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Klagenfurt: Governo austriaco “non verseremo più neanche un euro”, Land della Carinzia verso il fallimento

di Marco Di Blas.

La partita a poker tra il governo austriaco e i creditori di Hypo Bank si è conclusa ieri, alle 17.30, quando i due giocatori hanno messo sul tavolo le carte. La proposta di chiudere la drammatica controversia accettando un rimborso delle obbligazioni della defunta banca carinziana ridotto al 75% del loro valore nominale (8,25 miliardi, anziché 10,2) è stata respinta. Chi ha perso? Forse entrambe le parti. I creditori, perché incasseranno probabilmente meno di quegli 8,25 miliardi offerti loro in parte dallo Stato e in parte dal Land Carinzia, che si era dichiarato pronto a dissanguarsi, pur di fare la sua parte. Ma ha perso sicuramente anche lo Stato, che ora si troverà a dover decidere se lasciare la Carinzia al suo destino, con il probabile fallimento. Il comportamento di entrambe le parti ha una propria logica. Per i creditori non si trattava soltanto di una questione, pur importante, di soldi, ma di riaffermare il principio che, se un credito è assistito da una garanzia pubblica (in questo caso la garanzia prestata a suo tempo dal Land Carinzia), questa va integralmente onorata, per non creare un precedente. Altrimenti in futuro qualsiasi altro Stato o regione federale potrebbe seguire l’esempio austriaco. Per lo Stato il problema è di proteggere il proprio bilancio – che ha giù subito devastanti scossoni dal disastro Hypo Bank – lasciando la Carinzia al suo destino, cioè il fallimento. Oppure il governo ora si vedrà costretto a intervenire in aiuto del suo Land, per evitare costosi contenziosi giudiziari che durerebbero sicuramente anni, facendo ingrassare legali e periti, e per proteggere la piazza finanziaria austriaca che uscirebbe compromessa e inaffidabile se un Land fallisse? Il ministro delle Finanze Hans-Jörg Schelling, in margine a un consiglio dei ministri che si è tenuto ieri, ha confermato la sua linea di fermezza: lo Stato non verserà più un euro ai creditori della sua ex banca e questi dovranno vedersela con il Finamzmarktaufsicht (Fma), l’organo di vigilanza sulle banche e sulle società quotate in borsa. Che cosa accadrà ora? In primo luogo si dovrà attendere lunedì, quando si conoscerà ufficialmente quali creditori e per quale importo hanno respinto l’offerta. L’esito sfavorevole al governo austriaco lo si conosce già, perché tra quelli che hanno confermato il loro rifiuto è anche un pool di banche tedesche titolari di obbligazioni Hypo Bank per circa 5 miliardi, vale a dire oltre un terzo dei credito complessivo. Perché l’offerta fosse operativa bisognava che almeno due terzi dei creditori la approvasse. A questo punto entrerà il gioco l’Fma, che stabilirà un taglio del debito e indicherà l’importo di cui i creditori dovranno accontentarsi. Se, per esempio, l’Heta Asset Resolution (la bad bank, che sta amministrando i crediti in sofferenza di Hypo e il patrimonio mobiliare e immobiliare confiscato ai clienti insolventi della banca) verserà ai creditori 5 miliardi, i restanti 6 miliardi andranno richiesti al Land Carinzia, in quanto garante. La Carinzia ha già annunciato di voler contestare sul piano giudiziario la validità di quelle garanzie. Se in quella sede dovesse risultare perdente e fosse condannata a pagare, il fallimento sarebbe inevitabile e i creditori potrebbero rivalersi sul suo patrimonio. Che cosa sia pignorabile e che cosa non lo sia è oggetto di discussione tra esperti, non esistendo precedenti di Länder falliti. Secondo alcuni, quasi nulla di ciò che il Land possiede può essere pignorato, per cui i creditori si troverebbero con un pugno di mosche. Ma altri ritengono invece che i creditori potrebbero metter mano persino sulle entrate fiscali, paralizzando praticamente l’intera operatività del Land.

Tarvisio: benzina giù oltreconfine, la fuga dal Friuli in Austria

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di Giancarlo Martina.

