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Alto Friuli: troppi incidenti pochi controlli, le strade in Carnia come fossero piste

di Marco Lepre, presidente Legambiente della Carnia.
Non è semplice intervenire all’indomani dell’ennesimo incidente che è costato la vita a un giovane motociclista. C’è sempre il timore di mancare di sensibilità e rispetto nei confronti di familiari e amici già duramente provati o di suscitare dolorosi ricordi in altre persone cui è toccato di affrontare una analoga tragedia.Eppure bisogna farlo, perché nella nostra regione il numero di vittime a causa di incidenti stradali è impressionante e supera di gran lunga quello dei decessi provocati dai crimini commessi dagli stranieri o legati al consumo di droghe (per il fumo delle quali nessuno è mai morto); ma, a differenza di questi casi, non si trova nessun (pessimo) politico pronto a sbraitare o sindaco disposto a vestire i rassicuranti panni di “sceriffo”. Il problema invece esiste e si inserisce nel più generale contesto della mancata prevenzione degli incidenti sulle nostre strade. Già dall’inizio della primavera e per tutto il periodo in cui le condizioni climatiche la rendono favorevole, assistiamo ormai a un’invasione di appassionati di motociclismo che, in singoli o in gruppi, anche numerosi, percorrono le nostre strade di montagna. Il fenomeno si concentra in particolare durante i fine settimana e, come in tutte le attività umane, coinvolge sia persone assennate e rispettose delle regole (che, dopotutto, praticano una forma di turismo ormai propagandata da riviste e siti internet specializzati), che “centauri” che scambiano le strade per piste da gran premio e si comportano come se il codice della strada per loro non esistesse. A questi ultimi, quindi, poco interessa del paesaggio e di conoscere i luoghi e le comunità che incontrano, quello che conta sono le curve e i percorsi tortuosi su cui possono esprimere o esibire le loro capacità di guida.La presenza diffusa di moto di grossa cilindrata, che rombano e sfrecciano ad alta velocità è particolarmente evidente in Carnia lungo la strada regionale n. 512, che attraversa la Val del Lago, e sulla strada provinciale che da Tolmezzo porta a Sella Chianzutan, scendendo poi in Val d’Arzino. Pericolosità, rischio di investimento per i ciclisti e i pedoni che, numerosi, frequentano per esempio la zona del Lago di Cavazzo, inquinamento acustico per i residenti nei paesi, ma ben percepibile anche dalla fauna e dagli escursionisti che frequentano i boschi della zona, come mi è capitato più volte di constatare: queste sono alcune delle conseguenze legate a questa pratica.Ora, prima ancora dei tragici incidenti di questa estate, immagino di non essere stato il solo che si sarà chiesto come mai, considerata una situazione che è sotto gli occhi di tutti e che consentirebbe, attraverso le multe erogate, di riscuotere notevoli somme per le casse pubbliche, non si vedano, a parte qualche sporadica pattuglia dei carabinieri, forze dell’ordine (polizia stradale, vigilanza urbana) presenti lungo queste strade. Il rilevante eccesso nel superamento dei limiti di velocità e la costante violazione di altri articoli del codice della strada, dovrebbero portare a battere maggiormente queste zone, rispetto ad altre dove i “normali” automobilisti rischiano di essere quotidianamente fermati per molto meno.Una risposta, che sul momento mi ha lasciato incredulo, mi è stata data, qualche tempo fa, da un “addetto ai lavori”, che si occupa di manutenzione stradale. “Le forze dell’ordine non intervengono – mi ha spiegato – perché tra coloro che hanno l’abitudine di sfrecciare in sella a moto di grossa cilindrata molti sono loro colleghi”. Possibile? Se fosse vero, saremmo proprio messi male, ma se così non fosse, come mi auguro, d’ora in poi c’è un modo molto semplice per dimostrarlo!

