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Forni di Sopra: il Comune tutela i murales di Spadavecchia, pittore scomparso nel 2004

di Gino Grillo.

Ha voluto trascorrere l’ultima parte della sua lunga vita a Forni di Sopra e ora l’amministrazione comunale del paese dolomitico ha deciso che Marino Spadavecchia e soprattutto la sua opera pittorica merita di essere non soltanto ricordati ma anche salvaguardati. Proprio in questi giorni l’amministrazione fornese ha licenziato durante una seduta del consiglio una proposta tesa appunto a salvaguardare i murales di Spadavecchia (1909 – 2004). «Sono opere di grande valenza storico – culturale – ha detto il sindaco Lino Anziutti – che abbiamo il dovere di preservare e consegnare alle future generazioni». Questo passo rappresenta un ulteriore tassello alla riscoperta di questo artista dalla lunga e movimentata esistenza a cavallo fra l’Italia e il Sud America. Di padre bergamasco, nato a Trieste, era emigrato nel Sud America nel 1948, dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti a Venezia, in particolare fermandosi in Perù, dove tra l’altro fondò l’Accademia di belle arti di Huanuco di cui fu nominato direttore. Ebbe anche occasione di esporre in diverse mostre. In America Latina apprese l’arte dei murales, che tanto lo aveva affascinato. E proprio in Perù ne realizzò diversi, ispirati da scene di vita contadina e di guerra. Progettò e realizzò anche tre monumenti. Rientrato in Italia nei primi anni ’70 decise con la moglie Jolanda di stabilirsi in montagna, e scelse proprio Forni di Sopra memore di una gita di gioventù di cui aveva conservato memoria. Colpito da “sindrome da parete bianca” come la definiva lo stesso Spadavecchia, una volta rientrato in età pensionabile in regione e stabilitosi a Forni di Sopra, subito prese il pennello per descrivere, con la sua coloratissima pittura, la storia del paese, la saga dell’emigrante, quella del bosciaiolo e del malgaro. I muri della case del paese con questi murales “parlano” al visitatore e raccontano la storia e quello che accade in montagna. Ora, dopo anni dalla scomparsa di Marino, si vuole preservare le sue opere sui muri, impedendo che vengano distrutte o modificate in maniera impropria. Già da qualche anno l’amministrazione ha intrapreso un progetto di rilancio di questo artista e delle sue opere con diverse iniziative, facendo tra l’altro aprire un sito su internet intitolato al maestro Spadavecchia e alle sue opere, da parte di Promoturismo Fvg, mentre durante le stagioni turistiche, invernali ed estive, vengono effettuate gite guidate alla scoperta dei vari murales. Ora con questa ulteriore delibera il Comune vuole preservare in maniera formale e definitiva, inserendo una apposita norma nel piano regolatore comunale, questi murales proteggendoli dall’usura del tempo e dall’intervento improprio di qualche distratto abitante, per consegnarli ai posteri rivalutati.

Forni di Sopra: firmato accordo con governo Macedone per l’energia sostenibile

Forni di sopra

3 Comuni Macedoni pronti ad investire per visitare gli impianti e le realizzazioni italiane. 2 richieste per presentare progetti congiunti su fondi europei a disposizione della Macedonia. Firma di un accordo di collaborazione con la Forestale Macedone.

Questi i risultati della visita realizzata in Macedonia da parte di una delegazione del Comune delle Dolomiti. Forni di Sopra, una delle Amministrazioni Italiane di maggior successo in Europa nel campo delle energie rinnovabili, della gestione territoriale e gestione progetti su fondi Europei, ha concluso la Missione Ufficiale a Skopje, Repubblica di Macedonia, dal 17 al 20 di maggio.

Obiettivo della delegazione italiana, composta dal Sindaco Lino Anziutti e dal capo dell’Ufficio Tecnico, Ing. Nazzareno Candotti, era quello di stabilire collaborazioni su progetti Europei e promuovere il Comune come luogo per la formazione di Dipendenti Pubblici Stranieri per la stesura, presentazione e gestione di Progetti su Fondi Europei.