Ora ci si accorge anche a livello nazionale che i prezzi dei carburanti in Italia non scendono quando cala il costo del barile di petrolio. Il costo della materia prima è pressoché dimezzato, ma benzina e gasolio sono scesi solo del 16%. Causa dell’alta tassazione dicono gli esperti, ma la gente sa benissimo che come il valore del barile tornerà a salire, puntuali scatteranno anche gli aumenti alle pompe. E in un paese di frontiera come Tarvisio, dove ci si confronta giornalmente con ciò che accade nelle vicine Austria e Slovenia, questo paradosso è ancora più evidente. Ebbene, oltre confine i prezzi seguono puntualmente, quindi, giornalmente l’andamento del mercato del petrolio, tant’è che ieri al distributore del comune di Villaco, il gasolio era a 0,998 euro e la super 95 a 1,058 e nel Comune, confinante con Tarvisio, di Arnoldstein la benzina era a 1,115 e il gasolio a poco meno. Nel capoluogo della Valcanale al distributore Esso, vicino ai campi di sci, la super con lo sconto regionale ieri era a 1,319 euro e il gasolio a 1,312 euro. Anche in Slovenia prezzi più vantaggiosi: super 95 a 1,268 e gasolio a 1,197. «Siamo stati sempre svantaggiati, ma mai come in questo periodo – afferma Giancarlo Monego gestore del distributore Esso -, purtroppo, noi cerchiamo di fornire servizi, di metterci a completa disposizione del cliente, ma non possiamo fare fronte a una simile concorrenza. C’erano migliaia di villeggianti in Valcanale durante le vacanze di fine anno, ma tutti prima di ripartire, il pieno lo hanno fatto oltre confine». Grave il danno per distributori della vallata, ma questo fenomeno incide sull’intera economia della Valcanale. La giunta comunale, da tempo si sta battendo perchè venga riconosciuta a Tarvisio l’attenzione dovuta per la sopravvivenza della valle. L’anno scorso aveva formulato anche il “Progetto Tarvisio”, presentato alla Regione. Il progetto prevede l’abbattimento delle accise per portare il prezzo nelle pompe di Tarvisio a essere concorrenziale con quelli praticati dai nostri vicini e anche l’introduzione di una fiscalità di vantaggio per le imprese produttive. «Il progetto è mirato – ricorda il sindaco Renato Carlantoni – a far invertire la tendenza di quanto sta accadendo da anni, ossia, che i costi dei carburanti che ora attraggono in Austria e Slovenia, dove chi va a fare il pieno approfitta anche per fare la spesa o per gustare un gulasch o la Sacher torte, possano diventare la nostra attrazione principale per calamitare, con la scusa del carburante a un prezzo migliore, i nostri vicini a vantaggio anche del commercio, della ristorazione e dell’occupazione. Infatti, nel raggio di 50 chilometri risiedono ben 216 mila austriaci e sloveni e solo 6.500 italiani. Perciò, si è stimato che con il nostro progetto, il vantaggio per lo Stato italiano sarebbe una cifra che oscilla tra gli 11 e i 15 milioni di euro l’anno». Purtroppo, nonostante, la presidente Serracchiani e l’assessore alle finanze Francesco Peroni, avessero riconosciuto la bontà del progetto, gli uffici regionali l’hanno bocciato perchè contrario alle direttive europee. «È triste che su un tema così importante si sia lasciata la risposta agli uffici – conclude Carlantoni -, ma noi insisteremo, perchè siamo convinti dei vantaggi che il progetto porterebbe al territorio».

Friuli: è sempre più conveniente il pieno in Carinzia

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di Marco Di Blas.

