Archivio tag: energia

Tolmezzo: incontro informativo su “Efficienza energetica e illuminazione pubblica: nuove opportunità”,

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Ridurre in modo considerevole la spesa per l’illuminazione pubblica, che rappresenta uno dei maggiori “centri di costo” per i Comuni della regione a causa dell’elevato consumo di energia elettrica. E’ questo l’obiettivo di un nuovo bando che la Giunta regionale si appresta ad approvare e che è stato oggetto di incontro informativo su “Efficienza energetica e illuminazione pubblica: nuove opportunità”, nell’ambito del “POR FESR 2007-2013 obiettivo competitività regionale e occupazione” della Regione Friuli Venezia Giulia, tenutosi presso la sala convegni del Museo Carnico delle Arti Popolari “Michele Gortani” a Tolmezzo.
L’iniziativa con cui la Regione intende investire sull’efficentamento energetico dei Comuni è stata resa possibile attingendo alle economie provenienti da altri bandi a valere sul POR e prevede una prima dotazione di 700mila euro, che sarà successivamente implementata non appena si renderanno disponibili nuovi fondi. In questo modo tutti i Comuni con una popolazione al di sotto dei 5mila abitanti potranno presentare progetti o studi di fattibilità per provvedere, su beni di loro proprietà, alla introduzione di nuove tecnologie ad alta efficienza: si andrà dalla semplice sostituzione dei corpi illuminanti stradali fino a progetti più complessi di ristrutturazione e razionalizzazione degli apparati.

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Saranno redatte due graduatorie regionali a scorrimento: una per i Comuni sotto i mille abitanti (in modo da agevolare le piccole comunità montane) e un’altra per quelli con meno di cinquemila abitanti, con la possibilità di inserire a rendiconto anche spese già sostenute nell’anno 2013 (il termine esatto sarà pubblicata sul bando). L’intensità contributiva, comprensiva di Iva e spese tecniche, che la Regione renderà disponibile è quella del 77%, stabilita dalla normativa dei fondi comunitari, mentre il rimanente 23% sarà a carico del bilancio dell’Ente che presenterà la richiesta. L’elemento che consentirà al progetto una posizione più alta in graduatoria sarà il calcolo della differenza tra potenza per l’illuminazione complessiva necessaria prima dell’opera e quella successiva all’intervento, dando una maggior valutazione a chi la riduce maggiormente in rapporto alle risorse investite. Ad oggi è già stata fissata la conclusione degli interventi proposti con la presentazione della rendicontazione, prevista entro il mese di aprile del 2015.
Durante l’incontro è stata illustrata anche una “best pratice” del Comune montano di Forni di Sopra in cui, oltre alla razionalizzazione e ammodernamento degli impianti con il conseguente risparmio energetico (realizzato con fondi POR FESR), si sono studiate nuove modalità per l’utilizzo dei lampioni dell’illuminazione pubblica come strutture di rete per il trasporto e la comunicazione di dati informatici.
La presentazione delle opportunità offerte dal POR FESR nel campo dell’efficienza energetica nella pubblica illuminazione verrà replicata domani, venerdì 14 febbraio, nel corso dell’evento “Illuminazione stradale nei Comuni del Friuli Venezia Giulia” che si terrà presso la sala ENAIP di Via Leonardo da Vinci, 27 a Pasian di Prato (UD) a partire dalle ore 09.30.

