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Tolmezzo: Presentazione del film ‘Cercivento. Una storia che va raccontata’

Venerdì 25 maggio, ore 20.00 presso Cinema David, piazza Centa 1.

Cercivento: il paese delle erbe, i segreti della coop Taviele

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di Giuseppe Ragogna

Perché scappare dalla montagna? I dati demografici rendono fragili le speranze di rimanere, soprattutto tra i giovani. Ma ci sono ancora storie da raccontare come testimonianze di paesi che non vogliono arrendersi: «Quassù ci sono risorse, basta crederci». Emergono i segni di creatività che sviluppano lavoro. Cercivento, che è un puntino sulla mappa geografica vicino all’Austria, rappresenta un esempio di identità. Il comune raccoglie 700 anime nel cuore della Carnia. Lungo i due assi stradali, di Sore e di Sot, molti edifici propongono murales e mosaici che rappresentano scene tratte dalle Sacre Scritture: una Bibbia a cielo aperto. Si esprime così l’anima di una comunità, che si allarga a un abbraccio ideale con Illegio, nel periodo delle mostre ospitate nel piccolo scrigno d’arte, poco distante da Tolmezzo.Ripristino delle taviele. Qua e là ci sono campi ben coltivati con erbe officinali: l’autunno regala ancora qualche fiore con colori vivaci. Il profumo però rimane e si fa intenso nei locali che ospitano l’impianto di essiccazione, dove in un grande contenitore in acciaio inox sono in lavorazione le foglie di melissa. È il regno della cooperativa agricola di Cercivento, la cui ragione sociale è sintetizzata in due parole-chiave che raccontano storie di lavoro e di solidarietà in una terra difficile. La prima parola è taviele, nome di battesimo della cooperativa: significa che un pianoro è stato strappato alla montagna per destinarlo a un po’ di agricoltura. È il risultato di un atto di resistenza all’avanzamento disordinato e irruente dei boschi. La taviele è la tenacia di mantenere fertile una piccola superficie per trarne risorse economiche. È un “piccolo seme” che può aiutare a contenere gli effetti devastanti dei processi di fuga dalla montagna. La seconda parola è saut che mette assieme due significati, i quali si mescolano per rappresentare la filosofia dell’impresa agricola: quello della generosità della pianta del sambuco con quello del sapere inteso come conoscenza delle tradizioni di queste zone ruvide, che non regalano nulla se non il loro fascino. Taviele e Saut sono contemporaneamente il braccio e la mente. Agiscono per dare forza (anche economica) a un progetto che si sviluppa attraverso la forma della coop sociale agricola. Sotto la crosta di una denominazione burocratica c’è il calore dell’inserimento lavorativo sia di persone socialmente svantaggiate sia di disabili psico-fisici. Questa non è un’operazione semplice in un piccolo paese, ma è la testimonianza che i valori autentici della vita sono custoditi con generosità tra i monti. Ogni azione è una conquista. Per esempio, non è stato facile mettere assieme i minuscoli ritagli di terreno sparpagliati nel territorio. L’eccessiva frammentazione delle proprietà è un ostacolo enorme per la montagna. Occorre metterci caparbietà nella ricucitura di micro-situazioni familiari, un’operazione assai complicata perché le persone sono disperse in giro per il mondo. «Gli appezzamenti ci sono stati affidati in comodato gratuito – spiega la presidente della cooperativa, Loretta Romanin, che è il punto di riferimento dell’iniziativa – da alcuni abitanti di Cercivento. Sarebbe stato uno spreco averli lasciati incolti. E da noi non ci si può permettere di buttare via niente. I legittimi proprietari li potranno riottenere quando vorranno». È stato così recuperato poco più di un ettaro di terreno: «Si può sempre migliorare».Inizio dell’avventura. L’idea è stata quella di attingere risorse dalla storia, quando già in tempi lontani il paese si trasformava in ricche sfumature cromatiche, che si rispecchiavano nelle tele di Van Gogh, cariche dei colori delle piante officinali. Dalla lavorazione scrupolosa dei vari tipi di erbe uscivano dei prodotti apprezzati che alimentavano i magri affari di tanti cramârs (venditori ambulanti), i quali, con la gerla sulle spalle o con i muli, girovagavano per le valli andando “per mercati”. Vendevano, scambiavano prodotti e fiutavano il vento delle novità. Oggi le tele dei colori si moltiplicano e abbelliscono una galleria a cielo aperto. In aggiunta, rispetto ai dipinti, si diffondono i profumi della Natura. C’è la riscoperta delle tante erbe che arricchirono storie e leggende, molte delle quali raccontate dal maestro Domenico Molfetta, cantore delle bellezze locali. Per esempio, è ancora sentita la tradizione dei fiori raccolti nei campi per il Mac di San Zuan (il Mazzo di San Giovanni), tant’è che la notte di San Giovanni Battista (24 giugno) è ancora oggi qualcosa di magico: un insieme di riti religiosi che si intrecciano con le feste pagane. I mazzi, una volta benedetti, potranno essere bruciati per tenere lontane le minacce più insidiose del maltempo. I molteplici usi delle erbe risalgono a secoli lontani: almeno al Seicento – Settecento. Oggi tornano in auge: possono integrare il reddito. Serviva però ripristinare una struttura operativa, con un po’ di organizzazione. «Ecco che dalle ceneri di un vecchio progetto degli inizi del Duemila si è innescata la cooperativa – spiega il vicepresidente Mario Ceschia – con idee, entusiasmo e finalità sociali. Sono state rilevate le apparecchiature esistenti e acquistate di nuove. Prima c’era un programma di attività transfrontaliera Italia-Slovenia denominato “Interreg”, che puntava all’uso di fondi comunitari per la promozione delle risorse naturali. Una volta esaurito, c’era il rischio di perdere tutto. Invece, dal 2013, a Cercivento opera la nostra cooperativa che non ha scopo di lucro. Tutti gli utili sono infatti reinvestiti nelle attività sociali». La Taviele è un progetto che vive grazie alla passione dei soci.Esplosione di colori e profumi. I metodi di coltivazione sono rigorosamente naturali. «Il miglior diserbante è costituito dalle nostre mani», spiega con orgoglio Mario Ceschia, che arriva a Cercivento dalla pianura friulana proprio per dare un aiuto. «Non vogliamo robe chimiche – aggiunge – tant’è che usiamo concimi organici. Beh, in questo caso, merita proprio spezzare una lancia a favore della montagna: qui possiamo lavorare la terra in armonia con l’ambiente». Niente meccanizzazione, in quanto è impraticabile per evidenti difficoltà logistiche. Il core business dell’attività è rappresentato da una ventina di varietà di piante officinali e da una decina di aromatiche. La filiera è strutturata nelle varie fasi del lavoro. Le semine sono fatte nel semenzaio all’interno di serre, poi in primavera c’è il trapianto in campo aperto: «E che il tempo ci assista. Ogni stagione ha andamenti diversi, perché non possiamo comandare alla Natura». Da marzo a settembre il lavoro tocca la punta massima dell’impegno. Seguendo i consigli di un’esperta agraria, Elena Valent, e di un funzionario dell’Uti, Franco Sulli, nelle taviele cresce ogni bendidio: menta, melissa, malva, calendula, timo, rosmarino, salvia, camomilla, papavero, fiordaliso. Un altro pezzo di attività consiste nella raccolta di essenze selvatiche: tarassaco, ortica, sambuco, arnica e tiglio. «Ma ci stiamo specializzando – aggiungono – anche nel recupero di alcune coltivazioni autoctone: varietà antiche, come fagioli (la Carnia ha potenzialità immense) e patate». Ogni tipo di pianta ha una sua specifica trasformazione: in parte alimentare (un buon 30 per cento), ma soprattutto nel settore della cosmesi, perché garantisce un maggior valore aggiunto. Gran parte di questo lavoro è curata in proprio nei laboratori di essiccazione dai quali escono infusi di ogni tipo, tisane e sali aromatizzati per impreziosire le ricette in cucina. Il trattamento immediato del raccolto valorizza i principi attivi. La parte della cosmetica (crema idratante, latte detergente, deodorante, shampoo doccia, oli balsamici) è curata invece da una società cooperativa di Padova molto quotata nel campo dell’erboristeria. «Noi non abbiamo le attrezzature – spiega la presidente Romanin – per quel tipo di lavorazione, così ci siamo affidati all’azienda con la quale avevamo già un rapporto di fiducia. In Carnia non c’è nessuna ditta, in futuro vedremo che cosa fare perché puntiamo decisamente sul made in Friuli». La commercializzazione avviene attraverso il marchio Saut, con tanto di fiore di sambuco stilizzato sulle confezioni. Il mercato locale è fondamentale, e quindi le iniziative sono curate nei minimi dettagli. «Cerchiamo di sfruttare ogni opportunità – spiega la presidente – valorizzando i rapporti diretti con i consumatori che puntano sull’originalità e sulla freschezza». Le attività di vendita si svolgono attraverso lo spaccio aziendale di Cercivento, il sistema eco-solidale, i gruppi di acquisto friulani (che prenotano già prima del raccolto) e le manifestazioni di maggior richiamo (Friuli Doc a Udine e Filo dei sapori a Tolmezzo). Una particolare attenzione riguarda i contatti on-line, gestiti con il coinvolgimento di “reti carniche”, attraverso social e web: come Cort store, che pratica l’e-commerce, o come Natural Carnia, che è riuscita ad aggregare sistemi di imprese per rilanciare l’immagine del territorio. Produzione, trasformazione e commercio ruotano attorno a un concetto imprescindibile in questa parte del Friuli: l’identità della Carnia.

