Archivio tag: energia

Carnia: energia elettrica, quante tasse in bolletta altro che riduzioni

di Tita De Stalis Ravascletto.

Trovo spesso, sul mio indirizzo di posta elettronica una frase come la seguente: “vuoi alleggerire la bolletta della luce? Sfrutta questa opportunità”. Cancello la mail e tutto finisce lì. Mi capita però di essere contattato telefonicamente e la mia risposta e sempre la stessa: «Sono socio di una cooperativa da oltre 50 anni, mi trattano bene e non ho alcun motivo per cambiare». L’ultimo a contattarmi, sempre per lo stesso motivo, è stato però insistente al punto da portarmi a pronunciare una bestemmia (lo faccio, forse, ogni 5 anni) e chiudere la comunicazione. Premesso che la società cooperativa che mi fornisce l’energia elettrica è nata oltre 100 anni fa e che l’energia la produce, mi chiedo cosa possa esserci dietro quelle società (che parlano a nome dell’Enel?) che sicuramente agiscono in base a una legge e certamente lo fanno per lucrare. Mi piacerebbe tanto che qualcuno, che ne sa più di me, me lo spiegasse. Generalmente non vado mai a controllare la bolletta della Secab (Società elettrica cooperativa Alto Bût), guardo solo l’importo totale da versare e se questo si mentiene entro una cifra che considero equa, pago e taccio. Recentemente però l’importo da pagare è lievitato sensibilmente, il che mi ha spito a tentare di utilizzare qualche dato per capirci qualcosa ma non ci sono riuscito, così ho pensato bene di rivolgermi agli uffici della società per avere qualche ragguaglio. Ho così scoperto che a fronte di una certa cifra, chiamata “spesa per la materia energia” ne esiste un’altra “spesa per il trasporto e la gestione del contatore” (58% della prima voce), poi una terza spesa per oneri di sistema (33% della prima voce) e una quarta: imposte (10% della prima voce). A tutto va aggiunta l’Iva al 10%, anche sulle imposte (ma dov’è il valore aggiunto?). In definitiva, sul totale, solo il 43% delle cifra richiestami si riferisce al consumo di energia, il 57% sono imposte e tasse. Dov’è quindi la riduzione del prezzo che il Governo periodicamente annuncia ? Ho però scoperto, grazie alla disponibilità del funzionario della Secab, che i consumatori di energia elettrica finanziano gli impianti fotovoltaici e questo contributo potrebbe essere quello che va sotto la voce: spesa per oneri di sistema. Belle fregature, non c’è che dire, e tutto senza che l’utente venga informato. 

Forni di Sopra: firmato accordo con governo Macedone per l’energia sostenibile

Forni di sopra

3 Comuni Macedoni pronti ad investire per visitare gli impianti e le realizzazioni italiane. 2 richieste per presentare progetti congiunti su fondi europei a disposizione della Macedonia. Firma di un accordo di collaborazione con la Forestale Macedone.

Questi i risultati della visita realizzata in Macedonia da parte di una delegazione del Comune delle Dolomiti. Forni di Sopra, una delle Amministrazioni Italiane di maggior successo in Europa nel campo delle energie rinnovabili, della gestione territoriale e gestione progetti su fondi Europei, ha concluso la Missione Ufficiale a Skopje, Repubblica di Macedonia, dal 17 al 20 di maggio.

Obiettivo della delegazione italiana, composta dal Sindaco Lino Anziutti e dal capo dell’Ufficio Tecnico, Ing. Nazzareno Candotti, era quello di stabilire collaborazioni su progetti Europei e promuovere il Comune come luogo per la formazione di Dipendenti Pubblici Stranieri per la stesura, presentazione e gestione di Progetti su Fondi Europei.

