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Trieste: dimissioni degli Assessori in carica, Luca Boschetti entra in Consiglio Regionale

Si chiude ufficialmente lunedì 01 ottobre 2018 la vicenda dei quattro assessori che il presidente del Fvg Massimiliano Fedriga, fin dal primo momento, aveva detto si sarebbero dovuti dimettere dalla carica di consiglieri. Domani, infatti, in Consiglio ci sarà il passaggio di consegne: Sergio Bini (assessore alle Attività Produttive), Barbara Zilli (Finanze), Stefano Zannier (Politiche agricole) e Pierpaolo Roberti (Autonomie locali), saranno sostituiti rispettivamente da Edy Morandini, Luca Boschetti, Alfonso Singh e Antonio Lippolis.I quattro assessori avevano consegnato le proprie dimissioni da consiglieri eletti nelle mani del presidente alla fine di agosto. Sono passati cinque mesi dal giorno delle elezioni in cui il centrodestra guidato da Massimiliano Fedriga aveva stravinto alle urne contro centrosinistra e M5s. Come assicurato da Fedriga in campagna elettorale, gli assessori si sarebbero dovuti dedicare esclusivamente alla giunta. Bypassate, dunque, anche le voci secondo cui ci sarebbero stati alcuni distinguo all’interno della maggioranza, legati soprattutto al voler attendere il ricorso presentato da Lanfranco Sette e Franco Bandelli che potrebbe in caso di vittoria al Tar di Trieste costare il ruolo di consigliere regionale a Bini e Claudio Giacomelli. L’attesa delle dimissioni è stata lunga. La giunta ha dovuto aspettare prima la giunta delle elezioni e poi la convalida delle nomine perché, altrimenti, non ci sarebbe stata la possibilità di sostituire gli uscenti. C’è di più, però, perché a metterci lo zampino è stata anche l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) che ha voluto controllare il casellario giudiziario di tutti gli eletti. Non soltanto di quelli del Friuli Venezia Giulia, ma di tutte le amministrazioni andate a elezioni. Questo, infatti, è un modus operandi valido per tutti le regioni, una richiesta che ha fatto posticipare di qualche settimana l’intero iter.Domani l’Aula di piazza Oberdan sarà chiamata a votare e convalidare le dimissioni dei quattro assessori che sono anche consiglieri. Dopo l’ok i quattro politici di centrodestra resteranno “soltanto” assessori, svestendo il doppio ruolo. La maggioranza, come è ovvio che sia, non perderà però alcun componente visto che i quattro saranno immediatamente sostituiti dai primi dei non eletti nelle rispettive circoscrizioni. Così al posto di Bini entrerà Edy Morandini (mille preferenze con ProgettoFvg a Udine), Luca Boschetti della Lega (mille e 180 nel collegio di Tolmezzo) sostituirà Zilli, Roberti lascerà il voto in Aula nelle mani di Antonio Lippolis della Lega (520 voti a Trieste) e Alfonso Singh del Carroccio (467 preferenze personali a Pordenone) subentrerà in Consiglio a Zannier.

Carnia: CoopCa ripartono anche i rimborsi agli ex soci dopo la sentenza di rigetto dell’autofallimento

