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Friuli: a novembre si terranno le aste per i negozi CoopCa

di Lodovica Bulian.
Di tempo se ne è perso anche troppo, è l’opinione che circola tra i liquidatori. Perché tutto, in questa storia del crac di CoopCa, compresi i tentativi di salvataggio, sono iniziati tremendamente in ritardo. A partire da quel buco, scoperchiato quando il patrimonio della società era già in fumo e recuperarlo era ormai impossibile. Ora, in attesa che il 29 ottobre il piano di concordato incassi l’omologa da parte del giudice delegato, Lorenzo Massarelli, è il momento di accelerare, per non acuire il passivo e per blindare il realizzo concordatario da una mole di costi di gestione che si fa ogni giorno più pesante. Ecco perché le aste dei negozi partiranno al più presto, fanno sapere dagli uffici di Amaro, i bandi saranno predisposti entro fine mese e le vendite al miglior offerente inizieranno i primi di novembre. La cooperativa è dunque al giro di boa del suo ultimo capitolo di storia, che la porterà, entro il 31 dicembre 2015, a cessare definitivamente l’attività sotto il marchio cooperativa carnica. Il centenario simbolo della mutualità ne uscirà spacchettato, attraverso una scialuppa di salvataggio di cessioni su cui, però, non si sa se riusciranno a salire tutti i negozi. Le ulteriori offerte che si sperava arrivassero non sono state formalizzate, ora la speranza è di “piazzare” anche i supermercati orfani di acquirenti senza dover concedere troppo alla spirale del ribasso dei prezzi. Toccherà poi al liquidatore giudiziale Paola Cella, che sarà nominata il 29 in sede di omologa, e che lavorerà insieme ai liquidatori Paolo Rizza, Giovanni Sgura e Roberto Pittoni, e al commissario giudiziale Fabiola Beltramini, gestire le attività liquidatorie. Le trattative proseguono fino all’ultimo, ma dal ristretto cerchio di una quindicina di negozi per cui sono state messe nero su bianco le manifestazioni di interesse di Coop Nordest, Despar, Conad, Ali e Discount, restano fuori tutti gli altri, per cui si pubblicheranno gli avvisi di vendita. Sul tavolo rimane ferma anche l’ipotesi che più di qualche punto vendita decida di buttarsi nell’avventura dell’autoimprenditorialità: il sindaco di Tarvisio, Renato Carlantoni, ha chiamato a raccolta i sindaci dei territori che rischiano di perdere un punto di riferimento occupazionale, oltre che economico e sociale, con un vertice convocato sabato nella sede CoopCa di Amaro, per avviare un tavolo – con primi cittadini, rappresentanze sindacali, Regione e liquidatori – a sostegno dei dipendenti che coraggiosamente decideranno di trasformarsi in capitani d’azienda, ma anche per «sensibilizzare le attività produttive tutte ad essere presenti nel momento cruciale delle aste che decideranno il futuro dei 600 dipendenti. L’obiettivo è mettere insieme le forze per salvaguardare 400 posti di lavoro». L’autoimprenditorialità «è una strada da seguire che fa onore ai dipendenti ma bisogna dare delle garanzie e delle forme di agevolazione per eventuali start-up per delle persone che inizierebbero a metà vita lavorativa un attività nuova, rinunciando in quel caso, agli ammortizzatori sociali».

