso)

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Aggiornamento: Facebook dopo aver visto questo post sul mio blog deve averci ripensato e ha rimosso la foto incriminata … 
La cosa mi fa piacere e mi insegna che con Facebook basta andare con le … cattive e poi la capiscono, eccome la capiscono !!!
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Chiunque abbia un account su Facebook prima o poi si sarà chiesto come mai circolino liberamente fotografie, esclamazioni, frasi ingiuriose razziste o sessiste, senza che nessuno mai intervenga in merito. Esiste la possibilità per un qualsiasi utente di segnalare proprio a FB questi “contents” di indubbia capacità intellettuale, attraverso la “Segnalazione di un contenuto”: “Se desideri segnalare contenuti che non rispettano gli Standard della comunità (ad es. nudità, incitazione all’odio, violenza) usa il link, segnala accanto al post, alla foto o al commento”. E fin qui tutto bene, ma non aspettatevi che alla vostra segnalazione segua la rimozione, perché loro valuteranno se queste “perle di saggezza” rispettino oppure no i loro “Standard della comunità”. Che cosa siano e su quali basi etiche – filosofico – razionali poggino questi standard, non è dato sapersi e l’unico modo di cercare di capirlo è fare delle segnalazioni e vedere che cosa ti rispondono. Vi dico subito che, qualunque sia il contenuto, le possibilità di rimozione dello stesso sono molto basse, anche se la foto o l’insulto riguarda voi personalmente: nel caso FB si tutela dicendo espressamente che in questo caso dovete rivolgervi ai Carabinieri o alla Polizia Postale.

Da una mia lunga serie di segnalazioni vi posso dire anche che per FB non esiste proprio l’apologia del fascismo e certo Mark Zuckerberg di quel periodo li della storia d’Italia non saprà nulla. Ma di Hitler, dell’Olocausto e del Cristo della religione Cristiano-Cattolica in particolare, qualche volta ne avrà pur sentito parlare.

Eppure dopo la mia segnalazione di una foto, il cui scopo era quello di incitare all’odio verso gli immigrati con ritratto Hitler che inneggiava all’Olocausto bestemmiando Dio, il team di assistenza del social network scrive: “Grazie per il tempo dedicato alla segnalazione di un contenuto che, a tuo avviso, potrebbe non rispettare i nostri Standard della comunità. Segnalazioni come la tua rappresentano un contributo importante al fine di rendere Facebook un ambiente sicuro e accogliente. Abbiamo esaminato la foto che hai segnalato perché incita all’odio e abbiamo determinato che rispetta i nostri Standard della comunità.

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Se questi sono gli “Standard” di Facebook, dev’essere proprio una strana comunità basata su stravaganti principi quella su cui Zuckerberg ha costruito la sua fortuna e sopratutto nulla per cui andare fieri.

Tolmezzo: a Casanova ciclabile chiusa per i massi, ma in tanti la percorrono ugualmente