Carnia: “Note di vita bellica in Carnia 1916-1917” con “I fusilâz” e “Le Portatrici carniche”, sei spettacoli che rileggono la Storia

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R.C. dal MV di oggi.

Una rassegna nuova, e non soltanto perché si affaccia per la prima volta in Carnia: nuova anche per il suo modo di raccontare la Grande Guerra. Si tratta di “Pace alla guerra”, “Note di vita bellica in Carnia 1916-1917”, in scena con sei spettacoli a partire da martedì 25 aprile fino a sabato primo luglio in diversi paesi e città tra Carnia e Friuli. Sei performance fra storia, teatro e musica, che andranno in scena il 25 aprile a Cercivento, il primo maggio a Timau di Paluzza, il 21 maggio a Tolmezzo, il 2 giugno a Somplago (Cavazzo Carnico), il 29 giugno a Udine e il primo luglio a Forni Avoltri. Protagonisti principali saranno il giornalista Guerrino Pacifici (interpretato da Adriano Giraldi) e il tele-cine-operatore Miro Vojnovich (Maurizio Zacchigna), che racconteranno la Grande Guerra. Con loro anche le attrici Maria Grazia Plos e Roberta Colacino e il gruppo strumentale Lumen Harmonicum, che rivisiterà il repertorio italiano e austro-ungarico del periodo bellico. La cura del progetto (l’idea, i contenuti testuali e musicali, la supervisione) è di Massimo Favento; la regia teatrale è dell’Associazione Mamarogi e le illustrazioni – prodotte ad hoc sui personaggi delle storie, sono di Mauro Zavagno. “Pace alla Guerra” è un progetto di Lumen Harmonicum che si avvale del contributo della Regione Fvg e della collaborazione della Fondazione Luigi Bon. “Pace alla Guerra” è un’anteprima di “Carniarmonie”. «Parlare della Grande Guerra – spiega Celestino Vezzi – ha senso se si esce dalla retorica, si guarda oltre i forzati paraocchi, si dà spazio e voce non solo ai testi ufficiali, ma anche ai diari della gente comune, si evita di citare a ogni piè sospinto la parola Patria quale panacea giustificatrice di ogni scelta. In questo contesto alcuni termini assumono significati precisi e i riferimenti non sono casuali: disobbedienza, sacrificio, diserzione, follia, ideologia, memoria». Proprio queste, infatti, saranno le chiavi di lettura per i singoli episodi. La rassegna s’iniziera il 25 aprile, alle 16 alla Cjase da Int di Cercivento, con il primo spettacolo intitolato “Rapsodia di una pallottola. Backstage per giornalisti & plotone musicale su “I Fusilâz di Çurçuvint” che si raccoglie sotto il “cappello” della disobbedienza. Sul palcoscenico sono gli attori Adriano Giraldi in Guerrino Pacifici e Maurizio Zacchigna in Miro Vojnovich e nel Colonnello; con loro il Gruppo Strumentale Lumen Harmonicum (Chiara Minca – voce, Mauro Verona – corno, Marco Favento – violino, Massimo Favento – violoncello, Denis Zupin – percussioni). Attraverso i dialoghi degli attori e le “spiegazioni” musicali scorrerà un particolare racconto dell’episodio – ormai noto – de “I Fusilâz di Çurçuvint”, il tragico caso di Silvio Gaetano Ortis e di altri tre alpini fucilati dai Carabinieri per essersi rifiutati di sostenere un attacco decisamente suicida contro una postazione austriaca sulle montagne che loro conoscevano tanto bene, pur avendo proposto una valida alternativa. Un caso estremo di disobbedienza (e purtroppo di giustizia sommaria) ancora molto dibattuto nel quale la logica irrazionale della disciplina militare prese il sopravvento su buonsenso e umanità. Lo spettacolo rovescia la prospettiva dando la parola non alle vittime, ma al plotone d’esecuzione. Il secondo appuntamento si terrà il primo maggio alle 16 a Timau di Paluzza nella sala parrocchiale San Pio X, quando si parlerà del senso di sacrificio. “L’amica di Maria” sul mito di Maria Plozner & delle Portatrici Carniche affronterà ancora un caso più e più volte discusso, quello delle Portatrici Carniche, di cui Maria Plozner, uccisa da un cecchino, è l’emblema. Gli spettacoli continueranno il 21 maggio, il 2 giugno, il 29 giugno e il primo luglio con altri quattro episodi-reportage nei quali si rileggono alcune pagine divenute aneddoti e leggende con gli occhi esterni delle persone comuni, dei non protagonisti. 