Friuli: CoopCa, alla fine solo solo 20 negozi trovano un compratore

di Lodovica Bulian.
Il conto alla rovescia è iniziato. Il primo ottobre è fissata l’udienza di omologa al concordato preventivo di CoopCa, e il giudice delegato Lorenzo Massarelli dirà se per la cooperativa il fallimento sarà ufficialmente un pericolo scampato. Tutto dipenderà dalla relazione con cui il commissario giudiziale Fabiola Beltramini metterà nero su bianco le offerte fin qui pervenute sulla scrivania dei liquidatori, le perdite della società, la situazione patrimoniale al 31 luglio e le effettive possibilità di realizzo concordatario, inizialmente quantificato in 49 milioni di euro. Sono queste, stando a indiscrezioni che trapelano dai blindatissimi uffici di Amaro, dove sono al lavoro Giovanni Sgura, Roberto Pittoni, e Paolo Rizza, che hanno preso le redini dell’azienda dopo la liquidazione, giornate decisive per il risiko sulle trattative, sui negozi e sulle possibili acquisizioni. Sul tavolo ci sono le offerte di Coop Nordest, Alì, Discount, Despar e Conad, per una quindicina di punti vendita su cui, però, incombe il vincolo dell’inscindibilità e delle sovrapposizioni degli interessi su pochi supermercati, di fatto quelli più attrattivi. Ed è proprio questo l’ostacolo maggiore da superare per cercare di mettere al riparo più cessioni possibili e salvare i posti di lavoro. In ballo, arrivate negli ultimi tempi, ci sarebbero anche altre manifestazioni di interesse, non ancora formalizzate, da parte di un gruppo della grande distribuzione attivo anche in Fvg, mentre ne sarebbero arrivate alcune per singoli supermercati o per piccoli spacci di montagna. Non è dato sapere se alla fine le diverse partite si concluderanno tutte positivamente, ma gli ultimi sviluppi suggeriscono che si potrà salvare, al netto degli esiti delle trattative, almeno una ventina di negozi. Su 40, sparsi tra Fvg e Veneto. Senza contare, però, le altre possibili soluzioni su singoli punti vendita, come eventuali affiliazioni alle catene, e l’ipotesi, sempre reale, dell’autimprenditorialità, una strada che stanno valutando molti dipendenti, pur di scongiurare chiusure ed esuberi dolorosi. Che, a oggi, restano ben 400 su 626 posti di lavoro, anche se le ultime manifestazioni d’interesse arrivate fanno sperare che si riesca a mettere in salvo più dipendenti. Infine, ci sono i conti. Le perdite di CoopCa continuano a essere pesanti, ma in linea con la situazione patrimoniale al 31 marzo. Il ritmo del rosso viaggia su poco più di un milione al mese, una soglia giudicata dai tecnici ancora tollerabile, senza intaccare il realizzo concordatario. Chiudere alcuni negozi prima del 31 dicembre, dead line che segnerà la cessazione definitiva di coop carnica, potrebbe far sprofondare la voragine, mettendo nel conto delle perdite magazzini, avviamenti e strutture.

Carnia: appello alla Regione «Salvate l’archivio CoopCa È un patrimonio di tutti»

 

di Lodovica Bulian.
Un appello a Legacoop e alla Regione, affinché nell’ultimo e convulso capitolo della centenaria storia di CoopCa, alle prese con un concordato preventivo che la porterà alla cessazione dei suoi rami vitali entro al fine dell’anno, non vada disperso il patrimonio documentaristico conservato nella sua sede di Tolmezzo. Una raccolta contenente corrispondenza, documentazione contabile, oltre che tutti i numeri delle pubblicazioni semestrali della rivista “La voce della cooperazione” e le fotografie che hanno accompagnato 109 anni di storia di un simbolo sociale, economico e produttivo della Carnia. L’allerta è della studiosa Laura Matelda Puppini, di Tolmezzo, che con una lettera si è rivolta a Legacoop Fvg per assicurarsi che tutta quella «produzione documentaristica vastissima ed importantissima presente nell’archivio della sede di Tolmezzo» non vada persa nel marasma delle operazioni di cessione dei rami aziendali della cooperativa. «Lì dentro c’è anche un mare di fotografie, scattate in diversi momenti storici, che non mi risultano neanche catalogate – scrive -. Vi prego di salvare questo immenso patrimonio storico per il nostro territorio e non solo. Temo – aggiunge – che possibili compratori della sede possano buttare via tutto cancellando la storia economica e culturale, oltre a centinaia di fotografie d’epoca». Ma dagli uffici di CoopCa di Amaro, dove intanto sono al lavoro i tre liquidatori Paolo Rizza, Roberto Pittoni e Giovanni Sgura che hanno preso le redini della gestione della società da qui alla nomina di un liquidatore giudiziale – attesa il 1° ottobre in sede di udienza di omologa al concordato – che a sua volta condurrà le operazioni previste dal piano approvato da tribunale e creditori, assicurano che «non esiste tale pericolo». Quella che giace tra gli scaffali di CoopCa è una testimonianza per immagini e lettere non solo delle tappe dell’azienda nata il 26 aprile 1906, ma anche «della storia del movimento operaio della nostra regione» e degli ideali che «trovarono nel cooperativismo, tenda di pace e molla di progresso, risposta ai loro problemi». Ed è anche «la storia di un felice incontro fra borghesia socialista e proletariato – ricorda la studiosa – della cooperazione del gruppo delle Carniche ma anche di una parte di quella del nordest». Tra le carte di allora c’è pure il «tentativo di creare un ente autonomo forze idrauliche in Friuli e un ente economia montana». Insomma, «vi è un mondo che vide la Carnia in primo piano». Dopo che l’intero patrimonio di CoopCa è stato inghiottito dalla voragine finanziaria senza precedenti per il sistema cooperativo regionale, quei documenti restano «un valore da salvaguardare».

