Archivio tag: economia – articoli

Timau: lo sfogo di Don Tarcisio Puntel “Siamo dimenticati da tutti, neanche gli immigrati vengono qui”

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Duro sfogo di don Tarcisio Puntel, parroco di Timau che guarda la sua montagna morire. “Siamo dimenticati da tutti, neanche gli immigrati vengono qui. E ora vogliono distruggere quel poco che ci rimane con l’elettrodotto”. Ascolta l’intervista di Radio Spazio 103.

Friuli: sì della Latteria di Venzone al Consorzio agrario

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di Michela Zanutto .

Matrimonio fra Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia e la cooperativa agricola Latteria di Venzone. Martedì davanti al notaio sarà sottoscritto l’atto di fusione per incorporazione. Nessun problema per i 16 dipendenti che passeranno direttamente sotto l’ombrello del Consorzio agrario, anche perché l’obiettivo è triplicare il fatturato, al momento stabilizzato su 2 milioni di euro l’anno. «Finalmente una buona notizia nel settore lattiero-caseario della nostra regione», commenta Fabrizio Morocutti, segretario generale della Flai-Cgil di Udine. «Martedì firmeremo l’ultimo atto dal notaio e dal primo agosto Latteria di Venzone e Consorzio Agrario Fvg formeranno un’unica grande azienda – dice il presidente del Consorzio, Dario Ermacora, che ha curato da vicino tutti i passaggi della fusione –. È un altro tassello, dopo Blanc, verso lo sviluppo di una filiera del latte solo friulano, dai campi alla tavola. Ma anche una garanzia per i consumatori e un’assicurazione della miglior redditività possibile per gli allevatori». E’ chiara la strategia del Consorzio che, dopo il no di Latterie friulane alla fusione, punta ad affermarsi come azienda leader nel mercato friulano. In vista c’è una maggiore remunerazione per i soci conferitori a Venzone: oggi il latte è pagato circa 35 centesimi il litro, ma il Consorzio ne riconoscerà 40. Da venerdì primo agosto, inoltre, i 16 dipendenti della Latteria di Venzone passeranno direttamente in carico al Consorzio agrario del Fvg, anche grazie all’accordo sindacale firmato nei giorni scorsi. Latteria di Venzone è una realtà con dieci dipendenti a tempo indeterminato più sei a termine, tredici soci, uno stabilimento caseario di trasformazione a Venzone, un deposito a Gemona e cinque spacci distribuiti fra i comuni di Venzone, Villa Santina e Percoto. «Lo stabilimento è in grado di triplicare il fatturato, grazie al latte che conferiremo. Inoltre promuoveremo il marchio Latteria di Venzone, valorizzeremo gli spacci che hanno spazi di crescita e lanceremo il formaggio di sola pezzata rossa a latte crudo – spiega il direttore del Consorzio, Oliviero Della Picca –. Un processo graduale perché intendiamo valorizzare la filiera regionale e puntare su prodotti tipici e di grande qualità che i consumatori dimostrano di apprezzare». La mission sarà concentrata su tre prodotti: Montasio di Venzone, Montasio di sola Pezzata rossa, formaggio a latte crudo. Continueranno le produzioni di stracchino, mozzarella e gelato. «Il piccolo può diventare anche bello e importante, se ci sono programmi, idee e persone capaci – sottolinea Morocutti –. L’obiettivo a medio termine è dedicare una parte rilevante dei 1.100 quintali di latte in possesso del Consorzio agrario generando tra latte fresco e formaggi un fatturato di circa 5 milioni di euro. Sarà potenziata la vendita diretta, con investimenti sugli attuali punti vendita per migliorare il servizio offerto».