L’agenda della delegazione italiana includeva la firma di di un memorandum di cooperazione con la Forestale Macedone nel campo della realizzazione e gestione di Impianti Biomassa sostenibili. La Forestale Macedone, la quale gestisce il 90% del patrimonio boschivo nazionale, e’ interessata agli aspetti di sostenibilta’ applicati da Forni di Sopra nella realizzazione e gestione del teleriscaldamento, con particolare attenzione alla raccolta e conferimento del materiale.

La firma ha avuto pieno sostegno da parte del Governo Macedone che ha confermato il suo supporto alla presentazione di progetti condivisi sui fondi messi a disposizione per i Paesi in fase di Preaccesso all’Europa. Il Comune Friulano copre la quasi totalità del fabbisogno energetico con la produzione da fonti rinnovabili: centrali idroelettriche di piccole dimensioni e dall’impatto paesaggistico-ambientale praticamente nullo; collettori solari e pannelli fotovoltaici installati sul tetto dei principali edifici pubblici, sulle malghe e sui rifugi; campi fotovoltaici che integrano la produzione elettrica durante l’arco dell’anno; numerosi edifici a destinazione amministrativa, turistica e commerciale vengono riscaldati dalla rete di teleriscaldamento a biomassa forestale (foreste certificate PEFC) con approvvigionamento del legname necessario a “chilometro zero”.

Ottimi riscontri anche per il turismo, grazie alla presentazione che la Delegazione Italiana ha effettuato ad agenzie e tour operators. L’esperienza maturata da Forni nella gestione ambientale integrata (depurazione acque, raccolta rifiuti porta a porta, illuminazione pubblica a led completamente telecontrollata) attraverso la pianificazione ed implementazione di progetti, unitamente ai positivi effetti economico-gestionali, rappresentano a pieno titolo una Buona Pratica.

Il Sindaco Anziutti ha quindi inteso promuovere Forni di Sopra, in prima battuta, quale destinazione di delegazioni e commissioni impegnate nella verifica di opere gia’ realizzate e successivamente quale sede di formazione per quei soggetti impegnati nella stesura verifica e gestione di Progetti Europei. Da tradizionale centro sciistico, Forni di Sopra è stata in grado di sviluppare le condizioni per utenze alternative, particolarmente attraenti per turisti interessati a destinazioni che mostrino genuina e fattiva attenzione alla gestione del territorio e la tutela dell’ambiente.

Forni di Sopra: patto con Lorenzago per realizzare ciclabile di 30 km fino in Cadore


di Gino Grillo.