Friuli: crisi CoopCa, fatturato a picco e stop anticipato per alcuni negozi

di Lodovica Bulian.
Si lavora negli uffici CoopCa di Amaro. Dopo l’uscita di scena, sotto gli attacchi di una violentissima assemblea dei soci, del consiglio di amministrazione presieduto da Ermano Collinassi, i tre liquidatori di CoopCa, Giovanni Sgura, Paolo Rizza e Roberto Pittoni, hanno preso le redini della società come ha deciso il tribunale delle imprese di Trieste. Toccherà a loro gestire la continuità aziendale fino alla definitiva cessazione di Coop Carnica prevista al 31 dicembre, e fino alla nomina, in sede di udienza di omologa al concordato preventivo, fissata il 1° ottobre, di un liquidatore giudiziale che traghetterà CoopCa nelle attività di liquidazione e di cessione dei suoi rami vitali. L’obiettivo è quello del massimo realizzo concordatario, ma la prosecuzione delle attività si scontra ora con la freddezza dei numeri e con costi elevatissimi che mettono in discussione la stessa dead line fissata entro fine anno. Il calo di fatturato, dei consumi, la difficile palude finanziaria in cui è finita la cooperativa contestualmente all’istanza di concordato, le forniture sospese e gli scaffali vuoti stanno condannando i negozi marchiati CoopCa a una lenta agonia. Ecco perché i liquidatori stanno valutando se staccare la spina prima del tempo. Non a tutti i punti vendita, ma a quelli che arrancano di più. Una zavorra troppo pesante per il flebile respiro della cooperativa. Una black-list che verrà individuata sulla base delle analisi degli andamenti, dei ricavi e delle performance dei 40 punti vendita sparsi tra Fvg e Veneto, che in questi giorni sono sotto la lente dei liquidatori. Un’ipotesi, quella della cessazione anticipata, prevista dallo stesso piano di concordato approvato al tribunale di Udine. ll nodo risolutivo, infatti, sta nei costi. Che da gennaio a marzo 2015 rispetto a un valore di produzione pari a 21 milioni di euro, sono stati pari a 24 milioni. Pesano, soprattutto quelli del personale dipendente, e rischiano di intaccare la sostenibilità della procedura concordataria, compromettendo un realizzo che si profila già fragile e risicato. Ecco che, se non per tutti i negozi, per più di qualche punto vendita potrebbe scattare la chiusura anticipata. Si tratta di scelte imminenti, che non attenderanno l’udienza di omologa, definite a settembre dai liquidatori, in accordo con il commissario giudiziale Fabiola Beltramini e con il giudice delegato Lorenzo Massarelli, proprio per scongiurare ulteriori perdite – il bilancio 2014 fotografa un rosso di 43 milioni di euro e un debito consolidato di 85 -. Erano stati gli stessi soci prestatori, a più riprese, a puntare il dito sull’opportunità di una continuità aziendale che seppur limitata, avrebbe eroso un attivo concordatario già «insufficiente». La lama, però, è a doppio taglio. Perché se è vero che la gestione corrente è onerosa, era stata pure la stessa società a mettere in guardia rispetto alla possibilità di una chiusura precipitosa, che avrebbe fatto sprofondare ulteriormente il passivo. Rimanenze e avviamenti a quel punto dovevano essere infatti pesantemente svalutati, aveva fatto sapere qualcuno. Ora, però, la situazione è cambiata. Perché CoopCa continua a perdere, e parecchio. Tanto che i tre professionisti che si sono insediati alla guida della società sono impegnati con l’aggiornamento della situazione patrimoniale della cooperativa fino al 30 luglio 2015. I numeri di giugno sono ancora sotto la lente del commissario giudiziale, ma il quadro è già fin troppo chiaro. Tra aprile e maggio si conferma il trend negativo dei primi tre mesi dell’anno, a un ritmo di perdita che sfiora un milione al mese circa. E mentre CoopCa corre velocemente verso la fine della sua storia centenaria, all’orizzonte incombono oltre 400 esuberi. Tanti i dipendenti che non rientrano nelle offerte di acquisto che sono state fino qui presentate da Coop Nordest, Alì, Discount, Conad e Despar, che comprendono il mantenimento di 215 posti di lavoro. Una bomba occupazionale da disinnescare prima di aprile 2016, quando scadrà la cassa integrazione straordinaria.