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Riprendono i rimborsi agli ex soci CoopCa rimasti invischiati nel crac della storica cooperativa carnica, ormai 4 anni fa. Dopo il rigetto del tribunale di Udine alla richiesta di autofallimento presentata dai liquidatori sociali, Paola Cella (la liquidatrice giudiziale) potrà così riprendere il lavoro e chiudere la settima tranche, la primo a favore dei soci, che aveva a disposizione 2,8 milioni. Il tribunale di Udine, nel sottolineare il fatto che CoopCa avesse già avuto accesso a una procedura di concordato (pertanto ne erano già stati esaminati i libri contabili), pone una nuova questione. La richiesta di autofallimento era stata presentata dai liquidatori (Luigino Battiston e Giovanni Toffoli, assistiti dal legale pordenonese Loris Padalino) in forza del fatto che, a loro parere, il concordato non disponeva dei fondi per i loro emolumenti, 30 mila euro l’anno per tutta la durata della procedura. Ma, innanzitutto, come ha sottolineato Cella in aula, esiste un fondo rischi che potrebbe coprire quelle spese; secondo, per il tribunale la decisione dell’assemblea dei soci di pagare 30 mila euro l’anno non sarebbe legittima poiché arrivata quando il concordato era già stato approvato, quindi c’è la «cessazione del regime di limitazione dei poteri dispositivi della società debitrice».In altre parole, quei soldi erano bloccati e non era compito dei soci deciderne la destinazione. Un bel pasticcio, anche perché, detto che il concordato è salvo, chi pagherà i liquidatori sociali? La buona notizia è che riprendono i pagamenti. La liquidatrice giudiziale, Paola Cella, ha accumulato oltre 2,8 milioni da distribuire ai creditori. Per i privilegiati non ancora saldati sono già andati 79 mila 378 euro e, per tutti i chirografari, è prevista l’assegnazione di 2,8 milioni. L’importo ammonta, quindi, complessivamente a 2 milioni 879 mila 378 euro. In particolare, il progetto di riparto prevedeva il pagamento a favore delle banche di 28 mila euro, pari all’1 per cento dell’importo da assegnarsi complessivamente ai creditori chirografari. Per i prestatori sociali c’era un milione 876 mila euro, pari al 67 per cento del totale. Restavano altri 896 mila euro per altri chirografari iscritti al concordato (il 32 per cento della somma), come previsto nel piano di concordato.Il riparto in questione è stato completamente eseguito nei confronti dei creditori privilegiati, mentre, è stato eseguito solo parzialmente, per un milione e 729 mila 794 euro, nei confronti dei creditori chirografari. Resta, dunque, da ripartire a favore dei creditori chirografari l’importo di un milione e 70 mila 205 euro. Nel 2019 è previsto un altro pagamento che non è stato vanificato dalla richiesta di fallimento. Viaggia su un binario parallelo – e con tutta probabilità avrà il medesimo esito del primo tentativo – la richiesta di autofallimento presentata da Battiston la scorsa settimana anche per l’immobiliare della cooperativa carnica, ImmobilCoopCa. In questo caso non è ancora stata fissata la data per la prima udienza.

Fallimento Coopca: nella vicenda finalmente c’è qualcuno che pensa ai soci

di Antonella Tarussio.
 
Il 13 luglio scorso si è verificato qualcosa di veramente importante per la Carnia (e non solo): dopo 4 anni di rabbia silenziosa, di disperazione dignitosa, di danni diffusi su persone e territorio, il gup di Udine ha emesso un’ importante sentenza nella vicenda CoopCa. I soci, prestatori e azionisti, sono stati accettati come parti civili nel procedimento contro gli amministratori, i sindaci e il direttore generale della storica CoopCa. La richiesta dei 95 soci promotori è stata considerata fondata per tutti i tipi di reati contestati. Adesso si vada avanti! I tempi e le procedure della giustizia sono lunghi ma i carnici sanno aspettare e… vigilare.Desidero ringraziare il “Comitato spontaneo di difesa dei soci” nelle persone dei signori Giuseppe Fabbro e Alberto Barazzutti per il continuo lavoro di tutela dei soci durante questi anni difficili.Fin dalle prime tragiche giornate del crac della CoopCa, in cui nessuno capiva veramente cosa stava succedendo e tutti eravamo sotto shock per la perdita economica, per la scottante delusione e per l’ amarezza di essere stati raggirati, si è costituito spontaneamente il comitato per la tutela dei risparmiatori attorno a dei soci impavidi e perseveranti che hanno tenuto le fila nel momento dello sbando, hanno cercato contatti con avvocati ed esperti, hanno organizzato incontri e dibattiti per accompagnare e sostenere i tanti soci travolti dall’ondata della procedura fallimentare e della perdita dei propri risparmi.Ringrazio il comitato per il continuo lavoro di difesa di tutti i soci e per l’ attività di ricerca , aggiornamento e diffusione delle notizie che da anni continuano a svolgere.Vorrei, invece, esprimere il mio rammarico per l’ esclusione dal procedimento giudiziario per omessa vigilanza sulla CoopCa della Regione Fvg, con tutto il rispetto per le istituzioni regionali e con il sommo rispetto per la magistratura. Le norme in materia di vigilanza sugli enti cooperativi (decreto 2 agosto 2002 n. 220 ) esprimono chiaramente che le Regioni a statuto speciale sono direttamente responsabili della vigilanza sul settore cooperativo, con dovere di ispezioni ordinarie e straordinarie per accertare l’ esatta osservanza delle norme dello statuto, l’ esatta impostazione tecnica, il regolare funzionamento contabile e amministrativo, l’ osservanza delle finalità mutualistiche.Mi chiedo se la revisione cooperativa da parte della Regione si stata svolta come da norma… e se sì perché non ha mai evidenziato anomalie di gestione dei risparmi dei cittadini. Questa attività di controllo è una funzione non a carattere politico, ma istituzionale!Inoltre mi è profondamente dispiaciuto constatare che in nessun programma elettorale ci fosse un accenno sulla vicenda CoopCa: forse perché non si è compreso pienamente quanto enorme sia stata l’ondata di impoverimento e sfiducia che ha sommerso il territorio, che non è solo carnico (troppo piccolo per contare ?) dopo il fallimento della CoopCa. Chiedo, con tutto il rispetto per le funzioni e per le procedure, che la Regione dia segnali positivi nella vicenda del crac della CoopCa (dove “Ca” sta per “carnica”) e che si occupi di questa terra bellissima, fragile e delicata, troppo spesso trascurata e ora stremata da macro e micro fenomeni di impoverimento, non solo economico ma anche morale. Ma la Carnia è anche uno scrigno di cultura e di saggezza, di creatività e di energia. E, soprattutto, sa imparare dalla storia. —

