Archivio tag: legambiente

Legambiente FVG e WWF, comunicato congiunto sulla moria delle api

 

Le associazioni ambientaliste LEGAMBIENTE e WWF ritengono necessario intervenire nel dibattito in merito al tema “moria delle api”, con queste brevi note.

  1. Prologo: il contesto globale e la biodiversità
  • Secondo Johan Rockström, co-direttore del Potsdam-Institut für Klimafolgenforschung (PIK) e uno degli scienziati che ha definito i cosiddetti 9 confini planetari (limiti ecologici) che non dovremmo oltrepassare, «per evitare il disastro climatico, l’eliminazione dei combustibili fossili è la parte facile», il test definitivo per l’umanità sarà la salvaguardia delle risorse biologiche nell’acqua, nel suolo e la biodiversità;

  • Il tasso di estinzione delle specie sta accelerando” “a un ritmo senza precedenti nella storia umana”, causando ora gravi effetti sulle popolazioni in tutto il mondo”. Un nuovo e più grave allarme lancia oggi la Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e sui servizi degli ecosistemi (IPBES), che ha approvato nella sua 7ª sessione plenaria a Parigi il “Global assessment Report” (29 aprile-4 maggio 2019);

  • Il declino degli insetti pronubi e delle api in particolare, è la punta dell’iceberg di una drammatica ed inaccettabile perdita di biodiversità che ha tra le sue cause principali, l’impatto del modello di produzione agro/industriale.

L’inchiesta friulana sulla moria delle api (per non nascondere la testa sotto la sabbia) evidenzia, la necessità di cambio di passo nelle modalità di produzione agricola, che nel tempo ha privilegiato la diffusione dei pesticidi, in luogo di tecniche agricole alternative ed integrate, miranti a ridurre l’impatto sulle acque, aria, suolo e biodiversità. Come accelerare la transizione è un quesito dirimente per le istituzioni pubbliche, le associazioni degli agricoltori, gli imprenditori agricoli e i portatori di interesse? Molti cittadini hanno già scelto. Come peraltro hanno già fatto i cittadini e le istituzioni della Baviera;

  • Gli agricoltori sono l’ultimo anello della catena che, a monte, conserva importanti e imponenti interessi economici, favorevoli al business e non certo a una agricoltura con basso utilizzo di sostanze chimiche;

  • La soluzione processuale (messa alla prova con misure formative) che è stata prospettata da uno degli indagati e rispetto alla quale la Procura della Repubblica di Udine si è espressa favorevolmente, è coerente con l’auspicabile approccio che dovrebbe caratterizzare un’agricoltura innovativa: approfondita conoscenza degli agrofarmaci che vengono utilizzati, sicurezza nel lavoro agricolo, attenzione alla salute dei consumatori, ricerca di produzioni compatibili con gli altri usi del territorio e l’imprescindibile protezione dell’ecosistema;

  • Si rimane stupiti della contrarietà delle associazioni, degli indagati e di chi li difende, nonchè di eminenti persone della politica, che dipingono gli “esiti formativi” del procedimento penale come percorsi di rieducazione obbligatoria;
  • Riteniamo che la messa alla prova possa diventare, invece, sul piano extragiudiziale, una sorta di “messa alla prova collettiva” che coinvolga la Regione nell’adozione di politiche agricole, l’ERSA di predisposizione di linee guida, di formazione e supporto agli agricoltori, le associazioni degli agricoltori e le associazioni ambientaliste in un dialogo costruttivo su questo tema.

  • Allargando lo sguardo si auspicano inoltre obiettivi ambiziosi e strumenti adeguati nel Piano d’Azione Nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari e nella nuova PAC

3 La proposta delle associazioni

WWF e Legambiente ritengono che la richiesta di messa alla prova, per la natura di questo istituto, che:

  • non costituisce in alcun modo assunzione di responsabilità da parte degli indagati in ordine ai fatti che vengono loro contestati, oltre a consentire agli stessi di estinguere il procedimento penale a loro carico (e costi connessi),

  • non pregiudica futuri contributi della PAC

ben si attaglia a un’impostazione dell’azione giudiziaria, non meramente repressiva ma piuttosto volta alla prevenzione e al rimedio rispetto a vasti fenomeni di illeceità quale è quello rilevato dalle indagini della Procura friulana; Legambiente e il WWF, credendo nell’efficacia di questa forma di giustizia riconciliatoria e riparatoria, come soluzione alternativa al tradizionale iter giudiziario, sollecitano le associazioni di categoria e gli indagati a rivedere le loro posizioni; diversamente WWF e Legambiente si assumeranno nella loro veste di portatrici dell’interesse collettivo alla tutela dell’ambiente, l’onere di assistere tramite un gruppo di avvocati, tutti coloro che intendano iniziare questo percorso di messa alla prova sino al raggiungimento dell’estinzione del reato, laddove non si palesino evidenti ragioni di soluzioni più favorevoli al singolo assistito. Questo patrocinio sarà totalmente gratuito essendosi le predette associazioni assunto l’onere del compenso dei predetti difensori che agiranno in assoluta autonomia di giudizio.