Crisi Coopca: nominati i tre commissari liquidatori

La sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Trieste ha nominato i tre commissari liquidatori di Cooperativa Carnica, la società di di distribuzione commerciale attualmente in concordato preventivo. Si tratta di Giovanni Sgura, Paolo Rizza e Roberto Pittoni. La decisione è stata assunta nei giorni scorsi a seguito del ricorso per la nomina del liquidatore avanzata dal presidente del Cda di Coopca, Ermanno Collinassi. Il tribunale ha attribuito ai liquidatori i poteri di legge compresi quelli per la redazione dell’inventario (a valore e fisico) per individuare i singoli componenti attivi e passivi del patrimonio. Oltre ai poteri della redazione dei bilanci iniziale e finale di liquidazione e della relazione sull’andamento e sulle prospettive anche temporali della liquidazione.

aggiornamento del 01/08/2015

di Lodovica Bulian
Si è consumato a colpi di ricorsi e decreti l’epilogo della storia centenaria di CoopCa. Dopo mesi di barricate tra cda e soci, sfociate in una violentissima assemblea generale, ora è il tribunale a decretare il time out: con la nomina di tre liquidatori pone fine al braccio di ferro, scioglie il nodo del “doppio” cda e di fatto alza il sipario sull’ultimo atto che accompagnerà la cooperativa fino alla sua definitiva cessazione, prevista a dicembre 2015. Erano stati i soci, infuriati, a tentare il “golpe” nell’ultima assise, quella dello scorso 19 luglio, quando avevano respinto lo scioglimento della società deliberato dal cda, non avevano voluto nominare un liquidatore e forzando la mano avevano votato un proprio consiglio di amministrazione “parallelo” per cercare di prendere le redini della cooperativa. Una sorta di battaglia emotiva, un atto di ribellione nei confronti dei vertici di CoopCa, di cui avevano sempre richiesto le dimissioni. Ma un’azione «insussistente» dal punto di vista giuridico per il legale della società, Giuseppe Campeis, che aveva presentato ricorso. Sgombrando il campo da ogni dubbio ieri i giudici della sezione delle imprese del tribunale di Trieste hanno accolto le ragioni della società e hanno nominato i liquidatori. Si tratta Giovanni Sgura, Paolo Rizza e Roberto Pittoni, gli stessi amministratori entrati a far parte del cda di CoopCa a gennaio scorso per cooptazione. Toccherà a loro traghettare l’azienda da qui all’omologa del concordato, la cui udienza è fissata il primo ottobre e quando il giudice delegato, Lorenzo Massarelli, nominerà il liquidatore giudiziario che gestirà le attività concordatarie e la cessione degli asset vitali di CoopCa. A indicare ai giudici i nomi dei tre membri cooptati come possibili liquidatori in questa fase transitoria è stata la stessa CoopCa nel ricorso. Una scelta motivata da ragioni di «opportunità», poi ravvisate anche dal tribunale, tradotte nella necessità di dare una «continuità gestionale» alla cooperativa e dovute alla disponibilità manifestata dai tre amministratori ad accettare la carica «a un costo non superiore a quello del cda cessato», pari a circa 60 mila euro annui. «Nel ricorso – spiega Campeis – abbiamo indicato le esigenze di continuità gestionale e la disponibilità dei tre cooptati ad accettare la carica nell’interesse della procedura. Il tribunale ha ritenuto evidentemente che i tre professionisti subentrati successivamente alla richiesta di concordato e che hanno già a partecipato ai cda e di conseguenza conoscono la situazione della cooperativa, fossero i più idonei a garantire la continuità dell’azienda in questa fase. Inoltre – aggiunge il legale – il tribunale non ha riconosciuto il cda ombra (quello nominato dai soci) accogliendo così la nostra tesi». Insomma, siamo alla stretta finale. «Si chiude il cerchio – dice il legale -. Questo era l’unico sbocco possibile alla scelta dei soci di non nominare i liquidatori». I tre adesso «dovranno lavorare in pace con il liquidatore che verrà nominato in sede concordato». «Abbiamo accettato l’incarico – gli fa eco Rizza – per cercare, con l’esperienza maturata nel settore, di riuscire ad aiutare la procedura a raggiungere il massimo realizzo possibile». Il cda parallelo, dunque, non ha dunque nessun valore. C’era da aspettarselo, ma i soci non depongono le armi. Il legale dei risparmiatori, Gianberto Zilli, le affila in attesa degli esiti del filone penale aperto dalla procura di Udine che indaga sul dissesto finanziario della cooperativa, sui cui vertici pende l’azione di responsabilità votata in assemblea contro dirigenti vecchi e nuovi. «Aspettiamo di vedere le motivazioni dei giudici di Trieste e poi vedremo il da farsi» afferma il portavoce dei soci, Tommaso Angelillo. Consapevole che sarebbe stata, comunque, una vittoria di Pirro. Il punto è un altro. E’ «il silenzio assordante della politica» denuncia, che alimenta il timore che l’atto di liberalità per il rimborso del 50 per cento del prestito sociale annunciato da Coop Nordest rimanga «solo una promessa. E’ il tempo di avere una risposta».