Collegare la nostra regione con il Cadore attraverso una pista ciclabile di 30 chilometri. Se n’è parlato in municipio fra i sindaci Lino Anziutti di Forni di Sopra e Mario Tremonti di Lorenzago di Cadore, presenti gli assessori Giancarlo Dose e Mirna Antoniacomi e i rappresentanti del Corpo forestale regionale. I due primi cittadini hanno evidenziato la necessità di un’unione di intenti per sviluppare un discorso turistico condiviso che abbia valenza anche internazionale. Lorenzago in Cadore si trova vicino alla pista ciclabile di Auronzo, che collega la zona con il Trentino e l’Austria. Lo stesso Comune veneto è stato meta di vacanze da parte di due pontefici, Wojtyla e Ratzinger, che nelle loro escursioni hanno spesso lambito il territorio fornese, lungo il sentiero ora denominato «del Papa». Le due amministrazioni hanno deciso quindi di presentare un progetto preliminare che, attraverso questo sentiero, colleghi i due capoluoghi attraverso una pista ciclabile che avrà la lunghezza di 30 chilometri, equamente distribuita sui due versanti carnico e cadorino. Il progetto sarà proposto nel contesto del Prs, che, grazie a finanziamenti europei del 100 per cento, permetterà alle due collettività, se accettato, di attuarlo senza dispendio di fondi propri. La pista ciclabile, che avrà anche valenza di pista forestale, permetterà pure l’utilizzo dei boschi, ora inaccessibili ai mezzi motorizzati, della zona di val di Palù e Las Sesalas, mentre durante la stagione invernale potrà essere utilizzata anche quale pista da sci da fondo. «Siamo due realtà- hanno detto i sindaci- ai limiti dei rispettivi territori regionali, con un deciso tasso di spopolamento. È essenziale trovare quei punti che ci collegano, in particolare in ambito culturale e di tradizioni, rivalutando le risorse che entrambi i Comuni hanno e condividono, le bellezze naturali del paesaggio e le Dolomiti, patrimonio dell’umanità con l’Unesco». La pista ciclabile che si andrà a realizzare per la gran parte insiste su territorio friulano e si collegherà con Pedemont, con il circuito dell’anello di Forni, che porta sino a Forni di Sotto, mentre in territorio cadorino si collegherà con la vecchia strada statale che si snoda sino alla cava nei pressi di località Ronco Gial.

Forni di Sopra: per le “Guide alpine” quattro giorni di convegni e corsi specifici

 Quattro giorni di convegno e corsi di perfezionamento per le guide naturalistiche di tutta Italia si terranno in contemporanea nel centro dolomitico carnico e nei Comuni del Pordenonese inseriti nel Parco naturale delle dolomiti friulane, da giovedì 22 sino a domenica 25 ottobre. A Forni di Sopra converranno oltre 100 guide per apprendere nuove discipline e conoscere le diposizioni di legge spiegate dall’Aigae. Nei primi due giorni si terranno corsi di specializzazione, uno riguarderà la conduzione in cicloturismo dedicato alle guide che già operano in ambiti ciclistici, con lezioni e pratiche per un’escursione in bicicletta. Gli altri corsi verteranno sulla conduzione in canoa, dedicato alle guide che già operano in canoa in ambienti fluviali, lacustri o marini, con la partecipazione di Livio Bernasconi, responsabile nazionale Uisp canoa canadese; sull’escursionismo e primo soccorso e outdoor, sulla gestione dell’emergenza sanitaria nell’escursionismo. I corsi sono finalizzati al rilascio della specializzazione, ai sensi dello statuto Aigae e della legge 4/2013. Il commercialista Marco Menichetti parlerà infine degli aspetti burocratici.

Carnia: ritorno a Forni di Sopra (*), riflessioni sullo spopolamento dei paesi del giugno 1983

Carnia

di Ermes Dorigo.