Cercivento: il ruggito di Ale Pittin «Voglio tornare a volare»

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di Giancarlo Martina
Nel fine settimana a Lillehammer, in Norvegia, nella seconda tappa di Coppa del Mondo della combinata nordica, cominciata con le gare di Ruka in Finlandia, ritorna in pista anche Alessandro Pittin, il 26 enne campione di Cercivento, portacolori della Fiamme Gialle e atleta del gruppo degli sponsorizzati Red Bull. Al vincitore della storica medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Vancouver 2010, e vicecampione del mondo, abbiamo rivolto sette domande per focalizzare il momento. Soddisfatto del lavoro di preparazione effettuato? «Negli ultimi anni, e soprattutto la scorsa stagione, avevo fatto troppi salti brutti e qualcuno anche pericoloso e conseguentemente avevo perso la fiducia in me stesso. Tutto questo è stato difficile da superare e da sistemare: sono stato costretto, infatti, a ripartire praticamente dalle basi. Ho lavorato tantissimo sui trampolini piccoli per curare alcuni problemi tecnici che però non ho ancora colmato. Ho fatto il possibile e quindi posso essere soddisfatto della preparazione». Una curiosità. Quanti chilometri con gli skiroll e di corsa in montagna hai totalizzato e quanti salti dal trampolino ha effettuato nei mesi estivi? «Da maggio a ottobre ho fatto 330 salti, di cui 97 su trampolini da 90 metri mentre i restanti sui trampolini più piccoli. I chilometri fatti in allenamento invece sono difficili da determinare perché ci basiamo esclusivamente sul tempo: a fine ottobre mi ritrovo con poco più di 330 ore totali (solo allenamenti per la parte fondo), di cui il 20% corsa, il 25% bici e il 40% skiroll». La recente vittoria nel campionato italiano sul trampolino piccolo di Predazzo, ti ha dato una buona iniezione di fiducia? «La vittoria è il massimo che potessi fare anche se in realtà mi aspettavo molto di più soprattutto nella parte salto che rimane la mia grossa incognita. È un punto debole su cui bisogna continuare a lavorare. In gara non ho saltato bene e non mi sono affatto piaciuto quindi alla fine non posso considerarmi soddisfatto appieno». Sono proverbiali il tuo impegno e spirito di sacrificio, ma hai risolto i problemi tecnici, insistiamo, che ti condizionavano nei salti sul trampolino? Hai notato dei miglioramenti significativi? «L’obiettivo finale che ho in mente è ancora lontano però la strada che stiamo percorrendo è sicuramente quella giusta. Dalla scorsa stagione ci sono stati dei miglioramenti e anche rispetto all’estate i salti sono migliorati tecnicamente. I problemi non sono del tutto superati ma non manca molto». Sei soddisfatto dell’assistenza assicurata dalla Fisi? Quale è il clima in squadra? «Al termine della stagione 2013 mi sono ritrovato a svolgere un programma diverso dal resto della squadra e finora ho sempre avuto l’appoggio della federazione, anche nei momenti difficili. Anche quest’anno sono stato appoggiato nella mia scelta anche se arrivavo da una stagione molto deludente. Ero convinto, e lo sono ancora, che bisognasse tentare un lavoro diverso sul salto e avevo bisogno di tranquillità e pochi spostamenti per poter dare il massimo. Fondamentale è stato anche l’appoggio delle persone che mi sono vicine e Red Bull, il mio sponsor, che mi ha sempre sostenuto. Pian piano le cose cominciano a funzionare e spero di raccogliere qualche risultato già in questa stagione. Il clima in squadra è abbastanza buono, credo che a questo punto ci voglia solo un buon risultato, singolo o di squadra, per portare quella grinta in più che servirebbe a tutto il gruppo». I tuoi obiettivi per le prime gare al Nord? «La mia stagione inizierà con la tappa di Lillehammer, dove ci saranno anche due gare sul trampolino piccolo. L’obiettivo è quello di iniziare con il piede giusto cercando di finire tra i migliori 20, se dovesse arrivare un risultato migliore sarei davvero soddisfatto». Nel tuo programma c’è la partecipazione ai campionati mondiali? «Ovviamente, è l’appuntamento più importante della stagione e la preparazione spero mi porti ad arrivarci in perfetta forma. Nella gara sul trampolino piccolo difenderò l’argento mondiale di Falun e vorrei farlo nel migliore dei modi».

