Archivio tag: farmacie

Tolmezzo: ricorso al Tar per la Terza farmacia, Chiussi contro i provvedimenti di Regione e Comune

di Tanja Ariis.
È guerra per la terza farmacia del capoluogo. Il farmacista Paolo Chiussi ha presentato ricorso al Tar contro l’apertura di una nuova attività in città. Il titolare di una delle due farmacie tolmezzine (opera in città da 155 anni), rappresentato e difeso dagli avvocati Massimiliano Bellavista e Cristiana Brugnola, chiede al Tribunale amministrativo l’annullamento del decreto regionale che approva la graduatoria del concorso straordinario per la copertura di 49 sedi farmaceutiche disponibili per il privato esercizio, della delibera della Giunta regionale di indizione del concorso, del parere dell’Aas3 e della delibera della Giunta comunale di Tolmezzo dell’aprile 2012 sulla sede della terza farmacia. L’esecutivo tolmezzino individuava allora come zone possibili via Grialba, via Marchi sino a piazzale Vittorio Veneto, via IV Novembre, via De Marchi, viale Moro, via Val di Gorto a partire dall’incrocio con viale Moro e a scendere sino a via Pirelli e via Cartotecnica. Il 5 novembre scorso il ricorso è stato notificato al Comune. La giunta Brollo ha deciso che il Comune si costituirà nel giudizio per sostenere la legittimità dell’atto impugnato e tutelare l’interesse pubblico teso a garantire l’apertura di una nuova farmacia sul suo territorio. L’incarico legale è stato affidato all’avvocato Giunio Pedrazzoli.

Ravascletto: non si trova un sostituto per il farmacista

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di Gino Grillo.
Anche negli altri comuni turistici la crisi del commercio si è fatta acuta. Nella Val Calda, a Ravascletto, la doppia stagionalità di villeggiatura non crea le condizioni per poter tenere aperto un esercizio commerciale per tutto l’anno «essenziale – tiene a sottolineare il sindaco, Ermes De Crignis – per trattenere i residenti». «Occorre che Comunità montana e altri enti sovracomunali prendano in seria considerazione il problema». A Ravascletto si cerca una soluzione anche per la farmacia. «Dopo la morte del farmacista è difficile trovare un sostituto e cerchiamo di andare incontro alle esigenze di chi subentrerà in tutti i modi». Ma mancano altri servizi fondamentali come il forno e la macelleria. «Non credo – afferma De Crignis – nei temperary shop: possono sopperire alle esigenze del turista, ma intaccherebbero il reddito di chi sul posto opera tutto l’anno, inducendo a chiudere nei periodi di bassa stagione con problemi per i residenti». Commercio in difficoltà anche a Forni Avoltri dove «per fortuna – racconta il sindaco, Clara Vidale – le attività che erogano servizi di prima necessità e,cioè, farmacia, macelleria e panificio, tengono». Arta Terme, invece, registra un aumento di apertura di negozi nel capoluogo, ma preoccupa la situazione nelle frazioni. «A Lovea l’unico bar – dice il sindaco Marlino Peresson – non riesce a garantire il passaggio di gestione dai genitori ai figli: troppe spese e si perde un punto di riferimento per la popolazione». «Occorre battersi per mantenere questi servizi nei luoghi più marginali – sostiene Peresson – Noi in bilancio abbiamo adottato le aliquote minime per queste categorie, ma il nostro è solo un momento di attenzione, per risolvere la questione servono sostegni dall’alto»

Amaro: fallisce la prima farmacia in Friuli Venezia Giulia

di Maura Delle Case.

Non era ancora mai successo, ma la crisi è arrivata a colpire anche le farmacie. La prima, nella storia del Friuli Vg, ha capitolato ad Amaro, alle porte della Carnia, dove da ieri mattina gli 800 residenti, molti dei quali anziani, non possono più contare sul farmacista. Il dottor Michele Cabas ha infatti chiesto il fallimento e ieri, suo malgrado, ha abbassato la serranda. «Con trenta ricette al giorno – afferma – non si può andare avanti». Il suo caso è il primo, ma rischia di non essere l’unico. Specie nella zona della montagna, dove le farmacie sono tutte di piccole dimensioni e pagano più pesante lo scotto del periodo di recessione. Ma non solo di quello a sentire la presidente provinciale di Federfarma, Alessandra Forgiarini, che punta il dito contro l’abbassamento del prezzo dei farmaci, ma soprattutto contro la distribuzione diretta da parte delle aziende sanitarie che starebbe letteralmente cannibalizzando gli “affari” delle farmacie. L’esercizio di Amaro ne ha fatto le spese a sentire il dottor Cabas: «All’inizio andava bene, poi è iniziata una lenta agonia. Dai 90 clienti che quotidianamente varcavano l’ingresso della farmacia sono passato agli attuali 30, ne ho persi insomma 10 all’anno. “La distruzione diretta, quella “per conto”, la riduzione del prezzo dei medicinali e infine la crisi – afferma il farmacista – hanno eroso i margini e se in città si taglia sui dipendenti, in montagna non si può tagliare nulla, perché le bollette della luce, del gas e ancora l’affitto e i costi della burocrazia sono inevitabili». Ieri mattina Cabas ha dunque abbassato definitivamente la serranda della farmacia seminando lo sconforto in un paese che contava sul piccolo esercizio commerciale come su uno dei pochi servizi rimasti. Niente da fare. È il primo caso. Non sarà l’ultimo. «In Carnia – afferma la presidente Forgiarini – abbiamo 26 farmacie. Ce ne sono anche in paesi con soli 300 abitanti, dove spesso la gente non può contare nemmeno sul medico di base. Sono la spina dorsale del sistema, vivono di niente e danno un servizio eccellente quanto essenziale». Come la farmacia del dottor Cabas, «un vero farmacista – dice Forgiarini –. Uno che teneva aperto da solo 12 ore al giorno, che portava avanti l’attività con estremo senso del dovere, che trovava anche la forza per dedicarsi al sindacato». Tanto che ieri, nonostante tutto, si è presentato a Udine per partecipare al direttivo di Federfarma. «Quanto le piccole farmacie possano reggere in questa situazione – continua Forgiarini – non lo so. Non a lungo. Eppure sono importanti presidi per il territorio, “distributrici – ricorda ancora la presidente – di ricchezza sotto forma di servizi non remunerati, basi pensare allo screening del colon retto e ai turni di notte». La crisi ci ha messo lo zampino, ma in questo caso non è colpa di tutti i mali. Per Forgiarini il vero problema sta nel ruolo sempre più preponderante giocato dalle aziende sanitarie in materia di distribuzione diretta dei farmaci. Una pratica incentivata dalla Regione che consente alle Ass di distribuire farmaci di classe A all’atto della dimissione del paziente, ma che – denuncia la presidente di Federfarma – sarebbe abusata da parte delle aziende, le quali, con diversi escamotage distribuirebbero, farmaci oltre i limiti stabiliti, magari in occasione di visite terapeutiche, il tutto a danno delle farmacie.