“Come?! Anche lui!?” Sempre più spesso depongo la cornetta del telefono sconfortato ed amareggiato, dopo un altro annuncio di morte. Ad uno ad uno si sgretolano i mosaici dell’infanzia e dell’adolescenza e in quei vuoti, lasciati da morti conosciuti, se ne va e scompare anche una parte di me. Perché, invero, la nostra identità matura e cresce solamente con la presenza delle persone e delle cose dentro di noi. La vita degli altri in noi è quella che ci dà il senso di appartenenza ad una comunità, ad un popolo, ad una storia e attribuisce significato al nostro agire quotidiano. La presenza di una o molte persone in tante persone costituisce il tramite principale per la costruzione dei legami sociali, che ci portano al di fuori di noi stessi, della famiglia, dei clan, per vivere una più completa identità e vita collettiva. La morte recide, ad un tempo, legami personali e sociali. Essa, pertanto, non è solo un problema personale e familiare, ma sociale e collettivo.
Oggi, i vuoti sociali non vengono riempiti. Non si tratta solo del calo delle nascite.
I vivi rimuovono ed allontanano da sé il senso della morte. Così, il tessuto sociale si fa sempre più sfilacciato, bucato, sbrindellato, saltano i collegamenti e i canali di comunicazione sociale e di solidarietà, ognuno viene ricacciato dentro se stesso, nella propria solitudine, che si tenta di vincere in varie maniere: la fuga nel bere, la frenesia dell’agire per l’agire, la rincorsa consumistica, la chiusura nel ricordo, la fuga dalla storia, la ricerca della droga, la smania della ricchezza e del comando, il silenzio rancoroso, il vittimismo, l’evasione nel sogno… Un sentimento grande d’impotenza e di morte aleggia su una tale comunità, assente di parola, di comunicazione, di dialogo, di partecipazione alla vita civile. La parola, non la chiacchiera dissennata e nevrotica, è la chiave che apre la porta di noi stessi e della vita sociale; se occultiamo la chiave, rimaniamo chiusi in noi stessi e la società è sommersa di vocii borbottìi mormorii, di persone che non comunicano: tanti monologhi deliranti non fanno un dialogo. Allora, sono i vivi ad essere morti.
Accendo il registratore. Riascolto la voce di zia Maria Sinisa, da me intervistata pochi giorni prima della sua morte. La scienza e la tecnologia, se ben impiegate non a produrre armi… Ascolto e riascolto. Non mi interessa tanto quello che dice, ma la voce che racconta. Pensiamoci bene. La voce è presente, ma dice la grande assenza di lei che è morta. Non è testimonianza delle cose che dice, ma la presenza d’un vuoto che si è creato nei nostri rapporti quotidiani. E’ la presenza del passato, un confronto necessario con la nostra memoria, individuale e collettiva; o con l’assenza di tale memoria. Infatti, questa voce o ci aiuta a rinsaldare la nostra memoria e, quindi, a confrontarci con la realtà nostra odierna, oppure ci rende consapevoli che siamo senza memoria; che non siamo. Perché, una persona senza storia non vive, ma galleggia sopra se stessa e sopra le cose. Talora roca, talora affannata per l’assedio della morte, ma sempre lucida, la voce rievoca la camera di legno antico dov’era da tempo costretta e il copriletto lavorato all’uncinetto e la corona del rosario tra le dita nodose e uno sguardo chiaro ma affilato, a sondare la sincerità dei miei gesti. L’intensità del timbro della voce, padrona della storia che rievoca, infrange e manda in frantumi quotidiane ipocrisie e vessazioni e mi trasporta attraverso una vita in altre vite addietro, al padre del padre, di madre in figlio, di famiglia in famiglia, di fienagione in fienagione, d’emigrazione in emigrazione, di guerra in guerra… Ad un tratto rivivo dieci anni fa. Nell’angolo della cucina, sul letto, un piccolo corpo divorato dal male: mia nonna morente. Rannicchiata, perché la morte la riporta alla positura della nascita, stanca di lottare, ma fiera d’essere arrivata alla fine senza aver perso le origini, non mi dice niente. Mi guardò intensa, con suoi scuri occhi profondi – rimprovero? ammonimento? pena per me che restavo? -; non parlò e si volse per sempre dall’altra parte. Quello sguardo me lo portai appresso. E ritornò in seguito ogni volta che sprofondavo in una vita quotidiana senza storia. Una voce, una storia, confrontarsi coi ricordi. Con la paura della morte allontaniamo anche questi dati minimi, per timore che ci facciano capire che quello che ci circonda non è vita, ma frastuono, fuga da noi stessi, mercificazione delle persone: un grande silenzio di morte vivente. Solo la morte dà un senso alla vita.
Questa nostra società ha creato l’illusione di aver sconfitto la morte e di aver inventato l’elisir d’eterna vita. Si vive come se non si dovesse mai morire, su un piatto rettilineo, trasportati da un gigantesco tapis roulant. Ogni tanto qualcuno cade dalla scala mobile (per molti é caduta la scala mobile), ma non ce ne curiamo eppure facciamo finta di non aver visto, dimentichiamo in fretta. Abolire il pensiero; agire correre affannarsi: denaro carriera arrivare. Ma dove? C’è forse una meta quando gli altri non avanzano con noi? C’è forse vita individuale nel silenzio collettivo? Si creano poteri, interessi, privilegi e corpora-zioni di pochi sulle macerie di coloro che rimangono indietro, che non accettano un tempo senza passato e senza futuro.