Cavazzo: il 14 luglio 2018 campionamento delle microplastiche e convegno (a Tolmezzo) sulle sponde del Lago

Arriva sul lago di Cavazzo la Goletta dei Laghi di Legambiente, la campagna realizzata in collaborazione con il CONOU – Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati – e Novamont, che da tredici anni attraversa l’Italia per monitorare la qualità delle acque, degli ecosistemi e dei territori lacustri.

Giunta alla sua 13esima edizione, la Goletta dei Laghi tocca per la prima volta le sponde di un lago friulano. Partita il 29 di giugno dal lago di Garda, la campagna giunge al suo giro di boa e dopo il lago dei tre comuni lascerà il nord del Paese per spostarsi in Umbria.

Anche sul Cavazzo i tecnici del Cigno Verde saranno impegnati nel monitoraggio delle microplastiche disperse nelle acque del lago, con l’obbiettivo di aggiungere un ulteriore tassello alla mappatura del fenomeno del lake litter, le micro-particelle di plastica disperse nelle acque dei nostri laghi.

La Goletta dei Laghi da tredici anni attraversa il Paese alla ricerca delle principali criticità che affliggono i bacini lacustri italiani, – spiega Simone Nuglio, responsabile della Goletta dei Laghi – non solo relative alla cattiva o mancata depurazione delle acque, ma all’intero sistema territoriale che insiste sui bacini.”

Sul lago di Cavazzo sarà altresì portata avanti la tradizionale attività di indagine alla ricerca di contaminazione microbiologica, così come da anni avviene per i principali laghi italiani toccati dalla Goletta.

I risultati saranno presentati saranno presentati nell’iniziativa in programma per sabato 14 luglio.

Venerdì 13 luglio, ore 20:30, presso il centro sociale di Alesso, primo appuntamento della tappa friulana “Aspettando Goletta dei Laghi” con la presentazione del libro “Radici liquide”, un viaggio inchiesta lungo gli ultimi torrenti alpini, a cura dell’autrice Elisa Cozzarini – A seguire dibattito sul torrente Leale, il suo biotopo, problemi e prospettive.

Il secondo appuntamento della tappa è previsto alle ore 09.00 di sabato 14 luglio, con ritrovo presso la sede della Nautilago (Alesso, via Tolmezzo 28). Da qui i tecnici della Goletta dei Laghi inizieranno le attività di campionamento alla ricerca di microplastiche, grazie all’ausilio della “manta” un particolare strumento in grado di filtrare le acque del lago e intrappolare fibre e mico-particelle.

A seguire, alle 11.30, sempre presso la sede della Nautilago, conferenza stampa di presentazione del monitoraggio microbiologico effettuato sul lago e presentazione della Carta del Lago, documento per il ripristino e lo sviluppo sostenibile del bacino, redatto e sottoscritto dalle diverse associazioni del territorio che da anni seguono le vicende del territorio.