Friuli: fondi d’investimento russi in corsa per Stroili oro

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di Domenico Pecile

E’ prossima al traguardo l’asta per l’acquisizione, da parte dei fondi d’investimento proprietari, di Stroili Oro, la maggiore catena italiana di gioiellerie, che conta 370 negozi e che ha la sua sede principale e “madre” ad Amaro. Sono sei le offerte più importanti. Tra queste il fondo Clessidra, particolarmente interessato al settore visto che ha già acquisito Buccellati, ma, soprattutto, Vtb capital, private equity e braccio di Vtb group considerato uno tra i maggiori conglomerati finanziari russi, controllato al 60 per cento direttamente dal Cremlino. Il colosso moscovita è guidato da Tim Demchenko. Ieri pomeriggio, l’azienda di Amaro si è premurata di comunicare che «non vi è nessun commento né da parte dell’aziendam né da parte di Investindustrial, suo azionista di riferimento». Stando a quanto riportato dalla stampa di settore, l’obiettivo dei russi sarebbe quello di fare “copia e incolla” della formula vincente di Stroili, vale a dire gioielli per tutti i tipi di acquirenti e per tutte le tasche. Ora tutto è nelle mani di Investindustrial, il fondo di Andrea Bonomi e L-Capital che di Stroili sono gli azionisti di maggior peso, rispettivamente con il 31 e il 20%, nell’ambito di un gruppo più vasto di investitori dove figurano anche Intesa Sanpaolo con il 12%, Wise e 21 investimenti di Alessandro Benetton con il 9% a testa, Ergon, con il 7% e con un piccolo cip anche Francesco Micheli e i De Nora. Da azienda familiare la Stroili Oro Group di Amaro s’è trasformata in una realtà che conta oggi in Italia – come detto – 370 gioiellerie e cresce anche a livello internazionale: dopo l’inaugurazione della sede di Shangai, il gruppo friulano prevede l’apertura di nuovi negozi in altre importanti città cinesi. In Friuli dà lavoro a 250 persone, la maggior parte donne e giovani, 160 dei quali operano nella zona industriale di Amaro: a livello complessivo gli addetti sono 1.800 e producono 210 milioni di ricavi. Il gruppo è sorto nel 2006 dalla fusione di Stroili oro, azienda leader nella gioielleria italiana specializzata nel retail diretto, e Franco Gioielli, la seconda realtà più importante del settore sul mercato nazionale. Secondo indiscrezioni, dalla vendita gli azionisti contano di spuntare un valore pari a 9 volte il margine, ovvero circa 270 milioni di euro comprendendo il debito che si è accumulato.

Carnia: pioggia di denaro come «risarcimento» per l’idroelettico

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Rimangono invariati ed ammontano complessivamente a 2,37 milioni di euro i finanziamenti che entreranno delle casse dei 49 comuni della montagna friulana e pordenonese grazie al riparto consorziale 2014 del Bim, il Bacino imbrifero montano del Tagliamento, operante tra le Province di Udine e Pordenone. Risorse determinanti che serviranno a molti comuni per affrontare interventi in opere pubbliche, acquisto d’attrezzature, progetti integrati. Secondo quanto stabilito dall’assemblea, il riparto dei fondi prevede una quota fissa a tutti i comuni consorziati per un importo pari al 21,41% della somma da ripartire (10.355 euro a testa); ai comuni danneggiati  dalla presenza degli impianti (Forni di sopra, Forni di Sotto, Sauris, Ampezzo, Socchieve, Preone, Enemonzo, Raveo, Villa Santina, Lauco, Ovaro, Tolmezzo, Verzegnis, Cavazzo, Amaro, Venzone, Bordano, Trasaghis, Gemona ed Osoppo) spetterà un ulteriore storno, pari al 55,50% della somma da ripartire (65.770 euro a testa); i comuni rivieraschi d’impianti idroelettrici  che non hanno subito gravi danni dalla sottrazione delle acque invece (Comeglians, Sutrio, Forni Avoltri, Rigolato, Prato Carnico, Arta Terme, Cercivento, Paluzza, Paularo, Chiusaforte, Dogna, Malborghetto, Moggio Udinese, Pontebba e Clauzetto), riceveranno un surplus del 13,09% (20.682 euro a testa); la restante quota del 10% sul totale da ripartire sarà suddivisa in base alla superficie territoriale dei vari comuni.