di Tanja Ariis.
Proteste per la pista ciclabile tra Caneva e Casanova:il presidente della Consulta frazionale di Casanova, Francesco Cimenti, chiede di intervenire sul tratto chiuso da quasi due anni, visto che molte persone comunque la frequentano. Cimenti spiega che il tratto di Clapuz, nel tratto parallelo alla galleria destinata al transito veicolare, è stato chiuso da tempo in quanto erano franati dei sassi e il percorso non era più sicuro. Il punto, segnala, è che ciclisti e pedoni passano lo stesso: la transenna con l’ordinanza e tre blocchi di cemento non li scoraggia. «O la chiusura è ben fatta – suggerisce, chiedendo di chiudere meglio il passaggio – o continueranno a passare di lì, con tutti i rischi che ne derivano». C’è poi, aggiunge, chi percorre la galleria, dove però il marciapiede è molto stretto. Tanti, segnala con preoccupazione, non sono neppure dotati di giubbino catarifrangente. A ciò va aggiunto, continua Cimenti, il degrado in cui versa anche dal punto di vista manutentivo la ciclabile. Fa presente che il tratto dalla fine della galleria verso Casanova fino all’albergo lo sfalcia di persona ogni anno pur di limitare il degrado. «Si parla tanto di turismo in Carnia – protesta – ma nell’ora e mezza che sono stato a falciare quel tratto tra bici e pedoni è passata una settantina di persone. Dico questo per far capire che bisogna anche provvedere alla manutenzione delle ciclabili, oltre a realizzarle, perché attraggono gente». Lino Not, già commissario dell’ormai ex Comunità montana della Carnia, ha spiegato che in agosto è previsto un altro giro di manutenzioni sulle ciclabili e sul tratto in località Clapuz sono stati reperiti i fondi per l’intervento e si sta definendo il progetto. Nel frattempo si renderà il divieto più chiaro. Sugli attesi lavori alla ciclabile in località Vinadia, aggiungeva, sono stati superati anche gli ultimi intoppi burocratici (è arrivata l’ultima autorizzazione) ed è imminente la partenza dei lavori. Con 10 mila 900 euro si interverrà sulla manutenzione lungo la Ovaro-Villa Santina nella zona ex ferrovia, ripristinando anche l’illuminazione in galleria. Con 21 mila euro si procederà all’asfaltatura e manutenzione di un tratto di ciclabile nel territorio di Zuglio. Con ulteriori 42 mila euro a Terzo di Tolmezzo sarà sistemato e asfaltato un tratto di ciclabile in prossimità del campo sportivo. Sono state inoltre avviate le procedure per l’appalto dei lavori della passerella di Priola di Sutrio.

Ampezzo: ondata di proteste per gli stavoli all’asta nella conca di Pani

di Tanja Ariis.
Volantini di disapprovazione e voci contrarie alla vendita all’asta da parte del Comune di due stavoli nella conca di Pani si levano sempre più in queste ore ad Ampezzo: un gruppo di persone che in paese stava lavorando a un progetto per la valorizzazione naturalistica, storica e turistica dell’area nell’interesse di tutta la Carnia – così affermano – non accetta quella che definisce una svendita di beni della comunità per la cui ristrutturazione erano stati anche concessi non pochi contributi regionali. A esprimere per tutti il punto di vista del gruppo è Mido Martinis, che esprime grande amarezza per la messa in vendita di tali immobili (il termine per le offerte scade giovedì). Il prezzo a base d’asta per uno degli stavoli è di 81 mila euro e per l’altro è di 67 mila euro, quando però, segnala Martinis, il Comune ha investito negli anni per uno di essi 99 mila euro e per l’altro 82 mila per ristrutturarli, senza contare le infrastrutture di servizio come acquedotto e strada asfaltata e allora la spesa lievita ulteriormente. Perché spendere soldi pubblici per tali immobili, se l’obiettivo era venderli anziché valorizzarli a favore della comunità? Perché – insiste soprattutto Martinis – non dare appoggio e seguito al progetto che si stava cercando di avviare, su idea del compianto Giovanni Spangaro, per valorizzare tutto il sito, tra l’altro estremamente panoramico, degli “stavoli della Congregazione” (si chiama così perché deriva da un lascito di Giacomo Taddio fu Valentino nel 1836 alla Congregazione di carità di Ampezzo, dopo la cui soppressione finì nelle proprietà del Comune) e della conca di Pani come risorsa per la Carnia? Gli stavoli nell’estate 2013 erano già stati oggetto di un incontro e di interesse tra sindaci, Università di Udine, Giovanni Spangaro, Giulio Magrini e Martinis, come punto di partenza di un percorso che avrebbe coinvolto ben cinque Comuni. L’idea era (e per diversi resta) realizzare nei tre stavoli (due di essi sono quelli in vendita) un punto di aggregazione e per eventi culturali, un punto di appoggio per numerose escursioni naturalistiche e storiche (per esempio sui sentieri della Resistenza) in Carnia e per cicloturisti, un rifugio-ristoro e una sede di accoglienza per studi di agraria, scienze dell’alimentazione e architettura, cercando di dare un futuro a questi luoghi anche per le nuove generazioni nell’ottica di un turismo sostenibile.