L’agenda della delegazione italiana includeva la firma di di un memorandum di cooperazione con la Forestale Macedone nel campo della realizzazione e gestione di Impianti Biomassa sostenibili. La Forestale Macedone, la quale gestisce il 90% del patrimonio boschivo nazionale, e’ interessata agli aspetti di sostenibilta’ applicati da Forni di Sopra nella realizzazione e gestione del teleriscaldamento, con particolare attenzione alla raccolta e conferimento del materiale.

La firma ha avuto pieno sostegno da parte del Governo Macedone che ha confermato il suo supporto alla presentazione di progetti condivisi sui fondi messi a disposizione per i Paesi in fase di Preaccesso all’Europa. Il Comune Friulano copre la quasi totalità del fabbisogno energetico con la produzione da fonti rinnovabili: centrali idroelettriche di piccole dimensioni e dall’impatto paesaggistico-ambientale praticamente nullo; collettori solari e pannelli fotovoltaici installati sul tetto dei principali edifici pubblici, sulle malghe e sui rifugi; campi fotovoltaici che integrano la produzione elettrica durante l’arco dell’anno; numerosi edifici a destinazione amministrativa, turistica e commerciale vengono riscaldati dalla rete di teleriscaldamento a biomassa forestale (foreste certificate PEFC) con approvvigionamento del legname necessario a “chilometro zero”.

Ottimi riscontri anche per il turismo, grazie alla presentazione che la Delegazione Italiana ha effettuato ad agenzie e tour operators. L’esperienza maturata da Forni nella gestione ambientale integrata (depurazione acque, raccolta rifiuti porta a porta, illuminazione pubblica a led completamente telecontrollata) attraverso la pianificazione ed implementazione di progetti, unitamente ai positivi effetti economico-gestionali, rappresentano a pieno titolo una Buona Pratica.

Il Sindaco Anziutti ha quindi inteso promuovere Forni di Sopra, in prima battuta, quale destinazione di delegazioni e commissioni impegnate nella verifica di opere gia’ realizzate e successivamente quale sede di formazione per quei soggetti impegnati nella stesura verifica e gestione di Progetti Europei. Da tradizionale centro sciistico, Forni di Sopra è stata in grado di sviluppare le condizioni per utenze alternative, particolarmente attraenti per turisti interessati a destinazioni che mostrino genuina e fattiva attenzione alla gestione del territorio e la tutela dell’ambiente.

Carnia: lo “sgarro” dell’Eni in una lettera alla Presidente

di Gianni Nassivera già sindaco di Forni di Sotto.

Egregio direttore, scrivo attraverso il suo giornale una lettera aperta alla Presidente della Giunta Regionale nonchè Assessore alla montagna onorevole Debora Serracchiani. «La Regione Fvgnegli anni ’90 ha ritenuto di realizzare la rete di distribuzione del GPL nei comune dell’area montana non serviti dalla rete del metano, i comuni interessati erano e sono Forni di Sopra, Forni di Sotto e Paularo nella Provincia di Udine, Andreis, Cimolais, Barcis e Claut in Provincia di Pordenone. Per la realizzazione dell’opera, tra la Regione e l’Eni venne sottoscritta una convenzione, con la durata fino all’anno 2029, che stabiliva le spese per il 70% a carico della Regione e la restante quota a carico dell’Eni, nonché l’impegno per l’Eni di provvedere alla distribuzione e di mantenere per gli utenti i costi uguali a quelli del metano. Nel corso degli anni ed in forma unilaterale questo accordo da parte dell’Eni è venuto meno, ed oggi l’utente riceve bollette con costi quasi triplicati rispetto alla fornitura praticata per il metano. Come conseguenza di questa scelta unilaterale dell’Eni, gli interessati hanno sollecitato i Sindaci a intervenire presso la Regione la quale ha assegnato a favore degli utenti dei sette Comuni un contributo-rimborso pari a 500.000 euro (intervento che a personale avviso avrebbe dovuto fare l’Eni!) solo per l’anno 2014 e soltanto per gli utenti privati, anziché per tutti quelli chè hanno utilizzato tale fornitura. Se tale operazione la si ritiene come iniziale rimborso essa va fatta per tutti gli utenti iniziando con i conteggi ed i relativi interessi, dalla data del mancato rispetto della convenzione da parte dell’Eni inoltre mantenendo i servizi ed i costi di fornitura parificati a quello del metano fino alla scadenza contrattuale del 2029. Si ricorda pure che lo “sgarro” praticato dall’Eni all’utente è venuto a costare mediamente mille euro l’anno. Questi i fatti questa la verità dei fatti. La situazione attuale suggerisce ai Sindaci dei Comuni interessati di impegnarsi con determinazione a ristabilire il rispetto dalla convenzione, a Lei On, Presidente della Regione il compito di operare per quanto di Sua competenza, diversamente ed al fine di evitare il “male e le beffe” venga aperto un contenzioso di fronte al Tar».