Coopca: nominato un nuovo cda, azione di responsabilità contro gli amministratori uscenti

 

Il  nuovo Cda di CoopCa, nominato dall’assemblea dei soci ieri, si riunirà oggi per decidere del futuro della coop dopo che la stessa assemblea dei soci non ha approvato il bilancio 2014 né la delibera di messa in liquidazione della società, a prescindere dal concordato giudiziale. Un atto di sfiducia cioè verso il vecchio Cda, con cui i soci prestatori chiedono di dire la loro. Dunque hanno nominato i loro 6 membri del Cda che sostituiscono i 3 in scadenza e i 3 cooptati e non confermati.

 (d.pe. dal MV di oggi))
E Un blitz che ha il sapore della provocazione e della volontà di dare un segnale forte in termini di vigilanza su quello che accadrà da oggi per i soci prestatori e per quello che rimane di CoopCa. I soci prestatori hanno infatti votato all’unanimità i sei componenti del nuovo consiglio di amministrazione di CoopCa. Una nomina contestata dal presidente uscente del cda, Ermano Collinassi, secondo la decisione dei soci è inattendibile in quanto non avevano voluto votare la liquidazione della cooperativa carnica deliberata dal cda uscente. Non soltanto, ma i soci hanno anche annunciato che già in data odierna si terrà, alle 17, il primo vertice del nuovo consiglio di amministrazione chiamato a eleggere il nuovo presidente di CoopCa. Riunione ovviamente che potrebbe essere stoppata dal tribunale di Udine nel caso già oggi procedesse alla nomina del liquidatore. Questi i sei consiglieri eletti ieri al termine dell’assemblea: Giuseppe Fabbro, Sandro Vitti, Saverio Carello, Mirco Zoldan, Tommaso Angelillo e Gabriella Fabbro. L’obiettivo dei soci, come detto, è quello di vigilare sul che cosa e sul come accadrà adesso. Non solo, ma sempre ieri l’assemblea ha votato – sempre all’unanimità , l’azione di responsabilità amministrativa nei confronti degli amministratoti di Coopca. Nel documento approvato, si fa riferimento al fatto che per la vicenda del crac risultano indagate diverse persone che hanno ricoperto ruoli specifici di dirigenza nella cooperativa carnica. Da qui, dunque, la proposta di «azione risarcitoria e/o di responsabilità da esprimersi a cura degli organi societari e/ concordatari competenti nei confronti degli amministratori e sindaci in carica e/o comunque cessati nel corso dell’esercizio 2014 e/o loro aventi causa, per il danno che con le loro condotte e/o omissioni hanno provocato alla società. Analoga azione risarcitoria e/o di responsabilità è stata votata nei confronti del direttore generale, dottor Mauro Veritti e/o di tutti gli altri soggetti apicali a cui possa ritenersi applicabile la disciplina prevista per il direttore generale». Per i soci la battaglia è sì persa, ma la vigilanza continuerà anche perché – come è stato sottolineato – viene adesso auspicato un intervento della magistratura.