Paularo: inaugurato il rinnovato negozio Despar di Stefano Fabiani

____Paularo

Giovedì 07 Luglio, alle ore 11,00, è stato inaugurato il rinnovato negozio Despar di Paularo alla presenza del Sindaco, di alcuni dirigenti Despar, del Parroco Don Tita e naturalmente del titolare Stefano Fabiani e  della sua famiglia. Brevi e coincisi gli interventi che hanno ripercorso le tappe della storica attività della famiglia Fabiani. Il  negozio Despar dei coniugi Stefano e Loredana ha una lunghissima tradizione alle spalle. Il “Cramar” Giacomo Fabiani (Dierico 1667-Kaposvar 1727) diede inizio con grandi sacrifici all’attività commerciale recandosi spesso in Ungheria dove morì nel 1727. In seguito i suoi discendenti aprirono un negozio in Dierico per poi trasferirsi con l’attività a Paularo capoluogo nel 1865 circa. Il 02 gennaio 1972 i genitori di Stefano Fabiani, Piero e Pola, inaugurarono il negozio, sempre con marchio Despar, trasferendosi nell’attuale sito in P.zza IV Novembre 5 all’interno dello storico Palazzo Fabiani già Calice-Linussio, visitato pure dal poeta Carducci nel 1885 . Stefano Fabiani e Loredana Gortan assunsero la conduzione del negozio il primo gennaio del 1995.  Nel 1999 il titolare venne premiato con medaglia d’oro dalla camera di commercio di Udine per la lunghissima attività della sua azienda (270 anni)  che con lui ha raggiunto le 10 generazioni consecutive. Dopo il taglio del nastro da parte del Sindaco  e la benedizione del Parroco è seguito un momento conviviale all’esterno del locale.

Carnia: tra acqua rapita e un poligono militare

 

di Gianni Nassivera Forni di Sotto.

Dagli anni ’50 del secolo scorso le acque dei rii della sinistra orografica del fiume Tagliamento presenti sui territori dei comuni di Forni di Sopra e Sotto vengono captate e convogliate nel lago di Sauris a fini idroelettrici, captazioni ottenute anche con il consenso dei Comuni interessati facendo ad essi più di una promessa che a distanza di tanti anni, si può tranquillamente affermare, che sostanzialmente non sono mai state mantenute, in questi tanti anni diverse sono state le manifestazioni di proteste fatte dalle popolazioni interessate ma il comportamento della Sade prima e dell’Enel per nulla si modificò. Oggi tutti sono a conoscenza che la captazione dell’acqua, e la sua gestione viene eseguite dalla multinazionale Edipower, essendo divenuta proprietaria delle centrali di Ampezzo e di Cavazzo con la logica conseguenza di intascarsi i relativi utili che poi vengono investiti altrove. La Regione Alto Adige e non solo questa , ha acquistato dall’Enel le centrali presenti sul suo territorio, la gestione ed i relativi utili ricadono sul suo territorio ed a beneficio della sua popolazione. Perché questo non è avvenuto anche da noi? È sbagliato ora affermare che alla nostra popolazione viene praticato un continuo furto? Pochi anni dopo aver captato le acque nei modi sopra citati ai Comuni dei Forni Savorgnani arriva la beffa. Tutti siamo a conoscenza che decenni or sono l’uomo ha visitato la luna, oggi abbiamo aerei che volano senza piloti, satelliti oltre l’orbita terreste, missili che possono “viaggiare” da un Continente all’altro eccetera mentre nella piana di Casera Razzo e sui pendii del monte Bivera, l’autorità militare vincola un territorio di oltre 100 kmq di proprietà comunale per crearvi un Poligono di tiro sotto regia Nato. Nell’anno 1979, l’autorità militare espresse la volontà di espropriare ai Comuni interessati il territorio prescelto comprese malghe e pascoli cioè una vasta zona ricca di bellezze naturali con ricchezze di flora e fauna, che successivamente venne riconosciuta Zona di interesse comunitario (proprio non si riesce a capisce come possa essere attivo un poligono militare di tiro) la volontà dell’esproprio da parte dei militari fu subito contestata dall’intera popolazione carnica, che ben organizzata nell’ottobre del 1979 manifesto energicamente a Casera Razzo. Mi sia consentito ricordare i vari colloqui telefonici, che come consigliere provinciale ebbi con il compianto Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che sensibile alla situazione che si presentava subito si attivò a sostegno delle richieste delle popolazioni interessate, e in pochi giorni ci comunicò che era riuscito ad evitare l’esproprio dei terreni ed a ridurre al minimo necessario le esercitazioni , precisando che la chiusura del poligono non rientrava in quel momento nelle sue competenze essendo questo sotto la regia Nato. Il primo e più importante passo era compiuto. Ora, le esercitazioni continuano e con arroganza impongono alle popolazioni il divieto il di poter disporre dei propri beni come Democrazia vuole comportamento certamente non corretto considerati i tempi in cui viviamo, inoltre va tenuto presente, come sopra citato il progresso negli armamenti che il settore militare ha purtroppo avuto dall’inizio di questa vicenda, ed è anche su ciò che a mio avviso gli amministratoti pubblici devono far leva e saper dimostrare con determinazione che tale poligono oggi si presenta come una imposizione fanciullesca, argomenti che personalmente ritengo sostenibili per compiere un ulteriore passo innanzi affinchè questa vertenza si chiuda definitivamente, è ovvio che per arrivare a questo è necessario saper individuare il giusto interlocutore istituzionale. Continuando così, con acqua rapita e poligono militare imposto affermare che siamo soggetti al male e alle beffe è sbagliato? 