Interverranno: 

Sandro Cargnelutti, pres.te Legambiente FVG
Simone Nuglio, resp. Goletta dei Laghi
Stefania Di Vito, resp. Scientifica Goletta dei Laghi
Franceschino Barazzutti, rappresentante dei comitati Salvalago,
Arpa FVG
Rappresentanti di Enti e Istituzioni locali

Paularo: quanto ci vuole per sistemare la strada da “Val Bertat Bassa” sino al confine austriaco

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di Giorgio Agostinis – Tolmezzo

Pregiatissimo direttore, vorrei significare il mio disappunto e ritengo anche quello di tutti quelli che dall’Italia vogliono recarsi a bere una birra in Austria attraverso la strada provinciale Paularo – Pontebba per poi, in località “Malga Val Bertat Bassa” o “Cippo di Maria Teresa”, deviare a sinistra per raggiungere malga “Val Bertat Alta” e proseguire quindi verso il confine italo-austriaco e raggiungere in questo modo casera “Stranig Alm”. Ebbene da “Val Bertat Bassa” sino al confine austriaco ritengo che un’auto non dovrebbe avventurarsi, perché, forse, a malapena un fuori strada sarebbe in grado di superare le molte buche, gli avvallamenti, i macigni sporgenti e quant’altro si possa immaginare. Situazione che cambia radicalmente una volta giunti al confine, quando il prosieguo della medesima pista forestale, non asfaltata, assume un aspetto ben diverso e cioè tale e quale a una nostra strada statale, ben livellata senza buche, avvallamenti, massi di ogni tipo e dimensione. Ho parlato di “strada statale” perché la provinciale Paularo-Pontebba, sebbene asfaltata, tanto ha da invidiare alla pista forestale austriaca.Con che faccia ci dobbiamo presentare ai nostri “vicini di casa”? Certamente non possiamo criticare loro alcunché di quanto ci offrono a pagamento.Sono anni che si legge (anche sul Messaggero Veneto) che sono stati stanziati parecchi quattrini per risistemare quel tratto di strada: se qualcuno ha potuto accedervi, è da diverso tempo che è stato tracciato il nuovo percorso e i picchetti che lo evidenziano sono pressoché marci. La sistemazione della strada non ha avuto mai inizio sebbene possa garantire un ritorno economico alle realtà turistico-alberghiere (rifugi), che con parecchi sacrifici riescono a sopravvivere. E forse anche a tutta la Carnia.Non si tratta di un’impresa dispendiosa simile a quella necessaria per la cabinovia che avrebbe dovuto collegare Pontebba a Passo Pramollo.Forse basterebbe una centesima parte di quegli stanziamenti e, senza dubbio, stiamo parlando di un’iniziativa più utile e indispensabile.E allora è giusto dire un “su svegliamoci” ai sindaci di Pontebba, Paularo e dintorni nonché al consigliere delegato alla montagna Mazzolini perché si diano da fare e utilizzare quei fondi stanziati da anni nel bilancio di spesa della Regione.

Carnia: Strasaplàsas e Suiapòsas nel libro “Il finimento del Paese” di Ermes Dorigo

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estratto da “Il finimento del Paese”, KV Romanzi, 2006
di Ermes Dorigo

A Memo piaceva soprattutto la sboccataggine dei toscani, anche se, data l’età, si confondeva e attribuiva ai carnici qual­cosa dei maledetti toscani, di cui aveva letto ai suoi tempi: ficamagna, schioppaculo, piscione, le mele per i seni, l’occhio del sedere, il mischero, una via di mezzo tra il mistico e il bischero, erano il lessico di una scoppiettante popolarità che lui, abituato a vivere nei sotterranei e a vedere la vita dal basso, trovava anche in Carnia, dietro gli orpelli clericali con cui l’avevano deturpata. – Pensa, – diceva a Carminio, mentre giocavano a briscola – pensa a come la chiamano qua in dia­letto: la tuina, la micetta. Oppure la sópa, che è la zolla della terra, e si capisce il riferimento al simbolo della vita, ma anche una zuppa di pane bollito nel latte, che è una vera leccornia. Bisogna abituarsi a guardare questa terra con altri occhi, sotto la crosta dolente e malinconica, quella del libero amore a maggio, diventato invece il mese della Madonna, dell’edoni­smo enogastronomico, delle cantate in compagnia, dei vaga­bondaggi di giovani scioperati alla ricerca sfrontata delle micine. Il dialetto conserva la vivezza di questa vita.