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Friuli: la Carnia vuole la secessione energetica “Via Enel e Terna, facciamo da soli”

La Carnia, storicamente, è sempre stata espressione dello spirito autonomista. Nel 1944 ne ha dato prova con la Repubblica libera, nel dopoguerra è arrivata l’istituzione della Comunità carnica per volere di Michele Gortani e nel 2004 c’è stato il tentativo di istituire una Provincia autonoma. Oggi questa terra esprime l’intenzione di staccarsi dai gestori nazionali della rete elettrica, Enel e Terna, per provvedere in maniera autonoma al proprio sostentamento elettrico. Una vera e propria “secessione energetica” quella invocata ieri dal sindaco di Rigolato Fabio D’Andrea, dal presidente di Secab Luigi Cortolezzis e da Franceschino Barazzutti, referente dei comitati per la difesa dell’acqua in montagna, che si rivolgono alla Regione chiedendo appoggio. L’orgoglio carnico sul tema dell’energia ha ripreso forza dopo i black-out che hanno messo in ginocchio la montagna friulana a causa delle abbondanti nevicate dei giorni scorsi. «In una delle frazioni di Rigolato, Givigliana – ricorda D’Andrea – la corrente è mancata addirittura per 76 ore. Quello che è successo è gravissimo e non trova giustificazione nel fatto che il maltempo abbia avuto carattere di straordinarietà. Viviamo in montagna ed è normale che ciò accada». Il sindaco di Rigolato, con la verve che lo contraddistingue fin dai tempi della Provincia di Udine

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Alto Friuli: «Più tutela per le acque» i Comitati a tutela del Lago alzano la voce

di Piero Cargnelutti.

Idroelettrico friulano a rischio di essere «colonizzato» dalle grosse multiutility, tanto che comitati e associazioni ambientaliste chiedono alla Regione un’attenzione particolare e un intervento su più fronti. Lo hanno detto ieri mattina in conferenza stampa i Comitati a tutela del Lago dei Tre Comuni con Franceschino Barazzutti e Dino Rabassi, Marco Iob del Ce.Vi ed Emilio Gottardo di Legambiente. A preoccuparli sono soprattutto le miriadi di derivazioni già in funzione, senza contare le centinaia che sono attualmente in istruttoria nelle Direzioni regionali: dalle innumerevoli che interessano la zona di Forni Avoltri alle tre nella Valle del Lago, una sul Tagliamento a Gemona, fino ad arrivare a Resia e in Val Raccolana. «Chiediamo – ha detto Barazzutti – che la questione idroelettrica entri nella realizzazione del Piano energetico regionale e che fino ad allora si preveda una moratoria di tutte le richieste di concessione. Crediamo che l’energia idroelettrica debba essere gestita dai Comuni, magari consorziati e in grado di finanziare gli interventi attraverso fondi di rotazione, in modo tale che la ricchezza prodotta resti sul territorio». A impensierire comitati e associazioni è la constatazione che la maggior parte delle centrali presenti oggi sia in mano a gruppi privati, su tutti Edipower che possiede impianti di quel tipo a Ovaro e Arta in Carnia, ma anche lungo il Ledra, il Cellina e anche l’Isonzo: «Abbiamo apprezzato – ha detto Gottardo – la scelta della giunta regionale di stralciare, nella legge omnibus in queste settimane all’attenzione del consiglio, l’applicazione del deflusso minimo vitale “ab libitum”, ma ci sono molte richieste che avevamo fatto come un osservatorio sulla tutela delle acque e la moratoria che non ci sono, e oltretutto mancano le linee di indirizzo su come dovrà essere gestito il settore». Dal canto suo, il Ce.Vi mette in guardia la Regione dai mancati riscontri a livello nazionale del referendum realizzato due anni fa, e la condizione di «poca voce in capitolo» di cui godono oggi gli amministratori sulla questione: «Il nuovo ruolo dell’Authority per l’energia elettrica rispetto a quello che aveva l’Ato, composto dalle amministrazioni – ha detto Iob – ha tolto sovranità ai sindaci, e assistiamo all’assorbimento di molte realtà locali in grosse multiutility come nel caso di Era con Acegas. C’è bisogno di una nuova legge regionale sul bacino idrografico, che indirizzi le priorità e permetta alle amministrazioni locali di gestire l’idroelettrico così come già prevede la legge nazionale per i Comuni sotto i mille abitanti». Secondo i comitati, anche le procedure di Valutazione di impatto ambientale, oggi di competenza ministeriale, dovrebbero essere gestite dalla Regione: «Prendiamo l’esempio da Bolzano – ha detto Rabassi – dove quelle procedure non sono di competenza ministeriale, anche perché solo gli enti presenti sul territorio lo conoscono, e in quanto tali sono in grado di valutare e fare le scelte opportune per salvaguardare e sfruttare in modo adeguato il proprio ambiente e le sue ricchezze».