Tolmezzo: la caserma Cantore al Comune forse già all’inizio del 2017

di Tanja Ariis.
Si parla del futuro della caserma Cantore. Giovedì il sindaco, Francesco Brollo, ha partecipato a un incontro al Ministero della difesa a Roma, con la task force per la valorizzazione e dismissione degli immobili, alla presenza, tra gli altri,del generale Antonio Caportundo. Al tavolo era presente la Regione,con l’assessore Mariagrazia Santoro, e il sindaco di Cividale. Ormai si sa da anni che la caserma di Tolmezzo è destinata a chiudere, anche se non se ne conosce ancora la data. «Sta arrivando il momento – conferma Brollo – in cui l’ultimo alpino lascerà la caserma e per il bene che vogliamo a questo luogo, non possiamo permettere che resti una terra di nessuno a lungo». Per dare un futuro all’area della caserma Cantore, che contiene anche il prezioso Palazzo Linussio «abbiamo accelerato i tempi – spiega Brollo – e trovato un accordo a Roma, tra Ministero della difesa, Demanio, Regione e Comune, per fare in modo che, una volta che il Terzo artiglieria da montagna avrà lasciato Tolmezzo, la struttura passi nella disponibilità del Comune a titolo gratuito. Per fare questo ci saranno dei passaggi burocratici che prevedono la richiesta da parte della Regione al Governo e un decreto legislativo che dovrà passare attraverso la Commissione paritetica Stato-Regione. Nel frattempo, visto che questo passaggio non sarà immediato, la Regione chiederà al Governo di poter ottenere il bene (che non può passare direttamente dal Demanio al Comune), al contempo il Ministero darà il nulla osta, al pari del Demanio, per un rilascio anticipato, in modo da poter entrare nella disponibilità del bene in modo pressoché contestuale al rilascio dell’esercito. Mi sia consentito adesso esprimere – afferma Brollo – da un lato il dispiacere per il prossimo futuro abbandono di Tolmezzo da parte del Terzo, nostro cittadino onorario (non abbiamo avuto date ufficiali ma da quanto si capisce ciò avverrà difficilmente nel 2016, probabilmente a inizio 2017), dall’altro la volontà di reagire rafforzando la vocazione alpina della nostra città, con l’attribuzione del titolo di città alpina 2017». L’idea è quindi avviare studi di fattibilità per farne: Zona franca urbana, Polo tecnologico per il trasferimento di tecnologia agli artigiani locali, FabLab come incubatore di start up, spazi per botteghe artigiane tecnologiche urbane, spazi di coworking, housing sociale (oggi 54 famiglie in città ricevono sostegno agli affitti), valorizzazione del Palazzo Linussio per concerti e conferenze, Museo Carnico (con una sede ampia consona all’importanza del suo contenuto), Museo della civiltà alpina e degli Alpini.