Il prezzo del petrolio sui mercati internazionali sale e scende allo stesso modo per tutti. Ma, quando ce lo ritroviamo trasformato in benzina e gasolio nelle stazioni di rifornimento, ci accorgiamo che le oscillazioni in su e in giù non avvengono ovunque allo stesso modo. Certo, sul prezzo di vendita all’utente finale pesa l’accisa, cioè l’imposta sulla fabbricazione che entra nelle casse dello Stato. Ed è a causa di questa imposta che da noi il pieno di benzina o di gasolio costa di più che in Slovenia o in Austria. Ma in una certa misura incide anche la concorrenza tra le società petrolifere e i gestori delle pompe di distribuzione, che favorisce il contenimento dei prezzi. Sono tutte queste ragioni insieme che hanno fatto sì che da qualche giorno i carburanti in Austria – ma soprattutto in Carinzia – siano scesi ai livelli di quattro anni fa. Per un automobilista italiano significa un risparmio dai 10 ai 15 euro ad ogni pieno. Non sufficienti per giustificare un viaggio fino in Austria, ma, se si è già da quelle parti – per esempio, perché si è in gita nel Tarvisiano o in visita ai mercatini di Natale di Villach o Klagenfurt – un pensierino conviene farci. Da Tarvisio ad Arnoldstein sono soltanto una dozzina di chilometri e il distributore si trova proprio lungo la strada principale, senza bisogno di cercarlo. Ieri il prezzo medio del gasolio si aggirava in Carinzia tra 1,25 e 1,30 euro al litro; quello della benzina, tra 1,30 e 1,33 al litro. Ovviamente, vanno esclusi i distributori nelle aree di servizio autostradali, dove le tariffe sono sensibilmente più alte, come del resto in Italia. Al contrario, vi sono distributori con ribassi significativi. I prezzi minimi li offrivano ieri la stazione di servizio Turmöl di Klagenfurt (1,199 euro al litro per il gasolio) e quella del Magistrat di Villach (1,188 euro). Al distributore di Arnoldstein – quello più vicino al confine italiano, che avevamo menzionato sopra – il gasolio era a 1,274 euro al litro, la benzina a 1,319. Per cercare il distributore che offre i prezzi più favorevoli il Ministero dell’economia mette a disposizione degli automobilisti un sito internet ( HYPERLINK “http://www.e-control.at/de/home” http://www.e-control.at/de/home ) dove è possibile individuare le stazioni di servizio in base al loro indirizzo o indicando il nome del Land o uno dei distretti (Bezirke) all’interno del Land. Appare una carta automobilistica, su cui sono spuntati i 10 distributori che nell’area indicata offrono i prezzi più bassi; per i primi 5 sono indicati anche gli stessi prezzi. Perché soltanto i primi 5 e non tutti? Lo ha stabilito così il legislatore, in conformità a una direttiva europea. Rendendo pubblici i 5 prezzi più bassi, gli altri distributori sono indotti ad adeguarvisi, abbassando anch’essi il prezzo di vendita.

Friuli: le aziende italiane in Carinzia? Pochissime

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di Marco Di Blas.

