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Legambiente: e se Friuli DOC diventasse una delle “Sagre Virtuose”?

Legambiente FVG ha visitato con occhio critico i festeggiamenti della 18° edizione di “Friuli doc”. Per l’associazione ambientalista è stato lo staff che segue il Concorso regionale “Sagre Virtuose” ad addentrarsi fra gli stand per valutare la sostenibilità della manifestazione rispetto agli standard del Concorso, il cui obiettivo è promuovere la riduzione degli sprechi generati proprio dalle manifestazioni ludiche. Il confronto con la precedente edizione è stato senza dubbio positivo anche se molto rimane ancora da migliorare. Quindi Legambiente ringrazia l’Amministrazione comunale per aver accolto e realizzato alcune delle proposte che fece in fase di organizzazione di questo evento al fine di renderlo un po’ più virtuoso.

Il caotico flusso di auto alla esasperante ricerca di un parcheggio in centro, che tanto disagio crearono soprattutto ai residenti, quest’anno è stato notevolmente ridotto. L’incremento del servizio navetta di autobus che dai “piazzali scambiatori” decentrati hanno accompagnato i visitatori in centro è stato un ottimo espediente per raggiungere questo buon risultato. E’ da augurarsi che queste misure siano considerate una prova generale per avviare questo sistema nel corso di tutto l’anno a beneficio della fluidità del traffico in città, migliorando la sicurezza veicolare, favorendo la mobilità dei pedoni, dei ciclisti e dei mezzi pubblici. L’incremento del numero di corse dei treni su Udine ha inoltre favorito gli avventori pendolari. La buona gestione della quattro giorni di Friuli Doc è stata resa possibile dal corposo impiego di Forze dell’Ordine, in collaborazione con la Protezione Civile, gli Operatori Sanitari e cittadini volontari.

Altro risultato degno di nota è il servizio di raccolta dei rifiuti per il quale, rispetto all’anno passato si registra un notevole miglioramento. Merito anche della NET, che ha disseminato l’area festeggiamenti di molti raccoglitori per la raccolta differenziata e di ogni misura. Tale pratica, unita a una discreta collaborazione da parte degli standisti e del pubblico più attento, ha evitato alla città episodi di degrado e sporcizia come verificatosi negli anni passati.
La modalità di dislocazione dei diversi cassonetti non si è rivelata però pienamente efficacie: succedeva infatti che la gente non attraversasse i tendoni, nella bolgia più assoluta, per cercare il contenitore adatto. Ognuno sceglieva un bidone a caso e ci buttava tutto con aria perplessa. Così lo sforzo è andato in parte vanificato!
Discorso diverso invece per alcuni stand delle Pro Loco, specialmente quelli che utilizzavano piatti biodegradabili. Quasi nessuno però utilizzava bicchieri e posate riutilizzabili. Mentre un buon contributo alla riduzione della produzione dei rifiuti, specie di lattine e plastica, è venuto dall’impiego massiccio di distributori alla spina di birra, vino e bibite. Bene anche l’impiego di bottiglie di vino e calici di vetro da restituire.
Dai ristoratori invece ci si sarebbe potuto aspettare che fossero organizzati meglio rispetto alle sagre.
Legambiente aveva proposto l’ulteriore soluzione migliorativa di acquistare in maniera “centralizzata” tutto il necessario per la somministrazione di pasti e bevande in materiale biodegradabile (laddove non venisse già adottato il lavabile), così da ridurre notevolmente l’impatto ambientale dei festeggiamenti.

