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Ovaro: “Le confessioni di un carnico” storia della vita straordinaria di Giovanni Battista Lupieri

di PAOLO MEDEOSSI
«Io nacqui veneziano il 18 ottobre 1775 e morrò per la grazia di Dio italiano». Questo è il famoso inizio del grande romanzo storico “Le confessioni di un italiano”, in cui Ippolito Nievo narrava le avventure di Carlino Altoviti. A vivere veramente lo stesso percorso fu un uomo straordinario e poco noto, protagonista di una vicenda che potrebbe essere intitolata “Le confessioni di un carnico”. Giovanni Battista Lupieri nacque il 17 giugno 1776 a Luint, frazione di Ovaro, in val di Gorto, e morì a 97 anni nel 1873. Già questo dato lo rende eccezionale perché la sua fu un’esistenza lunghissima in tempi nei quali età simili erano una assoluta rarità. Il fatto più notevole (e per noi adesso prezioso) è che trascorse quel periodo da intellettuale ricco di interessi e di curiosità, partecipando, osservando, leggendo, informandosi e soprattutto scrivendo, per cui tra libri, carteggi e archivi ci ha lasciato una massa unica di documenti e notizie con i quali è possibile in maniera minuziosa sapere ciò che accadde in Carnia, in Friuli e in Italia in genere in quanto il sagace Lupieri, pur vivendo in una zona appartata, era aggiornatissimo. Ed è un mistero capire come potesse esserlo visti i difficili collegamenti del tempo. Ma la vivacità e l’attualità dei commenti fa comprendere che non si perdeva una battuta di ciò che avveniva in tempi decisivi, passando dall’epoca napoleonica alla Restaurazione, al lungo dominio austriaco, al Risorgimento e infine, nel 1866, al momento in cui questa parte di Friuli fu annessa al regno d’Italia. Di tutto Lupieri fornisce una versione dinamica e anche inedita essendo stato testimone partecipe, in prima persona, in vari importanti momenti politici. E poi nelle sue cronache non trascura la piccola vita quotidiana e i personaggi che lo attorniavano, rivelando una sincerità stupefacente. La storia di Giovanni Battista Lupieri verrà raccontata venerdì, alle 18, nella sala del Consorzio boschi carnici, ad Aplis di Ovaro, come quarto appuntamento della rassegna “Libri nel bosco” organizzata dall’Albergo diffuso Zoncolan. A narrarla sarà Bianca Agarinis Magrini che con pazienza, competenza e passione ha ritrovato nella casa di famiglia, a Luint, e poi ordinato e pubblicato, i testi più significativi, alcuni dei quali sono usciti per la Forum editrice di Udine, come “Memorie storiche e biografiche” e “Cronache sulla Carnia, l’Italia, il mondo 1420-1870”. Va detto che Lupieri si laureò in medicina a Padova nel 1801 quando in Carnia c’erano solo due-tre medici ed esercitò la professione fino al 1850 introducendo in montagna la vaccinazione antivaiolosa. Ma si dedicò anche all’agricoltura e ai boschi, in particolare avviò la coltivazione del gelso, occupandosi delle proprietà di famiglia. Poi si chiuse nel suo studio dove scrisse all’infinito. Tra le sue imprese ci fu la traduzione dal latino in italiano di una “Storia antica della Carnia”, scritta nel Cinquecento da Fabio Quintiliano Ermacora, altro personaggio tolmezzino di cui si vuole recuperare la memoria. Lupieri completò il lavoro di Ermacora narrando le vicende carniche fino al 1870 e poi ancora produsse saggi di carattere storico, medico, scientifico, pedagogico, politico-amministrativo, filosofico, e si cimentò in testi poetico-letterari. Sul sito “Cjargne online” di Giorgio Plazzotta è possibile trovare elencate tutte queste opere. Lupieri viaggiò anche molto, ci ha lasciato ritratti magici di Venezia, Milano, Trieste, Udine. Partecipò in prima persona a tutto. Ebbe il dolore di perdere il figlio Giulio tra i patrioti al fianco di Daniele Manin nel 1848 a Venezia. E un suo nipote morì nel 1866 dopo essersi arruolato volontario con gli italiani. Una storia straordinaria durata un secolo, che riaffiora con le sorprendenti confessioni di un carnico innamorato del suo mondo e della vita.