In mancanza dell’auspicato ripensamento nelle prossime settimane verranno diffuse, tramite i siti delle associazioni, le modalità di accesso a questo patrocinio.

Presidente regionale WWF                                               Presidente Legambiente FVG

Alessandro Giadrossi                                                                Sandro Cargnelutti

Ferrovia Pontebbana: passaggi a livello e accessibilità del territorio

Risultati immagini per legambiente

di Legambiente

In queste settimane la Regione ha preso posizione su due importanti questioni relative alla ferrovia Pontebbana Udine – Tarvisio.

La prima riguarda la definitiva dismissione della linea ferroviaria Stazione per la Carnia – Tolmezzo linea che fino ad ora era rimasta “dormiente” e sul quale sedime sorgerà una pista ciclabile. La seconda riguarda la dismissione del tratto ferroviario P.M. Vat – Udine nel quale transitano i treni passeggeri diretti in alto Friuli e in Austria.

Queste prese di posizione derivano da ciò che i Comuni chiedono riguardo alle suddette infrastrutture, và sottolineato però che i Comuni, pur essendo espressione dei propri cittadini, non hanno competenza riguardo alla complessa materia dei trasporti ferroviari. Le strade ferrate sono opere che possono avere rilevanza regionale nazionale o come in questo caso internazionale. Sono opere difficili e lunghe da costruirsi destinate a rimanere in funzione per secoli.

Le decisioni della Regione incidono sulla Ferrovia Pontebbana da pochi anni rinnovata con non pochi sacrifici da parte del territorio oltrepassato: sono state bucate le montagne, soppresse le stazioni minori, si è modificato l’aspetto dei centri abitati e scavalcato fiumi. Proprio per i risvolti sociali, ambientali ed economici che la costruzione della Ferrovia Udine – Tarvisio ha determinato in alto Friuli Legambiente ritiene che le decisioni succitate debbano essere frutto di una più ampia analisi che comprenda l’intera rete dei trasporti e non singole esigenze puntuali.

La scelta di deviare l’ingresso dei treni regionali sulla linea di cintura di Udine  determinerà un aumento dei tempi di percorrenza  limitando di fatto le potenzialità della nuovissima Pontebbana. Tutto questo senza aver chiarito qual’è la politica di sviluppo del trasporto pubblico locale da e per l’alto Friuli. Cosa cambierà a chi ogni giorno prende il treno per studio o per lavoro? Servono chiarezza e confronti, serve un piano di sviluppo per l’accessibilità in alto Friuli che tenga conto della potenzialità delle infrastrutture esistenti e dei possibili bacini d’utenza fino ad oggi ignorati  come i centri industriali. Non solo turismo ma servizi per i cittadini!

In mancanza di una politica dei trasporti chiara partecipata e definita secondo principi ingegneristici e urbanistici non vi sarà alcun miglioramento per i pendolari dell’alto Friuli  che, pur viaggiando sui nuovi treni CAF,  dovranno percorrere la via di cintura per accedere a Udine impiegando in definitiva, più tempo di quando c’erano i vecchi treni ALE. Stiamo stimando quanti sono i pendolari che ogni giorno vedranno aumentato il tempo di percorrenza?

Gestire secondo interessi puntuali una infrastruttura complessa com’è questa nuova Pontebbana evidenzia l’incapacità della politica di amministrare la materia dei trasporti. A nulla serve promuovere la costruzione di nuove ferrovie se poi non abbiamo la forza di utilizzarle e tutelarle nella loro integrità.

Cavazzo: il 14 luglio 2018 campionamento delle microplastiche e convegno (a Tolmezzo) sulle sponde del Lago

Arriva sul lago di Cavazzo la Goletta dei Laghi di Legambiente, la campagna realizzata in collaborazione con il CONOU – Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati – e Novamont, che da tredici anni attraversa l’Italia per monitorare la qualità delle acque, degli ecosistemi e dei territori lacustri.