Ad esempio la Festa della Sedia di Manzano, seppur più piccola di Friuli Doc, ma come Friuli Doc ospitante numerosi standisti autonomi, ha accolto questo suggerimento di Legambiente, seguendo le indicazioni generali riscontrate nella pagina web di “Sagre Virtuose” (www.legambientefvg.it). Gli organizzatori di Manzano hanno fatto un semplice calcolo di convenienza a tavolino e hanno organizzato una sorta di gruppo d’acquisto per tutti gli standisti, acquistando piatti, bicchieri e posate in astuccio, in materiale biodegradabile riscontrando alla fine grande soddisfazione. I prodotti innovativi non hanno comportato spese di acquisto superiori rispetto a quelli in plastica usa e getta e un grande risparmio economico e organizzativo l’hanno avuto nella gestione e smaltimento dei rifiuti, poiché il materiale da smaltire era in gran parte omogeneo e degradabile. Questa pratica ha anche il vantaggio di ottenere un impatto ambientale assai inferiore con minore produzione di CO2 equivalente emessa in atmosfera. Anche per questa prassi ci si augura che, di miglioramento in miglioramento, per il prossimo anno anche a Udine si possa praticare l’esempio della Pro loco di Manzano.
Non dimentichiamo che la cura della sostenibilità ambientale di una manifestazione così complessa, che si svolge in pieno centro storico, accresce il piacere di chi la frequenta, ricaduta non sempre scontata nel caso di eventi tanto imponenti. Queste e altro ancora sono le azioni virtuose in base alle quali è stato organizzato il concorso Sagre Virtuose, obiettivi che potrebbero qualificare anche Udine e Friuli doc, quali in primis la riduzione dei rifiuti e dei consumi energetici. Si vorrebbe che anche questo evento, così importante per il Friuli tutto, potesse vantare il marchio della sostenibilità applicata al divertimento, ovvero il logo di “Sagre Virtuose”.

 

Legambiente FVG

Friuli: salvate il soldato “Friuli DOC”

di Renato Schinko

«Friuli Doc è la vetrina del Friuli, non possiamo perdere questo evento». Le categorie economiche, affiancate dalla Camera di commercio, e gli operatori del centro storico fanno fronte comune per evitare di scrivere la parola fine sulla kermesse enogastronomica arrivata alla diciottesima edizione. A lanciare l’allarme sulla possibile cancellazione dell’evento è il Comune di Udine che ieri, per voce del vicesindaco Vincenzo Martines, attraverso il Messaggero Veneto ha in sintesi spiegato: «Dai 350 mila euro di finanziamento del 2008, ultimo anno della giunta Illy, si è arrivati ai soli 70 mila euro di quest’anno. Questa edizione, seppur con grandi difficoltà, riusciremo a organizzarla, ma per il prossimo anno, con simili presupposti, sarà difficile garantire un’altra kermesse. L’Ersa, la Camera di commercio e le categorie l’hanno capito, mentre la Regione, negli ultimi 4 anni, ha snobbato progressivamente l’evento». Ed è proprio il presidente della Camera di commercio di Udine, Gianni Da Pozzo, a dire: «Noi ci crediamo ancora e quest’anno abbiamo stanziato circa 35 mila euro per la kermesse, di cui 20 mila per fare promozione in Austria e in Slovenia. Siamo convinti che Friuli Doc sia la più importante vetrina delle nostre specialità locali, delle nostre imprese vitivinicole ed enogastronomiche. Ecco perché perderla sarebbe un grave danno non solo per la città, ma per tutto il Friuli, visto che la manifestazione funziona da sempre come richiamo turistico per l’intero territorio». E ancora: «Per le imprese friulane è un appuntamento irrinunciabile e, ribadisco, dobbiamo fare di tutto per non perderlo». Dello stesso avviso anche Franco Di Benedetto, referente dei pubblici esercizi per Confcommercio, che spiega: «La mia idea sarebbe quella di coinvolgere maggiormente nella manifestazione coloro che lavorano tutto l’anno nel centro storico, ovvero i tanti gestori dei bar della città che resistono nonostante la crisi e i tanti limiti di orari che vengono imposti. Ma Friuli Doc deve continuare a esistere. E’ troppo importante per Udine. Bisogna investire di più su un evento con un simile richiamo». Nelle edizioni più riuscite, infatti, la kermesse ha portato in città quasi un milione di visitatori. E le categorie economiche non riescono a comprendere come si possa snobbare Friuli Doc e dirottare i fondi su altre manifestazioni che, anche se dal punto di vista culturale sono più rilevanti, non riescono a registrare gli stessi numeri di presenze. Anche se c’è chi solleva un interrogativo, come il presidente regionale della Coldiretti, Dario Ermacora: «Un’ipotesi di chiusura preoccupa certamente. Ma credo che ci si debba anche chiedere quanto costi un simile evento, soprattutto in questo difficile momento economico. Certo, è una vetrina importante per tante aziende del territorio, ma, in fondo, resta pur sempre una grande sagra di città». Secondo il presidente di Confartigianato Udine, Graziano Tilatti, «il valore delle forze politiche si vede nei momenti di crisi. Quindi bisogna reagire, e organizzare Friuli Doc anche con poche risorse». Insomma, la preoccupazione c’è, ma da più parti arrivano anche gli appelli rivolti alla Regione affinchè il prossimo anno riveda le scelte di finanziamento. Ma, si sa, i tempi sono molto duri e trovare risorse non è facile. La kermesse comunque già in alcune passate edizioni era stata avvolta dalle polemiche. Fra l’altro, piazze, vie e monumenti erano stati imbrattati da schiere di giovani che avevano alzato un po’ troppo il gomito. Lo stesso Martines aveva dichiarato che a Friuli Doc si dovevano rivedere alcuni aspetti organizzativi per evitare gli eccessi. Ma ora i cambiamenti sono stati imposti dalle notevoli ristrettezze di budget.