Il 29 agosto prossimo scadrà il termine per la presentazione dei piani di proposta per l’utilizzo dei fondi da parte dei comuni; «quindi una volta ricevuto l’ok della verifica di conformità da parte delle Comunità montane di competenza ? spiega Domenico Romano, presidente del Bim Tagliamento – le somme messe a disposizione dal nostro Consorzio saranno immediatamente spendibili dalle amministrazioni comunali, ed in questi tempi difficili per le casse dei Comuni ciò riveste importanza primaria, una boccata d’ossigeno per i sindaci nel loro arduo compito quotidiano».

Il Consorzio Bim Tagliamento è un consorzio obbligatorio, finalizzato alla gestione dei sovra-canoni idroelettrici, consistenti in una sorta di indennizzo versato dai concessionari di derivazioni idroelettriche a fronte del consistente sfruttamento delle risorse idriche montane. Lo scopo del Consorzio è di provvedere all’incasso, all’amministrazione e all’impiego dei fondi di cui sopra per interventi intesi a favorire il progresso economico e sociale delle popolazioni dei Comuni stessi o nell’esecuzione diretta o indiretta, ovvero nel finanziamento di opere di pubblica utilità.

Sempre nell’ambito del sostegno al progresso sociale delle popolazioni dei Comuni consorziati, tra gli scopi primari che si prefigge di perseguire il Consorzio BIM Tagliamento rientra anche una particolare attenzione alle attività di ambito culturale, il sostegno alle realtà museali della montagna friulana e pordenonese presenti sul territorio consortile ed il sostegno e la promozione di pubblicazioni e ricerche di valore culturale e scientifico.

Saranno ben 35 infatti le realtà museali della montagna friulana e pordenonese che beneficeranno dei 284 mila euro di contributi stanziati dal Consorzio per l’anno in corso. «In anni in cui la crisi ha sacrificato la cultura sull’altare del risparmio generale di molti enti ? commenta il presidente Romano ? i nostri contributi rivestono un’importanza fondamentale per mantenere in vita strutture e realtà di indubbio valore, che da sole però non potrebbero reggere. Ancora una volta stiamo dando prova del ruolo strategico che il nostro consorzio riveste per lo sviluppo socio-economico della montagna»

Due le consuete fasce di stanziamento. Nella prima, che prevede un contributo di 15 mila euro ad istituzione, sono rientrati 11 realtà museali; nella seconda, con un contributo pari a 3 mila euro,  figurano invece altre 23 istituzioni tra Musei e Centri Etnografici. In virtù poi dello stretto rapporto di collaborazione in essere da lungo tempo con il Museo Carnico delle Arti Popolari di Tolmezzo, fra i più importanti musei etnografici a livello europeo, il Bim ha deliberato di concedere alla Fondazione Museo Carnico «Michele Gortani» di Tolmezzo 50 mila euro.

Per quel che riguarda pubblicazioni, ricerche di valore culturale e scientifico ed eventi culturali il Consorzio ha concesso contributi straordinari per un totale di 60 mila euro.