 L’Aba-Invest in Austria è un’agenzia del Ministero del lavoro che promuove gli investimenti stranieri nel Paese. Lo stesso compito svolgono a livello regionale analoghe agenzie presenti nei Länder. Non in tutti i Länder. Alcuni sono pressoché inattivi su questo fronte, mentre la Carinzia, al contrario, è tra i più intraprendenti: la sua “Entwicklungsagentur Kärnten” (che significa Agenzia per lo sviluppo della Carinzia) promuove dai tre ai quattro work-shop all’anno in tutto il Nord Italia. L’ultimo si è svolto in giugno in provincia di Brescia e ha visto la partecipazione di 130 imprenditori della zona, segno indiscutibile che le proposte carinziane (e austriache) sono molto allettanti: fisco leggero, burocrazia snella, giustizia rapida, incentivi alla ricerca, delinquenza inesistente, possibilità di licenziare ad libitum perché gli ammortizzatori sociali non lasciano nessun lavoratore a terra. Insomma, il mondo sempre sognato da qualsiasi imprenditore. Quanti si sono lasciati sedurre da questi richiami? I dati forniti da Eak sono allarmanti e fanno pensare a una vera e propria fuga oltre il confine di Tarvisio. A Brescia le rappresentanti dell’agenzia hanno riferito di 28 aziende che soltanto nel 2013 si sarebbero insediate in Carinzia. In una nota diffusa tre giorni fa si fa un bilancio degli ultimi 15 anni, nei quali sarebbero ben 400 le aziende italiane che hanno messo piede nel Land confinante, di cui 110 con l’assistenza di Eak, che attualmente sta seguendo 82 nuovi progetti, di cui prevedibilmente l’8% giungerà in porto. Il numero impressiona, ma lascia perplessi e per questo abbiamo usato il condizionale. In primo luogo perché il dato dell’Eak non sembra compatibile con quello fornito dall’Aba. L’agenzia nazionale, infatti, ha diffuso un comunicato, ripreso in Italia da Il Sole-24 Ore e in Austria da Wirtschaftsblatt (l’unico giornale economico del Paese), in cui annuncia un “record” di insediamenti italiani nel 2013: 35. Insomma, 35 aziende italiane in tutti i nove Länder austriaci, di cui ben 28 (stando ai dati forniti da Eak) sarebbero concentrate in Carinzia. Possibile che soltanto 7 abbiano messo radici altrove? A Vienna, per esempio, che è l’area di maggior richiamo, o in Tirolo, confinante con l’Italia come la Carinzia? Per tagliare la testa al toro siamo andati a cercarle queste aziende nelle zone industriali del Land, che non sono tantissime. Dovrebbero pullulare di fabbriche italiane (400 secondo Eak), mentre invece ne abbiamo trovato solo 8, che diventeranno 9 nel 2015, quando a Hermagor avvierà la produzione anche una start-up di operatori toscani. E tutte le altre? Abbiamo chiesto all’Eak di fornircene un elenco, ricevendo una motivata risposta negativa, «in quanto siamo obbligati all’assoluta confidenzialità nei confronti dell’opinione pubblica e dei media, sia riguardo ai progetti in corso, che ai progetti di insediamento già attuati». D’accordo, ma una fabbrica straniera che monta un capannone e assume manodopera non passa inosservata. Anche nel riserbo di Eak, qualcosa si sarebbe saputo. Sorge allora il legittimo sospetto che i dati forniti dalle due agenzie siano veritieri – trattandosi in entrambi i casi di società pubbliche si deve presumere che non diffondano falsità – ma che vadano riferiti alle “imprese” nella definizione molto ampia che ne dà il codice civile: qualsiasi impresa, anche la gelateria italiana che di recente è stata aperta all’imbocco dalla Hauptplatz di Villach e la srl che un italiano ha costituito ad hoc per comprare un appartamento a Bad Kleinkircheim scaricando l’Iva. Insomma, non fabbriche con macchinari, operai in tuta blu, sudore e viavai di camion, ma qualcosa d’altro. È un’ipotesi in attesa di verifica, ma intanto possiamo stare tranquilli: la fuga di aziende dall’Italia in 15 anni si è limitata a 8 casi.

Tarvisio: ecco l’Alpe Adria Giro tra boschi e laghi maratona senza confini

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di Giancarlo Martina.

Comincia oggi a Villaco l’Alpe Adria Bike Festival, il grande evento dell’anno per bici da strada e mountain bike che mette in risalto le potenzialità delle strade e dei percorsi ciclabili dell’area Senza confini, ormai una meta mondiale per gli amanti e gli sportivi delle due ruote, i graditi turisti che si riversano a migliaia sui percorsi loro riservati. Regina del raduno sarà la “Alpe Adria Giro” di domenica. Si tratta di una maratona ciclistica di 169 chilometri, attraverso Austria, Slovenia e Italia che si svolgerà con partenza da Villaco alle 9. Il percorso toccherà: Tarvisio, Cave del Predil, Bovec, Kranjska Gora, Fusine, quindi ritorno a Villaco. Tarvisio sarà coinvolta anche sabato nel contesto della “Alpe Adria Family Giro”, la pedalata per famiglie su percorso di 30 chilometri che prevede il raduno alle 9 a Villaco per la colazione. La partenza alle 10, quindi, dopo il bel giro, l’arrivo a Tarvisio in piazza Unità. Il ritorno è previsto in pullman. L’iscrizione per il giro delle famiglie è gratuita, si può fare a: [email protected] Inoltre, sempre sabato si svolgerà, la “Alpe Adria Mountainbike Giro” per pedalare, per circa 95 chilometri, senza limiti lungo il “3 country tour” dal lago di Faak (Austria) dove sarà dato il via alle 10, passando per la slovena Kranjska Gora, Fusine e infine, concludere la corsa a Villaco. L’apertura ufficiale della manifestazione sarà oggi alle 10, in piazza Unità a Tarvisio, mentre, a Villaco aprirà la Fiera del ciclista che calamiterà dalle 10 alle 18 di ogni giorno fino a domenica, gli appassionati in Hauptplatz e Rathausplatz. Durante la Fiera, mercato dell’usato, gare per bambini, incontri con i campioni del ciclismo e Trial Show con i campioni della specialità. Informazioni su www.alpe-adria-bikefestival.com. L’effettuazione del programma della manifestazione, infine, comporterà la chiusura delle piste ciclabili che saranno a disposizione dei partecipanti. Sabato, nei tratti che vanno da Camporosso a entrambi i confini, di Coccau e Fusine, dalle 11.30 alle 15 e domenica dal confine con la Slovenia fino a all’ex stazione di Tarvisio Città, dalle 12 alle 15. 