Giunta alla sua 13esima edizione, la Goletta dei Laghi tocca per la prima volta le sponde di un lago friulano. Partita il 29 di giugno dal lago di Garda, la campagna giunge al suo giro di boa e dopo il lago dei tre comuni lascerà il nord del Paese per spostarsi in Umbria.

Anche sul Cavazzo i tecnici del Cigno Verde saranno impegnati nel monitoraggio delle microplastiche disperse nelle acque del lago, con l’obbiettivo di aggiungere un ulteriore tassello alla mappatura del fenomeno del lake litter, le micro-particelle di plastica disperse nelle acque dei nostri laghi.

La Goletta dei Laghi da tredici anni attraversa il Paese alla ricerca delle principali criticità che affliggono i bacini lacustri italiani, – spiega Simone Nuglio, responsabile della Goletta dei Laghi – non solo relative alla cattiva o mancata depurazione delle acque, ma all’intero sistema territoriale che insiste sui bacini.”

Sul lago di Cavazzo sarà altresì portata avanti la tradizionale attività di indagine alla ricerca di contaminazione microbiologica, così come da anni avviene per i principali laghi italiani toccati dalla Goletta.

I risultati saranno presentati saranno presentati nell’iniziativa in programma per sabato 14 luglio.

Venerdì 13 luglio, ore 20:30, presso il centro sociale di Alesso, primo appuntamento della tappa friulana “Aspettando Goletta dei Laghi” con la presentazione del libro “Radici liquide”, un viaggio inchiesta lungo gli ultimi torrenti alpini, a cura dell’autrice Elisa Cozzarini – A seguire dibattito sul torrente Leale, il suo biotopo, problemi e prospettive.

Il secondo appuntamento della tappa è previsto alle ore 09.00 di sabato 14 luglio, con ritrovo presso la sede della Nautilago (Alesso, via Tolmezzo 28). Da qui i tecnici della Goletta dei Laghi inizieranno le attività di campionamento alla ricerca di microplastiche, grazie all’ausilio della “manta” un particolare strumento in grado di filtrare le acque del lago e intrappolare fibre e mico-particelle.

A seguire, alle 11.30, sempre presso la sede della Nautilago, conferenza stampa di presentazione del monitoraggio microbiologico effettuato sul lago e presentazione della Carta del Lago, documento per il ripristino e lo sviluppo sostenibile del bacino, redatto e sottoscritto dalle diverse associazioni del territorio che da anni seguono le vicende del territorio.

Interverranno: 

Sandro Cargnelutti, pres.te Legambiente FVG
Simone Nuglio, resp. Goletta dei Laghi
Stefania Di Vito, resp. Scientifica Goletta dei Laghi
Franceschino Barazzutti, rappresentante dei comitati Salvalago,
Arpa FVG
Rappresentanti di Enti e Istituzioni locali

Legambiente: bandiere nere 2015 ai sindaci Brollo-Lenna e CM Carnia, verdi alla Regione Fvg, Beni Civici di Givigliana e Tors e Coop Cramars

Anche quest’anno Legambiente FVG ha individuato le buone pratiche di sviluppo locale nell’arco alpino e altrettante “ferite”, ovvero pratiche che, al contrario, rappresentano degli esempi negativi di sviluppo per il territorio montano. Questa assegnazione avviene all’interno della campagna nazionale Carovana delle Alpi: la campagna di informazione e di sensibilizzazione che dal 2002 Legambiente promuove in tutti i territori montani d’Italia, con l’obiettivo di difendere e promuovere il territorio alpino: difenderlo da uno sfruttamento eccessivo delle risorse, ma anche valorizzarne il ricco patrimonio.

Bandiere nere:

1) a: Marco Lenna, Sindaco del Comune di Forni di Sotto – MOTIVAZIONI: per la realizzazione di opere pubbliche inutili e dannose per l’ambiente.

2) a: Francesco Brollo, Sindaco del Comune di Tolmezzo – MOTIVAZIONI: motivazioni: per aver concesso il “nulla osta” all’effettuazione di una gara di enduro in aree di rilevante interesse ambientale.

3) a: Comunità Montana della Carnia- MOTIVAZIONI: motivazioni: per i cosiddetti percorsi ciclabili.

Bandiere Verdi:

1) a: Regione Friuli Venezia Giulia e Società Ferrovie Udine-Cividale – MOTIVAZIONI: per il Progetto MI.CO.TRA., servizio ferroviario tra Friuli e Carinzia.

2) a: Amministrazione dei Beni Civici di Givigliana e Tors – MOTIVAZIONI: per gli interventi a favore del piccolo paese della Val Degano.

3) a: Cooperativa Cramars e GAL Euroleader – MOTIVAZIONI: per il progetto “Carnia Greeters”.