Ovaro: il Caseificio vince il ricorso per lo spaccio

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di Gino Grillo

Il Tar ha accolto il ricorso del Caseificio Val Tagliamento di Enemonzo e ha annullato la delibera del Comune della Valle Degano che concedeva in affitto provvisorio alla società Friulmont l’edificio di proprietà in località Chialina in Via Carnia Libera n. 86/A/B. La vicenda inizia verso le fine dell’anno scorso, quando l’amministrazione comunale apre un bando per la cessione dell’edificio che era dato in gestione a Friulmont per la vendita di prodotti agricoli, alimentari, zootecnici e artigianali con sede nel nostro territorio regionale. A tale decisione si era opposta la minoranza, ma soprattutto il mercato che ha lasciato andare deserta l’asta. La maggioranza ha quindi accettato in parte le proposte della minoranza emettendo un bando, con scadenza al 31 dicembre 2013, per l’affitto del fabbricato da destinare sempre a rivendita di prodotti locali. Fra le varie offerte la più conveniente economicamente al Comune era quella del Caseificio della Val Tagliamento, che veniva dichiarata aggiudicataria provvisoria dell’asta pubblica. Peraltro, nello stesso giorno, il responsabile del procedimento comunicava l’esclusione della ricorrente dalla gara, insieme a quella delle altre partecipanti, eccetto la controinteressata Friulmont in quanto l’offerta, a differenza di quanto indicato nelle modalità di partecipazione, risultava datata e sottoscritta solo sull’ultimo foglio dei due contenenti l’offerta, invece che su ogni foglio. Così il caseificio di Enemonzo veniva, in autotutela, escluso dalla gara, che veniva aggiudicata provvisoriamente alla Friulmont. Non si sono trovati d’accordo con questa interpretazione gli amministratori del Caseificio Val Tagliamento che ritengono «l’interpretazione ingiustamente restrittiva e illogica, dato che per foglio avrebbe dovuto intendersi la complessiva offerta di due facciate, sottoscritta e datata nello spazio dell’ultima facciata, contrassegnato dalla dizione “firma”». Le due tesi contrapposte, sostenute dagli avvocati Marco Marpillero ed Alessandra Pergolese per il Caseificio, da Teresa Billiani per il Comune e da Nadir Plasenzotti, Roberto Felcaro per Friulmont, ha visto il Tar del Friuli Venezia Giulia pronunciarsi favorevolmente al ricorso avanzato dal Caseificio e ha quindi annullato il verbale della commissione giudicatrice con il quale si escludeva dalla gara la ditta carnica che ha presentato il ricorso e la conseguente dichiarazione dell’azienda Friulmont quale aggiudicataria del locale di Chialina.

Friuli: l’addio di Pelizzo alla Banca di Cividale

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di Maura Delle Case.