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Perché, chi è senza passato è senza futuro. Quale futuro? “Niente futuro”, gridano le giovani generazioni nelle manifestazioni pacifiste contro la corsa agli armamenti.”Niente futuro!”, per chi non ha la prospettiva di un lavoro. “Niente futuro!”, per chi ha dinanzi a sé la via per una grande solitudine individuale senza società. Ripensare la storia, non perché essa sia maestra di vita, ma perché ci aiuta a formulare meglio le domande sul disumano presente e a progettare un futuro di solidarietà, comunicazione, umanità. Nel centro di Andrazza rimangono, segni d’una lacerazione, le pietre annerite e il sapore acre di dissoluzione dopo l’incendio. Un vuoto. La storia procede per salti e rotture, non è una linea retta continua ed ascendente, sulla quale salire, che ci dia sicurezza o la possibilità di un fatalistico abbandono. La storia è un atto di volontà, individuale e collettiva; il coraggio di inserirsi nella frattura e nelle contraddizioni, per superare l’assedio della morte e ricostruire l’identità di una storia che non nasconda ricuciture e strappi. Il discrimine, tra chi lavora per il futuro e chi vuole negarlo, sta nella nostra collocazione nel presente: da un lato, quelli armati di ago e filo per cucire rapporti e legami e par strapontâ scarpès, che permettano ancora un lungo cammino nel futuro; dall’altro, quelli armati di forbici, per tagliare, recidere legami e ricordi: sulla divisione di molti s’insedia il potere di pochi. Anche le collettività, un paese, nascono e muoiono, ma la morte non è mai definitiva come quella individuale. I momenti di transizione, da una identità ad una diversa ma che mantenga legami di continuità con la precedente, hanno il sapore della morte. Dipende da noi essere rapaci avvoltoi o costruttori di vita. I nostri nonni hanno costruito case in tutto il mondo: che i figli e i nipoti non sappiano più usare la cazzuola del dialogo per costruire le mura di una nuova identità del paese, che abbia il sapore del tempo, ma aperta verso il futuro? Perché, in verità, la storia non dev’essere un cappio, che strangola chi vuol vivere qui ed ora; un qualcosa che ci riporti indietro in un sogno conservatore e nella fuga dai problemi.
Con le case bruciate se n’è andato anche Nilo. Perché l’ha fatto? Solitudine? Disperazione? Bruciare il passato e il presente. Nell’atto di un folle sta forse una premonizione profetica? lo credo di sì. Ne L’albero degli zoccoli di Olmi, affresco della civiltà contadina, si vede un matto che gira di cascinale in cascinale, entra nelle case dei contadini, accolto benevolmente, mangia con loro e se ne va. L’umana solidarietà; e la follia individuale a carico della collettività. Un mondo di sentimenti, di affetti, di valori che se n’è andato. Solitudine. La legge 180, che chiude i manicomi, è una legge umana, che vorrebbe ricostruire quell’antico senso di solidarietà, dissolto e presente solo nelle favole che si raccontano ai bambini: favole, appunto, perché si sa che più non esiste e, pare, non c’è la volontà di farla rivivere. Si chiede da molte parti una revisione della 180 e il ripristino del manicomio. Chi vuole questo, che società prospetta? Quella: degli ospizi emarginanti per gli anziani, delle carceri per coloro che rifiutano il conformismo dominante, dell’anestesia della droga per i giovani senza futuro, della distruzione della speranza per i bambini, della nuova emarginazione delle donne, dell’esclusione dalla società dei portatori di handicap, della crescita di larghe fasce di nuova povertà. La condizione dei deboli rivela il grado di umanità e disumanità dell’intera società. E questa società pare avere come unico valore la produttività e il profitto, che si può ricavare dalle persone. E chi vuole “solamente” vivere? “Meglio farla finita!”, avrà pensato Nilo. “Meglio?”, ci chiediamo noi. Oppure si può vincere l’assedio di questa morte sociale?