Cercivento: La Torre al senato stravolge il testo di legge sui fusilâz

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di Luciano Santin.
Il Senato azzera il testo approvato all’unanimità dalla Camera, per restituire l’onore ai fusilâz e a tutti i “giustiziati” per trasgressioni disciplinari. La legge, passata in tre mesi a Montecitorio, è rimasta ferma per un anno e mezzo alla commissione Difesa di Palazzo Madama, e oggi riappare non con qualche modifica, ma stravolta nella lettera e nello spirito. Là dove si chiedeva perdono agli uccisi, si ipotizza di concedere il perdono. E sparisce il coinvolgimento delle scuole superiori, tramite concorso. «Ho servito la patria in divisa, ma non mi ci riconosco più. Rifiuto qualsiasi legge su questi presupposti, rigetto il perdono agli innocenti», è l’amaro e duro commento di Mario Flora, nipote di Silvio Gaetano Ortis, uno dei quattro alpini friulani uccisi. «Li hanno fucilati per la seconda volta», commenta, tranchant, l’onorevole Scanu (Pd), primo firmatario della legge. «Uno schiaffo istituzionale, e l’avallo della tesi per cui a Norimberga sono stati condannati militari ligi agli ordini», aggiunge il compagno di partito Giorgio Zanin, relatore della legge. I due, e altri deputati, hanno redatto un preoccupato comunicato stampa. Barese, figlio d’arte (il padre è stato amministratore Psi), La Torre – dicono – è vicino a D’Alema a dell’Utri e agli ambienti militari. Famoso il suo discorso sugli F35: «Dire tagliamo i caccia e facciamo gli asili nido è un eccesso di demagogia e di disinformazione». La legge Scanu-Zanin approda al Senato il 25 maggio 2015 (data simbolo, così La Torre dirà di voler procedere entro il 4 novembre). Il relatore mette le mani avanti: occorre approfondire demandando il tutto a un comitato ristretto. Nel gruppetto, da lui presieduto, siede anche Maurizio Gasparri, contrario «a un intervento legislativo che sembra avere come fine una riscrittura del passato di orwelliana memoria». In commissione è presente anche Gioacchino Alfano, che esprime il proprio apprezzamento per le modalità scelte. Lo scorso ottobre La Torre relaziona sulle audizioni (non rendendo noti, peraltro i nomi degli auditi e i loro pareri, eccezion fatta per Arturo Parisi). Moltissimi i problemi prospettati: dalla «necessità di decidere se dare la priorità alla memoria o al diritto», al fatto che «l’uso dello strumento giuridico per fornire o riscrivere giudizi morali appare estraneo alla logica dello stato di diritto» e che non si può «giudicare con categorie e sensibilità attuali fatti storici di un secolo fa». C’è poi il rischio di «confondere i piani tra le sentenze che applicavano correttamente la legge vigente (severa ma comunque espressione della forma mentis di un’epoca), e, invece, i casi di arbitraria inflizione della pena capitale, anche senza un processo». Altre difficoltà discendono dal fatto che potrebbe esserci qualche «ombra di incostituzionalità» in merito al «principio di difesa della patria sancito dall’articolo 52», dichiara La Torre (dimenticando che la guerra’15-18 fu di offesa). Aggiunge che ci sarebbero disparità di trattamento con i fucilati di altre guerre (da quelle d’indipendenza alla II mondiale), con i condannati a pene inferiori a quella capitale (e non riabilitati), e che occorre evitare che «i caduti nell’adempimento del dovere o addirittura i decorati si ritrovino, nei fatti, considerati alla stessa stregua di coloro che sono sottratti a quel dovere». Non basta: i discendenti potrebbero nutrire «aspettative economiche risarcitorie, o di recupero emolumenti mai corrisposti», la riabilitazione presuppone «una condotta positiva successivamente alla condanna», (che non c’è stata, essendo i fucilati deceduti). Ancora, i senatori della Repubblica non possono chiedere perdono per sentenze comminate in nome del re, il Tribunale militare di sorveglianza non ha risorse adeguate, l’Albo d’oro è chiuso da cinquant’anni, e occorrerebbe riscriverlo. Infine si boccia l’idea di investire i giovani di un giudizio, trattando l’argomento: non si può infatti fare «troppo affidamento nelle basi culturali di un adolescente».