Malborghetto: cavallo imbizzarrito manda all’aria la festa, un ferito

di Giancarlo Martina.
Panico fra gli astanti per un cavallo imbizzarrito, che, ieri pomeriggio, in pieno centro del paese dov’era in corso una manifestazione, ha fatto ribaltare la carrozza che trainava risalendo la via principale. Carrozza che, sfiorate le bancarelle di oggettistica presenti sul lato della strada davanti la chiesa, s’è arrestata addosso a un chiosco, all’inizio della piazza centrale. Nel ribaltamento, sono stati sbattuti a terra anche i due uomini ch’erano in “cassetta”. Dei due, Luciano Piussi, titolare dell’agriturismo della Val Saisera che s’era messo a disposizione per le escursioni in carrozza durante i festeggiamenti, ha riportato contusioni a una spalla e al capo. Dopo le prime cure prestate dall’equipe sanitaria del 118 del poliambulatorio di Tarvisio, l’uomo è stato trasportato con l’ambulanza all’ospedale di Tolmezzo, dove è stato trattenuto per ulteriori accertamenti. Fortunatamente, sulla carrozza non c’erano altre persone. In caso contrario, l’insolito incidente – causato probabilmente dal fastidio del cavallo per la grande calura arrivata anche in montagna – avrebbero potuto avere un bilancio più pesante. I danni, inoltre, sono stati limitati perchè le bancherelle sono state solo sfiorate. L’angolo del chiosco danneggiato, inoltre, è stato prontamente riparato e, passati i momenti di paura e di apprensione, la festa, che nel pomeriggio aveva offerto il concerto bandistico della carinziana Eisenbahner-Musikverein di S.Veit an der Glan, è continuata concedendo spazio agli apprezzati giochi dei bambini. Molto apprezzati anche le visite storiche al forte Hensel e alle altre fortificazioni e i giri fra le case e i cortili, per ammirare piccole mostre e ottenere delucidazioni sulla storia del paese. Gradita anche la mostra dei lavori Patchwork in Palazzo Veneziano. Il gran finale dei festeggiamenti è arrivato, ieri sera, con i balli popolari sul “brear”. «Dispiace per l’infortunio – ha detto il sindaco Boris Preschern – e ovviamente tutti ci auguriamo che il signor Piussi, un figura importante per la comunità e per i valligiani, possa ristabilirsi quanto prima. Ringraziamo inoltre tutti i volontari che hanno contribuito a questi festeggiamenti, organizzati dalle nostre associazioni e che uniscono la comunità e offrono un’immagine genuina del nostro comune»