Dossier completo su
http://cms.legambientefvg.it/temi/campagne/1274-carovana-delle-alpi-2015.html

Legambiente: cento ragazzi volontari per la montagna, a Lauco ed Invillino

di Davide Vicedomini.
Ripuliranno dalle erbacce le tombe alto medievali scavate nella roccia a Lauco e la Basilica Paleocristiana di Invillino, ripristineranno anche alcuni sentieri abbandonati, rendendoli fruibili agli escursionisti. Sono alcune delle azioni in cui saranno impiegati i quasi cento ragazzi tra i 14 e i 17 anni che parteciperanno ai Campi di volontariato organizzati da Legambiente. Una vacanza alternativa tra lavoro e ospitalità quella offerta ai giovani volontari, che arriveranno anche da diverse regioni italiane, Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio e Campania «con l’obiettivo di portare turisti – come ha spiegato Marco Lepre, organizzatore dei campi, nel corso della conferenza stampa di presentazione – in località di grande interesse naturale e paesaggistico». Un’esperienza questa che ormai viene replicata con successo da 18 anni da Legambiente. Cinque le località friulane interessate in questo circuito che comprende 150 siti in Italia: Socchieve, dove un campus è già partito lunedì, Forni di Sopra (dal 29 giugno all’8 luglio), Lauco (dal 13 al 22 luglio) e Rigolato e Dogna (dopo Ferragosto). Ci sarà spazio anche per gli adulti e le famiglie con un campo di volontari loro dedicato dal 10 al 19 agosto a Tribil Superiore, nelle Valli del Natisone, dove verranno apprese le tecniche tradizionali di sfalcio e di realizzazione di muretti a secco. «Veniamo incontro – ha continuato Lepre – a quelle amministrazioni che vogliono far conoscere il territorio e hanno bisogno di manutenzione, e alle esigenze sempre più numerose di giovani che vogliono visitare questi luoghi. La sostenibilità di questa iniziativa è dimostrata anche dal fatto che gli interventi di manutenzione sono spesso funzionali alla fruizione turistica e al maggiore afflusso di visitatori nell’alta stagione». Durante le giornate saranno proposte anche attività ricreative: dalle escursioni in montagna, alle partecipazioni alle sagre, fino ai bagni nei pressi di alcune spettacolari cascate. I giovani avranno anche la possibilità di visitare il centro storico di Venzone e il Museo “Tiere Motus” grazie alla guida di Aldo Di Bernardo. Per informazioni su come partecipare ai campi di volontariato basta visitare il sito nazionale di Legambiente (www.legambiente.it).

Carnia: Legambiente interroga, che cosa sta uscendo dalla centrale di Somplago?

_Sfangamento o Tagliamento

di Legambiente.

Tutto pareva andare bene nelle operazioni di sfangamento del lago di Verzegnis (Bacino dell’Ambiesta) fino a pochi giorni fa, quando dallo scarico della centrale di Somplago (lago di Cavazzo) è venuta fuori una gran quantità di fanghi probabilmente non tutti attribuibili alle piogge di queste settimane. Questo è il commento di Legambiente FVG a fronte dell’immagine di seguito che dimostra chiaramente come ci si trovi di fronte a un fenomeno ampio e preoccupante di scarico di sedimenti in lago.

Chiediamo agli enti preposti di dire chiaramente quanta parte dell’intorbidimento è attribuibile ai trasporti solidi delle piogge e quanto, invece, allo scavo dei sedimenti del bacino dell’Ambiesta poiché il limite di 1,5 grammi per litro, durante le operazioni di sfangamento, deve rimanere insuperato comunque, piogge o non piogge. Inoltre, Legambiente chiede che tale limite, ritenuto congruo dalla Regione per evitare danni al fondale lacustre di profondità in occasione dello sfangamento, venga applicato anche in condizioni ordinarie, durante tutto l’anno, sì da garantire migliori condizioni di vita e riproduzione del complesso ecosistema lacustre naturale.

Legambiente: Carovana delle Alpi 2014, al FVG due bandiere verdi e una nera

Otto bandiere nere, assegnate a sei regioni del Nord Italia, per i danni causati alle Alpi da amministrazioni e società. Ad attribuirle è stata Legambiente, che nel suo annuale monitoraggio dello stato di salute dell’arco alpino ha conferito anche 10 bandiere verdi. In Friuli, Legambiente assegna una bandiera nera a Massimo Peresson, presidente della società Carnia Welcome, per le proprie affermazioni a favore delle manifestazioni motoristiche in alta quota.