Paluzza: SOS fusilâz, la legge rischia di ripartire da zero

di LUCIANO SANTIN
Da Roma, in coincidenza forse non casuale con la data del 24 maggio, si è saputo che la legge per i “fusilâz” dovrà affrontare un percorso a ostacoli. La buona notizia è che il Senato esaminerà finalmente la legge Scanu-Zanin volta alla riabilitazione dei “giustiziati per l’esempio”; quella cattiva è che su quest’atto dovuto si addensano delle nubi, e che sin dall’avvio dell’iter si esprimono cautela, dubbi, e anche ostilità, in un quadro molto diverso da quello della Camera, dove il testo era stato votato all’unanimità, e in soli quattro mesi. Il senatore pd Nicola La Torre che da presidente della Commissione giustizia si è assunto il ruolo di relatore, ha precisato che intende fare le cose con attenzione, procedendo ad audizioni e convocando per prima cosa il Comitato tecnico scientifico istituito nel 2014, dal ministro Roberta Pinotti, e composto quasi integralmente da militari. Sottolineata la posizione già espressa dal Comitato, ovvero «che la ricostruzione e la riflessione sulle diverse tematiche, soprattutto le piú controverse, debba essere affidata alla ricerca e al confronto della comunità? degli storici», La Torre ha aggiunto poi di riconoscersi in tale considerazione, richiamando la particolare delicatezza della materia». La cosa potrebbe far ripartire la legge da zero: qualunque modifica, anche minimale, rimanderebbe infatti il provvedimento all’altro ramo del Parlamento. Queste dichiarazioni abbastanza trasparenti hanno fatto da trampolino all’ex ministro della Difesa, il forzista Maurizio Gasparri, che ha annunciato la sua posizione «assai critica in ordine alla praticabilità di un intervento legislativo in materia, che sembra aver come fine una riscrittura del passato di memoria orwelliana», esprimendo conseguentemente «il proprio avviso contrario sul disegno di legge». Dalla Camera, dove è stato relatore della legge, il deputato friulano Giorgio Zanin lancia un allarme. «Lo scenario preoccupa. Già il ritardo registrato dopo il nostro voto faceva temere motivi non esplicitati, riconducibili – come dire – a un lato oscuro, che alla Camera, in sede di discussione, avevamo già avvertito, e che non vorremmo pesasse nella vicenda», dice il parlamentare sanvitese. «Non vorrei che l’idea della riabilitazione fosse percepita da alcuni come un’implicita diminutio del valore delle Forze Armate, smentite nelle loro scelte di cent’anni fa, perché non è cosí. Non c’è un rischio di sistema: l’idea base della catena di comando non viene messa in discussione, però il comando sbagliato, come tale, sì». «Non vorrei che ci fosse una cattiva predisposizione a prescindere, proprio per il valore intrinseco della legge», conclude Zanin. «Io ho parlato di “giubileo civile”, di una richiesta di perdono che trae esempio dalle nuove parole scritte nella morale pubblica. Credo in questo senso che la legge contribuisca a far avanzare la civiltà giuridica del paese. Ma forse è proprio questo il punto su cui l’istituzione è recalcitrante».