Ermes Dorigo

(*) Chi scrive è farnese di nascita. Ogni volta che ci ritorno, trovo il paese sempre più silenzioso, con un lungo elenco di morti. In questo senso Forni può essere il simbolo dell’ abbandono e dello spopolamento dei paesi di montagna. Ma non solo. Forni è anche un pase che ha avuto un notevole sviluppo turistico. Senza entrare nel merito di tale sviluppo e senza demonizzare il turismo, resta il fallo che tale mutamento determina una crisi-morte di una identità collettiva, uno stato di anomìa, si spera transitoria. In questo senso può simboleggiare la crisi di identità dell’intero popolo friulano. Da qui, la necessità di una riflessione sulla storia, sul passato, col quale il rapporto non può che essere problematico.
(Nel testo si fa riferimento al recente incendio di Andrazza, frazione di Forni, di cui s’è abbondantemente parlalo sui giornali locali. Nilo è l’incendiario

Forni di Sopra: sul web info dannose su neve e impianti, gli operatori protestano

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(g.g. dal MV di oggi)

Informazioni turistiche sulla neve inesatte o incomplete danneggiano le località e gli operatori: l’accusa viene dall’albergatore Maurizio Ferigo dell’hotel Edelweiss, che rileva come troppo spesso le informazione su piste, impianti e neve siano errate, se non disattese, da alcuni siti internet. «D’estate il meteo che ci penalizza con la nuvoletta di Fantozzi, d’inverno la mancanza di comunicazione sui bollettini neve. Mi chiedo chi deve veicolare i dati corretti, visto che oggi il web è il mezzo più utilizzato per scegliere una destinazione turistica». A supporto delle sue accuse, e della preoccupazioni, Ferigo riporta come l’11 gennaio il sito del Nordicski desse 0 km disponibili sulla pista di fondo. Altri siti, in giornate diverse, riportavano che gli impianti erano sì aperti, ma che non vi erano piste a disposizione degli sciatori, mentre il dato relativo alla neve caduta era non pervenuto. Anche il sito 3bmeteo.com per il giorno 24 gennaio, sabato, dava risultati contradditori: 8 su 8 gli impianti aperti, ma nessuna pista da discesa disponibile. Naturalmente tutte le piste erano aperte e sciabili. Informazioni errate anche sul sito www.neveitalia.it, che dava impianti chiusi, ma piste aperte. «Oggigiorno sono in molti a utilizzare le informazioni su cellulare o internet riguardo all’innevamento delle piste e degli impianti aperti: una informazione scorretta o lacunosa procura danni d’immagine e di portafoglio alle località turistiche come la nostra», aggiunge Ferigo, che ha bussato alle varie porte del paese, Promotur e Comune in primis. «Mi è stato riferito che questa comunicazione spetta a Turismo Fvg, che ha inglobato pure Promotur». Ferigo chiede una maggiore attenzione da parte dell’ente regionale a fornire i dati esatti ai vari divulgatori di queste informazioni. «Ritengo tuttavia – termina l’albergatore – che il compito della struttura regionale sia quello di fornire i dati esatti e verificare che siano esattamente proposti».