Suiapòsas, erano soprannominati questi giovani anche un po’ fannulloni, asciugapozzanghere, ma non rendo bene, che asciugavano le strade dall’acqua piovana andando avantindietro indietravanti; o strasaplàsas, che si strascinavano da una piazza all’altra, girandoloni, per cui erano definiti prosaica­mente dei sboràs, una fuga casuale di sperma. Anche i carnici, quando morivano, se ne andavano con noncuranza all’altro mondo, come se cambiassero solamente casa e residenza, mica in un qualunque anonimo al di là! O come ora, che li hanno talmente plagiati, che anche quando camminano ritti sembra che stiano in ginocchio! Prova a chiedere a una vec­chia come vuole la morte e ti risponderà con spirito crudele, la crudezza spietata del realismo delle vecchie che sembra cinismo: carta e néta. Vai a un funerale: chi pensa o parla del morto? Curano i loro affari, rafforzano le amicizie e le allean­ze, lo salutano come se facesse un trasloco, tanto tra poco ci trasferiremo anche noi, intanto meglio oggi a lui che a me. Quello carnico è popolo rude e litigioso, tirchio di parole, apparentemente tignoso e tardo, ma in fondo bonario. Essere Carnici non è un caso ma una perfidia del destino, abbando­nati da tutti, anche da Dio; qui non c’è nessun Santo, tanto che hanno lanciato una petizione popolare per averne uno tutto loro, proprio indigeno, non d’importazione, che sono tutti dei venduti. Oggi i Carnici non sono seri, ma seriosi, come se tutto il mondo pesasse sulle loro spalle, convinti come sono, per disgrazie ataviche, di essere malnasùs e malcagàs, malnati e malcagati in questa terra proprio vicino agli austriaci. Sono individualisti e anarcoidi, sì, ma è meglio che pecoroni. E anche caparbi e laboriosi, quando e fin quando hanno voglia, mica come nello Stivale, che si aspetta sempre che qualcuno risolva i problemi. Anche in Carnia si compie ancora l’atto di grattarsi la testa, ch’era il modo popolare di affrontare la povertà. Il carnico ti guarda e ti scruta, non per vederti, ma per sapere quanto vali. Qua sull’intelligenza si è reticenti, per­ché è astratta, e qua contano i fatti non le parole, perciò uno stupido rimane tale, anche se parla bene ma opera male. Anche le donne, nonostante i risciacqui mariani, le sculaccia-panche sono ormai sempre meno, bisogna guardarle bene: arrossiscono ancora, non per pudore, ma per voglia; sono calde, ma non vogliono cacariuzze e occhi appiccicosi addos­so; vanno per le spicce senza tante moine di pavone e se non vogliono non vogliono; quelle che non possono, perché la natura non le ha ben modellate, comunque vorrebbero e sospirano, non per misticismo, ma per invidia delle esche che altre hanno in abbondanza; sono materne e premurose, ma anche fregolose, si danno tutte per aver tutto, così, natural­mente, senza ipocrisia, una sorta di saggezza, perché sanno dove va l’uomo, che è cacciatore in una regione di caccia… – Memo – lo interrompe Carminio, – scarti o non scarti?

Carnia: i sostenitori di Luca Boschetti lo vogliono in Consiglio Regionale

 

Federica Nodale e sostenitori di Luca Boschetti.

