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Tolmezzo: in tempo di crisi anche i maschi-badanti sono il 5,4% del totale

di Gino Grillo.

Le “colf” in otto anni sono quadruplicate e le italiane ora raggiungono il secondo posto. È il dato che emerge da uno studio della Caf Cisl dell’Alto Friuli che fa pure emergere una crescita degli assistenti familiari maschi. Continua ad aumentare il numero di famiglie che si rivolge al Caf Cisl per farsi assistere nella gestione del rapporto di lavoro con un’assistente familiare. Secondo l’ultima rilevazione del sindacato al mese di maggio 2015 il numero negli ultimi dodici mesi è aumentato dell’11,2 per cento mentre nel raffronto con gli ultimi otto anni, data di avvio del servizio, la cifra è di fatto quadruplicata. Una professione che continua nettamente a declinarsi al femminile, anche se i maschi salgono di numero rappresentando il 5,4 per cento del totale: l’anno scorso erano l’1,7 per cento. Le assistenti familiari provenienti dalla Romania sono le più numerose (23,6 per cento) spodestando dalla testa della classifica le ucraine, storicamente le più rappresentative. Le italiane nel corso dell’ultimo anno raggiungono al secondo posto le stesse ucraine con il 21,3 per cento; quindi a seguire le moldave e le polacche con il 10,9 per cento. Distanziate le albanesi, georgiane, argentine, colombiane che rappresentano singolarmente tra l’uno e il due per cento del totale. Ci sono poi singole provenienze da altri Paesi con una rappresentanza totale di ben 22 nazioni diverse. «La cura della persona è un settore in controtendenza rispetto agli altri profili occupazionali – rileva il segretario generale della Cisl alto Friuli, Franco Colautti – Il fatto che il numero delle italiane stia continuando a crescere più delle colleghe di altre nazionalità attesta ancora una volta la necessità di molte connazionali, probabilmente espulse dal mercato del lavoro, di reinventarsi professionalmente cogliendo questa opportunità tra l’altro con elevato contenuto sociale». Il settore delle assistenti familiari secondo le associazioni di categoria continuerà a crescere: oggi in Italia sono presenti 1 milione 655mila badanti, molte nel sommerso, e le stime a livello italiano segnalano un incremento di almeno altre 500 mila entro il 2030. «Crediamo che proporzionalmente anche in Alto Friuli la domanda rispetterà il trend – conclude Colautti – alla luce del consolidato tasso di invecchiamento della popolazione locale».

Gemona: aperto il centro per le badanti, centro di aggregazione nella chiesa di Santa Lucia

a.p. dal MV di oggi

La chiesa di Santa Lucia ha aperto le porte al primo centro di aggregazione per le assistenti straniere che operano nel territorio. Uno spazio che diventerà riferimento abitativo e ricreativo per le badanti, affinché possano, nel tempo libero, trascorrere dei piacevoli momenti in un ambiente sicuro e confortevole. Al momento la stanza concessa, fornita di tv, comode poltrone e una macchina da cucire, verrà aperta solamente una volta alla settimana, il mercoledì dalle 14 alle 16. «Non è molto – ammette la capogruppo delle assistenti straniere Leontina – ma capiamo che è fondamentale conquistare la fiducia di chi ci ospita prima di ottenere le chiavi, così come abbiamo fatto con le famiglie dei nostri anziani ». Un’importante conquista, questo punto di riferimento, che rientra nell’obiettivo del progetto “assistenti familiari straniere e comunità locale” promosso dall’ASS 3 “Alto Friuli” in collaborazione con la parrocchia e il comune. «Credo sia importante dare loro una casa, perché non è dignitoso continuare a vedervi sedute sulle panchine della stazione, nella sala d’aspetto oppure nei parchi – spiega Serenella Dàgaro coordinatrice dell’Ass – noi gemonesi siamo stati aiutati nel riavere le nostre case ed è giusto ora fare la stessa cosa per voi». L’augurio che questa opportunità diventi una vera chance di integrazione per le badanti arriva dall’assessore Vincenzo Salvatorelli che spera in un « effettivo contatto sociale evitando la chiusura all’interno del loro cerchio culturale ».