Dopo 43 anni alla guida della Banca Popolare di Cividale il presidente Lorenzo Pelizzo si prepara a uscire di scena. Resterà in sella fino al 25 aprile, data di convocazione della prossima assemblea dei soci che oltre ad approvare il bilancio sarà chiamata ad eleggere i nuovi consiglieri. Tre quelli giunti in scadenza di mandato, tra i quali si conta anche il presidente uscente. Che fosse pronto a un passo indietro, il leader dell’istituto bancario l’aveva annunciato sabato in occasione dell’atteso taglio del nastro alla nuova, futuristica, sede della banca. Ieri, a margine del cda che ha dato il via libera al bilancio 2013, ha sciolto le riserve: «Non mi ricandiderò e sarà difficile che cambi idea, perché sono abituato a fare le cose con una certa serietà». Il suo passo indietro non significherà perdere di vista l’istituto. «Sono un cividalese – ha aggiunto ieri Pelizzo – e se dovesse servire un mio consiglio o apporto sarò sempre a disposizione». La corsa alla presidenza è dunque aperta, anche se ieri, durante la seduta del consiglio di amministrazione, né questo tema, né quello delle candidature al consiglio sono stati preponderanti. Il cda è stato infatti chiamato a dare il via libera al bilancio, «che chiude in negativo», ha confermato Pelizzo motivando il segno meno, inedito per la banca cividalese, alla necessità di effettuare gli accantonamenti imposti dalla Banca d’Italia, pesanti per circa 90 milioni di euro. Risultato: saldo negativo e niente dividendi per i soci. Quanto agli accantonamenti, Pelizzo li legge come «un’utile riserva per i prossimi anni» e rivela «che nei primi mesi del 2014 vi è già stato un significativo recupero a livello operativo». Appuntamento clou, a questo punto, sarà l’assemblea dei soci, fissata per lo stesso giorno della Festa della Liberazione. Oltre ad approvare il bilancio, l’assise dovrà provvedere alla rielezione di tre consiglieri sugli attuali nove. Tanti sono infatti quelli giunti in coda al mandato. Oltre a Pelizzo si contano anche Luciano Locatelli e Sergio Tamburlini, il primo dei quali incline al ritiro, l’altro pronto a rimettersi in gioco. In vista dell’appuntamento assembleare, dovrà essere redatta una lista di candidature. L’obiettivo, stando a indiscrezioni, pare essere quello di arrivare a una terna di nomi condivisa, ma nulla esclude che ai soci sia presentato un mix di nomi, proposti in parte dal Consiglio di amministrazione, in parte da gruppi di soci che hanno diritto ad inserire i propri candidati a patto che vantino il supporto di almeno 200 sottoscrittori e presentino i nomi dei propri candidati entro il 30 marzo. Questo per la lista “ufficiale”, rispetto alla quale le indiscrezioni sono ancora ridotte all’osso, salvo per un nome, quello di Luigi De Puppi, friulano di Moimacco – che dal suo canto smentisce – già ai vertici di colossi come il gruppo Benetton, l’assicurazione Toro e la Banca Popolare Friuladria. Come previsto dallo Statuto, singoli soci potranno poi candidarsi in diretta durante l’assemblea. Tra questi ci sarà ancora una volta Pierluigi Comelli, il notaio udinese storicamente antagonista di Pelizzo. Questo per quanto attiene i consiglieri. Una volta eletti, il cda si occuperà di indicare il nuovo presidente, carica per la quale si fa il nome della commercialista udinese Michela Del Piero.

Carnia: ecco il Marchio Zoncolan, un regalo di Natale

di Antonio Simeoli.