Forni di Sopra: al debutta la Fatbike, la bici da neve

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di Gino Grillo

È la grande novità dell’anno e ha debuttato nel centro dolomitico martedì 30 dicembre sulle piste sciistiche del fondovalle di Davòst. Si tratta della Fatbike, la bicicletta da neve, la nuova passione degli sportivi che amano muoversi in montagna d’inverno senza necessariamente dover calzare gli sci. Sulle piste del Davost  si potrà salire in sella alle Fatbike, le biciclette con le ruote grosse adatte a muoversi sulla sabbia e sulla neve, appunto. Ma non solo, grazie a Paolo Pellarini e Christine di Ecomotion si potrà testare anche la K-track, singolare bici cingolata con tanto di sci. Tornando alla Fat bike, ricordiamo che monta gomme più larghe di 3.7’’ e cerchi più larghi di 44 millimetri, una bici pensata per pedalare su un terreno cedevole, come la neve fresca. Invece, il modello cingolato, “inventato” in Canada, permette grazie a un kit che sostituisce le ruote della mtb di avere sul manto nevoso una significativa trazione in pedalata, un eccellente sistema di frenata posteriore e con lo sci frontale in dotazione, la possibilità di impostare traiettorie altrimenti impossibili. È un vero successo quello di queste nuove biciclette che sta prendendo sempre più piede nelle Alpi, ma anche al Sud, in Sicilia, dove viene utilizzato dagli escursionisti sulle nevi dell’Etna. Per l’evento fornese Promotur ha riservato una pista alle bici da neve accanto a quella destinata a slitte e bob dove i ciclo-escursionisti potranno utilizzare un tapis roulant per la risalita. Per chi volesse cimentarsi con una vera e propria escursione, dalle 10 alle 16, con partenza ogni ora ci sarà la possibilità di partire in gruppo per pedalare a fondovalle lungo il fiume Tagliamento e intorno ai laghetti e nei boschi di Forni su una pista preparata appositamente. Nel polo fornese si spera che questa nuova attività, come accade in altre stazioni sciistiche, possa in un futuro non troppo lontano, poter avere contare su una pista dedicata.

Carnia: Forni savorgnani, i sindaci lavorano su progetti comuni

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(g.g. dal MV di oggi)
Incontro fra i sindaci di Forni di Sopra, Lino Anziutti e Forni di Sotto Marco Lenna, per porre i termini di una futura collaborazione. Sport e turismo in primo piano, ma i due sindaci hanno iniziato l’incontro facendo il punto sulla scuola. «Un’esperienza positiva- hanno confermato- anche se inizialmente vi erano, da parte di alcuni genitori, delle perplessità». Attualmente a Forni di Sotto confluiscono gli alunni delle prime classi elementari (triennio) di entrambi i comuni, mentre le classi quarte e quinte elementari e le medie hanno sede nel vicino Forni di Sopra. «Un escamotage- è stato detto – che ha permesso di salvaguardare i plessi scolastici nei due comuni senza obbligare i bambini a lunghi spostamenti su strade di montagna per raggiungere i poli scolastici più vicini». Piuttosto che rivangare cosa divide i due paesi, i sindaci si sono concentrati su cosa accomuna le due comunità. «Tutti i ragazzi di Forni di Sotto – è stato ribadito- avranno le stesse agevolazioni dei loro coetanei del paese più a monte in campo sportivo». Così lo sport pack, che permette agevolazioni per l’uso delle infrastrutture sportive di Forni di Sopra (piscina, palestra, campi sci mediante la riproposizione della convenzione fra gli Sci Club) sarà disponibile anche per i ragazzi del paese vicino. Sarà inoltre messo in cantiere un programma condiviso per le attività didattiche del Parco naturale delle dolomiti friulane, patrimonio dell’umanità Unesco, e si riprenderà il progetto per portare l’Udinese, o altra squadra di Serie A di calcio, nel territorio. «Forni di Sotto ha a disposizione un validissimo campo sportivo, mentre le altre infrastrutture, in particolare alberghi, si trovano a Forni di Sopra, solo 9 km distante» In fase di allestimento infine un anello di collegamento, lungo il fiume Tagliamento, fra i due paesi.