In cima alla lista dei «nemici della montagna» però c’è la Lombardia, con 3 bandiere nere ottenute per «lo smembramento del Parco dello Stelvio», la mancata «regolamentazione dell’utilizzo di motoslitte nel comune di Schilpario (Bergamo)» e il «progetto invasivo» di un tunnel ai Piani di Artavaggio nel lecchese. Scelte di sviluppo locale «quasi unicamente orientate alla monocultura dello sci e impattanti sull’ambiente montano» riguardano anche Trentino e Valle d’Aosta, che incassano una bandiera nera a testa insieme a Piemonte (edificabilità di terreni a rischio idrogeologico), Veneto (attività estrattive). In Friuli Venezia Giulia Legambiente assegna due bandiere verdi. La prima ai Comuni della Valle del But per aver avviato un piano di azione orientato all’autosufficienza energetica; la seconda a Damiano Nonis di Mountain Wilderness per la complessa e spettacolare pulizia dell’Alta Valle dell’Arzino.

«La green economy può trovare un terreno di crescita estremamente favorevole nel tessuto socioeconomico alpino», dice Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente. «Sempre più significativo è il numero di piccolissime, piccole e medie imprese, spesso supportate da virtuose amministrazioni locali, in grado di introiettare la sfida ambientale come fattore competitivo e di coniugarla con i temi della responsabilità sociale d’impresa e della centralità della persona».

Friuli: “Gemona, formaggi e … dintorni” vince la 3a edizione del divertimento sostenibile promosso da Legambiente

_legambiente gemona

E’ giunta a conclusione anche la terza edizione del concorso con cui Legambiente punta a coinvolgere in una competizione gli enti che in regione organizzano feste e sagre. L’idea di fondo è quella di diffondere in un contesto ludico pratiche di sostenibilità: non con parole, ma nei fatti!
Il concorso è stato reso possibile grazie al sostegno economico di enti quali la Fondazione Crup di Udine e Pordenone, di aziende quali Idealservice e Gea, Ecozema e B&G Service. Ha fatto gli “onori di casa” l’assessore all’ambiente Sara Vito, in rappresentanza della Regione FVG, patrocinatore del progetto.
<<Siamo molto soddisfatti:>>, dice Michele Bernard, responsabile del gruppo di lavoro che organizza il Concorso, <<questa terza edizione ha goduto di una partecipazione raddoppiata rispetto alla precedente e questo ha profondamente rivoluzionato le classifiche finali. Solo Gemona e Ragogna confermano posizioni da podio, per il resto abbiamo il piacere di indicare nuovi luoghi di divertimento sostenibile>>.
I numeri di questa edizione hanno visto 41 partecipanti (22 nella precedente), le giornate del “divertimento sostenibile” sono passate a 251, per un totale di circa 340,000 coperti virtuosi serviti e finalmente per il primo anno hanno partecipato anche due feste della provincia di Trieste (Trieste on Sight e la Festa dell’acqua). Altra presenza illustre tra i partecipanti è stata la ben nota rassegna Sapori Pro Loco, che si è ispirata nella sua organizzazione ai principi del Concorso, dando così un esempio importante, quale rappresentante di molte pro loco operanti in regione.
Dato l’alto numero di partecipanti si sono creati anche piccoli “derby” interni tra feste diverse organizzate all’interno dello stesso comune, così a Mereto di Tomba, Pordenone, Udine, Zoppola e Manzano.

Classifica feste grandi (oltre 5000 coperti serviti):
1a Gemona, formaggi e … dintorni, organizzata dalla Pro Loco Glemona
2a Fieste da Viarte di Cormons, organizzata dall’associazione Amiis da Mont Quarine
3a San Daniele Cavalli – San Daniele Solidale, organizzata dall’associazione Horse & Joy

Classifica feste piccole:

1a Festa dei Cereali, organizzata dalla Pro Loco di Rive d’Arcano
2a Biofesta, organizzata dalla Pro Loco di Ragogna
3a Sagra del Coniglio, organizzata dal Comitato San Nicolò di Manzano

Menzione Speciale (vincitrice della classifica per le attività socio-culturali)
[email protected] di Merlana di Trivignano Udinese