Elezioni regionali 2018: 1180 voti, sono stati assegnati a Luca Boschetti.
Vorremmo ricordare che questi voti di fiducia non vengono dal nulla ma dietro ad ognuna di queste preferenze, si celano persone che hanno seguito ed apprezzato il grande e costante lavoro ed impegno del sindaco di Cercivento che in questi anni di mandato, ha affrontato e continua la battaglia dell’acqua pubblica per mantenerne la gestione comunale, affrontato con grandi risultati, azioni concrete di solidarietà, dedicati ad un bambino suo concittadino e bisognoso di cure, lavorato alacremente fino al raggiungimento della vittoria del “No all’elettrodotto in Carnia”, progettato e gestito con grande successo di visitatori la bellissima realtà della “Bibbia a cielo aperto” oltre a tante migliorie per il territorio.
Luca Boschetti è un sindaco amato e molto apprezzato dalla sua gente che lo ha scelto per rappresentare la Carnia all’interno del Consiglio Regionale e che ora confida fiduciosamente nella concreta possibilità che egli possa essere scelto come loro portavoce, dandogli la giusta opportunità di poter sedere ai banchi del Consiglio Regionale.
Molte promesse sono state fatte durante la campagna elettorale ed il popolo carnico, seppur disilluso dalla vecchia politica, ha voluto credere ancora in un cambiamento positivo e fatto sentire a gran voce con questo voto, il grande desiderio di fiducia in una politica che mantenga i propri impegni e la parola data. È questo ció che ci aspettiamo e se c’è una cosa di cui proprio non difetta il popolo carnico, è la memoria che non scorda mai nulla nel bene o nel male e sa essere tanto generoso con chi è stato affidabile, quanto severo con chi non lo è stato.
Confidiamo vivamente nella credibilità di chi ha preso l’impegno di promuovere Luca Boschetti in Consiglio Regionale, tenendo conto dell’alto numero di preferenze a lui assegnate.

Tolmezzo: Presentazione del film ‘Cercivento. Una storia che va raccontata’

Venerdì 25 maggio, ore 20.00 presso Cinema David, piazza Centa 1.

Carnia: “La potenzialità delle Malghe comunitarie” convegno a Paularo e Arta Terme

 «Gestione e valorizzazione delle malghe in proprietà collettiva»: è il tema del convegno in programma a Paularo ed Arta Terme, domenica 13 maggio, nell’ambito della “Setemane de Culture furlane 2018” (www.setemane.it).

Su impulso della Comunità di Valle e Rivalpo, proprietaria di 4 malghe – Cason di Lanza, Cordin, Val Dolce e Valbertad –, il confronto si svolgerà in due sessioni.

Nel corso della mattinata, interverranno presso Palazzo Calice Valesio di Villa Fuori di Paularo, a partire dalle 9, Erik De Cillia del Commitato frazionale di Valle e Rivalpo (“La lungje lote pal ricognossiment dai ûs civics di Rualp e Val / La lunga lotta per il riconoscimento degli Usi civici di Valle e Rivalpo”), Claudio Peresson (“La vite di mont e las sôs potenzialitâts / La vita in Malga e le sue potenzialità”), Stefano Bovolenta (“Zootecnia di montagna e alpeggio: un rapporto imprescindibile?”) e Luca Nazzi (“Malghe collettive: la Comunità gestisce il suo storico patrimonio”), moderati da Ezio Banelli e Mario Pezzetta.

La sessione pomeridiana prenderà il via alle ore 15, presso l’Ex Albergo Savoia (Salone delle Feste di via Roma). Matteo Venier modererà gli interventi di Claudio Lorenzini (“Las monts in Cjargne: un caso storiografico”), Daniele D’Andrea (“La Magnifica Comunità di Cadore: una forma condivisa di gestione territoriale”), Roberto Micheli (“Montagne, pastori e animali: evidenze archeologiche e dati etnostorici a confronto”) e Gianfranco Ellero (“Gli usi civici come fattore identitario e considerazioni finali”).

Alto Friuli: il fascino di Pusea, una riflessione sul futuro della Carnia

di Igino Piutti, Tolmezzo.