Moggio: Serracchiani alla firma delle nuove convenzioni per l’energia della cartiera Ermolli

La presidente Debora Serracchiani ha partecipato a Moggio Udinese alla sottoscrizione di due convenzioni che sono alla base, come ha rilevato la stessa presidente della Regione, ”di un investimento che viene fatto per abbattere il costo dell’energia a favore sia di uno stabilimento a cui teniamo in modo particolare, perché è in montagna e dà lavoro a 180 dipendenti, sia del Comune di Moggio Udinese, che ricaverà introiti utili a coprire in parte il costo dei servizi”. Entrambe le convenzioni, la prima tra il Comune di Moggio Udinese ed il CoSInT-Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Tolmezzo, e la seconda, tra il CoSInT e la Cartiere Ermolli S.p.A., hanno come obiettivo la costruzione sul torrente Aupa, a valle dell’attuale centrale di proprietà dell’Ermolli, dell’Idroelettrica Moggese, un nuovo impianto che capterà l’acqua, oltre che dall’Aupa, dall’Alba e dall’Alba di Là, dallo scarico dell’impianto della Cartiera. Perno delle convenzioni e della costruzione del futuro impianto è quindi il CoSInT (per conto del quale hanno firmato gli accordi il presidente Paolo Cucchiaro ed il direttore Giovanni Battista Somma), che oggi si è impegnato con il Comune (rappresentato alla sottoscrizione degli atti dal sindaco Daniela Marcoccio,) a redigere tutta la documentazione tecnico-amministrativa necessaria all’ottenimento delle concessioni per la derivazione dell’acqua ed a conferire all’Amministrazione comunale il 10 per cento dei ricavi lordi derivanti, quando l’impianto sarà attivo, dalla produzione e dalla cessione dell’energia elettrica. Per quanto riguarda invece l’accordo con l’Ermolli (per conto della quale ha firmato il suo presidente Stefano Ciani) il documento prevede una serie di note tecniche che vanno dalla scelta della collocazione migliore per l’Idroelettrica Moggese alla salvaguardia degli impianti esistenti, alla partecipazione al 30 per cento delle spese di manutenzione ordinaria, straordinaria e migliorativa relativa alle opere di presa che sono di proprietà della Cartiera. Ricordando le difficoltà che in Italia incontrano le imprese cartiere e sottolineando l’importanza dei problemi che anche quella di Moggio Udinese si trova ad affrontare, la presidente Serracchiani, prima di effettuare una breve visita dello stabilimento accompagnata dal direttore Gilio Munaro, ha indicato tra le leve che la Regione mette a disposizione delle imprese, al di là di quella fiscale, gli interventi messi in campo per favorire l’accesso al credito e sostenere l’innovazione.

Carnia: Secab e Comitati d’accordo, per l’Energia un gestore unico, alla Regione la regia

 

di Tanja Ariis.