Carnia: “all’Austria và tutta la produzione di legno da sega dei nostri boschi”, il grido d’allarme di Di Marco

Alle prese con un mercato che risente della crisi dell’edilizia residenziale, le segherie della montagna friulana si trovano ora ad affrontare un altro problema di non poco conto: quello relativo alla reperibilità a prezzi competitivi di tronchi da sega. Il grido di allarme viene lanciato da Vittorio Di Marco, capo della Delegazione di Tolmezzo di Confindustria Udine, che ha appena fatto il punto della situazione nel capoluogo carnico con le principali segherie del Friuli montano.

«Oramai non è più neanche questione di prezzo – denuncia al riguardo Di Marco -. Qui, con l’inizio dell’inverno, le aziende che si riforniscono per il 100% sul mercato locale rischiano di restare senza tronchi da lavorare in quanto tutta la produzione di legno da sega dei nostri boschi è stata di fatto “aggredita” e assorbita dalle segherie austriache, espressione di un sistema ben strutturato e dimensionato, che stanno facendo acquisti in casa nostra a loro completo piacimento potendo contare anche su rilevanti contributi statali».

Di Marco non colpevolizza nessuno: «È di evidenza che i proprietari boschivi privati non possono sottrarsi alle ferree logiche della domanda ed offerta e vendano i tronchi a chi li paga di più. Abbiamo avuto in questi giorni contatti con l’associazione dei boscaioli che si sono comunque dimostrati sensibili ai nostri ragionamenti, anche perché sono consci dei rischi connaturati ad avere un solo cliente, quello austriaco, che, in virtù della sua posizione assolutamente dominante, può cambiare dall’oggi al domani le carte in tavola».

Ed allora che fare? Le strade da percorrere sono due: «La prima – sottolinea il capodelegazione – è un appello alla Regione e agli enti locali competenti di immettere al più presto legno fresco sul mercato attraverso bandi di gara, attualmente non previsti. È inoltre interesse strategico che tutti i tronchi vengano lavorati sul posto dalle segherie locali secondo il principio della filiera corta. Ciò significa maggiore occupazione sul territorio, ma sarebbe pure una partita di giro: un aiuto al settore tornerebbe nelle casse regionali anche sotto forma di Irap e di addizionale regionale Irpef. La seconda – conclude Di Marco – è riuscire a sensibilizzare sul problema anche le realtà imprenditoriali più piccole della montagna. L’idea che stiamo elaborando è quella di arrivare ad un’associazione delle segherie per fare massa critica ed avere più voce in capitolo pure nell’acquisto della materia prima».

Friuli: primo anniversario del Micotra Udine-Villaco, in Austria col treno

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di Giusy Gubiani.