Friuli: troppi inesperti in montagna e gli incidenti si moltiplicano


di Alessandra Ceschia
Fino a qualche decennio fa erano pochi i casi di persone disperse sul territorio di cui dovevano essere attivate le ricerche. Ma non è più così: sono più di 200 gli interventi di recupero dispersi di cui si sono occupati i volontari del soccorso alpino nel 2014. «I numeri aumentano ogni anno del 10 per cento – conferma il delegato regionale del Cnsas Vladimiro Todesco – si tratta principalmente di casi che riguardano l’escursionismo. Le persone si spostano più facilmente, spesso sono anche anziani che si avventurano sui sentieri» fa il punto. Sempre più spesso infatti le persone pensano di aver tutto a portata di click: si aggiornano su internet, reperiscono in rete informazioni sommarie e affrontano anche percorsi impegnativi senza avere una preparazione adeguata, come spiega il vicepresidente regionale Cnsaa Spartaco Savio. «Una volta ci si avvicinava all’alpinismo attraverso un percorso graduale, erano gli esperti a misurarsi con la montagna – osserva Savio – oggi gli escursionisti del finesettimana sono spesso inesperti e privi di quelle conoscenze di base che permettono loro di affrontare le difficoltà: il 30 per cento dei nostri interventi è conseguente a cadute, il 13 per cento dipende da malori, poi seguono i ritardi da parte di chi si è perso, chi ha sbagliato sentiero». Anche l’età degli escursionisti si sta progressivamente alzando e oggi sono numerosi i settantenni che arrampicano con disinvoltura. Da una sessantina d’anni i volontari del soccorso alpino si cimentano nella ricerca e nel soccorso dei dispersi, garantiscono anche un supporto alle équipe del 118 che si muovono su terreni impervi e collaborano con i colleghi delle stazioni della guardia di Finanza e dei carabinieri. In Friuli sono 350, di cui 180 nella provincia di Udine, suddivisi fra le stazioni di Udine, dove è presente anche un’unità speleologica, Cave del Predil, Moggio, Forni Avoltri e Forni di Sopra. Sono tutti volontari, vengono reclutati sulla base delle loro competenze alpinistiche e sottoposti a rigorosi corsi di formazione. Vengono attivati per la ricerca delle persone disperse, mentre, nel caso di persone di cui sia stata denunciata la scomparsa, operano con le altre forze dell’ordine, vigili del fuoco compresi. Il loro impegno può protrarsi per alcune ore o per diversi giorni, estendersi all’estero, nei Paesi confinari e, su richiesta del Ministero degli Interni, anche oltre. L’ultimo intervento che li ha visti impegnati è quello di domenica a Preone, dove il lignanese Francesco Bertelli è stato ritrovato dopo una lunga ricerca che ha coinvolto una decina di volontari del soccorso alpino della stazione di Forni Avoltri, che hanno affiancato i colleghi della guardia di Finanza, dei carabinieri e i vigili del fuoco. «Già nella mattinata alcuni dei nostri volontari avevano perlustrato parcheggi e aree di sosta nei pressi della riserva di caccia a Tramonti di Sopra, visto che conoscevamo la persona dispersa e sapevamo che era un cacciatore che si recava in quelle zone – premette Todesco – provvidenziale è stato l’intervento dei familiari che hanno prima individuato la macchina del congiunto in Val di Preone, quindi il suo cane e, poi hanno localizzato il disperso». A quel punto sono scattati i soccorsi, l’uomo è stato issato con una fune e recuperato. A volte però, l’esito non è felice, si tratta di pochi casi. Per giustificarli qualcuno scomoda il destino, ma una partenza più intelligente li potrebbe evitare.

Gemona: tragedia della strada, due morti in un incidente auto-moto

 

Tragico incidente slla statale 13 Pontebbana in comune di Gemona. Nello scontro tra un’auto e due moto hanno perso la vita un ragazzo di 21 anni, Kevin Crismani, di Mortegliano, e una giovane mamma di 29 anni, Chiara Scalfari, originaria di Cesclans di Cavazzo e residente a Tolmezzo.

Nell’impatto sono rimaste ferite altre tre persone. L’incidente si è verificato pochi minuti prima delle 19 di domenica, all’altezza delle Poste, al chilometro 158 della statale Pontebbana.

Secondo una prima ricostruzione effettuata dalla Polstrada, una Opel Zafira – condotta da Alessia Sopelsa, 35enne di Tolmezzo, e sulla quale sedeva sul lato passeggero Chiara Scalfari – che viaggiava in direzione Tolmezzo, avrebbe invaso, per cause ancora al vaglio degli agenti, la corsia opposta.

Le due donne, mogli di due giocatori del Cedarchis, squadra capolista del campionato carnico, stavano raggiungendo i mariti che ieri avevano giocato a Moggio. Proprio in quel momento stava sopraggiungendo una comitiva di tre moto.

Un primo mezzo, in sella al quale c’erano Marco Monai, 26enne di Pozzuolo del Friuli, e Laura Bassi, 19enne di Gemona, è stato urtato dalla vettura e ha preso fuoco, ma senza serie conseguenze per i motociclisti. Una seconda moto è riuscita ad evitare lo scontro, mentre una terza ha centrato in pieno la Zafira finendo dentro il bagagliaio dell’auto.

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Imponzo: brutta avventura, ma a lieto fine per una badante russa alla Pieve di S. Floriano

di Adriano Rainis.