<<Grazie al Concorso, e alle relazioni personali che nascono con i partecipanti, Legambiente ha l’occasione di raccogliere ciò che di virtuoso nasce sul territorio, e constatare come viene attuato. Il Concorso è una modalità leggera per fare qualcosa di molto importante: valorizzare ciò che il nostro territorio già produce in termini di attenzione all’ambiente naturale e umano, sostenere nel tempo queste pratiche e incentivarne l’applicazione in contesti vergini>>, così Paolo Tubaro, colonna portante del gruppo di lavoro.
Parola d’ordine di questo Concorso, patrocinato anche da ARPA e dal Comitato FVG dell’Unione delle Pro Loco d’Italia, è abbattere lo spreco: di risorse, di costi, di rifiuti – e promuovere invece la condivisione e la messa a valore dei propri beni.
Qualche esempio: tutte le sagre vincitrici hanno impiegato esclusivamente materiali biodegradabili o riutilizzabili, con un immediato abbattimento dell’usa e getta. Sempre più diffuso anche l’uso di spillatori per tutte le bevande e per  l’acqua, con conseguente riduzione delle bottiglie in PET.
Molta parte delle virtuosità delle feste passa poi, attraverso la scelta dei cibi. Gemona e Rive d’Arcano, le vincitrici, hanno fatto di questo la loro ricchezza. La prima, promuovendo e diffondendo la conoscenza dei prodotti caseari locali e biologici, i mestieri e le opportunità economiche a essi connessi; l’altra promuovendo cereali alternativi al mais, tanto da aver creato una filiera completa e locale attorno al miglio: coltivazione a Rive d’Arcano, stoccaggio a Pradamano, macinazione e cottura di nuovo nel forno di Arcano.
Un’altra interessante filiera biologica, oltre che locale, è quella realizzata dalla Comunità della frazione di San Marco di Mereto di Tomba, a cui Legambiente ha assegnato una menzione speciale. L’intera frazione è coinvolta nella gestione di un bene comune: cinque ettari di terreno coltivati con metodi biologici a frumento, base di una filiera dal campo fino alla panificazione e alla vendita.
Cibi provenienti da agricoltura locale, se non addirittura sociale, e biologici sono la peculiarità di Ragogna, San Nicolò di Manzano e San Daniele, spesso sulla base di convenzioni continuative con produttori del territorio, a dimostrazione del fatto che la tutela dell’ambiente e il sostegno all’economia territoriale possono essere un binomio vincente. La festa [email protected] di Merlana di Trivignano Udinese, vincitrice della classifica dedicata alle azioni socio-culturali, ha adottato addirittura un menù interamente “vegano”.
Sul fronte del risparmio energetico, diverse sagre utilizzano impianti solari termici e fotovoltaici sfruttando quelli già presenti nelle strutture di parrocchie e comuni in cui si svolgono i festeggiamenti e hanno convertito la loro illuminazione con lampade a basso consumo. Alcune feste inoltre hanno scelto di organizzare i propri eventi fino al tramonto in modo da sfruttare l’illuminazione naturale. A Cormons, è stata adibita a parcheggio l’area di una caserma militare dismessa e sono state proposte bici elettriche per favorire la mobilità interna.
Tutte le feste partecipanti al Concorso sono presidi di educazione ambientale dislocati sul territorio ed eventi in cui emergono i legami interni alla comunità, e tra questa e il suo territorio. Tutto questo si traduce, per esempio, nella cura rivolta all’informazione sulla corretta differenziazione/conferimento dei rifiuti, a beneficio dei frequentatori delle feste; ma anche nella condivisione di attrezzature, macchinari e personale tra feste diverse; e ancora in eventi, come la manifestazione San Daniele Cavalli, risultato di un’intensa collaborazione tra circoli ippici, cooperative sociali, fattorie didattiche e sociali, aziende agricole, associazioni, insieme all’Azienda sanitaria e al Comune.

Legambiente FVG

Carnia: Edipower contesta l’assegnazione della Bandiera Nera, Legambiente replica

di Legambiente del FVG.