Tolmezzo: promotore finanziario si faceva consegnare i soldi dai clienti e li investiva in operazioni rischiose

 

di Luana de Francisco.


Investiva in operazioni sempre più rischiose con i soldi degli altri. A cominciare da quelli di amici e parenti. Decine e decine di migliaia di euro, per un totale di oltre 1,2 milioni in dodici anni. Se li faceva consegnare, prospettando lauti guadagni, e poi li adoperava come meglio credeva, accumulando perdite su perdite, che nascondeva sfoderando estratti conto fasulli. Quando il castello di bugie che era riuscito a costruire spacciandosi per quello che non era più, e cioè un promotore finanziario con un proprio giro di cliente, ha cominciato a franare, nel febbraio del 2015, ha fatto le valigie e, disperato, se n’è andato di casa. La fuga dalle proprie responsabilità, però, è durata poco. Flavio Del Fabro, 58 anni, di Tolmezzo, lo sa bene e nell’interrogatorio sostenuto nei mesi scorsi in Procura ha ammesso i propri errori. Il prossimo scoglio è fissato per il 28 ottobre, quando comparirà davanti gup del tribunale di Udine, per difendersi dalle accuse di appropriazione indebita aggravata, truffa ed esercizio abusivo della professione. Sono stati i finanzieri della Compagnia di Tolmezzo, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pm Paola De Franceschi, a ricostruire le movimentazioni di denaro che il finto broker avrebbe gestito, in piena libertà, a partire dal 2003. Una dozzina le persone che nel procedimento figurano come parte offesa. Il che, considerato che la somma complessivamente contestatagli ammonta a 1.248.248,91 euro, basta a indovinare la portata del danno causato a ciascuno dei suoi ignari clienti. Tutti risparmi che Del Fabro controllava attraverso username e password accessibili a lui soltanto, e con i quali disponeva giroconti e bonifici senza alcuna autorizzazione dei diretti interessati. Di quel patrimonio, ormai, non resta più niente e, considerato anche il debito accumulato con l’Agenzia delle entrate, difficilmente sarà possibile ottenerne risarcimento, anche soltanto parziale. Difeso dall’avvocato Francesco Marcolini, Del Fabro aveva chiesto l’interrogatorio, per spiegare come a spingerlo in quella spirale fossero state le difficoltà economiche in cui si era ritrovato, dopo che la “Copernico Sim spa”, di cui era stato agente fino al 2006, gli aveva tolto l’incarico, e a causa di un prestito a un amico mai restituitogli. Per occultare gli ammanchi – aveva inoltre ammesso –, non aveva esitato a inviare ai clienti, con cadenza trimestrale, i rispettivi portafogli: tutti naturalmente simulati. E ripetuti – aveva aggiunto – erano stati i prelievi effettuati con bancomat di cui i clienti non avevano neppure la disponibilità. A monte della messinscena, con cui aveva tradito anche la fiducia di alcuni familiari e amici stretti, il falso “biglietto da visita” di agente collegato a una qualche impresa d’investimento, banca o intermediario finanziario abilitato al collocamento di strumenti finanziari. Per operare, Del Fabro si serviva di conti correnti accesi presso Iwbank e intestati ora alla moglie, risultata totalmente estranea ai fatti, ora a questo o quel cliente. Al di là degli esiti che il procedimento penale avrà, tra i legali che assistono i risparmiatori c’è già chi pensa a vie alternative per il recupero dei capitali. L’avvocato Roberto Cianci, che segue il primo dei denuncianti, per esempio, sta intramprendendo un tentativo obbligatorio di mediazione con la Copernico, ossia con l’«intermediario» chiamato a sua volta a rispondere di una sorta di responsabilità oggettiva per il proprio ex consulente. Nè esclude un’azione anche nei confronti della Iwbank, per un’ipotesi di omesso controllo.

