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Carnia: nel 2015 ancora prati a fuoco, c’è l’ombra del piromane

di Anna Rosso
Ancora prati e boschi a fuoco nella zona compresa tra Tolmezzo e Villa Santina. Anche ieri i prati sopra Fusea sono bruciati per circa quattro ore. E sono già una dozzina, dall’inizio dell’anno, gli interventi effettuati dal Corpo forestale regionale per questo tipo di emergenza che ormai sembra aver ben poco di accidentale: l’ombra di un piromane, infatti, si fa sempre più definita. Ieri l’allarme è scatto intorno alle 11 e subito sono stati mobilitati i volontari del distaccamento dei vigili del fuoco del capoluogo carnico, gli uomini della Stazione forestale tolmezzina e personale della Protezione civile. Successivamente è giunto sul posto – l’area interessata era quella compresa tra i monti Cuar e Duron – anche l’elicottero attrezzato appunto per le operazioni di carico e scarico dell’acqua. «Il fuoco – ha spiegato il portavoce dei vigili del fuoco di Udine, il funzionario Valmore Venturini – ha avvolto circa una decina di ettari di vegetazione bassa, non alberi. Abbiamo lavorato insieme alla protezione civile per diverse ore e alle fine le fiamme sono state spente». Gli uomini della Forestale, coordinati dal loro vicecomandante, il maresciallo superiore Paolo Zanier, ieri si sono trovati alle prese per l’ennesima volta con lo stesso problema in un’area in cui si mescolano terreni e proprietà pubblica e privata. Il loro, infatti, era il settimo intervento del 2015 e anche i colleghi di Villa Santina ne hanno già effettuati cinque, sempre per incendi più o meno vasti. Ecco perché già da settimane gli investigatori stanno effettuando una serie di servizi mirati all’individuazione del responsabile (o dei responsabili). E alcuni elementi giudicati utili sono già stati raccolti. Sempre ieri, proprio durante le operazioni di spegnimento sopra Fusea, alla Stazione forestale di Tolmezzo è arrivata anche un altra richiesta di intervento perché a circa cinque-seicento metri di distanza in linea d’aria c’era un altro rogo che, per fortuna, poi si è spento da solo anche grazie all’umidità dell’aria.

Friuli: contro gli incendi “fasce di protezione” attorno ai paesi e agire sulle proprietà private

di Lucia Aviani.

Il dramma che sta colpendo l’Alto Friuli metta in guardia tutti i Comuni di montagna e stimoli la Regione a una programmazione di prospettiva, nel segno della prevenzione: «È toccato alla zona di Chiusaforte, ma sarebbe potuto accadere anche nelle Valli del Natisone… L’incuria dei sottoboschi è “miccia” eccellente per gli incendi». Il sindaco di Drenchia, Mario Zufferli (nella foto), lancia un monito alle amministrazioni comunali dei centri montani, appunto, e all’esecutivo regionale. È necessario, dice, creare le condizioni perché ciascuna municipalità ubicata in aree boschive abbia facoltà di intervenire, autonomamente, per la cura del territorio, procedendo a una pulizia dei fondi tale da rendere più difficoltoso l’attecchimento di eventuali focolai. «Grazie a un progetto regionale – sottolinea – il nostro Comune, come tanti altri, ha potuto avvalersi dell’opera di due persone disoccupate, che si stanno facendo carico della manutenzione dei cigli delle strade e degli slarghi. Sarebbe importante rendere tale situazione la prassi, assegnando borse lavoro a gente priva di impiego, appunto, ma anche ricorrendo a volontari. Ritengo requisito fondamentale, per la sicurezza, ricavare una “fascia di protezione” di almeno cento metri attorno ad ogni abitato: per perseguire tale obiettivo, del resto, bisognerebbe che la Regione autorizzasse i Comuni, con apposita azione legislativa, ad agire sulle proprietà private. Si potrebbero così contenere – chiude – pure i rischi, forti, di dissesto idrogeologico».