Coopca: finale shock, ora il Cda chiede la liquidazione, revisori e i sindaci non «in grado di fornire un giudizio compiuto»

di Lodovica Bulian.
Un intero patrimonio bruciato. Un bilancio 2014 pesantissimo, da cui ora si smarcano collegio dei sindaci e revisori contabili, astenendosi dal giudizio vista la gravità della situazione. E una delibera del consiglio di amministrazione che propone la messa in liquidazione di CoopCa. È l’atto finale della crisi della cooperativa carnica tradotto, nero su bianco, nei punti all’ordine del giorno della prossima assemblea generale dei soci, convocata il 19 luglio a Udine, quando i prestatori saranno chiamati a esprimersi in merito allo scioglimento della società e all’approvazione del bilancio. Un passaggio, quello della liquidazione, deciso dal cda con una delibera dello scorso 8 giugno e che riflette, spiega il legale Giuseppe Campeis, «l’evoluzione naturale della vicenda: si tratta di una soluzione obbligata visto che il cda non ha più compiti, se non gestire il concordato. Anche perché l’attività di liquidazione sarà delegata a un liquidatore nominato dal Tribunale, che dovrà realizzare i cespiti a favore dei creditori». Nei fatti, però, segna l’uscita di scena degli amministratori e il passaggio di CoopCa proprio nelle mani del liquidatore. La notizia ha scatenato l’ira dei soci, che ieri, a tarda sera, si sono riuniti per individuare la linea da tenere in vista delle assemblee separate – province del Veneto, Pordenone e Udine – all’inizio della settimana. «La liquidazione doveva arrivare in novembre con l’istanza del concordato, quando il cda doveva dimettersi. Invece hanno continuato ad amministrare e ora decidono per la liquidazione – tuona il portavoce Tommaso Angelillo – . Questo cda non può dettare il bello e il cattivo tempo. Ci faremo sentire in assemblea». Quando, infatti, potranno approvare o respingere la proposta di scioglimento. Nel primo caso si procederà alla nomina di un liquidatore – Paola Cella il nome proposto da CoopCa nel piano concordatario – o di nuovi amministratori, visto che il cda è in scadenza. E ieri scadeva anche il termine concesso ai creditori per far pervenire il loro dissenso al piano concordatario, ma ci vorrà ancora qualche giorno al commissario giudiziale, Fabiola Beltramini, per il conteggio delle maggioranze. Nel caso abbiano prevalso i sì, come ci si attende, l’omologa del Tribunale al concordato dovrebbe arrivare non prima di settembre. L’epilogo coincide anche con i numeri di una situazione finanziaria disastrosa. Che al 31 marzo 2015 vedeva sprofondare il deficit patrimoniale da 31 milioni di euro a 34 milioni, mentre alla perdita d’esercizio del 2014, pari a 43 milioni di euro, si sommano altri 2 milioni e 800 mila euro di rosso dei primi tre mesi dell’anno. Cifre sui cui i revisori e i sindaci, gli stessi che hanno dato il via libera ai bilanci degli ultimi anni, ora si astengono dall’esprimere un parere. Non sono «in grado – scrivono nella relazione – di fornire un giudizio compiuto».

CoopCa: firmato l’accordo, quasi tutti i dipendenti possibile la cassa integrazione per un anno

L’assessore regionale al Lavoro Loredana Panariti ha reso noto che questa mattina a Roma, nella sede del ministero del Lavoro, è stato sottoscritto l’accordo che prevede l’utilizzo della cassa integrazione straordinaria per procedura concorsuale a favore delle lavoratrici e dei lavoratori della Coopca soc. coop. in concordato preventivo.  L’accordo, di un anno con decorrenza dall’apertura della procedura il 20 aprile scorso, si applicherà a quasi la totalità dei lavoratori, ad eccezione solo degli apprendisti e dei dirigenti.

La cassa andrà a coprire le ore di solidarietà con cui stanno lavorando attualmente parte dei lavoratori, ed eventuali chiusure di negozi. Allo stato, tuttavia, non c’è alcuna previsione immediata della chiusura di punti vendita.

L’accordo è stato siglato al tavolo del Ministero del Lavoro alla presenza dei sindacati di categoria Cgil, Cisl e Uil. Al tavolo ha partecipato anche un rappresentante dell’assessorato al lavoro della Regione Friuli Venezia Giulia, che ha garantito la piena disponibilità a sostenere percorsi di ricollocamento del personale attraverso la formazione.