È la Regione che deve fare da regista per la costituzione di una società energetica unica per la montagna dell’Alto Friuli, non certo il Cosint, che deve invece cominciare a ridimensionarsi, a rientrare nel suo ruolo di consorzio industriale. E non se ne parla di includere realtà come Edipower o Alpe Adria Energia nella società energetica unica, che deve riguardare solo le realtà territoriali. È questa la posizione irremovibile del presidente di Secab, Luigi Cortolezzis, e di Franceschino Barazzutti del Coordinamento dei Comitati di difesa territoriale dell’Alto Friuli che reagiscono con durezza alle affermazioni del presidente del Cosint, Paolo Cucchiaro (riconfermato alla guida del Consorzio), che aveva dichiarato di aver presentato, assieme al professor Leopoldo Coen, un progetto per arrivare alla società energetica unica per la montagna friulana, tra cui ipotizzava di includere tutti i produttori energetici locali, dalla Secab alla Comunità montana ai vari privati che conferiscono i rispettivi kw, e magari anche a Edipower o ad Alpe Adria Energia (Pittini-Fantoni-Burgo). Per Cortolezzis nella creazione del polo energetico dell’Alto Friuli il Cosint non può essere il primo attore, non essendo del settore anche se ha attuato iniziative in tale ambito, e neppure può venderlo come progetto proprio, essendosene già parlato anche nel convegno dell’8 giugno con Legambiente e i Comitati a Preone dove anche l’assessore regionale competente aveva valutato di avviare un tavolo di concertazione sul tema. Il problema, sottolinea Cortolezzis, non è la primogenitura del progetto, ma piuttosto la regia che, per lui come per Barazzutti, dev’essere della Regione, con l’assessorato che si è già reso disponibile. Il modello di società energetica unica proposto a Preone è quello di Trento-Bolzano dove tutti i piccoli produttori di energia possono entrare in un contesto dove il bene pubblico è tutelato e valorizzato in forme diverse, che possono andare dall’acqua da bere all’idroelettrico. Si tratta per Cortolezzis di un’iniziativa importante da avviare con la Regione che sta lavorando al Piano energetico regionale e al Piano tutela delle acque. Il pericolo per Cortolezzis e Barazzutti è che un ente esecutivo non politico come il Cosint (che è una struttura strumentale e settoriale) prenda il posto e faccia scelte che dovrebbero essere dell’ente politico. Il problema, per Barazzutti, è stato creato dall’ex governatore del Fvg, Renzo Tondo, che ha bloccato la Comunità montana commissariandola con il direttore del Cosint e mandando avanti di fatto il Cosint, invertendo i ruoli del Consorzio e dell’ente comprensoriale. «Doveva essere il contrario – dice Barazzutti – e la giunta regionale deve rimettere il Cosint nel suo ambito istituzionale. La politica in Carnia non possono continuare a farla direttore e presidente del Cosint che invece devono evitare di privilegiare le zone industriali perché significa svuotare le valli. Il compito del Cosint deve essere creare le condizioni favorevoli di produzione nelle valli. E per quanto riguarda la società energetica unica le alleanze si fanno tra pari, quindi non con Edipower e Pittini- Fantoni. Bisogna anzi puntare a riavere in capo alla Regione le concessioni e la Regione deve restituire alla Comunità montana il suo ruolo, i poteri politici e istituzionali».

Forni di Sopra: una nuvola bianca invade la valle, colpa della biomassa sita in Agri

di Gino Grillo.

