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Cansiglio: dopo anni di mobilitazione no alle piste di collegamento degli impianti tra il Col Indes e Piancavallo

di Francesco Dal Mas.

Il mondo ambientalista e degli alpinisti festeggia: dopo 25 anni di mobilitazione e proteste contro il collegamento sciistico tra l’altopiano del Cansiglio e il Piancavallo, la Commissione regionale “Vas” (Valutazione ambientale strategica) ha stralciato il progetto dal piano neve.

«È proprio quello che volevamo» commenta Toio De Savorgnani, l’anima del tradizionale raduno di San Martino contro le piste da sci e gli impianti di risalita». «Il Cansiglio deve restare nella sa naturalità e proprio per questo chiediamo la protezione dell’Unesco», insiste Michele Boato, compagno d’avventura di De Savorgnani. «L’intervento, più che un collegamento tra il polo sciistico di Col Indes e quello di Piancavallo, si configura come un sistema di apporto a quest’ultimo – si legge nel rapporto presentato da Vas alla giunta regionale veneta –: Col Indes, infatti, è una stazione sciistica irrisoria e chiusa da anni, mentre quote ed esposizioni sfavorevoli ne rendono improbabile lo sviluppo. Il collegamento, quindi, sarebbe costituito essenzialmente da un sistema di impianti».

Insiste la Vas: «Data la generale scarsa sostenibilità economica degli impianti di apporto – ma anche, e soprattutto, il fatto che esso andrebbe a dirottare una quota di mercato interno verso una regione limitrofa – si ritiene che l’opera sia a priori incoerente con gli obiettivi del Piano neve». Il progetto di collegamento, dopo le osservazioni presentate al Piano Neve che lo contemplava, viene di fatto stralciato. Insomma, non passa. Gli impianti insistono nelle aree europee vincolate come “Sic” e “Zps”.

Esistono, quindi, dei vincoli paesaggistici. «Non possiamo che esprimere viva soddisfazione» commentano De Savorgnani e Boato. Per il collegamento la giunta Illy del Friuli Venezia Giulia aveva previsto, per il triennio 2007-2009, 17 milioni di investimento, da parte di Promotur. Non se n’è fatto niente, in questi anni. Ma il Comune di Tambre è ritornato recentemente alla carica. «Mi dispiace per il mio collega sindaco di Tambre, con quale sto portando avanti un’importante trattativa con la Regione (insieme anche al sindaco di Farra d’Alpago», interviene Giacomo De Luca, sindaco di Fregona.

«Io non sono affatto contrario ad uno sviluppo compatibile dell’altopiano (come il parco eolico sul Pizzoc), ma i presupposti, anzitutto tecnici, e poi economici, per collegare il Cansiglio al Pian Cavallo proprio non ci sono» certifica anche De Luca. «L’opposizione, quasi di principio, proseguita per 25 anni – spiega De Savorgnani – deriva dal fatto che vogliamo evitare la trasformazione di una delle foreste meglio tutelate d’Italia in un altro insediamento modello Piancavallo. Modello oggi più che mai in crisi».