Al paese di Pusea, ci si arriva anche da Verzegnis dalla strada che attraversa il lago omonimo. Ci si arriva in macchina, e c’è anche il parcheggio. Ma chi ama il fascino della scoperta deve salire da Cavazzo Carnico. Lasciata la macchina al parcheggio del ristorante al Pescatore, si prende la carrareccia segnalata come Cammino delle Pievi. La strada di accesso al paese infatti è anche un tratto della tappa, tra le Pievi di Cesclans e di Verzegnis, dell’ormai famoso cammino turistico devozionale. La comoda carrareccia ampia e ben tenuta, con i tratti in pendenza sistemati a calcestruzzo, consente di avanzare in gruppo, commentando meravigliati le forre e i dirupi strapiombanti del rio Faeit. Non è difficile immaginare ci fosse un lago, nella notte dei tempi, nell’invaso al cui fondo abbiamo lasciato la macchina. La strada è stata risistemata per le esigenze militari della Prima guerra mondiale, ma la sua costruzione risale senza dubbio almeno all’epoca della conquista romana. Forse più antica, opera dei Celti, che preferivano le montagne ai fondovalle. Manca da tempo un ponte di legno crollato, chissà che non ci pensi Trieste, ora che i Carni non ci sono più!Salendo si discute e si immagina, procedendo in una galleria di verde. Alle spalle l’Amarianna che emerge con la vetta soltanto, bella nel biancore della roccia in contrasto con il verde del rilievo del monte Alz che la copre. Davanti, incombenti il Piçiàt e il Bottai e lo scrosciare dell’acqua del rio Faeit. Il paese emerge dal bosco all’improvviso dopo un tratto in leggera discesa. Una decina di case, in una conca di verde. Non puoi non pensare a un nido d’uccello sospeso tra una montagna e l’altra. 66 abitanti dice la storia fino all’ultima guerra, quando vivere era poco più che sopravvivere, e, per riuscirci, ogni filo d’erba era utile per mantenere in stalla una mucca in più, per far pascolare una capra di più. Nel dopoguerra quando si è capito che emigrando nel resto d’Europa, ci si poteva immaginare una vita meno ingrata di quella a cui costringeva la povertà della montagna, il paese si è in breve dissolto. Come tanti altri in Carnia. Sono rimaste le case. In gran parte ricostruite dopo il terremoto del 1928, dimostrazione evidente delle tecniche antisismiche del tempo. Risistemate dopo il terremoto del 1976. Per chi?A dare la riposta l’abbaiare dei due cani dell’unica abitante. E la voce cordiale di un udinese che da 47 anni vive quassù. “Non stabilmente, solo i fine settimana e durante le ferie!”. Scherzi chiedendogli se c’è l’osteria e ti risponde con la generosa ospitalità dei friulani. Imprecando alla burocrazia, ma offrendoti il suo vino, facendoti sedere al suo tavolo. Spiegandoti la sua scelta! Di primo acchito incomprensibile ma che comprendi bene se ti lasci ammaliare dal respiro della piccola valle, dal silenzio velato dal magico frusciare lontano d’una cascata, contrappuntato dal tubare del cucùlo. È questa la Carnia di domani? Quella di qualche nostalgico e di qualche cittadino in cerca di tranquillità? Perché no? Se tra i nostalgici e gli amanti della tranquillità si torna ai 66 d’un tempo. Ma per riuscirci all’udinese che vorrebbe aprire un punto di ristoro, per offrire ad altri un bicchiere e magari anche un letto, gli dovresti fare un monumento non avvilupparlo in mille pastoie burocratiche, che spengono sul nascere ogni buona intenzione.Basterebbe un articolo di legge che esonera da ogni imposta e tasse le attività produttive di qualsiasi tipo insediate in centri abitati con meno di 500 abitanti, oltre i 500 metri di quota. Esonero esteso all’acquisto e alla ristrutturazione delle case, prima che si riducano in macerie. Provvedimento senza costi ma di grandi risultati!Per il futuro forse Pusea può solo suggerire speranze di buonsenso! Per il suo passato però il paese è già un monumento all’ingegnosità carnica. Mancano tante cose quassù, ma non l’acqua. Per questo è stato il primo paese in Carnia ad avere la luce elettrica nelle case. Nel 1902 tal Giuàn di Tònia s’è fatta la centralina idroelettrica. Di notte la corrente illuminava la case. Di giorno l’energia della turbina veniva utilizzata per azionare un mulino, una sega veneziana, una pialla, un tornio e una mola. Si vedono ancora i resti degli impianti, e fa specie che a nessuno sia venuta l’idea di recuperarli, per farne un piccolo museo. Sarebbe stato un richiamo in più, per non lasciar morire il paese. Recuperare il passato per immaginare il futuro. Non soltanto come romantica nostalgia, ma come monito e stimolo. Anche in questo Pusea è d’esempio. Accanto ai ruderi del passato come uno squarcio sul futuro colpisce la presenza di due lampioni pubblici a led, alimentati dal sovrastante pannello solare. Un prodotto frutto dell’ingegnosità carnica di oggi. Pusea, una meta per una bella passeggiata, ma anche un luogo per riflettere sul futuro della Carnia.