 Il comunicato su carta intestata di Edipower a firma del responsabile comunicazione di A2A SpA per il Piemonte, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, relativo al conferimento da parte di Legambiente della bandiera nera ad Edipower per il disastro provocato dallo sfangamento del bacino di Sauris, deve essere sembrato una autoassoluzione d’ufficio, una palese mistificazione della realtà verificata sul terreno ed un metodo prepotente e coloniale verso il territorio interessato se, nonostante fosse inviato già il 1 agosto a tutti gli organi d’informazione operanti in regione questi lo abbiano trascurato, relegandolo  –  ben 10 giorni dopo –  in un angoletto in fondo alla pagina locale di un unico quotidiano in cronaca di Sauris. Chissà se solleciti siano venuti localmente…
   Al “tutto va ben, madama la marchesa “ di Edipower sarebbe sufficiente rispondere sinteticamente che, mentre il progetto di svaso approvato prevedeva determinate concentrazioni massime di fango, determinati tempi dello svaso, e che la colata interessasse solo l’asta del Lumiei, tutto ciò non si è verificato. La colata di fango sarebbe finita alla confluenza del Fella e oltre, tant’è che per evitare ciò si è ricorsi a scavare traverse sull’alveo del Tagliamento e poi a “sotterrare” il fango in buche appositamente scavate in alveo.  Altro che rispetto del progetto e delle procedure!
    Invece insistiamo su questo episodio, poiché non vorremmo che quanto avvenuto con lo svaso del bacino del Lumiei non sia altro che la sperimentazione di un metodo che verrà adottato da Edipower anche nel prossimo sfangamento del bacino di Verzegnis, dove il fango basta ed avanza a coprire tutta la valle. Allora forse ci sarà concesso di parlare di disastro ambientale? Ed inoltre la procedura messa in atto dagli uffici ministeriali per la pulizia degli invasi idroelettrici riguarda tutto il territorio nazionale e quello del Lumiei è, per noi, un paradigma negativo fino a prova contraria.
   Nel dettaglio, il comunicato di Edipower travisa i fatti. Infatti:
   L’improcrastinabile svuotamento del lago di Sauris  deriva da una  prescrizione dell’Ufficio Tecnico delle dighe di Venezia che, ancora nell’anno 2009, imponeva ad Edipower  la messa in sicurezza dello scarico di fondo. Ciò si rendeva necessario in quanto, già dall’anno 2005, ovvero dalla data di approvazione del Piano di Gestione (tuttavia tale situazione era preesistente), veniva disatteso da Edipower l’obbligo previsto dal Piano stesso, di attuare, due volte all’anno, manovre di esercizio sullo scarico di fondo, onde garantirne la pervietà  e mantenere in tal modo gli standard di sicurezza richiesti da una tale infrastruttura. Quindi l’obbligo, l’urgenza e la dimensione dell’intervento realizzato, discendono da una mancata ottemperanza da parte di Edipower, di obblighi di legge finalizzati alla sicurezza della popolazione.
    La perdita di profitto a causa dell’interruzione dell’attività è stata minimizzata in quanto
a)      l’acqua dell’invaso è stata sfruttata a scopo idroelettrico da Edipower fino al raggiungimento del limite dell’imbocco di derivazione, al di sotto del quale ciò non era più possibile per ovvi motivi; tale circostanza ha causato l’effetto di non disporre di acqua all’interno dell’invaso al momento del rilascio ,  acqua la quale avrebbe potuto, tramite lo scarico di mezzofondo, essere sfruttata onde diluire le concentrazioni di limo prevedibilmente molto alte;
b)      le modalità di fluitazione riteniamo siano state scelte in base soprattutto a criteri economici ovvero per incidere il meno possibile sui costi dell’operazione; infatti tutti gli accorgimenti per limitare l’impatto sul corpo fluviale sottostante, si riducevano ad una previsione di utilizzo dell’acqua proveniente da altra derivazione per l’eventuale diluizione (che invece è stata utilizzata  per smuovere ulteriormente i fanghi tramite lance a pressione) e ad una scarna dicitura quale “indicare delle manovre di emergenza al verificarsi di casi particolari  (eventi di precipitazione intensi, superamento di picchi di concentrazione tollerati “ (Decreto n.SIDR- 1496 ISF/LUM/GI dd 25.06.12), mai indicate né messe in opera;
c)      la durata temporale dell’operazione era prevista di otto settimane ma già al quindicesimo giorno erano stati fluitati circa 30.000 mc di materiale (quindi l’obbligo imposto dall’Ufficio Tecnico era stato ottemperato). A quel punto Edipower ha accelerato la discesa di ulteriori 20- 30.000 mc e in venti giorni, ciò che doveva discendere in otto settimane, era stato smaltito. Tale modalità di sfangamento ha permesso al gestore di risparmiare sui tempi e anticipare il riempimento dell’invaso (e la veloce ripresa dello sfruttamento idroelettrico) a svantaggio del corpo idrico il quale ha dovuto sopportare una incredibile colata fangosa (quasi budino), della durata di ventidue giorni, la quale ha azzerato ogni forma di vita acquatica (come ben documentato e verbalizzato da vari organi competenti e di vigilanza) raggiungendo e interessando anche una porzione consistente del fiume Tagliamento, mettendo in allerta e preoccupando i comuni rivieraschi. In nessun atto si è ancora potuto riportare la quantità certa di limo riversato.