Friuli: scissione di Edipower, le 26 centrali del Fvg cedute a una spa di Bolzano

di Elena Del Giudice.
Passano di mano 26 impianti idroelettrici friulgiuliani. Ovvero la quasi totalità del “patrimonio” utile alla produzione di energia idroelettrica della regione, che da Edipower andranno a Sel spa, Società elettrica altoatesina. A dare l’annuncio è A2A, la più grande multiutility italiana, che informa dell’avvenuta assemblea straordinaria della controllata Edipower e Cellina energy nel corso della quale è stato approvato il processo di scissione non proporzionale di Edipower. L’operazione prevede l’assegnazione a Cellina energy di un compendio costituito da un complesso di impianti idroelettrici di titolarità di Edipower e dei relativi rapporti giuridici. L’operazione rientra in un accordo-quadro che definisce i presupposti i termini e le condizioni nonchè i tempi di realizzazione dell’uscita dal capitale sociale di Edipower non solo di Società elettrica altoatesina, ma anche dei soci finanziari Banca Popolare di Milano, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e Mediobanca Banca di credito finanziario spa. A valle di questa operazione il capitale sociale di Edipower sarà detenuto al 100 per cento da A2A e «ciò comporterà per Edipower – spiegano dalla società – un determinante recupero in termini di competitività e per l’intero gruppo A2A una significativa semplificazione gestionale». Se A2A non dettaglia quali siano le centrali idroelettriche interessate dal cambio di proprietà, lo fa Sel Spa. «Abbiamo deliberato l’uscita di Sel da Edipower in cui deteniamo una quota oggi pari all’8,54 per cento. Grazie all’acquisizione delle quote minoritarie di diverse banche in aggiunta alla propria partecipazione in Edipower, Sel rileverà un parco di centrali idroelettriche nelle province di Udine, Gorizia e Pordenone». «Sel esce da una società nazionale in cui detiene una piccola quota di partecipazione – ha detto il presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher – e questa quota minoritaria dell’8,5 per cento, viene convertita in un pacchetto di impianti idroelettrici in Friuli». «Con questa operazione – ha detto l’assessore all’energia Richard Theiner – cediamo la partecipazione in centrali a produzione fossile e guadagniamo un parco centrali che punta sulla produzione da energia rinnovabile». Il parco di centrali è quello che Edipower indica come “Nucleo di Udine”, che ha sede a Somplago di Cavazzo Carnico, e raggruppa gli impianti situati in Fvg e che utilizzano le acque del torrente Cellina, dei fiumi Isonzo e Tagliamento e di alcuni affluenti, comprese le dighe, le opere di derivazione, le stazioni elettriche e le pertinenze. Il Nucleo si compone di 8 impianti principali di cui 2 di grandi dimensioni (Somplago e Ampezzo), 6 di medie dimensioni (Barcis, San Leonardo, San Foca, Cordenons, Villa Rinaldi, Ponte Giulio) collegati alla rete ad alta tensione, e 18 minori collegati alla rete a media tensione. Della ventilata ipotesi di passaggio di mano del patrimonio idroelettrico del Fvg, ne aveva parlato per primo la scorsa estate Enzo Marsilio (Pd) che aveva chiesto, attraverso un’interrogazione alla giunta, che la Regione entrasse nella trattativa. E questo in considerazione che «la valorizzazione delle risorse idroelettriche è uno degli obiettivi strategici dell’amministrazione», e che avrebbe potuto essere interessante e remunerativo per il territorio costruire un progetto in grado di mantenere in loco la proprietà degli impianti.