Il centro dolomitico si è alzato ieri mattina all’insegna di una giornata limpida, con il sole splendente sulla vallata sin da mattina. A fare da guastafeste una nebbia che attanagliava la valle. Scambiata dapprima per un fatto naturale, la foschia ben presto si è scoperto avere una origine derivata dall’attività umana. A creare queste “nuvole” era la centrale a biomassa sita in Agri non distante dalla zona cimiteriale. Grosse sbuffate di fumo si alzavano dal camino dell’opificio dove si genera acqua calda a servizio di alcuni fabbricati pubblici, molti dei quali ieri tra l’altro, vista la giornata festiva, inutilizzati. Dopo aver stanziato per qualche minuto sopra la struttura, il fumo, complice la leggera brezza che si alzava, ha invaso la vallata ha risalito la Val di Suola che porta al parco naturale delle Dolomiti friulane, poi verso sud-sud est nella frazione di Andrazza, quindi il Villaggio Tintai e Cella, per risalire il corso del fiume Tagliamento dove si trovano a poche centinaia di metri i campi da sci del fondovalle di Davòst. Anche il capoluogo Vico è stato invaso da questa nube di smog, uno “tsunami” alto decine di metri che ha “inghiottito” le case e le piazze prima di disperdersi alzandosi sulle pendici dei versanti che portano alle malghe e al Varmòst. Vapori acquei che ai nasi più sopraffini odoravano anche di leggera fuliggine. La gente è apparsa più sorpresa che allarmata. «Ci sarà qualcuno che controlla anche queste fuoriuscite?» ci si chiedeva in paese. Ma non sono mancate le preoccupazioni: quanto dannoso può esser questo inquinamento? «Si tratta solo di inquinamento visivo, dovuto al vapore acqueo, o assieme a quello c’è qualcos’altro?». La centrale a biomasse è stata inaugurata nel 2008 e per farla funzionare utilizza la filiera del legno. Forse è l’utilizzo di cippato derivante da legna troppo verde a causare questi disguidi. L’utilizzo dell’impianto a biomasse, si sa, può esser utile all’ambiente, rispetto all’utilizzo di petrolio e derivati per produrre acqua calda. D’altronde diverse famiglie utilizzano il riscaldamento a legna, specie in questi periodi di crisi economica. In paese ci si interroga, alla base di questi episodi che si ripresentano di tanto in tanto, dell’impatto di questo complesso che nell’inverno 2008/2009 ha visto la produzione di un milione di kwh con una diminuzione di 4 mila tonnellate di emissione in atmosfera di CO2. Forse sarebbe il caso che Arpa, Comune e Ass3 tranquillizzassero la popolazione pubblicando i dati relativi alla salubrità dell’aria e dell’acqua circostante la centrale.

Tolmezzo: due centraline a Illegio e Betania con una potenza di 80 kv


foto archivio.

di Tanja Ariis.

Saranno realizzate due centraline idroelettriche nelle frazioni: sono le prime in tutto il capoluogo carnico e saranno di esclusiva proprietà del Comune. A decidere la svolta è stata la giunta comunale che ha approvato lunedì il progetto preliminare per la realizzazione: una a Illegio e una in Betania. «In 30 anni – osserva l’assessore comunale all’ambiente, Ivan Pascolo – permetteranno di portare nelle casse comunali oltre 2 milioni e mezzo di euro». Il progetto prevede un investimento di 310mila euro per una potenza totale installata di 80 kW. Pascolo ringrazia il consorzio dei Comuni del Bim «che ci concederà –spiega– un contributo a fondo perso di 124mila euro e di altrettanti 124mila da restituirsi in tre anni a zero interessi. La parte restante verrà coperta invece con fondi prelevati dall’avanzo di amministrazione». La centralina di Illegio sarà quella con maggiore potenza: la turbina che verrà installata (nel locale già presente accanto al serbatoio dell’acqua) avrà una potenza nominale di 45 kW per una potenza media resa di circa 39 kW e avrà una producibilità media annua stimata di 310mila kWh. Per il collegamento elettrico verrà realizzata una linea interrata in bassa tensione di tipo trifase a 380 V per un tratto di circa 300 m. Per la centralina di Betania la turbina, che verrà installata a fianco del serbatoio a monte dell’abitato (la muratura esterna sarà realizzata con pannelli in calcestruzzo armato con rivestimento in pietra, simile a quello del serbatoio esistente), avrà 35 kW di potenza nominale per una potenza media resa di circa 22 kW e avrà una producibilità media annua stimata di 196.000 kWh. I progetti per gli allacciamenti elettrici sono già stati approvati dall’Enel a cui è già stato versato l’anticipo del 30% per la realizzazione delle opere. «Queste due centraline – commenta Pascolo – rappresentano il primo investimento di questo tipo a Tolmezzo e saranno di proprietà esclusiva del Comune. Di conseguenza i ricavi rappresenteranno entrate molto importanti per la nostra comunità. Considerando una concessione di 30 anni e una producibilità media annua totale di 500 mila kWh l’anno, le centraline garantiranno introiti per 110mila euro l’anno per i primi 15 anni e di 66mila l’anno per gli altri 15 anni. La manutenzione sarà minima, circa 2mila euro l’anno per centralina. Queste due opere, assieme all’impianto fotovolatico realizzato alla scuola Turoldo, al geotermico all’asilo di Betania e all’impianto fotovoltaico di prossima realizzazione sempre presso lo stesso asilo, rappresentano un piccolo ma importante passo verso l’obiettivo da raggiungere entro il 2020: produrre il 20% di energia da fonti rinnovabili e ridurre del 20% le emissione di CO2».