Carnia: energia elettrica, quante tasse in bolletta altro che riduzioni

di Tita De Stalis Ravascletto.

Trovo spesso, sul mio indirizzo di posta elettronica una frase come la seguente: “vuoi alleggerire la bolletta della luce? Sfrutta questa opportunità”. Cancello la mail e tutto finisce lì. Mi capita però di essere contattato telefonicamente e la mia risposta e sempre la stessa: «Sono socio di una cooperativa da oltre 50 anni, mi trattano bene e non ho alcun motivo per cambiare». L’ultimo a contattarmi, sempre per lo stesso motivo, è stato però insistente al punto da portarmi a pronunciare una bestemmia (lo faccio, forse, ogni 5 anni) e chiudere la comunicazione. Premesso che la società cooperativa che mi fornisce l’energia elettrica è nata oltre 100 anni fa e che l’energia la produce, mi chiedo cosa possa esserci dietro quelle società (che parlano a nome dell’Enel?) che sicuramente agiscono in base a una legge e certamente lo fanno per lucrare. Mi piacerebbe tanto che qualcuno, che ne sa più di me, me lo spiegasse. Generalmente non vado mai a controllare la bolletta della Secab (Società elettrica cooperativa Alto Bût), guardo solo l’importo totale da versare e se questo si mentiene entro una cifra che considero equa, pago e taccio. Recentemente però l’importo da pagare è lievitato sensibilmente, il che mi ha spito a tentare di utilizzare qualche dato per capirci qualcosa ma non ci sono riuscito, così ho pensato bene di rivolgermi agli uffici della società per avere qualche ragguaglio. Ho così scoperto che a fronte di una certa cifra, chiamata “spesa per la materia energia” ne esiste un’altra “spesa per il trasporto e la gestione del contatore” (58% della prima voce), poi una terza spesa per oneri di sistema (33% della prima voce) e una quarta: imposte (10% della prima voce). A tutto va aggiunta l’Iva al 10%, anche sulle imposte (ma dov’è il valore aggiunto?). In definitiva, sul totale, solo il 43% delle cifra richiestami si riferisce al consumo di energia, il 57% sono imposte e tasse. Dov’è quindi la riduzione del prezzo che il Governo periodicamente annuncia ? Ho però scoperto, grazie alla disponibilità del funzionario della Secab, che i consumatori di energia elettrica finanziano gli impianti fotovoltaici e questo contributo potrebbe essere quello che va sotto la voce: spesa per oneri di sistema. Belle fregature, non c’è che dire, e tutto senza che l’utente venga informato. 