Primo compleanno per il Micotra, il treno tranfrontaliero Udine-Villaco e i comitati dei pendolari lo festeggeranno domenica in maniera esemplare: con biciclette al seguito, raggiungeranno la località austriaca di Thor Maglern, da dove rientreranno percorrendo la ciclovia Alpe Adria. Bici più treno, quindi, la formula vincente. Non si tratta di un evento qualsiasi, quanto di una ben fornita spedizione festosa capitanata dai pendolari stessi: «La nostra iniziativa vuole promuovere il Micotra, di cui siamo da sempre i primi sostenitori, trascorrendo una giornata in simpatica allegria». Inaugurato l’11 giugno 2012, il progetto del treno transfrontaliero ha preso avvio, grazie a un finanziamento europeo, dall’intesa tra Regione Fvg e Carinzia, con la collaborazione di Fuc (Ferrovie Udine Cividale) e Öbb (Ferrovie federali austriache). Il servizio, inserito nel programma operativo transfrontaliero Italia-Austria Interreg IV, propone in via sperimentale (fino al 31 dicembre 2013) due coppie di treni che collegano appunto Udine-Villaco, garantendo coincidenze verso Salisburgo, Monaco, Vienna, Praga, e Trieste e Venezia. «Si tratta di un progetto di alto valore qualitativo, voluto fortemente dalla nostra Regione dopo il taglio di tutti i collegamenti transfrontalieri diurni di Trenitalia effettuato nel dicembre 2009. Il 26 maggio, anche la trasmissione di Raitre Report ha trattato il Micotra, autentico esempio di virtuosità ferroviaria», spiegano i pendolari. E allora via, sperando nel bel tempo. Un primo gruppo di pendolari e simpatizzanti partirà da Udine alle 7.07, un secondo a Gemona del Friuli alle 7.29 (Tarvisio BV, ore 8.21). Dieci minuti dopo, già si è giunti a destinazione, da dove la carovana di bici partirà seguendo la ciclovia Alpe Adria: ritrovo a Tarvisio città per il saluto delle autorità (circa alle 9.20). La giornata quindi sarà dedicata allo stare assieme: ognuno potrà decidere se rientrare su binari o pedalando (dai 10 km fino a Tarvisio ai 70 fino a Gemona). La facile ciclovia termina a Resiutta, dove, volendo. I possibili rientri in treno regionali Trenitalia da Tarvisio BV sono tre: ore 14, 16.32, 18.49. Gli organizzatori della giornata ricordano che il biglietto di andata potrà essere acquistato senza sovrapprezzo a bordo del Micotra (come per il supplemento bici di 3,50 euro, valido solo su questo treno; se acquistato in stazione Fs valido anche per il ritorno con Trenitalia. Per informazioni: [email protected], 328-4948235.

Klagenfurt: Friaul, il vicino Sud che seduce gli austriaci

di Marco Di Blas.