Coopca: la rabbia dei soci prestatori per i compensi ai professionisti per il piano concordatario

di Lodovica Bulian.

E’ uno dei nodi che proprio non vanno giù ai soci prestatori di CoopCa. Non riescono davvero a comprendere quei «compensi stellari che, sarà anche la legge, ma in un caso del genere per buon senso forse si potevano evitare». Soprattutto perché «sono tutti soldi che vengono sottratti al piano e dunque al rimborso del prestito sociale». Così l’altra sera, in assemblea a Buja, il comitato dei risparmiatori è tornato a puntare il dito sui numeri della procedura concordataria, che ammonta, dopo le rettifiche del commissario giudiziale, Fabiola Beltramini, a 2 milioni e 724 mila euro. La cifra comprende i compensi relativi ai professionisti che hanno assistito la CoopCa «nell’attività funzionale alla redazione e al deposito del piano concordatario». Stando a quanto riportato nella relazione di fattibilità con cui la Beltramini ha dato l’ok al piano concordatario, 467 mila euro sono le spese per gli incarichi dello stesso commissario giudiziale, e 228 mila euro per il liquidatore giudiziale. Senza contare che la società, comunque, ha ottenuto da parte di alcuni consulenti coinvolti una riduzione delle spettanze. Ma il nervosismo dei risparmiatori ora è rivolto tutto alla Regione. Non solo perché all’assemblea «non c’era nessuno di loro, a metterci la faccia», ma anche per i costi «che non ha sostenuto». Chiamano in causa i due “saggi” «incaricati a gennaio – ricorda Tommaso Angelillo – per lavorare a una piano di ristrutturazione del debito che non è mai andato in porto, e che stiamo pagando all’interno di questa procedura». Si tratta di 63 mila 500 euro in tutto, la voce che nella relazione si riferisce al costo dei due consulenti esterni, Gianfranco Verziagi e Sandro Nasi. Soldi che non fanno la differenza in un piano concordatario ora fermo a 25 milioni di euro. Ma la fanno su una «questione di principio» dicono i prestatori. «Noi siamo costretti a vivere con pensioni minime, abbiamo i risparmi di una vita bloccati. Questi consulenti percepiscono paghe da manager da una cooperativa che è sull’orlo del fallimento. E visto che l’incarico di consulenza gli è stato conferito dalla Regione, che li paghi la Regione». Con Verziagi, si legge nella relazione della Beltramini, CoopCa ha stipulato un contratto lo scorso 15 gennaio, che prevede «l’assistenza, il supporto e la collaborazione nell’intera operatività aziendale per un corrispettivo pari a 5 mila 500 euro mensili, al lordo delle ritenute previdenziali e fiscali». Spese che sono a carico della società, insieme a «quelle necessarie per recarsi presso la sede direzionale», in aggiunta a «un corrispettivo di 300 euro per ogni giorno di presenza in azienda, confermando le altre clausole contrattuali». Il contratto siglato nella stessa data per Nasi e finalizzato alla «costruzione del piano industriale e finanziario nell’ambito della procedura di concordato preventivo» fissa un compenso di 300 euro al giorno e prevede a carico di CoopCa anche le spese «necessarie per recarsi in sede». Oltre a «un compenso una tantum di mille 750 euro per l’attività di studio preventivo e di preparazione, nonché per l’acquisizione ed analisi di documentazione e atti». Gli animi sono incendiati e sono in molti a definirsi ormai «disgustati». Anche il consigliere M5s Cristian Sergo, presente all’assemblea di Buja, definisce «grave l’assenza della Regione davanti a tremila famiglie che speravano di saperne qualcosa di più», e si unisce ai soci nel chiedere a Legacoop di «formalizzare, mettendo nero su bianco, l’annunciato atto di liberalità che prevede il 50 per cento del rimborso del prestito sociale».

Friuli: certificata la “fattibilità giuridica ed economica” del piano di concordato per la Coopca

Il commissario giudiziale Fabiola Beltramini si è espressa per la “fattibilità giuridica ed economica” del piano di concordato per Coopca, la cooperativa carnica di consumo. Lo ha scritto nelle conclusioni della relazione depositata ieri sera in via telematica presso la cancelleria civile del Tribunale di Udine. Ora la parola spetterà ai creditori nell’adunanza convocata il 20 giugno. Intanto domani i soci prestatori si riuniranno in assemblea per esaminare la relazione del commissario.

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