Friuli: energia verde nei rifugi, così la montagna è più pulita

di Giancarlo Martina.
In futuro solo energia verde per i rifugi Cai del Friuli Venezia Giulia. È l’obiettivo sottoscritto in un recente accordo tra il Club alpino italiano ed Enel volto a garantire alle sezioni e ai rifugi del Cai di tutta Italia la fornitura di energia elettrica proveniente esclusivamente da fonti rinnovabili, riducendo così la quantità di Co2 immessa nell’atmosfera. Per le 24 sezioni, i 18 rifugi e i 42 bivacchi alpini presenti in Friuli Venezia Giulia si prevede una possibile riduzione delle emissioni di anidride carbonica. L’accordo ha una particolare importanza in Friuli, dove il territorio alpino è particolarmente esteso e dove la passione per la montagna è molto forte, tanto da attirare ogni anno nei rifugi e nei bivacchi migliaia di appassionati. Ovviamente questa svolta ecologica avverrà concretamente soltanto quando sarà completato il rinnovo degli impianti. Grazie infatti alla convenzione, stipulata nell’ottica di una sempre maggiore sostenibilità e rispetto dell’ambiente, ai rifugi e bivacchi alpini dell’Associazione presenti in Friuli Venezia Giulia, sarà fornita elettricità interamente prodotta da fonti rinnovabili, con una possibile riduzione di circa 16 tonnellate annue di Co2 in atmosfera. Si tratta di energia verde certificata dal sistema delle Garanzie d’origine del Gestore servizi energetici (Gse). «Abbiamo messo a disposizione del Cai consulenti preparati in grado di individuare la soluzione che si adatta meglio alle proprie esigenze – afferma Nicola Lanzetta, responsabile mercato di Enel – . Crediamo molto nell’uso razionale dell’energia, per questo abbiamo inserito nell’accordo la possibilità di individuare, insieme al Cai, soluzioni per migliorare l’efficienza energetica di sedi e rifugi, riducendo così i consumi di energia elettrica, sempre nel pieno rispetto dell’ambiente circostante». Nel dettaglio, l’accordo è un protocollo d’intesa all’insegna dell’innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale. «È in linea con i valori che esprime il Club alpino italiano – puntualizza Lanzetta – . È suddiviso in due parti: da un lato c’è una prima fase, quella attuale, che riguarda la fornitura di energia elettrica pulita e rispettosa dell’ambiente. Dall’altra c’è un successivo step, con cui mireremo a veicolare l’utilizzo di tecnologie ad alta efficienza energetica, come quelle provenienti dal sole, o anche con la semplice sostituzione all’interno degli edifici della vecchia illuminazione con i led e l’installazione di caldaie efficienti. Tutte soluzioni che proponiamo con Enel Energia per migliorare l’efficienza energetica, riducendo al contempo i consumi di energia elettrica». «Questa convenzione – sottolinea Andreina Maggiore, direttore del Cai – ci consente di muovere un altro passo concreto a supporto delle strategie di tutela e conservazione dell’ambiente montano, mission istituzionale del Cai». A livello nazionale, l’Enel e l’associazione di alpinisti fondata nel 1863 hanno stimato che, rifornendo di energia prodotta da fonti sostenibili la sede centrale del Cai, le 511 sezioni sparse in tutta Italia e i 774 rifugi e bivacchi alpini e appenninici, si potrà evitare di immettere in atmosfera circa 430 tonnellate annue di Co2, uno dei principali gas responsabili dell’effetto serra. Già nei mesi scorsi sono partite alcune sperimentazioni in questa direzione. Al rifugio Cai di Corno del Renon, in provincia di Bolzano, è stato installato il “Trinum”, un sistema termodinamico cogenerativo a concentrazione in formato compatto, realizzato nell’ambito di una partnership di Enel Green Power, che non soltanto impiega la metà della superficie occupata dai tradizionali pannelli, ma che, a parità di potenza nominale installata, è in grado di produrre il 40 per cento di energia in più. Oltre alle offerte per la fornitura di energia elettrica, Enel Energia metterà a disposizione degli associati Cai una gamma di prodotti e servizi standard ad alta efficienza e tecnologie all’avanguardia, per garantire i più elevati standard di rendimento e qualità.