Carnia: “I fusilâz”, l’impegno di Marini, conosco la vicenda verrò a Cercivento

di Luciano Santin.

«Conosco bene quella vicenda. Se il primo luglio mi invitano, a Cercivento ci vengo. Come presidente del Comitato storico scientifico per gli anniversari di interesse nazionale, e come tenente degli alpini». Franco Marini, responsabile della struttura scientifico culturale con cui il governo segue gli eventi legati alla Grande Guerra, annuncia la sua presenza alla cerimonia per commemorare i quattro alpini del battaglione Monte Arvenis passati per le armi per aver protestato di fronte all’ordine di attaccare la vetta del Cellon, di giorno e senza copertura di artiglieria. Il “lupo marsicano” ha tra le mani il libro “Compagnia fucilati”, un docu-romanzo nel quale il suo compagno di partito e di scranno senatoriale, Diego Carpenedo, ha ricostruito la vicenda (e che, anni addietro, a Palermo, è stato presentato dall’allora onorevole Sergio Mattarella). Premette che c’è un percorso con doverosi passaggi tecnici in cui è impegnato in primis il Parlamento, percorso che va espletato senza interferenze o sovrapposizioni. Ma assicura che per quanto lo riguarda, non potrà mancare alle onoranze che il territorio deciderà di tributare ai suoi ragazzi “giustiziati” per reati disciplinari. «Dobbiamo trovare una strada per dare un segnale di attenzione e per far sí che lo Stato recuperi una posizione equilibrata su questo episodio e sui tanti altri che si sono purtroppo verificati. Ci sono stati, cent’anni fa, intollerabili casi di ingiustizia, di esecuzioni legate al fatto che occorreva dare un esempio. Nell’esercito italiano, come in tutti quelli dei paesi belligeranti». Già, ma altre nazioni hanno già provveduto a onorare la memoria dei “giustiziati”, e a ricomprenderne moralmente la memoria tra i caduti per la patria. L’Italia è stata molto piú cauta, anche se dalla base come dai vertici sono giunti sull’argomento dei segnali molto netti. La duemila firme on line alla petizione pubblicata sul Messaggero Veneto, i pronunciamenti dei consigli provinciale di Udine e di quello regionale. Nonché il messaggio che la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani ha rivolto al presidente della Repubblica, messaggio cui quest’ultimo ha risposto con parole misurate, ma inequivoche. «È stato redatto un testo di legge che non ha ancora completato il suo itinerario. Lo scorso anno c’è stata un’approvazione unanime alla Camera, ora è giusto aspettare che si pronunci il Senato. Poi occorrerà coinvolgere nel discorso anche il Ministero della Difesa e gli organismi militari interessati». Se Montecitorio ha dato un’approvazione plebiscitaria, trasversale a tutti i partiti, c’è da aspettarsi un voto a favore anche da parte di Palazzo Madama. Il problema, però, sono i tempi tecnici, con le riforme costituzionali che toccano proprio lo stesso Senato, e con pendenze piú pressanti e complicate. All’apparenza, il tempo che rimane sino al primo luglio 2016, un secolo esatto dall’esecuzione degli alpini friulani, dovrebbe essere sufficiente per l’approvazione definitiva del provvedimento. Però non è impossibile che tra sei mesi la legge Scanu-Zanin sia ancora trattenuta nelle pastoie burocratiche. La cosa potrebbe costituire una remora alla presenza del comitato? «Ripeto: è doveroso lasciar lavorare il Parlamento e individuare un percorso rispettoso delle competenze istituzionali. Ciò non toglie che, per la mia sensibilità di persona, di ufficiale delle Penne nere, e di presidente del Comitato, sono pronto a venire a Cercivento, se verrà fatta una commemorazione dei fucilati», dice ancora Marini. «Come ho detto allora vennero commesse anche delle ingiustizie, che è doveroso sanare, anche a distanza di tanti anni. Per questo a Cercivento ci verrò

Cercivento: si cercano volontari per l’Oasi felina

di Federica Nodale.