Sauris: nuove esercitazioni sul Bivera proteste di sindaci e turisti

di Gino Grillo.
I militari hanno da poco concluso le esercitazioni a fuoco nel poligono del Bivera, ma le proteste non si placano. «È un problema annoso – spiega il neosindaco di Sauris Ermes Petris – nonostante le reiterate proteste da parte della gente e dei sindaci dei Comuni che si affacciano sul pianoro di Casera Razzo, la Regione ha a suo tempo prolungato sino al 2019 la servitù militare nella zona». Sauris è senza dubbio il Comune più colpito da queste esercitazioni. In questi giorni il paese è raggiungibile solamente lungo la strada del Passo Pura. Sulla provinciale della valle del Lumiei infatti sono in corso lavori per la messa in scurezza del ponte a strapiombo sul torrente. Una valida alterativa da sempre è la strada che dal Cadore o dalla Val Pesarina collega il centro abitato transitando per il pianoro di Casera Razzo e quindi Sauris. «Questo ha determinato – prosegue Petris – un notevole minor afflusso di turisti in questo periodo, a discapito dell’economia paesana che si base fortemente sul turismo». Oltre a ciò Petris riporta le proteste di alcuni ospiti dell’albergo diffuso. «L’ordinanza di divieto di accesso alla zona iniziava alle 8, ma quasi sempre chi si presentava sulla strada era fermato già dalle 6.30». Sforamenti di orari e di zone presidiate sono rilevati anche a Forni di Sotto dove alcuni valligiani che posseggono proprietà a Boscur, fuori dalla zona di rispetto e di sicurezza del poligono, hanno dovuto “battagliare” per raggiungere i loro stabili e le loro proprietà. «I soldati si fermano per i controlli dove termina la strada, ma la mappa delimita la zona di sicurezza molto oltre il punto dove si trovano le nostre proprietà». Stessa situazione è avvenuta a Forni di Sopra dove alcuni turisti che dovevano raggiungere per il pernottamento malga Tragonia, esterna all’aera di sicurezza del poligono, sono stati intercettati e fermati dai militari. Non manca chi, all’oscuro di queste manovre a fuoco, sceglie di recarsi in montagna e pernottare nelle malghe, e magari nella mattinata successiva si ritrova in «pieno campo di battaglia». Lino Anziutti, sindaco di Forni di Sopra, ritiene obsolete queste esercitazione che, tra l’altro, si effettuano in un Sic, sito di interesse comunitario per la flora e la fauna che le esercitazioni deturpano e spaventano in un momento delicato che coincide con la nascita dei piccoli. «Stiamo pensando se si deve riproporre, come nel 1978 – chiude Petris – una manifestazione di protesta di tutte le comunità che si affacciano sull’area del poligono del Bivera».

Carnia: l’incognita delle Uti tra Brollo e Barazzutti

di Alfio Anziutti Forni di Sopra.

L’incognita delle Uti tra Brollo e Barazzutti nel merito al frizzante scambio di opinioni tra Franceschino Barazzutti, ampiamente conosciuto come difensore dei diritti dei carnici, e l’attuale sindaco di Tolmezzo Francesco Brollo, desidero dire alcune cose. Tema dello scontro sono le Unioni dei Comuni (UtiI), di cui Brollo è fresco presidente. Vengono elencati capacità decisionali, decentramento, vocazioni economiche dei paesi. Non un progetto, ma solo auspici su un futuro che non si presenta facile, pensiamo alla coesione dei paesi, a un piano generale, alle capacità dei nuovi amministratori, allo sbandierato decentramento. Tutte cose da verificare, uscendo, secondo Barazzutti, «dall’indifferenza e prendendo a cuore il destino della propria terra e ricostruendo lo spirito proprio delle comunità» cioè dei paesi; tracciando, secondo Brollo, «traiettorie sostenibili ma, se serve, audaci», provando «a rialzare le sorti della Carnia come gruppo» della politica. In proposito Brollo chiede «rispetto verso sindaci e amministratori»: ci mancherebbe. Sarebbe bene, penso, che anche lui rispettasse i sindaci e gli amministratori precedenti, cominciando proprio da “quel Barazzutti” (cosí lo ha apostrofato) che rappresenta i sindaci del 1976. Forse Brollo avrà sentito parlare di “quel terremoto” e del riconosciuto impegno di “quegli amministratori” (esempio mondiale che onora il Friuli), oggidí tutti pensionati che Brollo vorrebbe rottamare, senza però il permesso di «brontolare da bordo strada». La Carnia è piena di pensionati e questi vecchi montanari, anche se a Brollo danno fastidio, vorrebbero continuare a dire la propria sul futuro di questa terra. Solidarietà, quindi, al sindaco del terremoto Franceschino Barazzutti e a tutti i pensionati della montagna: sempre nel nome della Carnia.