Carnia: c’è il rischio che le centraline carniche e friulane siano vendute, interrogazione alla Giunta regionale

(t.a. dal MV di oggi)
C’è il rischio che la proprietà di diverse centraline idroelettriche carniche e friulane finisca fuori regione, in base agli accordi intercorsi tra A2a e Dolomiti Energia sull’acquisizione di Edipower. La notizia emerge da un’interrogazione presentata dal consigliere regionale Enzo Marsilio alla governatrice Debora Serracchiani, a cui esprime il timore della cessione di alcune importanti centrali del Fvg, tra cui l’intera asta del Cellina e del Basso Ledra e le centrali di Luincis, Arta Terme e della Tramba in Carnia. «La Regione – propone Marsilio, facendo appello alla Giunta regionale perché tuteli gli interessi della montagna – partecipi alla trattativa sulle vendite degli impianti idroelettrici per evitare che grossi patrimoni si spostino fuori Fvg e per lasciare alla Regione stessa la possibilità di partecipazione alla gestione delle risorse e creare ricadute positive anche nel territorio montano». Marsilio chiede alla Regione di «avviare un negoziato con A2a e Dolomiti Energia per evitare che i trasferimenti in questione si traducano in una vendita che favorisca solo interessi di parte. Ritengo – dice – si debba costruire invece un progetto di partnership pubblico-privato con l’obiettivo di valorizzare le risorse idroelettriche mantenendo la proprietà degli impianti in loco». Per realizzare una simile operazione, secondo Marsilio, non mancano i partner, basti pensare ai distributori privati (Secab e Società idroelettrica Fornese) e ai consorzi industriali. «Almeno in questo frangente – continua – mi auguro non si ripeta quanto purtroppo è accaduto in passato (con la centrale di Somplago) e si faccia il possibile per non lasciarsi sfuggire un’altra importante occasione per poter creare ricadute economiche di cui il territorio ha assoluto bisogno».

Tolmezzo: appaltati due mini-impianti idroelettrici a Betania e Illegio, al via le prime centraline

di Tanja Ariis.