Nel tardo pomeriggio ad Imponzo si è smarrita una badante russa che vive a di S Daniele e che era accompagnata da un amico di Dignano. La signora (un ingegnere che fa la badante) era molto interessata alla pieve di S Floriano tanto da voler recarvisi partendo dalla chiesa di Imponzo alle 15.30 passate. Una abitante della zona che si era recata in cimitero, veniva contattata dal signore di Dignano che era rimasto a basso dicendo che la badante, al cellulare, lo aveva avvertito di essersi smarrita e calavano le ombre della sera. Quasi subito è scattato l’allarme e prima due poi quattro squadre di soccorso, coadiuvati da paesani, hanno iniziato le ricerca. Nel frattempo il cellulare suonava, ma nessuno rispondeva. Verso le 18 e 30 veniva localizzata sotto un burrone di S Floriano con probabili diverse fratture dovute alla caduta (o così è parso ai primi socorritori). Le squadre di soccorso la hanno imbragata e fatta scendere caricata su di un toboga, una di slitta che si vede spesso agganciata agli elicotteri. L’arrivo all’ambulanza sita presso il cimitero di Imponzo, è avvenuto alle ore 20 .

Paularo: motorino contro auto, muore un ragazzo di 13 anni

di Gino Grillo

Un ragazzo di 13 anni, Damiano Del Negro, è morto questa mattina in ospedale a Udine dove era giunto a seguito di un incidente stradale avvenuto a Paularo.

Il tredicenne era in sella a un motorino che si è scontrato in Via Marconi con una automobile Fiat Panda lungo la strada comunale che dal capoluogo porta a Villa Mezzo. Sul motorino c’era amche un altro ragazzo, di 16 anni, che stavano recandosi verso le rispettive abitazioni nella frazione alta di Paularo. Giunti all’altezza della latteria si sono trovati improvvisamente davanti una automobile, una Fiat Panda condotta da una donna del paese.

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Arta Terme: tragico incidente in moto, perde la vita Giacomo Löwenthal

Uno schianto tra una moto ed uno scooter all’altezza di Arta Terme, i motociclisti che cadono a terra e ad avere la peggio sono quelli dello  scooter. Così è deceduto Giacomo Löwenthal 18 anni mentre il minorenne seduto sul sellino posteriore è stato ricoverato all’ospedale di Udine e sottoposto ad intervento chirurgico; i passeggeri della moto sono stati ricoverati all’ospedale di Udine e di Tolmezzo.  Giacomo Löwenthal è figlio di Mauro Löwenthal noto albergatore di Piano d’Arta Terme ed era molto conosciuto anche per la sua attività  sportiva.  A Mauro e Gabriella le più sentite cordoglianze da parte del titolare di questo blog e della sua famiglia.

Ovviamente la notizia si è sparsa subito anche su FB e vi postiamo qui uno dei tanti commenti che stanno arrivando sulla bacheca di Giacomo:  

“Non dovevi andartene così presto,noi adesso come faremo senza di te,eri l anima dappertutto,con te ci divertiva sempre e adesso nn sappiamo cosa faremo senza di te,quante belle avventure abbiamo passato in qst ultimi 2 anni e nn me le dimenticheró mai,come nn mi dimenticheró mai di te,addio Jacum :‘( ♥ “

Treppo Carnico: incidente in moto per Giorgio di Centa a due passi da casa sua

A treppo Carnico questo pomeriggio, disavventura motoristica per l’Olimpionico Giorgio Di Centa, sembra proprio davanti a casa sua. Pare che abbia riportato delle escoriazioni alle gambe e ad un piede; è stato ricoverato all’ospedale di Tolmezzo, ma pare che non ci sia nulla di grave e che il ricovero sia stata solo una misura precauzionale.

La causa dell’incidente sembra sia da imputare ad una mancata precedenza da parte di un automobilista che ha costretto alla caduta Giorgio Di Centa.