Alzare la voce per la propria terra, per il futuro della propria gente serve. Eccome. Ne stanno avendo una conferma in questi giorni i sindaci dello Zoncolan, gli amministratori di Ovaro, Sutrio, Comeglians, Ravascletto e Lauco che, sulla scia della popolarità mondiale ottenuta dalla loro montagna grazie alle tappe del Giro d’Italia e al ciclismo, hanno deciso di fare squadra (un evento in Carnia) e puntare forte sullo sviluppo turistico. Anche a costo di alzare la voce. Come hanno fatto all’inizio di ottobre a Milano, il giorno dell’”investitura” dello Zoncolan, quale ultima e decisiva montagna del Giro d’Italia 2014. Sì, perchè in ottobre il logo, registrato da TurismoFvg in febbraio, dopo essere stato per un paio d’anni impantanato nella burocrazia, non riusciva a decollare, e la promozione del marchio Zonioclan legato al ciclismo era affidata a estemporanee iniziative degli stessi amministratori, come ad esempio quella della consegna delle felpe promozionali ai vertici della Regione o ai campioni del pedale ideata dall’assessore di Sutrio, Daniele Straulino. Poi Milano e l’incontro con il vicepresidente della Regione, Sergio Bolzonello, che ha deciso di ascoltare subito quegli amministratori preoccupati. Un paio di riunioni e ora il marchio sulla carta è diventato qualcosa di concreto. Di più, TurismoFvg l’ha preso definitivamente sotto la sua ala protettrice e, con rinnovata convinzione, l’ha lanciato addirittura come cardine della promozione della montagna friulana. Una vittoria per i sindaci dello Zoncolan e per tutta la Carnia. E i risultati, come si diceva, ora si vedono sul campo. Da alcuni giorni le cabine della funivia della Zoncolan riportano in bella evidenza il logo dello Zoncolan accanto a quello del Giro d’Italia 2014. Nella stazione di partenza dell’impianto, grazie alla collaborazione di Promotur, è stata allestita una mostra fotografica sulle quattro tappe carniche. E poi i gadget. Che gli appassionati, e soprattutto i turisti che arriveranno per passare le festività in Carnia, potranno finalmente comprare. Ci sono felpe per adulti e bambini (rispettivamente 32 e 22 euro), t-shirt (8 euro) nella linea uomo, donna e bamnino (6 euro) e scalda collo in pile (8 euro) e sono disponibili in tutti gli info point di turismo Fvg della Carnia, vale a dire a Tolmezzo, Arta Terme e Forni di Sopra, oltre che nel punto informativo e bnell’ufficio Promotur di Ravascletto. A Ovaro, punto di partenza della salita dello Zoncolan, i gadget invece sbarcheranno tra qualche giorno. «Si tratta di una strategia comunicativa – spiega TurismoFvgt – che punta a promuovere non solo la stagione invernale in corso, ma anche ad anticipare le tappe regionali del Giro d’Italia, uno degli eventi di punta in regione che accenderà nuovamente i riflettori sullo Zoncolan e su tutto il territorio diopo la stagione dlela neve». «Finalmente abbiamo imboccato la strada giusta», spiegano all’unisono il sindaco di Comeglians, Flavio De Antoni, l’assessore di Ovaro, Mara Beorchia e il vicesindaco di Ravascletto, Sandro de Infanti. «Ringraziamo Bolzonello, che con TurismoFvg e Promotur ha deciso di credere nel nostro progetto di promozione». «Il risultato è stato raggiunto – continua De Antoni – peccato soltanto aver aspettato qualche anno di troppo e non aver quindi sfruttato al meglio tutte le potenzialità della nostra montagna». Insomma, gli amministratori ringraziano, ma rilanciano: la montagna ha bisogno di un progetto globale della Regione per il rilancio turistico. E i numeri poco entusiasti del turismo montano in queste vacanze di Natale dicono che bisogna fare presto. E salire sul treno in corsa dello Zoncolan, una sorta di ultima spiaggia per la montagna friulana. «Da stasera a ravascletto su una parete della stazione della funivia sarà esposta una gigantografia 6 metri per 4 con una bella veduta della mitica salita» anticipa il direttore di TurismoFvg Edi Sommariva. Un regalo di Natale per chi crede in questa montagna

Tolmezzo: mensa comunale di successo, piace ed è il pesce la “miglior” pietanza

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di Tanja Ariis.