Lo sappiamo, gli austriaci amano l’Italia. Fanno shopping nei nostri negozi, frequentano i nostri ristoranti, visitano le nostre aziende vinicole. Senza la loro presenza sotto l’ombrellone Grado, Lignano e le altre spiagge dell’Alto Adriatico avrebbero qualche problema. La Kleine Zeitung, quotidiano della Carinzia e della Stiria, i Länder più vicini a noi, assieme al Tirolo, parla di «seduzione del Sud vicino». Un amore che si esprime anche nella pubblicazione di libri e guide dedicati al nostro Paese e in particolare al Friuli Venezia Giulia, regione più vicina all’Austria. Conosciamo ormai tutto dei coniugi Gisela Hopfmüller e Franz Hlavac, giornalisti di primo piano (ora entrambi in pensione) dell’Orf, la tv pubblica austriaca. Da oltre dieci anni hanno comprato casa a Varmo, facendo del Friuli la loro patria d’elezioni e al Friuli hanno dedicato due libri. Il secondo, dal titolo Friaul erleben. Pflanzen, Küche, Lebensfreude (“Vivere il Friuli. Piante, cucina, gioia di vivere”), è stato presentato in marzo nel municipio di Varmo. Ma non sono i soli ad aver scritto di noi. Ce ne sono molti altri e il fenomeno non può che sorprendere, perché anche gli italiani, specie qui nel Nord-Est, amano l’Austria, la frequentano, provano nostalgia per i secoli di storia comune, ma nessuno di essi finora si è sognato di dedicarvi un libro (a parte quelli di storia, che però si fermano tutti alla caduta dell’impero absburgico). Gli austriaci, al contrario, scrivono e ci descrivono. Alla coppia Hopfmüller-Hlavac citata si affianca Evelyn Rupperti, di Villach, grande conoscitrice del Friuli, che ha dato alle stampe una guida tascabile di Udine. Già il sottotitolo (Trends, Tajut e Tiepolo) lascia intuire che lo spettro dei suoi interessi spazia in campi differenti. Il ragionamento a cui si ispira è che scendere a Udine solo per fare acquisti è tempo sprecato: c’è molto di più da fare e da vedere. Per esempio, percorrere via Paolo Sarpi, facendo la spola da un bar all’altro per un tajut, oppure scoprire perché «in Udine si è così orgogliosi di un artista veneziano di nome Tiepolo». All’intero Friuli è dedicata invece la guida pubblicata da Rudi Palla, dal titolo Auf ins Friaul. Verborgenes, Skurriles. Kulinarisches (“Andiamo in Friuli. Segreti. Curiosità. Gastronomia”. Palla suggerisce ai suoi lettori la scoperta degli aspetti meno noti della nostra regione (e sarebbe interessante capire se forse sono ignoti anche a noi che vi risiediamo), come si evince dalla scritta sulla copertina: Benvenuti dal nostro vicino sconosciuto. Rudy Palla è scrittore e autore cinematografico viennese e può osservarci, quindi, con l’occhio di chi viene da lontano. Ha già compiuto otto tappe nel Nord-Est d’Italia. Da noi ha rivolto la sua attenzione, tra l’altro, ad Aquileia, facendo rotta anche sulle isole Anfora e Safon. Un capitolo è dedicato alle fiera degli uccelli di Sacile. Tanti consigli di viaggio, tanti richiami storici, ma anche tante tentazioni per il palato, con «venti ricette originali friulane». Alpe-Adria Trails è il titolo di un libro di Guido Seyerle, che ha per tema l’itinerario omonimo dallo spartiacque alpino in Carinzia fino a Muggia e alle località dell’Adriatico, attraversando nella prima parte luoghi austriaci (dal Grossglockner a Gmünd), per poi scendere in Slovenia a Kraniska Gora e quindi a Cividale e a Lipica. È un libro di viaggio, che propone itinerari giornalieri, fornisce informazioni sulla viabilità e sulle condizioni delle strade, suggerisce luoghi dove alloggiare alla notte. Non mancano indicazioni per raggiungere punti di interesse che non si trovano direttamente lungo il percorso: uno di questi, per esempio, è il museo della guerra sul monte San Michele. L’itinerario è suddiviso in 43 tappe, che naturalmente non devono essere percorse tutte di seguito. Un’altra guida legata a un percorso è la Parenzana (Die Parenzana), scritta da Janko Ferk e Sandra Agnoli, un lavoro a quattro mani sulle scarne tracce della dismessa ferrovia che tra il 1902 e il 1935 aveva collegato Trieste a Parenzo. Oggi su quel sedime di 123 chilometri non viaggiano più i treni. Al suo posto c’è invece una pista da percorrere a piedi o in bicicletta, per la quale i due autori austriaci suggeriscono un viaggio in 35 tappe, per vedere i paesaggi più belli tra Trieste e l’Istria. Ovviamente anche in questa pubblicazione non mancano richiami alle specialità culinarie della zona.

Paluzza: causa frane in Austria, chiuso il passo che porta a Kötschach Mauthen

di Gino Grillo.