Partiranno questa primavera i lavori di realizzazione di due centraline idroelettriche a Betania e Illegio: l’appalto è stato affidato all’impresa Temi di Pasian di Prato per l’importo complessivo di 198 mila euro (a seguito del ribasso offerto del 21,9%). Sono le prime centraline idroelettriche tolmezzine e saranno di proprietà esclusiva del Comune, che potrà contare ogni anno sugli introiti derivanti da esse. È ora in via di valutazione da parte dell’amministrazione comunale, spiega il vicesindaco e assessore competente, Simona Scarsini, se vendere l’energia prodotta all’Enel. Meno probabile invece l’utilizzo delle centraline per ridurre le bollette ai cittadini, ipotesi più difficile da perseguire in concreto in questo caso. La conclusione dei lavori è prevista entro il 2015, al più tardi inizio 2016. L’intervento, che beneficia del contributo del consorzio Bacino imbrifero montano Tagliamento, consentirà una potenza totale installata di 80 kw. La centralina di Illegio sarà quella con maggior potenza: la turbina sarà installata nel locale già presente accanto al serbatoio dell’acqua e avrà una potenza nominale di 45 kw per una potenza media resa di circa 39 kw. La producibilità media annua stimata è di 310 mila kwh. Per il collegamento elettrico sarà realizzata una linea interrata in bassa tensione di tipo trifase a 380 V per un tratto di circa 300 metri. Per la centralina di Betania la turbina, che sarà installata a fianco del serbatoio a monte dell’abitato (la muratura esterna sarà realizzata con pannelli in calcestruzzo armato con rivestimento in pietra, simile a quello del serbatoio esistente), avrà 35 kw di potenza nominale per una potenza media resa di circa 22 kw e avrà una producibilità media annua stimata di 196 mila kwh. «Si tratta – spiega Scarsini – di due mini-centraline, che non sono impattanti dal punto di vista ambientale, in quanto sfruttano il troppo pieno degli acquedotti». Ora il patto di stabilità consente di realizzare questi due interventi. «Vorremmo poi andare avanti, compatibilmente con il patto di stabilità – prosegue Scarsini – con il rifacimento della viabilità in via Val di Gorto, dove siamo al progetto definitivo-esecutivo, e se riusciamo anche il rifacimento della viabilità di Tolmezzo nord. Dovremo riuscire a inserirli nel bilancio di previsione». In questi giorni la giunta comunale ha anche approvato il progetto preliminare per il prolungamento dell’argine in sinistra idrografica del torrente But in località Rosta del Pievano (300 mila euro). Anch’esso rientra nel patto di stabilità. Tuttavia i fondi provengono dalla Protezione civile in tre tranches di contributo e ciò dovrebbe consentire di iniziare i lavori, spiega Scarsini, a inizio 2016.

Friuli: Energia, il “piano inverno” dell’enel per le emergenze meteo in fvg

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L’ENEL Distribuzione è pronta a fronteggiare le emergenze che riguardano la fornitura dell’energia elettrica in condizioni eccezionali di maltempo invernale: l’Azienda è preparata a schierare mezzi speciali, attrezzature specifiche, centinaia di uomini e, all’occorrenza, anche decine di gruppi elettrogeni per garantire con continuità servizi essenziali alle comunità del Friuli Venezia Giulia. Tutti questi interventi e azioni sono previsti dal “Piano Inverno 2014-2015” illustrato ieri a Trieste dall’ENEL in occasione dell’incontro di coordinamento promosso dalla Protezione civile del Friuli Venezia Giulia, alla presenza degli assessori regionali all’Ambiente e all’Energia Sara Vito e alla Protezione civile Paolo Panontin, delle Prefetture e dei principali Enti preposti alla gestione delle emergenze e dei servizi essenziali.

In seguito all’eccezionale ondata di maltempo che ha colpito la Carnia lo scorso febbraio, è emersa la necessità di un’ulteriore ottimizzazione degli interventi e di un maggior coordinamento con i gestori dell’energia elettrica.

“Come Regione, lo scorso inverno ad Amaro abbiamo preso un impegno pubblico – ha ricordato all’incontro l’assessore Vito – per cercare di mitigare il più possibile i disservizi che si verificano in situazioni eccezionali di maltempo e garantire la continuità dei servizi. La collaborazione che si è instaurata tra la Regione FVG e le società gestrici delle linee elettriche verrà a breve suggellata da un Protocollo d’intesa per il coordinamento delle attività di monitoraggio delle situazioni a rischio in presenza di fenomeni meteorologici avversi e di primo intervento di messa in sicurezza degli elettrodotti”. In tale occasione l’ENEL ha chiesto alla Regione e alla Protezione civile del FVG la disponibilità “a fare da tramite” nella comunicazione con i sindaci dei territori colpiti dal maltempo. “Sono molto soddisfatto dell’incontro – ha valutato l’assessore Panontin – nel quale si è parlato in dettaglio dei problemi riguardanti la governance e quindi il sistema di comunicazione fra tutti i soggetti attivi nell’emergenza: nelle situazioni di criticità è infatti di fondamentale importanza trovare le modalità di condivisione delle informazioni in modo efficace e fluido”.