Trasaghis: e se le concessioni per le centraline fossero affidate ai Comuni?

di Piero Cargnelutti.

L’energia idroelettrica in mano agli attori locali. È la proposta che arriva dal comitato a difesa del lago dei Tre Comuni, presentata venerdì scorso in occasione dell’incontro pubblico organizzato al centro sociale di Alesso, per presentare lo studio realizzato da Dino Franzil sul tema del raddoppio della centrale Edipower di Somplago. La proposta del comitato prende spunto dalle concessioni richieste per la realizzazione di tre centraline idroelettriche lungo il corso del Leale e sullo scarico del torrente presso il bivio di Avasinis: «Sono richieste – ha detto Franceschino Barazzutti del comitato – che arrivano dal Cosint e da una ditta di Pordenone: di fronte a questo ci chiediamo perché non sono le realtà del territorio a realizzare questo tipo di impianti in modo che l’energia prodotta resti nella vallata e i proventi servano a ri-naturalizzare il lago. Lo studio di Franzil, dimostra per esempio che presso lo scarico del Leale è possibile realizzare una centralina nel pieno rispetto del deflusso minimo vitale». Il comitato propone alla Regione di adottare una legge ad hoc nella quale le concessioni per le centraline siano affidate prioritariamente a Comuni, enti locali, cooperative e imprese che si impegnino a investire sul territorio i proventi dell’energia idroelettrica raccolta, e per questo chiede che si crei un fondo di rotazione dove gli stessi enti locali possano ricevere prestiti ad interessi bassi, che con il tempo possono essere rimpinguati con le rendite degli impianti realizzati. Tutto quanto, sotto il controllo dei Comuni che stabiliscano dove è possibile o meno fare questi interventi nel rispetto dell’ambiente. Sulla questione del raddoppio Edipower, Barazzutti ha accennato al fatto che «girano voci che si stia cambiando idea su quel grosso investimento, ma noi stiamo in allerta anche perché nella prossima seduta di consiglio a Cavazzo si voterà una variante che permetterà alla centrale di creare una discarica per gli inerti della galleria da 8 chilometri, prevista nel progetto».