Chiusa per frana la strada che da Paluzza porta a Kötschach Mauthen in Austria. Il dissesto è avvenuto in territorio austriaco. Alcuni grossi massi sono caduti sulla carreggiata che dal Passo porta alla cittadina d’oltralpe, all’altezza del cimitero di guerra del primo conflitto mondiale. Nella zona permane il pericolo di una frana più grande che incombe sulla strada. Il sommovimento franoso ha causato la chiusura del passaggio di merci e persone sin da sabato che è proseguito per tutta la giornata di ieri. Molte persone, che si erano recati al di qua e al di là del Passo hanno quindi dovuto far ritorno alle loro abitazioni transitando per Tarvisio, allungando di un centinaio di chilometri il tragitto. Particolare da sottolineare come le autorità italiane non siano state immediatamente contattate dai colleghi austriaci, tanto che ieri mattina non si avevano conferme dell’impossibilità della non percorribilità della tratta. Solo ieri, in tarda mattinata, come ha confermato il sindaco di Paluzza Elia Vezzi, è stato posto un segnale di chiusura della strada prima di imboccare la salita verso il passo. Oggi in mattinata è atteso un sopralluogo da parte delle autorità austriache per valutare la situazione del versante franoso. «Ogni tre, quattro mesi – dichiara Vezzi – ci troviamo a dover commentare i vari problemi di sicurezza di questa strada. Questa volta il pericolo non si trova in territorio italiano, ma questo significa che, nonostante gli importanti lavori di messa in sicurezza effettuati sulla strada da parte degli austriaci, l’ attuale viabilità sia ben lungi dall’essere sicura». Torna così d’attualità il progetto di un tunnel. «Speriamo che questo metta tutti gli organi interessati d’accordo» chiude il sindaco.

Klagenfurt: dal mito all’oblío, la Carinzia “rimuove” Haider

di Marco di Blas

Non è durato quattro anni il mito di Haider, che molti volevano “santo subito”, dopo la sua tragica morte avvenuta nell’ottobre del 2008. Gli scandali in cui sono coinvolti molti dei suoi successori origine negli anni in cui Haider era in vita e governava. I germi della corruzione erano stati seminati allora. In parte ne aveva beneficiato lo stesso Haider. In parte ne stavano beneficiando i suoi epigoni oggi. Ma oggi, mentre Scheuch e soci stavano passando all’incasso, è intervenuta la magistratura, che ha bloccato tutto, incominciando a far luce su quello che ormai viene definito il System H.. Dalla vendita di Hypo Bank alla cittadinanza austriaca procurata a russi miliardari, dai finanziamenti per gli Europei di calcio alle consulenze fittizie fornite da società di Pr controllate dal partito, dall’appalto del megastadio di Klagenfurt alla vendita di alloggi di edilizia pubblica. Il sistema H. messo in piedi da quando Jörg Haider era diventato Landeshauptmann della Carinzia e addirittura partner di governo a Vienna aveva attinto ovunque finanziamenti per il partito. Ora che i fatti stanno venendo alla luce, che i complici confessano in Tribunale senza neppure la necessità che qualcuno li solleciti, che diventano pubbliche addirittura le registrazioni audio di patti scellerati per incassare soldi in cambio di favori, ora che accade tutto questo i carinziani stanno cambiando opinione sul loro idolo. Avrebbero potuto farlo per ragioni politiche, per il dissesto finanziario a cui aveva condotto il Land (il piú indebitato in Austria). Invece lo fanno per ragioni etiche, perché si sentono traditi dall’uomo che con il loro voto era andato al potere, promettendo di porre fine al sistema di privilegi e di corruttele dei partiti storici austriaci. Secondo un sondaggio dell’istituto Ogm, pubblicato dal “Kurier”, il 54% delle persone intervistate in Carinzia ritiene Haider responsabile del malaffare venuto alla luce in questi ultimi mesi. Un altro 19% ritiene che comunque Haider abbia con corso in qualche misura alla situazione. In altre parole, quasi tre carinziani su quattro incolpano il defunto governatore. E c’è già chi si dice pentito degli onori resigli subito dopo la morte, con funerali che, se non erano di Stato, gli assomigliavano molto. Da piú parti si chiede di cambiare nome al ponte sulla Drava, che il governatore in carica Dörfler aveva voluto intitolare al Doktor Jörg Haider, e di smantellare l’”altarino” eretto dai devoti sulla curva di Lambichl, periferia sud di Klagenfurt, dove Haider era andato a schiantarsi ubriaco a 170 chilometri all’ora contro la colonnina di un idrante la sera del 10 ottobre 2008.