“Di fronte ad una situazione di emergenza – ha dichiarato Luciano Cardin, responsabile dell’Esercizio Rete della Distribuzione Territoriale Triveneto di ENEL Distribuzione – il nostro obiettivo è quello di ripristinare il servizio elettrico nel minor tempo possibile, in collaborazione con tutti gli Enti coinvolti. In questi mesi abbiamo lavorato intensamente sui nostri impianti per migliorarne ulteriormente la resilienza, ovvero la loro capacità di reagire a condizioni particolarmente difficili. L’attività eseguita riduce il rischio di disservizi estesi senza, evidentemente, annullarlo del tutto, a causa dell’eccezionalità di eventi che possono sempre verificarsi. Tuttavia, grazie al nuovo Piano Inverno, che rende ancor più efficace il nostro lavoro e la sinergia con le istituzioni – ha concluso Cardin – abbiamo anche aggiornato la gestione delle situazioni di emergenza più complesse”.

Il Piano Inverno, facendo tesoro dell’esperienza dello scorso anno, prevede che le attività siano coordinate dal Centro operativo di Udine, attivo 24 ore al giorno, che provvede alla conduzione e al monitoraggio della rete elettrica del Friuli Venezia Giulia, composta da oltre 20.000 chilometri di linee, oltre 10.000 cabine di trasformazione e quasi 620.000 punti di consegna ai clienti. Sulla base delle previsioni meteo o delle indicazioni della Protezione civile, il Centro operativo udinese avrà anche il compito di attivare lo “stato di allerta” che prevede il rafforzamento del personale reperibile e la preallerta di ulteriori tecnici, mezzi speciali e di diagnostica guasti, e delle aziende esterne a supporto. Il Piano Inverno prevede inoltre la possibilità di far confluire in punti strategici decine di gruppi elettrogeni per fronteggiare situazioni estreme.

Di fondamentale importanza sarà il coordinamento assicurato dalla Protezione civile regionale e dalle Prefetture che, con l’apertura di corrispondenti Tavoli di crisi, consentiranno di ripristinare le idonee condizioni di viabilità e di accesso agli impianti dell’ENEL nonché l’individuazione di situazioni sensibili. Gli interventi potranno dunque diventare ancor più tempestivi ed incisivi.

Nei giorni scorsi sono state portate a termine dall’ENEL altre iniziative specifiche tra cui il check up delle linee, svolto utilizzando un elicottero dotato di specifiche attrezzature che ha sorvolato le linee di media tensione. Anche grazie ai riscontri ottenuti sono state eseguite operazioni di manutenzione straordinaria, di messa in sicurezza degli impianti e l’intervento di taglio delle piante che ha riguardato circa un migliaio di chilometri di linee elettriche del Friuli Venezia Giulia.

La prossima settimana, inoltre, è previsto un intensivo programma di simulazione delle emergenze che coinvolgerà la Protezione civile regionale, strutture operative di ENEL Distribuzione e aziende appaltatrici.

Prato Carnico: la Regione fermi le concessioni di nuove centraline idroelettriche in attesa del piano energetico

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Il Consiglio comunale di Prato carnico sulle richieste di nuove centraline idroelettriche lancia un appello alla Regione: sospenda il rilascio di concessioni nella montagna friulana fino a che non avrà approvato il Piano energetico regionale, in cui coinvolga davvero i Comuni e tenga conto anche della loro progettualità. Un progetto turistico su cui una comunità investe, ad esempio, può essere penalizzato se i corsi d’acqua sono sempre più simili a pietraie.