L’Oasi felina di Cercivento è un luogo in cui i gatti randagi o abbandonati possono trovare un rifugio, cibo, riparo dalle intemperie, cure mediche e coccole. Troverete Anna e le sue preziose collaboratrici! Il loro lavoro si espande anche alla ricerca di nuove case amorevoli per i mici che possono essere adottati. L’Oasi vive esclusivamente di volontariato, sia economicamente che per la sua gestione. Ogni piccolo intervento conta molto. L’aiuto all’Oasi può essere dato in modi diversi a seconda delle possibilità e del tempo disponibili dei volontari. Innanzitutto chi vive in zona può contribuire con il proprio tempo dedicando qualche ora alla cura dell’Oasi e degli ospiti. Inoltre donando cibo, medicinali o altro materiale utilizzabile. Come coperte, lenzuola, sabbia, guanti, detergenti, cerotti, materiale di costruzione ecc… L’oasi felina si trova a Cercivento, in Friuli Venezia Giulia. Se vuoi chiama al numero +39 333 9107397 per fissare un appuntamento.

Cercivento: nuovo mezzo per i vigili del fuoco volontari donato da un consorzio d’imprese

Un nuovo automezzo è a disposizione dei vigili del fuoco volontari del distaccamento di Cercivento. Si tratta di un pick-up Nissan donato dal Consorzio di imprese Fvg5 di cui fanno parte la Icop Spa di Basiliano, la Tomat Spa di Tolmezzo, la Valle Costruzioni srl di Amaro e la Sioss srl di Ronchi dei Legionari. Nel corso di una breve cerimonia l’automezzo è stato ufficialmente consegnato ai volontari del distaccamento di Cercivento da parte dei rappresentanti delle imprese. Successivamente è seguita la benedizione impartita dal parroco di Cercivento don Harry Della Pietra. Il distaccamento di Cercivento opera sul territorio dal 1985 e vi fanno parte una quindicina di volontari, con un’operatività che sfiora i 100 interventi all’anno. Attualmente dispone di due autopompe alle quali si aggiungerà la nuova dotazione. All’incontro hanno preso parte il sindaco di Cercivento Luca Boschetti, il sindaco di Sutrio Manlio Mattia, quello di Ravascletto Ermes De Crignis, oltre al commissario della Comunità montana della Carnia Lino Not e l’ex commissario Dario Zearo. Il Comando provinciale di Udine era rappresentato dal funzionario Valmore Venturini. Il sindaco Boschetti ha sottolineato il ruolo svolto dal distaccamento nel corso degli anni ripercorrendo le tappe che hanno portato all’apertura del presidio. «Il rapporto con le amministrazioni locali è sempre stato contraddistinto dalla collaborazione reciproca – ha sottolineato – e il prossimo anno in occasione del 40mo anniversario del sisma del 1976 è nostra intenzione promuovere una serie di iniziative che coinvolgeranno le componenti volontarie presenti sul territorio». Venturini nel portare il saluto del Comando di Udine ha ribadito l’importanza della componente volontaria che opera con distaccamenti presenti sull’intera Provincia, in grado quindi di assicurare la più ampia copertura del territorio. «I nostri Volontari – ha sottolineato – dedicano il tempo libero per l’attività di addestramento e mantenimento in efficienza dei mezzi e delle sedi: a loro va il nostro grazie più sincero».

Carnia: firma la petizione on-line per la riabilitazione dei “fusilâz” di Cercivento

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Grosse novità per la vicenda storica dei quattro alpini di Cercivento che il 1 luglio 1916 sono stati fucilati dietro al cimitero di Cercivento con un sommario processo avvenuto nella chiesa. Dopo che per anni i parenti, amministrazioni locali e persone comuni hanno provato a percorrere tutte le strade possibili per riabilitare questi quattro ragazzi, finalmente si stanno muovendo i media, con una petizione disponibile sul sito sito del Messaggero Veneto che verrà presentata al Presidente della Repubblica, e che è possibile sottoscrivere a questo link