Gli utenti sono molto soddisfatti sulla qualità del servizio e dei pasti alla mensa comunale. Alcuni suggerimenti su aspetti da migliorare riguardano più che altro la struttura: qualcuno invita a sistemare il tetto e c’è chi vorrebbe più parcheggi. A frequentare la mensa comunale tolmezzina sono soprattutto lavoratori dipendenti residenti in altri comuni della Carnia o della provincia. L’amministrazione comunale ha realizzato anche quest’anno, come fa da tempo, un’indagine conoscitiva sul grado di soddisfazione degli utenti della mensa comunale. Tra il 30 settembre e il 4 ottobre sono state effettuate 120 interviste cercando di intercettare tutte le tipologie di utenza che frequentano la struttura. Dai risultati ottenuti si evince che il servizio reso dalla mensa comunale è ritenuto di alta qualità, mentre sono giunte anche alcune interessanti e utili indicazioni. Gli intervistati, per il 37,5% donne e 62,5% uomini, prevalentemente lavoratori dipendenti (il 79%), seguiti da studenti (il 21,7%), lavoratori autonomi (il 12,5%), pensionati (il 10,8%) e disoccupati (l’1,7%). Solo il 35,8% è residente a Tolmezzo, il resto risiede in un altro comune della Carnia (il 45,8%) o della provincia (il 15%) o in altri comuni (3,3%). Più dell’80% degli intervistati frequenta settimanalmente la mensa comunale (il 68,3% più volte la settimana, il 14,2% una sola volta). Il 36,8% utilizza questo servizio perché «si mangia bene», il 21% perché può «fruire di un pasto completo a prezzo agevolato», il 15,4% perché l’orario di lavoro non permette di mangiare a casa, il 10,3% perché si perde meno tempo, il 9,2% perché costa meno che da altre parti. Per quanto riguarda la soddisfazione del servizio su una scala di voto da 5 (molto soddisfatto) a 1 (per niente soddisfatto) il punteggio medio è stato un buon 4,6 (con il voto più basso, un 3,8, comunque positivo, dato alla disponibilità dei parcheggi). Sulla qualità del pasto anche qui il voto medio è 4,6 (per un’intervistata la qualità è addirittura paragonabile a un cinque stelle), e sulla valutazione complessiva dei prezzi il voto medio è 4,5. La pietanza più gradita risulta il pesce, seguito a distanza di primi piatti in generale e dalle lasagne. Cosa non piace? Per 4 intervistati c’è scomodità di tavoli o sedie, 4 invitano a sistemare il tetto, 3 a segnalare meglio il bagno delle donne, 3 chiedono più parcheggi. Rispetto a tutte le informazioni, segnalazioni e proposte sia l’amministrazione comunale che il gestore, Cignino Paolo & C., cercheranno di migliorare i vari aspetti trattati. L’amministrazione comunale ringrazia gli intervistati ed esprime il proprio compiacimento e il grande apprezzamento nei confronti dell’impresa che sta gestendo il servizio.

Moggio: Serracchiani alla firma delle nuove convenzioni per l’energia della cartiera Ermolli

La presidente Debora Serracchiani ha partecipato a Moggio Udinese alla sottoscrizione di due convenzioni che sono alla base, come ha rilevato la stessa presidente della Regione, ”di un investimento che viene fatto per abbattere il costo dell’energia a favore sia di uno stabilimento a cui teniamo in modo particolare, perché è in montagna e dà lavoro a 180 dipendenti, sia del Comune di Moggio Udinese, che ricaverà introiti utili a coprire in parte il costo dei servizi”. Entrambe le convenzioni, la prima tra il Comune di Moggio Udinese ed il CoSInT-Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Tolmezzo, e la seconda, tra il CoSInT e la Cartiere Ermolli S.p.A., hanno come obiettivo la costruzione sul torrente Aupa, a valle dell’attuale centrale di proprietà dell’Ermolli, dell’Idroelettrica Moggese, un nuovo impianto che capterà l’acqua, oltre che dall’Aupa, dall’Alba e dall’Alba di Là, dallo scarico dell’impianto della Cartiera. Perno delle convenzioni e della costruzione del futuro impianto è quindi il CoSInT (per conto del quale hanno firmato gli accordi il presidente Paolo Cucchiaro ed il direttore Giovanni Battista Somma), che oggi si è impegnato con il Comune (rappresentato alla sottoscrizione degli atti dal sindaco Daniela Marcoccio,) a redigere tutta la documentazione tecnico-amministrativa necessaria all’ottenimento delle concessioni per la derivazione dell’acqua ed a conferire all’Amministrazione comunale il 10 per cento dei ricavi lordi derivanti, quando l’impianto sarà attivo, dalla produzione e dalla cessione dell’energia elettrica. Per quanto riguarda invece l’accordo con l’Ermolli (per conto della quale ha firmato il suo presidente Stefano Ciani) il documento prevede una serie di note tecniche che vanno dalla scelta della collocazione migliore per l’Idroelettrica Moggese alla salvaguardia degli impianti esistenti, alla partecipazione al 30 per cento delle spese di manutenzione ordinaria, straordinaria e migliorativa relativa alle opere di presa che sono di proprietà della Cartiera. Ricordando le difficoltà che in Italia incontrano le imprese cartiere e sottolineando l’importanza dei problemi che anche quella di Moggio Udinese si trova ad affrontare, la presidente Serracchiani, prima di effettuare una breve visita dello stabilimento accompagnata dal direttore Gilio Munaro, ha indicato tra le leve che la Regione mette a disposizione delle imprese, al di là di quella fiscale, gli interventi messi in campo per favorire l’accesso al credito e sostenere l’innovazione.