Aggiornamento del 04/05/2012

di Gino Grillo

Attimi di paura ieri in Val Pontaiba e nell’alta valle del But per le sorti del campione di sci di fondo e due volte campione olimpico a Torino 2006 Giorgio Di Centa. L’atleta, che si trovava a casa, aveva terminato dei lavori fuori dell’abitazione e in sella alla sua moto trial, Beta 200, si accingeva nel primo pomeriggio verso le 14.30, a scendere verso il paese quando in senso contrario stava salendo un’automobile, un Suv, con a bordo i suoi vicini di casa. Ad un tratto il Suv ha iniziato a sterzare verso sinistra, per imboccare il vialetto che conduce all’abitazione dei vicini di Di Centa. Giorgio, che nonostante i quarant’anni ha da poco lasciato alle spalle l’ennesima stagione in Coppa del mondo, resosi conto che probabilmente non era stato avvistato dal conducente dell’automobile, ha manovrato il mezzo per evitare il contatto con l’autoveicolo. Ma l’azione intrapresa non si è conclusa nel migliore dei modi: sebbene procedesse a bassa velocità, il freno ha bloccato la ruota davanti sbalzandolo con una carambola davanti alla moto e terminando sull’asfalto, dove è ruzzolato per una decina di metri. Fortunatamente l’automobile si è fermata evitando il contatto con il campione e la sua moto. L’incidente è accaduto a una cinquantina di metri dello sciatore che gfa parte del Gruppo sportivo Carabinieri, dove si trovava la moglie Rita che è stata chiamata dai vicini stessi a soccorrere il marito. Poco dopo è giunta anche la figlia Martina, avvertita da alcuni amici, che invece si trovava fuori casa. Lo stesso conducente del Suv ha attivato pure il soccorso allertando il 118 che ha inviato sul posto una autoambulanza e l’elicottero giunto da Udine con personale medico a bordo. Una volta verificato le condizioni del ferito i sanitari hanno deciso per il trasporto in ambulanza all’ospedale di Tolmezzo, dove è stato accolto con una serie di ferite soprattutto agli arti inferiori. La notizie dell’incidente è subito corsa di bocca in bocca in paese non appena il suono delle sirene dell’ambulanza ha rotto il silenzio della vallata. Treppo Carnico è un piccolo paese di montagna, dove tutti si conoscono: ben presto il nome dell’infortunato era sulla bocca di tutti. Non si conosceva la dinamica dell’incidente, si pensava che il campione della famiglia dei campioni fosse stato investito mentre si allenava con lo ski-roll, cosa che anni addietro era accaduta alla sorella Manuela, altra plurimedagliata, mentre era impegnata in un allenamento estivo nella zona di Arta Terme. La vista dell’elicottero ha però fatto pensare al peggio. Un molti quando è ripartito alla volta di Udine, ritenevano che a bordo del velivolo ci fosse il loro campione Giorgio. Per fortuna così non è stato e Giorgio, una volta raggiunto il pronto soccorso dell’ospedale di Tolmezzo, accompagnato dalla moglie Rita, ha potuto far ritorno a casa dopo le medicazioni del caso.

Raggiunto al telefono mentre lasciava l’ospedale per rientrare a casa, Giorgio Di Centa ha accettato volentieri di raccontare la sua versione sull’incidente che lo ha visto protagonista ieri pomeriggio. «Per fortuna indossavo gli scarponi anti infortunistici: mi hanno salvato la gamba» ha detto. Giorgio stava andando in moto in paese, quando un Suv sopraggiungeva in senso orario. «Ero bardato tutto di grigio: dai pantaloni al casco, quando il Suv ha deviato a sinistra mi sono reso conto che, complice anche un possibile riflesso del sole, il mio vicino alla guida del Suv non mi aveva visto». Giorgio ha cercato di frenare, la moto si è bloccata facendolo ruzzolare sull’asfalto. «La moto è rimasta lì, pure l’automobile nel frattempo si era fermata: non vi è stato alcun contatto fra i due mezzi, né l’auto ha urtato la mia persona». Immediatamente soccorso dal conducente dell’auto, è partita la chiamata al 118. «Ero pallido come uno straccio, per cui mi hanno consigliato di non muovermi». «Una volta sul posto, i sanitari giunti con l’elicottero del 118 hanno voluto comunque visitarmi. Visto che non ero grave, mi hanno mandato all’ospedale di Tolmezzo. La contusione più forte l’ho avuta alla caviglia destra, salva solo grazie alle scarpe anti infortunistiche me la sono cavata con sette giorni di riposo». Un ultimo pensiero ai vicini: «Mi spiace anche per loro, siamo amici, tant’è che sono venuti in ospedale con me per accertarsi delle mie condizioni di salute».