Pradamano: riflessioni del Sindaco su un parco fotovoltaico

di GABRIELE PITASSI* sindaco di Pradamano

Ho letto con attenzione gli articoli pubblicati sul Messaggero Veneto di mercoledì 30 novembre e domenica 4 dicembre, relativi ai mega-parchi fotovoltaici, inviati da Adriano Stocco capo categoria degli installatori di impianti elettrici di Confartigianato e dalla confindustria. Anche il Comune di Pradamano recentemente ha deliberato positivamente rispetto alla realizzazione di un parco fotovoltaico. Questa decisione è maturata nel tempo dopo lunghi approfondimenti e confronti sia con la proprietà dei terreni sia con il proponente che al momento è un azienda che opera proprio nella zona dove dovrebbe essere realizzato il parco, e il parco, se sarà realizzato, andrà ad occupare una superficie pari a 9 ettari. Perché ho scritto se sarà realizzato? Perché in questo caso, la normativa, per snellire la parte burocratica, ha previsto l’autorizzazione unica emessa dalla Regione dopo la «conferenza dei servizi» alla quale partecipano circa una trentina di enti e/o istituzioni. Sul contenuto degli articoli, in parte convengo, in quanto al momento la normativa è molto ampia. Ho avuto modo di spiegare puntigliosamente sia in commissione urbanistica, sia in consiglio comunale, il percorso che abbiamo seguito. Se il proponente, come nel nostro caso, ha rispettato tutti i parametri indicati nel piano regolatore comunale, sulla base di quale norma dovevamo dare un parere negativo, avendo già lo stesso ottenuto un parere preliminare della regione? Bella domanda! La localizzazione nel nostro caso è alquanto defilata. Per chi conosce la zona siamo oltre gli “Asins”, di fronte a un grosso impianto di lavorazione di inerti. Una zona in cui non molti anni fa sono state prima sfruttate le cave e successivamente le stesse sono state trasformate in discariche. Il terreno come si può verificare sul posto, avendo una distanza dall’argine del torrente Torre di 150 metri, è un terreno ghiaioso con bassa fertilità. Nel nostro caso il punto di consegna dell’energia prodotta avverrà in comune di Udine nella zona di Laipacco. Quindi, in questo caso non vi è alcuno spreco di terra nè per la realizzazione del parco nè per la consegna dell’energia e il terreno per natura è già degradato. Se l’iniziativa, sarà portata avanti con finanziamenti derivanti da fonti di investimento stranieri, al momento possiamo soltanto dire ben vengano questi investimenti, l’economia fatica a ripartire e gli esperti insegnano che oggi come oggi soltanto le fonti rinnovabili sono in espansione. Se questi fondi stranieri investono in Italia, la motivazione è, e qui convengo con quanto riportato, che il Conto Energia è il più alto d’Europa, ma questa è materia del governo centrale e quindi è lì che bisogna intervenire. Convengo inoltre che bisognerebbe realizzare piccoli impianti sui tetti dei fabbricati sia civili che industriali. Questo si può già realizzare in quanto si va in deroga a tutti gli strumenti urbanistici ed edilizi. Quello che è definito ulteriore rischio, ovvero il limite massimo di potenza installabile entro il 2016, in questo caso dovrebbe intervenire la Regione regolamentando tutto il settore con un programma energetico regionale di lungo periodo basato su fonti rinnovabili. Per tranquillizzare le categorie, nella convenzione che regolamenterà la costruzione del parco è prevista una fideiussione per lo smantellamento dell’intero impianto. Le opere edili (cabine di trasformazione) successivamente diventeranno di proprietà dell’Enel. Vero è che in un comune come il nostro un parco di queste dimensioni, in grado di alimentare tutte le famiglie di Pradamano è da ritenersi esaustivo e non ci sarà sicuramente ulteriore spazio per altri interventi analoghi. Il nuovo piano regolatore regolamenterà anche questo settore. Qui bisognerebbe aprire altri due capitoli: «la compensazione ambientale» e le imposte versate annualmente nelle casse del Comune. Sarà per la prossima volta.

Paluzza: Elettricità, la sfida Secab “fai da te” contro i giganti europei

di Domenico Pecile

La chiamano la guerra dell’acqua tra potenti. Tra multinazionali. In ballo ci sono miliardi di euro per il controllo e la gestione delle risorse idriche. La si combatte anche in Friuli, questa guerra. Soprattutto in Carnia, ricca di corsi d’acqua e di centrali idroelettriche che hanno costi di gestione minimi e sulle quali si allungano diverse mani, anche straniere, alla ricerca del massimo profitto con il minimo costo. Il rovescio della medaglia è l’espropriazione di un territorio, hanno mandato a dire di recente i Comitati e gli ambientalisti che, lo scorso 5 ottobre, hanno fatto appello alla Regione invitandola a diventare parte attiva di questa controversa vicenda. In quella circostanza, il segretario di Legambiente, Giorgio Cavallo, nel ricordare che nella cessione di beni comuni spesso si innescano meccanismi perversi, aveva indicato nella Secab uno dei modelli di gestione virtuosa: controllo territoriale, migliaia di soci che pagano l'energia a metà prezzo Continua a leggere