Amaro: Eurotech, maxi-affare negli Usa venduta la consociata Parvus Corporation

di Alessandro Cesare.

Eurotech vende per potenziare i propri investimenti in nuove tecnologie. La società, leader nella produzione di sistemi embedded e di supercalcolatori a elevata efficienza energetica, ha firmato un accordo per la cessione dell’intero capitale sociale di Parvus Corporation, controllata americana al 100% del Gruppo Eurotech, specializzata in computer embedded e sottosistemi Cots per il mercato della Difesa Usa. Ad acquistarla sarà la Curtiss-Wright Controls, divisione di Curtiss-Wright Corporation. Un’operazione che frutterà a Eurotech 38 milioni di dollari (pari a circa 28,1 milioni di euro), quasi 18 volte in più di quanto la Parvus Corporation, società che, secondo i principi contabili americani, nel 2012 ha ottenuto ricavi per 20,19 milioni di Usd, era costata nel 2003 alla società che ha sede ad Amaro, e cioè 2,26 milioni di dollari (parti a circa 1,95 milioni di euro). «Abbiamo voluto cogliere questa opportunità di vendita – chiarisce Roberto Siagri, presidente e amministratore delegato di Eurotech Spa – perché siamo convinti che il mercato legato alla Difesa Usa non possa restare sempre ai livelli attuali. Con i capitali ricavati da questa cessione potremo investire per rilanciare i tre settori che per noi sono strategici: le tecnologie smart, i sistemi di sorveglianza e sicurezza, i super calcolatori». Eurotech rinuncia quindi a una fetta del mercato americano («la Difesa Usa privilegia le aziende a completa proprietà statunitense», evidenzia Siagri), per puntare tutto sui sistemi che l’hanno fatta diventare leader nel mondo. «Ci concentriamo sulle nostre direttrici strategiche del Computer pervasivo e dei Supercomputer a basso consumo (Green Hpc) – continua Siagri – con l’opportunità di accelerare gli investimenti per espandere più velocemente la nostra presenza sul mercato. Con le soluzioni M2M, con la nostra piattaforma SaaS Xentinel per la sorveglianza e sicurezza e con la piattaforma di integrazione Edc, possiamo contare su una proposizione di valore innovativa per la Internet of Things e le Smart Cities, mentre con le nostre soluzioni Aurora e G-station possiamo affrontare i mercati dei Green-Hpc e degli High Performance Embedded Computers per applicazioni sia fisse che mobili. Eurotech oggi – aggiunge il presidente – è in grado di fornire ai propri clienti soluzioni sofisticate per la realizzazione di progetti di asset monitoring, dove “asset” va inteso come qualsiasi cosa possa essere identificata digitalmente». Eurotech vuole farsi trovare pronta al fenomeno della digitalizzazione massiva della società, in seguito al quale, secondo alcune stime, entro il 2015 ci saranno 25 miliardi di dispositivi intelligenti collegati a internet che produrranno un’enorme quantità di dati da raccogliere ed elaborare. «Perché tutto ciò possa produrre ricadute positive in termini economici e di sostenibilità – chiude Siagri – sarà necessario disporre di soluzioni per semplificare e rendere economica la realizzazione di queste nuove applicazioni, e questo è esattamente ciò che abbiamo realizzato con i nostri prodotti capaci di interconnettere in modo facile ed economico dispositivi intelligenti tra di loro e con l’infrastruttura del Cloud».