Per questo gli Stati generali della Montagna, si invoca, rappresentino una prima occasione per sviscerare anche questa questione, non più rinviabile. «La situazione già oggi è ipercritica – rileva il vicesindaco, Erica Gonan o- e più avanti si va con le concessioni, senza una corretta pianificazione, senza una visione d’insieme, e peggio è. Bisogna intervenire». I

l Consiglio comunale mercoledì ha approvato all’unanimità l’odg rivolto alla governatrice, Debora Serracchiani, e all’assessore regionale Sara Vito. Il sindaco, Verio Solari, lo ha trasmesso ai Comuni dell’Alto Friuli e della montagna pordenonese perché si uniscano con forza all’appello. Il proliferare di centraline idroelettriche sul territorio appare infatti sempre più fuori controllo.

Ogni progetto viene valutato a sé, senza una visione d’insieme: non c’è infatti un Piano energetico regionale che stabilisca se ci sono e dove margini per nuovi impianti. Il Consiglio comunale ricorda la direttiva europea a tutela della risorsa acqua, di un utilizzo idrico sostenibile e di una partecipazione dei cittadini a tali scelte. La montagna friulana, rammenta il Consiglio, «è già ora fortemente creditrice perché produce molta più energia di quanta ne consuma senza peraltro avere un ritorno diretto in termini di abbattimento dei costi energetici per i cittadini e le imprese ivi insediate».

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Carnia: Valle del But e val Pontaiba fanno squadra, nasce il patto tra Comuni per l’energia

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di Gino Grillo.

Al via lo sviluppo di un piano d’azione condiviso orientato all’autosufficienza energetica per i Comuni di Paluzza, Treppo Carnico, Ligosullo, Sutrio, Cercivento, Ravascletto, Comeglians, Arta Terme, Zuglio e Paularo. Obiettivo numero uno ovviamente, tenere alla klarga i black-out. Questi enti svilupperanno il piano d’azione orientato all’autosufficienza energetica con il contributo finanziario della regione, della Provincia di Udine e di Secab – Società elettrica cooperativa Alto Bût e con la collaborazione tecnica di APE – Agenzia per l’energia del Fvg, di Legambiente e di Arpa. Il progetto prevede l’elaborazione di un piano d’azione orientato all’autosufficienza energetica dei dieci Comuni coinvolti. Le amministrazioni individueranno insieme alla comunità una serie di misure da attuare nei prossimi anni, pianificando congiuntamente il futuro energetico del territorio. Il piano permetterà quindi di andare oltre le singole iniziative progettuali per prendere in considerazione uno sviluppo condiviso del territorio in tutti gli aspetti connessi con un utilizzo sostenibile dell’energia. In tal senso si è costituito l’Energy-team, di fatto il gruppo di coordinamento del progetto, composto da referenti tecnici e politici delle amministrazioni comunali coinvolte, da un referente Secab e dai tecnici di Ape e Legambiente. Il suo sistema di coordinamento è basato sulla chiarezza dei ruoli e sulla trasparenza delle decisioni. Il sito internet interamente dedicato al progetto (www.energiecomuni.info) permette ai cittadini di visionare i nomi dei referenti, i report degli incontri e di essere aggiornati sugli eventi. Il progetto non potrà prescindere dal processo partecipativo sia nella fase di consultazione, attraverso l’informazione e il coinvolgimento di tutti i cittadini, sia nelle fasi di pianificazione e progettazione, attraverso la cooperazione di tutti i portatori di interesse e delle amministrazioni.. Autosufficienza energetica significa ridurre i consumi e produrre energia con risorse locali; la realizzazione pratica dell’autosufficienza energetica si traduce in efficientamento energetico, mantenimento delle risorse economiche sul territorio, creazione di posti di lavoro, diminuzione dei costi dell’energia sfruttando biomassa locale, idroelettrico e sole, migliorando la qualità della vita.