Forni di Sopra: tra le malghe delle Dolomiti il trekking in sella ai cavalli

di Gino Grillo.

Alla scoperta delle malghe a cavallo. Il maneggio Saliet, gestito da Floriana e Leo con i quali collaborano Stefano e Jeanine, propone per sabato una gita in sella ai cavalli fino alla malga Tartoi, a quota 1.711 metri. Un trekking che permetterà la visita a una delle tradizionali malghe del paese, da molti definita la più bella, sita in una conca ai piedi del Monte Tiarfin (2.413) a nord, del Crodon dei Puntuoi a sud (2.281) e del monte Crusicalas (2.002) a ovest. Una zona ricca di flora autoctona con le classiche stelle alpine e poi gli scoscesi versanti che scendono dalle montagne che profumano di ruta. L’appuntamento è per la mattina in Saliet, nella frazione di Andrazza sulle rive del Tagliamento, da dove si partirà attraversando gli abitati delle frazioni fornesi, Cella e Vico, costeggiando il fiume friulano, per intraprendere poi l’ampia strada sterrata che segue il corso del torrente Tolina fino circa a metà percorso. La strada segnata dal Cai con il numero 208 sarà abbandonata dopo Stali Sociaval e proseguirà lungo il torrente Tartoiana sul sentiero Cai 211. Un tragitto che porta a distese prative colme di fiori e folti boschi dove larici e abeti regnano incontrastati. Tuttavia, forse non è solo la bellezza naturalistica a farla da padrona. Partecipando a questo trekking è soprattutto possibile entrare dentro la storia della gente di montagna, una storia che ci sembra oggi molto lontana, ma che è in realtà tanto vicina quanto, troppo spesso, dimenticata. Infatti, lungo la strada si incontrano spesso i caratteristici stavoli, costruzioni tipiche dei nostri luoghi, usate un tempo come ricovero per uomini e bestiame oltre che per immagazzinare il fieno. Inoltre, gran parte del percorso si sovrappone alle vecchie mulattiere, percorse da uomini e donne soprattutto in tempo di guerra. Dopo 9 km di cavalcata, si giunge sui pascoli di malga Tartoi, gestita per la prima stagione da Mirko Dorigo, dove è possibile “e vivamente consigliato” degustare i prodotti tipici preparati secondo antiche ricette casalinghe e tradizionali. Altre info al 349-8544470.

Forni di Sopra: via alle escursioni a cavallo e in mountain bike luglio 2014

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Alla scoperta della natura di Forni di Sopra con le escursioni guidate programmate da TurismoFvg. Questo mese sono previste delle gite, a cavallo, con le mountain bike a pedalata assistita: un modo alternativo di vivere la montagna grazie al maneggio Saliet e a Ecomotion di Christina e Paolo. Venerdì la prima escursione, in bicicletta, su percorso facile. Le altre uscite con la mtb si svolgeranno nei giorni 11, 18 e 25 luglio. L’appuntamento è per le 15 davanti la sede dell’ufficio turistico. Le gite a cavallo si effettueranno invece, dalle 10, nei giorni 5, 18 e 26 luglio. L’appuntamento è in località Saliet, nella frazione di Andrazza, sulle rive del fiume Tagliamento, dove, in alternativa, si potranno pure ricevere lezioni di equitazione. Più impegnativa invece l’uscita in mtb del 27 luglio, che poterà a malga Tragonia e quindi, a piedi, sino a forcella Risumiela. Il tempo di percorrenza è di 5 ore (partenza alle 9)mentre il tracciato, che presenta un dislivello di 853 metri lungo la strada forestale Cai 208 ed il sentiero 209, non è consigliabile ai i minori di 14 anni. Il costo di ogni uscita è di 8.50 euro, gratis per i possessori di Fvg Card. Informazioni e prenotazioni: 0433- 886767.