     La normale dinamica torrentizia, ovvero in assenza di opere da presa, fa sì che i limi delle dimensioni di quelli depositatisi nel corso dello svasamento in questione, raggiungano sempre la media e bassa pianura e non si depositino mai in montagna; i torrenti di montagna infatti, sono composti, in tutto il loro materasso ghiaioso, da ciottoli di dimensioni molto maggiori e ciò è motivo della permeabilità degli stessi. Infatti il corpo idrico, costituito da materasso, acqua di capillarità, acqua fluente di superficie e falda più o meno profonda, nutre le sorgenti di montagna e le falde, proprio in forza della propria natura permeabile. Stravolgere tale natura significa andare incontro a notevoli cambiamenti di un tale delicato equilibrio. Per questo motivo, l’affermazione secondo cui “ il limo sceso durante l’operazione di svaso ha ricostituito le frazioni fini dell’alveo del torrente Lumiei, prolungandone il tratto bagnato (…) consentendo così lo sviluppo di un ambiente acquatico su un lungo tratto prima normalmente asciutto”, rappresenta letteralmente una presa in giro. Infatti si allude alla funzione di “asfaltatura” che il limo ha di fatto realizzato, infiltrandosi tra i ciottoli e creando uno strato impermeabile al di sotto di essei, impedendo in tal modo all’acqua di raggiungere gli strati profondi del materasso ghiaioso. Ciò rappresenta un danno all’ecosistema fluviale, e non un vantaggio se non per Edipower la quale potrà ora esibire un minimo vitale sempre misero ma più visibile di prima. Infatti, se precedentemente alle operazioni il torrente si presentava asciutto in superficie, ciò non era dovuto alla poca impermeabilità del materasso (il quale, non deve essere impermeabile) ma alla sessantennale opera di sottrazione dell’acqua da parte di SADE, ENEL ed infine Edipower. Si ribadisce che una tale quantità di argilla, seppur non contaminata, riversata nell’arco di pochi giorni lungo un cristallino torrente di montagna, non presenta nessun carattere di naturalità; né fisico, né chimico, né paesaggistico, né estetico; ne sanno qualcosa i cumuli di pesci morti che Edipower ha dovuto, lamentandosi pesantemente dei costi sostenuti per tale triste pulizia, far rimuovere dal letto del torrente Lumiei.
     Sorvoliamo sulla riqualificazione dell’ittiofauna poiché quando si azzera la fauna esistente e tutta la catena alimentare ad essa connessa, nessuno può parlare di operazione di riqualificazione. Ciò che si pesca oggi è pesce di allevamento immesso ad hoc per calmare gli animi dei pescatori; come in una grossa vasca da bagno.
     Edipower non ha rispettato le già poco stringenti prescrizioni impartite dagli Enti Regionali, sforando le concentrazioni di sedimenti sospesi previste (raggiungendo anche 59 g/l invece di 5-7 g/l previsti ed autorizzati) e non mettendo in atto alcun accorgimento per impedire i danni perpetrati come avrebbe dovuto fare; non c’è nessuna indagine, di nessun Ente che affermi il contrario, anzi, sia ETP che Arpa hanno a più riprese indicato come: “Di fronte ad un evento di tale eccezionalità è impossibile effettuare previsioni di durata dell’irreversibilità dell’impatto e del danno ambientale”.
     Per quanto riguarda la trasparenza, si fa notare che su quattro conferenze dei Servizi, nemmeno ad una è stata ammessa la presenza delle associazioni ambientaliste, mentre, al momento della discussione e del voto da parte dei componenti pubblici, i rappresentanti di Edipower non sono stati allontanati dalla sala. Inoltre, in alcuni passaggi della corrispondenza ufficiale tra Enti pubblici ed Edipower, i primi sottolineano la scarsità di dati trasmessi dal gestore e solo in seguito all’indagine avviata dalla Procura di Tolmezzo, tali lacune sono state colmate. Pur tuttavia permangono ancora molti interrogativi. Uno per tutti: a quale profondità è giunto il limo all’interno del materasso fluviale e quali effetti deriveranno, per esempio in caso di alluvioni dalla mancanza di capacità di drenaggio e di assorbimento del corpo idrico. E sull’ecosistema , questo sconvolgimento profondo, quali conseguenze e per quanto tempo provocherà?
   La risposta si perde nell’ acqua canterina dei nostri ultimi pochi torrenti integri e vitali, per i quali Legambiente si batte perché restino tali e perchè si ripensi il sistema idroelettrico del Tagliamento, figlio di una (in)cultura coloniale, del massimo profitto, di spregio verso il territorio e la sua popolazione. La stessa (in)cultura del Vajont. Ci si consenta il paragone ardito.