Udine: Friuli Doc 2012 più povero, le piazze senza copertura

di Cristian Rigo

Quella in programma dal 13 al 16 settembre sarà l’edizione più povera di Friuli Doc. E così in piazza XX settembre e Venerio non ci sarà il tendone. Con le risorse attualmente diponibili (solo 70 mila euro contro i 140 dell’anno passato) il Comune non è in grado di sostenere tutte le spese anche perché l’amministrazione ha deciso di mantenere inalterati i costi a carico degli operatori. Dopo le polemiche dei giorni scorsi con la Provincia che ha annunciato l’intenzione di non partecipare alla festa per il mancato coinvolgimento da parte del Comune, il vicesindaco Vincenzo Martines e l’assessore al turismo, Franco Mattiussi si sono chiariti: la Provincia molto probabilmente parteciperà all’evento, ma Palazzo Belgrado non riuscirà a garantire i 60 mila euro di contributi dello scorso anno. «Anche noi dobbiamo fare i conti con i tagli – dice Mattiussi -, per cui anche se parteciperemo dovremo ridurre il budget nel rispetto del momento di difficoltà che stanno vivendo molte famiglie friulane». Per il via libera definitivo Mattiussi aspetta di incontrare il presidente Pietro Fontanini. Facile immaginare però che se lo scorso anno la Provincia aveva investito 60 mila euro potendo contare su un contributo regionale di 500 mila euro per il progetto di promozione Terra dei patriarchi, quest’anno che la Regione ne ha stanziati 250 mila, l’assegno per Friuli Doc non supererà i 30 mila euro. Quota 140 mila euro quindi resterà un miraggio. «Inutile nasconderci – ammette Martines – saremo costretti a ridimensionare l’evento anche perché manca meno di un mese all’inaugurazione. Il mio auspicio è che la Provincia partecipi, ma in ogni caso non intendiamo rinunciare a un evento strategico per la promozione dei prodotti di eccellenza del Friuli. Nei prossimi giorni metteremo a punto la logistica e spero anche la mappa definitiva». Per quanto riguarda San Giacomo infatti il Comune sta ancora valutando con la Soprintendenza e con l’Ersa come organizzare la kermesse. Di sicuro sarà disponibile via Mercatovecchio e tornerà anche piazza Garibaldi. Insieme agli standisti è pronta a investire nella manifestazione anche la Camera di commercio che ha già stanziato 20 mila euro per promuovere la kermesse in Austria e Slovenia. «Faremo la nostra parte come sempre – annuncia il presidente Giovanni Da Pozzo -. L’ente camerale ha sostenuto Friuli Doc fin dalla sua nascita perché si tratta di una manifestazione che non è rivolta soltanto agli imprenditori, ai commercianti e agli esercenti udinese, ma coinvolge tutte le aziende friulane e non solo che vengono a promuovere i loro prodotti di eccellenza. E dove ci sono gli interessi degli imprenditori anche la Camera di commercio è in prima linea». Quest’anno la Cciaa organizzerà diversi eventi nella sede del Friuli future forum di via Savorgnana e non è escluso che in caso di difficoltà, Da Pozzo decida ulteriori investimenti. «Se mancheranno risorse ci attiveremo per fare qualcosa in più – dice – magari potremo pagare la copertura di piazza Venerio. Le polemiche e i litigi politici non ci riguardano, pensiamo solo all’interesse delle nostre aziende e siamo convinti che Friuli Doc sia un’importante opportunità per l’economia del territorio».